Bari: «La “scuola delle donne” nel mondo greco»

Il 25 ottobre l'Associazione Italiana di Cultura Classica (delegazione di Bari) organizza presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, Centro Polifunzionale per gli Studenti, sala 1 (Ex Palazzo delle Poste), la conferenza:

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«La “scuola delle donne” nel mondo greco. Dimensione femminile e trasmissione della conoscenza: una riflessione fra antichità e presente»

tenuta dalla Prof. Flavia Frisone, docente di Storia greca dell’Università del Salento.

Abstract della conferenza

Quale spazio era riservato al sapere, nell’universo femminile antico?

E quali “saperi” del femminile erano considerati importanti e socialmente accettabili nella Grecia antica?

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Si partirà da una riflessione sui ruoli educativi che erano destinati alle donne e sull’influenza che questo poteva avere nel definire la forma stessa della società. Dal ruolo di custodi delle memorie familiari, della vendetta e del sangue, a quello di prime destinatarie della promessa salvifica delle religioni misteriche, dall’istruzione pratica da sovrintendenti dell’azienda familiare alla possibilità di attingere agli orizzonti più alti della cultura contemporanea e di misurarsi con gli uomini, a prezzo però della propria dignità sociale, le vedremo, queste donne antiche, incarnate in modelli letterari o in donne vere, che lasciarono traccia della loro vita reale nella documentazione materiale. Ci mostreranno come lo spazio dedicato al loro sapere, o al sapere per loro, non fu mai neutro ma spesso aiuta a ricostruire un’immagine più autentica del mondo in cui vissero.

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Ci insegna qualcosa, oggi, la storia di queste donne, il loro spazio nel margine di un modello culturale che pure ha costituito un paradigma fondamentale per la cultura moderna e contemporanea? Oggi, che l’educazione negata si rivela una schiacciante violenza esercitata su milioni di bambine e ragazze nel mondo, proviamo a chiederci quale peso abbia, per una società, una cultura che possa declinarsi anche al femminile. Per esempio: cosa significa la progressiva “femminilizzazione” degli studi classici che si manifesta sotto i nostri occhi, nella scuola e nell’Università italiane? Dobbiamo considerarla un’ulteriore forma di marginalizzazione, di fronte a una società che dà valore ad altri modelli di sapere? O possiamo guardare a questa come a un’opportunità da non perdere, per le donne e per la cultura?

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Relatore: Flavia Frisone, docente di Storia greca Università del Salento

-> https://www.unisalento.it/web/guest/scheda_personale/-/people/flavia.frisone

Organizzazione: Associazione Italiana di Cultura Classica (delegazione di Bari)

Luogo: Bari, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, Centro Polifunzionale per gli Studenti,

sala 1 (Ex Palazzo delle Poste)

Data: 25 Ottobre 2016, ore 17.00

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Il magnifico cornuto: Riallestimento ariete di bronzo del Museo Salinas

"Il magnifico cornuto" - Riallestimento dell'ariete di bronzo del Museo Salinas

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Museo Archeologico “Antonino Salinas”

Piazza Bara all’Olivella, Palermo

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Il Museo Archeologico “Antonino Salinas” di Palermo, nell’ambito dell’iniziativa curata dal Museo Civico di Castelbuono, è lieto di presentare al pubblico il riallestimento del prezioso Ariete in bronzo da Siracusa. Dal 6 luglio, dopo cinque anni di riposo, la splendida scultura -donata nel 1448 dal re Alfonso d’Aragona ai Ventimiglia che lo conservavano un tempo a Castelbuono, con un esemplare gemello, distrutto durante i moti del 1848- ritorna in esposizione accompagnata dal Cunto del Maestro Mimmo Cuticchio che narrerà la vicenda di Giovanni Ventimiglia e dell'ariete. “Un’operazione - affermano Francesca Spatafora, direttore del Museo Salinas, e Laura Barreca, direttore del Museo Civico di Castelbuono - di costruzione di una rete territoriale tra istituzioni culturali siciliane attraverso gli alti valori della storia e dei suoi simboli. Il fatto che avvenga utilizzando un linguaggio multidisciplinare e contemporaneo come quello dell’Opera dei Pupi, sottolinea la straordinaria potenza evocativa che le opere della classicità mediterranea hanno lasciato in Sicilia”.


L'ingresso è gratuito; orari di apertura: martedì-venerdì ore 9.30-19; sabato e domenica 9.30-13
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In occasione del riallestimento sarà inoltre proiettato l’opera video dello spettacolo “Tra i sentieri dei Ventimiglia”, realizzato da Costanza Arena e Roberto Salvaggio, allievi dell’Accademia di Belle Arti di Palermo (Corso di Audio Video del Prof. Marco Battaglia). L’evento fa parte del progetto “Tra i sentieri dei Ventimiglia”, che include lo spettacolo teatrale di Mimmo Cuticchio, presentato a Castelbuono lo scorso 16 aprile, e la mostra a cura di Laura Barreca e Valentina Bruschi, con gli apparati scenici, i pupi originali e le scenografie realizzate dall’associazione Figli d’Arte Cuticchio, all’interno di un’installazione curata da Pietro Airoldi. Le musiche originali di Giacomo Cuticchio sono state composte appositamente per lo spettacolo e per il video, e sono ispirate alla poesia scritta da Torquato Tasso per Giovanni III Ventimiglia nel 1590. Dramaturg della scrittura teatrale è Piero Longo. La mostra è visitabile al Museo Civico di Castelbuono fino al 17 luglio 2016.

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Commissionato dall’istituzione castelbuonese e co-prodotto dall’associazione Figli d’Arte Cuticchio, l’intero progetto è stato realizzato in collaborazione con il Museo Archeologico “Antonino Salinas” e l’Accademia di Belle Arti di Palermo, e grazie al sostegno di Elenka.

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Il Museo Civico di Castelbuono esprime un ringraziamento speciale a Elenka per la promozione delle attività culturali e per l’impegno nella diffusione dell’arte e la cultura contemporanea siciliana nel mondo.

Si ringraziano inoltre: Grand Hotel et Des Palmes, The HotelSphere Hotel & Villa Collection, Palermo; Villa Catalfamo, Cefalù; Hotel Paradiso delle Madonie, Agriturismo Bergi, B&b Donjon, Ristorante Palazzaccio, Ristorante Antico Baglio, Castelbuono.

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L’ARIETE BRONZEO DEL MUSEO DI PALERMO

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Il grande Ariete bronzeo proveniente da Siracusa, ha una storia lunga e complessa da raccontare. Il nostro Ariete, infatti, è l’unico superstite di una coppia che, ancora nel cinquecento era posta ai lati del portale d’ingresso al Castello Maniace di Siracusa, edificato a Ortigia da Federico II di Svevia. Non è noto, tuttavia, se la coppia di bronzi, variamente datata tra il III sec.a.C. e il II sec.d.C., provenisse dalla stessa Siracusa o se l’imperatore svevo l’avesse recuperata in altro luogo e destinata successivamente ad adornare la nuova possente fortezza.

Da Tommaso Fazello sappiamo che nel 1448 la coppia di bronzi fu donata da Alfonso d’Aragona, come premio per avere sedato una sommossa a Siracusa, a Giovanni Ventimiglia marchese di Geraci che li trasportò a Castelbuono.

Alla sua morte, il figlio Antonio li pose a decorare la tomba paterna, ma pochi anni dopo, per ordine del Viceré Gaspare de Spes, le due statue, insieme a tutti i beni, vennero confiscate a Enrico, nipote di Giovanni, accusato di tradimento e trasportate a Palermo nella sede dei Viceré, il Palazzo Chiaramonte (Steri), dove furono collocate intorno al 1510-1511. Nel 1517, tuttavia, le sculture furono trasferite al Castello a Mare, divenuto nel frattempo sede regia. Alcuni decenni più tardi, quando la sede regia si trasferì al Palazzo Reale, le due sculture furono lì trasferite e poste ad adornare una delle sale più belle del Palazzo che, proprio in virtù della presenza dei due arieti, venne chiamata “Camera de los Carneros” o “Stanza delli Crasti”.

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Nel 1735, al tempo di Carlo III, le statue furono portate a Napoli, ma, nello stesso anno, a causa delle proteste dei Palermitani, vennero trasferite nuovamente a Palermo, nella Galleria del Palazzo Reale dove furono viste da Wolfgang Goethe e ammirate da Jean Houel che le rappresentò in una splendida incisione del suo Voyage Pittoresque.

Da Michele Amari sappiamo, infine, che durante i moti insurrezionali del 1848 una delle due statue fu colpita da una cannonata mentre la seconda venne solo leggermente danneggiata e donata poco dopo al Regio Museo di Palermo dove, ancora oggi, si trova.

Sotto il profilo stilistico, si tratta di un’opera di straordinaria raffinatezza ed eleganza e caratterizzata da un efficace naturalismo.

L'animale è raffigurato accovacciato con la zampa anteriore destra ripiegata su se stessa, mentre la sinistra è portata in avanti, quasi pronta per effettuare un balzo in avanti.

La testa è ruotata a sinistra, con i grandi occhi spalancati, le narici sono dilatate e la bocca è semiaperta. Il vello, finemente modellato con ciocche lunghe e ondulate, ricopre per intero il corpo dell'animale, mentre la fronte e la porzione sottostante alle corna sono ricoperte da fitti riccioli.

La qualità artistica dell'opera è notevolissima, in particolare per quello che riguarda la minuziosa resa dei dettagli anatomici, del vello, dei riccioli e per la sapiente capacità di rappresentare l'animale in una posa piena di tensione.

Si tratta di un prodotto di alto livello, stilisticamente collegabile, secondo alcuni studiosi, ad un contesto culturale di pieno ellenismo influenzato dalla scuola di Lisippo, il grande scultore greco del IV secolo a.C. L’analisi stilistica ha indotto a ipotizzarne una realizzazione all’interno di una bottega siracusana di grande livello artistico e una probabile destinazione al palazzo dei tiranni della città.

Recentemente, tuttavia, a seguito di un approfondito intervento di restauro, si è proposta per la scultura una datazione ad età romano-imperiale, compresa tra la fine del I e la fine del II sec.d.C., giustificata da alcuni dettagli.

 
Testi e immagini dal Museo Archeologico “Antonino Salinas” di Palermo.


Egitto: manufatti dagli scavi a Tell Tebilla

7 Marzo 2016

Scoperti reperti presso il Delta settentrionale del Nilo————————————————————————————————————

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Il dott. Mamdouh Eldamaty, Ministro delle Antichità, ha dichiarato che la Missione del Ministero delle Antichità, al lavoro al sito di Tell Tebilla, presso Dekernes (Delta nord-orientale), nel Governatorato di Dakahlia, ha scoperto diversi manufatti durante gli scavi.
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Eldamaty ha affermato che i lavori di scavo presso il sito sono cominciati agli inizi dell'ultimo Settembre, con l'approvazione della Commissione Permanente delle Antichità Egiziane, visto che il sito ha un'importanza storica e archeologica; contiene diverse grandi tombe costruite di mattoni di fango, risalenti all'epoca greco-romana, oltre ad alcune sepolture del Periodo Tardo.
Il dott. Mahmoud Afifi, a capo del Settore delle Antichità Egiziane al Ministero, ha affermato che il Ministro ha dato istruzioni per porre i reperti ritrovati nel magazzino del museo a Dakhalia. Questi reperti sono: parecchie statue di diversi dei egiziani, oltre ad accessori e amuleti in bronzo, faïence, ceramica, alabastro, e avorio.
Link: Ministry of Antiquities – Egypt
Traduzione dal Ministero delle Antichità Egizie, Ufficio Stampa. © Ministry of Antiquities: scritto da Asmaa Mostafa, tradotto da Hend Monir. Il Ministero delle Antichità Egizie non è responsabile dell’accuratezza della traduzione in Italiano. Foto dal Ministero delle Antichità Egizie.


Nuove scoperte presso l'antica Capitale di Cipro

15 Gennaio 2016

Archeologi fanno nuove scoperte sull'antica capitale di Cipro

Gli scavi di quest'anno. Foto di Robert Słaboński
Gli scavi di quest'anno. Foto di Robert Słaboński
L'Agorà ellenistica e romana e l'infrastruttura economica dell'antica capitale di Cipro – Pafo, costituiscono gli oggetti di un esaustivo progetto di ricerca degli scienziati polacchi. I ricercatori sono pure sulle tracce di un antico porto perduto.
"Quest'anno, sono state coinvolte persone per un numero record di 70, a causa dell'arsenale di metodi di ricerca e della scala massiccia delle nostre attività" - ha spiegato la prof.ssa Ewdoksia Papuci-Władyka, a capo del Dipartimento di Archeologia Classica all'Istituto di Archeologia dell'Università Jagellonica, e guida del Paphos Agora Project.
Gli scavi si sono concentrati all'interno dell'agorà antica, che soleva essere la piazza centrale della città. Gli archeologi hanno svelato ulteriori parti dei resti degli edifici scoperti l'anno scorso, interpretati come un tempio e un edificio adibito a magazzino. Entrambi erano probabilmente costruiti nel tardo quarto secolo a. C. Nel caso del primo, finora hanno scoperto un muro la cui lunghezza eccede i 16 metri - l'edificio è quindi più grande di quanto si pensasse in precedenza.
Pulizia del capitello corinzio scoperto. Foto di Robert Słaboński
Pulizia del capitello corinzio scoperto. Foto di Robert Słaboński

"Nella parte meridionale dell'Agorà, a sua volta, ci siamo imbattuti in un bel capitello corinzio di una colonna in marmo, che era probabilmente all'entrata della piazza" - ha aggiunto la prof.ssa Papuci-Władyka. La scoperta è stata effettuata negli scavi studiati l'anno scorso. Ad ogni modo, nello scavo archeologico aperto nuovamente quest'anno, e collocato all'angolo dell'Agorà, oltre agli elementi architettonici è stato possibile ritrovare anche molti altri frammenti di ceramiche, e persino un'anfora per il vino preservata nella sua interezza. "Abbiamo anche scoperto molti altri reperti, ma i più importanti sono i resti di finimenti per cavallo in bronzo. Questo genere di ritrovamento è molto raro a Cipro" - ha affermato il capo della spedizione.
Il progetto di ricerca dell'antica capitale di Cipro è entrato in una nuova fase con l'ottenimento del finanziamento NCN Maestro, che include non solo ulteriori lavori nell'agorà, ma pure oltre la stessa. Gli scienziati programmano di rilevare l'infrastruttura economica dell'antica città, che è collocata all'interno del Parco Archeologico; Nea Paphos è una delle principali attrazioni di Cipro. A questo scopo, utilizzerano diversi metodi non invasivi. La sfida è un'area molto ampia di ricerca - circa 75 ettari, che è grosso modo il 70 per cento dell'area dell'antica città.
"Il nostro scopo era quello di comprendere come lo spazio pubblico dell'agorà funzionasse. Guarderemo anche al sistema economico di Pafo nel periodo ellenistico e romano, nel più ampio contesto del bacino del Mediterraneo Orientale" - ha spiegato la prof.ssa Papuci-Władyka.
Per raggiungere l'obiettivo, oltre agli archeologi, architetti, addetti ai rilevamenti, geofisici, geografi e conservatori sono stati coinvolti nel progetto. La direttrice della spedizione in particolare elogia e si aspetta buoni risultati dall'applicazione dei metodi geofisici, utilizzati da specialisti invitati dall'Università di Amburgo. Utilizzando un magnetometro, hanno collocato un'interessante struttura adiacente al presunto tempo scavato. L'anno prossimo, oltre al magnetometro, gli scienziati utilizzeranno un radar a penetrazione del suolo - tutto su una scala più ampia in confronto a questa stagione preliminare. I risultati saranno verificati con piccoli scavi archeologici.
Tre altri gruppi di specialisti hanno anche lavorato al sito in questa stagione. Gli addetti ai rilevamenti hanno preparato una rete di controllo geodetico esteso per i rilevamenti non invasivi sul piano geofisico, coprendo l'intero Parco Archeologico. Inoltre hanno assistito gli archeologi nella documentazione delle scoperte durante gli scavi. Un gruppo di specialisti dell'AGH di Cracovia ha effettuato scansioni 3D degli strati e dei reperti scavati quest'anno, utilizzando Faro-Focus. Hanno anche testato la possibilità di utilizzare lo scanner per documentare le varie fasi di esplorazione degli strati archeologici. I ricercatori hanno confrontato questo metodo di documentazione con la fotogrammetria a breve raggio effettuata con una videocamera (NdT: camera in Inglese) sospesa su un drone.
Scansione di uno degli scavi. Foto di Robert Słaboński
Scansione di uno degli scavi. Foto di Robert Słaboński

"In conclusione decidemmo che la fotogrammetria ci permette di ottenere un'immagine sufficientemente buona in un tempo significativamente inferiore a confronto con la scansione" - ha riferito la prof.ssa Papuci-Władyka.
Un problema insoluto al momento di utilizzare la fotogrammetria a breve raggio rimane... la lotta impari col sole. Sfortunatamente, nell'area del Mediterraneo il sole è eccezionalmente forte durante il giorno - la luce condiziona la documentazione dei ritrovamenti - ciò è sfavorevole per gli strati archeologici e determina che il colore dello strato non sia documentato accuratamente. E differenze di colore tra strati permettono agli archeologici di comprendere quali processi sono avvenuti nell'area di studio - quali strutture esistevano lì, cosa avveniva al loro interno e come furono distrutte.
"Risolvere questo problema sarà uno dei principali obiettivi per l'anno prossimo" - ha affermato l'archeologa.
Moderne tecnologie sono utilizzate a Pafo per specifici scopi scientifici, e non per creare "belle immagini". Gli specialisti dell'Università Jagellonica e l'Università della Tecnologia di Varsavia hanno elaborato le immagini prese dal drone per preparare un modello di terreno digitale (Digital Terrain Model - DTM), un modello tridimensionale dell'intera area del Parco. Le osservazioni più interessanti sono state effettuate nella parte nord-occidentale della città.
"Vogliamo testare l'ipotesi dell'esistenza di un altro porto a Pafo. Il porto principale era quello collocato nella parte meridionale della città. L'analisi preliminare del materiale acquisito ha rivelato l'esistenza di contorni di antichi edifici in prossimità della costa - potrebbe trattarsi di moli o magazzini del porto perduto" - così ha speculato la scienziata.
La ricerca geoarcheologica dovrebbe anche contribuire a chiarire la portata della possibile esistenza di un secondo porto e molte altre questioni associate ai cambiamenti climatici a Pafo. È stata condotta da un altro gruppo di specialisti, questa volta dall'Università di Kielce. L'analisi mostrò, tra le altre cose, che i sedimenti portati dai due fiumi (Koskinos ed Ezousas), le valli dei quali hanno uno sbocco nell'area, coprirono di fango l'area e causarono cambiamenti nella linea di costa.
"Questa potrebbe essere la ragione per cui la precedente ricerca subacquea portata avanti alla ricerca di tracce del porto non ha restituito risultati. Vogliamo verificare questo e abbiamo già i primi risultati" - ha concluso la prof.ssa Papuci-Władyka.
Ambasciatrice Barbara Tuge-Erecińska (seconda da sinistra) visita il sito. La prof.ssa E. Papuci-Władyka (prima da destra) parla. Foto di Robert Słaboński
Ambasciatrice Barbara Tuge-Erecińska (seconda da sinistra) visita il sito. La prof.ssa E. Papuci-Władyka (prima da destra) parla. Foto di Robert Słaboński

Le ricerche di quest'anno sono state condotte in Agosto e Settembre. Il progetto è sotto il patrocinio dell'Ambasciata polacca a Nicosia.
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.

Egitto: la tomba della balia di Tutankhamun presto aperta al pubblico

20 Dicembre 2015

La tomba della balia di Tutankhamun presto aperta al pubblico

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Il dott. Mamdouh Eldamaty ha dichiarato oggi che la "Tomba di Maya", la balia del Faraone "Tut Ankh Amun" che è situata nel sito di Bubastis presso Saqqara sarà aperta per la prima volta a visite nazionali e internazionali. La dichiarazione si è avuta durante la visita del Ministro per celebrare il completamento delle procedure di pulizia della tomba.
Alle celebrazioni hanno partecipato il dott. Khaled Zakarya, Governatore di Giza, il dott. Mahmoud Afifi, a capo del Settore delle Antichità Egiziane, e il dott. Alain Zivie, a capo della missione francese a Bubastis presso Saqqara dal 1996, la missione che ha esplorato, a quel tempo, questa tomba unica che è considerata importante, poiché ha relazioni con uno dei più importanti sovrani dell'età faraonica, "Tut Ankh Amun".
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Eldamaty attraverso la sua affermazione ha riferito di un coccio che è stato ritrovato all'interno della tomba durante i lavori di pulizia e preparazione. Sul coccio il titolo "Grande degli Harim" (NdT: "Great one of the Harim" in Inglese) era iscritto, così il lavoro di squadra tende a credere che "Maya" non fosse solo la balia privata del Faraone "Tut Ankh Amun ", ma si suggerisce che avesse una posizione più elevata, poiché portava un importante titolo come quello de "la Grande degli Harim" , sebbene il titolo di nutrice del sovrano sia il più celebre.
Il Ministro ha aggiunto che la stessa Maya potrebbe essere la sorella maggiore del Faraone "Tut Ankh Amun", portando il nome di "Merit Aten", indicando una scena nella tomba reale a "Tal Al-Amarna" che rappresenta la sepoltura di "Meketaten" la figlia maggiore del Faraone "Akhenaten ", nella stessa scena "Merit Aten" appare mentre porta un neonato e lo allatta, e questo bambino si suggerisce essere il Faraone "Tut Ankh Amun".
Questa ipotesi enfatizza che il periodo a venire testimonierà il rivelarsi di ulteriori segreti, e altre sorprese per il Faraone "Tut Ankh Amun", in particolare in seguito alle diverse ricerche effettuate con le scansioni radar presso la tomba del Farone bambino presso "La Valle dei Re", che potranno condurci alla scoperta di camere nascoste connesse alla stessa “Merit Aten”.
Da parte sua, Mahmoud Afifi, a capo del Settore delle Antichità Egizie, ha riferito che questa tomba sarà pronta per i visitatori, egiziani e stranieri, indicando il riutilizzo di questa tomba nel Periodo Tardo e in epoca greco-romana come cimitero per i gatti, dove iscrizioni e scene originali erano coperte da pietre e materiali da costruzione, con riferimento ai lavori di pulizia che hanno rimosso tutti questi resti e riportato la tomba alla sua condizione originale.
Link: Ministry of Antiquities – Egypt
Traduzione dal Ministero delle Antichità Egizie. © Ministry of Antiquities, Ufficio Stampa: scritto da Gehad El Rawy, tradotto da Hend Monir. Il Ministero delle Antichità Egizie non è responsabile dell’accuratezza della traduzione in Italiano. Foto del Ministero delle Antichità Egizie.
20 – 21 Dicembre 2015

Rassegna Stampa

Nel ribadire l'apertura della tomba al pubblico, il mese prossimo, si sottolinea che sulla base dell'iscrizione, la nutrice di Tutankhamun potrebbe essere stata anche sua sorellastra o sorella.
Link: Science Daily via AFP; Ahram Online 1, 2; Daily MailThe Guardian; IndependentThe History Blog; Live Science; Discovery NewsAl ArabiyaABC.net.au; Repubblica 1, 2; Euronews