Nave romana nelle acque della Gallura

21 - 23 Giugno 2015
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Ritrovato nelle acque della Gallura il relitto di una nave romana di 18 metri per 7, rilevante anche per le condizioni particolarmente buone del carico.
Link: La Nuova Sardegna; Rai NewsArchaeology News Network via Reuters
La Gallura in Sardegna, da WikipediaPubblico dominio, caricata da e di Mackey.
 


Bulgaria: quattro fornaci e un pozzo da Pavlikeni

10 Giugno 2015
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Scoperte quattro fornaci e un pozzo di epoca romana, dal paese di Pavlikeni nella provincia di Veliko Tarnovo nella Bulgaria settentrionale.
Link: Novinite; Archaeology News Network
La provincia di Veliko Tarnovo, di NordNordWestda WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da Пакко.
 


Nuove stime sull'acqua dell'Anio Novus, grazie al travertino

10 Giugno 2015
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Per centinaia di anni, l'acquedotto Anio Novus ha trasportato acqua dal Fiume Aniene, fino a Roma. Le misurazioni antiche, però, non sarebbero affidabili per quanto riguarda le quantità. Un nuovo studio, misurando i depositi di calcare, il travertino, ha permesso però la prima stima del flusso d'acqua che lo percorreva.
Secondo lo studio, anche solo quantità minime di travertino rallentavano di un 25% il flusso massimo. E probabilmente anche a causa della mancanza di manutenzione, o forse per cambiamenti nell'utilizzo dell'acqua, una quantità di gran lunga inferiore a quanto stimato in precedenza raggiungeva Roma.
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Etiopia: gioielli e beni da Roma scoperti in una tomba ad Aksum

7 Giugno 2015
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Scoperta in Etiopia una tomba da Aksum, la capitale del Regno Aksumita, che ha svelato legami con Roma di duemila anni fa.
La donna che la occupava portava una collana, una fiaschetta per il profumo, un anello in bronzo, uno specchio di origine romana, una cintura e un bricco in creta. Nell'area si sono trovati anche i resti di guerrieri, probabilmente morti in battaglia.
Link: The Guardian; Archaeology News Network via ANInews
Il Regno di Aksum, di Yom, da WikipediaCC BY-SA 2.5, caricata da Spiridon Ion Cepleanu.
 


Testaccio, grande discarica dell'antichità

4 Giugno 2015
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Non tutti sanno che il cosiddetto "monte" Testaccio a Roma è una collina artificiale composta 35 metri di cocci (testae in latino) e altri oggetti: insomma, una grande discarica dell'antichità. Per il Monte dei cocci si stima quindi un totale di 25 milioni di anfore, e proprio l'anfora è rimasta come simbolo del Rione.
Le anfore contenevano vino e olio e non potevano essere riutilizzate perché le sostanze filtravano nella creta, trasformandosi e rendendo il contenitore inservibile. Questi frammenti permettono però oggi di determinare le merci, le rotte commerciali e le quantità consumate. Tutto questo rende Testaccio un caso unico al mondo: la ricerca sul luogo è condotta da un team spagnolo.

Link: The Telegraph; Archaeology News Network; Wikipedia
La Piramide Cestia e Porta San Paolo a Roma, foto di Joris van Rooden, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricato da Joris.
 


Colosseo: così funzionava la macchina dello spettacolo [Gallery]

6 Giugno 2015

Colosseo: così funzionava la macchina dello spettacolo

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Torna nei sotterranei del Colosseo una delle macchine che rendevano l'anfiteatro degli imperatori il più complesso apparato scenografico dell'impero. Uno dei 28 montacarichi in uso da Domiziano a Macrino (fine I sec.d.C-inizi III d.C.): invisibili agli spettatori, improvvisamente proiettavano le belve sull'arena, per animare gli spettacoli di caccia o per eseguire le condanne a morte. Il montacarichi è stato realizzato seguendo rigorosi criteri filologici e le originarie modalità costruttive.
Da oggi il Colosseo è in grado di presentare ai visitatori il primo montacarichi ricostruito con materiali e meccanismi uguali a quelli usati dai romani.
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Come da MIBACT, Redattrice Sandra Terranova


Colosseo: ricostruito il montacarichi delle belve

6 Gugno 2015

COLOSSEO: RICOSTRUITO IL MONTACARICHI DELLE BELVE
Intervento del Ministro Franceschini

COLOSSEO:
COSÌ FUNZIONAVA LA MACCHINA DELLO SPETTACOLO
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Torna nei sotterranei del Colosseo una delle macchine che rendevano l'anfiteatro degli imperatori il più complesso apparato scenografico dell'impero. Uno dei 28 montacarichi in uso
da Domiziano a Macrino (fine I sec.d.C-inizi III d.C.): invisibili agli spettatori, improvvisamente proiettavano le belve sull'arena, per animare gli spettacoli di caccia o per eseguire le condanne a morte. Il
montacarichi è stato realizzato seguendo rigorosi criteri filologici e le originarie modalità costruttive.
Per il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, on. Dario Franceschini, «la positiva collaborazione tra pubblico e privato nella ricostruzione di uno dei più complessi apparati scenografici dell’antichità dimostra quanto ancora si possa fare per la valorizzazione del Colosseo.
La suggestione di questa macchina scenica potrà essere colta appieno quando sarà restituita l’arena all'anfiteatro Flavio. Il ministero è al lavoro per questo grande progetto di tutela e valorizzazione che aumenterà la carica evocativa di uno dei monumenti più famosi al mondo arricchendone il percorso di visita e rendendolo ancora più fruibile e comprensibile ai viaggiatori».
«È un importante intervento di archeologia sperimentale - spiega il Soprintendente Francesco Prosperetti - , perché comincia a svelarci in concreto cosa potessero essere gli spettacoli al Colosseo.
La ricostruzione dell'intera arena, su cui stiamo lavorando, dovrà restituire in chiave contemporanea questa grandiosa macchina scenica». L'operazione nasce dalla collaborazione tra la
Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l'Area archeologica di Roma e la Providence Pictures, che nel 2013 propone la ricostruzione di un montacarichi per la realizzazione del documentario Colosseum - Roman death
trap, del regista Gary Glassman, assumendosi i costi dell'intera operazione. La Soprintendenza chiede che il dispositivo scenico sia fedele all'originale, che funzioni e duri oltre la realizzazione del film a beneficio di studiosi e visitatori. Sotto la direzione di Rossella Rea, archeologa e responsabile del monumento, il progetto viene realizzato dall'ingegnere Umberto Baruffaldi con la consulenza
scientifica dell'ingegnere Heinz Beste, dell'Istituto Archeologico Germanico di Roma, e dell'architetto Barbara Nazzaro.
La progettazione e la costruzione del montacarichi sono durati 15 mesi: «Un intervento, unico al mondo - racconta Rossella Rea - , che si è svolto sotto la vigilanza della Soprintendenza: il manufatto
è stato posizionato con estrema precisione nella collocazione originale, senza neanche sfiorare le strutture antiche».
La Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area archeologica di Roma in collaborazione con Electa presenta oggi la ricostruzione del montacarichi: le dimensioni
del macchinario corrispondono a quelle ricavate dalle tracce rimaste nelle murature in tufo nel sotterraneo del Colosseo. La gabbia misura 180 cm per 140, con un metro di altezza interna.
L'ascensione, di circa 7 metri, è ottenuta con 15 giri di argano sospinto da 8 uomini che lavoravano su due piani alti 1.60 metri, 4 sotto e 4 sopra. Potevano essere sollevati fino a 300 chili di carico.
Dopo la messa in onda del documentario, questa macchina scenica è resa visibile a tutti visitatori, entrando a far parte dei percorsi didattici e delle visite guidate al Colosseo.

Come da MIBACT, Redattore Renzo De Simone


Ritrovati i resti di un antico arco di Tito a Roma

28 - 29 Maggio 2015
Ritrovati, durante le operazioni di scavo e di restauro presso il Circo Massimo, i resti di un altro grande arco dedicato all'Imperatore Tito nell'anno della sua morte, l'81 d. C. Non poche le difficoltà incontrate dalla Soprintendenza Romana.
L'arco era alto 10 metri e profondo 15, con un'ampiezza di 17 metri. Celebrava la vittoria nella Prima Guerra Giudaica (66 - 73 d. C.) che si concluse con la distruzione di Gerusalemme. Si collocava nel Circo Massimo ed era sovrastato da una quadriga in bronzo. L'opera è precedente l'altro arco ancora visibile sul Palatino, e sempre dedicato all'Imperatore, che fu completato nel 90 d. C.
Link: ANSA 1, 2; RAI NewsRepubblica Roma; Arte.it; ilGiornale; Il Messaggero


Grecia: continuano gli scavi a Plassi

27 Maggio 2015
Gli scavi presso Plassi, nella piana di Maratona, nella regione greca dell'Attica, stanno dimostrandone l'importanza dal Neolitico (3500 a.C.) fino al 300 d.C. Tra i reperti, un edificio simile a un megaron, altre costruzioni di età Micenea, una fornace per le ceramiche dell'Età del Bronzo.
Link: Archaeology News Network via Archaiologia Online


Scoperto a Bologna un tratto dell'antica via Emilia

28 Maggio 2015
Scoperta nel corso dei  lavori del cantiere BoBo in centro a Bologna, i quali hanno dato alla luce i resti della via Emilia romana. Ma non ci si aspettava di incontrarla già a 80 cm di profondità, quando nella vicina biblioteca Salaborsa, come il pavimento trasparente rivela, i resti della strada sono a tre metri di profondità. Purtroppo questo tratto della via Emilia, non sarà più visibile: già in queste ore in via Ugo Bassi si sta procedendo alla sua copertura con teli in tessuto-non tessuto, sabbia e cemento. Uno strato di materiali che garantirà, dicono gli esperti, "la tombatura per altri duemila anni". Risalgono infatti al primo secolo dopo Cristo, in epoca augustea, le pietre (trachiti dei colli Euganei), che in alcuni tratti mostrano ancora i segni lasciati dai carri. Rinvenuto anche il margine settentrionale della via Emilia, una sorta di marciapiede, che suggerisce agli studiosi le dimensioni dell'antica strada: tra i sei e i sette metri di ampiezza. Dallo scavo, spiega l'archeologa Renata Curina, emerge che la via Emilia fatta così venne "utilizzata per tutti secoli dell'Impero fino all'età tardo-antica", ovvero tra il quarto e il sesto secolo dopo Cristo, quando "venne rialzata con un battuto in laterizio che diventa altrettanto solido per il passaggio dei carri". La strada "è conservata dov'è e la lasceremo lì- afferma Curina- chiaramente con una copertura che ci permette di conservarla. Purtroppo non ce l'abbiamo tutta e altri tratti sono stati gia' sicuramente manomessi nel corso dei secoli con la crescita della città". A futura memoria di quanto ritrovato, saranno predisposti pannelli con documentazione fotografica da installare in via Ugo Bassi e Rizzoli.
Come da MIBACT, Redattore Renzo De Simone