The Shadow King Maaza Mengiste

The Shadow King di Maaza Mengiste: fascisti in Etiopia, donne coraggiose e un re fantoccio

Si è tornato a parlare di Etiopia, Eritrea e invasione italiana abbastanza di recente, quando nel marzo del 2019 un gruppo di femministe imbrattò di pittura rosa la statua di Indro Montanelli, possessore di una madama, ovvero una bambina-moglie dodicenne, quando fu soldato in Eritrea.  Si è tornato, dunque, a parlare di madamato, di questa istituzione barbara e tutta italiana – dismessa dopo il ’36, quando a Mussolini non sembrò più gradevole che gli italiani si mischiassero con le africane. Esso prevedeva come premio di guerra che i soldati italiani ricessero anche una mini-sposa bambina di cui disporre a proprio piacimento. Gli “animalini docili” di cui parlava Montanelli.

Indro Montanelli nel 1936, anno in cui contrasse il madamato con Fatima. Foto di ignoto [FondazioneMontanelli], in pubblico dominio
Il libro di cui voglio parlare oggi non parla di madamato (anche se una “madama” adulta ad un certo punto c’è), cui ad esempio accenna il romanzo del 2017 di Francesca Melandri, Sangue giusto. L’assenza del madamato, qui, si deve principalmente al fatto che il libro sia ambientato durante guerra in Etiopia (1935-6), alle soglie della soppressione di questa pratica. Questo ricco romanzo, comunque, si colloca bene nella generale necessità di attenzione alla storia di queste guerre, esperimenti coloniali italiani in Nord Africa, spesso surclassati nei libri di storia dagli eventi delle due guerre mondiali.

Il titolo è The Shadow King e si tratta del recentissimo della penna dell’autrice etiope-americana Maaza Mengiste, già famosa in Italia per il suo precedente romanzo Lo sguardo del leone (Beneath the Lion’s Gaze, 2009). Non mi risulta che sia al momento in cantiere una traduzione italiana, ma i diritti del romanzo sono già stati acquistati per la realizzazione di un film.

Ciò che rende The Shadow King particolarmente interessante è la prospettiva interamente femminile: partendo dai racconti sulla resistenza di sua nonna, Maaza Mengiste ci regala il racconto di una parte di storia che non ci viene mai narrata, quella in cui le donne svolgono un ruolo attivo. Le vicende sono quelle di Hirut e Aster (serva e padrona) che, nonostante l’iniziale riluttanza e il continuo scetticismo da parte degli uomini, guidano una rivolta contro l’esercito di fascisti, capitanato dal terribile Carlo Fucelli. Le vicende si intrecciano con quelle del soldato Ettore Navarra, il fotografo dell’esercito, un ebreo. La trama, di per sé, è semplice, l’elemento che la rende originale e innovativa e trasforma il romanzo in qualcosa di più che una semplice narrazione di fatti storici, è l’espediente – come da titolo – dello shadow king, il re-ombra: quando l’imperatore Hailé Selassié fugge, per intimidire i fascisti, l’esercito etiope decide di addestrare un sosia e trasformarlo in fantoccio contro i nemici; Hirut e Aster ne saranno le guardie.

Una trama molto sottile, dunque, che però non sminuisce la forza del romanzo. Maaza Mengiste è una narratrice brillante: scrive benissimo, in un inglese limpido e ricco, e sa costruire l’architettura del suo romanzo con raffinata inventiva, ma soprattutto con sapienza. Non c’è solo il racconto, infatti. Abbiamo un antefatto, un epilogo, vari interludi dedicati all’imperatore, momenti corali reminiscenti della tragedia antica – in cui si racconta il passato e si giudicano gli avvenimenti appena narrati –, e, infine, delle descrizioni di fotografie, delle istantanee su momenti caldi del racconto, forse i lavori di Ettore Navarra. Le descrizioni dei non pochi momenti violenti (stupri, esecuzioni) sono estremamente lunghe, vivide e dettagliate, al tal punto da urtare, ferire, violare chi legge.

Un altro grande merito del libro è che, nel richiamare l’attenzione su un segmento importante e talvolta dimenticato della storia del '900, non costruisce una narrazione totalmente univoca. Se da un lato, finalmente, possiamo sentire la voce degli Etiopi e non solo quella dei dominatori italiani, dall’altro si apprezza che i personaggi di Maaza Mengiste non siano mai monocordi, buoni e cattivi. Ettore Navarra è, sì, un conquistatore, ma anche un uomo dilaniato da un personale conflitto e dal terrore di non rivedere mai più la sua famiglia; gli uomini etiopi non sono tutti degli ottimi mariti e difensori della patria. Kidane, il marito di Aster, per quanto sia il carismatico leader della rivolta, è un uomo violento, prevaricatore, e abusa a più riprese di Hirut, la cui rabbia dà forza all’intera storia e la sorregge.

The Shadow King Maaza Mengiste
Maaza Mengiste a BookExpo, New York City (30 maggio 2019), con le copie di The Shadow King. Foto di Ryan McGrady, CC BY-SA 4.0

Ancora un punto di forza del romanzo è nel ritratto nuovo degli etiopi che ci regala. Pensiamo, ad esempio, ad altra illustre letteratura ambientata durante la stessa guerra e dominazione, ed in particolare al sublime romanzo di Ennio Flaiano, Tempo di uccidere (vincitore della prima edizione del Premio Strega nel 1947), in cui la prospettiva italiana dell’invasore riduce la popolazione nativa ad un branco di esseri bestiali, nei cui occhi si possono leggere i duemila anni del tempo che si è fermato. Gli etiopi di The Shadow King sono invece uomini moderni, certamente tradizionalisti, ma calati nel loro tempo, non arrendevoli, non marchiati dalla percezione di sé come sconfitti.

La bellezza della scrittura certamente ci consente di perdonare qualche piccola imprecisione linguistica (“il cuoco” usato al posto de “la cuoca” per tradurre un “cook” donna, o “vatene” invece di “vattene”), e l’anacronismo sulle persecuzioni razziali (si menziona l’espulsione dei professori ebrei dalle università, che però avvenne nel 1938 e non nel 1936). Ma si tratta di errori veniali, e il secondo è sicuramente funzionale alla trama, poiché di sicuro nel ’36 la paura della segregazione razziale era già ben concreta, e l’espediente giustifica perfettamente il carteggio fra Ettore e suo padre, che sarà presto vittima delle persecuzioni.

Non ci resta che augurarci, dunque, che una traduzione italiana sia annunciata al più presto, e che The Shadow King raggiunga lo stesso successo del romanzo che l’ha preceduto, Lo sguardo del leone, gettando luce su un pezzo di storia italiana che sarà bene tornare a studiare con grande attenzione.

The Shadow King Maaza Mengiste
La copertina del romanzo The Shadow King di Maaza Mengite, nell'edizione Canongate. La prima edizione è uscita per Norton Books. Il romanzo è stato finalista del Los Angeles Times Book Prize 2019 nella sezione Fiction

Impronte umane fossili di 800.000 anni fa portate alla luce in Eritrea

Impronte umane fossili di 800.000 anni fa portate alla luce in Eritrea: potrebbero essere le prime orme attribuibili con certezza all’Homo Erectus

L’eccezionale scoperta è avvenuta durante l’ultima campagna di scavo coordinata dalla Sapienza e dal National Museum of Eritrea, nella regione della Dancalia

Ricostruzione 3D
Ricostruzione 3D

La “Eritrean-Italian Danakil Expedition”, un gruppo di ricerca internazionale coordinato dalla Sapienza, ha scoperto una superficie di impronte fossili di circa 800 mila anni fa, che comprende quelle che sembrano essere orme lasciate da antichi antenati umani. La scoperta è avvenuta durante l’ultima campagna di scavo nel sito di ad Aalad-Amo, nella regione di Buia situata nella parte orientale dell’Eritrea.

Le impronte potrebbero essere le prime inequivocabilmente identificabili come appartenenti a Homo erectus, l'unica specie di ominidi che abitavano l’area in quel periodo, una specie chiave nella storia evolutiva umana che ha dato origine a quegli antenati dal cervello più grande da cui deriverà l’uomo moderno. 

“Le impronte umane fossili sono estremamente rare. In Africa ne sono state scoperte a Laetoli in Tanzania e risalgono a 3,7 milioni di anni fa, mentre in Kenya sono emerse a Ileret e Koobi Fora, due siti datati a 1,5-1,4 milioni di anni. Ma finora nessuna orma è riconducibile al Pleistocene medio” - spiega il paleoantropologo Alfredo Coppa - “Se confermata dallo studio fotogrammetrico in corso e da ulteriori ritrovamenti nella prossima campagna di scavo, la sequenza di impronte emerse in Dancalia sarà in grado di raccontarci molte cose dell’Homo Erectus”. 

Le impronte identificate, infatti, presentano una generale somiglianza con quelle dell’uomo moderno e potrebbero quindi dare importanti indicazioni riguardo l’anatomia del piede e la locomozione di questi nostri antenati: mostrano dettagli delle dita dei piedi, un arco longitudinale mediale marcato e un alluce addotto, tutte caratteristiche che rendono distintivi i piedi umani e che li rendono efficienti nella camminata e nella corsa. Inoltre le orme possono restituirci informazioni uniche, non ricavabili da altri tipi di reperti come ossa o denti, come la statura, la massa corporea e la biomeccanica dell'apparato locomotore, compresi andatura e velocità del passo.

Le probabili impronte di Homo Erectus scoperte ad Aalad-Amo sono conservate in un sedimento di sabbia limosa indurita, che è stata in parte esposta da inondazioni di acqua. Ad oggi, ne è stata portata alla luce una porzione di 26 m² che presenta tracce di impronte possibilmente attribuibili a più individui; alcuni strati di questo sito, al di sopra e al di sotto di quello scoperto, mostrano però caratteristiche simili, suggerendo che vi possano essere una successione a più strati di superfici fossili. Le tracce umane sono orientate in direzione nord-sud, e sono allineate ad altre lasciate, plausibilmente, da antilopi estinte: l'abbondanza e la diversità delle impronte conservate in questa piccola zona esposta, in combinazione con evidenze geologiche e fossili, suggeriscono che in quest’area oggi desertica, vi fosse un lago circondato da praterie. 

“Le recenti scoperte sottolineano la necessità e l’importanza di ulteriori indagini e scavi archeologici poiché a causa della natura effimera dei sedimenti soffici, le superfici ad impronte tendono ad alterarsi ed erodersi molto rapidamente” sottolinea Alfredo Coppa” “L’area dello scavo è infatti caratterizzata da una lunga successione di strati geologici che coprono diverse centinaia di migliaia di anni e mostra caratteristiche idonee alla preservazione sia di resti scheletrici sia di superfici fossili. Durante l’ultima campagna sono emersi ulteriori frammenti fossili umani da due differenti siti, tanto che possiamo considerare di aver scoperto ad oggi un numero minimo di 5 o 6 individui nell’area.” 

Lo scenario

L’inizio del Pleistocene medio è caratterizzato da un periodo di transizione molto importante nell’evoluzione umana durante il quale si sono sviluppate, a partire da Homo Erectus, specie umane con cervelli più grandi e corpi più moderni. La documentazione fossile umana tra 1,3 e 0,5 milioni di anni fa è estremamente scarsa e frammentaria, in particolare per quanto concerne lo scheletro postcraniale i cui elementi sono rari in Africa durante questo periodo.

I fossili umani dall’area di Buia, datati circa 1 milione di anni, forniscono pertanto, insieme a campioni provenienti da siti come Daka (Etiopia) e di Tighenif nel Nord Africa, elementi chiave in questa lacuna. I fossili di Buia presentano un interessante insieme di caratteristiche antiche e moderne: un mosaico in cui i tratti più primitivi di Homo Erectus si affiancano ad un aumento delle dimensioni del cervello e ad alcuni aspetti moderni della struttura dell'anca, collegando H. Erectus all’anatomia caratteristica di specie più tarde come H. Heidelbergensis

Le ricerche, coordinate dal paleoantropologo Alfredo Coppa della Sapienza in sinergia con altre università italiane (Firenze, Padova, e Torino) e internazionali (Poitiers, Tarragona, Toulouse), con il MiBACT (Museo Pigorini e ISCR), sono state rese possibili grazie al supporto del Governo Eritreo e dell’Ambasciata d’Italia ad Asmara e grazie ai finanziamenti di Grandi Scavi Sapienza, MIUR, MAE, AMNH di New York, oltre a sponsor privati (Enertronica, Eraclya, Gruppo Piccini, I. Messina, Lauria A. e RrTrek).

Testo e immagini dall’Ufficio Stampa e Comunicazione Università La Sapienza di Roma.