nel laboratorio dello studioso

Il Museo Egizio di Torino riparte con il progetto "Nel laboratorio dello studioso"

Nel laboratorio dello studioso: il Museo Egizio di Torino riapre al pubblico il giorno 26 aprile e lo fa all'insegna della ricerca. Difatti, i visitatori potranno accedere ad una nuova ed esclusiva esposizione su studi e ricerche nell'ambito archeologico e museale.
“Poter riaprire il Museo significa poter restituire alla collettività un luogo e un patrimonio che appartengono a tutti, e non possiamo che essere lieti di ciò - dichiara Christian Greco, direttore del Museo Egizio -. Nel farlo intendiamo dare ancora una volta centralità alla ricerca e alla biografia degli oggetti, come testimoniato dal progetto espositivo ‘Nel laboratorio dello studioso’, che mette al centro l’incessante lavoro che il museo svolge per indagare e rendere sempre più accessibile la propria collezione."
Il progetto espositivo "Nel laboratorio dello studioso" prevede un ciclo di mostre bimestrali nello spazio del primo piano, durante le quali di volta in volta verrà analizzato un reperto archeologico con approfondimenti di curatori,  studiosi e archeologi. Inoltre, saranno messi in luce i collegamenti tra i vari oggetti e i loro significati.
Nel laboratorio dello studioso
Logo del progetto espositivo "Nel laboratorio dello studioso". Foto Ufficio stampa della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino.
L'obiettivo primario è connettere il pubblico al mondo della ricerca scientifica che opera dietro lo studio, il restauro, l'esposizione e la valorizzazione di ogni singolo reperto presente nel Museo Egizio di Torino.
"Nel laboratorio dello studioso" avrà inizio il 27 aprile con le luci puntate sulla statua di Hel di epoca Ramesside (XIX dinastia, 1279-1213 a.C. circa). L'opera rappresenta una donna su sgabello con cuscino,  nell'atto di stringere due oggetti rituali. Infatti, presenta nella mano sinistra un fior di loto e nella destra una collana di perline con menat, tipico strumento musicale per il culto di Hathor, dea dell'amore e della bellezza. Oltre alla scultura saranno presenti altre quattro vetrine di approfondimento ai temi legati alla protagonista, quali musiche e strumenti rituali, arte e attività scultorea dell'epoca. Questo primo ciclo a cura di Federico Poole, curatore del MET dal 2013 si concluderà il 27 giugno 2021.
Nel laboratorio dello studioso
Statua di Hel, prima protagonista di "Nel laboratorio dello studioso". Foto Ufficio stampa della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino.
Ulteriore novità del Museo riguarda l'impianto d'illuminazione, implementato con nuove luci interne ed esterne alle vetrine, che consentono una miglior visione dei reperti e dei loro dettagli. inoltre, le luci scelte a seconda dei materiali esposti ne consentiranno anche la conservazione.
“Siamo pronti e soprattutto felici di accogliere nuovamente nelle sale i visitatori; ritenendo che i musei rappresentino un servizio pubblico essenziale, ci auguriamo di poterlo fare con continuità e sempre all’insegna della sicurezza – afferma la Presidente, Evelina Christillin - Nei mesi di chiusura, dalla primavera 2020 a oggi, non abbiamo mai interrotto la nostra attività: dalla ricerca, alle mostre, al rinnovamento degli spazi espositivi, abbiamo continuato a lavorare a numerosi progetti: in particolare l’implementazione dell’impianto illuminotecnico, che offrirà al pubblico una visione assai più efficace dei reperti del Museo."
Per poter accedere al Museo è necessaria la prenotazione con almeno un giorno di anticipo in modo da assicurare ingressi contingentati e il rispetto delle norme sanitarie. L'acquisto dei biglietti può essere effettuato sul sito web https://museoegizio.it/tickets-shop, dove sono disponibili informazioni riguardo gli orari e le tariffe.
Il Museo è aperto dal Lunedì alla Domenica e oltre alla nuova esposizione e alla meravigliosa collezione sarà ancora possibile visitare la mostra temporanea "Archeologia Invisibile".
Nel laboratorio dello studioso
Mostra temporanea "Archeologia invisibile". Foto Museo Egizio di Torino.

virtual tour tomba di Kha Deir el-Medina Museo Egizio di Torino

Al Museo Egizio di Torino un nuovo virtual tour nelle sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha

Al Museo Egizio di Torino un nuovo virtual tour nelle sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha

Un nuovo virtual tour al cuore della collezione del Museo Egizio: da oggi è possibile scoprire da remoto le sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha, tra modelli 3D e approfondimenti video

In questo periodo caratterizzato dall’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del COVID-19, il Museo Egizio di Torino riconferma la sua missione principale: quella di far arrivare le sue collezioni ad un numero sempre maggiore di persone, attraverso la creazione di un nuovo virtual tour (all’indirizzo https://virtualtour.museoegizio.it/) che permette di visitare, da remoto, le sale dedicate al villaggio di Deir el-Medina e alla tomba di Kha.

virtual tour tomba di Kha Deir el-Medina Museo Egizio di Torino
Sala 7 Tomba di Kha. Un nuovo virtual tour al cuore della collezione del Museo Egizio: da oggi è possibile scoprire da remoto le sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha, tra modelli 3D e approfondimenti video

Il Museo continua ad adempiere alla sua missione attraverso l’uso di strumenti diversi: una serie di foto panoramiche a 360 gradi in alta definizione, che permettono di “visitare” gli ambienti dedicati ai reperti trovati nella tomba intatta dell’architetto Kha e della moglie Merit e nel villaggio degli artigiani e degli operai di Deir el-Medina, dalla Missione Archeologica Italiana durante gli scavi novecenteschi; attraverso la tecnica della fotogrammetria, usata per creare circa 10 modelli 3D degli oggetti esposti, permettendo, in questo modo, di osservare i reperti con grande precisione. Inoltre, posizionando il cursore lungo il percorso, è possibile accedere a 18 video di approfondimento per scoprire le sale e i reperti più importanti attraverso la voce e le parole dei curatori del Dipartimento Collezione e Ricerca. I contenuti video sono disponibili in italiano, inglese, francese e tedesco, così come la navigazione, disponibile anche in arabo.

virtual tour tomba di Kha Deir el-Medina Museo Egizio di Torino
Sala 6 Deir el-Medina. Un nuovo virtual tour al cuore della collezione del Museo Egizio: da oggi è possibile scoprire da remoto le sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha, tra modelli 3D e approfondimenti video

Infine, il virtual tour permette di visualizzare fotografie storiche e di accedere ad ulteriori contenuti tramite i database del Museo.

virtual tour tomba di Kha Deir el-Medina Museo Egizio di Torino
Un nuovo virtual tour al cuore della collezione del Museo Egizio: da oggi è possibile scoprire da remoto le sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha, tra modelli 3D e approfondimenti video

Di seguito, la dichiarazione del direttore del Museo Egizio di Torino, Christian Greco: “Questo nuovo strumento è un ulteriore passo nello sviluppo delle nostre attività online, ed è il primo a mettere in dialogo più piattaforme: navigando tra le vetrine è infatti possibile accedere a una molteplicità di risorse del museo, compresi il database della collezione, quello della collezione papiri. Il virtual tour rappresenta inoltre un tassello di una strategia più ampia volta a sviluppare e accrescere i progetti di digitalizzazione delle collezioni del Museo, assicurando sempre l’accesso a un pubblico il più ampio possibile: perché il patrimonio che custodiamo sia davvero patrimonio della collettività”.

virtual tour tomba di Kha Deir el-Medina Museo Egizio di Torino
Un nuovo virtual tour al cuore della collezione del Museo Egizio: da oggi è possibile scoprire da remoto le sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha, tra modelli 3D e approfondimenti video

Di seguito, le parole del presidente del Museo Egizio di Torino, Evelina Christillin: “In questa fase lo sviluppo di contenuti fruibili online è fondamentale per continuare a raggiungere i nostri pubblici, da quello accademico, fortemente internazionale, a quello costituito dalle tante famiglie e dagli appassionati che ci seguono sui nostri canali digital. Un obiettivo rientra a pieno nelle finalità di questo virtual tour, che ha inoltre il merito di essere stato sviluppato interamente dal nostro staff, con una qualità fotografica di altissimo livello”.

Un nuovo virtual tour al cuore della collezione del Museo Egizio: da oggi è possibile scoprire da remoto le sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha, tra modelli 3D e approfondimenti video

Per le immagini si ringrazia l'Ufficio Stampa della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino.


Piemontesi Museo Egizio Torino

A l’è na storia bela - Piccole storie di piemontesi che hanno fatto grande il Museo Egizio

"Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri", dal Museo Egizio otto clip per l'iniziativa in collaborazione col Centro Studi Piemontesi

piemontesi museo egizio copertina

Testardi, pragmatici, capaci, appassionati. Liberi, curiosi, eccentrici.
Sono i piemontesi, quelli cresciuti tra le montagne e le colline sabbiose su cui la vite soffre e fa il vino robusto. Quelli che si imbarcano in avventure improbabili e finiscono per dargli un senso. Quelli che paiono chiusi come ricci e poi affrontano culture lontanissime con sincero interesse e disinvoltura.
Quelli che non conosciamo, perché l’understatement è più forte persino della verità storica.

otto piemontesi storia museo egizio
Gli otto piemontesi che hanno fatto la storia del Museo Egizio

Vengono da tutte le provincie della regione ma sono accomunati da un ruolo: il loro lavoro, il loro talento e il loro impegno sono stati determinanti per realizzare quella straordinaria realtà culturale che il Museo Egizio è oggi.

Proprio il Museo, in collaborazione con il Centro Studi Piemontesi, racconta le storie di questi personaggi tanto importanti e affascinanti quanto (ben poco) illustri. E lo fa nella loro lingua, in quella che certamente hanno ascoltato nell’infanzia e utilizzato in famiglia, il Piemontese.

Lascia un po’ interdetti ascoltare il suono di questo dialetto che non ha molto di eroico, e che troppo spesso è stato ridotto a semplice macchietta per la sua riconoscibile e invadente cadenza.
Ma nelle sfumature delle espressioni dialettali, per lo più intraducibili, nella sua disincantata ironia, nel costante rifiuto dell’esagerazione retorica, nella precisione senza fronzoli di alcuni termini risiede la possibilità di offrire un racconto autentico.
E della scoperta, se ce ne hosse bisogno, di quante avventure si nascondano nella costituzione di una collezione tanto bizzarra.

La prima puntata dedicata a Giulio Cordero di San Quintino: il cuneese tanto testardo da impedire a Champollion di tagliuzzare il papiri

Otto piemontesi per raccontare la nascita del Museo Egizio

Ogni martedì, per tutti i mesi di novembre e dicembre, il Museo Egizio celebra i piemontesi che hanno collaborato alla nascita delle collezioni, agli studi di egittologia e alle campagne di scavo. Sono uno per provincia. Da Bernardino Drovetti, torinese al servizio di Napoleone, dalla cui profonda conoscenza dell’Egitto e intelligenza di collezionista nasce il primo nucleo di opere, poi acquistato da Carlo Felice. Passando attraverso il biellese Ernesto Schiapparelli, lo scopritore della tomba di Kha e Merit. E Giuseppe Botti, nato in Valle Anzasca a un passo dalla Svizzera, che cominciò a studiare il dialetto delle sue montagne e finì per diventare il primo demotista dell’egittologia italiana. Per arrivare all’astigiano Leonetto Ottolenghi, mecenate e collezionista, che mise denaro e talento al servizio della collettività e promosse l’interesse per civiltà lontane nel tempo e nello spazio. E altri loro pari che scopriremo di settimana in settimana.

Un vero ciclo di racconti, che mette insieme verità storica e gusto per la narrazione;‌ approfondimento sull’alba dell’egittologia italiana ed europea e gustoso ritratto di costumi e caratteri. Otto clip video, pensate per essere diffuse in primo luogo attraverso il canale YouTube del Museo Egizio. Realizzate e programmate già prima della chiusura dei musei, inserite nella visione di un museo in continuo dialogo con il proprio pubblico che mai come oggi si rivela necessaria.

 

La seconda puntata, uscita oggi e dedicata a Carlo Vidua: dalle Alpi alle Piramidi

Una curiosità:‌ la lingua con cui saremo guidati alla scoperta di queste piccole storie di grandi personaggi è il piemontese “letterario”.
Quello della tradizione scritta, il più simile a quello parlato a Torino. Un piemontese standard, privo dei colori delle inflessioni delle diverse provincie, più facile da comprendere e forse il più vicino a quello che tutti i protagonisti di queste storie possono aver utilizzato proprio all’interno delle sale del Museo Egizio per dialogare con i loro colleghi.
E per i non-piemontesi? Nessun problema: i sottotitoli in italiano rendono comprensibili a chiunque i testi del progetto. Anche se, quando si tratta di contenuti in “lingua originale”, l’invito è sempre quello a smettere di inseguire la lettera per godersi il suono e tutto quel mondo di senso che va oltre la lettera delle singole parole.

piemontesi museo egizio banner

A l’è na storia bela quella dei piemontesi che si sono inventati un museo di antichità egizie vicino alle Alpi. Una storia che vorremmo sentirci raccontare all'infinito, come fa questa filastrocca che viene ricordata anche nelle clip del Museo Egizio.

Di seguito, le dichiarazioni della presidente del Museo Egizio, Evelina Christillin, e della direttrice del Centro Studi Piemontesi, Albina Malerba.

Nell’assolvere al nostro ruolo di custodi di un patrimonio culturale che appartiene all’umanità intera - spiega la presidente del Museo Egizio, Evelina Christillin - abbiamo al contempo il dovere e l’onore di valorizzare il legame che ci unisce a Torino e alla Regione Piemonte, di cui siamo ambasciatori nel mondo. Un rapporto antico in cui affondano le origini di questa storica istituzione, in virtù del quale la comunità regionale vive con orgoglio la presenza del Museo Egizio sul proprio territorio, così come noi siamo orgogliosi di far parte della storia del Piemonte e di rappresentare un punto di riferimento per la sua gente. Raccontando nel nostro dialetto le vicende dei personaggi provenienti dalle otto Province del territorio, desideriamo dedicarle al 50esimo anniversario della fondazione delle Regioni italiane, e a tutti coloro che ne hanno costruito la storia”.

Il Centro Studi Piemontesi - spiega la direttrice, Albina Malerba - da sempre ha a cuore la collaborazione con chi è impegnato nella valorizzazione dell’immagine e della storia del Piemonte e ha accolto con entusiasmo l’invito del Museo Egizio, una bella e ghiotta occasione - dovremmo dire “galupa” in piemontese - per raggiungere un pubblico più ampio e probabilmente meno avvezzo alle parlate della nostra terra, ma che ci auguriamo possa affezionarsi a questa lingua di lunga e ricca tradizione letteraria nonché glottologico-linguistica. Come Centro Studi siamo depositari e promotori di una lingua capace di indiscutibile forza espressiva e creativa, e dunque non diminutivamente confinabile nell’esercizio di un quotidiano e purtroppo sempre più povero parlare. Per i testi del progetto del Museo abbiamo optato per il piemontese di koinè, cioè quello della tradizione letteraria scritta (e anche parlata nel capoluogo), che tuttavia non rinuncia ad accogliere apporti di altre realtà più periferiche. Una soluzione ragionevolmente obbligata, che certo non sottovaluta le singole e plurime parlate del Piemonte, ma consente una più ampia e comune comprensibilità”.

 

Per le immagini si ringrazia l'Ufficio Stampa del Museo Egizio

 


"Egypt of Glory": inaugurano due mostre del Museo Egizio ad Helsinki e a Tallinn

In questi giorni Museo Egizio porta grandi novità, e ben al di fuori dalla sua sede di Torino. Tra il 9 e il 10 ottobre, infatti, si sono inaugurate due esposizioni inedite - con alcuni dei reperti più importanti della collezione - al museo Amos Rex di Helsinki e al Kumu Art Museum di Tallin. Le mostre hanno come titolo "Egypt of Glory", e saranno aperte al pubblico fino a marzo 2021, sia nel museo finlandese che in quello estone.

Egypt of Glory
La mostra Egypt of Glory al museo Amos Res di Helsinki

Così ha commentato il duplice evento Evelina Christillin, presidente del Museo Egizio:

L'apertura al pubblico di queste due mostre è un segnale estremamente positivo: siamo davvero lieti e orgogliosi di poter proseguire il nostro percorso di internazionalizzazione e di diffusione della cultura egizia che il Museo sta conducendo da anni e che ci vede per la prima volta in Finlandia e in Estonia.

Il progetti progetti espositivi proposti dal Museo Egizio, infatti, permetteranno ai visitatori di comprendere meglio l'antica civiltà attraverso la pregevole collezione di reperti di diversi periodi, e di addentrarsi in diversi aspetti della cultura e della vita quotidiana nell'Egitto dei faraoni.

L'esposizione di Tallinn prende il nome di "Egypt of Glory: Art from the Nile Valley" che, come dice il titolo, è incentrata sull'arte figurativa, di cui gli Egizi si servivano in particolar modo per le rappresentazioni religiose, umane e naturali. Lo specchio dell'arte diventa un modo per aiutare il pubblico a comprendere il mondo dal punto di vista degli antichi, e il loro modo unico di concepire la realtà.

Egypt of Glory
La mostra Egypt of Glory al Kumu Art Museum di Tallinn

La mostra di Helsinki, invece, parte dai reperti materiali per introdurre un discorso più ampio sulla lunga storia dell'antico Egitto, e in particolare sulle differenze culturali, storici e sociali che si sono succedute nel corso del tempo, come testimoniano anche gli esempi di cultura materiale riconducibili alla vita quotidiana o alle pratiche funerarie e religiose. L'esposizione comprende anche un'importante selezione di oggetti di grande valore facenti parte della sezione dedicata al "Rinascimento faraonico" del I millennio a.C.

Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino, ha così commentato l'importante esposizione delle due sedi:

L'Italia ha l'onore e l'onere di custodire una cultura materiale che proviene da un grande paese, l'Egitto, che ha influenzato per millenni tutto il bacino del Mediterraneo. Per questo rimane per noi imprescindibile radicare la conoscenza del patrimonio nella comunità locale, nazionale e internazionale e riuscire a suscitare l'interesse e la passione del pubblico ad ogni latitudine.
I reperti del Museo si confermano un patrimonio dell'umanità, capace di trasmettere ancora oggi delle storie universali: gli oggetti diventano così non più mute testimonianze, ma piuttosto un modo per sensibilizzare il pubblico circa l'importanza del passato, chiave di lettura fondamentale per capire noi stessi e il tempo presente.

Per maggiori informazioni:

https://amosrex.fi/en/exhibitions/egypt-of-glory/

https://kumu.ekm.ee/en/syndmus/egypt-of-glory-art-from-the-nile-valley/

Per le foto si ringrazia l'Ufficio stampa della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino


Il Museo Egizio apre al pubblico le nuove sale dedicate alla propria storia

A meno di cinque anni dall’aprile del 2015, quando fu svelata al pubblico la nuova configurazione del Museo Egizio, frutto dell’imponente opera di rifunzionalizzazione che ne aveva trasformato gli spazi e ripensato la disposizione della collezione, le superfici all’interno dell’ex Collegio dei Nobili si arricchiscono oggi di un ulteriore e significativo ampliamento del percorso espositivo. Si tratta di un importante intervento strutturale, realizzato nel corso dell’autunno, che ha per protagoniste le cosiddette “sale storiche” con cui i visitatori iniziano il percorso al piano ipogeo, laddove l’itinerario alla scoperta dell’antico Egitto è introdotto da un racconto sulle origini del Museo stesso. Una narrazione proposta ora in una modalità rinnovata, approfondita e interattiva, grazie al completo riallestimento che ha articolato tale area in cinque inediti ambienti, uno dei quali destinato ad ospitare la fedele ricostruzione di una sala così come si presentava nell’800.

La costante opera di ricerca e di indagine che caratterizza l’attività scientifica dell’equipe del Museo Egizio, negli ultimi anni ha intensamente coinvolto anche l’ambito archivistico, offrendo, fra gli altri, elementi utili a meglio tratteggiare le vicende storiche dell’istituzione culturale torinese, nonché a rileggere pagine dell’egittologia che l’hanno vista al centro della scena fin dall’800. Nasce da qui il bisogno di dare un’altra forma e, soprattutto, maggiore sostanza a queste sale, fornendo una esaustiva e articolata risposta al quesito che inevitabilmente ci si pone varcando la soglia dell’edificio al numero 6 di via Accademia delle Scienze: perché il Museo Egizio è a Torino?

Descrivere la storia del Museo Egizio significa ripercorrere un cammino che muove i suoi passi iniziali circa 400 anni fa, quando le prime antichità egizie approdano a Torino per volere dei sovrani di Casa Savoia, alla ricerca di ciò che oggi definiremmo uno “storytelling”, radicato nel mito, che ne legittimasse il potere. Un ruolo, quello della monarchia sabauda, che sarà poi determinante nel 1824, con la decisione del Re Carlo Felice di acquistare la collezione Drovetti, facendone il nucleo fondante del Museo, che nasce così in quello stesso anno.

Il nuovo percorso storico è stato modellato attorno agli studi condotti all’interno del Museo Egizio dal curatore Beppe Moiso e dall’archivista Tommaso Montonati ed è impreziosito e reso di agevole fruizione da un raffinato progetto di comunicazione visiva, realizzato dagli uffici del Museo in collaborazione di Nationhood per i prodotti multimediale, con il ricorso a immagini d’archivio - antiche litografie, stampe e fotografie d’epoca - nonché a una serie di video e supporti digitali che si incontrano esplorando le cinque sale.

Alla prima di esse spetta il compito di illustrare la fase in cui tutto ebbe inizio, a partire dalle ragioni del rapporto tra Torino e l’antico Egitto. Un’introduzione affidata ai depositari di questa vera e propria epopea, ossia quei reperti giunti da antesignani sulle rive del Po: ad accogliere il visitatore nella nuova area è l’imponente statua di Ramesse II, dopo la quale si svelano la Mensa Isiaca, pregevole tavola metallica di provenienza romanica, e via via gli altri reperti che testimoniano la genesi della collezione, fra cui la riproduzione della testa con segni cabalistici, visualizzata in 3D su un apposito schermo, conservata ai Musei Reali, presso il Museo di Antichità di Torino.

Il cammino prosegue poi, dopo aver approfondito il fondamentale contributo delle figure chiave di Vitaliano Donati e Bernardino Drovetti, tratteggiando lo sviluppo della “Egittomania” in epoca Napoleonica, nata sull’onda della spedizione lungo il Nilo delle truppe francesi, che lo stesso Bonaparte aveva voluto fossero affiancate da oltre 150 Savants, studiosi di varie discipline provenienti dalle Università francesi, con una decina di disegnatori. Proprio il lavoro di questi ultimi, confluito negli undici volumi della famosa Description de l’Ègypte, viene qui messo a disposizione del pubblico in formato digitale, per mezzo di un monitor touchscreen che consente di scorrerne le pagine della seconda edizione, stampata tra il 1821 e il 1829.

Sulla parete opposta allo schermo si estende il suggestivo e scenografico riallestimento del libro dei morti di Iuefankh, papiro la cui lunghezza sfiora i 19 metri, esposto corredato da un apparato infografico che ne percorre e descrive minuziosamente l’intero sviluppo, sulla base degli studi compiuti dalla curatrice e filologa del Museo, Susanne Töpfer, consentendo al visitatore di osservare da vicino e comprendere i disegni e le formule che compongono questo straordinario reperto.

Nella prosecuzione del percorso espositivo numerosi sono gli elementi che restituiscono il clima del tempo, e il fervore sviluppatosi attorno all’antico Egitto e ai suoi reperti in quegli anni pionieristici per l’egittologia: in tal senso, di particolare interesse appare l’inedita sezione dedicata al contesto europeo ed egiziano, che permette di comprendere in che modo la collezione torinese si inscriva entro un quadro più generale di grande interesse per la nascente disciplina. Ma altrettanto fondamentale per comprendere il Museo Egizio risulta essere la conoscenza di fasi storiche dense di entusiasmo, come accade con il racconto della M.A.I. - Missione Archeologica Italiana in Egitto e della direzione di Ernesto Schiaparelli, oppure il ricordo di momenti cupi quali gli anni del Fascismo e l’impatto sul Museo della Seconda Guerra Mondiale.

Entrare in una sala del Museo Egizio dell’800

 Uno degli aspetti che si è inteso approfondire, nell’ottica di offrire al pubblico un’esperienza immersiva reale, è quello relativo alla storia delle modalità espositive della collezione egittologica torinese, della loro evoluzione nel tempo: per introdurre il visitatore nell’autentica atmosfera ottocentesca e far meglio comprendere l’aspetto del Museo di allora, è stata realizzata una sala che riproduce puntualmente l’allestimento di quegli anni, che rende più che mai evidenti il gusto e i canoni museali dell’epoca. In quel periodo le antichità in pietra e le statue erano collocate al piano terreno dell’edificio, come documentato da un acquerello di Marco Nicolosino, mentre il resto stava ai piani superiori, come invece illustrano le due tele di Lorenzo Delleani, rispettivamente del 1871 e 1881, che immortalano due momenti allestitivi distinti con vetrine di tipo diverso.

https://www.youtube.com/watch?v=GF91kYKEiVE

La ricostruzione storica ha pertanto preso a modello proprio la testimonianza pittorica del 1871: al piacevole disordine che caratterizza l’ambiente, ancora inteso quale luogo di studio più che sala museale, con reperti sparsi sul pavimento, si contrappongono severe vetrine a parete ingentilite da una delicata colorazione pastello; in alcuni casi sono esposte le medesime antichità, nel tentativo di trasmettere al visitatore il fascino di vivere la stessa esperienza di chi lo ha preceduto di 150 anni.  Gli oggetti sono sistemati all’interno di alcune vetrine ottocentesche e, come allora, sono privi di didascalie, segno di una fruizione ancora riservata a pochi.  Il centro della sala ospita una vetrina storica con all’interno il Canone Regio, un preziosissimo papiro che ha contribuito alla ricostruzione della cronologia egiziana antica. A fianco una mummia ancora completamente bendata all’interno del suo sarcofago. Tutto intorno altre teche, appartenenti al primo allestimento, contengono oggetti di culto e di uso quotidiano. Una parete intera è dedicata all’esposizione delle stele funerarie, in pietra e in legno. È infine possibile vedere - grazie al prestito dei Musei Reali di Torino - una selezione delle oltre 3000 medaglie e monete di epoca tolemaica e romana facenti parte della collezione riunita da Bernardino Drovetti.

Evelina Christillin, presidente del Museo Egizio

“Dopo quasi 200 anni di storia il Museo Egizio continua a caratterizzarsi come un’istituzione dinamica e in continuo fermento. Il riallestimento delle sale che introducono la visita con il racconto delle origini di questa collezione, costituisce un’occasione preziosa per riscoprire e approfondire le profonde connessioni tra la storia di questo luogo e quella del territorio che lo ospita, nonché a collocarla all’interno del più generale contesto socio-culturale nazionale e internazionale. Un progetto particolarmente significativo lungo il percorso di avvicinamento al bicentenario del Museo Egizio che celebreremo nel 2024 e per il quale siamo già all’opera per sviluppare un’opportuna concertazione con il Mibact, la Soprintendenza, gli enti del territorio e gli altri soggetti coinvolti”.

 Christian Greco, direttore del Museo Egizio

“L’esigenza di intervenire sull’assetto espositivo a meno di cinque anni dal riallestimento della collezione pone le sue basi nella natura stessa di un museo e dell’Egizio in particolare: questo è un luogo vivo, in continuo divenire, che muta e si evolve in virtù dei risultati della ricerca e del suo essere parte attiva della comunità. Cambiare e adeguare sé stessi è quindi una naturale vocazione per un’istituzione come la nostra”. “Per questo importante progetto la ricerca rappresenta ancora una volta il punto di partenza per la nostra attività espositiva. Grazie al lavoro svolto dai nostri curatori sugli archivi, infatti, il nuovo percorso espositivo sviluppa ed espande la narrazione sulla storia del Museo, con elementi utili a rappresentare il contesto culturale al cui interno si è sviluppata. Tale scelta ha permesso di affiancare alla narrazione principale altre storie, che finora non erano state approfondite all’interno dell’esposizione, che, tra l’altro, contribuiscono a inserire la vicenda torinese nel quadro più complesso della realtà egiziana ed europea”.


“PAPIROTOUR. L’Antico Egitto in biblioteca”

In occasione del 150° anniversario dell’istituzione del Servizio Biblioteche, il Museo Egizio inaugura il “PAPIROTOUR. L’Antico Egitto in biblioteca”, una mostra itinerante che dal 10 aprile 2019 al 30 marzo 2020 farà tappa in 12 biblioteche cittadine, un mese in ciascuna sede.

In parallelo alle sue mostre che valicano i confini di quattro continenti, il Museo Egizio presenta un progetto speciale pensato per avvicinare i cittadini al proprio patrimonio culturale e stimolare l’interesse e la passione per una delle più affascinanti civiltà del passato.

Sviluppato in collaborazione con le Biblioteche Civiche Torinesi, PapiroTour raggiungerà i quartieri della città più distanti dal centro per offrire un progetto inclusivo che trova proprio nelle biblioteche un nuovo pubblico a cui l’Egizio ha deciso di fare anche un altro regalo: a tutti i possessori della tessera Biblioteche Civiche sarà riservata la gratuità d’ingresso al museo per tutta la durata della mostra e fino al 31 dicembre 2020*.

Con PapiroTour, il Museo Egizio intende rinforzare il legame con il territorio attraverso le Biblioteche Civiche, frequentate da un pubblico molto eterogeneo e attento all’offerta culturale della città: sono 298.165 i tesserati, di cui oltre 10 mila si sono iscritti nel 2018.

Libro dei Morti di Taysnakht, figlia di Taymes_Cyperus papyrus. Epoca Tolemaica (332-30 a.C.). Tebe_Collezione Drovetti (1824). C. 1833_Pesatura del cuore Crediti: Museo Egizio, Torino

In omaggio al patrimonio librario cittadino, il tema centrale della mostra è il papiro, la scoperta dei geroglifici e di altre forme di scrittura egizia; il percorso espositivo si sviluppa infatti intorno al Libro dei Morti di Taysnakht, una specie di guida di viaggio per accompagnare il defunto verso l’aldilà. La lunga teca (circa due metri) verrà affiancata ad otto grandi pannelli con immagini e testi che spiegano gli aspetti peculiari del reperto e della civiltà egizia.

L’oggetto in mostra è una fedelissima replica dell’originale, realizzata nell’ambito di “Liberi di Imparare”, un progetto nato da una collaborazione con la Casa Circondariale Lorusso-Cutugno di Torino, i cui detenuti hanno prodotto copie straordinariamente verosimili sotto la guida dei curatori del Museo Egizio.

Il nome “Libro dei Morti”, coniato a metà dell’Ottocento dall’archeologo tedesco Karl Richard Lepsius, indica un insieme di formule a cui gli antichi Egizi si affidavano per affrontare il pericoloso viaggio nel regno di Osiride.

Durante la mostra, presso le biblioteche, saranno proposti appuntamenti di approfondimento con i curatori del museo e altre attività per adulti e bambini.

"La collaborazione tra il Museo Egizio e le Biblioteche Civiche come presidi sul territorio – dichiara l’Assessora alla Cultura Città di Torino, Francesca Leon - rafforza le azioni di coinvolgimento del pubblico e contribuisce a diffondere la conoscenza della civiltà egizia fra i cittadini; questo progetto può rappresentare un modello di accordo da seguire anche per altre istituzioni museali, un'occasione di conoscenza e avvicinamento dei cittadini al patrimonio culturale".

“Il percorso che il Museo Egizio ha intrapreso in questi anni - spiega la Presidente del Museo Egizio, Evelina Christillin - si sviluppa attraverso quella molteplicità di attività a cui un’istituzione culturale è, per sua natura, chiamata. Così come l’esposizione della collezione non può prescindere da studio, ricerca scientifica e conservazione, l’opera di promozione al pubblico deve ambire a ben più che al mero incremento dei visitatori. Noi abbiamo infatti il dovere di stimolare l’ampliamento del nostro bacino di utenza in un’ottica di inclusione sociale e avvicinamento a chi ha minori opportunità di accesso alla cultura. Nascono così i nostri progetti con i detenuti, con il sistema ospedaliero, quelli dedicati ai migranti, fino a questa nuova iniziativa che ci porta nelle biblioteche civiche torinesi e che risponde all’obiettivo essere un punto di riferimento per la comunità avvicinandoci ad essa”.

La rete delle Biblioteche Civiche Torinesi conta 18 sedi e un Bibliobus itinerante, con tre punti presso la Casa Circondariale “Lorusso-Cutugno” e l’Istituto Penale per i Minorenni “Ferrante Aporti”.

Ai servizi di prestito e alla biblioteca digitale, si aggiungono ogni mese incontri, gruppi di lettura e altre attività.

Il Museo Egizio custodisce a Torino una collezione di oltre 36.000 reperti, di cui 3.300 esposti nelle sale museali a cui si aggiungono oltre 11.000 reperti nei depositi visitabili.

La straordinaria raccolta di statue, papiri, sarcofagi e oggetti di vita quotidiana consente al visitatore un viaggio nel tempo attraverso più di 4.000 anni di storia, arte, archeologia, alla scoperta di una delle più affascinanti civiltà del passato.


Berni e il giovane faraone Museo Egizio di Torino Disney

Il Museo Egizio di Torino set cinematografico per il nuovo film Disney "Berni e il giovane Faraone"

Si concludono oggi le quattro settimane di riprese tutte interamente girate a Torino del nuovo action-movie della Disney "Berni e il giovane faraone".

Il lungometraggio è prodotto da 3ZERO2 e The Walt Disney Company Italia, con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte. Questa produzione tutta italiana e diretta da Marco Chiarini racconta la storia della speciale amicizia tra il giovane faraone Ramses, detto Ram (intepretato da Jacopo Barzaghi) e Berni, una ragazzina che vive con la madre archeologa nel Museo e interpretata da Emily de Meyer.

Una profezia riporterà in vita il giovane discendente della potente dinastia ramesside e lo catapulterà nel caotico mondo contemporaneo. Qui farà conoscenza con la giovane Berenice (Berni) e insieme vivranno una entusiasmante avventura, ricca di elementi fantastici e con tanti riferimenti alla storia dell'antico Egitto.

Oltre al Museo Egizio, le riprese hanno toccato il Collegio San Giuseppe, IRV – Istituto di Riposo per la Vecchiaia (Poveri Vecchi) e ville private in Torino e in Moncalieri.

Questa produzione ci piace tantissimo anche perché è totalmente "environment friendly" dal momento che è stato applicato protocollo Edison Green Movie, le prime linee guida europee per il cinema sostenibile, che ha messo in pratica varie misure previste dal progetto Green Set curato da FCTP.
Seguendo Edison Green Movie, 3ZERO2 ha ripensato l’intero ciclo produttivo del film adottando comportamenti di risparmio, rispetto e uso intelligente delle risorse. L’applicazione del protocollo a tutte le fasi di produzione ha permesso di ottimizzare i consumi energetici e di materiali contribuendo a ridurre l’impatto ambientale del film e portando concreti risparmi economici.

La presidentessa del Museo Egizio Evelina Christillin, ha dichiarato che "la collaborazione con Disney e 3ZERO2 è stata un’ottima opportunità per tutti: ambientando il racconto nelle sale museali, la produzione ha scelto di puntare sul patrimonio culturale e, parallelamente, ha consentito all’Egizio di diventare ancora più famigliare per i giovanissimi, un luogo in cui far viaggiare la fantasia. Anche da un punto di vista operativo è stato un rapporto assai proficuo, che non ha sottratto il museo ai suoi visitatori neppur per un’ora. Tutte le riprese si sono svolte con modalità impeccabile in orario di chiusura e nel pieno rispetto delle collezioni".

Adesso non ci resta che aspettare il nuovo anno per godere di questa produzione che promette di deliziare grandi e piccini, e soprattutto noi amanti dell'archeologia.

Foto di Giuliana Dea