Stasera al Museo Egizio. Con Alberto Angela alla scoperta di uno dei musei più belli al mondo

"La strada per Menfi e Tebe passa da Torino". Così pronunciò Jean-François Champollion e proprio da questo luogo magico, il Museo Egizio di Torino, partirà lo speciale televisivo condotto da Alberto Angela: “Stanotte al Museo Egizio”.

In attesa della riapertura dei musei e siti italiani chiusi ormai da mesi per l'emergenza sanitaria causata dal COVID-19, Rai 1 ripropone lo speciale di successo mandato in onda qualche anno fa in cui il noto divulgatore entrerà di notte nelle sale del più importante Museo Egizio al mondo dopo quello del Cairo. Con le luci soffuse e a porte chiuse, protagonisti d’eccezione saranno gli antichi reperti raccontati dalle sapienti parole del Direttore Christian Greco e dei curatori delle varie collezioni.

Il conduttore, inoltre, guiderà gli spettatori tra gigantesche statue di sfingi e faraoni, in una ricca tomba e all’interno di un tempio nubiano ricostruito pezzo per pezzo. Parlando di Egitto non si può non parlare di mummie e a Torino alcune sono davvero singolari. Tre sorelle custodite al museo di cui si conoscono anche i nomi o ancora quella di un ignoto individuo con i tratti del volto dipinti che lo fanno assomigliare ad un tragico pupazzo.

Foto: Ufficio stampa RAI 1

Di volta in volta, sala per sala, reperto dopo reperto, Alberto Angela sarà accompagnato da noti personaggi del panorama italiano. Giovanni Soldini parlerà di navi e navigazione nel mondo antico e al tempo degli Egizi, il matematico Piergiorgio Odifreddi racconterà la nascita della matematica e della geometria, Gabriella Pescucci, premio oscar racconterà invece le singolarità dell’abbigliamento di questo affascinante popolo, la storica Eva Cantarella  parlerà di amore e sesso e il direttore Riccardo Muti ci farà scoprire le suggestioni che proprio l’antico Egitto suscitò su Giuseppe Verdi e sulla composizione di una delle  sue opere più famose: l’Aida.

Le note di Giuseppe Verdi dell’Aida risuoneranno tra le sale del Museo Egizio di Torino, rielaborate per l’occasione per un quintetto di giovani musicisti.

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A Padova la mostra “L’Egitto di Belzoni. Un gigante nella terra delle piramidi”

L’esposizione "L’Egitto di Belzoni. Un gigante nella terra delle piramidi" è stata inaugurata a Padova presso il Centro Culturale Altinate San Gaetano il 25 ottobre del 2019 per l’anniversario dei 200 anni dal ritorno di Belzoni dall’Egitto, ed è incentrata maggiormente sulla sua vita, sui suoi viaggi alla scoperta di  questa antica civiltà -compiuti tra il 1815 e il 1818- e sugli scenari delle città di Padova, Londra e dell’Egitto di fine Settecento, inizio Ottocento.

Scopo principale della mostra è far conoscere, attraverso gli occhi del protagonista, le sue avventure nella terra dei faraoni e il suo vissuto, grazie a tecnologie innovative, effetti multisensoriali e multimediali, disegni dell’esploratore costituenti una sorta di graphic novel e ricostruzioni ambientali dei suoi viaggi in Egitto, che hanno contribuito alla diffusione di notizie su questo antico popolo di cui, almeno fino alla campagna napoleonica in Egitto del 1798, nulla o poco si sapeva.

Ma chi era Giovanni Battista Belzoni?

Nato a Padova nel borgo del Portello nel 1778, fu una personalità dirompente, con un grande spirito avventuriero che lo portò, a soli sedici anni, a lasciare la sua città natale per andare a Roma, città in cui studiò idraulica. Successivamente visse anche in Olanda e in Francia, e nel 1803 a Londra, dove entrò a far parte di una compagnia teatrale. Nel 1814, durante un soggiorno a Malta, venne a sapere che il pascià dell’Egitto Mohamed Alì cercava degli europei in grado di sottoporgli un’invenzione per risolvere la siccità che affliggeva il paese.

Fu così che Belzoni, grazie alle ottime conoscenze di idraulica, nel 1815 sbarcò in Egitto, progettò una macchina per l’irrigazione dei campi e la presentò al pascià. La macchina idraulica fu messa in moto, ma il progetto venne accantonato a causa del malumore che suscitò tra la popolazione, allarmata nel vedere la manodopera soppiantata dalla macchina.

Una volta giunto in Egitto, Belzoni iniziò a subire il fascino di questa antica civiltà. Dal 1816 al 1818 svolse diverse azioni in terra egizia, tra cui il trasporto, da Tebe ad Alessandria e da lì a Londra, del busto colossale del Giovane Memnone; il disseppellimento delle strutture templari ad Abu Simbel; il trasporto in Inghilterra dell’obelisco da lui rinvenuto nell’isola di File; gli scavi nel tempio di Karnak; la scoperta di diverse tombe nella Valle dei Re e del varco d’accesso alla piramide di Chefren, sulle cui mura della camera sepolcrale appose la sua firma:«Scoperta da G. Belzoni. 2.mar.1818». Alla fine del 1818 rientrò in Europa e, nello stesso anno, inviò a Padova due statue in diorite nera raffiguranti la dea leonessa Sekhmet, rinvenute durante gli scavi a Tebe e oggi presenti nella sala dedicata a Belzoni del Museo Archeologico. Ritornato a Londra nel 1820, pubblicò dei resoconti delle sue esplorazioni in Egitto e in Nubia. Nel 1823 fece il suo ultimo viaggio nell’Africa occidentale, sulle rive del fiume Niger, ma morì il 3 dicembre dello stesso anno in circostanze poco chiare, forse a causa di un avvelenamento, sicuramente a causa di una malattia tropicale. Con le sue scoperte, contribuì anche alla creazione della collezione egizia del British Museum.

Diverse novità si inseriscono nel percorso espositivo, pensato per grandi e piccoli: laboratori didattici riservati a scuole di ogni ordine e grado, la formula “I VISIT”, una visita esclusiva e un momento conviviale riservato in compagnia di un esperto che ridarà voce alla personalità di Giovanni Belzoni, le sue vicende private, le avventure, i momenti di crisi, le conquiste e la passione per l’antico Egitto (l’esperienza prevederà una degustazione di congedo che ripropone i gusti, le pietanze e la cucina dell’antico Egitto conosciuto da Belzoni), la ricostruzione in scala della grande piramide di Chefren e la possibilità di scrivere e stampare il proprio nome in geroglifico.

Sarà possibile visitare la mostra fino al 28 giugno 2020.

Foto: Courtesy of Press Office