Milano: aprono al pubblico le mostre di Frida Kahlo al MUDEC

MUDEC

Dal 1 febbraio aprono al pubblico le mostre di Frida Kahlo

“Frida Kahlo. Oltre il mito”, la grande antologica sull’artista messicana più famosa e acclamata al mondo, e “Il sogno degli antenati. L’archeologia del Messico nell’immaginario di Frida Kahlo”, saranno allestite negli spazi del MUDEC fino al 3 giugno 2018.

Milano, 31 gennaio 2018 – Aprono al pubblico da domani, giovedì 1° febbraio, “Frida Kahlo. Oltre il mito”, la grande antologica sull’artista messicana più famosa e acclamata al mondo, e “Il sogno degli antenati. L’archeologia del Messico nell’immaginario di Frida Kahlo”, allestite fino al 3 giugno 2018 negli spazi del MUDEC.

Promossa dal Comune di Milano e da 24 ORE Cultura-Gruppo 24 ORE, che ne è anche il produttore, “Frida Kahlo. Oltre il mito” porta in Italia più di cento opere tra dipinti (una cinquantina), disegni e fotografie. Frutto di sei anni di studi e ricerche, ha l’obiettivo di delineare una nuova chiave di lettura dell’artista, evitando ricostruzioni forzate, interpretazioni sistematiche o letture biografiche semplificatrici.

La mostra riunisce in un’unica sede espositiva, per la prima volta in Italia e dopo quindici anni dall’ultima volta, tutte le opere provenienti dal Museo “Dolores Olmedo” di Città del Messico e dalla “Jacques and Natasha Gelman Collection”, le due più importanti e ampie collezioni di Frida Kahlo al mondo, insieme a prestiti di diversi musei internazionali che permetteranno di ammirare alcuni dei capolavori dell’artista messicana mai visti nel nostro Paese (tra questi il Phoenix Art Museum, il Madison Museum of Contemporary Art e la Buffalo Albright-Knox Art Gallery).

“Frida Kahlo. Oltre il mito” intende superare la visione semplicistica del lavoro dell’artista messicana, derivata dall’intreccio inestricabile tra la sua vita e la sua opera, dimostrando che per un’analisi seria e approfondita della sua poetica è necessario spingersi al di là dei limiti della sua biografia superando il mito consolidato e alimentato dalle mode degli ultimi decenni.

Afferma Diego Sileo, curatore della mostra, conservatore del PAC e storico dell’arte specializzato in arte contemporanea latinoamericana: “Per quanto possa sembrare paradossale, è proprio il gran numero di eventi espositivi dedicati a Frida Kahlo che ha portato ad ideare questo nuovo progetto perché - contrariamente a quanto appare - la leggenda che si è creata attorno alla vita dell’artista è spesso servita solo ad offuscare l’effettiva conoscenza della sua poetica. Fino ad oggi la maggior parte delle mostre su Frida Kahlo si sono infatti limitate ad analizzare, con una certa morbosità, i suoi oscuri traumi familiari, la sua tormentata relazione con Diego Rivera, il suo desiderio frustrato di essere madre, e la sua tragica lotta contro la malattia. Nel migliore dei casi la sua pittura è stata interpretata come un semplice riflesso delle sue vicissitudini personali o, nell’ambito di una sorta di psicoanalisi amatoriale, come un sintomo dei suoi conflitti e disequilibri interni. L’opera si è vista quindi radicalmente rimpiazzata dalla vita e l’artista irrimediabilmente ingoiata dal mito”.

Il percorso espositivo rivela come Frida Kahlo nasconda ancora molti segreti e propone - attraverso fonti e documenti inediti ritrovati nel 2007 nell’archivio di Casa Azul (dimora dell’artista a Città del Messico) e da altri importanti archivi, qui presenti per la prima volta, con materiali sorprendenti e rivoluzionari (archivio di Isolda Kahlo, archivio di Miguel N. Lira, archivio di Alejandro Gomez Arias) - nuove chiavi di lettura della sua produzione.

I temi portanti della sua ispirazione artistica - come la ricerca costante della propria identità di donna e di artista, l’affermazione della “messicanità”, la sofferenza fisica, la sua leggendaria forma di resilienza - si riflettono nel progetto d’allestimento della mostra, che si sviluppa attraverso quattro sezioni: Donna, Terra, Politica e Dolore.

Nelle due lunghe vetrine curve che si affacciano sulla nuvola centrale del MUDEC, in perfetto dialogo con la mostra “Frida Kahlo. Oltre il mito”, si snoda il percorso dedicato a “Il sogno degli antenati. L’archeologia del Messico nell’immaginario di Frida Kahlo”, visitabile gratuitamente.

Carolina Orsini, conservatore delle Raccolte Extraeuropee del Museo, e Davide Domenici, antropologo specialista di archeologia e storia dell’America indigena, hanno allestito una mostra-approfondimento che esplora appunto l’archeologia messicana attraverso un racconto fatto di oggetti archeologici ed etnografici di area mesoamericana provenienti dalla collezione permanente del MUDEC, in grado di dimostrare come il mondo indigeno e il passato precolombiano abbiano costituito elementi fondamentali della pratica artistica dell’artista messicana.

Sculture azteche, figurine fittili teotihuacane e ceramiche del Messico occidentale costituirono infatti per Frida Kahlo un lessico al tempo stesso identitario ed estetico, un patrimonio di forme e significati che permise all’artista di esprimere quella “messicanità” che - come si nota nella parallela mostra “Oltre il mito” - costituì uno dei temi portanti della sua opera e di quella vera e propria performance artistica che fu la sua vita.

La mostra si articola in una serie di sezioni dedicate al ruolo che il mondo indigeno e la riscoperta archeologica del suo passato precolombiano ebbero nella costruzione della nazione post-rivoluzionaria; al collezionismo di oggetti archeologici da parte di Frida Kahlo e Diego Rivera e alla loro riscoperta dell’estetica precolombiana; e alla “costruzione” dell’immagine di Frida Kahlo mediante il frequente uso, documentato da foto storiche, di abiti etnici e di antichi gioielli di giada.

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Napoli, Omaggio a Frida Kahlo: Vertigini di Colore

Vertigini di Colore: Omaggio a Frida Kahlo

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Nella suggestiva cornice della 'Sala Rari' della Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III, mercoledì 16 dicembre 2015 alle ore 17,00, in scena "VERTIGINI DI COLORE" di Antonio Spagnuolo, da un'idea di Luciana Renzetti, per la regia di Adriana Carli, che è anche la protagonista nelle vesti di Frida Kahlo, la pittrice la cui  attività artistica è sempre più apprezzata in particolare in Europa con l'allestimento di numerose mostre. Presentano lo spettacolo Vera Valitutto e Antonio Filippetti.
Selvaggia e passionale come il suo paese di origine, il Messico, violenta e dolcissima come l’attaccamento alla vita che la caratterizzò, visionaria e realista come i suoi quadri, Frida Kahlo (1907-1954) è sicuramente una delle più importanti pittrici contemporanee. Allieva, moglie e musa di Diego Rivera, ebbe contatti fecondi, e a volte burrascosi, con molti protagonisti dell’arte europea tra le due guerre.
«“Vertigini di colore” è il titolo più giusto - scrive Adriana Carli -per rappresentare gli aspetti salienti, contraddittori ed appassionanti della forte personalità di Frida Khalo, che nell’arte ha trovato il mezzo di sopravvivenza, di comunicazione, di sfogo al dolore fisico ed intimo che ha segnato tutta la sua vita. Il titolo più giusto per interpretare il turbinio emotivo filosofico e religioso delle due Frida , quella che ci arriva documentata da scritti, foto e dipinti e quella che si intuisce al di là degli sguardi, delle dichiarazioni, dei coraggi e delle sfrontatezze. Due Frida che non si contrappongono, che non si combattono, che non si escludono, che non si compensano, ma che coesistono con la naturalezza tipica di chi è costretto ad ottenere ciò che vuole e che gli viene rifiutato percorrendo strade impervie, provocatorie e dissacranti.»


«Il vortice dei colori coinvolge quotidianamente un amore violento, che affonda nel pensiero e negli atti, nella carne e nelle opere di una donna particolarmente segnata dal destino - commenta Antonio Spagnuolo - Il canto della poesia allora diventa melodia frenetica, musica ritmata, sino all’angoscia ed al paradosso, per la lacerazione dei sentimenti. Il ritorno alla scena, nella interpretazione luminosa di Adriana Carli, ricalca un’operazione culturale che già ha suscitato entusiasmo e partecipazione attenta nella rappresentazione della mistica vita della pittrice, oggi che tutte le nazioni la ricordano».


Come nella vita, anche nello spettacolo il personaggio di Diego Rivera, interpretato da Franco Javarone e Bruno Minotti, è sempre presente e si sdoppia per rappresentare  tutte le sfaccettature del complesso  rapporto. Lo spettacolo è arricchito da proiezioni video e dalla voce della cantante Rosarillo.
con la Collaborazione di Eleonora Marcolini, Francesca Liguori, Cipriano Magliulo, Rosamaria Sigillo, Maria Laura Trevisi, Maria Rosaria Vitale, Andrea Sorrentino.
ingresso libero fino ad esaurimento dei posti

Come da MiBACT, Redattrice Lidia Tarsitano