Scudo di Garibaldi

Roma: rinvenuto lo scudo di Garibaldi

È stato rinvenuto dai Militari del Reparto Operativo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e della Stazione di Roma Gianicolense lo Scudo di Garibaldi, opera che il popolo siciliano donò l’11 maggio del 1878 al condottiero in segno di rispetto, dopo lo sbarco dei Mille sulla costa marsalese.

La scultura bronzea fu realizzata da Antonio Ximenes (padre del più noto Ettore Ximenes), è policroma e di forma circolare, ha un diametro di 118 cm e pesa 50 chilogrammi. Fu successivamente donata da Garibaldi alla città di Roma, che la custodì nel Museo Capitolino, per poi essere spostata nel Museo Nazionale del Risorgimento nel Palazzo del Vittoriano, da qui sparì, probabilmente, a partire dai primi anni del 2000, in circostanze non ancora chiarite.

Mancava dalla struttura ospitante già dopo il 1982, anno del centenario della scomparsa del generale. Lo scudo presenta la testa di Garibaldi al centro ed è attorniato da una corona di quercia. Sulle foglie sono incise le principali battaglie da lui combattute e la scultura è divisa in otto raggi. Su ognuno di essi si trovano gruppi allegorici che rappresentano gli stemmi delle principali città italiane e delle icone che simboleggiano la Carità, la Giustizia, la Gloria e la Scienza strategica. La scultura è attorniata da una corona d’alloro su cui sono incisi i nomi di tutti i Mille, guidati dallo stesso Garibaldi, che arrivarono a Marsala con l’intento di annettere la Sicilia al Regno sabaudo.

Scudo di Garibaldi

Foto dall'Ufficio Stampa del Comando Carabinieri Tutela del Patrimonio Culturale


L'ultimo autore del Risorgimento italiano: Ippolito Nievo

Quella di Ippolito Nievo è una figura senza ogni dubbio nuova e rappresenta un anello di congiunzione fondamentale, nel panorama della letteratura nazionale italiana, tra Manzoni e Verga per la sua produzione narrativa.

Ippolito Nievo
Foto dal libro Le confessioni di un ottuagenario edito da "A.Barion", aprile 1937.

Uomo calato a pieno nel periodo storico in cui vive, è proprio per questo da considerarsi l’ultimo letterato del Risorgimento Italiano, poiché ha unito l’azione concreta al pensiero, militando nel corpo garibaldino dei Cacciatori delle Alpi e prendendo parte all’impresa dei Mille (pur essendo un antimilitarista) ma al tempo stesso si è dedicato appassionatamente alla scrittura.

Ad un arco di vita purtroppo breve (nasce nel 1831 e muore alle soglie della Repubblica per la nascita della quale aveva combattuto, nel 1861) corrisponde infatti l’intensissima e fruttuosa attività giornalistica e letteraria di Ippolito Nievo. Esordisce dapprima come poeta con Versi del 1854 (di ispirazione satirica), più avanti Lucciole del 1858 e Amori garibaldini nel 1860, ma è la narrativa in cui spicca.

Numerose novelle sulla vita delle genti umili sono infatti edite sui giornali presso cui l’autore collabora già da studente e poi raccolte nel Novelliere campagnuolo del del 1856, (si ricordi Il Varmo, secondo i critici primo abbozzo dell’infanzia idillica tra Carlino e la Pisana nel romanzo maggiore dell’autore). Dopo la parentesi di due tragedie, Spartaco e i Capuani, Nievo ritorna alla narrativa con quattro romanzi, Angelo di bontà. Storia del secol passato, Il conte pecoraio. Storia del nostro secolo, Il barone di Nicastro, Il pescatore di anime (incompiuto) scritti tra il '56 e il '58.

Ma Nievo sente sempre dentro di sé un misto di fiducia ed incertezza riguardo la funzione civile dello scrittore. Notevoli a tal proposito sono durante gli anni gli interventi saggistici, di cui il più importante a sfondo politico è il Frammento sulla rivoluzione nazionale del 1859-'60, ove si legge come Nievo ritenga assolutamente fondamentale la partecipazione della società tutta al processo risorgimentale in atto in quegli anni, cosa che purtroppo non stava avvenendo e anzi aveva comportato un’esclusione delle masse popolari da tutti quei benefici portati dalle rivoluzioni industriali e quasi una sordità da parte delle classi dirigenti passate e presenti ai loro bisogni e diritti, che Nievo considera parimenti dignitosi.

Dal tono di questa discussione si possono dedurre anche i toni di quella che è l’intera prosa neviana, che rifiuta (in realtà anche nelle tematiche più leggere o intime) il Romanticismo languido e il sentimentalismo che andava per la maggiore. Lo stile anzi mira alla concretezza e all’umorismo, e ciò è riscontrabile a primo impatto nell’opera più famosa e innovativa di Ippolito Nievo, le Confessioni di un italiano.

La partenza da Quarto, dipinto opera di autore anonimo; Ippolito Nievo partecipò alla Spedizione dei Mille

Scritto in pochi mesi durante l’impegno militare al fianco di Giuseppe Garibaldi, il romanzo fu portato a compimento nel 1858 ma rimasto inedito fino al 1867, quando fu stampato con il titolo Confessioni di un ottuagenario, a cura di un’amica dell’autore.

Il ritardo e le modifiche apportate furono causati dal carattere politico dell’opera, che volle essere mitigato e ridotto alle semplici memorie di un anziano Carlo Altoviti che, “nato veneziano”, “morirà italiano”, come lo stesso narratore, che si trova ad essere testimone ed attore di una fase importantissima della storia nazionale di un paese, annuncia nel proemio. Il romanzo si divide poi in ventitré capitoli raccolti intorno a tre nuclei. I primi sette raccontano l’infanzia del protagonista, chiamato da tutti Carlino, un bambino abbandonato dalla madre e accolto dalla zia nel castello di Fratta. Cresceranno insieme a lui le cugine, che spiccano per la loro diversità antitetica: la quieta e dolce Clara e la frizzante Pisana, che seppur ancora “fanciulletta” rapisce il cuore del giovinetto con il suo comportamento da “tirannella”, in bilico tra l’affetto sensuale e le angherie prepotenti.

Molte scene ritratte in questi primi capitoli hanno fatto giudicare il libro “poco morale” da dare in mano ai giovani, in quanto l’autore non censura e non moralizza, anzi, fa in modo che i personaggi sbaglino e si autocorreggano. Anche la visione della realtà filtrata dagli occhi di Carlo bambino (grazie anche alla sapiente intersezione dei tempi della storia e del racconto, che in questi primi capitoli sono entrambi molto distesi e dettagliati) porta in Italia i nuovi grandi modelli inglesi di Dickens e Sue.

La partenza di Carlino per studiare giurisprudenza in seguito ad un attacco al castello di Fratta fa da apripista alla seconda sezione del romanzo, che comprende dieci capitoli e mostra il giovane a contatto con la realtà storica di quegli anni, dove gli animi di molti erano stati incendiati dagli ideali di libertà ed uguaglianza della Rivoluzione francese. Ma dopo la delusione per i risvolti storici del 1794, Carlo torna a Fratta per impiegarsi come cancelliere al castello e si imbatte in un quello che era stato lo “scorcio e abbozzo di donna” (cap I) sempre amata, la Pisana, che continua ambivalentemente a nutrire affetto per lui ma a rifiutarlo. I due decidono allora di prendere strade diverse, lei sposando un altro e lui in giro per l’Italia. Eppure tra quelli che erano stati solo due bambini persisterà un legame che li porterà, come si evince negli ultimi sei capitoli che concludono il romanzo, fino a salvarsi la vita a vicenda più volte. Affascinante come quella volontà di allontanamento che si percepisce quando la Pisana sceglie di dedicarsi al marito vecchio e malato, spronando per giunta Carlo a prendere moglie a sua volta, svanisca non appena la donna venga a sapere della condanna a morte del protagonista in seguito al suo coinvolgimento nei moti del 1821. La Pisana morirà poco dopo per malattia mentre sono entrambi a Londra in esilio. Per tutto il romanzo non ci si può non chiedere, forse per via della visione della Pisana che il lettore ha filtrata dagli occhi di Carlo ormai vecchio, perché la donna abbia rinunciato a tutto, all’amore incondizionato del protagonista, al matrimonio, al denaro di famiglia per mantenerlo in esilio ma non abbia ceduto al compimento dell’amore. Forse avrebbe significato per il personaggio perdere la sua libertà e la sua caratterizzazione ribelle che dà perfettamente la mano al carattere di Carlo:

Avea forse odorato la pasta di cui ero fatto, e raddoppiava le angherie ed io la sommissione e l’affetto; poiché in alcuni esseri la devozione a chi li tormenta è anco maggiore della gratitudine per chi li rende felici. Io non so se sian buoni o cattivi, sapienti o minchioni cotali esseri; so che io ne sono un esemplare; e che la mia sorte tal quale è l’ho dovuta trascinare per tutti questi lunghi anni di vita. La mia coscienza non è malcontenta né del modo né degli effetti; e contenta lei contenti tutti, almeno a casa mia.” (cap I)

Per quanto riguarda il personaggio di Carlo, dietro cui non si può non scorgere un tratto autobiografico, è interessante notare come sia nuovo sotto molteplici aspetti: è un personaggio che vive, unitamente ad una storia d’amore e una propria crescita fisica e psicologica, la storia attuale, resa verisimile dalla conoscenza diretta di personaggi storici (Napoleone, Foscolo) e vicissitudini di guerra (rivolte popolari, esilio, carcere). Ecco che Ippolito Nievo rende in maniera semplice le Confessioni di un italiano un romanzo pedagogico e di formazione (con valorizzazione dell’infanzia come momento formativo essenziale), ma soprattutto romanzo storico della contemporaneità, relativizzato dalla focalizzazione interna, che rifiuta il narratore onnisciente di stampo manzoniano. Così in pochi mesi Nievo era riuscito a realizzare il sogno di scrivere un romanzo di vita contemporanea che mostrasse il passaggio dall’Ancien Régime ad un mondo nuovo in costruzione, parallelamente alla maturazione ed invecchiamento del suo protagonista, attraverso il quale l’autore spera che possano maturare una coscienza politica (nei limiti del possibile – si legge un umorismo di stampo sterniano) anche i propri lettori.

Purtroppo l’antologia neviana non ha avuto immediato riscontro. Un lettore appassionato di Ippolito Nievo è Italo Calvino, che riprende alcuni luoghi e temi delle Confessioni in Il sentiero dei nidi di ragno e nella figura di Pin.

Ippolito Nievo
Busto di Ippolito Nievo a Portogruaro, foto di Tiesse, CC0

Fonti:

"La scrittura e l'interpretazione" di Luperini, Cataldi, Marchiani, Marchese; Palermo, 2011

"Ippolito Nievo" in:

Enciclopedia online

Enciclopedia Italiana di Bindo Chiurlo, 1934 

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 78 di Emilio Russo, 2013


Roma: presentazione libro "Garibaldi a Pisa"

Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina

sabato 12 novembre, ore 16.00

presentazione del volume

Garibaldi a Pisa.

Dall'Albergo delle Tre Donzelle alla foce dell'Arno

di Cristina Cagianelli

Pacini Editore Pisa 2015

image001-42

Garibaldi fu ferito, fu ferito ad una gamba...”. Sono le celeberrime strofe di una fortunata canzone popolare ottocentesca ad aver fissato nella memoria collettiva di intere generazioni le conseguenze del drammatico scontro di Aspromonte che vide il generale Giuseppe Garibaldi fermato, a due anni di distanza dalla vittoriosa spedizione dei Mille, nella sua marcia verso Roma dai soldati del regio esercito italiano. Era il 29 agosto del 1862 e tra i boschi delle alture aspromontane si consumò un drammatico confronto tra le truppe regolari del neonato Regno d’Italia e i volontari garibaldini che, al seguito del generale, anelavano a conquistare una volta per tutte Roma, liberandola dal potere temporale del papato ed annettendola alla nuova Italia: scontro fratricida che si risolse, com’è noto, con il fatale colpo d’arma da fuoco che raggiunse il generale alla base dell’arto destro.

Questi in sintesi i fatti, ma pochi, pochissimi, sanno cosa accadde, nei mesi successivi allo scontro, all’indomito generale: il trasferimento presso la prigione di massima sicurezza del forte del Varignano (La Spezia) dove ricevette le prime cure, la scarcerazione il 6 ottobre per effetto dell’amnistia seguita alle nozze della figlia di Vittorio Emanuele II, Maria Pia, con il re del Portogallo, e il successivo, risolutivo trasferimento a Pisa dove il generale approdò ancora gravemente sofferente per la ferita al piede l’8 novembre di quell’anno.

Sul soggiorno del generale nella città toscana getta ora nuova luce il volume di Cristina Cagianelli, Garibaldi a Pisa. Dall’Albergo delle Tre Donzelle alla foce dell’Arno, che ripercorre fatti, luoghi e personaggi legati al soggiorno in città dell’eroe dei due mondi, ricostruendo la tormentata vicenda medica della sua celebre ferita che divenne un vero e proprio caso di studio per gli illustri luminari, anche stranieri, che vi si ebbero a confrontare.

Sebbene il trasferimento nella città toscana fosse stato consigliato per motivi essenzialmente climatici, è a Pisa infatti che l’acceso dibattito sorto attorno alla ferita del generale, se cioè la pallottola fosse o meno rimasta intrappolata nel piede con conseguente, concreto rischio d’amputazione dell’arto, si poté finalmente concludere con la decisione di intervenire chirurgicamente sul malleolo devastato: Pisa vantava infatti un ruolo importante nel panorama medico-scientifico europeo e fu in città che il generale fu liberato infine dalla presenza infetta del proiettile che metteva a rischio la sua stessa vita. L’uso della “sonda di Nélaton” (strumento innovativo messo a punto dal medico personale di Napoleone III) - uno dei primissimi esempi nella storia della medicina di esame diagnostico strumentale - consentì infatti non solo di avere certezza della presenza del proiettile tra i tessuti ma anche di stabilire la sua esatta localizzazione, garantendo così il successo dell’operazione. L’intervento venne effettuato in un ampio edificio tuttora esistente posto sul lungarno in corrispondenza dello Scalo del Carbone, noto all’epoca come Albergo delle Tre Donzelle, che ospitò l’eroe dei due mondi durante l’intero soggiorno pisano.

Oltre a ricostruire la storia del palazzo e delle vicende mediche legate al suo illustre ospite, il volume ripercorre luoghi, monumenti, lapidi, oggetti ed opere d'arte che a Pisa si legano alla memoria dell'eroe dei due mondi sullo sfondo della sfortunata spedizione che, a due anni dall’impresa dei Mille, partì nuovamente da Marsala al celebre grido di “O Roma, o morte!”.

L’iniziativa è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale- Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Oltre all’autrice, che rievocherà “Roma, il sogno di Garibaldi”, all’incontro interverranno Annita Garibaldi Jallet, presidente dell’Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini (ANVRG), che tratteggerà brevemente “I fatti d’Aspromonte” e Rossella Fioretti, ricercatrice di storia del Risorgimento, che approfondirà i temi medici “Intorno alla celebre ferita”.

Introduce e modera Mara Minasi, responsabile del museo.

Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina

Largo di Porta San Pancrazio

Info 060608 – Ingresso libero fino ad esaurimento posti www.museodellarepubblicaromana.it

Testo e immagine da Ufficio Stampa Zètema - Progetto Cultura


Emilio Gallori e il Monumento a Garibaldi sul Gianicolo

MUSEO DELLA REPUBBLICA ROMANA E DELLA MEMORIA GARIBALDINA

SABATO 10 SETTEMBRE 2016, ore 16.00

EMILIO GALLORI E IL MONUMENTO

A GARIBALDI SUL GIANICOLO

image001 (36)

Sabato 10 settembre 2016, il Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina dedica a questo argomento una conferenza, a cura dell’Istituto Giuseppe Garibaldi, tenuta dal Prof. Franco Tamassia dal titolo Emilio Gallori e il monumento a Garibaldi sul Gianicolo, dalle ore 16.00 alle 18.00. L’iniziativa è promossa da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale- Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, presenzia e introduce Mara Minasi, responsabile del Museo.

Il colle Gianicolo, dopo il Palatino, costituisce uno dei luoghi della Roma di ogni epoca dove la sacralità è più intensa e le valenze misteriche coinvolgono il visitatore di ieri e di oggi in un dialogo con le grandi anime del passato. Agli esordi del Risorgimento, la Repubblica Romana ha reso più intensa questa sacralità e il successivo pensiero laico risorgimentale ha ispirato la ricostruzione e la costruzione di un tessuto organico di monumenti (Porta San Pancrazio, il Vascello, i Monumenti di Garibaldi e di Anita, di Ciceruacchio e di Righetto, i busti della rimembranza, il Mausoleo Ossario dei caduti per Roma capitale, il Faro) dal quale emana, sulla visione di Roma che si stende ai piedi del Colle, una severa ammonizione per la coscienza etica e politica degli italiani.

L’epicentro del Colle è costituito dal Monumento a Garibaldi che l’artefice, Emilio Gallori, ha concepito, attraverso le rappresentazioni plastiche e figurative, le proporzioni e le volumetrie geometriche, come un insieme coeso ed armonico di simbologie essoteriche, cioè rivolte al pubblico più ampio, ed esoteriche, cioè rivolte al gruppo ristretto di coloro che intendono avviarsi nel sentiero della meditazione profonda sui valori che rendono una Nazione attrice nella Storia.

Franco Tamassia, già dirigente del Ministero della Pubblica Istruzione, professore di Diritto Pubblico a riposo, e Direttore dell’ ha collegato i suoi interessi professionali di giurista con lo studio dei problemi istituzionali della Nuova Italia connessi ai problemi che attualmente impegnano le trasformazioni dell’ordinamento costituzionale italiano.

Museo della Repubblica Romana e della memoria garibaldina

Largo di Porta San Pancrazio

Info 060608 – Ingresso libero fino ad esaurimento posti www.museodellarepubblicaromana.it

Testo e immagini da Ufficio Stampa Zètema - Progetto Cultura


Il racconto di una vita: oggetti, cimeli e arredi dell’Eroe dei due Mondi

Il racconto di una vita: oggetti, cimeli e arredi dell’Eroe dei due Mondi

a116b909d50cda399133768bf87abb74bd63be8

Il racconto di una vita: oggetti, cimeli e arredi dell’Eroe dei due Mondi. Il Presidente della Fondazione Sardegna, Antonello Cabras, e il Direttore del Polo Museale della Sardegna, Giovanna Damiani, presentano il catalogo del Compendio Garibaldino “La Casa di Garibaldi a Caprera” curato da Laura Donati.
L’evento, anticipazione delle celebrazioni del 4 luglio, 209° anniversario della nascita di Giuseppe Garibaldi, propone al pubblico il catalogo scientifico del Compendio Garibaldino che illustra nel dettaglio la collezione di cimeli della casa di Caprera. Il volume contiene  la storia di una vita, quella privata ma anche quella pubblica, ricorda le gesta evocate dagli oggetti rimasti ma non meno significativi per la storia del Generale e dell’Italia. Un documento prezioso ed esclusivo sulle attività, gli aspetti materiali legati all’andamento dell’azienda agricola e le innovative tecniche di coltivazione che resero intense le giornate dell’Eroe. Un Garibaldi inedito che mostra attenzione alla vita culturale della casa e si rivela un grande appassionato di  musica e di opere d’arte.
11b27369ff0f7193871aec3685f7763ed966e4

Come da MiBACT, Redattore Maurizio Bistrusso


Dal 1 aprile parte il nuovo orario estivo nei due musei del Sistema Museale di Caprera

Dal 1 aprile parte il nuovo orario estivo nei due musei del Sistema Museale di Caprera. Fino al 30 settembre sarà più facile visitare il Memoriale Giuseppe Garibaldi e il Compendio Garibaldino

e7afcf8c2df4c1ca25eee1be236e97e3d675da

Al via dal 1 aprile l’orario estivo dei due musei costituenti il Sistema Museale di Caprera afferenti al Polo Museale della Sardegna. Da venerdì 1 aprile e fino al 30 settembre 2016, sarà più agevole visitare il Compendio Garibaldino, la casa museo dimora storica di Giuseppe Garibaldi e il Memoriale Garibaldi., il nuovo museo multimediale allestito nel forte Arbuticci. I due spazi museali osserveranno il seguente orario:
Compendio Garibaldino (Casa Garibaldi), dal martedì alla domenica (chiuso il lunedì), dalle 9.00 alle 20.00 (ultimo ingresso 19.15); Biglietti: intero € 6.00 – ridotto € 3.00
2ac9b8dbf2207998525821f2a448fa0b84b77
Memoriale Giuseppe Garibaldi (Forte Arbuticci), aperto tutti i giorni dalle 10.15 alle 19.15
(ultimo ingresso alle 18.15).  Biglietti: intero € 6,00 – ridotto € 3,00
Biglietto cumulativo per entrambi i musei:  € 10.00  -  ridotto  € 5.00
Per ulteriori informazioni rivolgersi ai seguenti recapiti:
 0789/727162 – 0789/726015 – 320 4343945 (Memoriale)
Facebook:
it-it.facebook.com/CompendioGaribaldinodiCaprera
it-it.facebook.com/MemorialeGiuseppeGaribaldi
Twitter:
@CompGaribaldino
@MemorialeGariba
Polo Museale della Sardegna
Ufficio Stampa e Comunicazione

 
Come da MiBACT, Redattore Maurizio Bistrusso


Proroga dei termini Concorso internazionale di idee per opera Sistema Museale Caprara

Concorso internazionale di idee per la realizzazione di un'opera destinata al Sistema Museale di Caprera: PROROGA DEI TERMINI

Compendio garibaldino di Caprera. Uscita posteriore della Casa Bianca
Compendio garibaldino di Caprera. Uscita posteriore della Casa Bianca
Sono stati prorogati i termini per la partecipazione al Concorso internazionale di idee per la realizzazione di un'opera destinata al Sistema Museale di Caprera.
La scadenza per la presentazione delle proposte progettuali è fissata alle ore 13.00 di lunedì 2 maggio 2016.
Memoriale Giuseppe Garibaldi
Memoriale Giuseppe Garibaldi

Modalità e termini di partecipazione sono illustrati nell'avviso di rettifica e nel bando.
 

Memoriale Giuseppe Garibaldi. Blocchi espositivi
Memoriale Giuseppe Garibaldi. Blocchi espositivi

Documentazione: Avviso di rettifica e proroga dei terminiBandoModello domanda di partecipazionePlanimetria del Compendio garibaldino di CapreraPlanimetria del Memoriale Giuseppe Garibaldi di Caprera di CapreraDocumentazione fotografica.
Compendio garibaldino di Caprera. Mulino
Compendio garibaldino di Caprera. Mulino

Come da MiBACT, Redattrice Linda Garavaglia
Compendio garibaldino di Caprera. Cimitero privato
Compendio garibaldino di Caprera. Cimitero privato


Concorso internazionale di idee per un'opera destinata al Sistema Museale di Caprera

Concorso internazionale di idee per la realizzazione di un'opera destinata al Sistema Museale di Caprera

6e2c961187c646dfdb4c9aef7bbf3b52b2bbd6c

Il Segretariato Regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo della Sardegna ha bandito un concorso internazionale di idee per giovani artisti e creativi sul tema della libertà e partecipazione dei popoli trasmessa da Giuseppe Garibaldi, finalizzato alla realizzazione di un'opera, di un manufatto o di un oggetto digitale a carattere ludico-didattico utile a favorire la divulgazione tra le nuove generazioni dell'offerta culturale del Sistema museale di Caprera.L'iniziativa rientra nel Piano per l'arte contemporanea gestito con la programmazione triennale dalla Direzione generale Belle Arti e Paesaggio dello stesso MiBACT.

Leggere di più


Nuovo allestimento di Casa Garibaldi a Caprera

NUOVO ALLESTIMENTO DI CASA GARIBALDI

a32357b96c5448e1885c91a17accdfc3de6cf4d

Da sabato prossimo, 28 novembre 2015, sarà possibile nuovamente visitare l’interno di casa Garibaldi con l’allestimento realizzato grazie ad una positiva sinergia attivatasi tra le due Soprintendenze per le Belle Arti e il Paesaggio di Sassari e di Cagliari e il Polo museale della Sardegna diretto da Giovanna Damiani, che da quest’anno gestisce il Sistema museale di Caprera e gli altri musei e siti statali di interesse storico e archeologico dell’Isola,  con la riforma attuata  dal Ministro Franceschini.
La revisione del percorso espositivo ha visto degli interventi strutturali finalizzati a valorizzare la spazialità originaria della casa, modificata per ragioni di sicurezza negli anni Settanta dello scorso secolo quando ebbe luogo la trasformazione in museo. Già dall’atrio i visitatori possono ora apprezzare il suggestivo disimpegno dal quale parte la scala a chiocciola che porta alla torretta e al terrazzo e nel quale la famiglia Garibaldi, grazie alla singolare articolazione planimetrica della casa, poteva accedere anche dalla cucina e dall’attuale sala dei cimeli.
La sostituzione delle teche con nuove vetrine renderà ora possibile esporre a rotazione il prezioso materiale fotografico d’epoca, da anni collocato nei depositi per ragioni conservative, e alcune delle donazioni giunte alla casa museo negli ultimi anni. Tra queste si è deciso di destinare uno spazio di riguardo alla suggestiva lettera indirizzata dal Generale Giuseppe Garibaldi all’amico e commilitone Francesco Sprovieri nel maggio del 1866, in una fase propedeutica alla terza guerra d’indipendenza: una lettera inviata da Caprera e qui tornata due anni fa grazie alla generosità di un donatore.
Le vetrine, progettate per mantenere sotto controllo l’umidità relativa e dunque conservare al meglio i cimeli, sono state realizzate dalla Goppion, prestigiosa azienda lombarda fornitrice dei maggiori musei al mondo. L’elegante essenzialità delle moderne strutture espositive ben si sposa con l’atmosfera di una casa ottocentesca e dona uno straordinario risalto agli oggetti più importanti collocati nel museo: armi, indumenti, strumenti nautici e ottici, oggetti di uso personale appartenuti all’Eroe.

Leggere di più


Necropoli di epoca bizantina scoperta durante il restauro di un edificio dedicato a Garibaldi

15 Aprile 2015
Otto tombe di epoca bizantina, parte di quella che si ritiene una Necropoli, sono state scoperte durante il restauro di un edificio dedicato a Garibaldi, a Istanbul. L'edificio è quello della Società Operaia fondata dall'Eroe dei due Mondi.
Link: Hurriyet Daily News