Arkeostoriae: quando l'archeologia incontra l'autenticità

Arkeostoriae:

quando l'archeologia incontra l'autenticità

Articolo a cura di Gianluca Colazzo e Mariano Rizzo

Arkeostoriae seconda edizione

La parola che maggiormente si presta a descrivere Ischia è l'aggettivo autentico: complice anche la relativa distanza dalla terraferma, quest'isola è riuscita a mantenere inalterata la propria identità senza cedere all'omologazione comportata dalla modernità e dal crescente interesse turistico. Ischia è tutta lì, nei suoi colori, sapori e sensazioni; è nei panorami mozzafiato e nei lasciti di chi, sin dai tempi antichi, l'ha abitata; è nei gesti e negli accenti di chi oggi la abita: gli ischitani, per loro stessa ammissione, sono focosi e passionali, quasi a voler rivendicare con fierezza la discendenza dai primissimi coloni magnogreci.

L'autenticità e l'amore per le proprie radici sono alla base di Arkeostoriae - archeologia e narrazioni, rassegna organizzata dal CEiC - Istituto di studi storici e antropologici/Ong Unesco col supporto della Regione Campania, di Scabec, del Comune di Ischia e con la collaborazione di vari enti.

La seconda edizione della kermesse ideata e diretta dalla dottoressa Alessandra Vuoso, svoltasi dal 30 settembre al 4 ottobre, ha infatti avuto come obiettivo “l'esplorazione delle persistenze culturali del mondo antico, intese sia come forme resilienti che come temi particolarmente attivi nei processi di trasformazione storico-culturali”. Ambizione notevole, soprattutto in un periodo problematico come quello che stiamo vivendo: organizzare una serie di eventi e attività tenendo conto di restrizioni e difficoltà logistiche ha in effetti rappresentato una vera e propria sfida, vinta grazie al sapiente utilizzo della tecnologia. Tutti gli incontri previsti sono stati trasmessi in streaming sulla pagina Facebook della rassegna, la quale tra l'altro ha previsto ben due webinar a uso esclusivo degli utenti telematici.

È stato proprio un seminario online ad aprire Arkeostoriae, mercoledì 30 settembre: la zoologa e conduttrice radiotelevisiva Mia Canestrini e l'ornitologo presidente dell'associazione ARDEA Rosario Balestrieri hanno dialogato a proposito delle origini del processo di domesticazione canina, illustrando attraverso le evidenze archeologiche quando e in che modo il cane sia diventato il miglior amico dell'uomo.

Il secondo webinar si è invece tenuto sabato 3 ottobre e ha visto la partecipazione di Alessandro Luciano, archeologo e scrittore, che ha spiegato come uno storytelling dinamico sia in grado di rendere “viva” e interessante una disciplina come la storia. Entrambi i seminari hanno riscosso un ottimo successo in termini di visualizzazioni e gradimento del pubblico.

Se l'emergenza sanitaria in atto ha reso necessario ricorrere alla tecnologia, non ha comunque fermato gli incontri in presenza, che si sono svolti nello scrupoloso rispetto delle norme anti-COVID nella cornice della Biblioteca Antoniana di Ischia.

Due sono stati gli eventi che giovedì 1 ottobre hanno portato gli spettatori alla scoperta di due lati poco noti dell'archeologia, quello della flora e della fauna, presentati rispettivamente dall'archeobotanica Chiara Comegna e dalla coppia formata da Mario Grimaldi, archeologo e classicista, e da Rosario Balestrieri.

Il giorno seguente Alessandro Luciano, che ha presentato il suo ultimo libro Nero Saraceno, ha evidenziato come la Storia con la s maiuscola e la storia intesa come invenzione letteraria non siano entità incompatibili, ma possano convergere in un romanzo avvincente e rigoroso dal punto di vista scientifico.

Il ciclo di incontri è stato chiuso sabato 3 ottobre con un'interessante disquisizione sulla fenomenologia delle rievocazioni storiche: il professor Ugo Vuoso ha tracciato un fil rouge in grado di connettere i cortei storici (efficacemente trattati da Stefania Napoleone e Pasquale di Meglio) all'historia ludens dello spettacolo gladiatorio di Vincenzo Iorio, per giungere a un fenomeno postmoderno come il cosplaying, del quale ha parlato Rinaldo Mattera.

Uno dei temi maggiormente trattati durante Arkeostoriae è stata la necessità di rendere le discipline storiche più dinamiche e interattive possibile: non a caso, in parallelo al ciclo di incontri, sono state previste attività volte a toccare con mano i retaggi di quell'identità ischitana cui si faceva cenno a inizio articolo, che sono diventati la materia prima per ridar vita al passato.

La prima di esse è stata l'escursione, svoltasi nel pomeriggio del 2 ottobre, a cura di Stefania Napoleone: i partecipanti hanno raggiunto la spiaggia di Sant'Anna solcando il mare, per poi inoltrarsi fino al Borgo di Celsa e scoprirne il nucleo più antico... non prima di aver goduto di meravigliose vedute sul Castello Aragonese al tramonto.

Arkeostoriae seconda edizione

Le avverse condizioni meteorologiche, che il 3 ottobre hanno reso sconsigliabile la navigazione verso le rovine sommerse di Aenaria, non hanno impedito di scoprire la Ischia d'età romana: l'archeologa Alessandra Benini ha illustrato questo periodo poco conosciuto della storia isolana mediante il video del Centro Multimediale di Ischia Ponte e con i reperti presenti in loco; incidentalmente, il pubblico ha così potuto lasciarsi travolgere dal fascino dell'archeologia subacquea.

Arkeostoriae seconda edizione

Arkeostoriae seconda edizione

L'intera giornata del 4 ottobre, l'ultima della kermesse, è stata infine dedicata ad attività in grado di coinvolgere grandi e bambini: la Spiaggia dei Pescatori è diventata una “bolla temporale” entro la quale rivivere una tipica giornata in età romana, tra spettacoli gladiatori e duelli ai quali partecipare in prima persona, in abiti d'epoca.

Arkeostoriae seconda edizione

Un sontuoso “archeoaperitivo” con pietanze e bevande da coena popularis è stata la perfetta chiusura della rassegna.

La soddisfazione dei numerosi partecipanti, molti dei quali venivano da svariate parti d'Italia, è la misura del successo di questa kermesse; la sua validità va però ben oltre il lato quantitativo: la ricercatezza dei temi trattati, l'evidente qualità degli interventi, nonché l'entusiasmo e la precisione del team organizzativo rendono Arkeostoriae una realtà eccellente, che merita di crescere e guadagnarsi un'attenzione sempre maggiore. Le emergenze ischitane possono essere il punto di partenza per dare un nuovo impulso agli studi storici e archeologici e renderli sempre più moderni e multidisciplinari. Uno sguardo al passato, insomma, per migliorare il futuro: in pochi altri luoghi questo assunto sarebbe stato altrettanto efficace.

Tutte le foto sono di Nico Meluziis.

Arkeostoriae seconda edizione

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Gli hooligan a Pompei, 2000 anni fa!

«Sub idem tempus levi initio atrox caedes orta inter colonos Nucerinos Pompeianosque gladiatorio spectaculo, quod Livineius Regulus, quem motum senatu rettuli, edebat. quippe oppidana lascivia in vicem incessente[s] probra, dein saxa, postremo ferrum sumpsere, validiore Pompeianorum plebe, apud quos spectaculum edebatur. ergo deportati sunt in urbem multi e Nucerinis trunco per vulnera corpore, ac plerique liberorum aut parentum mortes deflebant.»

«Nello stesso lasso di tempo per lievi motivi scoppiò un conflitto feroce tra gli abitanti di Nocera e quelli di Pompei a proposito d'uno spettacolo di gladiatori, offerto da Livineo Regolo che, come ho già detto, era stato espulso dal Senato. La gente,  con la mancanza di freni tipica di quelle città, incominciò con lo scambio di ingiurie, poi passò alle pietre, e finirono con l'impugnare le armi; ed ebbe la meglio la plebe di Pompei, dove aveva luogo lo spettacolo. Di conseguenza molti dei Nucerini tornarono nella loro città il corpo coperto di ferite, la maggior parte piangendo la morte di figli o di genitori.»

(Tacito, Annali, XIV, 17, nella traduzione di Lidia Storoni Mazzolani, Roma, 1995)
anfiteatro Pompei Nocerini Pompeiani
L'anfiteatro di Pompei, Nocerini vs Pompeiani, MANN. Foto tratta dal libro Storia delle civiltà antiche, Carlo Barberis, 1990. Pubblico dominio

 

Il passo di Tacito racconta un episodio molto grave e cruento relativo all'anno 59 d.C., che si svolse nell'anfiteatro di Pompei e vide protagonisti in negativo Pompeiani e Nocerini, gli abitanti cioè della vicina Nuceria Alfaterna, all'epoca potente e ricca città della Campania, posta al limite meridionale della pianura alluvionale solcata dal fiume Sarno, lo stesso fiume sulle cui sponde nascerà Pompei e che ne segnerà le fortune.  
La vicenda segna un punto di non ritorno nei rapporti fra le due comunità, che a onor del vero non erano mai stati del tutto idilliaci, a partire dal periodo della Guerra sociale del 91 - 88 a.C., quando Nocera restò fedele a Roma ed all'esercito di Silla, mentre Pompei si ribellò e venne duramente punita, perdendo in questo modo la libertà e divenendo una colonia, il cui nome noto è quello di Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum (nell'89 a.C.)
In virtù della sua fedeltà a Roma, Nocera ottenne numerosi privilegi, tra i quali quello che maggiormente attirò le ire dei pompeiani fu l'assegnazione a quest'ultima dei territori dell'ager stabianus e di conseguenza della città di Stabia, che costituiva certamente un importantissimo polo di attrazione marittimo e commerciale per tutta l'area; in aggiunta a questo, in età neroniana, la città di Nocera venne rinforzata con l'immissione di nuovi veterani, e le furono assegnate nuove terre, sempre a discapito di Pompei, la quale venne privata di importanti zone agricole che costituivano parte del suo tessuto economico.
Data quindi l'inevitabile tensione che questi provvedimenti scatenarono fra le due città, sarebbe davvero bastata una scintilla per far esplodere gli animi; e questa scintilla venne di fatto innescata (volontariamente o meno non è chiaro), da un certo Livineio Regolo, peraltro già espulso dal Senato pochi anni prima, il quale probabilmente pensò di riscattare la sua immagine organizzando ludi gladiatori, che al tempo costituivano in effetti un viatico immediato ed efficace per riparare a colpe precedenti.
L'iniziativa di Livineio Regolo sortì però l'effetto completamente opposto in quanto le due fazioni, mentre assistevano ad uno dei munera, cominciarono dapprima a "stuzzicarsi" verbalmente, dopodichè passarono "ai fatti", prima con un reciproco lancio di pietre e successivamente venendo a contatto, senza disdegnare l'uso della spada e di altri mezzi di offesa personale.
Il racconto di Tacito ci informa che i pompeiani, "padroni di casa" - in quanto organizzatori degli spettacoli - alla fine prevalsero, e molti dei Nocerini furono portati a casa mutilati dalle ferite e parecchi piansero la morte di figli o genitori.
L'episodio ebbe immediatamente vasta eco a Roma, tanto che lo stesso imperatore Nerone non tardò a prendere i dovuti provvedimenti, decretando la soppressione dei giochi e la chiusura dell'anfiteatro pompeiano per ben dieci anni oltre allo scioglimento immediato di tutte le associazioni costituite illegalmente in città, in quanto gli era giunta voce che dietro lo scoppio della rissa nell'anfiteatro si nascondesse in realtà una fallita congiura ai suoi danni.
anfiteatro Pompei
L'anfiteatro di Pompei ove si scontrarono Pompeiani e Nocerini. Foto di Greg Willis, CC BY-SA 2.0

Arrivati a questo punto una riflessione sembra necessaria: quanto dell'episodio che vi ho appena raccontato può essere paragonabile alle odierne manifestazioni di violenza cui siamo purtroppo costretti ad assistere nel corso di manifestazioni sportive, soprattutto calcistiche?

Direi molto, ma evidenzierei ancor più il collegamento diretto tra la violenza e l'importanza della manifestazione sportiva antica e attuale; voglio dire in pratica che gli spettacoli gladiatori potevano essere tranquillamente paragonati per importanza e pathos alle odierne partite di calcio, in cui gli animi già esacerbati per presunte rivalità di varia natura fra le due fazioni molto, troppo spesso non riescono ad essere ricondotti nella logica di una manifestazione ludica o sportiva (che tanto sportiva certo non era al tempo dei romani).
In questo caso quindi vale ancora la massima dal Gattopardo: «tutto deve cambiare perché tutto resti come prima»!

Dalla Regio V di Pompei torna alla luce un affresco con gladiatori

“Il sito archeologico di Pompei, fino a qualche anno fa, era conosciuto nel mondo per la sua immagine negativa: i crolli, gli scioperi e le file dei turisti sotto il sole. Oggi è una storia di riscatto e di milioni di turisti in più. Oggi è un sito accogliente, ma soprattutto è un luogo in cui si è tornati a far ricerca, attraverso nuovi scavi. La scoperta di questo affresco dimostra che davvero Pompei è una miniera inesauribile di ricerca e di conoscenza per gli archeologi di oggi e del futuro”. Commenta così la nuova scoperta nel sito archeologico di Pompei, il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini.

https://www.youtube.com/watch?v=NvmRXTWRuYw

 

A darne l'annuncio il direttore Massimo Osanna che rivela la scoperta di un affresco con gladiatori da un'attività commerciale della Regio V, probabilmente una bottega. Un mirmillone e un trace, una coppia nota nei combattenti tra gladiatori in una città come Pompei così apertamente votata a questo tipo di spettacoli, vista la presenza di uno degli anfiteatri più famosi e antichi al mondo.

Affresco gladiatori. Foto: Parco archeologico di Pompei

Su uno sfondo bianco, delimitato su tre lati da una fascia rossa, così si compone la scena trapezoidale rinvenuta in un ambiente alle spalle dello slargo di incrocio tra il Vicolo dei Balconi e il Vicolo delle Nozze d'Argento, probabilmente un sottoscala. Al di sopra della pittura si intravede anche l'impronta della scala lignea, facendo ipotizzare la presenza di ambienti superiori forse alloggi per il proprietario o per l'esercizio della prostituzione vista la possibile frequentazione della bottega da parte dei gladiatori.

Dalla scena raffigurata è possibile visionare le armi dei combattenti: il mirmillone impugna il gladium, corta spada romana e un grande scudo rettangolare (scutum) e veste un elemo a tesa larga dotato di visiera con pennacchi, il cimiero. L'altro, il trax, è in posizione soccombente con elmo (galea) a tesa larga ed ampia visiera a protezione del volto, anch'esso sormontato da un alto cimiero.

Affresco gladiatori. Foto: Parco archeologico di Pompei

“E’ molto probabile che questo luogo fosse frequentato da gladiatori - dichiara il Direttore Generale Massimo Osanna. Siamo nella Regio V, non lontani dalla caserma dei gladiatori da dove, tra l’altro, provengono il numero più alto di iscrizioni graffite riferite a questo mondo. In questo affresco, di particolare interesse è la rappresentazione estremamente realistica delle ferite, come quella al polso e al petto del gladiatore soccombente, che lascia fuoriuscire il sangue e bagna i gambali.  Non sappiamo quale fosse l’esito finale di questo combattimento. Si poteva morire o avere la grazia. In questo caso c’è un gesto singolare che il trace ferito fa con la mano, forse, per implorare salvezza; è il gesto di adlocutio, abitualmente fatto dall’imperatore o dal generale per concedere la grazia. L’ambiente di rinvenimento  è solo parzialmente portato in luce - su un lato emerge un'altra piccola porzione di affresco che rivela la presenza di un’altra figura- in quanto lo scavo dello stesso è stato possibile a seguito dell’intervento di rimodulazione dei pendii dei fronti e alla loro messa in sicurezza, che costituisce l’esigenza prioritaria di tutto il cantiere della Regio V”.

https://www.youtube.com/watch?v=sqq__TTvu5g

 


Combattimenti nell'arena. Ecco i giochi al Colosseo

La valle tra l’Oppio, il Palatino e il Celio fu urbanizzata a partire dal II secolo a.C. e fino all’età augustea; l’incendio che devastò Roma il 18 luglio del 64 d.C., sotto Nerone, determinò una modificazione profonda dell’assetto precedente e parte del territorio venne ad ospitare la Domus Aurea, la villa urbana di Nerone che si estendeva su 250 ettari e che comprendeva il grande lago artificiale dello Stagnum Neronis, un vasto specchio d’acqua cinto da un triportico colonnato di almeno 200 metri di lato e profondo non più di 4. La costruzione della villa fu abbandonata alla morte di Nerone e la presa di potere di Vespasiano, il nuovo imperatore, determinò, dopo il risanamento dell’erario pubblico, la riorganizzazione urbanistica dell’area e l’edificazione, tra altri interventi pubblici, dell’Amphitheatrum novum sul sito del lago artificiale a partire dal 71 d.C.; lo ricorda Marziale: “Hic ubi conspicui venerabilis Amphitheatri/erigitur moles, stagna Neronis erant”.

Colosseo. Foto: Alessandra Randazzo

Per i Romani era anche il Teatro per le cacce, nel Medioevo Colosseo e poi Anfiteatro Flavio; il Colosseo fu costruito in poco più di otto anni e inaugurato dal figlio di Vespasiano, Tito, nell’80, con 100 giorni di spettacoli venatori, giochi gladiatori e battaglie navali. L’edificio inaugurato, tuttavia, non ancora completato, mancava di parte dell’attico e delle strutture ipogee dell’arena che saranno realizzate solo sotto Domiziano, insieme ai grandi edifici di servizio esterni come le caserme gladiatorie, i depositi delle armi, l’ospedale per i feriti, la caserma della flotta di Miseno, l’edificio per le spoglie dei gladiatori morti. Incendi, terremoti e la necessità di mantenere in efficienza l’edificio determinarono restauri, aggiornamenti e modifiche fino al VI secolo, quando furono definitivamente interrotti i ludi gladiatori e l’edificio subì un inarrestabile abbandono, trasformandosi, a partire dal regno di Teoderico, in cava di materiale, poi residenza delle famiglie romane dei Frangipane e degli Annibaldi nel XII e XIII secolo e poi di nuovo e fino alla metà del Settecento a cavar marmi a Coliseo.

L’anfiteatro sorge su una platea ovoidale policentrica, dal diametro maggiore di 188 metri e minore di 156, e in origine raggiungeva un’altezza esterna fuori terra di oltre 50 metri. Una gabbia di grandi pilastri di travertino, inglobati nei muri radiali in tufo e laterizio, costituiva il sistema strutturale principale che consentiva di formare le camere radiali in corrispondenza dei fornici della facciata esterna. Questi lunghi corridoi radiali, coperti da volte in opera cementizia con nervature in mattoni, sostenevano le gradinate per gli spettatori e i corridoi anulari di distribuzione; consentivano, quindi, di distribuire tra i 50.000 e i 70.000 spettatori su cinque ordini successivi di posti, ciascuno per i diversi ranghi sociali del pubblico, con ingressi e percorsi interni ed esterni differenziati e distinti.

Colosseo. Foto: Alessandra Randazzo

Una gran cerchia d’archi, la chiamava il poeta Shelley, ed è l’immagine che meglio rappresenta la facciata esterna, oggi ancora visibile per la metà nord verso il colle Oppio e che si staglia poderosa giungendo da via dei Fori Imperiali. Immaginiamola completata della parte mancante e avremo una mole pressoché ellittica aperta da 80 arcate inquadrate da semicolonne su tre livelli sovrapposti; la scansione degli ordini architettonici dei differenti livelli è quella canonica delle facciate teatrali con la sovrapposizione, dal basso, di ordine tuscanico, ionico e corinzio. Sopra l’ultima cornice del terzo ordine di arcate si innalza la grande parete dell’attico, dove si aprono, alternati a muri ciechi, quaranta finestroni rettangolari entro un ordine di paraste (semipilastri) corinzie; sopra le finestre corrono le mensole sagomate -tre per ogni campitura tra le paraste- che servivano per il fissaggio dei pali di legno che, inserendosi in fori corrispondenti nel cornicione sommitale, consentivano ai marinai della flotta del Miseno, distaccati nella caserma poco distante, la manovra del gigantesco velarium per riparare il pubblico dal sole e dalla pioggia.

Cosa succedeva 2000 anni fa al Colosseo?

Con una solenne pompa, un corteo entrava nell’arena. A sfilare oltre a due littori che aprivano le fila, i protagonisti della giornata e l’editor dei giochi, il magistrato, seguito dai musicisti che durante gli spettacoli animavano le scene di lotta con corni, tube, flauti, tibie e organi idraulici. Non solo gladiatori, quindi, ma anche venatores e condannati a morte legati tra di loro da una fune. La mattina era riservata alla venatio, una caccia con animali feroci. Questa poteva svolgersi tra soli animali o tra animali e uomini e prevedeva anche esibizioni acrobatiche, quasi da circo diremmo noi, con animali addomesticati. Incredibili da immaginare in una struttura come il Colosseo, le Naumachie, le battaglie navali che tanto impressionavano gli spettatori. Le imbarcazioni, nei sotterranei, erano situate nelle darsene e man mano che l’acqua saliva di livello queste si sollevavano fin sulla platea. Marziale racconta che per i giochi inaugurali dell’80 d.C., fu inscenata una memorabile battaglia tra corinzi e corciresi.

Colosseo. Foto: Alessandra Randazzo

Ma la presenza dell’acqua permetteva anche scene più complicate con scenografie davvero straordinarie. Una di queste fu la messa in scena del mito di Ero e Leandro nei sotterranei sommersi. Ero, giovane e bellissima sacerdotessa di Afrodite e Leandro erano due innamorati che abitavano sulle rive opposte dello stretto dei Dardanelli. Leandro, ogni notte, raggiungeva a nuoto la sua amata che dalla cima di una torre gli segnalava il percorso con una torcia. Una notte, durante una tempesta, la torcia si spense e il giovane Leandro morì annegato tra i flutti. Durante la rappresentazione della tragedia, Leandro fu risparmiato dall’imperatore Tito, una variante al mito che commosse profondamente il pubblico.

L’arena, oltre che di splendide coreografie, spesso si impregnava di sangue, non solo animale ma soprattutto umano. Molte furono le esecuzioni capitali che si svolsero al Colosseo, alcune delle quali come la damnatio ad bestiasparticolarmente cruente. Questa tipologia di condanne a morte spettava a uomini che si erano macchiati di reati gravissimi come il parricidio e la lesa maestà e consisteva nell’essere sbranati, da vivi, da animali feroci. Durante i 100 giorni di giochi inaugurali, le condanne ad bestias furono messe in scena sotto forma di episodi mitici, con epiloghi assolutamente tragici e particolarmente sanguinari. Un certo Laureolo, reo di aver ucciso il padre, aver rubato nei templi e aver addirittura dato fuoco a Roma, fu costretto ad inscenare il mito di Prometeo. Nell’eccentrica variante romana però, rispetto al mito greco, il condannato fu appeso ad una croce e sbranato da un orso.

Colosseo. Foto: Alessandra Randazzo

A chiudere la giornata, gli spettacoli più attesi e forse quelli più celebri nella storia: i ludi gladiatori. Questi avevano luogo nel pomeriggio e si aprivano con il saluto rituale dell’imperatore che dava il via agli scontri secondo l’ordine di apparizione annunciato dalla pompa iniziale. I gladiatori erano schiavi, condannati oppure dei veri e propri professionisti della lotta armata e si distinguevano tra di loro per specialità e tecniche di combattimento.

Tra le specializzazioni vi era il retiarus armato di tridente e di una rete, il secutor o murmillo che aveva una spada, un lungo scudo rettangolare e un elmo piccolo e arrotondato, per non concedere appigli all’avversario con la rete; l’oplomachusche aveva un grande scudo che lo proteggeva; il sagittarius che aveva frecce ed arco; il traex che aveva un piccolo scudo di forma quadrata, alti gambali e una spada corta e ricurva (sica); l’essedarius che combatteva su un carro da guerra.

Fragmento del mosaico de Zliten, hallado cerca de Leptis Magna, actual Libia (siglo II d. C.). Muestra varios tipos de gladiadores en acción.
Livius.org [Public domain]
Gli epigrammi di Marziale ricordano alcuni famosi gladiatori che si distinsero per la loro bravura: MyrinusTriumphusPriscus e Verus. Proprio lo scontro tra Priscus e Verus passò alla storia perché non ebbe nessun vincitore. Sempre Marziale racconta che di pari coraggio e forza, nessuno dei due ebbe la meglio sull’altro tanto che fu lo stesso pubblico, annoiato, a chiedere la fine del combattimento. Secondo la lex pugnandi lo scontro poteva terminare solo se uno dei due contendenti, posato lo scudo, sollevava un dito in segno di vittoria. Tito graziò entrambi e donò loro, in assenza di vincitore, la rudis e la palma. Palma e corona spettavano al vincitore, mentre la rudis, una spada di legno, veniva consegnata al gladiatore al termine della sua carriera.


Lastra in marmo con combattimento di gladiatori torna in Italia

Capena (Roma): I Carabinieri del Comando TPC rimpatriano dall’Olanda un’importante lastra in marmo raffigurante un combattimento tra gladiatori provento di scavo clandestino nell’area archeologica di Lucus Feroniae.

Dopo oltre 10 anni dall’attività investigativa che aveva portato al recupero di dodici lastre costituenti un importante mausoleo funerario oggetto di scavi clandestini condotti a Fiano Romano, viene recuperata a cura del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale un’altra lastra marmorea facente parte del medesimo complesso.

Nel noto sito archeologico di “Lucus Feroniae” a Capena, nel 2006 durante lavori edili, una ditta per il movimento della terra aveva rinvenuto un importante mausoleo romano. I titolari della ditta, guardandosi bene dall’avvertire le competenti autorità, si erano impossessati di numerose lastre con bassorilievi costituenti il monumento e, dopo aver contattato alcuni ricettatori, erano riusciti a piazzare sul mercato clandestino alcune lastre. Venuti a conoscenza del ritrovamento, i Carabinieri, coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma, avevano iniziato le proprie indagini e avevano identificato, congiuntamente a personale della Guardia di Finanza, i responsabili del reato. In quell’occasione venivano pertanto sequestrate 12 lastre pertinenti il mausoleo, in procinto di essere cedute a ricettatori operanti in campo internazionale. Lo scavo del sito archeologico, compiuto successivamente dalla Soprintendenza Archeologica del Lazio e dell’Etruria Meridionale, consentiva di portare alla luce il basamento del Mausoleo da cui proveniva il materiale sequestrato, evidenziando la notevolissima importanza scientifica e archeologica del ritrovamento. Ben consci che una parte delle lastre saccheggiate potevano essere state messe in commercio prima del loro intervento, i Carabinieri hanno continuato a monitorare il mercato specialistico.

In effetti nel 2016, il Comando TPC veniva a conoscenza dell’esistenza di una lastra pertinente il Mausoleo di Lucus Feroniae in vendita sul mercato estero. Un collezionista londinese infatti, dopo aver acquistato sul mercato internazionale una lastra marmorea scolpita, spinto anche dalla consapevolezza dei continui controlli svolti dai Carabinieri TPC sulle aste e sul mercato dell’arte in generale, aveva contattato i militari, manifestando la possibilità di restituirla al nostro Paese. Si era infatti reso conto dell’importanza archeologica del bene e della probabile provenienza illecita dall’Italia. La foto della lastra, preventivamente inviata agli investigatori, non lasciava spazio ad alcun dubbio. Grazie alla comparazione fotografica con le altre lastre ritrovate nel 2006 e già ricollocate nell’area archeologica di Lucus Feroniae, veniva accertato che il reperto andava a completare perfettamente le figure dei tre personaggi rappresentati (Allegato 1). Il collezionista, grazie ad una paziente e collaudata attività “diplomatica” svolta dai Carabinieri, decideva di riconsegnare spontaneamente l’opera presso un deposito in Olanda.

Il 22 settembre p.v., alle ore 16.30, presso l’Antiquarium di “Lucus Feroniae”, nel Comune di Capena (Roma) in Via Tiberina al Km 18.500, i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale, hanno restituito alla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma l’importante bassorilievo in marmo, raffigurante una lotta tra gladiatori.

Alla manifestazione erano presenti anche i Sindaci dei Comuni di Capena e di Fiano Romano.

Roma, 21 settembre 2018

Testo e comunicato da Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale


Le origini di sette abitanti dello Yorkshire in epoca romana

19 Gennaio 2016
ncmartiniano
Un gruppo di antichi abitanti dello Yorkshire in epoca romana è stato esaminato più approfonditamente, non solo con gli usuali mezzi dell'archeologia e dell'osteologia, ma ricorrendo all'analisi del DNA e degli isotopi. In questo modo è possibile saperne di più delle antiche popolazioni, e conoscere le origini e le storie di questi individui. In particolare, oggi i discendenti più vicini al campione esaminato non sono nella stessa area, ma nel Galles. Si rileva inoltre una continuità rispetto all'epoca precedente, ma non rispetto a quella successiva, sottolineando dunque l'impatto delle migrazioni anglosassoni.
Il materiale genetico considerato è stato selezionato dallo Yorkshire. Dagli scheletri di oltre 80 individui dal cimitero di epoca romana di Driffield Terrace (presso York), si sono considerati 7 campioni (dal secondo al quarto secolo d. C.) per l'analisi dell'intero genoma; un campione era invece relativo a una sepoltura precedente dell'Età del Ferro (210 a. C.-40 d. C.); l'ultimo proveniva invece da una sepoltura anglosassone successiva (650-910 d. C.).
Una delle ipotesi è che si trattasse degli scheletri di antichi gladiatori, ma potrebbe pure trattarsi di soldati o criminali. Queste speculazioni degli archeologi sono determinate dalle condizioni dei resti: si trattava di individui morti tutti attorno ai 45 anni di età, e diversi furono decapitati. Dall'analisi degli isotopi è risultato invece che alcuni vissero la prima parte delle loro vite fuori dalla Gran Bretagna. Alcuni subirono privazioni da bambini. Erano più alti della media dell'epoca e uno degli individui proveniva dal Medio Oriente, a testimonianza del carattere cosmopolita dell'Impero Romano persino in questa lontana periferia settentrionale.
[Dall'Abstract:] Le presunte migrazioni che hanno formato le popolazioni della Gran Bretagna sono state il fulcro di controversie accademiche per generazioni. [...] Nello studio riferisce di nove antichi genomi (~1 ×) di individui dal settentrione della Gran Bretagna: sette dal cimitero di epoca romana a York, delimitato dalle sepolture precedenti dell'Età del Ferro e da quelle successive Anglosassoni. Sei dei genomi romani mostrano affinità con le moderne popolazioni britanniche celtiche, in particolare gallesi, ma divergono significativamente dalle popolazioni dello Yorkshire e da altri campioni inglesi orientali.  Mostrano pure somiglianze col genoma della precedente Età del Ferro (suggerendo una continuità di popolazione), ma differiscono dal genoma successivo anglosassone. Questo pattern concorda col profondo impatto delle migrazioni nel periodo anglosassone. In maniera notevole, uno scheletro romano mostra un chiaro segnale di origine esogena, con affinità che indicano al Medio Oriente, confermando il carattere cosmopolita dell'Impero, persino nelle periferie più settentrionali.Leggere di più


Londra in epoca romana era già una città cosmopolita

23 Novembre 2015
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L'analisi del DNA proveniente da quattro scheletri della Londinium di epoca romana ha dimostrato che non era poi così diversa dalla Londra cosmopolita di oggi.
Due degli scheletri provenivano da persone nate fuori dall'Europa, uno proveniva dall'Europa continentale, e nessuno pare fosse originario di Londra. Un maschio si pensa fosse un gladiatore o forse un criminale giustiziato: originario dell'Europa Orientale, aveva capelli neri e occhi marroni, il suo teschio fu ritrovato in un fosso nei pressi nell'anfiteatro.
La donna di Harper Road aveva un'età tra i 26 e i 35 anni. Nata probabilmente in Gran Bretagna e vissuta tra il 50 e il 70 d. C., avrebbe cromosomi maschili, pur presentando un aspetto femminile.
L'adolescente da Lant Street, invece, aveva 14 anni e occhi blu: proveniva dal Nord Africa, dove era cresciuta, tra il 300 e il 400 d. C. Da un punto di vista genetico il suo DNA mitocondriale è comune nell'Europa meridionale ed orientale.
L'uomo di Mansell Street, visse tra il 180 e il 400 d.  C. Aveva 45 anni e proveniva pure lui dal Nord Africa, aveva occhi marroni e capelli marrone scuro.
I diversi soggetti presentano diversi corredi funerari, e diverse condizioni di salute, ma sono accomunati da denti in pessimo stato.
 

The Museum of London has undertaken some incredibly important research into ancient DNA revealing stories about the...
Posted by Museum of London on Lunedì 23 novembre 2015

Link: BBC News; The Guardian; Quartz; ABC.net.au; Culture 24Archaeology News Network via AFP.
Mosaico romano dal Museo di Londra, foto da WikipediaCC BY 2.5, caricata da e di Udimu.
 


Turchia: possibile visitare le tombe dei gladiatori a Stratonicea

22 Novembre 2015
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È ora possibile visitare le tombe di 12 gladiatori, all'entrata dell'antica città di Stratonicea, la "città dell'amore e dei gladiatori", situata nella provincia turca di Muğla. Scoperto anche un insediamento di 3.500 anni fa.
Link: Hurriyet Daily News via Anadolu Agency
La provincia occidentale di Muğla in Turchia, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da TUBS (TUBS Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Turkey location map.svg (by NordNordWest).)


Proseguono gli scavi presso l'Anfiteatro dei Gladiatori a Volterra

11 - 12 Novembre 2015
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Mesi fa fu annunciata la scoperta di un'Anfiteatro di epoca romana a Volterra, presso la Porta di Diana, ad ovest del Cimitero. Gli scavi sono proseguiti nei mesi successivi, e gli archeologi hanno ritrovato due ulteriori fila di gradini e altri elementi architettonici.
L'anfiteatro avrebbe ospitato fino a diecimila persone. Tipicamente, qui avrebbero combattuto gladiatori e bestie feroci.

Sotto 30mila metri cubi di terra si nasconde un anfiteatro dove lottavano i gladiatori: il capolavoro sommerso, è il primo scoperto in Italia da 100 anni, si trova a Volterra (video di Franco Silvi)
Posted by Il Tirreno on Sabato 8 agosto 2015

Link: The History Blog; Discovery News; International Business Times.
Il teatro romano a Volterra, portato alla luce negli anni cinquanta del secolo scorso. Foto del 2007, da WikipediaCC BY 2.5caricato da e di Jean-Christophe BENOIST
 


In Belgio i rilievi gladiatori dei Musei abruzzesi

In Belgio i rilievi gladiatori dei Musei abruzzesi

Saranno esposti due rilievi gladiatori provenienti da Chieti e L’Aquila alla mostra archeologica “Gladiatori. Eroi del Colosseo” che si inaugura sabato 24 ottobre presso il Gallo Romaines Museum di Tongeren in Belgio. I visitatori potranno ammirare un rilievo del fregio del monumento funerario di Lusius Storax proveniente dal Museo Archeologico La Civitella di Chieti risalente alla metà del I° secolo dopo Cristo e quello proveniente dal Castello Cinquecentesco dell’Aquila,datato tra la fine del I° secolo a.C. e gli inizi del I° secolo d.C. Entrambi i manufatti archeologici,realizzati in pietra calcarea,raffigurano scene di combattimento tra gladiatori e hanno collocazioni di rilievo nel percorso espositivo.  Saranno realizzati modelli tridimensionali digitali dei rilievi gladiatori in modo da non penalizzare il percorso espositivo dei Musei Archeologici abruzzesi.
La mostra resterà aperta fino al 3 aprile e poi proseguirà in Danimarca e Olanda.
Ulteriori iniziative collegate alla mostra in Belgio verranno annunciate da Lucia Arbace,Direttore del Polo Museale dell’Abruzzo, in una conferenza stampa prevista il 7 novembre alle 11 presso l’auditoium Cianfarani del Museo La Civitella di Chieti.

23 Ottobre, come da MIBACT, Redattore Giuseppe La Spada