Pompei vola a Parigi e racconta i nuovi scavi della Regio V

Pompei oltre Pompei. Grazie ad una collaborazione internazionale tra la Réunion des musées nationaux – Grand Palais e il Parco Archeologico di Pompei, nasce questa nuova interessante mostra che si preannuncia già spettacolare, per esclusivi contenuti in anteprima sulle recenti scoperte nella Regio V e per la modalità immersiva di visita che proietterà lo spettatore in una dimensione quasi realistica nella città vesuviana.

Pompei Grand Palais
Ricostruzione dell'eruzione del Vesuvio. Immagine © GEDEON Programmes

Per realizzare ciò è stata chiamata a collaborare la società GEDEON Programmes, leader francese nel settore dei documentari archeologici e del patrimonio che, utilizzando tecnologie d’avanguardia sul sito, cartografia laser, termografia a infrarossi, fotogrammetria, droni, ha effettuato riprese ad altissima risoluzione e realizzato fedeli riproduzioni in 3D di estrema precisione. Fin dalla sua riscoperta, nel XVIII secolo ad opera degli scavi organizzati da Carlo III di Borbone, Pompei ha affascinato archeologi, artisti, letterati che hanno scritto fiumi d’inchiostro sui “misteri” e segreti della città antica.

Jules-Léon Chifflot, Maison du Centenaire à Pompéi, gouache su carta, 69 cm x 156 cm (1903), Paris, École nationale supérieure des Beaux-Arts. Foto © Beaux-Arts de Paris, Dist. Rmn-Grand Palais / image Beaux-arts de Paris

Ricca, multietnica, popolosa, Pompei è stata al centro del Mediterraneo per traffici e scambi culturali tra diversi popoli, facendo proprie caratteristiche etniche e religiose delle genti che la attraversavano o che vi abitavano. L’arte era fiorente, ne sono testimonianza i bellissimi affreschi conservatesi nelle domus, e l’ombra del Vesuvio era benevola anche per la produttività ma tuttavia, proprio quella fonte ricca e benevola, ha cambiato per sempre le sorti della città romana annientandone la popolazione e conservandone perenne memoria nelle sue fragili rovine.

Via della Fortuna a Pompei. Foto © GEDEON Programmes

Nel corso della sua storia e soprattutto in quella più recente, la città ha attraversato nuovamente una fase di decadenza soprattutto per l’incuria del suo essere più fragile. Nel 2010 il crollo della Schola Armaturarum ha richiamato all’attenzione internazionale la fatiscenza di Pompei, imponendo alla comunità scientifica mondiale l’assoluta necessità di tutelare le rovine più famose al mondo patrimonio UNESCO.

Pompei, la scoperta dell'affresco con Adone e Venere. Foto © GEDEON Programmes

Nasce così il Grande Progetto Pompei per la messa in sicurezza e il restauro del sito, associato, negli ultimi anni, a scoperte importanti  nel sito archeologico. Proprio queste scoperte e i reperti associati provenienti dalla Regio V, esposti in esclusiva per il pubblico francese, sono testimonianza della grande attività di scavo e ricerca che ha caratterizzato gli ultimi anni a Pompei e che hanno rilevato ambienti ed edifici ancora inediti e ricchi di nuovi dati.

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Ed è grazie all’esperienza digitale che i visitatori potranno entrare nel vivo della città, ammirare vie, vedere i ricchi affreschi e rivivere la freneticità dei luoghi più famosi di Pompei. Al centro del percorso, inoltre, un dispositivo inviterà il visitatore ad entrare nel cuore del dramma che distrusse la città nel 79 d.C. e la rese famosa nella storia.

Ricostruzione © GEDEON Programmes

L’eruzione  del Vesuvio ha distrutto Pompei e ha distrutto vite e la città costituisce oggi un tesoro archeologico unico al mondo per bellezza e importanza di informazioni sullo stile di vita di un sito di epoca romana più vivo che mai.

Pompei Grand Palais
La locandina della mostra. Immagine © Affiche de la Réunion des musées nationaux-Grand Palais, 2020 © GEDEON Programmes

Informazioni sulla mostra Pompei al Grand Palais: https://www.grandpalais.fr/en/event/pompeii

Pompei Grand Palais
Vénus sul suo carro trainato da elefanti, affresco del I° secolo a. C., 151 x 196 cm. Pompei, Officina dei Feltrai (IX 7, 5). Foto © Parco Archeologico di Pompei, Amedeo Benestante

Dai crolli al riscatto. A Pompei riaprono tre importanti domus

Pompei come simbolo di rinascita e di best practice nel mondo. In cinque anni, da città afflitta quasi quotidianamente dai crolli a modello internazionale, così si presenta Pompei ad un sempre più numeroso pubblico di visitatori grazie al lavoro di tecnici specializzati che sono riusciti a vincere importanti sfide riportando l'antica città vesuviana ad una situazione stabile di manutenzione ordinaria.

Pompei casa degli amanti
Foto: Pompei Parco Archeologico

Il grande cantiere di lavoro che ha portato alla messa in sicurezza delle Regiones I, II, III si è concluso dopo 15 mesi e ha interessato un’area nel quadrante sud orientale della città solo parzialmente scavato, compreso tra via dell’Abbondanza a sud e via di Nola a nord. Specifici lavori di restauro strutturale hanno permesso inoltre di mettere in sicurezza gli apparati decorativi di domus, botteghe ed edifici, oltre al rifacimento delle coperture. Resta in via di completamento il consolidamento dei fronti di scavo con 3 km di perimetro che costeggia l’area non scavata di Pompei con il cosiddetto cuneo della Regio V dove già dalla fine del 2018 i visitatori possono ammirare il cubicolo di Leda e il cigno, uno dei ritrovamenti più importanti e suggestivi della Regio V.

Foto: Alessandra Randazzo

La casa degli Amanti è stata riaperta dopo una chiusura di 40 anni. Portata in luce nel 1933 prende il nome da un graffito inciso in esametri che recita: “Amantes, ut apes, vitam melitam exigunt. Velle”. (Gli amanti come le api trascorrono una vita dolce. Magari). La domus che è sita nella Regio I si presentava in una situazione di estrema precarietà strutturale, tanto che, dopo il sisma degli anni ’80, si era reso necessario puntellare la copertura dell’atrio e del peristilio che aveva così occultato la lettura degli spazi e stravolto la vista delle decorazioni parietali. Negli anni la situazione era peggiorata tanto che l’accesso era stato interdetto anche ai tecnici.

Foto: Alessandra Randazzo

Di questa bella domus rimane pressoché intatto anche il secondo piano del peristilio, un tempo accessibile mediante una scala di cui ancora oggi è possibile vederne la traccia sulla parete di fondo. Il secondo piano sembra essere stato aggiunto in una fase edilizia riconducibile al I secolo d.C. e il buono stato di conservazione ha permesso, già dopo lo scavo, di recuperarne la configurazione originaria ridando a Pompei una percezione spaziale che è un unicum qui nella città vesuviana. La decorazione parietale si scandisce tra II e IV stile  nel corso del I secolo d.C. e alcuni oggetti che sono stati ritrovati nella casa hanno trovato esposizione all’interno di una vetrina collocata nell’atrio secondo il concetto di museo diffuso già portato avanti in altri edifici.

Pompei casa del frutteto
Foto: Alessandra Randazzo

Di pianta regolare, la domus del Frutteto venne scavata parzialmente nel 1913 e poi nel 1951. Presenta il classico impianto su atrio attorno al quale si dispongono vari ambienti tra cui, nella parte posteriore, un triclinio estivo utilizzato durante la stagione più calda in alternativa allo spazio interno. Raffinatissime sono le pitture dei cubicola. A differenza di quanto attestato in altre abitazioni dove la pittura da giardino era riservata solo alle stanze di rappresentanza, qui alcuni ambienti sono arricchiti oltre che da un verde lussureggiante anche da motivi prettamente egittizanti con riferimenti alla dea Iside, indizio di una devozione particolare del proprietario della casa al mondo orientale. Ma a caratterizzare gli ambienti anche statue faraoniche, rilievi con il bue Api e figure egizie, idrie e situle che si mescolano a vasi-fontana e quadretti con Dioniso. La casa è stata interessata da interventi di messa in sicurezza e da importanti lavori di restauro degli apparati decorativi.

Foto: Alessandra Randazzo

Da un graffito inciso su una parete del peristilio e raffigurante una grande nave da carico di nome Europa prende il nome l’omonima casa. Il nucleo originario risale al III secolo a.C. ma nel corso del tempo ha subito diverse modifiche e ampliamenti che l’hanno portata, nella sua veste attuale, a presentare un ampio peristilio con ambienti disposti sia sul versante nord che occidentale. Alcune colonne in tufo del peristilio e decorazioni in I stile richiamano alla memoria le fasi più antiche e di maggior splendore della domus. Nell’ultima fase di vita, l’abitazione doveva presentare anche un’attività produttiva legata all’agricoltura; il settore retrostante della casa era occupato da un ampio spazio verde posto su due livelli.

Pompei Massimo Osanna
Massimo Osanna. Foto: Pompei Parco Archeologico

A Pompei non è più il tempo delle emergenze. Abbiamo davanti a noi nuove e importanti sfide per la tutela, la conoscenza e la valorizzazione degli scavi e del territorio”, così il direttore Massimo Osanna al termine di questa importante giornata per la città di Pompei.


Massimo Osanna racconta la "sua"Pompei tra vecchi scavi e nuove sfide per la città vesuviana

Un omaggio, un diario corposo di eventi, sconfitte e vittorie. Dalla distruzione del 79 d.C. alla seconda rinascita dell’Araba Fenice, Pompei viene raccontata da colui che assieme ad una grande squadra di collaboratori ha saputo ridare un’ennesima vita alla città vesuviana. Massimo Osanna, Professore e Direttore del Parco Archeologico di Pompei ci racconta una città nuova, una città dalla doppia e dalle molteplici possibilità.

Nessuna avrà lo stesso punto di vista in quanto definire univocamente una città multietnica  e stratificata come Pompei, per un archeologo o un semplice appassionato, risulterebbe difficile. La città antica si è sempre intrecciata con un’altra Pompei fatta di sogni, miti, di quella creatività così tipica degli scrittori che l’hanno immaginata, descritta e raffigurata. Ognuno con la propria esperienza di specialista o artista ha lasciato un ricordo significativo della sua visita e ancora oggi, il ricco programma di visite che è possibile effettuare all’interno del sito, permette ad ognuno di noi di vivere una Pompei diversa e mai uguale.

Questo libro che vuole essere per tutti ma il cui taglio rimane scientifico è capace però di cogliere ogni sfumatura di questa lunga storia di una città che nasce intorno al VII secolo e muore nel I secolo d.C.; dalla catastrofica distruzione della città ad opera dello “sterminator Vesevo”così come scrive Giacomo Leopardi alla riscoperta borbonica e alla seconda morte con il terribile crollo nel 2010 della Schola Armaturarum. Un punto di svolta per la città. Da quel giorno la macchina mediatica ha puntato i suoi riflettori e attraverso un lungo processo ha portato nuovamente alla ribalta Pompei.

Nasce nel 2014 il Grande Progetto Pompei che ha trasformato in maniera evidente l’opinione e l’immagine della città. Quel degrado diffuso si è trasformato in una rivoluzione e dalle ceneri Pompei è nuovamente risorta. Non da sola, senza miracoli e con un lungo e difficile lavoro portato avanti da un’equipe di specialisti con professionalità diverse che hanno lavorato instancabilmente per portare avanti un progetto salva - Pompei. Grazie a questo sapiente lavoro e a tecniche innovative, Pompei ha fatto scuola nel campo della metodologia archeologica come esempio di best practice nel mondo.

L’approccio d’intervento è stato indirizzato verso le criticità più evidenti con la messa in sicurezza di tutte le regiones e la fruibilità di 32 ettari dei 44 scavati. Accanto a questi interventi sono stati portati avanti anche lavori di restauro su singole domus o interi complessi edilizi nell’ottica di una riapertura permanente di interi percorsi di visita all’interno degli scavi. Ma il GPP (Grande Progetto Pompei) ha rappresentato anche una palestra per una migliore conoscenza della civiltà romana all’interno di un contesto ben strutturato, attraverso lo studio e la riscoperta di importanti edifici in aree non ancora indagate.

Massimo Osanna

Oggetti, corpi, gioielli, pitture e tutto quello che un tempo era vivo all’interno delle domus adesso dialoga con i moderni ricercatori e viene presentato al grande pubblico in un racconto sempre attivo fatto di mostre e pubblicazioni scientifiche che girano il mondo. Il lettore anche non specializzato su Pompei troverà, all'interno di questo volume, diverse immagini a corredare l’esposizione anche sugli ultimi e più recenti scavi della Regio V. Per la prima volta si presentano i ritrovamenti più eclatanti come il mosaico di Orione, Leda con il cigno e gli edifici che ospitano questi splendori. Pompei, Il tempo ritrovato Le nuove scoperte edito da Rizzoli è un libro scientifico che non perde l’entusiasmo e l’emozione di un grande protagonista della nuova vita di Pompei.


Pompei tra "Il tempo ritrovato" e le nuove aperture

Giornata importante e densa di appuntamenti quella di lunedi 25 Novembre per il Parco Archeologico di Pompei. Si comincia con la riapertura di Via del Vesuvio, dove, in seguito agli interventi di messa in sicurezza dei fronti di scavo che stanno interessando circa 3 Km di perimetro che costeggia l'area non scavata della città è tornata fruibile al pubblico - grazie al Grande Progetto Pompei - un'ampia zona degli scavi.
Presentazione stampa. Foto: Pompei Parco archeologico
In particolare, proprio nell'area interessata, è stato possibile ammirare, ad un anno dal ritrovamento, lo splendido affresco raffigurante il mito di Leda e il Cigno, certamente uno dei più suggestivi ritrovamenti nell'area della Regio V. La visita continua ancora con l'ingresso negli ambienti delle Terme Centrali, riaperti dopo importanti lavori di restauro e messa in sicurezza.
I visitatori, inoltre, potranno accedere  anche nella Casa degli Amorini Dorati, riaperta dopo alcuni anni in seguito ad importanti interventi di manutenzione.
Massimo Osanna. Foto: Pompei parco archeologico
Al termine dell'anteprima stampa,  presso la saletta convegni San Paolino, il direttore del Parco Archeologico di Pompei, prof. Massimo Osanna, ha illustrato le varie fasi dello scavo e della messa in sicurezza dell'area della regio V, presentando in anteprima alla stampa il suo nuovo libro edito da Rizzoli: "Pompei. il Tempo Ritrovato. Le Nuove Aperture", nel quale vengono trattati gli straordinari ritrovamenti sia nel loro aspetto puramente scientifico sia da un punto d'osservazione quasi romantico, legato certamente all'emozione della scoperta e alla responsabilità avvertita nell'adottare tutte le possibili cautele affinchè il pubblico dei visitatori ne potesse goderne appieno.
Leda e il Cigno. Foto: Pompei parco archeologico
La Domus di Leda 
La casa è stata cosi ribattezzata in seguito al ritrovamento, in uno dei cubicoli (forse una camera da letto), di un raffinato affresco che illustra la scena del congiungimento tra Giove, trasformatosi in cigno, e Leda, moglie di Tindaro re di Sparta.
Dal doppio amplesso, prima con Giove poi con Tindaro, nasceranno i gemelli Castore e Polluce (I Dioscuri), Elena, futura moglie di Menelao, re di Sparta e generatrice della Guerra di Troia, e Clitennestra, sposa e assassina di Agamennone, re di Argo e fratello di Menelao.
L'intera stanza è impreziosita da decori raffinati in IV stile, caratterizzati da delicati ornamenti floreali intervallati da grifoni con cornucopie,amorini volanti, nature morte e scene di lotta fra animali; alle spalle di quest'ambiente, in una delle pareti dell'atrio, è l'Affresco di Narciso che si specchia nell'acqua rapito dalla sua immagine, secondo l'iconografia classica.
Interessante in questo ambiente, precisamente nello spazio del sottoscala, probabilmente utilizzato come deposito, il ritrovamento di una dozzina di contenitori in vetro, otto anfore e un imbuto in bronzo, mentre una situla (contenitore per liquidi) bronzea è stata rinvenuta accanto all'impluvio.
L'amore e la soavità dei sensi, raffigurate nelle più svariate forme, caratterizzano gli ambienti di questa elegante domus che già dal corridoio d'ingresso accoglieva gli ospiti con l'immagine apotropaica del Priapo, vigorosamente affrescato.
Terme Centrali. Foto: Pompei parco archeologico
Le Terme Centrali  
Il complesso è posto all'incrocio tra via di Nola e via Stabiana e si sviluppa occupando lo spazio di un intero isolato, quello dell'insula 4 nella Regio IX, riutilizzato a seguito dello spianamento di edifici preesistenti, probabilmente danneggiati in maniera irreversibile dal terremoto del 62 d.C.
Al momento dell'eruzione la costruzione del complesso non risultava ultimata ma l'ambiziosità del progetto si intuisce già dalla monumentale facciata che da sul cortile; le sale per i bagni erano molto più spaziose e luminose rispetto alle altre Terme pompeiane mentre risulta mancante la separazione tra ambienti maschili e femminili, che ha fatto supporre fasce orarie diverse per le donne e per gli uomini.
L'intero complesso e' stato sottoposto a interventi di consolidamento e di restauro, realizzati con fondi ordinari.
Bambino delle Terme Centrali. Foto: Pompei parco archeologico
Nell'Aprile del 2018, all'interno del complesso, è stato rinvenuto lo scheletro di un bambino di 7-8 anni, emerso durante la pulizia di un ambiente d'ingresso, al di sotto di uno strato di circa 10 centimetri, probabilmente travolto dal flusso piroclastico mentre cercava riparo nell'ambiente chiuso.
La Casa Degli Amorini Dorati    
La casa, certamente da annoverare tra le più eleganti abitazioni di età imperiale, deve il suo nome agli Amorini incisi su due medaglioni d'oro che decorano un cubicolo del portico.
Casa degli amorini dorati. Foto: Pompei parco archeologico
La dimora si sviluppa intorno allo scenografico peristilio caratterizzato da un giardino di tipo rodio, ossia munito su un lato di colonne di maggiore altezza sormontate da un frontone, che donava un accentuato tono di sacralità agli ambienti che vi si affacciavano.
Il carattere marcatamente religioso del peristilio è riscontrabile anche dalla presenza di ben due luoghi di culto al suo interno, ossia un edicola ed un sacello; l'edicola era infatti destinata al culto domestico dei Lari, divinità connesse agli antenati, mentre il sacello era destinato al culto delle divinità egizie ritratte nei dipinti, cioè Anubi, dio dei morti con la caratteristica testa da sciacallo, Arpocrate, dio bambino figlio di Iside, la stessa Iside e infine Serapide, dio guaritore.
La presenza di oggetti legati al culto isiaco fanno ritenere che il proprietario della casa, individuato da graffiti e da un anello-sigillo in Cnaeus Poppaeus Habitus, imparentato con Poppea Sabina Minore, era forse un sacerdote.
La Domus è stata interessata da interventi di manutenzione che hanno interessato principalmente la messa in sicurezza degli apparati decorativi mediante integrazioni delle lacune dei mosaici pavimentali e degli intonaci, la messa in opera di dissuasori anti volatili, la realizzazione di una passerella di accesso ed infine la pulitura delle strutture archeologiche.

"Pompei. Il Tempo ritrovato. Le nuove scoperte" il nuovo libro di Massimo Osanna

Una piccola anticipazione prima di leggere questo volume di prossima uscita per Rizzoli. Spesso ai nostri lettori abbiamo più volte raccontato, mantenendo sempre un approccio di verifica e quanto più scientifico, il mondo dell’archeologia che ruota attorno al sito di Pompei. Ora, e questa sicuramente è una grande novità, a raccontare dei progressi degli ultimi anni fatti proprio nella città vesuviana sarà il Direttore del Parco Massimo Osanna che per Rizzoli ha scritto: “Pompei. Il Tempo ritrovato. Le nuove scoperte”. Un viaggio che inizia 10 anni fa e che parte da una data tragica per Pompei, 6 novembre 2010, con il crollo di uno degli edifici più celebri, la Schola Armaturarum, la cui notizia è rimbalzata in tutto il mondo e che ha alzato un polverone infinito sulla cattiva gestione dei beni culturali in Italia. Qualche anno dopo nasce il Grande Progetto Pompei che ha il precipuo scopo di avviare cantieri di messa in sicurezza per salvaguardare le rovine della città romana.

Anni di duro lavoro che hanno portato Massimo Osanna e il suo team al riscatto e agli onori internazionali, facendo diventare il sito di Pompei modello di best practice per la tutela e la conservazione dei beni culturali nel mondo. Tema del libro sarà il racconto di una nuova Pompei che rinasce dopo le attente cure dei suoi archeologi, architetti e restauratori e che riprende le indagini e gli interventi di scavo che hanno fatto conoscere a tutti nuove bellezze rimaste sepolte, quando si pensava che di Pompei ormai si conoscesse abbastanza. Parliamo dei nuovi scavi nel cantiere della Regio V che hanno restituito affreschi – Leda e il Cigno è uno degli ultimi ad essere riemerso nel 2018 – architetture, oggetti del quotidiano e spaccati di vita di una città morta ma più viva che mai.

Con approccio divulgativo e stampo sempre rigorosamente scientifico, Osanna illustrerà il dove e il come vivevano gli uomini e le donne travolti dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C., cittadini di una città che non è mai morta davvero. Una biografia dei pompeiani che passa anche per gli oggetti (monete, gioielli, vasi, amuleti) e per le abitudini (dai ludus con i gladiatori e le bestie alla dieta), fino al momento fatale in cui il vulcano irrompe e immobilizza il fluire della vita. Un libro non solo per specialisti, corredato da immagini inedite, capace di farci “ritrovare” il tempo di Pompei, un eterno quotidiano – per molti versi così simile al nostro – conservato nei secoli sotto una spessa coltre di ceneri e lapilli.

L’autore è professore ordinario di Archeologia classica all’Università di Napoli Federico II. Ha insegnato nell’Università della Basilicata, a Matera, dove ha diretto la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici; è stato visiting professor in prestigiosi atenei europei e ha promosso scavi e ricerche in Italia meridionale, Grecia, Francia. Dal 2014 al 2015 ha diretto la Soprintendenza Speciale di Pompei; dal 2016 è direttore generale del Parco Archeologico, riconfermato per un altro mandato nel 2019.


Ercolano. Dopo anni di chiusura ecco la Casa del Bicentenario

Si è svolta Mercoledì 23 Ottobre ad Ercolano la conferenza stampa di riapertura della Casa del Bicentenario, lussuosa domus posta al centro dell'antica città vesuviana e chiusa al pubblico da ben 36 anni, precisamente dal 1983. A determinarne l'inaccesibilità, gravi problematiche di ordine strutturale che hanno coinvolto l'edificio sin dalla sua scoperta, avvenuta grazie all'opera dell'archeologo Amedeo Maiuri nel 1938.
Alla cerimonia hanno partecipato il sindaco di Ercolano Ciro Bonajuto, il Direttore Generale del Grande Progetto Pompei, Mauro Cipolletta, il Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei, Massimo Osanna, il Direttore del Parco Archeologico di Ercolano, Francesco Sirano, il Presidente dell'Istituto Packard Beni Culturali, Michele Barbieri, il Responsabile dell'Herculaneum Conservation Project, Jane Thompson, e il Responsabile restauro e conservazione  per il Getty Conservation Institute, Leslie Rainer. L'inaugurazione è stata inoltre arricchita dalla presenza del Ministro per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo, on. Dario Franceschini.
Nel corso della cerimonia sono state illustrate le tappe fondamentali che hanno condotto alla riapertura dell'elegantissima domus, sottolineando a tal proposito come la stretta e proficua collaborazione pubblico-privato - soprattutto grazie agli sforzi compiuti dall'erede della dinastia della multinazionale dell'informatica Hewlett Packard (David W. Packard) a partire dal "lontano" 2006 - abbia costituito e costituisca tuttora una condizione imprescindibile per il rilancio della cultura e dei Beni Culturali nel nostro paese. In questa direzione, infatti, si sono spinti gli interventi del Presidente dell'Istituto Packard Beni Culturali, Michele Barbieri, del Responsabile dell'Herculaneum Conservation Project, Jane Thompson, e il Responsabile del Getty Conservation Institute, Leslie Rainer. Costoro hanno voluto focalizzare l'attenzione sull'importanza che il proficuo lavoro portato avanti - a partire dal 2010 e in sinergia tra le istituzioni scientifiche coinvolte nel progetto -ha rappresentato nella risoluzione, anche se non definitiva, delle problematiche connesse alla fruizione dell'edificio, a favore del quale sono state introdotte tecniche pilota di monitoraggio e conservazione delle superfici decorate, sia parietali che pavimentali.
Casa del Bicentenario
Interessante e meritevole di attenzione anche l'illustrazione del programma di "Close Up" attuato all'interno del Parco, che consiste nel dare la possibilità ai visitatori di poter assistere al dietro le quinte del lavoro svolto da archeologi e restauratori, impegnati nello scavo e nel restauro di diverse domus ercolanesi, tra le quali la Casa dell'Albergo e quella del Tramezzo di Legno, e allo stesso tempo nel coinvolgere gli stessi alla partecipazione attiva verso la prevenzione del degrado di questi ambienti.
Molto centrato sul corretto utilizzo dei fondi pubblici per ciò che concerne l'avanzamento dei lavori relativi al Grande Progetto Pompei, l'intervento del prof. Osanna, il quale ha ribadito altresì come l'autonomia da poco acquisita dal Parco Archeologico di Ercolano e le collaborazioni di quest'ultimo con le migliori istituzioni scientifiche internazionali abbiano rappresentato un deciso salto in avanti qualitativo, ancor più sostenuto ed incoraggiato dalla stessa Direzione del Parco Archeologico di Pompei, prima del passaggio del testimone avvenuto nel 2017.
Casa del Bicentenario
Casa del Bicentenario
Per il Direttore del Parco Archeologico di Ercolano, prof. Francesco Sirano, "il progetto del Bicentenario deve essere inteso attraverso un approccio bifronte, rivolto non solo alla cura ed alla conservazione del sito, ma anche alla riconnessione al territorio di riferimento", ed è proprio sul solco delle sue parole che si è innestato l'annuncio fatto dal sindaco di Ercolano, Ciro Bonajuto, il quale ha rivelato il lancio della fase finale di un importante progetto strategico realizzato congiuntamente da enti pubblici e privati, il cosiddetto Progetto "Via mare". Questo progetto non è rivolto alla conservazione, né allo studio archeologico, ma rappresenta un'iniziativa di largo respiro mirata all'integrazione tra parco e territorio circostante, tesa alla creazione di un nuovo ecosistema culturale dove passato e presente possano convivere, per contribuire a riqualificare l'identità della moderna Ercolano.
A suggello della importante mattinata ercolanese sono arrivate le dichiarazioni del ministro Franceschini, il quale nel sottolineare ancora una volta il prezioso risultato della riapertura dell'edificio caduto in abbandono alla fine del XX secolo attraverso la preziosa collaborazione tra l'ente pubblico ed il privato, che deve ormai segnare sempre di più la strada futura dei beni culturali nel nostro paese, ha anche assicurato che il clima positivo creatosi a seguito della riapertura sarà accompagnato attivamente dal Ministero di sua competenza, che sosterrà ancora di più gli sforzi per riportare al centro dell'attenzione internazionale un sito che - insieme a quello di Pompei - è unico al mondo per lo studio e la comprensione del mondo antico,  e che è proiettato a raggiungere traguardi sempre più lusinghieri in termini di presenze ( ad oggi si registrano infatti già 500.000 visitatori).
La Casa del Bicentenario, cosi chiamata in quanto scoperta a 200 anni esatti dai primi scavi condotti nel sito (1738), è una residenza patrizia sorta in età augustea nei pressi del centro politico e amministrativo di Ercolano, e si sviluppa su tre piani occupando un'area di circa 560 mq. L'edificio accoglie il canonico inquadramento architettonico della casa romana, impostato sull'asse ingresso, atrio, tablino e peristilio, determinatosi  a seguito di modifiche realizzate nel corso del tempo; l'ingresso, aperto sul Decumano massimo e decorato ad affresco con una scacchiera in rosso e bianco, immette direttamente nell'atrio, su cui si affacciano alcune camere da letto e stanze di servizio.
L'atrio è certamente l'ambiente più grande dell'intera dimora, decorato con un raffinato mosaico risalente all'età augustea e semplici pitture in IV stile, realizzate prima del sisma che colpì i centri vesuviani nel 62 d.C.; sul fondo, nella parte destra, è stato rinvenuto un eccezionale cancello di chiusura in legno diviso in due battenti scorrevoli, che fa supporre come lo spazio che esso era destinato a chiudere contenesse oggetti preziosi o venisse destinato al culto domestico.  
Al centro della parete di fondo dell'atrio si apre il sontuoso tablino della domus, caratterizzato da un pavimento a mosaico bianco bordato da fasce nere, con al centro lastre di marmo che compongono un complesso motivo geometrico; le pareti sono dipinte in IV stile a fondo giallo con quadri figurati nei pannelli centrali rappresentanti nella parete di destra Dedalo e Pasifae, a sinistra Marte e Venere e medaglioni con Satiri e Menadi in quelli laterali. Alle spalle del tablino si sviluppa il quartiere del peristilio dove furono realizzate sale di rappresentanza, alcuni locali di servizio e un giardino in cui lo scavo ha rivelato tracce di un roseto. La casa presenta anche due nuclei di ambienti disposti al piano superiore, il primo, prospiciente la strada, era accessibile attraverso due scale di legno, mentre il secondo, affacciato sul peristilio, era raggiungibile dalla scala posta al lato del tablino.
Casa del Bicentenario
Ercolano: attività di conservazione del Tablinum della Casa del Bicentenario
Lo scavo ha restituito una eccezionale serie di tavolette lignee (si parla di ben 150 pezzi) sulle quali erano incise preziose informazioni riguardanti attività economiche, finanziarie e documenti processuali del dominus, il padrone di casa, che coprono un periodo temporale compreso tra il 40 ed il 75 d.C e dovevano trovarsi in una cassa lignea nascosta in un ambiente al primo piano. Ma la  scoperta più ad effetto compiuta all'interno della casa, nell'ambiente ad ovest del primo piano è sicuramente quella costituita dalla cosiddetta "Croce di Ercolano", vale a dire una croce incisa nella parete sopra stucco a fondo bianco, con al di sotto della stessa la presenza di una cassa o ara votiva lignea carbonizzata, che venne in un primo tempo considerata come la prima testimonianza di proliferazione del culto cristiano nel mondo domestico romano in pieno I sec. d.C.
Successivamente diversi elementi smentirono questa ipotesi, ricollegandola piuttosto ad un vero e proprio modello di arredo architettonico della casa, la cui croce doveva con buona probabilità costituire una mensola per il deposito di oggetti d'ornamento.
Photo credits per la riapertura della Casa del Bicentenario: Parco Archeologico di Ercolano

Geronimo Stilton e il sito UNESCO "Aree Archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata"

​​Al via le iniziative rivolte ai più piccoli nei siti archeologici vesuviani
Geronimo Stilton

GERONIMO STILTON

presenta

la guida e le mappe per ragazzi

del SITO UNESCO 829

“AREE ARCHEOLOGICHE DI POMPEI,

ERCOLANO E TORRE ANNUNZIATA”

                                                

 Giovedì 13 giugno ore 10,30

Teatro Piccolo degli scavi di Pompei

Ingresso Piazza Esedra

A un anno di distanza dalla sua prima visita  e dopo un intenso lavoro al fianco degli alunni di 12 istituti comprensivi di Pompei, Ercolano, Torre Annunziata, Trecase e Napoli, torna agli scavi di Pompei Geronimo Stilton, il topo giornalista più amato dai bambini di tutto il mondo, per presentare le nuove mappe e la guida del sito Unesco 829 “Aree archeologiche di Pompei, Ercolano, Torre Annunziata, dedicate ai più piccoli e ai ragazzi.

Giovedì 13 giugno presso il Teatro Piccolo degli scavi di Pompei sarà presentato il risultato finale delle attività.

Interverranno:

-        Il Direttore ad interim del Parco Archeologico di Pompei, Alfonsina Russo

-        il prof. Massimo Osanna assieme al Direttore del Grande Progetto Pompei, Generale  Mauro Cipolletta;

-        il Direttore del Parco archeologico di Ercolano, Francesco Sirano;

-        Laura Acampora del Segretariato generale del Ministero per i beni e le attività culturali -  Servizio I, Ufficio Unesco del Mibac;

-        Elena Pagliuca dell'Osservatorio Permanente del Centro Storico di Napoli-sito Unesco;

-        Rachele Geraci di Atlantyca​, Responsabile eventi culturali e relazioni con le Istituzioni;

-         e, naturalmente, Geronimo Stilton, protagonista e autore della serie editoriale pubblicata in Italia da Edizioni Piemme e in altre 49 lingue nel mondo e dei cartoni animati in onda su RAI,  qui presente in pelliccia e baffi assieme agli alunni e professori delle classi partecipanti al progetto.

Le mappe saranno in distribuzione presso gli ingressi dei tre siti, assieme alla guida che sarà distribuita in questa prima fase gratuitamente.

L’ingresso all’evento di presentazione è aperto ai visitatori, fino ad esaurimento posti (max. 150).

 

Geronimo Stilton è stato  testimonial d’eccezione del progetto educativo  “Itinerario didattico formativo tra i siti di Pompei, Ercolano, Torre Annunziata, Napoli” rivolto ai giovani cittadini del sito UNESCO, finanziato con i fondi della L. 77/2006 (legge per “misure speciali di tutela e fruizione dei siti italiani di interesse culturale, paesaggistico e ambientale, inseriti nella “Lista del patrimonio mondiale” posti sottola la tutela dell’UNESCO).  Il progetto -  svoltosi in collaborazione con l'Osservatorio Permanente del Centro Storico di Napoli-sito Unesco - ha avuto l’obiettivo di aumentare la consapevolezza e la sensibilità dei più giovani nei confronti del patrimonio culturale mondiale, anche attraverso l’osservazione delle tecniche di conservazione e valorizzazione.

L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con Atlantyca Entertainment, l’azienda milanese che gestisce i diritti editoriali internazionali, di animazione e di licensing del personaggio Geronimo Stilton.

Testo e immagini da Ufficio Stampa Parco Archeologico di Pompei - presso Antiquarium Boscoreale
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Villa Arianna Stabia

Villa Arianna viene riconsegnata al pubblico

Villa Arianna StabiaVilla Arianna (Stabia) è stata restituita al pubblico. Un avvenimento "atteso sin da quando l'ondata di maltempo dello scorso ottobre aveva arrecato danni importanti alla struttura" - commenta il Sindaco di Castellammare di Stabia, Gaetano Cimmino.

Villa Arianna StabiaNella mattinata di martedì 16 aprile, Alfonsina Russo, Direttrice ad interim, insieme a Mauro Cipolletta (Direttore Generale del Grande Progetto Pompei), Francesco Muscolino (Direttore degli scavi di Stabia) e Gaetano Cimmino ha illustrato gli interventi attuati durante la forzata chiusura al pubblico in atto dall’ottobre scorso. Quest’ultima ha rappresentato, tuttavia, una “buona” occasione per apportare alcuni interventi di decoro complessivo della Villa, unitamente alla realizzazione e al rifacimento di strumenti per l’accoglienza dei visitatori, oltre alla prioritaria riparazione della copertura dell’atrio.

Le vecchie recinzioni, ormai estremamente danneggiate, se non divelte in alcuni punti, sono state sostituite da una serie di staccionate che localizzano i percorsi di visita, delimitando gli spazi a monte della Villa per una lunghezza totale di circa cinquecento metri.

I lavori hanno interessato anche l’esterno della Villa, mediante il riposizionamento di nuovi cartelli segnaletici, nell’ottica di una fondamentale integrazione con il contesto territoriale e del primo passo verso un imprescindibile incremento della segnaletica stradale per raggiungere facilmente sia Villa Arianna che la vicina Villa San Marco.

Villa Arianna StabiaInfine, non da ultimo, si è provveduto a salvaguardare alcuni fronti non ancora scavati, in modo tale da preservare dai danni futuri il patrimonio di informazioni ancora da indagare.

Villa Arianna Stabia"La riapertura della villa è solo l'inizio di una progressiva riqualificazione" sottolinea la Direttrice ad interim, Alfonsina Russo.
Villa Arianna, così denominata per la presenza di un affresco a soggetto mitologico che raffigura Arianna lasciata sola da Teseo, sembra subire una sorte migliore della principessa cretese: non è stata abbandonata.

Immagini fornite dal Parco Archeologico di Pompei - presso Antiquarium Boscoreale
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Villa Arianna Stabia


Arriva a Pompei Alfonsina Russo. Sarà Direttrice ad interim del Parco Archeologico

Primo giorno a Pompei per Alfonsina Russo, Direttrice ad interim del Parco Archeologico della città vesuviana che ha incontrato oggi il personale e i funzionari del Parco, accompagnata dal Capo di Gabinetto del Mibac Tiziana Coccoluto, dal Segretario dal Segretario Generale Giovanni  Panebianco e dal Direttore Generale uscente Massimo Osanna.

La sua carica durerà fino alla prossima nomina del Direttore generale prevista entro l’estate 2019.

Sarà garantita la totale attenzione alle attività del Parco archeologico nel segno di una assoluta continuità delle procedure in corso. In questa fase di mia permanenza non ci saranno cambiamenti, - ha dichiarato Alfonsina Russo - ma si proseguirà nel solco già tracciato in maniera ottimale, con risultati riconosciuti a livello internazionale, da Massimo Osanna,  grazie all’eccezionale lavoro di squadra condotto dai funzionari e da tutto il personale del Parco archeologico Di Pompei."

La Russo, già Direttrice del Parco Archeologico del Colosseo ha un curriculum di tutto rispetto.

Archeologa, specializzata e dottore di ricerca in archeologia classica, dal 2009 è Dirigente del MiBACT.  Nella sua attività professionale ha operato in Magna Grecia, nel Molise e nel Lazio. Si è occupata di allestimenti museali e di gestione di musei, di allestimenti di importanti mostre in Italia e all’estero. Ha curato numerose pubblicazioni scientifiche e ha tenuto conferenze presso prestigiose Università italiane e straniere.E’ stata Soprintendente Archeologo per l’Etruria meridionale e Soprintendente per l’Archeologia belle arti e paesaggio per l’Area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale.  Nella  sua recente attività professionale nel Lazio, tra gli altri progetti di cui si è fatta promotrice, in una prospettiva di condivisione di progetti di sviluppo culturale e turistico con le istituzioni locali e la società civile, si ricordano:
- il Progetto Experience Etruria, che ha visto il coinvolgimento di numerose Amministrazioni Comunali del Lazio, Toscana e Umbria e che è stato premiato all’Expo 2015 di Milano, come uno dei migliori progetti realizzati in occasione di questo evento mondiale;
- la promozione dei Cammini di San Paolo e di San Francesco, in occasione del Giubileo del 2016. Diversi i riconoscimenti da parte di autorevoli istituzioni straniere.


Pompei: riaprono la Casa dei Ceii e i Praedia di Giulia Felice

Dal 1 NOVEMBRE 2018

RIAPRONO LA CASA DEI CEII E IL COMPLESSO DI GIULIA FELICE

Pompei Casa dei CeiiDal 1 novembre riaprono al pubblico due importanti dimore pompeiane, la Casa dei Ceii, celebre per le pitture che si dispiegano sugli alti muri del giardino con scene di ispirazione egizia e animali selvaggi e i Praedia di Giulia Felice, grande complesso residenziale con ampi spazi verdi, ricche decorazioni e il lussuoso quartiere termale privato.

Pompei Casa dei Ceii

Dei due edifici, la Domus dei Ceii era chiusa da diversi anni, mentre i Praedia di Giulia Felice erano stati in parte riaperti dopo il restauro degli apparati decorativi effettuato tra il 2015-2016 nell’ambito del Grande Progetto Pompei. I due complessi sono, di recente, stati oggetto di interventi di riqualificazione, regimentazione delle acque meteoriche e manutenzione delle coperture, resisi necessari a causa di una progressiva perdita di funzionalità delle stesse, che negli anni stava esponendo ad un serio rischio degrado gli ambienti sottostanti, caratterizzati da intonaci decorati e pavimenti di grande pregio. Gli interventi realizzati fanno parte del progetto “Italia per Pompei” finanziato con fondi della Comunità Europea POR-FESR 2007 -2013, che già aveva interessato altre case delle Regiones I e II, tra cui la Domus del Larario Fiorito e la Domus del Triclinio all’aperto, riaperte lo scorso anno.

Pompei Casa dei CeiiPompei Casa dei CeiiTorna, dunque, nuovamente visibile la grande scena di caccia con animali selvatici che orna la parete di fondo del giardino della CASA DEI CEII, nonché i paesaggi egittizzanti popolati di Pigmei e di animali tipici del Delta del Nilo raffigurati sulle pareti laterali attigue. Si tratta di soggetti che spesso ricorrono nella decorazione dei muri perimetrali dei giardini pompeiani, al fine di ampliare illusionisticamente le dimensioni di tali spazi ed evocare all’interno degli stessi un’atmosfera idilliaca e suggestiva. In questo caso, con ogni probabilità, il tema delle pitture testimoniava anche un legame e un interesse specifico che il proprietario della domus aveva per il mondo egizio e per il culto di Iside, particolarmente diffuso a Pompei negli ultimi anni di vita della città. Il grande affresco sarà presto oggetto di uno specifico restauro, che sarà realizzato "a vista" del pubblico.

Pompei Casa dei CeiiNella casa sarà riproposto parte dell’allestimento originario della dimora, con la ricollocazione del tavolo in marmo e della vera di pozzo nell’atrio, dove è anche visibile il calco di un armadio e il calco della porta di accesso della casa. Mentre nella cucina è visibile una piccola macina domestica.

Pompei Casa dei Ceii

Pompei Casa dei CeiiLa proprietà della domus è stata attribuita al magistrato Lucius Ceius Secundus, sulla base di una iscrizione elettorale dipinta sul prospetto esterno della casa. La facciata della domus, con il suo rivestimento a riquadri in stucco bianco e l’alto portale coronato da capitelli cubici, è esemplificativa dell’aspetto severo che doveva avere una casa di livello medio d’età tardo sannitica (II sec. a.C.). Al centro dell’atrio tetrastilo peculiare è la vasca dell’impluvio, realizzata con frammenti di anfore posti di taglio, secondo una tecnica diffusa in Grecia ma che Pompei trova solo un altro confronto nella casa della Caccia Antica.

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Pompei Praedia di Giulia FeliceIl grande complesso dei PRAEDIA DI GIULIA FELICE, sorto alla fine del I sec. a.C. dall’accorpamento di costruzioni preesistenti, si presenta invece come una sorta  di “villa urbana”, provvista di ampi spazi verdi e articolata in quattro diversi nuclei con ingressi indipendenti: una casa ad atrio, un grande giardino su cui si aprono gli ambienti residenziali, un quartiere termale riccamente decorato  e un vasto parco.

Pompei Terme di Giulia Felice

Pompei Terme di Giulia FeliceIl complesso deve il suo nome ad un’iscrizione dipinta in facciata (ora al Museo Archeologico Nazionale di Napoli), in cui l’ultima proprietaria, Giulia Felice,  dopo il disastroso terremoto del 62 d.C., annunciava la locazione di parte della sua proprietà.

Pompei Praedia di Giulia Felice

Pompei Praedia di Giulia FeliceAl periodo post-sisma risale un unitario rinnovamento decorativo che interessò gran parte degli ambienti, tra i quali spicca il triclinio (sala da pranzo) estivo, rivestito a mo’ di grotta, con giochi d’acqua attorno ai letti conviviali e aperto sul portico scandito da pilastri marmorei.

Pompei Casa di Giulia Felice

Il giardino munito di un euripo centrale (lungo canale) ricreava nel suo allestimento originario uno spazio idillico-sacrale. La casa, scavata e poi ricoperta al termine delle esplorazioni di età borbonica, è stata interamente portata alla luce negli anni ’50 del Novecento.

Pompei Praedia di Giulia FeliceSi ricorda che dal 1 novembre al 31 marzo l’orario di apertura dei siti archeologici vesuviani sarà il seguente:

Pompei 9,00-17,00 (ultimo ingresso 15,30) sabato e domenica apertura ore 8,30

Oplontis, Stabia 8,30 -17,00 (ultimo ingresso 15,30)

Antiquarium di Boscoreale 8.30 - 18.30 (ultimo ingresso 17.00)

 

Dal 1 novembre sarà pertanto garantita, per l’intera giornata,  l’apertura della Casa dei Ceii e dei Praedia di Giulia Felice e delle seguenti domus:

  • Casa di Championnet
  • Casa di Romolo e Remo
  • Casa di Trittolemo
  • Casa del Marinaio
  • Casa dei Vettii
  • Casa della Fontana Piccola
  • Casa del Principe di Napoli
  • Lupanare
  • Casa di Sirico
  • Casa dell’Orso Ferito
  • Casa dell’Efebo
  • Fullonica di Stephanus
  • Casa del Menandro
  • Casa del Criptoportico
  • Casa del Frutteto
  • Casa della Venere in conchiglia
  • Domus e Botteghe
  • Casa del Larario Fiorito
  • Villa dei Misteri

Testo e immagini da Ufficio Stampa Parco Archeologico di Pompei