House of Gucci

House of Gucci - i Soprano della moda

House of Gucci è uno dei film più attesi di questa stagione cinematografica. Abbiamo trascorso la seconda metà del 2020 osservando le svariate foto rubate dal set, osservando le metamorfosi degli attori e recuperando la vera storia dell'omicidio Gucci. House of Gucci arriva in pompa magna nelle sale cinematografiche internazionali chiudendo ufficialmente il 2021. Tuttavia, ora è giunto il momento di chiederci se il tanto atteso film di Ridley Scott abbia soddisfatto i palati di pubblico e critica.

House of Gucci
La locandina italiana di House of Gucci, per la regia di Ridley Scott, prodotto (2021) da Metro-Goldwyn-Mayer, Bron Studios, Scott Free Productions e distribuito da Eagle Pictures Italia

 

House of Gucci: la trama

House of Gucci ha inizio con la presentazione del personaggio di Patrizia Reggiani (Lady Gaga) nel 1978. Patrizia lavora nell'impresa di famiglia, dedita all'affitto di camion da lavoro, ma sogna una vita diversa. Una sera incontra Maurizio Gucci (Adam Driver) erede di uno degli imperi della moda più noti a livello mondiale. Maurizio, al contrario di Patrizia, ha un carattere mite e riservato. Vorrebbe proseguire gli studi di giurisprudenza e mantenere le distanze dall'azienda Gucci. Patrizia, dopo aver sposato Maurizio, lo convince a riprendere i rapporti con la famiglia grazie all'aiuto dello zio Aldo Gucci (Al Pacino).

Il plot twist avviene nel momento in cui Rodolfo Gucci (Jeremy Irons), padre di Maurizio, muore senza aver firmato un documento che cederebbe le quote dell'azienda al figlio. In questo momento si comincia a vedere la vera personalità di Patrizia. La Reggiani, tramite azioni illegali e manipolazioni sessuali e psicologiche, diverrà la signora Gucci a tutti gli effetti, manovrando ogni decisione di Maurizio e Aldo. Compreso che Aldo e suo figlio Paolo (Jared Leto) potrebbero essere di intralcio al successo di Gucci, Patrizia convince Maurizio a tradirli e a diventare il capo di maggioranza.

L'unico modo per spezzare questa catena di tradimenti e bugie è quello di terminare l'Idillio amoroso tra i due protagonisti. Maurizio si rende conto di non essere felice e di volere una vita diversa e lontana dalle braccia della moglie. Così chiede il divorzio credendo di aver ottenuto la libertà. Non sa che Patrizia, grazie all'amica cartomante Pina (Salma Hayek), sta progettando una vendetta personale.

House of Gucci

 

Italianità

House of Gucci

Come detto nel primo paragrafo, House of Gucci è stato mitizzato sin dall'inizio della sua produzione. Il mito ha preso il via già dall'annunciazione di attrici e attori protagonisti ottenendo il suo culmine con la pubblicazione delle foto dai set italiani. Scott è riuscito ad affittare mezza Italia in piena pandemia, garantendo a staff e attori un soggiorno controllato e sicuro. Lo scopo del regista era ritrarre una famiglia italiana potente ed influente. Peccato che quando si tocca il concetto di famiglia all'italiana l'ideologia americana sfoci sempre in due stereotipi: la famiglia caciarona o la famiglia mafiosa. Nel caso di House of Gucci ci troviamo nella seconda categoria.

La rappresentazione della famiglia Gucci, partendo dal suo capostipite Rodolfo, è una vera e propria messa in scena mafiosa. Ovvero una famiglia ricca, con un'evasione fiscale alle stelle e che dialoga come se si trovasse al centro di una piazza italiana in piena Commedia dell'Arte. Ci sembra di assistere ad una puntata de I Soprano. I Gucci non hanno assolutamente niente di differente a parte, forse, i rapporti ufficiali con le star.

House of Gucci

Adam Driver ha una recitazione abbastanza statica, ma in questo caso giustificata considerando che Maurizio Gucci non è mai stato ricordato per il suo appeal. La vera protagonista, ovviamente, è Lady Gaga che ruba la scena con la sua Patrizia Reggiani. L'interpretazione della Germanotta è eccessiva, arriva al limite del grottesco o del trash. Però, a conti fatti, questo non ci disturba, poiché l'intera narrazione filmica pare voler prepotentemente sfociare nel trash estremo.

House of Gucci

 

House of Gucci: regia e contrasti

Ridley Scott è un nome che non ha bisogno di presentazioni. Scott è stato uno dei padri fondatori della New Hollywood e regista di film importantissimi per la storia del cinema. Come ogni cineasta gli è concesso fare degli "scivoloni". Ma House of Gucci può ritenersi tale? La regia è pulita, quasi asettica a tratti. Il ritmo del film segue uno schema molto classico e si basa molto sul dialogo e sull'uso del campo e controcampo. E questo, a tratti, stona con ciò che avviene nella messa in scena. Se si decide di mostrare una situazione valorizzandone gli eccessi anche la regia dovrebbe essere tale. Tuttavia, le due ore e mezza di pellicola scorrono senza appesantire troppo lo spettatore, eppure sembra sempre mancare qualcosa.

House of Gucci è ancora nei cinema e continua a portare pubblico in sala. Nonostante i dubbi lasciati a fine proiezione, ci troviamo davanti ad un film godibile. Un film che a tratti potrebbe irritare l'italiano non avvezzo a quelli che sono gli stereotipi degli USA verso il prototipo dell'italiano medio.

House of Gucci

House of Gucci

Si ringrazia Eagle Pictures per le foto e locandina. Video da Ufficio Stampa Fosforo.


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Forme di classica originalità: restaurate 44 opere del Museo di Doccia

Forme di classica originalità: restaurate 44 opere del Museo Richard-Ginori della Manifattura di Doccia

Un materiale avveniristico, ad alto contenuto tecnologico, che richiede nuove competenze e nuove attrezzature. Un materiale dalle altissime performance e qualità estetica, che promette di diventare in breve tempo uno dei più richiesti dal mercato.

Questa è la porcellana intorno al 1735, quando in Italia, dopo il breve quanto esaltante esperimento di Vezzi, a Doccia apre la manifattura voluta dal marchese Carlo Ginori, chimico, conoscitore di testi alchemici, arcanista.
Una produzione eccezionale perché tra le prime in Europa; la prima in Italia ad avviare un’impresa di lunga durata. Tanto che la porcellana Ginori ancora oggi si produce e ancora oggi è tra le più desiderate.

In Europa i primi decenni di scoperta e lavorazione della porcellana furono sfrenati, folli e avventurosi, tra rapimenti, segreti, alchimie, fortune improvvise e spaventosi fallimenti.
E così lo è stata la anche la storia della manifattura Ginori, che in tre secoli ha conosciuto alterne stagioni, ha attraversato secche e guidato rivoluzioni estetiche, come accadde durante la direzione artistica di Giò Ponti.

Una storia splendida e turbolenta che, quasi dal suo inizio, è stata documentata attraverso la costituzione di un archivio. Una storia illustrata dalla carta così come dalla cera, dalla creta e dalla ceramica dei bozzetti;‌ un patrimonio di modelli di cui, oltre l’utilità per la produzione, non può sfuggire il valore di testimonianza.

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Piatto con decorazione a stencil, 1745-50, The Metropolitan Museum of Art, The Met Fifth Avenue Galleria 201, immagine in pubblico dominio

Un patrimonio che dal 1965 è stato esposto in un Museo costruito apposta a Sesto Fiorentino per ospitare e rendere accessibili le collezioni.

Nelle scorse settimane l’Associazione Amici di Doccia, con l’annuale consueta pubblicazione dei Quaderni, ha divulgato un’ottima notizia. Quella del restauro di 44 opere: soprattutto bozzetti in cera, ma anche opere in gesso e terracotta.

 

Oggetti che rappresentano solo una parte del tesoro di conoscenza custodito nei depositi del museo.
Restaurare questo tipo di manufatti è una sfida nella sfida, perché la loro fragilità fa parte della loro natura. Si tratta di opere, ad esempio, fortemente polimateriche: proprio la convivenza di materiali che hanno reazioni diverse ai fattori ambientali, all’umidità e in generale al tempo che scorre​ è causa di problemi conservativi.
Oppure che presentano danni derivati dall’uso ripetuto all’interno della manifattura.

I modelli utilizzati per ricavare i calchi, ad esempio, sono ricoperti da uno spesso e untuoso strato, che si mostrava fortemente annerito. L’intervento giustamente ha migliorato la leggibilità dei pezzi senza però rimuovere questo strato: si tratta infatti dell’accumulo di sostanze distaccanti con cui dovevano essere rivestiti i modelli per poter ricavare i calchi. Sono quindi custodi di preziose informazioni sulle tecniche di lavorazione oltre che tangibile testimonianza del tanto lavoro, dell’impegno e della creatività di cui questi oggetti sono stati strumenti.

Un restauro impeccabile, finanziato attraverso la raccolta fondi promossa da Artigianato e Palazzo. La cifra raccolta:‌ 50.000 euro. Una cifra sostanziosa e sufficiente a ridare salute e decoro ad oggetti dal valore artistico, storico e culturale non misurabile.

Una cifra che però appare subito nella sua identità di piccolo, volenteroso obolo se messa nella scala di una delle più vive e interessanti espressioni del patrimonio italiano.
Che quasi inacerbisce la mancanza, da ormai sette anni, della possibilità di godere del Museo della Manifattura di Doccia.

Fauno Marsia legato all’albero. Credits: Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica Torino, CC BY-NC

Se infatti nell’ultimo anno la chiu​sura al pubblico, la dimensione delle sale vuote, del patrimonio separato dai cittadini, delle aperture a singhiozzo e della virtualizzazione dell’opera di divulgazione dei musei ha coinvolto tutte le collezioni italiane, il Museo di Doccia manca da ben prima all’appuntamento con i suoi visitatori.

La vicenda sembra in fase di risoluzione:‌ dopo una penosissima Via Crucis di aste andate deserte (sulla quale credo varrebbe la pena spendere un’approfondita riflessione sulla miopia e impreparazione della classe imprenditoriale italiana, che di quel patrimonio avrebbe potuto fare fonte certa di valore) lo Stato Italiano, nel 2017, acquisisce il Museo. Da allora si traccia la strada verso la riapertura, che ancora si sta percorrendo, e lungo la quale questi restauri sono una ristorante tappa.

Ma credo che la storia degli anni immediatamente precedenti meriti di essere raccontata e divulgata.
Succede infatti che l’azienda Richard Ginori, con sede a Sesto Fiorentino, nel 2013 fallisce;‌ ed è probabile, peraltro, che le ragioni del fallimento vadano ricercate in tutt’altro che non la qualità e l’appetibilità sul mercato dei suoi prodotti.
Succede che la priorità è tutelare i lavoratori;‌ si accetta l’unica proposta allora in campo, quella di Gucci. Grande brand del lusso, parte del gruppo Kering, vicino di casa della Ginori.
Succede che vengono acquistati il brand e lo stabilimento. E il museo? No, il museo non rientra negli accordi.

Ancora prevale la visione miope e masochista per cui il museo è un inutile ed improduttivo fardello. Quanto lo sia davvero credo lo dimostri oltre ogni ragionevole sospetto questa pagina. L’e-commerce è quello del nuovo marchio, Ginori 1735. Che non a caso ha voluto dichiarare come valore del brand la tradizione pluricentenaria.

Online posso acquistare, per quasi 2000 euro, una statuetta che rappresenta “La virtù e il vizio”. È probabile si tratti di un’idea del Giambologna.
“La versione in biscuit, proposta dalla Manifattura, trae origine da un modello eseguito dallo scultore tardobarocco fiorentino Massimiliano Soldani Benzi, le cui forme e parte dei modelli sono stati venduti dal figlio Ferdinando al marchese Carlo Ginori attorno al 1740.”

Se poi avessi la possibilità di recarmi in negozio potrei richiedere di acquistare, per più del doppia della cifra precendente, un altro notevolissimo gruppo in biscuit che riproduce in scala ridotta il gruppo de “I lottatori”. L’originale in marmo, rinvenuto nel 1583, ancora oggi si può ammirare presso la Tribuna della Galleria degli Uffizi. La trasposizione in dimensioni da arredo fu eseguita “nelle botteghe dei bronzisti romani e fiorentini, come suggerisce il calco in cera dell’opera che è conservato nel Museo Richard Ginori della Manifattura di Doccia. Stando poi alle note di pagamento, è possibile asserire che il calco in cera sia stato eseguito in Manifattura, forse dallo stesso Anton Filippo Maria Weber che, nel 1744, risulta aver realizzato le forme in gesso”.

Tutto questo mentre, ci informa il sito degli Amici di Doccia, “in questi ultimi anni la Direzione regionale musei della Toscana (già Polo museale)” ha dovuto provvedere a portare avanti “le attività indispensabili e urgenti … come il ripristino completo delle coperture, il cui stato disastroso ereditato da anni di incuria e di chiusura era una delle principali cause di rischio e di degrado dell’edificio e potenzialmente delle collezioni stesse” e si è dovuto provvedere a mettere in sicurezza l’archivio con il “trasferimento … all’Archivio di Stato di Firenze in ambienti salubri e adeguati per la corretta conservazione del materiale cartaceo”.

restauri doccia ginori manufatti MET
Chicchera e piattino, 1750-55, The Metropolitan Museum of Art (altra immagine del set in anteprima), immagine in pubblico dominio

Di questa operazione, come del progetto di catalogazione e il completamento dell’inventario del fondo librario storico dell’Archivio del Museo di Doccia, si fa carico ancora una volta l’associazione Amici di Doccia.

Resta l’ammirazione per i restauri sin qui condotti, che ci lasciano presagire l’enorme interesse culturale del museo futuro.

Resta l’amarezza per un patrimonio abbandonato, disconosciuto, tradito, verso il quale manca quell'interesse per un valore vero e duraturo che potrebbe garantire.

Note

Il titolo riprende una notazione tratta da:
Ugo Nebbia, L'Italia all'Esposizione Internazionale di Parigi di Arti Decorative e industriali moderne, “Emporium”, LXII, n. 367, aprile 1925

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Ercolano si trasforma in set fotografico per Gucci

Pubblicati gli scatti della campagna fotografica della collezione Gucci Pre-Fall 2019. (https://www.gqitalia.it/moda/gallery/gucci-immagini-collezione-uomo-donna-autunno-inverno-2019-2020) eseguiti, qualche mese fa, tra le antiche dimore, le strade, gli scorci del Parco Archeologico di Ercolano scelti non come scenario ma come ambientazione per la campagna fotografica. Il progetto, frutto della collaborazione tra Gucci e il regista e fotografo Harmony Korine per una pubblicazione in edizione limitata, ha visto il Parco Archeologico di Ercolano protagonista degli scatti fotografici d’artista.

Dopo le iniziative di restauro e conservazione della Casa che includono collaborazioni con la DIA-Art Foundation di New York City, i Cloisters all'Abbazia di Westminster a Londra, la Galleria Palatina a Palazzo Pitti a Firenze, la Biblioteca Angelica a Roma e la necropoli romana di Les Alyscamps a Arles, questo nuovo progetto insieme alle immagini di Harmony Korine, continua l'impegno di Gucci a sostenere e promuovere il patrimonio culturale in tutto il mondo.

Il Parco Archeologico di Ercolano assieme a quello di Pompei, antiche città romane entrambe dichiarate patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, sono stati individuati dal direttore creativo Alessandro Michele che crede fermamente nella funzione essenziale del passato per immaginare e perseguire il futuro, e quindi non può essere dimenticato né trascurato.

La presenza di Gucci, e dei grandi talenti professionali cui ricorre, consente di mettere in dialogo eccellenze italiane di due settori solo apparentemente sconnessi gli uni dagli altri, ma invece percorsi da uno stesso lunghissimo filo rosso di memoria e tradizioni artigianali-  dichiara il Direttore Francesco Sirano-  Questa iniziativa avrà effetti benefici non solo contribuendo economicamente a potenziare l’attività di conservazione e valorizzazione del Parco, ma soprattutto aiuterà il sito archeologico di Ercolano ad ampliare gli orizzonti entro i quali viene conosciuto ed apprezzato anche al pubblico che segue attraverso la moda l’impegno di promozione culturale di Gucci.”