Agrigento, Valle dei Templi: tutto pronto per i lavori di restauro dell'area dell'Olympieion

Agrigento, Valle dei Templi: tutto pronto per i lavori di restauro dell'area dell'Olympieion

Mancano poche settimane all'apertura dei quattro cantieri che riporteranno alla riqualificazione dell'area dove sorge l'Olympieion, il tempio dedicato a Zeus Olimpio (la cui monumentalità ci è nota grazie alla testimonianza di Diodoro Siculo), situato nel cuore della Valle dei Templi ed eretto per celebrare la vittoria del tiranno Terone sui Cartaginesi nella celebre battaglia di Himera del 480 a.C.

Agrigento Olympieion restauro Tempio di Giove Olimpio Valle dei Templi
Agrigento, Valle dei Templi: tutto pronto per i lavori di restauro dell'area dell'Olympieion

Oltre ai lavori di restauro verranno infatti musealizzati numerosi reperti appartenenti alla decorazione architettonica, tra i quali bisogna annoverare il riassemblaggio della trabeazione sostenuta dalle imponenti sculture dei telamoni e la musealizzazione delle parti dell'enorme statua che verrà sostenuta in piedi tramite una sottile lastra in acciaio con mensole di pochi millimetri, un supporto antisismico volto a garantire un migliore conservazione delle parti originali della statua, ritrovate dallo studioso tedesco Heinz Jürgen Beste dell'Istituto Archeologico di Roma.

Progetto di sostegno di telamone

"In questo momento i beni culturali della Sicilia sono in fermento. I Parchi archeologici e i musei, costretti a chiudere le porte dalle misure anti-COVID-19, stanno operando con massimo impegno per prepararsi alla riapertura con  ambienti più accoglienti e nuovi progetti ed emozioni – ha dichiarato l’assessore regionale ai Beni Culturali e all'identità siciliana, Alberto Samonà -. I cantieri che interessano l'area del tempio di Giove Olimpio nella Valle dei Templi e la valorizzazione del Telamone, sono un invito a visitare Agrigento e la Sicilia, per trasmettere al mondo una storia e un'identità profonda, che rendono unica la nostra terra”.

Agrigento Olympieion restauro Tempio di Giove Olimpio Valle dei Templi
Agrigento, Valle dei Templi: tutto pronto per i lavori di restauro dell'area dell'Olympieion

Questi interventi gettano una nuova luce su quella che doveva essere la struttura originaria del tempio, prima del suo crollo a seguito dei terremoti del 1401 e del XVIII secolo: sono stati infatti identificati 90 frammenti appartenenti alle sculture dell'edificio, tra cui anche blocchi provenienti da 8 diversi telamoni.
"L’area merita di essere recuperata e valorizzata – spiega il direttore del Parco archeologico della Valle dei Templi, Roberto Sciarratta –, il pubblico presto la potrà visitare nella sua interezza: saranno chiusi gli accessi secondari e si potrà seguire un unico percorso di visita che dall’Olympieion condurrà ai resti dell’altare, liberato dai massi crollati durante gli scavi negli anni Venti, così da far riguadagnare la percezione del collegamento tra altare e tempio. I visitatori non si fermeranno alla Concordia ma saranno invogliati alla scoperta di tutta la collina dei Templi, fino al bacino della Kolymbetra”.

Agrigento Olympieion restauro Tempio di Giove Olimpio Valle dei Templi
Agrigento, Valle dei Templi: tutto pronto per i lavori di restauro dell'area dell'Olympieion

 

Si prevede che i lavori avranno una durata di circa 9 mesi e sarà a cantiere aperte: questo significa che i visitatori, gli appassionati, gli studenti universitari e le scolaresche, previa prenotazione, potranno assistere al lavoro sul campo degli esperti.

Agrigento Olympieion restauro Tempio di Giove Olimpio Valle dei Templi
Google Earth: Tempio di Giove Olimpio

Per le foto e il video si ringrazia l'Ufficio Stampa della Regione Siciliana.


Pittore di Himera

I risultati di un'innovativa ricerca sulla ceramica a figure rosse siceliota

I risultati di un'innovativa ricerca sulla ceramica a figure rosse siceliota

Pittore di HimeraL’ultimo lavoro di Marco Serino, assegnista presso il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino, rappresenta il risultato di un’ampia analisi condotta sulla produzione di ceramica a figure rosse protosiceliota; un prospetto che ben si è inserito nel progetto dell’Università di Palermo che, a partire dagli anni ’80, sta procedendo con la revisione critica e sistematica dei contesti scavati nel decennio 1963-1973.

Il volume si colloca all’interno della collana diretta da Helga Di Giuseppe, dedicata alla saggistica archeologica dedicata alla produzione artigianale (dalla preistoria al medioevo), e rappresenta il risultato di uno studio sistematico condotto su un lotto di materiale ben circoscritto e definito, quello del materiale proveniente dagli scavi sul pianoro di Himera. Il lavoro in questione ha consentito anzitutto una puntuale visione globale di questa particolare produzione artigianale fino alla ridefinizione di numerose questioni dibattute da decenni inerenti alla sopracitata produzione artigianale.

Produzione, contesto e mercato di questa peculiare produzione vengono analizzati dall’autore attraverso il caso ancora piuttosto “sfuggente” del Pittore di Himera, una produzione “eccezionale” se si considerano i pochi casi di rinvenimento pertinenti a contesti abitativi, non così frequenti in ambito siciliano e magnogreco.

Il libro è infine corredato da un preziosissimo catalogo di tutti i vasi trattati nel testo, con un ricco apparato grafico e fotografico, il quale consente al lettore di avere sempre a disposizione un riscontro visivo.

Il lavoro scaturisce da stimolanti riflessioni sia critiche che metodologiche nate nella cosiddetta era post-Trendall; la classificazione di quest’ultimo, nonostante costituisca tutt’oggi un punto di partenza fondamentale, viene qui integrata dall’autore da numerosi altri elementi che consentono di ridefinire alcune problematiche legate alle prime produzioni siceliote a figure rosse (oggetto di controversi e stimolanti dibattiti da decenni). I nuovi dati forniti dall’analisi stilistica ed iconografica, con una particolare attenzione ai contesti di rinvenimento, corredata da un’analisi attenta e puntale sulla circolazione di questi prodotti in Sicilia e Magna Grecia, forniscono una serie di nuove informazioni che sono state, dove lo si è ritenuto possibile, correlate e reinterpretate.

La struttura del volume è di particolare interesse: riflette infatti differenti tipi di approccio metodologico applicati allo studio sistematico della sopracitata classe di materiali; questo consente non solo di arrivare a conclusioni indipendenti ed autonome tra di loro, ma anche di ottenere una rete di informazioni più generale, contribuendo in questa maniera alla formulazione di nuove ipotesi inerenti alle dinamiche che hanno portato alla nascita delle prime officine in Occidente.

Dopo una interessante introduzione relativa alla storia degli studi (legata anche alle produzioni isolane), il libro procede con la rilettura dei dati quantitativi e distributivi della ceramica a figure rosse (sia attica che occidentale) circolante in Italia e in Sicilia nella seconda metà del V sec. a.C.,

dalla quale scaturiscono numerosi ragionamenti riguardo alle dinamiche sociali, commerciali e artigianali che influenzarono la nascita di queste produzioni nelle varie aree della Sicilia e della Magna Grecia. Non manca una preziosissima panoramica di tutte le tradizioni produttive protosiceliote.

Il fulcro è senza dubbio costituito dal capitolo dedicato alla bottega del Pittore di Himera, nel quale l’autore analizza in maniera puntuale caratteristiche formali e disegnative, fino ai particolari stilemi della bottega.

Il palinsesto delle scene prese in esame dal punto di vista iconografico consente infatti di cogliere uno spaccato ricco e affascinante del fervore culturale del mondo greco coloniale del V sec. a.C.

L’analisi morfologica dei vasi in studio (approccio spesso trascurato in questo settore degli studi) viene sviscerata dall’autore nel VI capitolo, consentendo al lettore di cogliere una panoramica generale delle tradizioni morfologiche protosiceliote.

E ancora, anche grazie all’ultimo capitolo, l’attento approccio al dato contestuale dei singoli casi di rinvenimento consente non solo di confermare la cronologia ante 409 a.C. della bottega imerese, ma anche di proporre nuove letture, soprattutto in riferimento al ruolo delle “case sacre” all’interno degli isolati abitativi delle poleis di Magna Grecia e Sicilia.

Questo libro è infine da ritenersi un prezioso contributo allo studio dell’antica comunità imerese, e ai suoi rapporti in relazione ai coevi insediamenti di Magna Grecia e Sicilia, all’interno di quello scorcio di secolo che segnò la fine della vita, breve ma florida, della colonia calcidese.

Abbiamo posto alcune domande all’Autore sul suo volume:

Com’è nato il tuo approccio alla ceramica figurata? Quali sono state le tue prime esperienze di studio su questo materiale?

Diciamo che il mio rapporto con la ceramica a figure rosse parte da molto lontano. Ho iniziato ad interessarmi a questo materiale fin dai primi anni dell’Università, attratto dall’enorme potenziale comunicativo che le immagini sui vasi potevano offrire. Ho lavorato sulla ceramica siceliota per la tesi di laurea specialistica e poi ho proseguito nel solco di questi studi anche durante il mio dottorato di Ricerca.

Sono state tutte occasioni cruciali e determinanti per la mia formazione sul campo perché ho avuto modo di lavorare direttamente sul materiale, toccando con mano i vasi figurati. Poterli riprodurre graficamente con i loro esatti profili e riuscire a visionarli direttamente a pochi centimetri dal proprio naso, con lenti d’ingrandimento e con la giusta luce (e fotografarli in alta definizione!) è stata un’esperienza unica che mi ha permesso di apprezzare dettagli che soltanto attraverso lo studio diretto dei materiali archeologici si possono veramente comprendere.

Dopo il dottorato ho avuto la fortuna di vincere un’importante borsa di studio per poter andare in Australia e consultare l’importantissimo Archivio Trendall, a LaTrobe University, Melbourne. Qui ho potuto mettere mano su fotografie di vasi inediti e conservati ancora in collezioni private sparse per il mondo, nonché confrontarmi con alcuni tra i massimi studiosi di figurata al mondo.

E com’è stato lavorare nello stesso ambiente in cui ha lavorato Arthur Dale Trendall?

Non solo ci ha lavorato, ma lo ha costruito dal nulla. Era la sua residenza privata all’interno del campus universitario, che lui decise di adibire ad archivio personale, dove poter conservare tutta la sua documentazione fotografica, che è davvero sterminata. Lavorare in quell’ambiente ti permette di immergerti in un mondo a parte e, soprattutto, di avere a disposizione tutti gli strumenti per l’analisi e lo studio del materiale figurato concentrati in pochi metri quadri, attorno a te: un aspetto logistico da non sottovalutare nel percorso di un ricercatore.

Tornando al tuo volume, quanto tempo hai impiegato per scriverlo?

Beh, considerando che ho iniziato a lavorarci nel 2010, al primo anno di dottorato (concluso a marzo del 2013), direi all’incirca 9 anni! Ovviamente nel mentre ho lavorato ad altri progetti, scritto articoli e partecipato a convegni internazionali qua e là, ma il lavoro di aggiornamento, di revisione e di controllo del manoscritto è stato costante e sistematico dal 2013 fino agli inizi del 2019. Credo che sia normale; è giusto che i lavori di ricerca abbiano un periodo di “decantazione”; la possibilità di riprenderli e rileggerli dopo qualche tempo ti permette di avere una visione critica e di mettere a punto alcuni passaggi, anche magari alla luce degli aggiornamenti bibliografici e delle novità emerse da studi collaterali che nel frattempo sono stati pubblicati. Inoltre, poter partecipare a convegni internazionali mi ha permesso di incontrare studiosi ed esperti del settore con cui nel frattempo ho potuto confrontarmi. Lo scambio di opinioni e di idee tra ricercatori è fondamentale per migliorare il proprio lavoro. Spero davvero di essermi ricordato di ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questa pubblicazione, a vario ordine e grado, nella sezione dei “ringraziamenti” del libro!

Pittore di HimeraQuali sono i tuoi auspici rispetto al proseguo e al futuro della ricerca in questo particolare ambito di studi?

Una cosa in cui credo molto è l’approccio ‘integrato’, che ho provato a proporre per questo studio e che spero possa essere utilizzato per qualsiasi altro studio sulla ceramica figurata in futuro. Ormai la comunità scientifica ha acquisito una sensibilità metodologica importante su questi aspetti. Sono stati fatti importanti passi avanti negli ultimi anni e sono diversi i lavori che integrano all’analisi stilistica, lo studio accurato delle iconografie e delle strategie iconografiche all’interno delle varie produzioni, l’analisi quantitativa e l’elaborazione distributiva dei prodotti, nonché la revisione dei contesti di rinvenimento e il controllo delle cronologie assolute. Un ulteriore aspetto su cui penso davvero che in futuro occorrerà focalizzarsi in maniera decisiva è la questione della mobilità artigianale. Bisognerà cercare di comprendere meglio le modalità e le dinamiche di spostamento di pittori e maestranze che, io credo, dovevano essere assai più ‘mobili’ e itineranti di quanto oggi possiamo pensare.

Progetti futuri?

Ne ho uno in corso molto bello, a parer mio, con l’Università di Oxford, sempre riguardante la figurata, ma questa volta quella prodotta in Attica. Fino a marzo sono di istanza in Inghilterra per lavorare coadiuvato dal materiale messo a disposizione da un altro grande archivio ceramografico, il Beazley Archive. Mi sto occupando principalmente di rintracciare eventuali ‘contatti’ tra i Pittori attici e le prime botteghe siceliote, per cercare di capire se è possibile ricostruire una qualche filiazione diretta (o indiretta ma comunque ben delineabile) tra produzione attica ed esperienze magnogreche e siceliote. Le suggestioni e le potenzialità in questo senso sono davvero molte!

 

Tutte le foto sono state cortesemente fornite dall'Autore


Nasce il museo della battaglia di Himera

Con un accordo tra Regione Siciliana e Rete Ferroviaria italiana si avvierà la realizzazione del Museo della battaglia di Himera. Un grande museo nell’ex stazione ferroviaria  di Buonformello nel palermitano esporrà i reperti provenienti dagli scavi effettuati nell’area della città bassa. Il contributo di un privato si sta rivelando fondamentale per il proseguo degli scavi che stanno portando alla luce i resti della famosa battaglia combattuta tra Greci e Cartaginesi nel 480 a.C. nel territorio che oggi ricade vicino a Termini Imerese.

Ricostruzione Himera

Himera sorgeva infatti sulla costa tirrenica della Sicilia tra il fiume Torto e l’Himera settentrionale. La colonia aveva una “città bassa” situata sulla pianura verso la costa e una “città alta” situata sulla collina retrostante. Gli scavi del 2007 hanno evidenziato il posizionamento dell’accampamento cartaginese vicino alla zona costiera, lungo la riva orientale del fiume Torto e fino alla colline di fronte alle mura della città. Gli archeologi hanno messo in evidenza il campo di battaglia e i resti scheletrici di uomini e cavalli di entrambi gli schieramenti e in più hanno messo in evidenza i resti della città bassa e delle fortificazioni .

Resti scheletrici battaglia di Himera

La scoperta dei resti della battaglia di Himera avvalora il racconto di Diodoro Siculo che scriveva: “(Amilcare dopo lo sbarco a Palermo) si spinse con l’esercito contro Himera e la flotta lo fiancheggiava navigando. Quando giunse nei pressi della città, che abbiamo prima citato, vi pose due accampamenti, uno per l’esercito di terra ed uno per la forza navale. Tirò a secco tutte le navi da guerra e le circondò con un profondo fossato e con una palizzata di legno, fortificò l’accampamento dell’esercito di terra che aveva sistemato proprio di fronte alla città, e aveva prolungato dalla trincea navale fino alle colline sovrastanti”.

L’idea – spiega l’assessore ai Beni culturali Sebastiano Tusa – è quella di realizzare una grande struttura secondo i criteri più aggiornati della museografia contemporanea. Creare un museo in prossimità del luogo della battaglia è una scelta precisa che, oltre a dare un senso ai luoghi teatro dello scontro, potrà essere volano di sviluppo per il territorio. I musei tematici, così come questo che abbiamo intenzione di realizzare – conclude l’assessore Tusa – costituiscono per i visitatori un valore aggiunto per la conoscenza del territorio e della storia che lo ha attraversato. Una musealizzazione moderna rappresenterà una nuova modalità di comunicare una storia antica che ha profondamente cambiato la nostra storia moderna”.

Il museo su Himera sarà il terzo realizzato in Sicilia che riguarderà una battaglia dopo quello di Favignana sullo scontro delle Egadi e quello di Catania sullo sbarco del ’43.

Aggiungiamo – sottolinea il presidente della Regione Nello Musumeci – un’altra perla all’enorme patrimonio storico-archeologico per il quale la Sicilia è diventata famosa nel mondo e meta di continui flussi turisti. La nostra storia, il nostro passato va continuamente valorizzato e reso sempre più fruibile. Salvaguardarne la memoria è un dovere anche perchè rappresenta sempre una occasione di sviluppo economico per la nostra Isola”.

Foto: Assessorato dei Beni culturali e dell'Identità siciliana


Sicilia: nuove importanti scoperte a Himera

Presentazione delle nuove importanti scoperte a Himera

cornice in terracotta dipinta (1)

Si conclude nei prossimi giorni la quinta campagna di scavi condotti a Himera, sul Piano del Tamburino, dall’Università di Berna grazie ad una convenzione stipulata nel 2012 con il Parco Archeologico di Himera.
Francesca Spatafora
Questa campagna chiude una prima fruttuosa fase di ricerca che ha fornito nuovi e importantissimi dati sulla funzione del Piano del Tamburino all’interno della antica polis greca di Himera” (Francesca Spatafora)
Himera_impressione_Scavo
Sotto la guida della Prof.ssa Elena Mango dell’Università di Berna ha lavorato, oltra a un gruppo cospicuo di maestranze locali, un’equipe di 13 persone, composta da assistenti, studenti e dottorandi delle Università di Berna, di Neuchâtel e di Tübingen, nonché di un restauratore, di una disegnatrice e dell’archeometro Prof. Hans Mommsen dell’Università di Bonn.
Terracotta_maschile_con chitara_e_melograno_1
La campagna di scavi ha pure previsto altre attività legate allo studio, al disegno e al restauro dei reperti archeologici rinvenuti negli ultimi anni, i più rilevanti dei quali saranno esposti – per la prima volta - in occasione del ricevimento di chiusura della campagna, che si svolgerà il prossimo giovedì 14 luglio, alle ore 18.30, presso il nuovo Museo Pirro Marconi (Tempio della Vittoria) di Himera.
panoramica scavo
I lavori sul terreno si sono concentrati su due zone, verosimilmente interessate dalla presenza di aree sacre delimitate da un possente muro: una di esse è situata su un pianoro del Piano Tamburino, mentre l’altra si trova a circa 120 metri di distanza in un punto più basso dell’altipiano(Elena Mango)
In un caso, è stato possibile identificare un imponente e vasto edificio di circa 20 metri di lunghezza che rivestiva certamente una funzione centrale nell’ambito dell’area sacra; nell’altro, un edificio consistente di più vani di dimensioni minori, che ha subito varie modifiche, nonché possenti strutture murarie adiacenti attribuibili a un’area sacra a cielo aperto, dotata di due altari. In quest’area sono state portate alla luce varie fosse e fossette votive, bothroi e un abbondante materiale ceramico (coppe, crateri, idrie, brocche ecc.), osseo e malacologico, che permette di ipotizzare per questa zona una doppia funzione legata sia alla deposizione votiva sia al consumo di cibo e bevande durante le celebrazioni in onore delle divinità.
I lavori svolti sono dunque di straordinaria importanza perché permettono di conoscere e comprendere meglio i culti e la vita religiosa degli abitanti dell’antica colonia di Himera” (Francesca Spatafora)
Testo e immagini da Polo Regionale di Palermo per i Parchi e i Musei Archeologici