Titane: il body horror che ha stregato Cannes

Titane è il titolo del nuovo film diretto dalla regista francese Julia Docournau, vincitore della Palma d'Oro all'ultimo Festival di Cannes. L'importanza di questa Palma d'Oro è racchiusa in due motivi: era dal 1993 che una donna non stringeva tra le mani il prestigioso premio (l'ultima fu Jane Campion per Lezioni di piano) ed è uno dei rari film horror ad aver vinto.

La Docournau esplose nel 2016 con il controverso Raw, film incentrato su una studentessa di veterinaria vegetariana che si scoprirà cannibale. La prima opera si distinse per l'uso estremo del body horror e per l'accuratezza dei macabri dettagli. Con Titane la situazione è differente, poiché non possiamo parlare solo di body horror.

Titane
Titane. Foto © Carole Bethuel

Titane: trama

Alexia (Agathe Rousselle) adora le automobili sin da bambina, momento in cui, a causa di un incidente in auto, le fu impiantata una placca in titanio nella testa. Alexia cresce piena di rabbia e frustrazione, a causa di un padre anaffettivo e di una mamma che poco ha saputo imporsi per modificare il ménage familiare. Ben presto scopriamo che la passione di Alexia per le automobili non ha valenza estetica, bensì erotica. Alexia fa sesso con le macchine e le ama.

L'amore è così forte che, alla fine, Alexia rimane incinta per diventare anche lei un ibrido tra essere umano e macchina. A causa del suo lato violento, la donna commette una serie di omicidi e, per fuggire dalla polizia, si costruirà una nuova identità. Dopo essersi rotta il naso per modificare i propri connotati, Alexia diventerà Adriane, il figlio scomparso di Vincent (Vincent Lindon) capo dei pompieri della città.

Titane. Foto © Carole Bethuel

L'orrore

Possiamo davvero parlare di film horror quando guardiamo Titane? La domanda sorge spontanea, poiché di paura qui non vi è traccia. Niente jumpscare o creature della notte assetate di sangue, ma solo esseri umani vittime e carnefici. L'orrore di Titane risiede nei rapporti che descrive e nella società patriarcale che li crea. Tuttavia, le carneficine attuate da Alexia non sono giustificate, la sua figura non è mai santificata. Titane è un vero e proprio girone infernale, composto da famiglie anaffettive, relazioni sgangherate, stereotipi di genere ed estrema solitudine.

A far ribrezzo non sono nemmeno le scene di accoppiamento tra Alexia e le automobili, poiché la Docournau possiede la maestria di renderle squisitamente erotiche. Forse, per i più deboli di stomaco, a far ribrezzo potrebbero essere le scene degli omicidi o tutto il lungo percorso di gravidanza in cui l'orrore si manifesta sul corpo della protagonista. Eppure queste risposte sembrano non essere mai sufficienti (la perdita di olio motore al posto del sangue è un esempio). Questa è la sensazione che si ha appena si lascia la sala dopo aver visto Titane. Ovvero di non essere riusciti ad assorbire tutte le sue trame e le sue chiavi di lettura.

Titane. Foto © Carole Bethuel

Il genere

Il film è stato etichettato come body horror, collegando la seconda opera della regista francese alla prima. Tuttavia, come dicevamo poc'anzi, di Raw qui troviamo solo la sua protagonista femminile (Garance Marillier) per i primi minuti del film. Per il resto ci scontriamo con un'opera complessa capace di racchiudere più generi cinematografici: l'horror, il dramma, il trash e la commedia. Vi troverete spesso a ridere durante scene di efferata violenza, poiché l'effetto della dissonanza cognitiva applicato dalla Docournau mira proprio a confondere lo spettatore o, meglio, a farsi beffa di lui. Probabilmente la Docournau si burla di noi da Raw ed è un assoluto piacere lasciarglielo fare!

Per quanto concerne lo stile, l'influenza di Crash di David Cronenberg è palese. Non parliamo di citazionismo, poiché la narrazione e la regia della Docournau restano fedeli ad un suo stile personale. Cronenberg e Carpenter come fari primari per ispirare questo film, ispirazione che cessa nel momento in cui la macchina da presa diventa femminile ed estremamente violenta. La violenza pare essere un elemento primario nelle produzioni al femminile e Julia Docournau ne è l'emblema perfetto.

Titane è un film che contiene tanti film e forse proprio per questo si rimane estasiati durante la visione. In conclusione, per buona pace di Nanni Moretti che si dichiarò contrariato per questa Palma d'Oro, il cinema sta evolvendo e il female gaze sta (finalmente) trovando spazio in questo mondo prettamente maschile.

Titane
La locandina del film Titane di Julia Ducournau

Immagini I Wonder Pictures


Penny Dreadful: storie di angeli contro demoni

Penny Dreadful è una serie televisiva prodotta dal canale statunitense Showtime. Le tre stagioni sono andate in onda dal 2014 al 2016, ottenendo innumerevoli consensi sia da parte del pubblico sia da parte della critica. Dopo anni dalla fine della terza stagione, Showtime annuncia di aver finanziato uno spin-off dal titolo Penny Dreadful - City of Angels, cambiando completamente cast e ambientazione.

Penny Dreadful
Eva Green come Vanessa Ives nella locandina della seconda stagione di Penny Dreadful, Foto © Showtime Networks Inc. and Showtime Digital Inc.

 

Penny Dreadful: l'origine

John Logan, l'autore della serie, basò il plot su due differenti testi letterari: i penny dreadful (da cui il titolo della serie), libricini di genere horror diffusi durante l'epoca Vittoriana; La lega degli straordinari Gentlemen, nota graphic novel di Alan Moore. Protagonista assoluta è Vanessa Ives (Eva Green) figlia dell'alta borghesia britannica e vittima, in un certo senso, della stessa società in cui vive. I protagonisti maschili che supportano Vanessa, sono Sir Malcom (Timothy Dalton) e l'americano Ethan Chandler (Josh Hartnett).

L'ambientazione è quella dell'età Vittoriana, di fatti i toni e le scelte cromatiche tendono a mettere in risalto l'oscurità e il senso di mortalità che impregnava le strade di Londra. Il filo conduttore delle vicende narrate è il rapporto tra uomo e Dio e, soprattutto, tra bene e male. Questi parrebbero essere temi già trattati, soprattutto nel mondo della serialità televisiva. Tuttavia, Penny Dreadful ha la grandissima capacità di unire il genere gothic (tipico dei romanzi di fine '800) ad una più alta riflessione filosofica sul concetto stesso di umanità.

Durante le tre stagioni, ci vengono presentati diversi prototipi di "mostri": il mostro di Frankenstein (Rory Kinnear), Dorian Gray (Reeve Carney), il licantropo (Josh Hartnett), Dottor Jekyll (Shazad Latif), il conte Dracula (Christian Camargo) la strega Evelyn Poole (Helen McCrory).

Vanessa oscilla continuamente tra il diventare un mostro e il restare umana, rispettando tutti i dettami che delineano la brava donna vittoriana. Il personaggio maschile che le si potrebbe contrapporre, è proprio quello del mostro di Frankenstein (chiamato John Clare in memoria del poeta inglese).  Sia Vanessa sia John si trovano a dover fronteggiare le forze del male esterne, quindi il classico "villain", dovendo, però, affrontare anche i loro demoni interiori che, a volte, prendono il sopravvento. John viene da molti ritenuto un villan solo per via del suo aspetto esteriore, finendo spesso con il diventarlo per far zittire la gente. Vanessa, invece, è spesso posseduta dal demonio che si nutre del suo lato femminile più primordiale.

Back hand of God

Durante la prima stagione, Vanessa è fermamente convinta che la chiesa e i suoi rappresentati potranno aiutarla durante i momenti di possessione e, chissà, magari perfino sconfiggere il demonio che si impossessa di lei. In una delle migliori scene di tutta la serie, un prete incontra Vanessa e le pone la domanda "Do you really want to be normal?"

Qui esplode un'altra importante tematica della serie: la normalità. Vanessa, come ribadisce giustamente il parroco, è stata toccata dalla "backhand of God" quindi, in un certo senso, potrebbe essere una prescelta a cui è stato dato il dono della sofferenza per sconfiggere il male. La normalità, di conseguenza, le impedirebbe di portare a termine la sue missione. La normalità, tanto agognata da tutti i personaggi di Penny Dreadful, viene rappresentata come un ostacolo, come una superficie sotto la quale giace l'angoscia.

 

In conclusione, quello che ha reso (e rende) Penny Dreadful una delle migliori serie della storia della televisione, è proprio l'essenza dell'umanità, un'umanità destinata a vivere al di là del bene e del male.

La presenza costante dell'arte e, in modo particolare, della poesia calca con forza la mano sulle tematiche esistenzialiste. "All sad people like poetry" dice Vanessa a John Clare "happy people like songs". Penny Dreadful è una poesia lunga tre stagioni, contornata da quei poeti che hanno reso grande la letteratura vittoriana (spesso assistiamo a dei veri e propri recitals di Tennyson, Keats, Wordsworth).

City of Angels

Il 26 aprile 2020, Showtime ha rilasciato il primo episodio di Penny Dreadful - City of Angels, spin-off di Penny Dreadful. La nuova serie è ambientata nella Los Angeles del 1938 e si ispira al folklore messicano-americano. Lo spin-off diede il via ad una serie di polemiche già dal rilascio ufficiale di vari trailers durante il 2019. I fan non riconobbero in questo nuovo prodotto le dinamiche e le caratteristiche che hanno reso Penny Dreadful una pietra miliare della televisione.

City of Angels è composta da 10 episodi dalla durata di 45-50 minuti ciascuno. Le tinte che prevalgono sono luminose, in fin dei conti ci troviamo in California, la regia è più morbida e abbandona molti stilemi tipici del genere horror. I ruoli dei personaggi sono decisamente più definiti: ci sono i "buoni" e ci sono i "cattivi". Magda (Natalie Dormer) è la sorella cattiva della Santa Muerte (Lorenza Izzo). La lotta tra le due sorelle dà il via alla narrazione, che porta al centro della vicenda Tiago (Daniel Zovatto) un ragazzo messicano figlio di una sacerdotessa della Santa Muerte.

Tiago diventa presto un detective della polizia e si trova a dover fronteggiare una serie di omicidi a sfondo razziale. Madga, infatti, assume varie forme durante l'intera stagione, portando quel briciolo di malignità che farà soccombere l'umanità in favore del coas. Ad ostacolare Madga, ci dovrebbe essere la Santa Muerte. Scrivo "dovrebbe" perché la Santa Muerte sembra essere un personaggio totalmente assente e decisamente poco sviluppato.

Lo scopo principale di City of Angels è sicuramente quello di denunciare il razzismo e la ghettizzazione di tutte le etnie presenti negli U.S.A. Tuttavia, bisogna tristemente concludere che oltre alla rabbia e al dissenso dei protagonisti verso le questioni razziali (ci troviamo davanti ad ovvie critiche contro la politica di Trump) City of Angels sembra essere incapace di andare oltre e dare respiro alla trama. Alcuni critici hanno giustificato determinate scelte narrative, sottolineando che, sicuramente, molte dinamiche saranno approfondite nella seconda stagione. Sfortunatamente, dato il basso numero di spettatori, la seconda stagione di Penny Dreadful - City of Angels pare che non vedrà la luce.

Un altro elemento che, forse, ha sancito la disfatta di City of Angels è il continuo confronto con la sua serie di origine, una serie superiore sia a livello registico sia a livello narrativo. Non posso esprimermi sulle capacità recitative, poiché in molti hanno commesso l'errore di mettere a confronto Eva Green con Natalie Dormer. Il confronto in questa specifica situazione non dovrebbe sussistere, dato che le due attrici hanno incarnato personaggi decisamente differenti (forse di simile avevano solo alcuni outfit e alcuni tratti fisionomici).

Penny Dreadful è stato recentemente eliminato dal catalogo Netflix ed è solamente disponibile sul sito di Showtime.
Questa serie, a lungo snobbata dai festival (nessuno ha mai capito come Eva Green non abbia nemmeno ottenuto una nomination agli Emmy) pare essere stata dimenticata anche da fan meno accaniti.
Personalmente ne consiglio la visione e spero vivamente che Netflix decida il prima possibile di reinserire Penny Dreadful sulla sua piattaforma.

Penny Dreadful City of Angels
La locandina della serie TV Penny Dreadful - City of Angels, 2020 Showtime Networks Inc. and Showtime Digital Inc.

La selva degli impiccati Marcello Simoni

Il poeta-brigante e la reliquia diabolica: La selva degli impiccati di Marcello Simoni

Il poeta-brigante e la reliquia diabolica:

La selva degli impiccati di Marcello Simoni

Articolo a cura di Gianluca Colazzo e Mariano Rizzo

La biografia di Marcello Simoni, puntualmente riportata nell'aletta in quarta di copertina, riserva diverse sorprese a chi non conosce questo scrittore. Innanzitutto, a dispetto della sua giovane età, egli può già vantare una cospicua carriera: il suo primo romanzo Il mercante di libri maledetti è infatti uscito nel 2011 per Newton-Compton; in soli nove anni Simoni ha prodotto circa trenta romanzi e un gran numero di racconti brevi e saggi.

La maggior parte dei titoli delle sue opere contiene riferimenti a libri proibiti e/o maledetti, ad abati e abbazie, reliquie e biblioteche: Simoni si è infatti specializzato nel filone dei thriller medievali che negli anni '80 venivano definiti, non senza un vago tono dispregiativo, i cloni della Rosa. Tuttavia è bene specificare che, lungi dal copiare pedissequamente l'opera di Umberto Eco, Marcello Simoni ha saputo proporre una personale visione del genere “giallo gotico” che gli ha consentito di ritagliarsi un posticino di tutto rispetto nel panorama editoriale italiano: il suo romanzo del 2019 Il lupo nell'abbazia è comparso nella prestigiosa collana dei Gialli Mondadori, mentre la trilogia avente come protagonista l'inquisitore Girolamo Svampa è stata pubblicata da Einaudi; per la stessa casa editrice è in libreria da qualche settimana La selva degli impiccati.

In questa sua ultima opera Simoni compie la difficile scelta di distaccarsi del tutto (o quasi) dalla sua comfort zone popolata di monaci sanguinari e manoscritti malefici; il protagonista è François Villon, poeta maledetto realmente vissuto nella Francia del XV secolo, al quale viene risparmiata la pena capitale in cambio di un patto scellerato: dovrà infatti collaborare con le autorità parigine per catturare Nicolas Dambourg, capitano dei briganti denominati coquillard, dei quali lo stesso Villon ha fatto parte; la faccenda è però resa complicata non solo dall'amicizia che lega il poeta a Dambourg, ma anche dalla scomoda presenza di una reliquia demoniaca, bramata e ricercata da una moltitudine di persone.

Xilografia che ritrarrebbe François Villon, realizzata da Pierre Levet per il Grand Testament de Maistre François Villon, Parigi, 1489. Immagine in pubblico dominio

Riassumere in poche frasi La selva degli impiccati non è semplice: molte sono infatti le trame secondarie collegate a quella principale, ciascuna delle quali coinvolge un gran numero di personaggi e le relative vicende; si tratta di un feuilleton con tutti i crismi, nel quale ciascun capitolo costituisce un nucleo narrativo a sé. In esso riecheggiano svariati generi, dal thriller all'horror al picaresco, in un amalgama tutto sommato compatto; la storia complessiva che ne emerge è avvincente e in grado di catturare l'attenzione del lettore: più che a Eco, Simoni sembra volersi ispirare a Victor Hugo, citato in esergo e nelle prime pagine del romanzo, dove si ha perfino una fugace visione della “Festa dei Folli” ampiamente descritta in Notre-Dame de Paris.

È però il tono avventuroso a permeare l'intero libro: il Villon dipinto dal Simoni è molto più simile al Conte di Montecristo di Dumas padre che a un Gwynplayne o a un Jean Valjean; mascalzone e scavezzacollo quanto basta, il poeta de La ballata degli impiccati non riesce affatto a essere un antieroe come il suo autore lo vorrebbe, e finisce per barattare il suo lato oscuro con una pittoresca, a tratti romantica umanità. L'influsso di Dumas è particolarmente evidente nella parte centrale del libro, ambientata in una foresta zeppa di briganti che ricorda da vicino la Sherwood descritta nel Robin Hood dumasiano.

François Villon, La ballade des pendus, J. Trepperel éditeur (Paris 1500) - Bibliothèque nationale de France - Gallica, immagine in pubblico dominio

Proprio le ambientazioni sono un punto di forza del libro: Simoni è particolarmente audace nel dare la sua visione di una Francia oscura e nebbiosa, nella quale corruzione e malvagità serpeggiano sotto una pelle di stretti vicoli e sordide osterie; molti sono i personaggi grotteschi, il cui fascino rischia tuttavia di far sfigurare quelli principali, eroi o antieroi che siano. La trama principale è portata avanti con disimpegno, in un continuo rovesciarsi di ruoli e situazioni che occasionalmente sfiora la genialità; il tutto condito da duelli e torture, impiccagioni e perfino quel pizzico di romance che il lettore si aspetta e che, puntualmente, gli viene dato in pasto. In sintesi, se la vicenda principale e il suo setting sono originali e ben confezionati, non lo sono tutti gli elementi di contorno, che rispondono fin troppo ai cliché del genere.

Non è questo, tuttavia, il vero problema della Selva, che soffre semmai di un ritmo non omogeneo: Il continuo alternarsi dei punti di vista causa infatti frequenti sfasamenti tra sezioni rapide e ricche d'azione e frangenti lunghi e tediosi nei quali vengono distillati i molti (non sempre necessari) spiegoni; è la prima metà del libro a risentire maggiormente di questo difetto, che porterà i lettori meno pazienti a saltare interi capitoli e a perdere frammenti indispensabili di questo mosaico; viceversa la parte finale risulta fin troppo veloce e ricca di eventi, tanto che a fine lettura si potrebbe avere la sensazione che non tutti i conti tornino come dovrebbero. Uno studio più attento dello schema narrativo avrebbe forse evitato questi scompensi.

Anche la caratterizzazione dei personaggi risulta in qualche modo discontinua: a molti di essi viene data una dignità eccessiva in relazione al loro ruolo nell'economia della storia, mentre altri, più affascinanti e meglio costruiti, spariscono del tutto nelle fasi più avanzate della vicenda. Simoni, inoltre, correda il romanzo di una lunga nota ex-post, nella quale spiega che gran parte dei personaggi citati è realmente esistita, ma manca una documentazione adeguata per ricostruirne la biografia: una vera e propria excusatio non petita per aver inventato di sana pianta le loro vicissitudini, espediente che sarebbe stato del tutto perdonabile anche senza questa spiegazione.

Occorre infine rimarcare un editing non sempre preciso, che glissa su evidenti errori di sintassi come il continuo utilizzo dell'avverbio affatto con funzione di negazione.

Queste pecche, è bene precisarlo, non compromettono la leggibilità de La selva degli impiccati, che di certo donerà agli appassionati del genere un'avventura di tutto rispetto, gustosa al punto giusto e ben congegnata, con una morale di fondo che, senza fare spoiler, risulterà sorprendentemente attuale.

La selva degli impiccati Marcello Simoni
La copertina del romanzo La selva degli impiccati di Marcello Simoni, pubblicato da Giulio Einaudi Editore nella collana Stile Libero Big

Gli incubi di Shirley Jackson: la riscoperta della regina del gotico americano

GLI INCUBI DI SHIRLEY JACKSON:

La riscoperta della regina del gotico americano

Articolo a cura di Gianluca Colazzo e Mariano Rizzo

Nel 1980, in esergo al suo romanzo L'incendiaria, Stephen King pose la seguente dedica: In ricordo di Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce. In questo modo il maestro dell'horror statunitense intendeva rendere omaggio a una grande autrice, da molti ritenuta l'iniziatrice del gotico a stelle e strisce. Autrice che, fino a pochi anni fa, in Italia era praticamente sconosciuta: quasi nulla della sua produzione era pervenuto nel nostro Paese, a parte le traduzioni di due suoi romanzi apparse fugacemente tra gli anni '80 e i '90; per amor di cronaca è opportuno citare il film del 1999 Haunting- Presenze, che all'epoca della sua uscita riscosse un certo successo: pur dichiaratamente ispirato a una delle sue opere più famose, esso non rispecchia alcunché della poetica della Jackson, che i lettori italiani hanno potuto conoscere davvero solo in tempi recenti.

La casa editrice Adelphi ha infatti intrapreso la pubblicazione sistematica dei suoi testi proprio a partire da L'incubo di Hill House (già pubblicato da SIAD nel 1979 come La casa degli invasati), dal quale era stato tratto il lungometraggio; successivamente sono stati rilasciati anche Abbiamo sempre vissuto nel castello (edito nel 1990 da Mondadori col titolo Così dolce, così innocente), Lizzie (apparso nelle nostre librerie nel 2014, a sessant'anni dalla prima uscita americana) e diverse raccolte di racconti brevi.

La ribalta italiana di Shirley Jackson va inquadrata nel contesto di una generale riscoperta dell'autrice: in America, dove la sua fama non è mai venuta meno, di recente sono stati pubblicati ben tre volumi di racconti rimasti finora inediti e curati dal figlio Laurence, l'ultimo dei quali, La luna di miele della signora Smith, sarà nelle nostre librerie in autunno, sempre per Adelphi; nel 2018 sono stati inoltre prodotti una serie (The Haunting) e un film (Mistero a castello Blackwood) tratti dalle sue opere, mentre da qualche settimana è disponibile sulle piattaforme streaming Shirley, un gustoso film a metà tra biopic e thriller che vede Elizabeth Moss nei panni della scrittrice.

A quasi sessant'anni dalla sua morte, dunque, Shirley Jackson sta raggiungendo l'apice della sua fama; stupisce peraltro la velocità con la quale le sue opere hanno cominciato a trascendere la dimensione letteraria per invadere altri media. Le ragioni di questo tardivo (ma meritato) successo sono molteplici: tra di esse c'è di certo il rinnovato interesse per il genere gotico/horror, che in questi anni sta vivendo una peculiare e multimediale evoluzione. Tuttavia sarebbe riduttivo ricondurre l'intera poetica di Shirley Jackson a un solo genere: le sue opere sono veri e propri capolavori d'ingegno, accessibili a qualunque lettore per via della prosa accattivante e scorrevole ma al tempo stesso dotati di estrema profondità, che li rende complessi al pari della personalità dell'autrice.

La biografia della Jackson è in tal senso paradigmatica: nata nel 1916 a San Francisco, Shirley soffrì sin da piccola del mancato amore di sua madre, che non perse mai occasione di sopprimere i suoi sogni e la sua personalità; dopo un'adolescenza trascorsa tra emarginazione e bullismo, sposò Stanley Hyman, che a sua volta la sottopose a continue infedeltà. Bisogna poi considerare il non facile periodo storico in cui ella visse, nel quale al finto benessere ostentato dalla società americana faceva da contrappunto il terrore per l'imminenza di una guerra: tutti questi drammi portarono la sua psiche a frequenti cedimenti, improvvise crisi di nervi e lunghi periodi di depressione. La donna riversò il patimento per la propria vita nella scrittura, per la quale aveva dimostrato una precoce inclinazione: nel corso della sua breve vita (morì a soli quarantotto anni) produsse sei romanzi e un'enorme quantità di racconti brevi, saggi e memoriali.

Shirley Jackson
Nel racconto che le guadagnò l'attenzione del pubblico, The Lottery, Shirley Jackson aveva in mente luoghi come North Bennington. Foto Flickr di Mark Barry, CC BY 2.0

Sarebbe fin troppo facile attribuire l'efficacia delle opere di Shirley Jackson alla sua travagliata vicenda umana, sebbene ciò risponda al vero: in effetti si può affermare che in questo caso l'autrice e la sua opera siano assolutamente inscindibili. L'ansia sociale, la paranoia, la divisione della personalità, i complessi familiari non risolti e la costante sensazione di pericolo sono di casa nelle sue storie, resi con una capacità descrittiva incredibilmente efficace; eppure non è solo questo a renderla unica.

Elisabeth Moss e Odessa Young (Rose Nemser/Paula) nel film Shirley. Foto Courtesy NEON

Il mondo in cui si svolgono i racconti della Jackson è instabile e insicuro; forze oscure tessono i fili delle angosce dei protagonisti, ma a dispetto di quanto ci si potrebbe aspettare esse non si palesano mai direttamente agli occhi del lettore: al massimo le si potrà percepire in minimi segnali - porte che sbattono, ombre dietro un angolo, ricordi remoti di un delitto - i quali non diventeranno mai lampanti; al termine della lettura la domanda che ci si pone può essere una soltanto: quella che abbiamo finito di leggere è davvero una storia dell'orrore, o siamo stati tratti in inganno dalle nostre stesse paure? La Jackson è stata tra le prime a intuire che non ci può essere orrore che tenga di fronte alla capacità della mente umana di interpretare le proprie paure e dar loro un volto; è inutile dare in pasto al lettore demoni, fantasmi e jumpscare: è invece molto meglio orchestrare sottili ed eleganti inganni che lo porteranno inevitabilmente a scontrarsi con sé stesso.

A questo punto non sorprende che queste storie stiano conoscendo apprezzamento e diffusione nel periodo che stiamo vivendo, in cui ciascuno di noi è nel suo piccolo una Shirley Jackson: oggi siamo chiamati di continuo a incontrarci e scontrarci con la nostra parte più oscura, a guardare in faccia le nostre paure e a trovare da soli il modo di combatterle e/o esorcizzarle; tutti, a diversi livelli, temiamo di non essere all'altezza dell'altro, della società, di ciò che ci riserva il futuro: questo è ciò che prende forma nelle pagine dell'autrice americana, adatte a qualsiasi palato.

Shirley Jackson
Michael Stuhlbarg (Stanley Edgar Hyman) ed Elisabeth Moss nel film Shirley. Foto Courtesy NEON

L'Italia trionfa al Bram Stoker Award con Alessandro Manzetti, il poeta dark

Alessandro Manzetti vince per la secondo volta il Bram Stoker Award, nella sezione poetica con la raccolta The place of broken things scritta insieme a Linda D. Addison.
È la seconda volta che conquista questo prestigioso premio, ma la cosa più importante è che sia stato l'unico italiano nella storia del premio ad averlo vinto. È anche editore della Indepedent Legions Publishing di Trieste e si occupa di promuovere la letteratura dark, gotica e horror. Con lo pseudonimo di Caleb Battiago ha scritto molti romanzi e firmato raccolte di racconti per il pubblico italiano.

 

Iniziamo con le domande più semplici (o forse le più difficili). Come ci si sente a vincere un Bram Stoker Award? E a vincerne due?

Naturalmente è una grande soddisfazione, il Bram Stoker Award rappresenta, per gli autori horror e dark fantasy, uno dei traguardi più ambiti a livello internazionale, un punto d’arrivo e nello stesso tempo di ripartenza, e un riscontro di notevole importanza per il proprio lavoro. Difficile spiegare come ci si sente, cosa si prova, a salire sul palco per accettare un premio di tale caratura, come mi è successo nel 2016, a Las Vegas; la mia prima volta, che è quella che lascia il segno più profondo.

La kermesse della convention annuale (lo StokerCon) che ruota attorno alla cerimonia di premiazione è di grande impatto. L’emozione è forte, specie quando si rappresenta un paese, l’Italia, che non aveva mai portato un proprio autore fino a quei livelli, considerati (erroneamente) dai nostri stessi connazionali come inaccessibili fino a poco tempo fa.

Vincere di nuovo il premio quest’anno, e quindi confermarsi, è ancora più difficile e importante; è una sorta di certificazione, da parte di tantissimi colleghi e operatori del settore, e dunque del mercato internazionale stesso, della continuità di un percorso artistico di qualità portato avanti negli anni, che nel mio caso era già stato avvalorato in precedenza, attraverso 10 nomination ricevute in varie edizioni del premio, a partire dal 2014, e in diverse categorie.

Però l’emozione della prima volta non è ripetibile, a livello personale, e la stessa cosa mi hanno raccontato altri autori, parlandomi della loro esperienza a questo premio.


Ho avuto il piacere di leggere in lingua originale il volume che ha meritato di vincere il Bram Stoker: parlo ovviamente di The Place of Broken Things (Crystal Lake Publishing). Una raccolta di poesie struggenti, dolci, oscure e scritte con l'anima, davvero uniche. Ci sarà modo di leggerle anche in italiano?

Purtroppo in Italia la poesia moderna e contemporanea non ha mercato, se non per i classici, e questo è un vero peccato, considerando invece la dignità, importanza e visibilità offerta a questa forma di comunicazione in tutti gli altri paesi, dagli Stati Uniti all’Europa.

Non credo che l’opera sarà tradotta in Italiano, non ho ricevuto manifestazioni di interesse di editori del nostro paese, ma per i lettori italiani ci sarà l’opportunità di leggere alcune poesie incluse in The Place of Broken Things (pubblicato in inglese dall’editore Crystal Lake Publishing) all’interno di una raccolta di racconti e poesie in uscita questi giorni per la mia casa editrice Independent Legions, dal titolo I Sogni del Re Nero, un’edizione a tiratura limitata, da collezione.

Diversamente, l’altra mia raccolta di poesie vincitrice nel 2016 del Bram Stoker Award, Eden Underground, è stata pubblicata anche in italiano, in edizione illustrata, dall’editore Cut Up Publishing. Ma si tratta della classica eccezione che conferma la regola.

La poesia in Italia, a causa di una formazione scolastica inadeguata, e della conseguente poca conoscenza della materia da parte di gran parte di lettori ed editori stessi, legati ad antichi pregiudizi di forme e linguaggi di tempi lontani, è purtroppo marchiata come difficilmente commercializzabile, e se ne disinteressano, mentre in tutti gli altri paesi viene considerata (come è giusto e normale che sia) un’essenziale contributo alla cultura, e punta di avanguardia anche della fiction, che da sempre è stata profondamente nutrita e influenzata dalla poesia, in termini di visione e linguaggio.

Vai a far capire, qui da noi, che la poesia (che esiste anche di genere, quindi dark o speculativa) è la forma più moderna e attuale di scrittura, la più affilata per raccontare le dinamiche del mondo contemporaneo, non il contrario, come purtroppo viene ritenuto nel nostro mercato.

In Francia, tanto per parlare di un paese europeo, senza prendere sempre come esempio il mercato di lingua anglosassone, la poesia viene promossa, divulgata, tradotta, pubblicata in tutti i modi e canali/media possibili.
Un mercato, il loro, che promuove anche gli editori indipendenti, che non sono vittime di cartelli di distribuzione, e dunque è facile trovare pubblicazioni di qualità in ogni libreria (e in vetrina) che non sono per niente meri supermercati di libri.

Invito lettori ed editori (in particolare) a tirar fuori la testa, per un momento, dalla cupola trasparente che tiene sottovuoto il nostro mercato editoriale, e a stupirsi di ciò che accade nella maggior parte degli altri paesi, anche a pochi chilometri da noi.

Non serve nemmeno parlare degli Stati Uniti e Inghilterra, mercati sui quali ormai lavoro da anni, che fin dall’inizio si sono mostrati aperti e interessati a recepire opere di qualità, sia prosa che poesia, senza dover contare su amici in paradiso. I premi internazionali, e le tante mie opere pubblicate in lingua inglese (e non solo) sono prova di questo diverso approccio editoriale.

Un libro scritto a quattro mani con Linda D. Addison e credo sia impossibile non parlare di lei. Come è nato e come si è sviluppato questo sodalizio? Ci nascondete un nuovo progetto?

Scrivere un libro insieme a una cara amica e grande poetessa come Linda è stata un’esperienza formidabile per entrambi. Il sodalizio è nato anni fa per l’amicizia e il feeling che ci lega, non per lo stile e visione delle nostre poetiche, che è molto diverso.

Per i poeti, scrivere assieme e collaborare, e dunque stimolarsi a vicenda, è cosa naturale da sempre, così nel 2016 è nata l’idea di scrivere assieme una raccolta di poesie dark/speculative, che si è materializzata lo scorso anno con The Place of Broken Things.

Gran parte delle opere contenute nella raccolta sono scritte a quattro mani, e ciò ha materializzato qualcosa di diverso, che va oltre me e Linda come singoli autori. Ha preso vita uno stile e visione peculiare di un’unione artistica. Nonostante le profonde differenze, siamo riusciti a mescolare in modo armonico le nostre singole voci e visioni, creandone una nuova di zecca. Scrivere assieme, come ha più volte affermato la stessa Linda, Premio Bram Stoker Award alla carriera, è stato semplice e naturale. Sicuramente in futuro lavoreremo ancora assieme, per un altro progetto che abbiamo già in testa, e nel cuore.

Tra le poesie che trovo più belle c'è senza ombra di dubbio Kolkata's Little Girl e la rivisitazione di Linda con Philly's Little Boy. Quanto è importante nel tuo immaginario l'India e in particolar modo Calcutta?

Qui parliamo di due poesie ‘soliste’ della raccolta, quindi non scritte a quattro mani, ma anche in questo caso la collaborazione artistica a tutto tondo si è ben manifestata, in quanto Linda ha scritto il suo pezzo ispirandosi al mio, quindi creando una virtuosa connessione.

L’India è sempre stata uno dei cardini della mia immaginazione, basti pensare ai miei romanzi Naraka, Shanti e Samsara (titoli in sanscrito) che contengono riferimenti alle tradizioni e filosofie induiste. La città di Calcutta invece è entrata nelle mie visioni successivamente, diventandone sempre più protagonista, grazie al celebre racconto Calcutta Lord of Nerves di Poppy Z. Brite, che tradussi cinque anni fa (opera mai apparsa prima di allora in italiano, eppure da anni già tradotta in diverse lingue) e poi per la sceneggiatura che ho scritto recentemente (adattamento di quel racconto) della graphic novel Calcutta Horror (che ha ricevuto proprio quest’anno una nomination al Bram Stoker Award), illustrata da Stefano Cardoselli, che mi ha costretto a studiare a lungo e nei dettagli la città, scoprendone ogni singola via, cosa che ha aumentato a dismisura il mio interesse per quella che viene definita City of Joy (Città della Gioia), nonostante la povertà, le immense baraccopoli, le sperequazioni sociali e tanti altri aspetti negativi, noti a tutti, di quei luoghi e regioni.

Studiando e approfondendo, ho scoperto la magia e i colori metafisici di Calcutta, e ne sono rimasto imprigionato, tanto da scrivere poi altri racconti ambientati nella Città della Gioia, e sto per accingermi a lavorare a un’altra sceneggiatura, stavolta con un mio soggetto originale, per una graphic novel ambientata in questa città che non ho mai visitato, ma che ha penetrato profondamente le mie emozioni.

Non solo autore, ma pure editore e curatore delle pubblicazioni per Indipendent Legion Publishing, realtà editoriale vivacissima e attenta a proporre contenuti di qualità e testi altrimenti inediti e non nel focus dei famosi "grandi editori". Parlaci dell'obiettivo della tua casa editrice, del perché è così importante (ri)leggere il dark fantasy, l'horror, il weird e tutte le sfumature che ne derivano

L’obiettivo della mia casa editrice penso sia evidente, basta osservare l’offerta che abbiamo messo in piedi durante questi anni, caratterizzata da opere tradotte in italiano di grandi autori internazionali di genere, molti dei quali dimenticati o sconosciuti ai lettori italiani.

Come editore sono orgoglioso di aver tradotto e opere inedite in italiano di autori del calibro di Clive Barker, Richard Laymon, Ramsey Campbell, Poppy Z. Brite, Robert McCammon, Jack Ketchum, Brian Keene, John Skipp e Craig Spector, David J. Schow e tanti altri.

Sono ancora più felice di aver pubblicato per la prima volta nella nostra lingua altri grandi maestri, come Edward Lee, Charlee Jacob, Richard Christian Matheson (con una sua opera completa), Owl Goingback, Nicole Cushing, giusto per citarne alcuni, e di aver pubblicato diverse antologie di racconti di alto livello, contenenti opere di autori da noi già molto noti (King, Lansdale, Ellison, Gaiman, Lindqvist) ma anche di interpreti da conoscere (Kiernan, Etchison, Hodge, Lumley).

La missione di Independent Legions è dunque ben chiara, proporre ai lettori italiani le opere dei grandi maestri dell’horror e del dark fantasy internazionale, che erano diventate sempre più irreperibili (perfino classici come ‘Schiavi dell’Inferno’ di Barker o ‘Cadavere Squisito’ di Poppy Z. Brite, che abbiamo tradotto di nuovo e ristampato).

Oltre al beneficio per i lettori, che possono scoprire nuovi interpreti di genere, e riscoprire o approfondire i grandi maestri, ciò che sta portando avanti la mia casa editrice è di indubbio valore per la diffusione nel nostro paese di cultura di genere, e di ricucire un movimento degno di questo nome, di appassionati e autori stessi.
Il genere horror/dark fantasy, con tutti i vari sottogeneri, può proporre titoli per tutti i gusti, e conoscerne storia, derivazioni e nuove interpretazioni, con vista internazionale, è una grande opportunità.

Ma, oltre all’offerta per il mercato italiano, Independent Legions opera direttamente anche sul mercato internazionale, con un’offerta di titoli in lingua inglese, diversi dalla selezione di opere in lingua italiana, alcuni dei quali premiati o in nomination in molti importanti premi internazionali. Un’altra caratteristica molto peculiare della mia casa editrice.
Manzetti Bram Stoker Award

Una delle cose che mi ha colpito di più del vostro lavoro è il connubio tra "letteratura d'intrattenimento" e apparati critico-saggistici, come per esempio i titoli Leggere Stephen King, Horror Guru e Colpevole ma pazza; questo è sicuramente ammirevole perché noi fruitori  possiamo anche essere, come nel mio caso, animati da interessi accademici e divulgativi. Questa inclinazione connota la casa editrice come una voce importante del panorama culturale di questa letteratura, intendete proporre altri volumi simili?

Oltre alla narrativa e al fumetto di genere, pubblichiamo anche saggistica, e ai titoli da te menzionati intendiamo aggiungerne altri, per rafforzare quest’offerta specifica; pubblicazioni mirate alla formazione e approfondimento del lettore. Fatto sta che il programma Elite, dedicato ai migliori lettori di Independent Legions, propone tra l’altro titoli di saggistica gratuiti, in funzione della formazione del lettore, cosa penso senza precedenti in Italia.

Il progetto integra pubblicazioni di grandi classici del genere come le poesie di Poe e Crowley e le ritraduzioni "moderne" dei racconti lovecraftiani. Avete annunciato una nuova edizione integrale della Justine scritta da De Sade. Ci parleresti nel dettaglio delle attenzioni filologiche che state dedicando al capolavoro del marchese ?

Oltre alla narrativa horror e dark fantasy moderna e contemporanea, che resta il nostro focus principale, abbiamo recentemente ampliato l’offerta con la creazione delle collane Specters, dedicata ai grandi classici di genere (vedi Poe e Lovecraft), includendo anche la poesia, e Imaginarium, caratterizzata da una selezione di capolavori precursori del moderno hardcore horror o della letteratura dark contemporanea, con titoli come Justine di De Sade o Le Undicimila Verghe di Apollinaire.

Per quanto riguarda Sade, stiamo attualmente lavorando a un recupero storico del celebre romanzo ‘Justine’, per una nuova traduzione (naturalmente integrale) della primissima versione dell’opera, scritta dall’autore durante la sua permanenza alla Bastiglia, differente dalla successiva versione modificata da Sade e poi data alle stampe (l’edizione che poi viene comunemente tradotta in italiano).

Per la ricerca del testo originale di riferimento e per la traduzione, ci siamo affidati a un gruppo di artisti, scrittori e traduttori che opera in Francia per nostro conto, dedicato alla letteratura francese, capeggiato da Barbara Manzetti, ballerina, artista, scrittrice e scenografa che lavora nell’ambiente artistico parigino da oltre trentacinque anni.
La nostra Justine in questo momento è già stata tradotta, e stiamo revisionando il testo per mandare in stampa il libro.

Leggendo Il Libro degli Orrori, raccolta antologica dei grandi maestri del settore,  scopro che il curatore Stephen Jones denuncia la presenza sempre più invasiva (se non un vero e proprio monopolio per il settore) dell'horror lite, ovvero quella letteratura che stempera i toni e gli obiettivi del vero horror. Secondo te con i tuoi scritti e le tue proposte editoriali stai riportando l'attenzione dei lettori verso standard nuovi per questo genere? Ovviamente senza rinunciare allo sperimentalismo e all'originalità dei contenuti

Si parla molto dell’horror lite, sul mercato internazionale, ed effettivamente negli ultimi anni ha una certa prevalenza tra le opere pubblicate. Credo si tratti del tentativo di avvicinare al genere una più ampia audience, ma non è una strategia che condivido. L’horror fiction, che si suddivide in molti rivoli e correnti, sottogeneri e contaminazioni (queste specie negli ultimi anni) andrebbe comunicato meglio, più che tagliargli le ali, scardinarne alcuni punti di forza o adattarlo a qualcosa di diverso dalla sua essenza. Molti lettori potrebbero avvicinarsi a questo genere, avendo informazioni più accurate, senza essere deviati altrove da pregiudizi costruitisi negli anni a causa della scarsa conoscenza dell’argomento ‘letterario’, che viene equiparato, grossolanamente, con la cinematografia di intrattenimento di genere, che fa da erroneo ‘testimonial’ di qualcosa di molto diverso, in realtà.

Le mie proposte editoriali, sia come autore che come editore, cercano dunque di diffondere il genere per ciò che è, nella sua massima espressone di qualità e non di semplice intrattenimento, senza cercare mezze misure, ma accendendo la luce sulle tante meraviglie sconosciute che purtroppo il più delle volte restano nell’ombra.
Lavorando con passione, e selezionando le giuste opere, gli appassionati stanno iniziando ad aprire gli occhi, e capire di quante belle cose sono stati privati da una pessima editoria (e comunicazione) italiana di genere, e dai tanti pregiudizi senza alcun fondamento dai quali sono stati bersagliati, e danneggiati.

 

 

Tutte le foto sono state gentilmente fornite da Alessandro Manzetti

 

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


Midsommar: la morte e la fanciulla

Midsommar è il secondo film del regista americano Ari Aster. La pellicola è arrivata nelle sale italiane il 25 luglio 2019 grazie alla casa di distribuzione Eagle Pictures, diventando velocemente il film prediletto dell'estate. Al box office italiano ha incassato in totale 482 mila euro, un risultato discreto considerando la stagione e la decisione di vietare il film ai ragazzi sotto i quattordici anni d'età.

Midsommar il villaggio dei dannati Ari Aster

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Molotov Magazine in partenza a giugno

Independent Legions è lieta di annunciare l’uscita del primo numero, a Giugno 2020, di Molotov Magazine, rivista quadrimestrale in formato cartaceo dedicata alla letteratura e cultura dark, horror e weird, curata dal due volte Premio Bram Stoker Award Alessandro Manzetti.

Tra i contenuti del primo numero spiccano diversi racconti tradotti in italiano di grandi maestri internazionali: Joe R. Lansdale (The Folding Man), Ramsey Campbell (Midnight Hobo), Richard Christian Matheson (Barking Sands), Owl Going-back (Grass Dancer), Graham Masterton (The Secret Shih-Tan), Steve Rasnic Tem (Invisible) e Jess Landry (Mutter), la One-Shot graphic novel (20 tavole) 'Antinferno' sceneggiata da Alessandro Manzetti e illustrata da Stefano Cardoselli, e la striscia a fumetti 'Satanlio e Hellio' di Paolo di Orazio. Tutte opere inedite in italiano, fatta eccezione per il racconto di Lansdale.

Ma ci saranno molti altri contenuti, come interviste a grandi protagonisti di genere, tra i quali Ellen Datlow e Victor Gischler, articoli di approfondimento, recensioni e rubriche tematiche, su letteratura dark, horror e weird, cinema di genere, poesia a cultura dark a cura di Stefano Fantelli, Daniele Bonfanti, Cristiano Saccoccia, Francesco La Manno, Pietro Guarriello, Christian Lamberti, Barbara Manzetti e Silvia Riccò. L’illustrazione di copertina del primo numero è di Wendy Saber Core, delle traduzioni si occuperanno Alessandro Manzetti, Francesca Noto e Chiara Beltrami, con editing e proofreading di Miriam Mastrovito, mentre il lettering dei fumetti sarà curato da Alessio Stucci. Il formato della rivista sarà 21x29, interni in bianco e nero, spillato, carta lucida patinata, circa 60 pagine.

Un grande staff tra autori, ospiti e redattori per l’esordio di questo nuovo Magazine di respiro internazionale che intende proporsi come una testata di riferimento in Italia per gli appassionati e lettori di opere di genere dark, horror e weird, con incursioni nel pulp, nel cinema, nella cultura dark e in altre forme artistiche.

Molotov Magazine
Sullo Store Independent Legions è possibile preordinare il primo numero e/o sottoscrivere l’abbonamento annuale (3 numeri).

Info: www.independentlegions.com/molotov-magazine.html

 


"Il Corvo e tutte le poesie" di Edgar Allan Poe: maestoso romanticismo dark

Il Corvo e tutte le poesie di Edgar Allan Poe
Il maestoso romanticismo dark

Il Corvo e tutte le poesie Edgar Allan PoeGià nel saggio Supernatural Horror in Literature del 1927 il solitario di Providence Howard Phillips Lovecraft elogiava il coraggio narrativo e culturale di Edgar Allan Poe (1809-1849), anima dannata perennemente ispirata dalle sfere oscure dell'ignoto. De facto il famoso creatore del pantheon dei Grandi Antichi vide in Poe un'evoluzione matura del romanticismo macabro, troppo avviluppato nel vivere orrori e ignorando la fascinazione di piani labirintici pesantemente forgiati dalle più convulse turbe psicologiche. Poe distrugge le convenzioni letterarie e porta l'oscurità oltre le sfere del reale, non si limita ad essere un pallido incantatore di mostri o lucido scrittore di scene di sangue bensì si staglia in mondi onirici e si fa inghiottire dal morso della bestia. La mente umana.

Poe fu de-costruttore del vuoto moralismo americano di stampo trascendentalista e positivista, portato avanti da sofisti del suo tempo che credevano di avere in tasca le chiavi per comprendere l'animo umano e ammansirlo fino a rendere ogni uomo un cittadino del mondo e della ragione. L'autore di The Raven spoglia i suoi scritti di vani tentativi pedagogici e didascalici e crea una repulsiva attrazione per il male, forza primordiale che si annida in ogni essere vivente. La prosa dello scrittore americano è talvolta sfarzosa e ricca di elementi ornamentali, quasi a modo di ricordare le decorazioni artistiche delle moschee islamiche senza rinunciare alla viscerale teatralità dell'orrore. Suoi infatti sono i racconti del grottesco e dell'arabesco, figli di tendenze artistiche metabolizzate dall'ingegno del poeta. La sua prosa sarà in seguito particolarmente apprezzata da Lord Dunsany, Clark Ashton Smith e ovviamente da HPL, tra i suoi contemporanei Charles Baudelaire (uno degli “scopritori europei di Poe”) si complimentò con Poe per la sua capacità poetica.

Di recente l'opera poetica di Poe è tornata a riscuotere l'attenzione del pubblico italiano tramite l'edizione Il Corvo e tutte le poesie edita per Independent Legions Publishing (casa editrice specializzata nell'horror, nel gotico e nel dark/weird fantasy). Tale edizione che qui viene presentata è ricca di contenuti di pregio, dalla carta con una grammatura di qualità alle famose pagine nere che presentano le rivisitazioni poetiche di Alessandro Manzetti (Editore della Independent Legions Publishing, scrittore, traduttore e poeta dark, unico italiano a vincere il Bram Stoker Award e l'Elgin Award, in Italia scrive anche con lo pseudonimo Caleb Battiago) e Linda D. Addison (anche lei scrittrice e poetessa dark-weird vincitrice del Bram Stoker Award). Inoltre il volume è corredato dalle gothic-barocche (ossimoro artistico ma ugualmente meraviglioso) illustrazioni del fumettista Stefano Cardoselli. Il volume è in brossura con alette ma ha una stupenda cover di Wendy Saber Core che con magnetico terrore conquista il cuore di ogni lettore. L'edizione non presenta un apparato critico: questo non è un sintomo di non inefficienza da parte dell'editore perché a bilanciare tale voluta assenza si creano ben 4 interpretazioni liberamente ispirate dall'opus di Poe da parte dei poeti Manzetti-Addison, che nei paesi di lingua inglese riscuotono in continuazione svariati apprezzamenti. Il volume offre l'opportunità di conoscere il Poe poeta, il quale considerava la poesia come una creatura sacra e divoratrice del mondo. Anzi non vedeva la poesia come una cura alla Grande Malattia dell'umanità ma come un sintomo. La poesia è il genere estremo, è esorcismo estetico che depaupera l'universo dalla sua verità assoluta. La poesia risponde agli interrogativi, ma crea altri dubbi. Paradossalmente esatto.

La musicalità teatrale di Poe si riflette nella sua prosa fulgida e tetra ma scardina anche gli orpelli di luce della poesia portando il versificare sulle vette dell'ignoto. La poesia muta in musica ancestrale, si sfalda in nuove simmetrie corrotte che tendono all'indefinito. E tocca al lettore raccogliere i cocci di questo destinato tramutato in versi,e cogliere i significati che sa scorgere.

Il Corvo e tutte le poesie Edgar Allan Poe

Tutte le foto dell'edizione Independent Legions Publishing del libro Il Corvo e tutte le poesie di Edgar Allan Poe sono di Cristiano Saccoccia


165 anni dalla morte di Edgar Allan Poe

7 Ottobre 2014
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"They who dream by day are cognizant of many things which escape those who dream only by night." Da Eleonora (1841), di Edgar Allan Poe.
Ricorre oggi l'anniversario dalla misteriosa morte di Edgar Allan Poe. Lo scrittore fu ritrovato delirante, il 3 di Ottobre, in vestiti che non erano i suoi, e incapace di spiegare cosa gli stesse succedendo. Morì giorni dopo al Washington Medical College.
Segnaliamo in particolare l'articolo odierno dal blog della Oxford University Press, proprio sul tema della morte dell'autore, e quello di Panorama circa alcuni aspetti meno noti della sua vita.
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