L'ambra siciliana arrivò prima di quella dal Baltico nell'Europa occidentale

Secondo un nuovo studio, pubblicato su PLOS One, l'arrivo dell'ambra siciliana nell'Europa occidentale precedette quello dell'ambra dal Baltico di almeno 2.000 anni

L'ambra 'baltica" dalla Scandinavia è spesso considerata come uno dei materiali chiave a circolare nell'Europa preistorica. Un nuovo studio, pubblicato su PLOS ONE, presenta ora prove archeologiche provenienti dalla penisola iberica, che dimostrerebbero l'esistenza di estese reti di scambio del materiale nel Mediterraneo della tarda preistoria.

Esempio di veste con ambra e conchiglie dal tholos di Montelirio. Credits: M. Murillo-Barroso e Alvaro Fernandez Flores

La preziosa resina fossile dalla Sicilia avrebbe dunque viaggiato attorno al Mediterraneo occidentale almeno a partire dal quarto millennio a. C. e cioè almeno 2.000 anni prima dell'arrivo di qualsiasi ambra baltica in Iberia.

Credits: Murillo-Barroso et al., 2018

Secondo la dott.ssa  Mercedes Murillo-Barroso dell'Università di Granada, le nuove prove presentate nello studio permettono di rivedere le datazioni sull'approvvigionamento e lo scambio della resina fossile nell'Iberia preistorica, indicando l'arrivo di ambra siciliana almeno dal quarto millennio a. C.

Ed è interessante notare che i primi oggetti in ambra ad essere prodotti in Sicilia (qui nota come simetite, dal nome del fiume Simeto; si tratta di una varietà rara e pregiata) risalgano proprio a quell'epoca. Eppure non vi sono prove che indichino uno scambio diretto tra Sicilia e Iberia per quel periodo; tuttavia è nota l'esistenza di legami tra penisola iberica e Nord Africa. Parrebbe dunque plausibile che l'ambra siciliana sia arrivata in Iberia per questo tramite.

Credits: Murillo-Barroso et al., 2018

Per la dottoressa è anche importante notare che la resina fossile appaia in siti dell'Iberia meridionale, con una distribuzione simile a quella degli oggetti in avorio; entrambi i materiali potrebbero essere dunque arrivati grazie agli stessi canali.

Collocazione dei ritrovamenti della resina fossile. Credits: M. Murillo-Barroso

Per il professor Marcos Martinón-Torres, del Dipartimento di Archeologia dell'Università di Cambridge, anche lui tra gli autori dello studio, solo a partire dalla tarda Età del Bronzo che l'ambra proveniente dal Baltico avrebbe raggiunto un gran numero di siti iberici. Pure lì appare più probabile sia arrivata attraverso il Mediterraneo, che non per il tramite di uno scambio diretto con la Scandinavia. A indicare il Mediterraneo sarebbe soprattutto l'associazione della resina fossile con ferro, argento e ceramiche.

A permettere agli studiosi di giungere a queste conclusioni è stata l'analisi effettuata con la spettroscopia infrarossa su 22 campioni di ambra portoghese e spagnola, datati tra il 4000 e il 1000 a. C.

L'ambra è una pietra preziosa, una resina fossile utilizzata già dalla Preistoria, con reti di scambio che precedenti studi hanno ricondotto al Tardo Paleolitico. Insieme ad altri materiali come giada, ossidiana e cristallo di rocca costituì un'importante materia prima per oggetti ornamentali.

Gli studiosi concludono che rimangono ancora aspetti inesplorati, meritevoli di investigazione futura, come la presenza della resina fossile in contesti nord-africani dello stesso periodo, oltre a quelli relativi all'introduzione e diffusione dell'ambra baltica in Iberia.

Credits: M. Murillo-Barroso and Alvaro Fernandez Flores

Testi dal Dipartimento di Archeologia dell'Università di Cambridge e dalla Public Library of Sciences.

Lo studio Amber in prehistoric Iberia: New data and a review, di Mercedes Murillo-Barroso, Enrique Peñalver, Primitiva Bueno, Rosa Barroso, Rodrigo de Balbín, Marcos Martinón-Torres, è stato pubblicato su PLOS ONE.


Nuove prospettive nel rapporto tra Fenici e popolazioni locali nella Penisola Iberica

27 Gennaio 2016

I Polacchi gettano nuova luce sulla preistoria della Penisola Iberica

Il dott. Michał Krueger effettua un'analisi di un contenitore utilizzando uno spettrometro XRF manuale. Foto di A. Gomez
Il dott. Michał Krueger effettua un'analisi di un contenitore utilizzando uno spettrometro XRF manuale. Foto di A. Gomez
Il trasporto di contenitori ceramici esclusivi e di buona fattura nell'antica Iberia era meno comune di quanto si ritenesse in precedenza. Oggetti precedentemente considerati come importazioni dalla distante Fenicia si sono rivelati imitazioni locali - così è stato dimostrato dalla ricerca di scienziati dell'Università Adam Mickiewicz.
Come parte di un progetto di ricerca approfondito della durata di due anni, gli archeologi hanno deciso di verificare l'origine dei contenitori fenici importati, ritrovati presso i cimiteri e gli insediamenti della prima Età del Ferro nella valle del fiume Guadalquivir, nella parte sud-occidentale della Penisola Iberica.
La culla dei Fenici è nella parte orientale del bacino del Mediterraneo - si tratta perlopiù dell'area dell'attuale Libano. La comunità divenne famosa per il livello molto avanzato della navigazione marittima, che condusse alla creazione di numerose colonie lungo la costa del Mediterraneo. Gli scienziati ritengono che i Fenici abbiano divulgato l'alfabeto. Soprattutto, comunque, erano commercianti, ai quali tutti dobbiamo la diffusione del sistema monetario. Si spinsero anche fino ai confini del continente - nella Penisola Iberica.
I ricercatori hanno utilizzato un approccio con molte sfaccettature. A capo del progetto c'è a dire il vero un archeologo - il dott. Michał Krueger dell'Istituto di Preistoria dell'Università Adam Mickiewicz, ma i membri della squadra erano pure chimici e specialisti fisico-chimici.
Uno dei tumuli a Setefilla - il sito dal quale i ricercatori polacchi hanno studiato i campioni. Foto di M. Krueger
Uno dei tumuli a Setefilla - il sito dal quale i ricercatori polacchi hanno studiato i campioni. Foto di M. Krueger

"L'analisi chimica, ad ogni modo, deve basarsi su solide fondamenta cronologiche, così il nostro secondo compito è stato l'analisi al radiocarbonio delle ossa umane bruciate dal cimitero Setefilla, con l'intenzione di ottenere dati dettagliati sulla cronologia della prima Età del Ferro" - ha spiegato il dott. Krueger. Gli scienziati non hanno determinato solo la composizione chimica dei contenitori che accompagnavano i defunti, ma pure l'età esatta degli oggetti.
Il Museo Bonsor e castello a Mairena del Alcor - uno dei siti di ricerca. Foto di M. Krueger
Il Museo Bonsor e castello a Mairena del Alcor - uno dei siti di ricerca. Foto di M. Krueger

I risultati si sono rivelati una sorpresa per gli archeologi. Innanzitutto, l'analisi chimica ha dimostrato che contenitori considerati importazioni fenicie erano imitazioni locali. Questa conclusione è stata supportata da una dettaglia analisi microscopica effettuata da Marta Bartkowiak dall'Istituto di Preistoria. "I contenitori originali erano probabilmente oggetti di lusso che solo pochissimi potevano permettersi" - ha affermato il dott. Krueger. Solo una piccola parte dei reperti studiati probabilmente arrivò in Iberia dalla Fenicia.
Un altro problema che i Polacchi hanno deciso di risolvere è quello del dettagliare la cronologia dei siti nell'Iberia meridionale per il primo millennio a. C.A - per fornire un'adeguata cornice temporale per i ritrovamenti della ricerca chimica. A questo scopo, hanno verificato diverse decine di campioni organici utilizzando il metodo del C14.
"Abbiamo commissionato le analisi a un laboratorio a Belfast col quale abbiamo una cooperazione accademica. I prezzi domestici dei servizi sono più alti, sfortunatamente" - ha aggiunto il dott. Krueger.
Un'altra sorpresa aspettava i ricercatori. È risultato che l'attuale cronologia può essere messa in discussione. I campioni dai tumuli sono in pochi casi di 200 anni più antichi di quanto si pensava precedentemente. Le conseguenze di questa scoperta per gli archeologi che si specializzano sull'ambito spagnolo sono di vasta portata.
"Tradizionalmente si credeva che i riti crematori apparvero nella popolazione locale sotto influenza dei Fenici. Ma i commercianti del mare apparvero in Iberia alla fine del nono secolo a. C., e la nostra ricerca dimostra che i morti erano cremati nella Penisola Iberica al volgere dell'undicesimo/decimo secolo a. C." - afferma il dott. Krueger.
Test chimici sono stati effettuati due volte - sia nel laboratorio della Facoltà di Chimica dell'Università Adam Mickiewicz sotto la supervisione del Prof. Przemysław Niedzielski, così come sul campo - nelle stanze del magazzino dei musei spagnoli, utilizzando uno spettrometro XRF portatile. L'apparecchiatura è stata acquisita con finanziamenti concessi dal Centro di Scienza Nazionale.
"Lo strumento sarà ed è utilizzato per altri progetti di ricerca. Siamo già stati invitati a studiare antiche lampade ad olio dal sito egiziano di Berenice" - ha spiegato il dott. Krueger. Non si tratta solo di nuove apparecchiature, che l'Istituto di Preistoria ha ricevuto come parte del progetto. Un microscopio petrografico è stato pure acquisito. "Abbiamo posto le basi per un laboratorio archeometrico che poterà avanti le analisi peritali delle ceramiche in futuro" - ha affermato l'archeologo.
La ricerca è stata portata avanti come parte del progetto "Gli esordi dell'Età del Ferro nel sud-ovest della Penisola Iberica: cronologia e cultura materiale", finanziato dal programma Opus del Centro Nazionale della Scienza. È il primo di simili progetti di ricerca polacchi nella Penisola Iberica.

Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.


Spagna: legami molto stretti in una comunità neolitica ad Alto de Reinoso

20 - 21 Gennaio 2016
journal.pone.0146176.g003
Il sito neolitico di Alto de Reinoso, nella provincia di Burgos nella Spagna settentrionale, ci mostra una comunità agricola che visse lì seimila anni fa circa, e caratterizzata da legami molto stretti.
journal.pone.0146176.g001
Le prove vengono da una tomba, nella quale almeno 47 tra adulti e adolescenti sono stati sepolti durante un periodo di un centinaio di anni. Al di sotto del monumento megalitico, i resti scheletrici però ci forniscono ulteriori informazioni: arti e teschi sono mancanti. La comunità viveva di agricoltura (cereali) e pastorizia (pecore e capre), e soffriva di relativamente poche malattie. Alcuni individui erano legati da parentela e nella maggior parte dei casi vissero crebbero nell'area.
journal.pone.0146176.g002
[Dall'Abstract:] L'analisi dei resti umani dalla tomba megalitica presso Alto de Reinoso rappresenta il più ampio studio integrato di una sepoltura collettiva neolitica in Spagna. Combinando archeologia, osteologia, genetica molecolare e analisi degli isotopi stabili (87Sr/86Sr, δ15N, δ13C) si sono ottenute ricche informazioni su numero minimo di individui, età, sesso, altezza corporea, patologia, profili del DNA mitocondriale, relazioni di parentela, mobilità e dieta. La tomba fu in uso per circa un centinaio d'anni attorno al 3700 a. C. (anni calibrati), datando così al Tardo Neolitico della cronologia iberica. Al fondo della tomba collettiva, sei scheletri completi e sei parziali giacciono in posizioni anatomicamente corrette. Sopra di loro, ulteriori corpi rappresentano un utilizzo successivo e differente della tomba, con quasi tutti gli scheletri che esibiscono segni di manipolazione, come parti scheletriche mancanti, in particolare teschi. Il monumento megalitico comprende almeno 47 individui, comprendendo maschi, femmine, e subadulti, anche se i bambini tra 0 e 6 anni sono sottorappresentati. I resti scheletrici esibiscono un numero moderato di patologie, come malattie degenerative articolari, fratture guarite, traumi cranici, e una bassa intensità di carie. I profili di DNA mitocondriale rivelano un pattern che punta a una comunità locale strettamente correlata con pattern di parentela matrilineari. In alcuni casi gli individui adiacenti nello strato sottostante mostravano relazioni familiari. Secondo i loro rapporti relativi all'isotopo dello stronzio, solo pochi individui spesero la loro prima infanzia in un ambiente geologico diverso, mentre la maggioranza degli individui crebbe lì, localmente. L'analisi degli isotopi di carbonio e azoto, che è stata intrapresa per ricostruire le abitudini alimentari, indica che questo era un gruppo omogeneo con accesso egalitario al cibo. Cereali e piccoli ruminanti erano la principale fonte di nutrizione. Questi dati si sposano bene con lo stile di vita tipico delle popolazioni agricole sedentarie della Meseta spagnola durante questo periodo del Neolitico.
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Lateralità e strumenti litici preistorici

23 Settembre 2015
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Con lateralità si indica l'asimmetria funzionale tra i due emisferi cerebrali, la preferenza che ognuno di noi ha per una parte del proprio corpo: l'essere mancini o destri, ad esempio.
Secondo due studi (prodotti dai medesimi autori), la lateralità sarebbe correlata al modo con cui il nostro cervello è organizzato, per cui vengono assegnati ruoli diversi ai nostri organi quando cerchiamo di svolgere un compito.
In passato si riteneva invece che la lateralità fosse rimasta costante nel tempo, nelle culture e durante l'evoluzione. Essa invece cambierebbe con le influenze socioculturali e su base geografica e storica. Gli autori hanno perciò studiato i resti archeologici preistorici in Spagna, con particolare attenzione agli strumenti litici, al fine di ottenere informazioni circa la lateralità. I risultati sarebbero simili a quelli ritrovati nelle società moderne non industriali.
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Recuperato il genoma di uno dei primissimi agricoltori europei

2 Settembre 2015
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Il genoma di uno dei primissimi agricoltori europei è stato recuperato in Spagna: si tratta di una scoperta di grande importanza perché ci permette di comprendere meglio un importante momento di transizione della storia europea.
La diffusione dell'agricoltura a partire dai Balcani seguì due strade distinte. Da una parte vi fu un'espansione iniziale, testimoniata dalla Cultura della ceramica cardiale, che seguì la costa settentrionale del Mediterraneo. Dall'altra si seguì il corso del Danubio nell'Europa Centrale, con la Cultura della ceramica lineare. A causa delle condizioni climatiche che ostacolano la conservazione, il genoma di un individuo appartenente alla prima tradizione non era mai stato recuperato. La cultura della ceramica cardiale (o impressa) prende questo nome dalla pratica di imprimere le conchiglie del mollusco edibile Cerastoderma edule (in precedenza Cardium edulis) sulla stessa.
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Il genoma è stato ottenuto da un dente del 7400 a. C., appartenuto a una donna vissuta nel Neolitico a Cova Bonica, presso il comune di Vallirana nella provincia spagnola di Barcellona. Si è potuto concludere che gli agricoltori dell'Europa Centrale e quelli del Mediterraneo sarebbero molto omogenei: avrebbero un'origine comune da una popolazione collocata all'incirca nella Penisola Balcanica. La donna di Cova Bonica avrebbe avuto pelle chiara e occhi e capelli scuri. Anche se i moderni Spagnoli derivano in gran parte da quelle popolazioni, coloro che hanno massimamente preservato questa componente genetica sarebbero gli abitanti dei Paesi Baschi e della Sardegna. Vi sarebbe anche una firma genetica che non fu acquisita dal mescolarsi coi locali cacciatori raccoglitori iberici.
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I conigli e l'estinzione dei Neanderthal

8 Giugno 2015
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I conigli non sono la prima cosa a venire in mente, probabilmente, quando si parla di estinzione di Neanderthal, ma i conigli erano potenziali prede tanto per loro quanto per i moderni umani, e possono perciò fornire indizi in tal senso. Un recente studio ha esaminato il problema, analizzando i resti dell'animale rinvenuti in Iberia.
Tuttavia, pare che i Neanderthal, al contrario dei moderni umani, non li cacciassero, essendo più legati ai grandi mammiferi. In sostanza i secondi sarebbero stati maggiormente in grado di adattarsi ai cambiamenti ambientali.
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