Kronos e Kairos: il tempo al centro di una mostra al Palatino

Il tempo come flusso sequenziale e il tempo come attimo, momento propizio in cui avviene un determinato evento. Ecco il tema cardine della mostra che ci attende in questi giorni a Roma, che affronta attraverso l’arte contemporanea le sue diverse ma complementari sfaccettature: Kronos* e Kairos, la scorrevolezza e l’occasione, l’aspetto quantitativo e quello qualitativo dell’antico concetto di tempo.

Gli antichi Greci infatti suddividevano il concetto temporale in tre termini: oltre ai già citati Kronos e Kairos caratterizzanti il mondo degli uomini, vi era il trascendente Aion, tempo assoluto ed eterno sovente associato al Cosmo. Peculiari ed interessanti le iconografie cui ricorrevano per raffigurarli: Kronos mediante un potente titano che divora i suoi figli per mantenere il proprio potere; Kairos, figurativamente meno frequente, mediante un giovane dai piedi alati, un rasoio ed il capo rasato ad eccezione di un ciuffo che va afferrato mentre passa rapido. Il pensiero di allora associava Kronos alla divinità divoratrice poiché il tempo cronologico cancella ciò che crea (azioni meccaniche destinate a svanire), a differenza dei singoli attimi di illuminazione che si distinguono per la loro eccezionalità e vanno pertanto colti al volo.

In questo contesto l’arte contemporanea rientra nel Kairos, in quanto comporta una rottura tra presente e passato i cui sviluppi appartengono ad una dimensione “kairologica”, a differenza delle condizioni artistiche che solitamente vengono inquadrate cronologicamente. L’opera d’arte fa sì che l’artista condivida il momento creativo, il Kairos che proietta verso un tempo migliore gli atti creativi che esulano dagli schemi comuni. L’arte è dunque elemento cardine dell’evoluzione dal tempo quantitativo a quello qualitativo, poiché allontanando la bellezza dal distruttivo Kronos la rende eterna in Kairos.

Ecco la riflessione che sta alla base del progetto espositivo organizzato da Electa e curato da Lorenzo Benedetti, il quale ha coinvolto quindici artisti nostrani ed esteri che hanno ideato o riadattato le loro opere al luogo che le accoglie, il Palatino, fonte di riflessione sul rapporto tra passato e presente. Viene infatti ipotizzato un dialogo tra l’attuale ed il patrimonio storico, dialogo che restituisce continuità al Parco Archeologico del Colosseo, che la promuove. La direttrice Alfonsina Russo parla a tal proposito di interventi site-specific che congiungono archeologia e creatività, maestria arcaica ed estro contemporaneo.

Esito del coordinamento scientifico della Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane, l’esposizione si fonda dunque su quindici opere audiovisive e installazioni che si inseriscono perfettamente nelle diverse aree dell’antica location: le imponenti e complesse Arcate Severiane dalle antiche funzioni polivalenti; lo Stadio Palatino dalla forma simile ad un ippodromo originariamente dedicato alle attività di svago; la Domus Augustana che era luogo di rappresentanza per udienze; e la Sala dei Capitelli, un tempo avente la funzione di antiquario e così denominata poiché contenente numerosi capitelli ben conservati.

Di seguito una breve descrizione delle opere incluse nella mostra “Kronos e Kairos. I tempi dell’arte contemporanea” e descritte nell’omonimo catalogo.

Nina Beier, Beast, 2018 ©ph_studiozabalik
Catherine Biocca, Hey Kiddo!, 2019 ©ph_studiozabalik
Kronos e Kairos
Fabrizio Cotognini, Four Beasts in One, 2019 ©ph_studiozabalik

Beast” (2018), dell’artista danese Nina Beier, riproduce l’opposizione alla dominazione umana attraverso due tori meccanici che attuano un ripetitivo movimento di resistenza. L’istallazione audio di Catherine Biocca, “Hey Kiddo!” (2019), si fonda invece su stampe PVC, colonne, griglie e speaker per rievocare l’epistolario incompleto di Seneca all’allievo Lucillo (65 d.C.). “Four Beats in One” (2019) di Fabrizio Cotognini raffigura il cigno antropomorfo Grillomostro, figura mitologica che ritratta nell’istante della morte vuol interrogare sulla contemporaneità; esito di un assemblaggio di più materiali (marmo, resina, ottone, rame e fegato di zolfo), diviene emblema di uno specifico momento storico, quello attuale destinato a divenire storia.

Kronos e Kairos
Dario D’Aronco, Composizione con voce (Hirayama), 2019 ©ph_studiozabalik

Composizione con voce” (2019) è un’opera di Dario D’Aronco fondata su un tatami, tipico pavimento giapponese con moduli rettangolari, sul quale vengono posizionate sculture che sembrano una pioggia di ricordi unti di una pittura vischiosa, mentre in sottofondo si ode una canzone di Michiko Hirayama. Antecedente è l’installazione “The Stand-In” (2011) dell’artista Rä Di Martino, fondata su dieci proiettori che mostrano aree del deserto nordafricano utilizzate come set cinematografici e divenute poi rovine abbandonate.

Jimmie Durham, Stone Foundation, 2019 ©ph_studiozabalik

Stone Foundation” (2019), dello statunitense Jimmie Durham, è un’opera site-specific che dialoga con l’ambiente circostante, un assemblaggio le cui parti espongono la rapida obsolescenza tecnologica in una sorta di mitologia industriale che illustra gli effetti del tempo e la sua relatività. “Krewne” (2010), scultura in acciaio ideata per la II Wola Biennale di Varsavia dall’inglese Kasia Fudakowski, è costituita da cancelli ritraenti volti astratti che da chiusi si fronteggiano e solo da aperti si “vedono”, illustrando la limpida evidenza tipica del senno di poi.

Giuseppe Gabellone, Senza titolo, 2018 ©ph_studiozabalik
Hans Josephsohn, Untitled (Mirjam), 1953 ©ph_studiozabalik

Giuseppe Gabellone ci propone “Senza titolo” (2018), una struttura in metallo con assi e luci dalle sagome antropomorfe, le cui braccia sembrano voler ampliare lo spazio e sfidare la luce naturale esterna, risultando industriale e poetica al tempo stesso. Hans Josphsohn coi suoi molteplici “Untitled” incentra l’arte sulla forma umana, con figure intere o smezzate poste in varie posizioni e relazionate l’una all’altra.

Kronos e Kairos
Oliver Laric, Hundemensch, 2018 ©ph_studiozabalik
Cristina Lucas, PANTONE -500 +2007, 2007 ©ph_studiozabalik

Con l’opera in poliuretano “Hundermensch” (2018) l’austriaco Oliver Laric vuol far riflettere sul concetto di metamorfosi, di effetti del tempo, di dinamiche tra vita umana e non umana, adoperando lo strumento tecnologico in relazione alla scultura classica. Attraverso l’installazione “Pantone – 500 +2007” (2007) la spagnola Cristina Lucas compara l’astrazione del pantone (sistema internazionale di riferimento per grafica e stampa che relaziona colori e numeri) con quello della mappa del mondo che associa colori e paesi.

Matt Mullican, Untitled (subject, world framed, elements), 2019 ©ph_studiozabalik
Hans Op de Beeck, Blossom Tree (Bronze), 2018 (dettaglio) ©ph_studiozabalik

Untitled” (2019), ideata dallo statunitense Matt Mullican appositamente per la mostra, coniuga storia, geografia e diversità culturali attraverso pittogrammi colorati con cui l’artista realizza tre bandiere nel tentativo di descrivere la relazione tra uomo ed universo. “Blossom Tree” (2018) del belga Hans Op de Beek è invece un albero bronzeo dallo stile nipponico, caratterizzato da particolari effetti visivi con raffigurazioni di sagome umane, oggetti, edifici e panorami usuali ma riprodotti in maniera tacita e distaccata.

Giovanni Ozzola, 3000 BCE – 2000 Il cammino verso se stessi, 2012 ©ph_studiozabalik
Kronos e Kairos
Fernando Sànchez Castillo, Hojarasca (Leaf Litter), 2019 ©ph_studiozabalik

Giovanni Ozzola ha realizzato “3000 B.C.E – 2000 (Il cammino verso se stessi)” (2012) con 98 incisioni su ardesia formanti sulla parete un’ampia immagine del mondo con le rotte dei più celebri esploratori, producendo un effetto poetico da lui definito “stimmung”. Infine, l’opera “Hojarasca” (2019) dello spagnolo Fernando Sánchez Castillo vuol analizzare le diverse forme di potere basandosi su oggetti quotidiani tramutati in sculture in bonzo resi peculiari da una specifica patina.

Come si evince da questa rapida descrizione, numerosi sono gli spunti riflessivi originati dalle suddette creazioni artistiche. Inoltre, dal 1° settembre al 3 novembre, giorno di chiusura della mostra, verrà attuato un progetto formativo di mediazione culturale didattica che coinvolgerà nell’interazione coi visitatori gli studenti di Storia dell’arte dell’Università La Sapienza: forniranno chiarimenti e ausilio nella fruizione attiva delle opere.

Orari di apertura: 10,00 – 17,00 (dal 19 luglio al 30 settembre), 9,00 – 16,00 (dal 1° ottobre al 3 novembre).

Per informazioni sulla mostra “Kronos e Kairos. I tempi dell’arte contemporanea”: www.parcocolosseo.it

Kronos e Kairos* in realtà con la traslitterazione Kronos (Κρόνος) si intende solitamente il padre di Zeus, divinità pre-olimpica; con la traslitterazione Chronos (Χρόνος) si indica invece il dio del tempo. Le due figure furono equate già almeno in Plutarco (insieme a Saturno, nelle Questioni romane 12, 266 E), ma non si può escludere che questa equivalenza fosse pure precedente. In italiano entrambe le figure si rendono spesso col nome Crono. Nota a cura di Giuseppe Fraccalvieri.


Giovanni Battista Piranesi Le carceri d'invenzione Sammichele di Bari Acquaviva delle Fonti mostre

Mostra "Giovanni Battista Piranesi. Le carceri d’invenzione"

Giovanni Battista Piranesi. Le carceri d’invenzione

15 dicembre 2018 - 5 maggio 2019
Acquaviva delle Fonti, Palazzo De’ Mari
Sammichele di Bari, Castello Caracciolo

Le due città pugliesi di Acquaviva delle Fonti e Sammichele di Bari ospitano la celebre e suggestiva serie di incisioni dedicate alle “Carceri”, nelle quali Giovanni Battista Piranesi rivoluziona la canonica rappresentazione della prigione. Raffigura ambienti senza eguali: drammatici, frutto di eccitata fantasia e attenta conoscenza della forma e della fabbrica architettonica. La visione panoramica, con una progressione infinita di scale che salgono e scendono, richiama fortemente l'opera grafica dell'olandese Escher.

Dopo la mostra di Marc Chagall, il progetto “Opere fuori contesto” presenta la mostra “Giovanni Battista Piranesi. Le carceri d’invenzione”, che sarà ospitata dal 15 dicembre 2018 a Palazzo De’ Mari di Acquaviva delle Fonti e al Castello Caracciolo di Sammichele di Bari. Giovanni Battista Piranesi, detto anche Giambattista (Mogliano Veneto 1720 – Roma 1778), fu un noto incisore, architetto e teorico dell'architettura. Il progetto espositivo prosegue la riflessione degli ultimi due anni su grandi artisti che hanno segnato la storia dell’arte europea.
Le due città pugliesi ospitano la celebre e suggestiva serie di incisioni dedicate alle “Carceri”, nelle quali viene rivoluzionata la canonica rappresentazione della prigione. Visitabile fino al 5 maggio 2019, la mostra è organizzata dalla Società Sistema Museo, gestore del SAC Ecomuseo di Peucetia, e promossa dai comuni di Acquaviva delle Fonti e Sammichele di Bari, con il contributo di The Art Company.

ARCATA ORNATA DA CONCHIGLIA
acquaforte, sesta edizione da lastre realizzate nel
1745-1761

Tra il 1745 ed il 1750 il giovane incisore veneto Giovanni Battista Piranesi si stabilisce a Roma. Con profondi interessi per l'architettura e l'archeologia, lavora ad una serie di tavole raffiguranti ambienti senza eguali: fortemente drammatici, frutto di eccitata fantasia unita ad un’attenta conoscenza della forma e della fabbrica architettonica. Questi lavori raffigurano ciò che Piranesi chiama “Invenzioni capric[ciose] di carceri”.
Sono visioni arditissime, eppure composte nel loro rigore architettonico: scaturite dal genio visuale di Piranesi e modellate su solide nozioni di prospettiva e costruzioni tridimensionali. L'esaltazione della bellezza tipica dei vedutisti, dell'eleganza e del gusto trova per certi versi l'opposto nelle Carceri di Piranesi, dove domina forte il senso di disagio, solitudine, silenzio, inquietudine e repulsione.

LA TORRE CIRCOLARE
acquaforte, sesta edizione da lastre realizzate nel
1745-1761

Infinite sale, volte distanti, spazi immensi e tuttavia claustrofobici e inibitori, in cui la ripetizione infinita di varchi, spazi e scalini, l'intrico dei volumi e il dedalo richiamano una prigione psicologica quasi più che fisica.
Il carcere, quale luogo da cui non si può fuggire, non è reso tanto da mura, inferriate e catene: tutti questi elementi nelle tavole di Piranesi ci sono, e pure massicci, ma paradossalmente non costituiscono una chiusura, un ostacolo alla libertà. Al contrario, le catene si trovano casualmente sparpagliate in ogni dove, i muri hanno mille aperture e le inferriate sono più di decorazione che altro. La vera impossibilità di scappare, di uscire dalle Carceri, è data dalla loro essenza labirintica, dall'incrocio di scale che non conducono in alcun posto, dal dissolversi nel buio (o nell'aria) di ogni fuga.

Una seconda edizione delle tavole originali, arricchita di nuove incisioni, esposta in questa mostra, compare nel 1761 con il nome “Carceri d'invenzione”, per essere poi ancora rielaborata nel 1770 con la mira ad una maggiore intensità teatrale.
Le tavole delle Carceri testimoniano l'interesse, l'attrazione e l'influenza che Piranesi ha suscitato attraverso tutte le epoche, in modo continuo, nell’arte quanto nella letteratura che nella moderna cinematografia. La visione espansa, il dentro e il fuori, il sotto e il sopra nella progressione infinita di scale che salgono e scendono, hanno influenzato artisti romantici, surrealisti, fino ai contemporanei, a partire dall'olandese Escher.

FRONTESPIZIO
acquaforte, sesta edizione da lastre realizzate nel
1745-1761

Il percorso di mostra, visitabile con un biglietto unico per le due sedi, si conclude con un coinvolgente video che propone ‘ricreazioni’ 3D delle “Carceri” piranesiane. Il video è stato realizzato da Gregoire Dupont dell'Atelier Factum Arte di Madrid, tramite procedimento stereolitografico.
È stato eccezionalmente concesso in prestito dalla Fondazione Giorgio Cini di Venezia, proprietaria dell'edizione Piranesi Fréres delle incisioni, da cui è stato tratto (TUTTI I DIRITTI RISERVATI).

www.mostrepuglia.it
www.ecomuseopeucetia.it

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Milano, in sala Bertarelli la mostra “Storie scritte e storie incise” omaggia Luigi Bartolini

Castello sforzesco

In sala Bertarelli la mostra “Storie scritte e storie incise” omaggia Luigi Bartolini

La mostra, a ingresso gratuito, copre l’intera produzione incisoria dell’artista

Luigi Bartolini Le violette.jpg

Milano, 4 febbraio 2016 – È stata inaugurata oggi alle ore 19:30 al Castello Sforzesco la mostra “Storie scritte, storie incise. Omaggio a Luigi Bartolini”, promossa e organizzata dal Comune di Milano, in collaborazione con l’Associazione Amici di Leonardo Sciascia e la Fondazione Federica Galli, e allestita dal 5 febbraio al 4 marzo 2016 nella Sala conferenze della Raccolta delle stampe “Achille Bertarelli”.

La mostra verrà inaugurata in concomitanza con la premiazione dei primi tre classificati del “Premio Leonardo Sciascia Amateur D’estampes”, il concorso internazionale giunto all’ottava edizione e istituito per ricordare l’attenzione riservata dallo scrittore Leonardo Sciascia all’incisione originale e per fare scoprire l’incisione anche al grande pubblico. Luigi Bartolini, protagonista del focus al Castello, è infatti uno degli incisori prediletti di Sciascia.

Luigi Bartolini Anna incide un cuore in un albero.jpg

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Nuovo indirizzo e-mail Convegno Schiavone e proroga CFP al 7 novembre 2015

Nuovo indirizzo e-mail Convegno Schiavone e proroga CFP al 7 novembre 2015

Convegno Internazionale di Studi: "Andrea Schiavone e l’arte del suo tempo Venezia", Biblioteca Nazionale Marciana - Fondazione Giorgio Cini, 31 marzo - 2 aprile 2016.
A causa di irrisolvibili problemi tecnici di gestione della casella di posta elettronica [email protected] si prega quanti abbiano inviato il loro abstract dopo il 12 ottobre 2015, e non abbiano ricevuto riscontro dall’organizzazione, di inoltrare nuovamente le proprie proposte al seguente indirizzo di posta elettronica: [email protected].
Per tale disguido la deadline per l’invio degli abstract è stata spostata al 7 novembre 2015.
Il precedente indirizzo [email protected] è da considerarsi nullo a tutti gli effetti.
Come da MIBACT, Redattrice Mariachiara Mazzariol


Call for Papers – Andrea Schiavone e l’arte del suo tempo

5 Agosto - 9 Settembre 2015

Call for Papers – Andrea Schiavone e l’arte del suo tempo

Allo scopo di promuovere la conoscenza della pittura veneta del Cinquecento e la figura del pittore e incisore Andrea Schiavone (1515 ca. – 1563), la Biblioteca Nazionale Marciana e la Fondazione Giorgio Cini organizzano un Convegno Internazionale. La personalità del versatile artista, zaratino di nascita e veneziano di adozione, sarà presa in esame in tutti i suoi aspetti, prescegliendo un approccio multidisciplinare.

Gli embrioni di Haeckel: immagini che non vanno via

13 Luglio 2015

Gli embrioni di Haeckel: immagini che non vanno via

Un nuovo libro racconta, per la prima volta nella sua interezza, la straordinaria storia dei disegni di embrioni inizialmente pubblicati nel 1868. L'artista fu accusato di frode

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Alcune delle illustrazioni più note in biologia furono messe in dubbio come contraffazioni appena dopo la loro pubblicazione 140 anni fa, nei libri del Darwinista tedesco, Ernst Haeckel. Centinaia di attacchi le collocano tra le immagini scientifiche più controverse, ma nondimeno i libri di testo le hanno copiate e ricopiate fino al ventesimo secolo. Anche se di recente sono state espulse da un nuovo criticismo scientifico, e da sostenitori creazionisti del cosiddetto disegno intelligente, alcuni biologi ancora le difendono. Costituiscono esempi impressionanti di come immagini standard rappresentino la conoscenza nel lungo periodo.

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Il solco che suona: l'acquaforte in Età Barocca. Palazzo Braschi, mercoledì 22 e 29 aprile, mercoledì 6 maggio 2015

20 Aprile 2015
IL SOLCO CHE SUONA: L’ACQUAFORTE IN ETÀ BAROCCA
LEZIONI INCONTRO AL MUSEO DI ROMA – PALAZZO BRASCHI
nell’ambito della mostra “Feste barocche ‘per inciso’. Immagini della festa a Roma nelle stampe del Seicento
mercoledì 22 e 29 aprile, mercoledì 6 maggio 2015 dalle 16:00 alle 19:00

Dominique Barrière, Addobbo in piazza Navona per la Pasqua del 1650, acquaforte, mm 376x694, Roma, Museo di Roma, inv GS 434
Dominique Barrière, Addobbo in piazza Navona per la Pasqua del 1650, acquaforte, mm 376x694,
Roma, Museo di Roma, inv GS 434

In occasione della mostra “Feste barocche ‘per inciso’. Immagini della festa a Roma nelle stampe del Seicento” - ospitata al Museo di Roma  Palazzo Braschi dal 1 aprile al 26 luglio 2015 - docenti e studenti dell’ Accademia di Belle Arti di Roma incontrano il pubblico in lezioni e laboratori dimostrativi sul tema delle tecniche incisorie, con particolare riferimento all’epoca barocca.
Un’occasione rara che, prendendo spunto dalle opere grafiche in mostra, svelerà al visitatore i segreti dell’affascinante processo della stampa d’arte, con riferimenti storici ai grandi maestri di questa tecnica, da  Rembrandt a Piranesi  e con particolare attenzione al periodo barocco, oggetto della mostra allestita a Palazzo Braschi.
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Feste Barocche a Palazzo Braschi - “Per inciso” Immagini della festa a Roma nelle stampe del Seicento

31 Marzo 2015
FESTE BAROCCHE A PALAZZO BRASCHI - “Per inciso” Immagini della festa a Roma nelle stampe del Seicento
1 APRILE – 26 LUGLIO 2015 - MUSEO DI ROMA PALAZZO BRASCHI

Dominique Barrière, Addobbo in piazza Navona per la Pasqua del 1650, acquaforte, mm 376x694, Roma, Museo di Roma, inv GS 434
Dominique Barrière, Addobbo in piazza Navona per la Pasqua del 1650, acquaforte, mm 376x694,
Roma, Museo di Roma, inv GS 434

Una festa può ammaliare e stupire anche se priva di colore? Sì, se parliamo di feste orchestrate da abili registi e scenografi, architetti fantasiosi e pittori, musicisti e poeti, come accadeva nel Seicento a Roma. È la festa barocca, il gran teatro delle arti e della finzione, con apparati effimeri che simulano montagne e nascondono facciate di chiese e di palazzi; cortei che si snodano nelle pieghe della città antica e raccolgono consensi e applausi a scena aperta. Con canti e litanie, maschere in carrozza e cavalli berberi lanciati all’impazzata lungo il Corso, durante il Carnevale.
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