Museo de Cádiz

Viaggio nel Museo de Cádiz alla scoperta della millenaria storia della città

In magnis satis est voluisse:

Un viaggio tra i corridoi del Museo de Cádiz alla scoperta della millenaria storia della città

Il Museo si presenta oggi come una vera e propria “stratigrafia culturale” accogliendo reperti di diverse epoche e civiltà, specchio dell’interattiva dinamica storica che caratterizzò l’Andalusia fin dal Neolitico.

L’idea di raccogliere tutto ciò che, nel corso degli anni, era stato ritrovato nei numerosi (e spesso casuali) scavi della città fu un “work in progress” fin dalle sue origini. Nel 1838 fu progettato e costruito dall’architetto Juan Daura lo splendido edificio neoclassico che accoglie tuttora, dinanzi ai secolari alberi di Plaza de Mina in pieno centro storico, il Museo de Cádiz ma solo nel 1952 esso ricevette dall’Accademia di Belle Arti la possibilità di ospitare parte del suo patrimonio artistico. La pittoresca raccolta di “Bellas Artes”, che in origine doveva essere il cuore pulsante del Museo, oggi rappresenta solo un terzo di esso e, per essere più precisi, il primo piano. Passeggiando serenamente tra i bianchi corridoi dell’edificio, accompagnati dal garrito dei pappagalli lungo la calle esterna, si è circondati improvvisamente da più di 50 quadri provenienti da tutta la Spagna e raffiguranti celebri vicende bibliche (dalla Natività alla Crocifissione), Madonne con bambino, monaci, santi locali (e non), scene di vita familiare (aristocratica e popolare) con una datazione compresa fra il XVI e il XX secolo. Ogni quadro, pala d’altare o polittico che sia, cela una storia e un folklore dal gusto tutto ispanico: sul retro di uno di essi, La Caída de Murillo, ad esempio, è ancora visibile sulla tela una scritta in latino che recita In magnis satis est voluisse (“nelle grandi cose anche l’aver voluto è sufficiente”, Prop. 2.10.5ss) e che ci rimanda immediatamente ai pensieri (e agli auguri) di un artista di fine ‘800 (Manuel Cabral) all’alba del concorso indetto dall’Academia de Bellas Artes cittadina.

Le altre due sezioni del Museo sono dedicate, rispettivamente, all’Etnografia e Arte Contemporanea (secondo piano) e all’Archeologia (piano terra). Per continuare a respirare a pieni polmoni la reale essenza gaditana (e andalusa) non rimane che salire ancora: al secondo piano dell’edificio, infatti, è presente una piccola ma interessante mostra di títires appartenenti alla celebre Tía Norica, il tradizionale teatro di marionette di Cádiz che vanta una storia bicentenaria. Accostati a essi è possibile inoltre scorgere colorati dipinti di arte contemporanea e mostre di volta in volta rinnovate.

Il vero gioiellino del Museo de Cádiz è, tuttavia, il pian terreno con le sue otto stanze ricolme di storia. Effettuando un’escursione temporale diacronica si passa lentamente dall’età preistorica alla classica per giungere infine a quella islamica: l’area limitrofa alla città fu abitata fin dal Paleolitico (lo testimoniano i numerosi insediamenti e siti funerari ritrovati nelle sue vicinanze) e ancora oggi sono visibili il Dolmen de Alberite e le pitture rupestri della Cueva del Moro, di cui il Museo offre splendide ricostruzioni e reperti. Proseguendo nella visita si giunge alla collezione fenicia, unica nel suo genere e invidiata da tutta Europa, che comprende monili e gioielli in ottimo stato di conservazione accompagnati da bronzetti e statue in pietra o terracotta raffiguranti il dio Melqart (poi assimilato al semidio greco Eracle, le cui ceneri si narra fossero sepolte proprio nell’antico tempio del dio fenicio, successivamente esaugurato, e fossero state oggetto di pellegrinaggio da parte di Annibale, Asdrubale, Giulio Cesare e Adriano, giunti fino all’estremità dell’Occidente solo per esse).

A consentire la costruzione di tale ampia sezione archeologica fu il sensazionale ritrovamento a Punta de la Vaca nel 1887 di due enormi sarcofagi antropomorfi datati al 400 a.C. e raffiguranti un uomo e una donna con abiti e gioielli fenici. Sebbene questo fosse già il periodo d’influenza greca della zona, evidentemente, la città mantenne ottimi rapporti con Tiro e Sidone, dando origine ad una commistione tra le due civiltà impossibile da trovare altrove. Attorno a questa grande scoperta si sviluppò pian piano tutto il corpus di reperti fenici e greci che i successivi scavi nel centro della città portarono alla luce (tra questi il consigliatissimo Yacimiento Arqueológico Gadir, così chiamato in onore del nome della città in caratteri semitici, che offre la possibilità di una viaggio indietro nel tempo per le strade e le abitazioni fenicie del IX secolo a.C.). Le ultime stanze sono dedicate alla Gades romana, di cui sono ancora visibili il Teatro (vicino al paseo maritimo) e l’Acquedotto (in corrispondenza della playa de Cortadura) oltre ai numerosissimi resti epigrafici sparsi lungo le vie della città. Il Museo mostra ai visitatori anche oggetti di vita quotidiana di età imperiale (da giochi per i momenti di otium a tavolette cerate con stilo, da armi e corazze a gioielli e contenitori per unguenti) permettendo ai più sensibili di rimanere incantati davanti all’enorme Mosaico de Baco che s’insinua tra una teca e l’altra.

Museo de Cádiz

A conclusione del percorso, dopo aver superato un piccolo angolo-gliptoteca illuminato dai raggi solari, filtrati attraverso il soffitto a vetro, e ospitante una collezione marmorea di statue e busti romani, si giunge al periodo d’influenza visigota della città. Cancelli, altari, eremi e necropoli sono oggi i simboli di una civiltà tanto temuta quanto sconosciuta. A ricordo della presenza islamica a Cádiz e dell’antica Mezquita che essa ospitava si trovano, invece, vasellame ed elementi architettonici con incisioni o decorazioni arabeggianti di grande valore storico-culturale.

Museo de Cádiz

Il Museo assurge dunque al ruolo di bacino collettore di diverse culture, storie e tradizioni (millenarie e non) che vengono gratuitamente messe a disposizione del pubblico interessato e, soprattutto, curioso di scoprire una terra così ricca e piena di sorprese.

Museo de CádizTutte le foto sono di Elly Polignano


Tolleranza e intolleranza nell’Islam: dalla comunità medinese alle sfide della società globale Genzano di Roma

Bando SAF: "Tolleranza e intolleranza nell’Islam: dalla comunità medinese alle sfide della società globale"

Pubblicato il bando di iscrizione per il prossimo incontro della Scuola di Alta Formazione in Studi Storico-Religiosi promossa dal Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni”: Tolleranza e intolleranza nell’Islam: dalla comunità medinese alle sfide della società globale (23-25 maggio 2019, Genzano di Roma). Interverranno: Paolo Branca (Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano), Giuseppe Cecere (Alma Mater Studiorum - Università di Bologna), Leila Karami (Sapienza Università di Roma), Giuliano Lancioni (Università degli Studi Roma Tre), Marco Lauri (Università degli Studi di Macerata), Francesca Romana Romani (Università degli Studi Roma Tre / Alma Mater Studiorum - Università di Bologna), Maria Giovanna Stasolla (Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”), Raoul Villano (Università degli Studi Roma Tre / Alma Mater Studiorum - Università di Bologna). Sarà proiettato il documentario di Antonio Zambardino The Sweetness of Sugar sul rapporto fra fede e credenza in Indonesia.

Si visiterà il borgo di Nemi, il Santuario di Iuno Sospita Mater Regina a Lanuvio e i Musei Civici di Velletri.

Sarà possibile per laureandi e dottorandi in discipline umanistiche esporre contestualmente le proprie ricerche in corso inerenti al tema dell’incontro.

In basso potete trovare il programma nei suoi dettagli e indicazioni puntuali in merito alle quote e alle modalità di iscrizione. Le quote di iscrizione possono essere rateizzate.

La pre-iscrizione va effettuata entro il 10 maggio.

Tolleranza e intolleranza nell’Islam: dalla comunità medinese alle sfide della società globale Genzano di RomaMuseo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni”

 

Bando Scuola di Alta Formazione in Studi Storico-Religiosi

(Sezione: Islam e Mondo Musulmano)

Tolleranza e intolleranza nell’Islam:

dalla comunità medinese alle sfide della società globale

 

23-24-25 maggio 2019, Hotel Villa Robinia,

Viale Fratelli Rosselli 19, Genzano di Roma.

Programma delle lezioni

 

Giovedì 23 maggio 2019

 

Ore 15:00 - Prima Sessione

Coordina: Igor Baglioni (Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni”)

Raoul Villano (Università degli Studi Roma Tre / Alma Mater Studiorum - Università di Bologna), Tolleranza e intolleranza nel Corano e nel ḥadīṯ: la comunità medinese e la convivenza fra le religioni

 

Coffee Break

Raoul Villano (Università degli Studi Roma Tre / Alma Mater Studiorum - Università di Bologna), Tolleranza, intolleranza e conflitto sociale in epoca omayyade: dalla prima fitna alla rivoluzione abbaside

Ore 19:00 - Visita al borgo di Nemi

Venerdì 24 maggio 2019

 

Ore 9:30 - Seconda Sessione

Coordina: Igor Baglioni (Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni”)

Giuliano Lancioni (Università degli Studi Roma Tre), Dār al-Islām e dār al-ḥarb: le ambiguità della tolleranza

Coffee Break

Maria Giovanna Stasolla (Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”), Multiculturalismo alle corti califfali abbasidi

Ore 15:00 - Terza Sessione

Coordina: Igor Baglioni (Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni”)

Marco Lauri (Università degli Studi di Macerata), Il pluralismo religioso come problema filosofico nell’Islam medievale

Coffee Break

Giuseppe Cecere (Alma Mater Studiorum - Università di Bologna), Tolleranza e intolleranza nella mistica musulmana medievale: i Sufi nel contesto multi-religioso dell’Egitto in età ayyubide e mamelucca

Ore 19:00 - Visita al Santuario di Iuno Sospita Mater Regina e al Museo Civico di Lanuvio

 

Sabato 25 maggio 2019

 

Ore 9:30 - Quarta Sessione

Coordina: Igor Baglioni (Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni”)

Leila Karami (Sapienza Università di Roma), Problematiche di genere: dal principio ‘tasāhul wa tasāmuḥ’ alla norma ‘ʿusr wa ḥaraǧ’, il caso dell’Iran

 

Coffee Break

Paolo Branca (Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano), Cittadinanza e Islam: dalle origini alla dichiarazione di Abu Dhabi, attraverso le ‘primavere arabe’

Ore 15:00 - Quinta Sessione

Coordina: Igor Baglioni (Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni”)

Francesca Romana Romani (Università degli Studi Roma Tre / Alma Mater Studiorum - Università di Bologna), Medicina come luogo di tolleranza nell’Islam

Coffee Break

 

Proiezione del documentario di Antonio Zambardino The Sweetness of Sugar sul rapporto fra fede e credenza in Indonesia

 

Presentazione Ricerche in Corso di Laureandi e Dottorandi

 

Ore 19:00 - Visita ai Musei Civici di Velletri

 

Finalità

Il corso consentirà agli iscritti di confrontarsi con un tema complesso come quello proposto in relazione a differenti epoche e specificità storico-religiose del Mondo Musulmano. Parallelamente, si introdurrà alle principali tematiche dell’Islamistica e alla storia dei paesi musulmani attraverso l’esemplificazione di diversi casi di studio, l’indicazione delle fonti a disposizione per la ricostruzione storica e la messa in evidenza delle opportune modalità di analisi che lo studioso deve applicare per studiarle. Alla fine del corso gli iscritti saranno in grado di coniugare una percezione storico-critica dell’evoluzione del fenomeno Islam a un approccio scientifico alle principali aree di studio dell’Islamistica.

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Velletri: presentazione del libro "Il protagonismo delle donne in terra d’islam"

Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni”

 Presentazione del libro

Il protagonismo delle donne in terra d’islam

Appunti per una lettura storico-politica

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a cura di Leila Karami e Biancamaria Scarcia Amoretti

 Sabato 10 dicembre 2016 - ore 10:00

Palazzo Romani - sede Università Telematica “Pegaso”

Corso della Repubblica 253 - Velletri (Rm)

 

Saluti istituzionali:

Maria Paola De Marchis - Presidente Fondazione “Museo delle Religioni Raffaele Pettazzoni”

 

Introduce e modera:

Igor Baglioni - Direttore del Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni”

 

Presentano il volume le curatrici dell’opera:

Leila Karami (Sapienza Università di Roma)

Biancamaria Scarcia Amoretti (Sapienza Università di Roma)

Interverranno tra gli altri:

Claudia Borgia - fotografa

Sonia Dosti - Economista, esperta in migrazione e sviluppo

Marisa Paolucci - giornalista e scrittrice

Raoul Villano - docente di lingua e letteratura araba all’Università degli Studi di Roma Tre

 
Facebook: https://www.facebook.com/events/1417876315186807/
Scheda del libro:
http://www.ediesseonline.it/catalogo/sessismoerazzismo/il-protagonismo-delle-donne-terra-dislam


Quando i vigneti fiorivano in Sudan...

25 Marzo 2016

Quando i vigneti fiorivano in Sudan...

Capitello in pietra della colonna ad Hag Magid. Foto di Dobiesława Bagińska
Capitello in pietra della colonna ad Hag Magid. Foto di Dobiesława Bagińska

Gli archeologi di Poznań hanno scoperto insediamenti, paesi e cimiteri medievali durante la loro ricerca nel Sudan settentrionale, nell'area del bacino del Letti. Ora, i ricercatori intendono esaminare uno di questi luoghi in maggior dettaglio.

Nella metà del settimo secolo, l'Egitto fu conquistato da armate musulmane. La pressione dell'esercito invasore, che avanzava verso sud nella Valle del Nilo, fermò il regno cristiano di Makuria. I resti di questa civiltà sono stati scoperti dagli archeologi di Poznań nell'area del bacino del Letti, a circa 350 km a nord di Khartoum. Makuria era un potente regno, che esistette dal sesto al quattordicesimo secolo, tra la seconda e la quinta cataratta del Nilo. Per diversi secoli il suo potere giunse persino più a nord, fin quasi al moderno Assuan.
La dott.ssa Dobiesława Bagińska controlla le coordinate GPS del sito di Hag Magid. Foto del dott. Krzysztof Grzymski
La dott.ssa Dobiesława Bagińska controlla le coordinate GPS del sito di Hag Magid. Foto del dott. Krzysztof Grzymski

"La parte meridionale del Regno di Makuria era abbastanza ben conosciuta grazie agli scavi condotti dal Centro di Archeologia Mediterranea dell'Università di Varsavia a Ghazali, Banganarti e Dongola - l'ultima era la capitale del regno. La parte settentrionale è ancora +terra incognita+" - ha spiegato a PAP la dott.ssa Dobiesława Bagińska del Museo Archeologico di Poznań, iniziatrice del progetto di ricerca nel bacino del Letti.
Nell'autunno del 2015, gli scienziati portarono avanti una ricognizione estesa nel bacino del Letti, in un'area di approssimativamente 150 km² - quest'area era in precedenza stata assai scarsamente oggetto di rilevamenti da parte degli archeologi. Diversi siti sono stati rilevati da Krzysztof Grzymski del Museo Reale dell'Ontario.
Ora gli archeologi hanno confermato la presenza di siti noti in precedenza, ma pure scoperto diversi resti di insediamenti e cimiteri fino ad ora non noti, principalmente dal periodo del regno di Makuria. Queste scoperte confermano i resoconti dei viaggiatori arabi - più di 1.000 anni fa, il Regno di Makuria era una nazione ricca, il cui potere poteva competere con gli invasori arabi, che attaccavano dall'Egitto. Il bacino del Letti era una base economica e culturale per la capitale della Makuria - Dongola.
Vista del sito di Hag Magid. Foto di Dobiesława Bagińska
Vista del sito di Hag Magid. Foto di Dobiesława Bagińska

"Hag Magid è specialmente promettente per noi - è un'enorme altura con un'area di oltre un ettaro, sulla superficie della quale abbiamo trovato colonne medievali, dettagli di architettura e migliaia di frammenti di ceramiche" - ha affermato la dott. ssa Bagińska.
La ricercatrice sospetta che sotto la sabbia vi siano i resti ben preservati di una chiesa, di un monastero e altre strutture con più di mille anni. Per confermarlo, programma di effettuare rilevamenti geofisici non invasivi, che diranno cosa si nasconde al di sotto della superficie senza dover usare il badile.
"Le strutture che si nascondono al di sotto della sabbia sono dello stesso periodo e appartengono allo stessa cerchia culturale della basilica scoperta decenni fa dal prof. Kazimierz Michałowski a Faras on - i dipinti ritrovati finirono a Khartoum e Varsavia, dove sono esibiti nei musei" - spiega la dott.ssa Bagińska.
La ricercatrice è cauta nelle sue stime sull'importanza di Hag Magid, e se queste saranno comparabili a quelle di Faras, ma il rilevamento preliminare è promettente - lei crede che sia possibile effettuare spettacolari scoperte nella forma di interni decorati con dipinti, dettagli architettonici in pietra e pavimenti decorati.
"Significativamente, in contrasto con quanto avviene in Egitto e altri paesi del Medio Oriente, dove non è possibile acquisire neppure una parte dei resti degli scavi, le autorità sudanesi sono aperte a questo tipo di soluzione. Ciò significa che risultati tangibili degli scavi non solo aumenteranno la conoscenza, ma pure le collezioni museali. Persino i monumenti ritrovati sulla superficie del nostro sito di interesse avranno un grande valore espositivo" - ha notato la dott.ssa Bagińska. Attualmente, la ricercatrice è alla ricerca di fondi per finanziare il lavoro sul campo e i rilevamenti geofisici nella stagione archeologica di quest'anno, che è programmata per l'autunno.
Piatti in ceramica riposano sulla superficie della collina presso Hag Magid, e risalgono ai secoli VII-XIII. La collina ha un'altezza di approssimativamente 6 metri; gli archeologi credono che si sia formata come risultato di centinaia di anni di insediamenti - strutture successive furono erette nello stesso luogo. Ciò creò un'enorme collina costituita dai resti di edifici, mattoni in fango, pietra e tonnellate di ceramiche.
Gli scienziati sanno che più di 1.000 anni fa il bacino del Letti sembrava molto differente da oggi - ora domina il deserto sabbioso. "Durante l'apice del regno di Makuria, un canale correva presso Hag Magid e irrigava l'intera area. Vale la pena notare che le vigne erano coltivate qui su larga scala, e il vino era prodotto, come leggiamo nei resoconti dei viaggiatori arabi che si avventurarono in questo regno cristiano" - ha affermato la dott. ssa Bagińska.
Quindi, lo scopo degli scienziati sarà anche lo studio del clima storico e delle coltivazioni - finora gli archeologi al lavoro in Sudan non hanno effettuato ricerche su questo argomento.
"Siamo anche preoccupati che Hag Magid possa essere sepolta dalle mutevoli dune sabbiose - quindi perderemmo l'opportunità di studiarla per i prossimi decenni." - ha concluso la dott. ssa Bagińska.

 
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland, Szymon Zdziebłowski. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.


Robot utilizzato per gli scavi della Moschea del Sultano Hassan

2 Marzo 2016

Robot utilizzato per gli scavi di un sito di epoca islamica

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Il Ministro delle Antichità, dott. Mamdouh Eldamaty, ha annunciato l'inizio dei lavori di scavo, archeologici e dei rilevamenti catastali presso la Moschea del Sultano Hassan, che sono cominciati nella mattinata di oggi con il lavoro della squadra del Ministero delle Antichità, che ha utilizzato il robot concesso lo scorso gennaio da un ingegnere tedesco al Ministero.
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Eldamaty ha chiarito che la moschea sta subendo gli effetti di una frana, e che il robot sarà utilizzato per conoscere la ragione dietro la stessa. Viene suggerito che resti di edifici più vecchi possano essere scoperti, così come indicato dai documenti di costruzione della moschea, che fu costruita sopra i resti di altri edifici risalenti ad epoche precedenti.
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Ahmed Motawea, direttore del Dipartimento di Antichità Islamiche presso l'ufficio tecnico del Ministero e a capo del team scientifico, ha affermato che oggi si sarebbe cominciato a determinare le coordinate del sito su una cartina illustrata con isolinee, e a prendere campioni del suolo da analizzare. Ha anche affermato che la missione durerà due settimane, e che i risultati saranno mostrati al Ministero per porre in essere il successivo piano di lavoro.
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Link: Ministry of Antiquities – Egypt
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Traduzione dal Ministero delle Antichità Egizie. © Ministry of Antiquities: scritto da Asmaa Mostafa, tradotto da Hend Monir. Il Ministero delle Antichità Egizie non è responsabile dell’accuratezza della traduzione in Italiano. Foto di Khalil Elsayed, dal Ministero delle Antichità Egizie.


Tre scheletri documentano l'espansione araba dell'ottavo secolo fino in Settimania

24 Febbraio 2016
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Le analisi di carattere archeologico e genetico, effettuate su tre scheletri ritrovati in altrettante tombe medievali a Nîmes, in Francia, indicano che si trattava di tre musulmani.
La rapida espansione araba nei primi secoli del Medio Evo portò profondi cambiamenti nel mondo mediterraneo, ma se questa presenza è ampiamente attestata in Spagna, lo è assai meno a nord dei Pirenei. Il nuovo studio, pubblicato su PLOS One, ha dunque cercato di verificare una relazione tra queste tre tombe e la presenza musulmana nella Francia dell'ottavo secolo.
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Si sono esaminate le pratiche funerarie, DNA, sesso ed età degli individui in questione. Ne è risultato che si seguivano i rituali islamici, con gli scheletri che hanno testa e corpo orientati verso La Mecca. Dal DNA si è rilevata una probabile stirpe paterna dal Nord Africa. La datazione è compresa tra il settimo e il nono secolo. Gli autori sospettano perciò si tratti di Berberi integrati nell'esercito degli Omayyadi durante l'espansione araba in Nord Africa dell'ottavo secolo.
Lo studio fornirebbe dunque le prime prove riguardanti l'occupazione del territorio della Settimania (attuale Linguadoca-Rossiglione), allora in mano ai Visigoti, e mette in luce la complessità di relazioni tra le due comunità all'epoca.
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Le abitazioni dei cristiani all'Alhambra all'indomani della Conquista di Granada

17 Febbraio 2016
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Un nuovo studio ha esaminato le case dell'Alhambra all'indomani della conquista (1492-1516) di Granada. La ricerca ha esaminato documenti che rivelano l'ordine, da parte dei Re cattolici di Spagna, di costruire queste abitazioni all'interno delle mura di Alhambra, perché fossero occupate da un gran numero di cristiani.
I documenti esaminati - un centinaio circa, provenienti da diversi archivi - hanno permesso di ricostruire diversi aspetti di quegli edifici. Anche se si continuò ad utilizzare alcune abitazioni di epoca islamica, altre di queste furono demolite per permettere la costruzione di nuove. Le case erano però molto piccole, potendo arrivare a misurare anche solo 20 m². L'immagine di quei luoghi doveva essere dunque molto diversa da quella percepibile oggi.
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Ministero delle Antichità Egizie rimpatria pannelli islamici in legno da Londra

12 Gennaio 2016

Il Ministero delle Antichità Egizie rimpatria pannelli islamici in legno da Londra

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Il Ministero delle Antichità sta per rimpatriare una collezione di pannelli in legno da Londra, a seguito degli sforzi effettuati per dimostrarne la proprietà. Così ha dichiarato il Ministro delle Antichità, dott. Eldamaty.
Eldamaty ha chiarito che questi pannelli furono rubati dalla cupola dei Califfi Abbasidi presso il Cimitero di Al-Sayeda Nafeesa, che risale al 641 - 1243 d. C., e che sono ora in mostra alla Bonhams Auction a Londra. Ma il Dipartimento per le Antichità Rimpatriate è stato in grado di monitorarlo, seguendo e tracciando tutte le aste e i siti famosi per il commercio di antichità, e con la collaborazione degli esperti di archeologia interessati.
Ali Ahmed, direttore generale del Dipartimento delle Antichità Rimpatriate ha affermato che tutte le procedure legali sono state prese, trattando con le autorità interessate per restituire i pannelli contrabbandati, e ha anche affermato che dopo il rimpatrio di questi pannelli tutti i lavori di restauro e manutenzione saranno effettuati.
Vale la pena menzionare che la cupola dei Califfi Abbasidi collocata dietro il Mausoleo Al-Nafeesy contiene i resti dei califfi Abbasidi che morirono nel 7,8 secolo dell'Egira, e i figli di Al-Zaher Bypurs Al-Bunduqdary (NdT: nome completo con diversa traslitterazione: al-Malik al-Ẓāhir Rukn al-Din Baibars al-Bunduqdari); la cupola presenta iscrizioni e decorazioni in stucco molto raffinate, e ciò rende la cupola differente, unica e importante.
Link: Ministry of Antiquities – Egypt
Traduzione dal Ministero delle Antichità Egizie. © Ministry of Antiquities: scritto da Asmaa Mostafa, tradotto da Hend Monir. Il Ministero delle Antichità Egizie non è responsabile dell’accuratezza della traduzione in Italiano. Foto del Ministero delle Antichità Egizie.


Un papiro magico in argento da Jerash

22 Dicembre 2015
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Amuleti magici in antichità erano prodotti su papiri, ma anche ferro e piombo erano utilizzati per ragioni apotropaiche. Ci sono pervenuti diversi di esemplari di questo tipo, ma data la loro fragilità, srotolarli può danneggiarli. Grazie alla tomografia computerizzata e al modellamento 3D, una nuova ricerca è riuscita per la prima volta a consegnarci il contenuto di uno di questi papiri metallici.
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Si tratta di papiro in argento da Jerash in Giordania, risalente alla metà dell'ottavo secolo d. C. Il papiro in argento era a sua volta conservato in un involucro in piombo, spaccato e corroso, dal quale è stato delicatamente estratto. Contiene simboli e 17 righe di testo in una lingua non nota, che si ritiene sia una sorta di script pseudo-Arabo che non si è stati ancora in grado di decifrare. Come ha spiegato l'autrice Rubina Raja, non si pretendeva di rileggere il rotolo, per cui non aveva molta importanza che quanto scritto avesse senso.
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Il papiro in argento sarebbe infatti opera di un mago ebreo, che a causa della supposta potenza e antichità della sua magia, fu all'epoca accolto dalla popolazione musulmana locale. Attorno al 749 d. C. Jerash fu colpita da un violento terremoto, ed è perciò giunta fino a noi come una capsula temporale intatta.
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Egitto: 3 lampade islamiche sulla via del rimpatrio

15 Dicembre 2015

3 lampade islamiche rubate sulla strada del rimpatrio

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Il dott. Mamdouh Eldamaty, Ministro delle Antichità, ha annunciato che il rimpatrio di tre lampade islamiche avverrà molto presto, poiché il furto dal Museo Nazionale della Civiltà fu scoperto alla fine dell'anno scorso, e questo dopo un anno di sforzi nazionali e internazionali per rimpatriarle e provare i diritti legali dell'Egitto.
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Eldamaty ha dichiarato che il Ministero delle Antichità ha formato una commissione archeologica immediatamente dopo aver ricevuto informazioni sulla vendita di tre lampade islamiche all'estero, mentre il Museo Nazionale della Civiltà possedeva le medesime tre lampade; la commissione ha investigato le lampade al museo confrontandole con le figure di quelle all'estero, e ha scoperto che quelle al museo erano repliche.
Il Ministero ha immediatamente parlato a tutte le autorità interessate per il ritorno delle tre lampade originali.
Da parte sua, Aly Ahmed, Direttore Generale del Dipartimento delle Antichità Rimpatriate ha affermato che una di queste lampade appartiene al Sultano Barquq ed è ora alla nostra ambasciata a Londra al numero 283, le altre due lampade del Sultano Hassan e di Al-Silahdar sono negli Emirati Arabi Uniti.
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