Dark Star Oliver Langmead

Dark Star, il futuro in pentametri giambici

Oliver Langmead si erge a cantore di una neo-epica moderna, tra futurologia e primordiale potenza della poesia

Langmead arriva in Italia con puro sperimentalismo, giusto  per evidenziare ancora i coraggiosi  azzardi editoriali (sempre ben ripagati) di Carbonio Editore. Dark Star non è solo un romanzo bensì un contro-canto epico di una fantascienza sporca e nebulosa, ammantata da caligine cosmica ed esistenziale. In parole povere, Dark Star è un poema  in pentametri giambici, il metro classico dell'alta poesia inglese, e fonde istanze dantesche alla sensibilità  tragica del moderno storytelling noir e fantascientifico.

Langmead infatti tratteggia un suo personale inferno urbano, Vox, con il cielo assediato dall'eterna notte della Dark Star. Sullo sfondo, come tenebre striscianti, gli esseri umani di un futuro oscuro e  agonizzante, quasi profetizzato dalle incisioni di William Blake. Pentametri giambici al servizio del futuro e di una fantascienza post-elisabettiana e punk rock. Blade Runner incontra Samuel Coleridge.

 

La copertina di Dark Star di Oliver Langmead, tradotto da Nicola Manuppelli e pubblicato da Carbonio Editore nella collana Cielo Stellato

La trama si snoda attraverso i classici topoi del noir, omicidi, scontri tra potenti fazioni che detengono le redini della città di Vox, uso di sostanze stupefacenti come il Prometeo.  Prometeo titano della libertà e dell'ingegno umano diventa ente schiavista a cui l'umanità si aggrappa per sopravvivere nell'ombra di un sole ormai remoto; sepolto in miti antichi quanto il ratto d'Europa.  Prometeo droga dorata, liquida, linfa di sole che scava nelle vene di fantasmi umanoidi.

Dante e Virgil, archetipi corrotti e super-umani dei due sommi poeti che ascendono dall'inferno al purgatorio. Dante e Virgil, poliziotti disillusi in un città massacrata da tiranni corrotti e criminalità dilagante.

Il tutto è narrato con una voce superba, remota e distante come l'eco di un dio minore che piange dal suo simulacro ligneo. Dark Star è una sintesi tra fantascienza, noir e detective story, il risultato è un avvincente  tessuto  poetico che sfocia in una prosopopea moderna che racconta la solitudine eterna dell'uomo.

Infine, la dicotomia finale. Lo scontro tra le tenebre  e la luce.

Nessuno vincerà, per l'eterno equilibrio dell'immobile dannazione umana.

 

Dark Star Oliver Langmead
Foto di Lumina Obscura

Dark Star,  con Oliver Langmead

Dante e Virgilio, due maestri della letteratura e della Divina Commedia sono dispersi in nuovo inferno urbano, Vox. Che splendida idea, puoi dirci di più sulla genesi di Dark Star?

Questo è molto gentile da parte tua! Penso che Dark Star sia un'amalgama di diverse influenze. Ovviamente, ci sono Virgilio e Dante, insieme i principali personaggi della Divina Commedia e i grandi poeti della tradizione epica, ma io devo anche citare Milton, da ciò si evince la grande influenza del Paradiso perduto sulla metrica. Il libro è un noir, una detective story, che si ispira al padre del genere, Raymond Chandler e il suo detective Marlowe, ma anche a Sin City di Frank Miller, che è riuscito a catturare quel ritmo noir, ormai stereotipato, così magnificamente. E allo stesso modo, il libro è una storia investigativa di fantascienza, che può ricordare diversi lavori, come La Città e la Città di China Mieville, Altered Carbon di Richard K. Morgan e anche diversi film come Blade Runner e certamente Dark City. Da tutto questo, e molto altro, il libro è venuto alla luce.

Fantascienza, noir, detective story, tutto questo in pentametri giambici. Quanto è stato difficile usare questa metrica e che feedback hai ricevuto dal pubblico?

Scrivere in maniera efficace seguendo una metrica rigorosa è molto difficile, il che testimonia la grandezza di artisti come Virgilio, Dante e Milton, ma ha anche un notevole svantaggio: può essere molto monotono da leggere, perché ha un ritmo molto particolare. Volevo scrivere un poema epico per un pubblico contemporaneo, e per questo volevo renderlo molto leggibile, volevo scrivere un poema che invogliava a girare pagina e il metro è la chiave di volta di tutto ciò. Al posto del tradizionale schema metrico-ritmico ormai monotono nei lavori classici, ho optato di usare la voce della detective story in tinte noir, con i suoi codici di linguaggio perennemente mutevoli e riconoscibili. Ogni frase di Dark Star è lunga dieci sillabe come il pentametro giambico richiede, ma rinuncia ai rigidi piedi sillabici per qualcosa di molto più accessibile. Il feedback finora è stato meraviglioso, e ha superato di gran lunga le mie aspettative. La mia parte preferita, quando recensiscono il libro, è vedere quali versi vengono citati dal recensore, e ognuno ne seleziona di diversi!

Dark Star è un nuovo poema epico per la modernità?

Non credo di essere così audace da ambire a questo onore per il mio libro! Tutto quello che posso sperare per Dark Star è qualcosa di insolito, che può interessare i lettori che cercano di provare qualcosa un po' più sperimentale. Per quanto Dark Star sia una storia d'amore per l'epica, è anche una storia d'amore per il noir, e la fantascienza, e spererei che chiunque ami questi generi possa trovare qualcosa da amare in Dark Star.

Le ombre e la luce sono i veri protagonisti di questo noir claustrofobico, e dopo averlo letto non so se avere paura della luce o dell'oscurità

Penso che potresti aver ragione, Virgil è certamente l'incarnazione della sua città, con tutta la sua oscurità travolgente e fugaci scorci di luce. Alcuni lettori mi hanno detto che dopo aver finito Dark Star, hanno trovato un nuovo apprezzamento per il nostro meraviglioso sole luminoso! Qui, in Scozia, gli inverni si fanno molto bui, e ogni anno, quando i giorni cominciano ad allungarsi, mi ritrovo grato di non dover vivere nella notte perpetua di Vox. Detto questo - penso che sia un posto che mi piacerebbe visitare di nuovo, un giorno. La versione inglese del libro è stata pubblicata il giorno dell'eclissi solare, quindi forse tornerò a Vox in tempo per la prossima.

Dark Star Oliver Langmead
Foto © Oliver Langmead

Recensione Alternativa

Caligine.

Gli Spettri avanzano piangendo droga dorata

da occhi neri come Averni.

Vox, città di Dite in un futuro senza sole,

una Stella Oscura nel cielo  sfida

teorie eliocentriche elleniste e

modernità astronomiche.

Il sole è una tomba di ricordi celesti.

Profezie ed eclissi, in coppia fino alla fin

del mondo.

Prometeo, non titano della libertà,

ma piacere liquido che soffoca le vene,

semidio imprigionato in siringhe di plastica;

l'ago suda gocce gialle come albe dimenticate.

Vox, nuova Sodoma.

Virgilio, Dante, vecchi nomi per nuovi inferni.

Poeti che sputano bestemmie e sposano

pistole e distintivi.

Loro, i messia di questa Sin City

che luccica nell'ombra di un cielo

di Blade Runner.

Detective disillusi,

omicidi e corruzione.

Caligine,

Vox ha perso uno dei suoi Cuori

un'apocalisse di luce sorgerà

e nella notte eterna

tra le onde dello Stige

farà capolino il Bianco.

John Milton, ecco il Paradiso Perduto,

guarda i tuoi eredi oscuri

perduti nel pentametro giambico

di un poeta delle Highlands;

impuro figlio di Wordsworth

Oliver Langmead,

cantore della neo epica

claustrofobica.

Fantascienza,

noir,

cos'è Dark Star?

Se non il riflesso dei

giorni

di un futuro

passato.

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


Dimenticami Trovami Sognami

Dimenticami, trovami, sognami: la fantascienza riscrive la storia

Nell'editoria indipendente italiana trovo sempre delle realtà bellissime, che investono nei loro progetti con grande passione e professionalità. Una di queste è senza ombra di dubbio Zona42, casa editrice specializzata nella fantascienza (italiana e straniera) e che sta riscuotendo diversi riconoscimenti, come il romanzo di Nicoletta Vallorani, Avrai i miei occhi (candidato al Premio Campiello) e l'imminente trasposizione cinematografica di Real Mars, scritto da Alessandro Vietti.

Un altro titolo italiano è degno di nota e sicuramente riscuoterà l'interesse dei lettori di ClassiCult: parlo di Dimenticami Trovami Sognami, nato dalla giovane penna di Andrea Viscusi.

Il romanzo è una cornucopia di citazioni letterarie e non, un vero viaggio nella fantascienza speculativa ed emotiva, un titolo non semplice da sintetizzare e perciò mi limiterò a segnalarne alcuni aspetti.
Il protagonista è un aspirante astronauta che viene coinvolto in un progetto altamente segreto e a dir poco sperimentale: viaggiare nello spazio con i propri sogni. A quanto pare è possibile, un'equipe di scienziati, psicologi, ingegneri spaziali e astronomi hanno orchestrato un medium che permette alla coscienza umana di superare qualsiasi velocità mai conosciuta e di esplorare i confini dell'universo. Dorian, questo il suo nome, è costretto a lasciare la sua fidanzata, e a sposare un universo di infiniti algoritmi onirici.

Quando si risveglia dalla stasi sono passati dodici anni e non è invecchiato. Gli interrogativi lo distruggono.
Dopo la prima parte, Dimenticami, entriamo nella seconda - a mio parere - la più bella del romanzo, ovvero Trovami. Questa sezione del romanzo è scritta in forma di diario e come un dialogo tra due persone. Il Dottor Novembre, specializzato in sogni, e il suo atipico paziente Mosè Astori. I due non fanno altro che intessere un macro-racconto che va a solleticare l'origine dell'universo, a mettere in dubbio ogni scoperta fisica e razionale. Tutto questo grazie alla retcon. Nella narrativa, “retconizzare” gli eventi è del tutto normale: si tratta di uno strumento dello storytelling (soprattutto ma non esclusivamente televisivo), per cui qualcosa che è avvenuto nel passato viene modificato a posteriori. Serve all'autore per generare diverse idee e di piegare gli eventi precedentemente descritti in altri lavori al punto di giustificare coerentemente le nuove idee.

Da questo assunto Viscusi mette in bocca ai suoi personaggi la postulazione di un universo retconizzante, ovvero che si evolve, distorce, sovrascrive grazie alla retcon. Basta esercitarsi, dominare la retcon per modellare il proprio presente e futuro, al punto che anche il passato viene rimodellato. Tutto quello che succede nel romanzo è probabilmente derivato da un primordiale effetto retconizzante?

Vi invito a leggere il romanzo per scoprirlo. Un meraviglioso tour nella fantascienza delle emozioni e che specula non solo sulla realtà scientifica bensì quella filosofica. Per questa ragione ho letteralmente interrogato Andrea Viscusi in un'intervista che trovo a dir poco interessante.

Dimenticami Trovami Sognami
Foto di Gerd Altmann

Dimenticami Trovami Sognami è un romanzo che deve molto ai suoi antenati letterari, i cui riferimenti sono sparsi in varie citazioni e tributi diretti. La mia domanda verte su una componente visiva: quando lo scrivevi avevi in mente anche qualche film o serie tv ? Visto che ci siamo, mi spiegheresti anche il tuo rapporto con Futurama?

Considera che la prima stesura del romanzo risale al 2013, quindi anche se le serie tv giravano, non c'era l'esplosione di oggi con i canali streaming, per lo più si trattava di prodotti stagionali con episodi settimanali. Penso di poter dire che l'unica che mi abbia colpito in quel periodo sia Lost: al contrario della maggior parte del pubblico, posso dire di aver apprezzato anche l'ultima stagione. Non penso però di poter dire che abbia avuto un'influenza diretta, di sicuro non a livello visivo su quello che ho scritto, così come nessun film in particolare.

Poi in realtà molte opere mi hanno sicuramente condizionato nel profondo e qualcosa di queste si ritrova nel mio romanzo, ma è un effetto quasi involontario, di cui io non mi ero nemmeno accorto, e che ho notato quando mi è stato segnalato dai lettori. Penso ad esempio a Eternal Sunshine of the Spotless Mind oppure La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo (da cui è stato tratto anche un film, ma trascurabile).

Riguardo Futurama, semplicemente credo che sia il miglior connubio tra la (buona) fantascienza e l'umorismo: è come se Douglas Adams non fosse morto a cinquant'anni e avesse continuato a scrivere. Pur sfruttando tutti i cliché del genere, Futurama è riuscita a reinterpretarli in modo credibile e coinvolgente, a sviluppare archi narrativi epici, e dare vita a personaggi coerenti. L'unico paragone possibile è con l'opera di Terry Pratchett, ma ci si sposta nel fantasy. Nella fantascienza non ci sono altri esempi dello stesso livello. Ok, Rick & Morty ci arriva vicino, ma non ha quel senso di leggerezza e ingenuità che ti fanno godere di ogni episodio, sembra sempre che voglia dimostrarti quanto sa essere più furbo di te.

Sarei curioso di capire quale tipo di documentazione scientifica hai usato per pennellare le teorie a matrice retcon. In sintesi, ti sei basato solo sulla tua immaginazione o hai attinto da qualche fonte particolare (esclusa la narrativa sopracitata)?

Risposta deludente, ma in effetti non ho attinto a nessuna documentazione per quella idea. È stato un puro esercizio di speculazione teorica, il what if più estremo possibile. Lo spunto è sicuramente arrivato da letture come quelle che cito nel libro, ma ho voluto spingerlo al massimo. Non ho sentito la necessità di integrare con teorie scientifiche anche perché sostanzialmente siamo nel campo della metafisica, in cui ricerca vera non esiste.

Romanzo tripartito e ogni sezione presenta dei pregi ammirevoli, ho apprezzato meno la prima parte a causa dell'alternanza dei capitoli presente/passato. C'è qualcosa del tuo lavoro che oggi - dopo la pubblicazione - modificheresti?

Da quando ho scritto questo libro ho scritto molto altro e soprattutto studiato scrittura e progettazione delle storie. Quindi ne farei sicuramente una scrittura completa per adattarla ai miei nuovi standard. Ma non cambierei la struttura: l'alternanza presente/passato è obbligata, perché ogni sezione del libro mostra questo tipo di contrapposizione: presente/passato – diario/registrazione – sogno/realtà. Questo non è in discussione. Probabilmente rimettendoci mano cercherei di aumentare il conflitto di Dorian nei confronti del Progetto e rafforzerei il legame con Simona. Ma modifiche superficiali, l'essenza della prima parte rimarrebbe quella. Sorry not sorry.

Foto di Darwin Laganzon

Nella seconda parte, Trovami, andiamo a conoscere una sorta di Demiurgo, anzi un uomo che all'inizio sembra un mitomane, un delirante affetto di titanismo egocentrico e narcisistico. Anche se molto simpatico. La mia domanda è: in Trovami andiamo a scontrarci con l'ontologia e la teologia e scopriamo la (plausibile) esistenza di un'intelligenza primeva. Un ente cosmico e infinito, svincolato però da ogni responsabilità etico-morale. Nessuno dei tuoi personaggi ha mai un complesso teodiceo, è come se nel tuo universo Leibniz fosse stato messo a tacere. Forse con la retcon lo hai fatto davvero. Come mai, quindi, nessuno si pone la domanda "che cos'è il bene e il male?"

Quesito interessante, e mi è capitato di rifletterci a posteriori, dopo aver già completato il romanzo. In effetti quando si va a toccare argomenti come l'origine del cosmo siamo sempre portati ad agganciarci al nostro concetto di divinità e pertanto ricollegarci a tutto il carico etico che questo si porta dietro. Ma in Dimenticami Trovami Sognami di tutto questo non c'è traccia, e la ragione è in realtà molto semplice: la retcon è un semplice fenomeno fisico, non ha quindi un intrinseco valore morale. Sarebbe come volersi chiedere se il fatto che l'acqua evapori abbia delle implicazioni etiche.

Bisogna poi considerare che Mosè Astori, che è appunto il punto di accesso alla retcon di tutti i personaggi coinvolti, ha proprio questo atteggiamento scientifico “trial and error” nei confronti del fenomeno. A lui non interessano le conseguenze della sua scoperta, vuole solo capire come funziona questa forza sconosciuta. Gli altri personaggi saranno più tormentati nel loro approccio alla retcon, ma essendo coinvolti a livello personale non hanno l'occasione di porsi questo tipo di domande. Comunque, questo è un aspetto di sicuro interesse e ammetto di averlo preso in considerazione quando ho accarezzato l'idea di un possibile sequel o spin-off.

Mi riaggancio a Leibniz, lui già postulava l'esistenza di infiniti mondi riciclabili, che in divenire auspicano alla miglior esistenza possibile. Anzi, noi ci troviamo già nel migliore dei mondi possibili. Ma la retcon riesce a fare qualcosa di molto intelligente, ovvero annichilire qualsiasi di queste premesse della teodicea, non esistono mondi migliori o peggiori, ma soltanto mondi che si trasformano retroattivamente. Senza nessuna griglia etica o volontà soprannaturale-divina. E quindi, se il verbo ha dato origine alla creazione, possiamo ammettere che la volontà ha dato origine al verbo?

Esatto, il punto è proprio quello: non esistono versioni qualitativamente o moralmente migliori dei vari universi (che poi rimane sempre uno solo), ma soltanto la versione più “recente” che è un prodotto di tutte le volontà. Non c'è nessun intento teleologico in questo processo, e nemmeno una selezione di tipo darwiniano: di nuovo, il paragone migliore è quello con una qualsiasi legge della fisica, che risponde a delle regole ma rimane sempre neutrale rispetto all'osservatore.

Questa però è un'arma a doppio taglio, perché ci mette di fronte alla necessità di confrontarci con quello che crediamo e vogliamo davvero, al di là di cosa ci illudiamo di credere e volere. Il dottor Novembre incarna proprio questo aspetto di indeterminazione, l'incapacità di indirizzare la propria volontà in modo corretto, cosa che invece Astori era riuscito a fare. In questo senso quindi la retcon diventa davvero un modo di affermare una scala di valori, ma solo a livello personale, non a livello macroscopico.

Queste oscure materie, secondo me il capolavoro di Pullman si trova anche nel tuo romanzo. Non è una domanda, ma una discussione!

A dire la verità ho letto Queste oscure materie diversi anni dopo aver scritto Dimenticami Trovami Sognami, quindi ogni affinità è assolutamente involontaria. Ma a posteriori devo ammettere che si possono trovare degli aspetti in comune. Anche se in Dimenticami Trovami Sognami non esiste la stessa teoria del Multiverso che è alla base della serie di Pullman, ci sono delle similitudini nel modo in cui i personaggi scoprono che il mondo in cui vivono non è l'unico possibile e che esiste una forza nascosta che ci può rivelare la Verità. Si potrebbe anche paragonare l'Intelligenza Primeva all'Autorità, un Creatore sconosciuto il cui potere è stato usurpato. Ma Queste oscure materie a sua volta è ispirato al Paradiso perduto di Milton, che si trascina dietro tutta una cosmogonia biblica, quindi alla fine si ritorna lì, all'origine di tutto, al verbo che si è fatto carne, ovvero le storie che sono diventate reali.

Dimenticami Trovami Sognami Andrea Viscusi
Il romanzo Dimenticami Trovami Sognami di Andrea Viscusi, pubblicato da Zona 42 con introduzione di Elvezio Sciallis


Vathek: il gioiello orientale del gotico inglese

Dal 1759, sulla scia di Samuel Johnson, autore del romanzo "orientale" Rasselas, si assiste a un proliferare della narrativa di stampo esotico, ovviamente modellata in futuro con la sensibility e l'estetica gotica. Il romanzo vede come protagonista un principe d'Abissinia ed è ambientato in un'Africa fuori dal tempo, che ospita le avventure di questo principe etiope, alla ricerca di una risposta alla domanda "Che cosa è la felicità?" Il romanzo dagli intenti edificanti e moraleggianti è un racconto filosofico che spoglia, utilizzando la satira, la società inglese dei suoi costumi perbenisti, andando alla ricerca della nuda verità di una vita semplice.

Ben presto il gusto per l'Oriente misterioso si accentuò, perdendo le connotazioni filosofiche e satiriche per riacquistare (o scoprire) quel sense of wonder che caratterizza il volume presentato oggi. Nello stesso anno, il 1785, Horace Walpole e Clara Reeve pubblicarono rispettivamente I racconti geroglifici e La storia di Charoba, regina d'Egitto. Interessante notare come i due scrittori si interessarono all'Egitto misterioso e magico ancor prima che la stele di Rosetta venisse scoperta e tradotta (ovvero tra il 1799- 1801): un avvenimento che fece divampare gli interessi anglo-francesi e accese una "corsa all'oro" per la terra delle piramidi.

Vathek William Beckford
La copertina del Vathek di William Beckford nell'edizione della collana SKIRA GOTICA, con traduzione di Aldo Camerino e Ruggero Savinio

I due autori, popolari per i già citati romanzi gotici, sviluppano un profondo interesse per l'Oriente esoterico, soprattutto Walpole (che probabilmente lesse il trattato ermetico di Orapollo sui geroglifici). L'Egitto è una terra tanto conosciuta quanto ricca di misteri, culla di una civiltà millenaria che conobbe il dominio persiano, macedone, romano e poi arabo. Il fascino primordiale e primitivo risvegliò una sensazione indefinibile, ma naturalmente congenita nell'essere umano: Walpole la chiamerà wildness. Le terre egiziane evocano la ferocia, un incontrollabile istinto animale e allo stesso tempo la genuinità che seduce l'uomo occidentale, fin troppo inglobato in una prigione burocratica e illuminata. Forse in Oriente c'è una luce diversa, un bagliore che mette in risalto le ombre di antichi dei e segreti sepolti dalle sabbie.

Non sorprende come gli stessi autori che per primi scrissero romanzi gotici ricercassero in Oriente la trasgressione, il sublime e la rottura con il reale che già avevano descritto nel Castello di Otranto e nel Vecchio Barone inglese. L'Oriente ha un'immensa tradizione narrativa, orale e non legata implicitamente al corpus delle Mille e una Notte, che libera la fantasia e l'immaginazione degli scrittori inglesi. Il gotico e l'Oriente non sono mai stati così vicini, perché entrambi sono i palcoscenici dove si esibiscono i protagonisti del soprannaturale. E all'unisono con lo spirito romantico c'è l'attacco al mondo neoclassico di Horace Walpole: «Leggi Sindbad e troverai Enea mortalmente noioso».

William Thomas Beckford in un dipinto di Sir Joshua Reynolds, olio su tela (1782) alla National Portrait Gallery (NPG 5340). Immagine in pubblico dominio

Ci pensò definitivamente William Beckford ad unire il genere gotico al racconto orientale. Infatti, tra il 1785 e il 1786, ispirato probabilmente dalle letture di Walpole e Reeve, scriverà il Vathek, una delle opere più singolari della letteratura inglese. Istrionica figura, del tutto simile al Trimalcione di Petronio, Beckford coltivò fin da giovanissimo l'amore per l'Oriente, leggendo Le Mille e una notte e dipingendo scene esotiche. I familiari, disperati dagli atteggiamenti del proprio pupillo, che si mostrava assetato di avventura e estremamente curioso, pregarono i tutori del ragazzo di proibire la lettura delle novelle arabe. Il "danno" ormai era fatto e tutte le scene erotiche, selvagge e meravigliose delle storie di Sindbad o dei Jinn e dei ghul erano annidate dentro il suo animo. La carriera politica a cui era predestinato non sarebbe mai sopraggiunta.

Beckford stesso ci racconta che scrisse il Vathek in tre giorni e due notti, ispirato dalle feste in maschera che lui organizzava a Fonthill House. Le famosissime feste a casa Beckford hanno sicuramente lasciato il segno. Aiutato da scenografi, esperti di luci e effetti speciali, trasformò la vetusta residenza familiare in un complesso sfarzoso orientale, ispirato alla complessità labirintica delle Mille e una notte. In seguito rase al suolo Fonthill House per ricostruirci sopra Fonthill Abbey, un edificio ispirato all'arte gotica con pittoreschi inserti orientali. Infatti fu soprannominato il "Califfo di Fonthill".

Esiliato dall'Inghilterra per anni - con le accuse di sodomia, incesto e depravazione - Beckford scrisse numerosi resoconti di viaggio e altre opere singolari, ma che furono sempre oscurate dal successo di Vathek. Il protagonista eponimo del romanzo è un principe abbaside, cresciuto tra le braccia della perfida madre, la strega Carathis.

Vathek William Thomas Beckford
Incisione di Isaac Taylor, sulla base di un disegno di Isaac Taylor junior, dalla terza edizione del Vathek di William Thomas Beckford, Londra (1816)

Di seguito, la trama con la conclusione del romanzo e alcune considerazioni finali.

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