Un santuario portatile per la dea Anuket

Un santuario portatile per la dea Anuket

Un santuario portatile per la dea Anuket”

Al via il 14 gennaio la nuova mostra del ciclo "Nel laboratorio dello studioso"

santuario legno portatile dea Anuket

Prosegue per tutto il 2022 “Nel laboratorio dello studioso”, il ciclo di mostre bimestrali dedicato all’attività scientifica condotta da curatori ed egittologi del Dipartimento Collezione e Ricerca del Museo Egizio.

La nuova mostra, dal titolo “Un santuario portatile per la dea Anuket”, debutta il 14 gennaio all’Egizio. Al centro dell’esposizione un piccolo santuario in legno, risalente al tempo del faraone Ramesse II (ca. 1279-1213 a.C.), dedicato alla dea Anuket e ad altre divinità venerate nell’importante centro religioso di Elefantina, presso Assuan, nell’Egitto meridionale. L’ottimo stato di conservazione, la presenza di un portico con due colonne sulla facciata e le decorazioni sulle pareti, tra cui una scena con navigazione fluviale della barca sacra della dea Anuket, sono alcuni degli elementi che rendono il manufatto un oggetto unico nel suo genere.

Il santuario in scala ridotta proviene dal sito di Deir el-Medina, il villaggio che durante il Nuovo Regno ospitava gli artigiani che realizzavano le tombe della Valle dei Re e delle Regine, e apparteneva ad un certo Kasa, un membro di questa particolare comunità. Lo stesso Kasa, suo figlio Nebimentet e altri loro familiari sono raffigurati sulle pareti esterne del piccolo santuario, mentre si prodigano in offerte in onore della dea Anuket e delle altre due divinità della cosiddetta triade di Elefantina, Khnum e Satet, divinità molto importanti, che si riteneva fossero preposte al controllo della piena del Nilo.

Oggetti di questo tipo sono estremamente rari. Per altri esempi di santuari lignei in scala ridotta, ma appartenenti ad epoca diversa e comunque privi del portico frontale a colonne, bisogna scomodare il ricchissimo corredo funebre del faraone Tutankhamon. La particolarità e la bellezza del piccolo santuario della dea Anuket, che arrivò a Torino con la collezione Drovetti intorno al 1824, colpì anche il pittore Lorenzo Delleani: nel suo dittico del 1871, intitolato “I Musei” ha ritratto lo scorcio di una sala dell’Egizio dell’epoca, riproducendo in primo piano proprio questo oggetto. Un dettaglio che i visitatori possono scorgere all’inizio del percorso di visita del Museo Egizio, nelle sale dedicate alla storia della collezione, dove il dipinto è attualmente in esposizione.

A far da corollario al santuario sono esposte alcune stele che testimoniano la vita religiosa della comunità di Deir el-Medina. Spiccano fra queste una stele dedicata al sovrano divinizzato Amenhotep I e a sua madre, la regina Ahmose Nefertari, considerati numi tutelari del villaggio, una stele dedicata ad una manifestazione della dea Hathor ed una realizzata in onore della dea serpente Meretseger, “colei che ama il silenzio”.

Altri oggetti in mostra ci parlano poi di culti legati ad una sfera più domestica e familiare: piccole stele e busti che testimoniano, ad esempio, la devozione verso gli antenati, o figurine femminili in terracotta impiegate in rituali connessi con la fertilità, con la protezione della maternità e la cura di punture di scorpioni o morsi di serpenti.

La mostra è stata curata da Paolo Del Vesco, curatore e archeologo del Museo Egizio dal 2014, con esperienze di scavo in Italia, Siria, Arabia Saudita, Egitto e Sudan. In particolare, Del Vesco ha partecipato alle missioni archeologiche del Museo Egizio a Saqqara e a Deir el-Medina e ha collaborato alla realizzazione delle mostre “Missione Egitto 1903-1920. L’avventura archeologica M.A.I. raccontata” (2017-2018) e “Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo” (2018) e delle nuove sale dell’Egizio “Alla ricerca della vita. Cosa raccontano i resti umani?” (2021).

Sono previste due visite guidate da un’ora con il curatore della mostra: la prima il 25 gennaio e la seconda il 1° marzo, entrambe alle 16,30. La partecipazione è consentita a un massimo di 25 persone con prenotazione online; il costo è di 7 euro a persona (escluso il biglietto d’ingresso). La mostra si conclude il 20 marzo 2022.

Testo e foto dall'Ufficio stampa della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino


Le dimensioni non contano: ritrovata una sfinge a Tuna el-Gebel

sfinge Tuna el-Gebel

Il Direttore Generale delle antichità del Medio Egitto Gamal El-Samastawy ha annunciato ieri, sabato 14 Dicembre, la scoperta di una piccola statua reale raffigurante una sfinge nella zona di Tuna El-Gebel.
La sfinge, che indossa il copricapo nemes e l'ureo, misura 35 cm d'altezza e 55 cm di lunghezza: un piccolo gioiellino, ed è uno dei molteplici tesori scoperti dalla Missione Archeologica Egiziana guidata da Sayed Abdel-Malek che si occupa di scavare l'area del governatorato di Minya. Si sono ritrovati anche amuleti e ceramiche.
Tuna el-Gebel, nella città di Mallawy, era la necropoli di Khnum con monumenti che vanno dall'epoca greco-romana fino al tardo Medio Evo.

sfinge Tuna el-GebelFoto della sfinge di Tuna el-Gebel fornite dal Ministero delle Antichità Egizie.


Scoperta stazione secondaria della Regina Hatshepsut sull'Isola di Elefantina

14 Aprile 2016

Stazione di una Barca della Regina Hatshepsut scoperta sull'Isola di Elefantina————————————————————————————————————

Il nome cancellato della Regina  Hatshepsut (Foto German Archaeological Institute).
Il nome cancellato della Regina Hatshepsut (Foto German Archaeological Institute).

Il Direttore del Settore delle Antichità Egiziane, dott. Mahmoud Afify ha annunciato la scoperta di diversi blocchi molto probabilmente appartenuti a un edificio in precedenza non noto della Regina Hatshepsut, che fu scoperto quest'anno dal German Archaeological Institute sull'Isola di Elefantina, Assuan.

Secondo il dott. Felix Arnold, direttore sul campo della missione, l'edificio serviva da stazione secondaria per la barca del festival del dio Khnum. L'edificio fu poi smantellato e circa 30 dei suoi blocchi sono stati ora ritrovati nelle fondamenta del tempio di Khnum di Nectanebo II. Alcuni blocchi furono scoperti nelle precedenti stagioni di scavo da membri dell'Istituto Svizzero, ma il significato dei blocchi è divenuto chiaro solo ora.
Rappresentazione femminile di Hatshepsut (evidenziata dalle linee rosse) che fu poi sostituita dall'immagine di un sovrano maschio (Foto German Archaeological Institute).
Rappresentazione femminile di Hatshepsut (evidenziata dalle linee rosse) che fu poi sostituita dall'immagine di un sovrano maschio (Foto German Archaeological Institute).

Su diversi dei blocchi scoperti quest'anno, la Regina Hatshepsut era originariamente rappresentata come una donna. L'edificio deve essere stato eretto perciò durante i primi anni del suo regno, prima che si cominciasse a rappresentarla come un sovrano maschio. Solo pochissimi edifici di questa prima fase della sua carriera sono stati scoperti finora. I soli altri esempi sono stati ritrovati a Karnak. Gli edifici appena scoperti aumentano quindi la nostra conoscenza dei primi anni della Regina Hatshepsut e il suo impegno nella regione di Assuan. Nel regno di Thutmose III, tutti i riferimenti al suo nome furono cancellati e tutte le rappresentazioni della sua figura femminile furono rimpiazzate da immagini di un sovrano maschile, il suo defunto marito Thutmose II.
Pilastro dalla stazione secondaria eretto dalla Regina Hatshepsut per il dio Khnum (Foto German Archaeological Institute).
Pilastro dalla stazione secondaria eretto dalla Regina Hatshepsut per il dio Khnum (Foto German Archaeological Institute).

Sulla base dei blocchi scoperti finora l'aspetto originale dell'edificio può essere ricostruito. L'edificio comprendeva così una camera per la barca del dio Khnum, che era circondata su tutti i quattro lati da pilastri. Sui pilastri ci sono raffigurazioni di diverse versioni del dio Khnum, così come di altre divinità, come Imi-peref “Colui-che-è-nella-sua-casa” (NdT: “He-who-is-in-his-house”), Nebet-menit “Signora-del-palo-dell'-ormeggio” (NdT: “Lady-of-the-mooring-post”) e Min-Amun della Nubia. L'edificio quindi non solo aumenta la nostra conoscenza della storia della Regina Hatshepsut ma pure la nostra comprensione delle credenze religiose correnti all'epoca del suo regno sull'Isola di Elefantina.

Link: Ministry of Antiquities – Egypt
Traduzione dal Ministero delle Antichità Egizie. © Ministry of Antiquities, Ufficio Stampa, sulla base dei resoconti della missione. Il Ministero delle Antichità Egizie non è responsabile dell’accuratezza della traduzione in Italiano. Foto dal Ministero delle Antichità Egizie.