A Gela trovato un sarcofago con "obolo di Caronte"

È recente la scoperta a Gela di un sarcofago con all’interno uno scheletro con obolo di Caronte. Il ritrovamento è avvenuto durante lo scavo per la posa di cavi condotti dall’Enel sotto la sorveglianza dell’Assessorato regionale dei Beni Culturali. Il sarcofago, in terracotta con coperchio a spioventi, conteneva lo scheletro di un individuo presumibilmente di sesso maschile e dall’altezza di circa un metro e sessanta, al momento senza corredo funerario poiché lo scavo è ancora ad una fase iniziale.

Dopo la rimozione dell’individuo, le indagini proseguiranno con ulteriori documentazioni di rilievo per accertare la presenza di altre evidenze archeologiche. Interessante il ritrovamento del cosiddetto “obolo di Caronte”, consistente nel ritrovamento di una moneta che documenta il rituale funerario del pedaggio simbolico che il defunto avrebbe dovuto pagare al traghettatore infernale per il passaggio nell’Ade. La moneta, ancora da studiare, è stata rinvenuta all’interno del cranio, probabilmente in seguito al crollo del tetto del sarcofago trovato frantumato.

Foto: Regione Siciliana Assessorato dei Beni culturali e dell'Identita' siciliana

Unico elemento datante per la tomba, al momento, è una coppetta in ceramica a bande rosse trovata però all’esterno della sepoltura, riferibile grosso modo ad età ellenistica e che rappresenta l’unico elemento utile in questa fase preliminare per una datazione orientativa della tomba. Un riscontro per il IV secolo a.C. trova conferma anche nel rinvenimento di alcuni unguentari in terracotta ritrovati vicino al sarcofago e in connessione con altre sepolture appartenenti alla stessa necropoli e che saranno presto oggetto di scavi e ricerche approfondite. Già negli anni sessanta del secolo scorso, l’archeologo Piero Orlandini, aveva individuato in località Costa Zampogna poco lontana dal rinvenimento, una piccola necropoli ellenistica probabilmente connessa all’attuale sepoltura. La zona è stata sorvegliata giorno e notte dai Carabinieri della stazione di Gela che hanno assicurato la protezione del sito che presto racconterà nuovi aspetti dell’antica colonia greca di Gela.

Foto: Regione Siciliana Assessorato dei Beni culturali e dell'Identita' siciliana

«La città di Gela - dichiara il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci - continua a restituire preziose testimonianze della civiltà greca. Gela per il mio governo rappresenta un luogo privilegiato di investimenti nel campo dei beni culturali come modello di sviluppo alternativo e risarcitorio delle ferite che in questi anni il territorio ha subito. Voglio ringraziare il dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali Sergio Alessandro e la soprintendente di Caltanissetta Daniela Vullo e che si sono prontamente attivati per le immediate azioni di tutela del nuovo ritrovamento. Mi auguro che, insieme alla “Nave di Gela”, possa costituire una nuova tessera del progetto di valorizzazione della città e di grande rilevanza per l’intera regione. Sono in continuo contatto con loro - conclude Musumeci - per seguire gli sviluppi dello scavo e dei risultati definitivi che esso potrà fornire».


Festival filosofia Magna Grecia Elea Velia

Il Festival della Filosofia in Magna Grecia

"Agli uomini, infatti, il Cronide dettò questa legge: è proprio dei pesci, delle fiere, dei volanti uccelli divorarsi l'un l'altro, perché non esiste giustizia fra loro; ma agli uomini diede la giustizia, che è cosa di gran lunga migliore. Se uno, conoscendo la verità, la proclama, a lui Zeus dall'ampia pupilla darà la felicità; chi invece coscientemente giurerà il falso e renderà falsa testimonianza, ingannando la giustizia commetterà irreparabile crimine e lascia 
dopo di sé la progenie sempre più oscura , mentre fiorirà la discendenza dell'uomo che ha giurato il vero".
(Esiodo, “Opere e giorni”, vv. 248-269,276-285).
Si sta svolgendo in questi giorni, precisamente dal 23 al 26 Ottobre, in Cilento, una nuova edizione dell'ormai attesissimo Festival della Filosofia in Magna Grecia, il cui tema centrale, per espresso volere degli organizzatori, è costituito dalla "Dike", termine con cui nell'antica Grecia veniva caratterizzata la Giustizia, tematica quanto mai attuale.
La manifestazione coinvolge studenti liceali provenienti da ogni parte d'Italia, i quali, nei quattro giorni della manifestazione, saranno protagonisti di incontri con filosofi, laboratori didattici e passeggiate filosofiche in un territorio, quello cilentano, che tanto ha donato nel suo glorioso passato al moderno pensiero occidentale.
I luoghi in cui sono previste queste attività, infatti, sono tra i più rappresentativi del mondo antico, almeno per quanto concerne l'ambito della Regione Campania, vale a dire il Parco Archeologico di Paestum e quello di Elea-Velia, e la deliziosa cittadina di Vallo della Lucania.
Festival filosofia Magna Grecia Elea VeliaSi è partiti Mercoledì 23 con la lezione-spettacolo a cura di Annalisa Di Nuzzo e Salvatore Ferrara, con gli attori Noemi Perfetto, Riccardo Marotta e Ilaria Cecere; prevista anche una giornata filosofica esperenziale attraverso la lettura di alcune pagine dell'Antigone di Sofocle ed il rapporto tra le leggi di Socrate e Platone.
La manifestazione prevede nei giorni 24 e 25 Ottobre anche passeggiate filosofico-teatrali negli scavi archeologici di Paestum ed Elea-Velia e dialoghi filosofici moderati da Massimo Adinolfi, ordinario di Filosofia Teoretica alla Fondazione Alario di Ascea, insieme a numerosi altri eventi tra i quali laboratori pratici coordinati da Alessio Ferrara, agorà tra docenti, Animafilosofia e concorsi  a cura di Andrea Lucisano.
"Durante il percorso filosofico-teatrale - sottolinea Annalisa Di Nuzzo - saranno definiti i fondamenti della filosofia politica. Attraverso il confronto e la libera discussione si proverà a promuovere le competenze di cittadinanza e costituzione che contribuiscono di fatto a creare un senso di appartenenza al luogo in cui si vive, al proprio paese, all'Europa ed al mondo intero, attraverso la disponibilità a partecipare al processo decisionale proprio della democrazia, cosi' imprescindibile già per gli antichi".
Per Giuseppina Russo, presidente del Festival della Filosofia in Magna Grecia, "la manifestazione ha consolidato una dimensione nazionale ed internazionale coinvolgendo oltre quarantamila liceali nelle precedenti edizioni e diffondendo la conoscenza del patrimonio culturale e archeologico dei territori della Grecia e della Magna Grecia, per i quali il festival, esaltando il genius loci, in collaborazione con gli enti locali, le istituzioni e i soggetti impegnati nella valorizzazione del territorio, è un ponte ideale tra i luoghi rappresentativi del pensiero occidentale"
Insomma, parafrasando il grande Parmenide, l'illustre filosofo vissuto tra il VI e il V sec. a.C. e nativo proprio di Elea-Velia, se è vero che "l'Essere è e il Non Essere non è", restiamo convinti che questo Festival SIA davvero una bellissima iniziativa.
Locandina del Festival della Filosofia in Magna Grecia

Lonely Planet Campania

Quattro itinerari Lonely Planet per riscoprire la Campania

La Regione Campania costituisce da sempre un serbatoio incredibile di meraviglie artistiche, culturali, naturali ed enogastronomiche a cui bisognerebbe necessariamente attingere nei modi più corretti e rispettosi, per provare a tradurre in economia reale le enormi potenzialità derivanti da questo immenso patrimonio.
Ed è a nostro avviso proprio in quest'ottica che sembrano muoversi i quattro itinerari creati da Lonely Planet che attraversano la Campania. La conosciutissima casa editrice australiana, diventata ormai una Bibbia per i viaggiatori di tutto il mondo, ha realizzato infatti questi itinerari che non mancano certamente di rivelare anche luoghi e peculiarità finora tenuti in secondo piano. Lo fa attraverso una ripartizione in aree territoriali - anche piuttosto ampie - ed evidenziando ciò che sarebbe meritevole dell'occhio attento del visitatore.
Si cerca in particolare anche di uscire un po' fuori dagli stereotipi tradizionali e consolidati, che vedono la Regione Campania essenzialmente divisa in tre macro distretti turistici fondamentali, corrispondenti alla città di Napoli, al Parco Archeologico di Pompei ed alla "Divina" Costa D'Amalfi.
Lonely Planet Campania
Il Sentiero degli Dei sui Monti Lattari, una delle scelte di Lonely Planet per questi itinerari in Campania. Foto di Jack45, CC BY 3.0
Di Napoli infatti ritroviamo labili tracce nella proposta turistica, Pompei stessa risulta appena citata mentre la Costiera Amalfitana lo è in modo più sostanzioso ma solo per focalizzare l'attenzione su Positano e la spettacolare passeggiata naturalistica del cosiddetto Sentiero degli Dei, oltre alla splendida Villa Romana recentemente scoperta.
Lonely Planet Campania
Annuncio a Zaccaria, dettaglio degli affreschi (fine VIII-inizi IX secolo) di Santa Sofia a Benevento. Foto di Sailko
Attenta, puntuale e mai banale risulta la descrizione di Benevento e dei suoi tesori, tra i quali lo splendido complesso di S. Sofia, e della sua provincia; ardito ma tutto sommato riuscito il "salto" tra le meraviglie naturali amalfitane e vesuviane ed il conseguente aggancio a quelle archeologiche di Ercolano, così come precise, dettagliate e piene di spunti risultano le digressioni sul Cilento e sull'area flegrea, quest'ultima troppo spesso abbandonata al proprio destino in maniera colpevole, ma recentemente rientrata nell'occhio attento degli operatori turistici.
Fin qui ci siamo soffermati sui meriti che indubbiamente vanno riconosciuti - a prescindere - a Lonely Planet, se non altro per la modernità con cui ha saputo sdoganare intere aree attrattive regionali della Campania, portandole o in taluni casi riportandole all'attenzione del vastissimo pubblico di cui dispone; alcune osservazioni crediamo vadano fatte, certamente non per spirito polemico ma - al contrario - nella direzione di una più completa e agevole lettura delle attrazioni turistiche regionali.
Non convince pienamente, ad esempio, il modo - che riteniamo troppo frettoloso e decontestualizzato - con cui sono indicate alcune evidenze artistiche della provincia di Caserta, quali la celebre Reggia vanvitelliana, l'Acquedotto Carolino e l'Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere, mentre ad esempio la meravigliosa Casertavecchia non viene minimamente citata.
Sarebbe stato necessario, a nostro avviso, creare un ulteriore itinerario che comprendesse ed anzi approfondisse gli aspetti peculiari di questa area, non solo dal punto di vista storico-artistico ma anche naturalistico, includendo ad esempio le aree del Matese e del Parco di Roccamonfina, per provare a portare questa area finalmente fuori dagli stereotipi che la vogliono solo preda del malaffare.
Un poì ardito sembra anche, da un punto di vista storico-archeologico, l'accostamento tra la famosa Tomba del Tuffatore ritrovata a Paestum e le pitture recentemente scoperte nelle necropoli degli scavi di Cuma, evidenziate nell'itinerario cilentano.
Ed in questo stesso itinerario grave e colpevole riteniamo sia l'omissione completa del Parco Archeologico di Elea-Velia, antica ed importantissima colonia della Magna Grecia, patria tra l'altro dei famosi filosofi Parmenide e Zenon, sita nell'attuale comune di Ascea.
Altra colpevole omissione riteniamo sia quella relativa alla Casina vanvitelliana di Bacoli, in un itinerario flegreo forse un po troppo ricco di dettagli sulla Solfatara a danno di evidenze quali la Casina, fatta costruire dal re di Napoli e delle due Sicilie Ferdinando IV di Borbone nel meraviglioso contesto naturale del Lago Fusaro.
Tirando alla fine le somme di quella che riteniamo essere una guida preziosa e non stereotipata della Campania, ci sentiamo di esprimere un giudizio buono ma non ottimo rispetto ad essa, dettato soprattutto dallo spirito con cui essa si presenta e che vuole comunicare ai lettori, cioè del focalizzare l'attenzione su luoghi non usuali o agevoli al turismo di massa, per cui non andrebbero a nostro parere omessi i luoghi che abbiamo appena ricordato.

Elea Velia

Elea-Velia. Città di filosofi

L’antica Elea (denominata poi come Velia in epoca romana) - ricadente oggi nell’attuale comune di Ascea, in provincia di Salerno - fu fondata da coloni greci provenienti da Focea, città dell’Asia Minore (odierna Turchia), attorno al 540 a.C., dopo una peregrinazione di circa cinque anni attraverso le coste del Mediterraneo, determinata dal loro essere costretti a sfuggire alla dominazione persiana incombente sul suolo natìo.
La città fu subito rinforzata da possenti mura che, partendo dal crinale della collina detta Castellammare della Bruca, attraversavano tutta la città, lambendo molto spesso anche singoli quartieri abitativi.
Elea Velia
Il V° secolo fu un periodo d’oro per la colonia, abbellita da un tempio forse dedicato ad Atena sull’Acropoli, da una ampia agorà e da santuari eretti lungo le mura.
Il secolo successivo vide la costruzione della splendida Porta Rosa, unico esempio magnogreco di arco con volta a tutto sesto, che rappresentava un monumentale valico di passaggio dal quartiere meridionale a quello settentrionale della città.
Fu patria dei due grandi filosofi naturalisti, Parmenide e Zenone, i quali tennero più volte discorsi ad Atene per enunciare le loro dottrine, e si narra che spesso era ospite si loro discorsi anche Socrate.
Crebbe la potenza economica della città, grazie soprattutto alle attività commerciali e mercantili dei focei, che erano abilissimi mercanti e navigatori conosciuti ed apprezzati in tutti i porti del Mediterraneo, fino all’isola di Delo.
Nel II sec. a.C. Strinse rapporti di alleanza con la prepotente potenza romana, diventando in tal modo civitas foederata, fino all’88 a.C., quando diventò un municipium romano.
Apprezzatissima dall’aristocrazia romana, tanto che lo stesso Cicerone fu più volte ospite dell’amico Trebazio, soprattutto per la salubrità dei luoghi e la presenza di una vera e propria scuola medica, antesignana di quella che nel Medioevo fu la Scuola Medica Salernitana.
Elea Velia
Fu abbellita in questi secoli da terme, quartieri di insulae e edifici connessi al culto imperiale, almeno fino al III° secolo inoltrato, quando a causa di fenomeni alluvionali e all’insabbiamento dei porti, si avviò ad un lento ma inesorabile oblio.
Nel VI° secolo, all’interno del complesso delle Terme romane, furono rinvenute le mortali spoglie dell’Apostolo Matteo, trasferite successivamente a Salerno, dove tuttora si trovano.
Attualmente il Parco archeologico di Elea-Velia di sviluppa su un circuito di 9 km in un’area di circa 75 ettari, scavata solo per il 15% circa.
Simbolo dell’area archeologica è la già citata Porta Rosa che, purtroppo, da circa due anni non è visitabile a causa di un incendio che ha coinvolto la collina sovrastante.
Urge per questa meravigliosa area archeologica una ulteriore valorizzazione che tenga certamente conto delle enormi potenzialità che l’area archeologica può offrire.
Tutte le foto di Elea-Velia sono di Camillo Sorrentino

VIDE Viaggio Dell’Emozione

Calabria: mostra diffusa "VIDE Viaggio Dell’Emozione"

MOSTRA

VIDE Viaggio Dell’Emozione

Sedi

Direzione territoriale delle reti museali della Calabria

dal 28/08/2019 al 29/02/2020

Vernissage

Cosenza – Palazzo Arnone

28 agosto 2019 – Ore 20.30

VIDE Viaggio Dell’EmozioneMercoledì 28 agosto 2019, alle ore 20.30, a Cosenza, Palazzo Arnone, Sede della Direzione territoriale delle reti museali della Calabria e della Galleria Nazionale di Cosenza, si terrà il vernissage della mostra “VIDE Viaggio Dell’Emozione.

Questo, di seguito indicato il programma previsto:

- Ore 20:30 taglio del nastro e visita alla mostra VIDE Viaggio Dell’Emozione

- Dalle ore 21:00 alle ore 23:00 focus e declinazione del viaggio, legato all’evento “VIDEViaggioDell’Emozione”, a cura della GNC con visite guidate tematiche “il viaggio verso la salvezza”- a partire dall’opera Riposo nella fuga in Egitto di Francesco De Rosa, detto Pacecco, si approfondirà il tema del viaggio inteso come fuga disperata dalle atrocità della guerra, dalle persecuzioni e dall’indifferenza del prossimo nella speranza di trovare la salvezza in nuove terre, facendo tappa tra altre significative opere custodite nella GNC. Nel corso dell’iniziativa si terrà un intrattenimento musicale sul terrazzo a cura della Dj Pat Pikierri

VIDE Viaggio Dell’EmozioneIl progetto “VIDE VIaggioDell’Emozione”, ideato dal Polo museale della Calabria ora Direzione territoriale delle reti museali della Calabria e realizzato con il sostegno della Regione Calabria, è un invito al viaggio attraverso una mostra diffusa, tracciata per iniziare il viaggiatore 3.0 alle innumerevoli storie che si snodano lungo gli itinerari regionali.

L’esposizione − che coinvolge 16 reperti evocativi del tema del viaggio dislocati su tutto il territorio regionale all’interno dei contesti museali di appartenenza − traccia una road map che da cammino fisico diventa esperienza emotiva, coinvolgendo l’intera rete di connessioni esistenti tra le sedi della Direzione territoriale delle reti museali della Calabria e i paesaggi culturali in cui esse insistono.

La mostra ha il suo centro propulsore a Cosenza, presso Palazzo Arnone, dove una sala multimediale sviluppata con moderne tecnologie di animazione grafica computerizzata, permetterà ai visitatori di intraprendere un viaggio virtuale presso tutte le altre sedi coinvolte. All’interno degli altri musei e luoghi della cultura, grazie a un’applicazione dedicata, essi potranno, poi, visualizzare non solo il reperto inserito all’interno del percorso, ma avranno la possibilità di intraprendere virtualmente ulteriori e nuovi percorsi da tracciare secondo i propri interessi e sensibilità.

Il ‘viaggiatore VIDE’ si sposterà dal museo di Amendolara, dove piccoli scarabei testimoniano la fitta trama di scambi attivi nel mondo antico, al Museo della Sibaritide, per conoscere le insidie del viaggio degli Achei. Presso la Galleria di Cosenza vivrà l’ansia di una fuga esasperata per la salvezza e giungerà a Lamezia Terme per scoprire il mondo femminile della Magna Grecia. Si sposterà a Vibo Valentia e Scolacium dove, silenzioso, visiterà il mondo dei morti; a Mileto entrerà in contatto con le antiche abilità dei maestri argentieri mentre a Gioia Tauro scoprirà la manifattura ceramica dei Calcidesi. Si sposterà a Bova percorrendo l’antico asse viario Reggio – Taranto, arrivando poi nella Locride dove presso Locri Epizephiri e Kaulon vivrà il forte legame tra le antiche popolazioni e le risorse naturali della regione. Poco distante raggiungerà La Cattolica e la chiesa di San Francesco, mete di un viaggio spirituale, e si sposterà alla fortezza di Le Castella che evoca ancora accese battaglie per il controllo della costa. Concluderà, al galoppo, il suo viaggio a Crotone.

La mostra attraversa, quindi, tutte le Sedi ricadenti nella Direzione territoriale delle reti museali della Calabria, guidata dalla dottoressa Antonella Cucciniello.

Antonella Cucciniello - Direttore Direzione territoriale delle reti museali della Calabria

La mostra VIDE Viaggio Dell’Emozione rimarrà aperta al pubblico nelle sedici sedi fino al 29 febbraio 2020.

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Palazzo Nieddu del Rio Locri

Presentazione del nuovo allestimento per la polis di Locri a Palazzo Nieddu Del Rio

Presentazione nuove sale espositive

Palazzo Nieddu Del Rio

Locri (Reggio Calabria)

Sabato 24 agosto 2019 – Ore 20.00

Palazzo Nieddu del Rio LocriStasera, sabato 24 agosto 2019, alle ore 20.00, a Locri (Reggio Calabria), nel maestoso Palazzo Nieddu Del Rio, Sede del Museo del Territorio, diretto dalla dottoressa Rossella Agostino, ricadente nella Direzione territoriale delle reti museali della Calabria, guidata dalla dottoressa Antonella Cucciniello, verrà presentato il nuovo allestimento delle sale dedicate alla polis magno-greca di Locri.

Antonella Cucciniello - Direttore Direzione territoriale delle reti museali della Calabria

Allestimento che sostituirà temporaneamente - in attesa della conclusione dei lavori del progetto PON-FESR 2014-2020 “Adeguamento sismico Museo nazionale di Locri” – l’esposizione permanente del museo al parco archeologico. L’allestimento è stato possibile grazie ad ulteriori due sale messe a disposizione del già Polo museale della Calabria ora Direzione territoriale delle reti museali della Calabria e dal comune di Locri, con accordo istituzionale, al secondo piano di Palazzo Nieddu Del Rio.

Rossella Agostino - Direttore Museo e Parco Archeologico di Locri

Interverranno all’iniziativa, a cura dei Musei e parco archeologico nazionale di Locri e del comune di Locri: Rossella Agostino, direttore dei Musei e parco archeologico di Locri; Giovanni Calabrese, sindaco di Locri e Giuseppina Vitetta, direttore lavori progetto pon-fesr museo di Locri.

Palazzo Nieddu del Rio Locri
Locri - Palazzo Nieddu del Rio

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Una passeggiata in Magna Grecia al Museo Archeologico di Napoli

Un’apertura attesa da oltre venti anni e dedicata al Professor Enzo Lippolis scomparso nel 2018: il Museo Archeologico di Napoli ha finalmente una sezione dedicata alla Magna Grecia. La collezione chiusa dal 1996 non ha nulla da invidiare alle più conosciute sezioni dedicate all’epigrafia o all’Egitto, ma anzi rappresenta un unicum nel panorama museale internazionale con oltre 400 opere che raccontano la storia, gli usi e i costumi dei popoli che hanno abitato il sud d’Italia dall’VIII secolo a.C. e fino alla conquista romana.

Cratere a volute apulo a figure rosse_da Altamura

Il progetto di allestimento pone in risalto le dinamiche insediative e di interazione culturale che hanno creato nel corso del tempo l’identità della Magna Grecia, in un ideale percorso a ritroso nel tempo vengono delineati i diversi fenomeni di articolazione e strutturazione sociopolitica, economica e territoriale conseguenti l’arrivo dei Greci sulle coste dell’Italia meridionale e l’innesco dei rapporti tra le singole poleis e le popolazione indigene preesistenti sul territorio.

Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura

La narrazione ci porta alle fasi più antiche della colonizzazione greca in Occidente con alcuni reperti provenienti dall’emporion di Pithekoussai e di Cuma, databili tra la seconda metà dell’VIII e gli inizi del VII secolo a.C. che illustrano in maniera chiara i primi contatti tra Greci ed indigeni campani, senza trascurare l’universo mitico e religioso delle città magnogreche, l’architettura sacra e la ricostruzione dei culti locali, fondamentali strumenti di coesione tra genti.

Il percorso continua con una sala dedicata al banchetto nel mondo magnogreco e greco in epoca arcaica e classica. Attraverso una selezione accurata di splendidi vasi attici figurati, si intende restituire un’idea del pasto conviviale comune, delle pratiche e degli usi nell’incontro tra allogeni e autoctoni.

Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura

Nelle sale successive si passa all’analisi della formazione delle genti italiche che hanno colonizzato alcune parti del sud Italia tra cui campani, sanniti, lucani e apuli che hanno lasciato importanti e preziose tracce sul territorio e testimonianze concrete attraverso la loro arte figurativa. Tra questi, significativi sono i materiali provenienti da Ruvo, Canosa e Paestum. Celebri sono le lastre dipinte rinvenute nella Tomba delle Danzatrici scoperte nella cittadina pugliese il 15 novembre 1833. La scena di danza funebre si snoda sulle pareti di una tomba che si data tra la fine del V e l’inizio del IV secolo a.C., e costituisce ad oggi una delle più alte attestazioni della pittura antica nel sud Italia. Tra gli acquisti apuli della casata borbonica anche paramenti per cavalli, crateri a mascheroni provenienti dall’ipogeo del Vaso di Dario di Canosa e altri vasi colossali la cui funzione era solo quella di rappresentare le famiglie aristocratiche nel momento della morte. Uno di questi è il Cratere di Altamura (metà IV secolo a.C.), uno dei più monumentali vasi apuli pervenutoci dal mondo antico e recentemente restaurato dallo staff del Getty Museum, è decorato da una rara ed emblematica raffigurazione del mondo degli Inferi con la dimora di Ade e Persefone insieme ad altri personaggi mitici dell’oltretomba.

Magna Grecia
Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura

Culmine della collezione il territorio della Campania pre-romana. Tra i contesti esposti vi trovano dimora reperti provenienti da Nola e Cales (l’odierna Calvi Risorta nel casertano) che già dal I millennio a.C. rappresentarono luoghi di snodo tra le aree dell’Italia centrale e meridionale dalla costa tirrenica verso quella adriatica. Tra le opere inserite nel percorso, l’Hydria Vivenzio, uno dei vasi più celebri che il mondo antico ci abbia mai restituito. Acquistato nel 1818 per la somma di 10.000 ducati, l’opera è attribuita al Pittore di Kleophrades e ci restituisce una appassionata rappresentazione della guerra di Troia con lo stupro di Cassandra e la sanguinosa morte di Priamo.

Ogni sala è dedicata inoltre ai grandi studiosi del mondo magnogreco tra cui Paolo Orsi, Umberto Zanotti Bianco e Giovanni Pugliese Carratelli che hanno saputo intrecciare la preziosa storia archeologica del sud con il riscatto del Mezzogiorno.

Magna Grecia
Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura

Ma le meraviglie non finiscono qui. Le 14 sale del Museo attigue al salone della Meridiana in cui sono ospitati i reperti della sezione Magna Grecia sono impreziosite da pregiati sectilia a motivi geometrici di età romana, messi in opera nella prima metà dell’800 e sottoposti a continui lavori di restauro e pulizia che ne hanno ridato la vivacità dei colori e delle diverse qualità di marmo. Tra tutti, spicca il pavimento circolare in opus sectile proveniente dal Belvedere della Villa dei Papiri di Ercolano che crea un modernissimo gioco prospettico.

Magna Grecia
Allestimento Magna Grecia_credits STUDIAR Studio di Architettura

Non è possibile camminare con le scarpe sulle superfici musive e per questo è obbligatorio indossare degli appositi copri scarpe dal costo di 1.50 euro che saranno devoluti per la costante pulizia e manutenzione dei sectilia. I pavimenti sono una traccia significativa della ulteriore ricchezza del Real Museo Borbonico e cominciarono ad entrare nelle collezioni Farnese a partire dal 1826 quando man mano prendevano avvio gli scavi nelle aree vesuviane. E proprio da splendide ville pompeiane, ercolanesi, stabiane provengono questi immensi tesori.

Dama di Sibari

“Restituiamo oggi al Museo Archeologico Nazionale di Napoli una parte fondamentale della sua identità - dichiara il Direttore Paolo Giulierini - il riallestimento dopo 20 anni della collezione Magna Grecia, tra le più ricche e celebri al mondo, è l’esito di un vasto piano di interventi per il riassetto dell’ala occidentale dell’edificio destinata ad accogliere le testimonianze dell’epoca preromana. Nelle sale del primo piano che ospitano il percorso espositivo, un’esperienza unica attende il visitatore, che potrà letteralmente ‘passeggiare nella storia’. Lo farà camminando, con le opportune precauzioni, sui magnifici pavimenti a mosaico provenienti da Villa dei Papiri di Ercolano, da edifici di Pompei, Stabiae, dalla villa imperiale di Capri, finalmente recuperati e riportanti alla loro magnificenza. La storia dei greci in Occidente, e quella dei popoli italici con i quali vennero a contatto, torna quindi a passare per il MANN, e mi piace immaginare questa ‘nuova’ sezione come un affascinante ‘portale della conoscenza’ che da Napoli conduca, e sempre più invogli, alla scoperta degli antichi tesori del Mezzogiorno d’Italia’’.


50° anniversario Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia

50° anniversario

Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia

Vibo Valentia

In occasione del 50° anniversario dell’istituzione del Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia diretto da Adele Bonofiglio, afferente al Polo museale della Calabria guidato da Antonella Cucciniello, si avviano le celebrazioni della ricorrenza con un ricco programma di eventi che si svolgeranno nel corso dell’anno.

Antonella Cucciniello - Direttore Polo Museale della Calabria

Con due giornate, dedicate ad un importante convegno scientifico che si terrà nei giorni 6 e 7 luglio 2019, si offrirà una importante disamina degli studi fin qui condotti da esimi studiosi nazionali e internazionali che relazioneranno sull’area di Hipponion-Valentia.

Nell’ambito dei festeggiamenti si svolgerà la Iª fiera dei Musei del territorio, al fine di promuovere e valorizzare le prestigiose realtà locali. Le celebrazioni continueranno con l’allestimento di una mostra su Scrimbia a metà settembre, e nei giorni 19 e 20  ottobre 2019 si svolgerà la Iª Fiera dei Musei Archeologici della Magna Grecia.

Il Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia è stato istituito nel 1969 ed è dedicato alla memoria del Conte Vito Capialbi, erudito del luogo. Animato da spirito antiquario, per primo raccolse e custodì le testimonianze della vita della città ricostruendone la storia dalla fondazione della colonia locrese di Hipponion alla costituzione della colonia romana di Valentia.
A questo nucleo si aggiunse la collezione di monsignor Albanese ricca soprattutto di ex voto.
I reperti che dal VII sec.a.C. al III sec.d.C, illustrano la civiltà greca, bruzia e romana sono stati in gran parte rinvenuti nell’area della città antica.
Particolare rilievo rivestono le terrecotte (VI –V sec. a. C.) alcuni bronzi e la preziosa laminetta aurea, con testo orfico, rinvenuta in una vasta necropoli che interessa l’area urbana della città moderna.
Di notevole interesse, inoltre, il ricco monetiere Capialbi che rappresenta un riferimento numismatico tra i più importanti in Calabria.

Adele Bonofiglio - Direttore Museo Archeologico Nazionale di Vibo Valentia

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Mostra L'Arte Ritrovata

50 anni del nucleo TPC con la mostra "L'Arte Ritrovata"

Per festeggiare i cinquanta anni dall’Istituzione del Comando Carabinieri Nucleo Tutela Patrimonio Culturale è stata inaugurata un’importante mostra presso i Musei Capitolini di Roma dal titolo: “L’Arte Ritrovata. L’impiego dell’Arma dei Carabinieri per il recupero e la salvaguardia del nostro patrimonio culturale”. La mostra si pone come obiettivo quello di far conoscere al grande pubblico la sinergica collaborazione tra Nucleo TPC e il Centro Europeo per il Turismo e la Cultura, rapporto ormai ben consolidato da 28 anni e con il cui contributo sono state organizzate diverse mostre che hanno permesso una fruizione di opere uniche e la narrazione del prezioso lavoro di salvaguardia dell’Arma. I reperti, variegati per tipologia e per tematiche, rappresentano simbolicamente le tantissime opere recuperate e restituite alla comunità durante varie operazioni e sequestri. Un focus particolare è stato riservato durante il percorso espositivo anche al gravissimo problema del saccheggio illecito dei reperti che ha pesantemente funestato il nostro paese e a cui proprio la costante azione del Nucleo TPC cerca quotidianamente di porre rimedio con azioni di monitoraggio e tutela delle numerose aree archeologiche che spesso vengono depredate da criminali senza scrupoli. Pur essendo oggetti di pregevole fattura, questi, una volta perduto il contesto, diventano solo oggetti belli e antichi ma con rilevanza parziale per lo studio e la storia del territorio di appartenenza, quando si riesce ad individuarlo.

La mostra, inoltre, ospita una selezione di opere sequestrate e ora custodite presso i depositi di alcuni tra i più importanti musei italiani o presso le loro sedi originarie. Le opere in questione sono state sottratte a ricettatori o collezionisti ben inseriti nella fitta trama del commercio internazionale che ha spesso alimentato diverse collezioni di importanti musei internazionali. Una sezione speciale è stata dedicata ad una delle più importanti operazioni di sequestro, l’”operazione Andromeda” le cui opere sono state esposte per la prima volta e restituite alla comunità. Si tratta di trecentotrentasette eccezionali reperti archeologici, provenienti dalla Magna Grecia, Lazio, Sicilia e Sardegna, di epoca compresa tra VIII secolo a.C. e IV secolo d.C., che i Carabinieri del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale hanno rimpatriato da Ginevra (Svizzera), il 25 giugno 2010. Tra i beni moltissimi oggetti di grandi dimensioni e alcuni rarissimi ed unici nel loro genere: loutrophoroi, statue in marmo raffiguranti la dea Venere, crateri a volute apuli e attici, crateri a mascherone canosini, kylikes calcidiche, oggetti in bronzo (tra cui padelle, hydriae, statuette ed un tripode), ferri chirurgici, affreschi pompeiani, una navicella e due guerrieri nuragici, il cui valore sul mercato illecito è stato determinato sulla base della loro grandezza in centimetri (circa diecimila euro a centimetro). I reperti sono stati sequestrati dalle autorità svizzere, nel corso di indagini iniziate nel 2008 dalla sezione archeologia del Reparto Operativo, su rogatoria internazionale emessa dalla Procura della Repubblica di Roma. L’indagine, denominata convenzionalmente “Andromeda”, ha preso spunto dagli approfondimenti del caso Medici. In particolare, i Carabinieri individuarono un noto commerciante londinese, Robin Symes, che tra gli anni ’70 ed ’80 era diventato il punto di riferimento di tantissimi ricettatori del settore. Basti pensare che è stato lui il curatore della vendita della Venere di Morgantina al Getty Museum di Malibù. La sua carriera, per lungo tempo in continua ascesa, si fermò allorquando, presso una lussuosa villa alle porte di Orvieto, il suo socio e compagno perse la vita in un incidente. L’impero costruito dal Symes vacillò poiché coinvolto, in Inghilterra, anche in vicende giudiziarie civilistiche, intentate dagli eredi del convivente.

Sacra Famiglia con i santi Francesco e Caterina d’Alessandria, Ludovico Carracci, olio su tela, cm 68x51, Roma, Musei Capitolini, Pinacoteca Capitolina, inv. PC 98

Nel percorso espositivo in mostra anche preziosi reperti di carattere storico-artistico tra cui tre dei cinque dipinti rubati nel 1999 dalle collezioni dei Musei Capitolini e recuperati poi a Latina nello stesso anno: il San Giovanni Battista del Guercino, la Sacra Famiglia con San Francesco e Santa Caterina d’Alessandria di Ludovico Carracci e l’Adorazione dei Magi di Benvenuto Tisi, detto il Garofalo. Di particolare bellezza una statua di Artemide marciante di epoca augustea proveniente da uno scavo clandestino nel casertano e recuperata al termine di una indagine conclusasi nel 2001 quando stava per essere espatriata per poi essere venduta ad un noto museo. Di contro, in una sorta di confronto ipotetico tre copie in marmo e gesso dell’originale realizzate dai trafficanti per sviare e depistare i Carabinieri. Seguono reperti provenienti dall’area pompeiana e in particolare da una villa non ancora identificata, dallo stile affine per confronto con alcune immagini provenienti dalla Villa di Poppea ad Oplontis (Torre Annunziata) illecitamente trattenuti in Svizzera e da due musei statunitensi (Getty Museum e Metropolitan Museum of Art di New York). Completano il percorso vasi e bronzi provenienti da Puglia, Sicilia ed Etruria fortunatamente intercettati dall’Arma prima di essere venduti chissà dove. I reperti in mostra si datano lungo un vastissimo arco cronologico che va dall’VIII secolo a.C. all’età moderna.

L'Arte Ritrovata
Cratere a calice attico a figure rosse raffigurante La Dea Atena che sconfigge un gigante, Tarquinia depositi

Abbiamo posto qualche domanda all’archeologo Alessandro Mandolesi, curatore della mostra.

Si stima che il traffico illecito i Beni Culturali sia una delle attività più proficue al mondo per il sostentamento del terrorismo e di altre attività criminali. Quali misure si stano adottando dall’Unione Europea per contrastare questo atto gravissimo per il patrimonio mondiale?

Il monitoraggio europeo e mondiale sui beni culturali, che per definizione sono beni dell'umanità, ossia senza limiti nazionali, si basa su normative che tutelano in generale i patrimoni ma soprattutto sulla collaborazione di speciali nuclei investigativi istituiti in ogni stato dell'Unione. Il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturali, il primo del suo genere a livello internazionale, svolge in sinergia con altre forze dell'ordine l'azione di contrasto alla dispersione dei patrimoni, sia sul terreno controllando le attività di scavo presso i siti archeologici sia sul fronte del web, laddove si celano mediatori spregiudicati pronti a vendere ogni cosa di sapore antico. A proposito del Comando TPC, ricordiamo l'intervento di protezione svolto all'indomani della distruzione di importanti siti e musei in Iraq e in Siria, martoriate dagli sconquassi e dalle depredazioni dell'Isis.

In Italia, numerosissimi sono i siti depredati da questi criminali senza scrupoli. Quali immensi danni sono stati causati per la storia dei territori?

Non finiremo mai di lamentarci dei danni legati alla decontestualizzazione degli oggetti, soprattutto in archeologia, ma anche alla distruzione delle strutture, come ad esempio documentato in mostra da tre frammenti di affreschi staccati da una villa vesuviana del I secolo a.C., di cui ignoriamo ancora l'ubicazione. Questi dipinti erano stati venduti a due importanti musei americani che, grazie all'intervento degli investigatori e a una buona azione di sensibilizzazione dei media locali, sono finalmente ritornati a casa.

Quali opere, all’interno della mostra, hanno destato la sua curiosità per aneddoti particolari?

Soprattutto l'Artemide marciante, un modello scultoreo di grande valore artistico e ideologico al tempo di Augusto. Ottaviano conseguì nel 36 a.C. un’importante vittoria navale su Sesto Pompeo, che portò alla disfatta dell’opposizione al triumvirato di Ottaviano, Marco Antonio ed Emilio Lepido. Il futuro Augusto intese questo successo ottenuto con il favore della dea Diana (l’Artemide greca), di cui sorgeva un tempio presso il luogo siciliano della battaglia, Milazzo. A celebrare questa vittoria fu coniata anche una moneta che riportava l’immagine di una Diana che avanza con passo deciso. L’Artemide marciante con arco e frecce delle monete è stata collegata al tipo scultoreo di cui si conoscono almeno quattro copie: in mostra sono presenti due di queste, la prima – dal Museo Nazionale Romano – frutto di scavi clandestini fatti in Campania, dove venne recuperata nel 2001 dopo un lungo lavoro investigativo. I trafficanti cercarono addirittura di sviare le indagini creando una copia in marmo quasi perfetta fatta ritrovare ai Carabinieri. Ma l'esca non funzionò: ormai pressati, furono costretti infatti a lasciare quasi sotto casa l'originale, già promesso dai clandestini a un museo straniero. La seconda Artemide esposta – detta per il suo stile “Artemide arcaistica”, dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli – è stata invece scoperta nel 1760 a Pompei, nell'omonima casa presso il foro cittadino.

L'Arte Ritrovata
Artemide marciante, inv. 568647, ignoto, fine I-inizi I sec. d.C., marmo, Museo nazionale Romano, Palazzo Massimo, Roma 2

Quando si parla di traffici illeciti e acquisti non propriamente “trasparenti” il Getty Museum balza spesso agli onori della cronaca. Come si può riassumere brevemente l’attività di questo museo che custodisce, tra l’altro, una vastissima collezione di reperti italiani?

Beh, il caso che richiamavo per Pompei è eloquente. Due frammenti di affreschi, una volta trafugati dalla villa romana vesuviana, sono stati venduti – dopo una serie di passaggi e con pagamenti di somme ingenti, anche attraverso un porto franco fino a poco tempo fa praticamente inaccessibile alle nostre forze dell'ordine - e arrivarono al Getty Museum, entrando nelle collezioni di questo museo. Storia comune, ahinoi, alle altre opere italiane giunte illecitamente all'estero. In mostra è esposta una piccola parte del sequestro operato al collezionista giapponese Horiuchi: è stata ritornata purtroppo solo una parte delle sua raccolta, ahimè.

L'Arte Ritrovata Mostra
Affresco grande lunetta con maschera e attributi di Ercole, 50-30 a.C., Parco Archeologico di Pompei