I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea ed in Sicilia

Mostra “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea ed in Sicilia”

Sarà inaugurata il 24 maggio a Baia, alle ore 11, la mostra fotografica “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea ed in Sicilia”, all’interno del Museo archeologico dei Campi Flegrei.
L’esposizione, con allestimento e curatela realizzati da Teichos, racconta la stagione di nascita dell’archeologia subacquea in Italia, nell’area Flegrea ed in Sicilia, e per quest’ultima dai suoi esordi fino alle più importanti esperienze istituzionali: la costituzione della Soprintendenza del Mare da parte di Sebastiano Tusa.

Un percorso, supportato da allestimenti multimediali e sensoriali, con l’utilizzo di materiali video e fotografici, provenienti dagli archivi delle Soprintendenze del ministero per i Beni e le attività culturali, dagli istituti specializzati, dagli archivi privati, dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. Un’esplorazione dagli anni ’50, tra condizioni e circostanze che hanno determinato la nascita dell’archeologia subacquea come disciplina, evidenziandone ruoli e protagonisti.
Una preview che anticipa, essendone complemento necessario, il progetto “Thalassa. Meraviglie dei Mari della Magna Grecia e del Mediterraneo”, mostra che sarà inaugurata al MANN-Museo archeologico Nazionale di Napoli, nel Salone della Meridiana il 25 settembre prossimo.
Articolata per sezioni, Thalassa racconta attraverso i reperti e le immagini l’evoluzione dell’archeologia subacquea fin dall’iniziale processo di formazione del suo statuto scientifico. Spiega attraverso i relitti via via ritrovati, anche in relazione allo sviluppo delle tecnologie, l’affascinante individuazione dei flussi migratori e delle relazioni lungo le coste, le relazioni tra popoli, tra punti di partenza e di arrivo, la loro localizzazione nelle diverse aree geografiche; conduce il visitatore, con un salto nel tempo, circa 60 milioni di anni, tra i segreti del mare Mediterraneo, nelle città-porto, mete del commercio sin dall’antichità e luoghi di racconto dei processi di trasformazione dell’ambiente naturale da parte dell’uomo.
Un Progetto promosso dal Parco Archeologico dei Campi Flegrei, con il MANN, l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, e Teichos, anche in forza di un protocollo da essi sottoscritto per sviluppare, nel prossimo triennio, una serie di attività culturali, di ricerca, divulgazione e informazione.
Al progetto, agli eventi collegati e a questa preview, realizzata nella curatela e nell’allestimento secondo i suoi indirizzi, ha lavorato con passione il compianto Sebastiano Tusa, assessore ai Beni culturali e all’Identità siciliana.
Thalassa è il suo testamento scientifico. Questo appuntamento costituisce il primo grande omaggio e riconoscimento sentito, che viene rivolto alla memoria di un grande studioso, un grande archeologo e soprattutto un grande uomo.
Evento Facebook qui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Testo da Soprintendenza del Mare e Parco Archeologico dei Campi Flegrei

I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea ed in Sicilia


Passione Canova: nei primi 15 giorni della mostra, 60.000 visitatori al MANN

Passione Canova: nei primi 15 giorni di programmazione della mostra, 60.000 visitatori al MANN
Giulierini: "Canova a Napoli è una scelta che definire vincente è poco"
 
13 aprile. È passione contagiosa per la mostra "Canova e l'antico", in calendario al Museo Archeologico Nazionale dal 28 marzo scorso sino al prossimo 30 giugno.
Nei primi quindici giorni di programmazione, sono stati 60.000 i visitatori che hanno ammirato le oltre centodieci opere inserite nel suggestivo percorso espositivo realizzato nelle sale dell'Archeologico:  tra i capolavori del Maestro di Possagno, in mostra al MANN, figurano le celebri sculture de "Le tre Grazie", "Amore e Psiche stanti", "Ebe", "Danzatrice con le mani sui fianchi", provenienti dal Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo.
L'"effetto Canova" fa registrare, così, un trend in crescita delle presenze di circa il 30% rispetto all'omologo periodo del 2018.
"Canova a Napoli è un'occasione unica, imperdibile, mai vista. Tre anni di lavoro con le più importanti istituzioni italiane e mondiali hanno generato una mostra che lascerà per sempre il segno. Siamo orgogliosi delle decine di migliaia di visitatori che in questi giorni affollano il MANN e ci confermano una scelta che definire vincente è poco", commenta il Direttore dell'Archeologico, Paolo Giulierini.
Testo e immagini dall'Ufficio comunicazione, rapporti con gli organi di informazione, marketing e fundraising MANN

Sogno d’amore: Napoli celebra l'inconfondibile stile di Chagall

L’arte di Marc Chagall (1887-1985) - anticonformista per eccellenza - si caratterizza per l’opposizione tanto al realismo quanto all’astrattismo. Parimenti avverso al cubismo e all’espressionismo, ambiva a veicolare in maniera palese e diretta non la mera realtà, bensì il suo fantasioso modo di recepirla. Una resa immediata delle emozioni attraverso la libera azione della creatività: questo era il suo modus operandi, e lo applicava con risultati davvero d’impatto.

Uno stile inconsueto che rifletteva comunque la sua cultura d’origine, veicolando i concetti della comunità ebraica in maniera elegante e singolare. Il suo percorso artistico lo vede muoversi dalla Bielorussia, sua terra natìa, all’attivissima Parigi che diede i natali alla sua prima mostra personale del 1912, all’interno del Salon des Indépendants. Qui fornisce il proprio contributo con un’arte fiabesca, onirica, raffinata e popolare al tempo stesso, ma mai volgare. Ed è il sogno che le fa da padrone, il cui bisogno dinnanzi alla realtà spesso infelice costituisce un sentimento comune nelle comunità italiane del sud, come quella partenopea che ne accoglie la mostra nella Basilica della Pietrasanta – Lapis Museum sino al 30 giugno.

La location scelta per la mostra, dalle fondamenta greco-romane e cristiane unitamente all’architettura barocca, rievoca il medesimo senso religioso della vita. Chagall appartiene alla cerchia di artisti che veicolano il messaggio dello Spirito, mostrandone la presenza nella Storia. Il suo è un inno al mondo interiore, caratterizzato da una sensibilità e da una religiosità ebraica che lo vede errante perenne in cerca di una meta. In qualità di ebreo avrebbe dovuto seguire il precetto di Mosè che vieta di ritrarre figure, ma fortunatamente decide di dipingere seguendo la cultura russa ricca di immagini religiose. Questa concezione spirituale del vivere gli ha concesso di mantenere entrambe le identità, ebrea e russa, riprendendo gli elementi tipici dei tradizionali ornamenti dei manoscritti nonché le icone religiose e quelle popolari dei luboki. Al tempo stesso si evince altresì l’influsso della cultura occidentale, mediante artisti d’avanguardia che frequentava assiduamente.

Decora le vetrate delle chiese, raffigura oggetti ed anime dai colori accesi, tratta tematiche delicate e tetre in maniera paradossalmente leggera, così come solo i migliori artisti sanno fare. Punto fermo del suo operato è la celebrazione dell’amore in tutte le sue sfaccettature: per la sua donna, per Dio e per la natura. Sua moglie Bella viene ritratta frequentemente, arricchendo un folto numero di opere: ben centocinquanta dipinti, acquerelli, disegni ed incisioni, alcuni dei quali abbastanza rari in quanto provenienti da collezioni private.

A cura di Dolores Duràn Ucar e con il prezioso contributo della Fondazione Cultura e Arte, l’esposizione si fonda su cinque diverse sezioni che riassumono gli elementi cardine della vita dell’artista russo:

  • infanzia e tradizione russa;

  • sogni e fiabe;

  • il mondo sacro, la Bibbia;

  • un pittore con le ali da poeta;

  • l’amore sfida la forza di gravità.

Un percorso che coniuga poesia, spiritualità e guerra in contesti colorati animati da personaggi concreti o fittizi prodotti dalla creatività chagalliana. Viene rievocata la sua fanciullezza correlata alla cultura russa, il senso del sacro rinvenibile nei soggetti biblici, la relazione con letterati e poeti, la passione per la natura e la fauna, il fascino bohémien del mondo circense, il tutto racchiuso nella tematica che sottostà in tutto il suo operato, ossia l’amore.

Marc Chagall. Sogno d'amore Basilica della Pietrasanta – Lapis Museum di Napoli
Marc Chagall, Ritratto di Vava, 1953-56.
Olio su cartone, 27x22 cm
Private Collection, Swiss
© Chagall®, by SIAE 2019

Viene compiuto un lavoro espositivo atto a ripercorrere l’esperienza artistica di Chagall dal 1925 sino alla sua morte, sebbene l’itinerario museale vada oltre la mera descrizione cronologica per promuovere la narrazione tematica. Viene ben descritto l’impatto del periodo infantile sul suo operato, narrato nell’autobiografia “La mia vita” e rinvenibile in varie tele tra le quali la presente “Villaggio russo” (1929) ambientata a Vitebsk: città oggetto di più dipinti, è qui visibile in una strada innevata che separa due edifici lignei, uno rosso e l’altro azzurro, sormontate da un vitello che trascina una slitta nel cielo uggioso mentre sullo sfondo si scorgono le torri di una chiesa.

Marc Chagall. Sogno d'amore Basilica della Pietrasanta – Lapis Museum di Napoli
Marc Chagall, Villaggio russo, 1929.
Olio su tela, 73x92 cm,
Private Collection, Swiss
© Chagall®, by SIAE 2019

L’aspetto onirico viene espresso particolarmente nella Parigi degli anni Venti, dove gli viene commissionata l’illustrazione delle celebri Favole di La Fontaine, incarico nel quale applica fantasiosamente icone della tradizione russa ed immagini di animali tipici della sua infanzia. Per quanto concerne l’aspetto religioso vi era un progetto di incisioni sulla storia dell’Esodo del popolo ebraico ed un altro che prevedeva la realizzazione di incisioni della Bibbia: avuto inizio con la stesura di sessantasei stampe (1931-1939) interrotte dalla morte del gallerista Vollard, fu ripreso dall’editore Tériade che ne ha consentito la pubblicazione in due volumi (1956) con centocinque incisioni, alcune delle quali sono presenti alla mostra unitamente alla particolare gouache di Davide e Golia.

Marc Chagall. Sogno d'amore Basilica della Pietrasanta – Lapis Museum di Napoli
Marc Chagall, Il clown, 1967. Gouache su carta, 31,2x23,5 cm.
Private Collection, Swiss.
© Chagall®, by SIAE 2019

Durante la Seconda Guerra Mondiale si rifugia negli Stati Uniti, per poi far ritorno in Francia dove assiste frequentemente a spettacoli circensi e li ritrae in molteplici disegni che mostrano il suo spiccato senso del colore e geometrico, come il guazzo “Le clown” e Il pittore e l’acrobata. Ma è soprattutto l’amore al centro della sua arte, ritraendo spesso coppie in un’atmosfera paradisiaca: un dolce bacio all’ombra di floridi fiori in “Le Réve”, una carezza illuminati dalla luna e protetti da un asino blu in “Les amoureux à l’âne bleu” ed il matrimonio quale unione fortemente spirituale in “Les mariés et l’ange”.

Marc Chagall. Sogno d'amore Basilica della Pietrasanta – Lapis Museum di Napoli
Marc Chagall,
Gli innamorati con l’asino blu, 1955 ca.
Olio su tela, 30x27 cm
Private Collection, Swiss
© Chagall®, by SIAE 2019

La mostra ambisce a concretizzare “L’Arte della Solidarietà”, progetto del Gruppo Arthemisia che vuole introdurre il bello e l’arte nella quotidianità dei soggetti in difficoltà: infatti l’acquisto dei biglietti consentirà di avviare progetti solidali, come quello dell’organizzazione no profit “Susan G. Komen Italia” a sostegno delle donne nella lotta contro il tumore al seno, favorendo visite gratuite preventive. In tal modo si congiunge diletto ed aiuto verso il prossimo, narrando lo stupefacente universo chagalliano dal labile confine tra sogno e realtà.

Svariati sono gli enti che hanno consentito la realizzazione dell’evento: patrocinato dalla Regione Campania e dal Comune di Napoli, organizzato da Arthemisia, promosso dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, ha tra i suoi partner anche il Museo Archeologico Nazionale di Napoli oltre ai numerosi sponsor. La mostra si inserisce anche nel programma “Valore Cultura” di Generali Italia, che ambisce a diffondere in tutta Italia arte e cultura tramite agevolazioni che la rendano fruibile ad un pubblico ampio e differenziato. Progetti nobili che si spera diventino col tempo una stabile e piacevole ordinarietà.

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Palermo: una call per la città. Il Salinas Culture Hub accoglie 15 progetti

PALERMO | UNA CALL PER LA CITTÀ

IL SALINAS CULTURE HUB ACCOGLIE 15 PROGETTI

La presentazione venerdì 5 aprile alle 11,30

 

#Domenica al museo: ingresso gratuito

Visite alla mostra sui Borbone | prorogata fino al 30 giugno

Laboratori in inglese per bambini | Colazione o brunch al museo

Salinas Culture Hub
Menade I-II sec a.C. dalle Terme di Caracalla

 Teatro, musica, danza, workshop, eventi legati alla multiculturalità, alla memoria e alla sostenibilità. È questo il primo cartellone del Salinas Culture Hub che sarà presentato venerdì 5 aprile alle 11,30 al Museo Archeologico Salinas, alla presenza degli operatori e artisti coinvolti. Tutto nasce da una call che il museo e CoopCulture hanno lanciato il 24 novembre e aperto alla città per ricevere proposte legate al territorio. La call è andata anche oltre le aspettative, visto che sono giunti addirittura 82 progetti, sottoposti ad una giuria di sette esperti che hanno selezionato le proposte che coinvolgeranno tutti gli spazi del museo. Il calendario partirà a fine aprile.

 #Domenica al museo: ingresso gratuito

Questa domenica (7 aprile), come accade ad ogni inizio mese, l’ingresso ai siti e ai musei istituzionali è gratuito. Così anche al Museo Archeologico Salinas, aperto dalle 9 alle 13. CoopCulture organizza un bel programma di visite guidate e laboratori per bambini. Si potranno scoprire le collezioni del museo e la mostra dedicata ai lasciti dei Borbone, con la guida di un archeologo, scegliendo di fermarsi per la colazione o proseguire con il brunch al Café Culture. I bambini (tra 6 e 12 anni) potranno invece partecipare alla prima visita didattica in inglese per scoprire miti ed eroi.

Chiacchiere al museo 

Domenica alle 10,30 un archeologo accoglierà  i visitatori al Cafè Culture e, durante la colazione, racconterà la storia del museo e leggerà fonti antiche che narrano la storia di Pompei. Finita la colazione, visita alle sale espositive e alla mostra su “I Borbone e l’archeologia a Palermo, Napoli e Pompei” che è stata prorogata fino al 30 giugno. Saranno illustrati reperti che provengono dalle prime campagne di scavo avviate ad inizio ‘700 da Carlo III di Borbone che, appassionato di archeologia, emanò le prime leggi a tutela del patrimonio artistico del Regno. La mostra racconta l’unico anno (1816) che Palermo visse da “capitale del Regno delle Due Sicilie”. In collaborazione con il MANN di Napoli, il Parco archeologico di Pompei, e CoopCulture. Per chi invece preferisce pranzare al museo, è programmata una seconda visita guidata alle 12, poi il brunch dalle 12,30 alle 15, nel settecentesco chiostro del museo.

Erote che regge una maschera I sec a. C. dalla Casa di Sallustio a Pompei Foto Vittorio Fazio

8 € colazione + visita guidata mostra

15 € brunch + visita guidata mostra

Per info e prenotazioni: 091 7489995 | 345 7765493 

 

Pittura parietale da Villa Sora a Torre del Greco. Foto Vittorio Fazio

 Let’s Go! - Visita didattica in inglese per bambini

Goods and Heroes

Let's Go!  è un ciclo di quattro visite didattiche in inglese per bambini tra i 6 e i 12 anni, organizzato con Up! English Center all'interno di alcuni dei siti gestiti da CoopCulture a Palermo. La prima visita sarà questa domenica al Museo Salinas, poi si continuerà al Palazzo della Zisa, al Museo di Zoologia Doderlein e all’Orto Botanico.

Un modo per imparare l’inglese giocando, imparando nuovi termini e scoprendo il patrimonio culturale della città. Le visite saranno in inglese, con un linguaggio colloquiale e comprensibile adatto ai più giovani, con l’assistenza di un traduttore: domenica alle 11, la visita Goods and Heroes (Dei ed eroi)storie legate alle divinità antiche. Per scoprire che Zeus era il padre di tutti e il dio più potente, Afrodite era bellissima e Apollo rappresentava il Sole… I giovani visitatori dovranno superare degli ostacoli per conseguire il diploma di “english archaeologist”.

7 € attività didattica

Per info e prenotazioni: 091 7489995

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Testo e immagini da Ufficio stampa CoopCulture Sicilia


I Borbone e l'archeologia a Palermo, Napoli e Pompei

Prorogata al 30 giugno la mostra “Palermo capitale del Regno. I Borbone e l’archeologia a Palermo, Napoli e Pompei”

Da Palermo Capitale del Regno a Palermo Capitale della Cultura

Una mostra racconta i Borbone e l’archeologia a Palermo, Napoli e Pompei

Mostra prorogata fino al 30 giugno 2019

Museo archeologico Salinas | PALERMO

Domenica ingresso gratuito

I Borbone e l'archeologia a Palermo, Napoli e PompeiLeggi la recensione su ClassiCult (Alessandra Randazzo): https://www.classicult.it/il-salinas-racconta-i-borbone-e-larcheologia-vesuviana/

PALERMO. 04.04.2019. Poco più di due secoli fa Palermo visse un anno da Capitale del Regno: oggi quella storia viene raccontata da una mostra che riunisce reperti, ricongiunge città, salda debiti e ringrazia, nel segno dei Borbone. Una storia che inizia nel 1734, quando Carlo di Borbone muove alla conquista del Regno di Napoli e del Regno di Sicilia sottraendoli alla dominazione austriaca; e si conclude nel 1860, con lo sbarco dei Mille a Marsala e il governo dittatoriale di Giuseppe Garibaldi che portò la Sicilia all’annessione al neonato Regno d'Italia. Un passo indietro: dopo il Congresso di Vienna, il sovrano Borbone Ferdinando IV (che dopo l’unificazione avrebbe assunto il nome di Ferdinando I) aveva riunito in un unico Stato, il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia, grazie alla Legge fondamentale del Regno delle Due Sicilie dell'8 dicembre 1816. La capitale del nuovo Regno fu inizialmente Palermo, sede secolare del Parlamento Siciliano, ma già l’anno successivo (1817) la capitale viene spostata a Napoli. Palermo visse quindi soli dodici mesi da “capitale” del Regno, ma tanto bastò a segnarla a vita. Perché il lascito dei Borbone si trova in ordinamenti e leggi a salvaguardia del patrimonio culturale, e in reperti archeologici che giunsero a Palermo su indicazione della casa regnante.

Oggi, a distanza di poco più di duecento anni, l’Assessorato Regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana e il Dipartimento dei Beni Culturali promuovono la mostra Palermo capitale del Regno. I Borbone e l’archeologia a Palermo, Napoli e Pompei, prorogata fino al 30 giugno.

Organizza il Museo archeologico Salinas in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Parco Archeologico di Pompei e CoopCulture. La curatela è del direttore del Salinas, Francesca Spatafora.

Orari: dal martedì al sabato 9.30 > 18,30. Domenica e festivi: 9.30 > 13.30. Chiuso il lunedì. La mostra fa parte del percorso di visita del museo; biglietto: 3 euro. Prima domenica del mese: ingresso gratuito.

La mostra occupa tre saloni al primo piano del museo archeologico e racchiude una vasta selezione di opere e reperti donati all’allora Museo di Palermo dai sovrani Borbone Francesco I e Ferdinando II oltre a diverse opere provenienti da scavi finanziati dai reali a Pompei, Ercolano e Torre del Greco, prestate dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli e dai Parchi Archeologici di Pompei ed Ercolano.

Tre le sezioni: la prima, dedicata a Pompei, comprende l’intero complesso di opere e materiali provenienti dalla Casa di Sallustio (una parte è ricostruita fedelmente in scala) donati al Museo di Palermo nel 1831 da Ferdinando II; spicca tra questi “Ercole in lotta con il cervo”, gruppo scultoreo in bronzo che abbelliva originariamente l’atrio della domus e che oggi fa parte della collezione del Salinas. Completeranno l’esposizione dedicata alla città vesuviana (sala con tono predominante rosso) alcune sculture, vasellame quotidiano in terracotta e bronzo, decorazioni architettoniche rinvenute a Pompei nel corso degli scavi realizzati dai Borbone o recuperate nei cunicoli di scavo ottocenteschi.

Una seconda sezione è dedicata a Ercolano: sono esposte, con il grande plastico del teatro di Ercolano realizzato nel 1808, diverse pitture parietali, oggetti di uso quotidiano, bronzi e sculture provenienti dagli scavi ottocenteschi.

Pittura parietale da Villa Sora a Torre del Greco. Foto Vittorio Fazio

Dell’ultima sezione fanno parte opere e pitture rinvenute nella villa di Contrada Sora a Torre del Greco: alcune furono portate a Palermo e donate al museo nel 1831 da Ferdinando II, in fuga da Napoli nel 1798 (e tra queste spicca una splendida copia romana in marmo dell’originale in bronzo del Satiro versante di Prassitele); altre, provenienti da scavi ottocenteschi o dei primi anni Novanta dello scorso secolo, provengono dallo stesso contesto e testimoniano la raffinatezza dell’apparato decorativo della villa.

Menade I-II sec a.C. dalle Terme di Caracalla

Ad introdurre la mostra è una statua monumentale di Menade rinvenuta a Roma, nelle Terme di Caracalla, tra il 1545 e il 1546, durante gli scavi archeologici promossi da Alessandro Farnese (papa Paolo III); la scultura, confluita nella collezione di famiglia dei Farnese, fu eredita dai Borbone e trasferita a Napoli con altre importanti opere della stessa raccolta. In seguito, nel 1827, venne trasportata a Palermo al seguito del re, fuggito a causa dell’invasione di Napoli da parte dei Francesi: era destinata ad abbellire il Reale Parco della Favorita.

Palermo vive dunque un anno da capitale del Regno dal 1816 al 1817: e fu proprio in questo periodo (precisamente un anno prima, tra il 1814 e il 1815), che, grazie alle donazioni di Giuseppe Emanuele Ventimiglia, principe di Belmonte e dello zio, Carlo Cottone, principe di Castelnuovo, nasceva il primo nucleo del Museo di Palermo annesso alla Regia Università della città e ospitato nella Casa dei Padri Teatini di San Giuseppe. I due nobili – uomini di larghissima cultura, viaggiatori, convinti assertori dei diritti dei contadini contro i feudatari, autori della prima Carta Costituzionale siciliana – erano appassionati collezionisti e, come molti altri studiosi ed eruditi del periodo, rivolsero la loro attenzione al mondo antico. Il Museo di Palermo nacque quindi senza contorni precisi, ma già con un’ottima collezione. Una storia già iniziata nel secolo precedente sulla scia dei cambiamenti che la politica dal modernizzatore Carlo III, aveva innescato anche in Sicilia. Nel 1817, con Real Decreto, la Sicilia, veniva suddivisa in sette Valli o Province governati da altrettanti Intendenti: il nuovo assetto ebbe immediati effetti anche sulla giovanissima istituzione museale palermitana. L’esistenza a Palermo di un museo pubblico era infatti perfettamente in linea con la nuova politica di promozione delle arti introdotta da Ferdinando che, nel 1806, aveva fondato il Museo Reale di Napoli, simbolo tangibile del prestigio della casata borbonica, ma anche centro di elaborazione e produzione culturale. Il sovrano aveva anche dimostrato il suo interesse donando al neonato museo napoletano, parte delle sue collezioni private.

Perché dunque anche Palermo non doveva avere un’istituzione museale aperta al pubblico, che potesse ospitare il patrimonio artistico isolano? Sono gli anni del regno di Francesco I, succeduto a Ferdinando I nel 1825; fu il nuovo sovrano che nel 1828 donò al Museo di Palermo diversi reperti e opere provenienti dagli scavi realizzati a Pompei tra il 1821 e il 1825. Pochi anni dopo, nel 1831, fu invece Ferdinando II ad effettuare una seconda donazione: giunsero così a Palermo gli arredi della domus di Sallustio a Pompei; e alcune opere provenienti dalla villa di Contrada Sora a Torre del Greco. Gli stessi che sono oggi in mostra.

 

 

Tutte le foto della mostra (e quindi quelle presenti in questo articolo) sono state scattate da Vittorio Fazio

I Borbone delle Due Sicilie

Il ramo è quello dei Borbone di Napoli: i Borbone della Real Casa delle Due Sicilie, fondato nel 1734 dal figlio di Filippo V di Spagna e di Elisabetta Farnese, ovvero Carlo di Borbone, asceso al trono di Spagna nel 1759 con il nome di Carlo III, sovrano illuminato e amato per le sue riforme. Gli succedette il figlio terzogenito Ferdinando IV di Napoli e III di Sicilia, che tornò in possesso dei due Regni in seguito al Trattato di Casalanza firmato a Capua il 20 maggio 1815: e infatti resse i due regni unificati nel dicembre 1816, con il nome di Ferdinando I delle Due Sicilie; Ferdinando IV regnò fino al 1825, tranne che per due brevi interruzioni,: nel 1799 quando fu instaurata la Repubblica Partenopea; e tra il 1806 e il 1815, sotto i regni di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat. A lui seguirono fino al 1860 - anno in cui il Regno delle Due Sicilie fu annesso al Regno di Sardegna -  Francesco I (1825-1830), Ferdinando II(1830-1859) e Francesco II (1859- 1860), ultimi sovrani che guidarono il regno meridionale d'Italia, prima dell'Unità.

La dinastia BORBONE

  • Carlo (1716 - 1788), Re di Napoli e della Sicilia dal 1734 al 1759

  • Ferdinando IV (1751 - 1825), Re di Napoli e III di Sicilia dal 1759 al 1815, diviene Re delle Due Sicilie col nome di Ferdinando I dal 1816 al 1825.

  • Francesco I (1777 - 1830), Re delle Due Sicilie dal 1825 al 1830

  • Ferdinando II (1810 - 1859), Re delle Due Sicilie dal 1830 al 1859

  • Francesco II (1836 - 1894), Re delle Due Sicilie dal 1859 al 1860, quando viene esiliato

  • Alfonso (1841 - 1934), Conte di Caserta dal 1841, Capo della Real Casa e Duca di Castro dal 1894 al 1934

  • Ferdinando Pio (1869 - 1960), Duca di Calabria dal 1894 al 1934, Capo della Real Casa e Duca di Castro dal 1934 al 1960

  • Ranieri (1883 - 1973), Capo della Real Casa e Duca di Castro dal 1934 al 1973.

  • Ferdinando (1926 – 2008), Duca di Calabria dal 1934 al 1973, Capo della Real Casa e Duca di Castro dal 1973, sposa nel 1949 Chantal de Chevron-Villette (1925 - 2005)

  • Carlo (1963), Duca di Noto dal 1963 al 1973, Duca di Calabria dal 1973

Museo Archeologico A. Salinas

Il Museo Archeologico A. Salinas di Palermo, già Museo Nazionale, è la più importante istituzione pubblica museale della Sicilia e il museo archeologico più antico dell’isola. Conserva una delle più ricche e importanti collezioni d’arte greca e punica del Mediterraneo. Formatosi nel 1814 come Museo dell’Università, dove erano confluite alcune delle principali collezioni archeologiche e storico-artistiche siciliane, nel 1860 divenne Museo Nazionale. Fulcro dell’esposizione rimane la sala che ospita da 150 anni le famose metope dei Templi selinuntini, il più importante complesso scultoreo dell’arte greca d'Occidente. Dal 2009 al luglio 2016 il seicentesco complesso monumentale dei Padri Filippini, è stato sottoposto a un integrale lavoro di restauro. Attualmente è possibile visitare il nuovo allestimento del piano terra – rinnovato nelle forme e nei contenuti – che ospita la parte più rilevante delle collezioni arricchita dalla recente apertura della terza corte “la nuova agorà del Salinas” dove sono esposti il monumentale frontone del Tempio C di Selinunte e il complesso scultoreo delle gronde leonine del tempio di Himera. Il nuovo percorso si sviluppa attorno a due chiostri e comprende anche le celle aperte verso il portico della corsia settentrionale del Chiostro Maggiore, adibite a nuovi spazi espositivi. Al loro interno e lungo il portico trovano posto, oltre a importanti opere – il torso dello Stagnone, i famosi sarcofagi fenici della Cannita e la colossale statua di Zeus proveniente da Solunto– anche le splendide oreficerie dalla necropoli di Tindari, diverse epigrafi e una originale meridiana di marmo; il complesso di vasi, epigrafi e sculture da Centuripe, i materiali dalla necropoli di Randazzo, alcuni vasi figurati dalla necropoli di Agrigento e sculture architettoniche  e materiali votivi dai santuari agrigentini, oltre alla collezione del console inglese Robert Fagan che comprende anche un frammento del fregio orientale del Partenone. Sul lato occidentale del Chiostro Maggiore inoltre una saletta racconta la storia della scrittura attraverso alcuni preziosi reperti, tra cui la famosa Pietra di Palermo con la cronaca di circa 700 anni di vita egiziana e gli annali delle prime cinque dinastie (3100-2300 a.C.) e tre degli otto Decreti entellini iscritti su tavolette di bronzo.  L’intera ala orientale dell’edificio è dedicata a Selinunte, con le sue otto sale che ruotano intorno al Terzo cortile, o nuova agoràdel Salinas. Attraverso i reperti esposti è possibile ricostruire la vita della più occidentale delle città greche di Sicilia: con i suoi culti, l’architettura, la scultura, l’ideologia funeraria.

SCHEDA MOSTRA

Palermo capitale del Regno

I Borbone e l’archeologia a Palermo, Napoli e Pompei

a cura di Francesca Spatafora

Museo Archeologico Regionale Antonino Salinas

Piazza Olivella – 90133 PALERMO

2 dicembre 2018 30 giugno 2019

Comitato Scientifico
Paolo Giulierini, Clemente Marconi, Massimo Osanna,

Elisa Chiara Portale e Francesco Sirano

Promossa da:

Assessorato Regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana

Dipartimento dei Beni Culturali

Organizzazione:

Museo archeologico Salinas

In collaborazione con Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Parco Archeologico di Pompei

CoopCulture

Orari: martedì | sabato 9.30 > 18,30.

Domenica e festivi: 9.30 > 13.30| chiuso il lunedì |

Ingresso gratuito con il biglietto del Museo: 3 euro

Ingresso gratuito al Museo: fino a 18 anni e ogni prima domenica del mese

Info e prenotazioni: CoopCulture

tel. +39.091.7489995 | www.coopculture.it

Museo Salinas | tel. +39.091.6116805/7

[email protected] | [email protected]

http://www.regione.sicilia.it/bbccaa/salinas/


Il docu-film "Canova" ti invita al MANN di Napoli

L'arte sublime di Antonio Canova, raccontata nel film “Canova” di Magnitudo Film, vi attende al MANN-Museo Archeologico Nazionale di Napoli dal 29 marzo al 30 giugno 2019 nella grande mostra “Canova e l'Antico” promossa dal Mibac- MANN con il Museo Statale Ermitage di San Pietroburgo.

Un invito particolare è stato riservato a tutti gli spettatori del docu-film “Canova”, che sarà proiettato in oltre 250 sale italiane, per tre giorni, dal 18 al 20 marzo 2019 (l’elenco delle sale aderenti è disponibile sul sito Magnitudo Filmwww.magnitudofilm.com/in-cinemas/).
Basterà conservare il ticket del cinema e mostrarlo alla biglietteria del Museo (Piazza Museo 19, Napoli) per ottenere una riduzione del 50% (biglietto intero euro 15, speciale “Canova al cinema” euro 7.50). L'offerta, valida per l'intero periodo della mostra, non è applicabile agli acquisti on line.

Curata da Giuseppe Pavanello, tra i massimi studiosi di Canova e organizzata da Villaggio Globale International, la mostra riunisce al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, più di 110 lavori del grande artista e 12 straordinari marmi, grandi modelli e calchi in gesso, bassorilievi, modellini in gesso e terracotta, disegni, dipinti, monocromi e tempere, in dialogo con opere e collezioni del MANN, tempio della classicità.

Con il docu-film “Canova” di Magnitudo Film, sesto titolo della stagione “L’arte al cinema” distribuita in Italia da Magnitudo Film con CHILI, si ripercorre la storia, che a Venezia ha visto nascere il talento di Canova, passando per Francia, Inghilterra, Russia e soprattutto Roma, ma senza lasciare mai Possagno, paese natale dello scultore.

Le tecniche di ripresa 8K HDR rivelano dettagli poco conosciuti, raccontati dalla voce di chi conosce perfettamente i suoi capolavori del maestro, Vittorio Sgarbi, Presidente dalla Fondazione Canova di Possagno e Mario Guderzo, Direttore Museo e Gipsoteca Antonio Canova di Possagno.

“Il 2019 sarà l’anno delle celebrazioni canoviane, con questo progetto cinematografico abbiamo voluto omaggiare il genio assoluto del Neoclassicismo: invitiamo tutti, prima al cinema e poi al MANN in un viaggio alla scoperta di Canova, l’ultimo grande artista italiano di livello mondiale che è riuscito ad imprimere nel marmo l’immagine dei grandi potenti della sua epoca, dai Borghese, a Napoleone agli Zar di Russia” dichiara Francesco Invernizzi, amministratore delegato di Magnitudo Film.

Prestiti internazionali connotano l’appuntamento: al MANN:  tra questi, il nucleo eccezionale di ben sei marmi provenienti dall’Ermitage di San Pietroburgo, che vanta la più ampia collezione canoviana al mondo - L’ Amorino AlatoL’Ebe, La Danzatrice con le mani sui fianchiAmore e Psiche stanti, la testa del Genio della Morte e la celeberrima e rivoluzionaria scultura delle Tre Grazie - ma si potrà ammirare anche l’imponente statua, alta quasi tre metri, raffigurante La Pace, proveniente da Kiev e l’Apollo che s’incorona del Getty Museum di Los Angeles.
A questi si aggiungono, tra i capolavori in marmo riuniti ora nel Salone della Meridiana, la bellissima Maddalena penitente da Genova, il Paride dal Museo Civico di Asolo, la Stele Mellerio, vertice ineguagliabile di rarefazione formale e di pathos.

La mostra ha il sostegno della Regione Campania, i patrocini del Comune di Napoli, della Gypsotheca-Museo Antonio Canova di Possagno e del Museo Civico di Bassano del Grappa ed è stata realizzata con la collaborazione di Ermitage Italia. Nell’ambito della collaborazione con l’Istituzione di Possagno, sarà la possibilità di ammirare tutte insieme e dopo un attento restauro, le 34 tempere su carta a fondo nero conservate nella casa natale dell’artista.
Straordinaria la presenza di alcuni delicatissimi grandi gessi come l’Amorino Campbell e il Perseo Trionfante, restaurato quest’ultimo per l’occasione e già in Palazzo Papafava a Padova - entrambi da collezioni private - o il Teseo vincitore del Minotauro e l’Endimione dormiente dalla Gypsotheca di Possagno (paese natale di Canova) che ha concesso, con grande generosità, prestiti davvero significativi. Fondamentale anche il supporto della Soprintendenza ABAPdell’area metropolitana di Venezia e delle province di Belluno, Padova e Treviso.


San Vincenzo al Volturno: dagli scavi emerge un vaso del IX sec.

Il MANN in campo per la valorizzazione del patrimonio archeologico di età medievale. 

La campagna di scavo a San Vincenzo al Volturno del 2018 ha esplorato il cuore del monastero molisano, ovvero l’area dell’enorme chiostro centrale costruito alla fine dell’VIII secolo e riedificato tra la conclusione del X e gli inizi dell’XI, dopo la distruzione nell’881 ad opera degli Arabi.

In questa sezione, dove si continuerà a scavare anche nell’anno in corso, sono state rinvenute tracce di attività produttive risalenti all’XI secolo, elemento tipico della vita dei grandi monasteri medievali.

Dalle indagini archeologiche, inoltre, è emerso un oggetto sinora unico nel suo genere: si tratta di una grande olla in ceramica, databile al IX sec., sulla cui superficie esterna sono state graffite le figure di tre individui in abito monastico, circondati da lettere e stelle; all’interno del vaso erano stati collocati, apparentemente in maniera intenzionale, dei frammenti di ceramica di forma oblunga. Difficile allo stato attuale dare un’interpretazione definitiva di questo curioso ritrovamento, sul cui significato gli studi sono ancora in corso. Tuttavia, è stata avvalorata l’ipotesi per cui l’olla possa essere stata usata come urna per consultazioni interne alla comunità monastica. Se questa idea fosse confermata, si tratterebbe del primo oggetto di questo tipo mai rinvenuto in ambito archeologico.

Tenuto conto del valore straordinario dell’opera, il laboratorio del MANN (sezione ceramica), ha curato il restauro del repertoche sarà collocato al Museo Archeologico Nazionale di Venafro.
Alla presentazione degli scavi a San Vincenzo al Volturno, dopo i saluti di Paolo Giulierini (Direttore del MANN), Leandro Ventura (Direttore Polo Museale del Molise), Vincenzo Cotugno (Assessore alla Cultura della Regione Molise) e Lucio D’Alessandro (Rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa), previsti gli interventi di Federico Marazzi (Docente di Archeologia cristiane medievale/ Università Suor Orsola Benincasa), Daniele Ferraiuolo, Luigi Di Cosmo Nicodemo Abate (Laboratorio di Archeologia Tardo Antica e Medievale/Unisob) e Maria Teresa Operetto (Laboratorio di restauro del MANN).

A questo appassionante orizzonte di ritrovamenti archeologici si collega, per incidens, il volume degli atti del convegno tenutosi in occasione dell’apertura a Napoli della mostra sui Longobardi. 
La silloge raccoglie una serie di approfondimenti su temi toccati dall’esposizione ed affrontati solo parzialmente nel catalogo: dalla complessa storia della presenza dei reperti longobardi nei musei italiani all’analisi della collocazione geopolitica dell’Italia fra VI e VII secolo, dalla funzione della moneta nel contesto economico medievale al problema della connotazione “etnica” degli oggetti rinvenuti nelle tombe delle prime generazioni successive all’invasione longobarda nella nostra penisola.

Il volume, pubblicato in collaborazione fra il MANN e l’Università di Siena nel quadro del progetto PRIN “Archeologia al Futuro”, con l’apporto della casa editrice molisana Volturnia (da tempo impegnata nella pubblicazione delle ricerche su San Vincenzo al Volturno e l’archeologia altomedievale italiana), è stato presentato dai curatori Paolo Giulierini, Marco Valenti (docente di Archeologia cristiana e medievale/Università di Siena) e Federico Marazzi.
 
''Per la prima volta in Italia un grande Museo statale è coinvolto in un progetto di ricerca archeologica sul campo - spiega Paolo Giulierini, direttore del MANN - accade dalla scorsa estate a San Vincenzo al Volturno e siamo orgogliosi di presentare a Napoli i primi eccellenti risultati. E' importante ricordare che dopo aver ospitato 'I Longobardi', il MANN ha scelto proprio il prestigioso sito molisano, nella mostra ampiamente rappresentato, per sperimentare la fruttuosa sinergia con il Suor Orsola, la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Molise,  il  Polo Museale del Molise. Per completare questa giornata tutta dedicata alla ricerca e aperta al pubblico, abbiamo voluto presentare  gli atti del convegno sui Longobardi, in collaborazione con l’Università di Siena”.
 


Il MANN accessibile: presentazione dei progetti per un Museo sempre più inclusivo

Il Museo, etimologicamente, è tempio delle Muse; per gli operatori culturali, che veicolano la bellezza del nostro patrimonio, il Museo deve essere, in primis, la casa di tutti.

Se ne parlerà lunedì prossimo, dalle 15 nella sala conferenze dell'Archeologico, durante la presentazione del progetto "Museo accessibile: nuovi percorsi di inclusione al MANN", a cura del prof. Ludovico Solima (Università della Campania "Luigi Vanvitelli"): nel delineare le attività messe in campo nel più ampio  contesto del "PON Cultura e sviluppo/FESR 2014-2020", saranno affrontate le diverse linee di ricerca seguite dall'Archeologico per rendere le proprie collezioni fruibili ad una vasta (ed eterogenea) platea di visitatori.

Due le direttrici lungo le quali si sono sviluppate indagini ed expertise coinvolte in queste due azioni del progetto: il Museo e le persone con disabilità cognitive; i modelli di interculturalità dedicati ai "nuovi italiani".

Grazie alla sinergia con la Fondazione Foqus, innanzitutto, si è partiti dalla disamina delle best practices museali dedicate ai cosiddetti "pubblici speciali", in particolare i giovani e gli adulti affetti da disabilità cognitive: dai modelli esaminati, afferenti a diverse aree geografiche europee ed extraeuropee, è emerso che, molto spesso, le istituzioni culturali dedicano percorsi specifici di visita, distinti da quelli tradizionali, per tali soggetti .

La scommessa della ricerca portata innanzi dall'Archeologico e dalla Fondazione Foqus risiede nello spostare, di fatto, il punto di osservazione: tramite itinerari didattici mirati, che utilizzano nuovi sussidi e particolari strategie di comunicazione, si crea un percorso culturale non soltanto accessibile per visitatori autistici, ma fruibile da tutti i tipi di pubblico; il trait d'union, così, è dato dall'efficacia degli strumenti di comunicazione applicati alla diffusione del messaggio culturale.

Durante l'evento, saranno Renato Quaglia (Direttore Foqus), Rachele Furfaro (Presidente Foqus), Fabrizio Rocco e Sara Mancini (coordinatori centro Argo) a tracciare le direttrici lungo le quali si è sviluppato il progetto "SoStare al MANN".

Ancora, un ulteriore momento di approfondimento sulle distinte sfaccettature del concetto di accessibilità sarà rappresentatdal modello di interculturalità dedicato ai "nuovi italiani", in particolare alle comunità cinesi che risiedono nel nostro territorio: Francesca Amirante (storica dell'arte e Presidente di Progetto Museo) ha realizzato, infatti, un testo didattico, che sarà presentato in conferenza, dedicato a bimbi e ragazzi orientali; lungi dall'essere un mero percorso di traduzione delle sezioni descrittive delle collezioni del MANN, il lavoro del gruppo di lavoro coordinato dalla Amirante è, piuttosto, un iter di condivisione dei contenuti culturali ed artistici del Museo.

Accanto al percorso didattico di Amirante, sarà illustrata anche una tabella di periodizzazione incrociata che consentirà, a tutti i turisti cinesi in visita al MANN, di accostare fasi di storia greco-romana a momenti di storia dell'antichità orientale. Insieme a Francesca Amirante, parteciperanno alla tavola rotonda Caterina De Vivo (archeologa, Progetto Museo), Chiara Visconti (Università degli Studi di Napoli "L'Orientale") e Gennaro Reder (coordinamento editoriale Akab).

 "Non amo l'espressione grande pubblico, perché indica una gerarchia tra i nostri visitatori. Mi piace pensare, piuttosto, ad un Museo che sia punto di riferimento costante ed aperto per i cittadini di tutto il mondo", commenta il Direttore del MANN, Paolo Giulierini.

"Oggi più che mai il concetto di accessibilità ha declinazioni diverse, che richiedono, in ogni caso, la condivisione e la partecipazione attiva da parte dei destinatari del messaggio culturale: soltanto così è possibile valorizzare in modo efficace il nostro patrimonio", dichiara il responsabile scientifico dei progetti sull'accessibilità dell'Archeologico, il prof. Ludovico Solima.


Colosseo e MANN insieme per progetti di valorizzazione e future mostre

Il Parco Archeologico del Colosseo e il Museo Archeologico di Napoli insieme per una serie di iniziative che nel corso di un biennio vedranno le istituzioni impegnate in eventi e valorizzazione della storia e dell’archeologia di Roma, delle città vesuviane e del mondo romano. A firmare il protocollo d’intesa e di collaborazione scientifica anche per l’attività di ricerca e il restauro sono stati Alfonsina Russo, direttore del Parco archeologico del Colosseo e Paolo Giulierini, direttore del MANN.

Il programma vedrà come prossima iniziativa la riapertura a breve della Domus Transitoria (la residenza di Nerone sul Palatino prima della Domus Aurea) con il riallestimento, all’interno del Parco, degli affreschi conservati nei depositi del museo napoletano e che per l’occasione sono stati restaurati.

Gli enti, inoltre, lavoreranno insieme ad un progetto di ricerca e valorizzazione delle collezioni Farnesiane e della loro eredità romana e napoletana e ad un progetto di ricerca sulle armi dei gladiatori in vista di nuove esposizioni al MANN e all’Anfiteatro Flavio. In preparazione anche una futura mostra dedicata a Pompei e Roma, in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei e sulla scia della trilogia delle passate esposizioni “Pompei Egitto”, “Pompei Greci”, “Pompei Etruschi”.

Il protocollo d'intesa - dichiara Alfonsina Russo - non solo unisce due realtà culturali uniche al mondo come il Colosseo e il Museo archeologico di Napoli, ma soprattutto ribadisce l'importanza di studiare forme di gestione del patrimonio culturale attraverso la sinergia di reti museali e sistemi territoriali anche extraregionali. Sono queste strategie di collaborazione e cooperazione che portano all'incremento della fruibilità e alla più ampia partecipazione del pubblico all'interno dei nostri siti culturali.

Entusiasta anche il direttore del MANN Paolo Giulierini che dichiara che due grandi rappresentanti del mondo romano si incontrano per la prima volta, ognuno con la propria specificità. Il Museo di Napoli erede del Real Museo Borbonico con la straordinaria collezione Farnese e i reperti delle città vesuviane (Pompei, Ercolano, Stabiae) è pronto a dare il via ad una prestigiosa collaborazione  per lo studio dell'archeologia classica e anche su temi espositivi, di tutela e di valorizzazione.

Tutti i progetti avranno anche la prestigiosa collaborazione ed esperienza organizzativa di Electa.


OpenHeArt

Napoli: iniziano le attività di OpenHeArt, incontrando le nuove generazioni

Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, iniziano le attività di OpenHeArt

44 giovani partecipano al progetto di sperimentazione creativa

Fotografia, grafica, video ed allestimenti per realizzare una mostra a Villa Pignatelli

OpenHeArt

Napoli, 14 febbraio. Il MANN incontra le nuove generazioni: al via al Museo Archeologico di Napoli OpenHeArt, un originale progetto di sperimentazione creativa intorno alla fotografia, alla grafica e alla produzione video.

Il progetto, che coinvolge 44 giovani napoletani inoccupati tra i 18 e i 29 anni, è stato realizzato dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli in collaborazione con il Museo Pignatelli, il Laboratorio Irregolare di Antonio Biasiucci, l’associazione AZTeCA, l’associazione Pianoterra, l’associazione OcchiAperti, Incontri Internazionali d’arte ed il Dipartimento di Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione dell’Università degli Studi di Salerno, vincitore del bando  Prendi Parte! Agire e pensare creativo ideato dalla Direzione Generale Arte Architettura contemporanee e Periferie urbane (DGAAP) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per promuovere l'inclusione culturale dei ragazzi nelle aree caratterizzate da situazioni di marginalità economica e sociale.

Il percorso intrapreso, articolato in quattro laboratori gratuiti della durata di otto mesi, culminerà il prossimo autunno in una mostra a Villa Pignatelli (Casa della Fotografia) e si avvarrà, tra gli esperti coinvolti per le attività didattiche, del fotografo Antonio Biasiucci, artista che già dal 2012 porta avanti un percorso sperimentale dedicato ai giovani.

Saranno quattro i laboratori previsti: Photo Lab - Laboratorio fotografico a cura di Antonio Biasiucci per la realizzazione delle opere da esporre; Graphic Design Lab - Laboratorio di grafica, condotto da Alessandro Leone per la progettazione ed esecuzione del materiale di comunicazione; Videomaking Lab - Laboratorio di produzione video, guidato da Ra­ffaele Iardino per la documentazione audiovisiva del percorso creativo; Exhibition Lab - Laboratorio di allestimento, con un percorso portato innanzi da Denise Maria Pagano per la progettazione e l’allestimento della mostra conclusiva.

I laboratori si svolgeranno presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Piazza Museo 19, Napoli), il  Museo Pignatelli (Villa Pignatelli, via Riviera di Chiaia 200, Napoli) e lo  Studio fotografico Biasiucci (via Tribunali 186, Napoli).

Mercoledì 13 febbraio, nella sala conferenze del MANN, si è tenuto, alla presenza del direttore del Museo Paolo Giulierini, il primo incontro di orientamento con la partecipazione di tutti i ragazzi selezionati. Gli allievi sono stati accolti dal responsabile del progetto Andrea Milanese (MANN), dagli esperti e dai tutor dei quattro laboratori.  I ragazzi coinvolti sono residenti nei quartieri napoletani Stella, San Carlo all’Arena e in zone limitrofe della III Municipalità.

Il MANN fa rete con il territorio e con le istituzioni culturali partenopee perché veicolare messaggi culturali significa formare cittadini consapevoli: per questo, i giovani sono i principali destinatari dei tanti percorsi formativi messi in atto dal Museo”, ha commentato, durante l’incontro, il Direttore Paolo Giulierini.

Testo e immagine da Ufficio comunicazione, rapporti con gli organi di informazione, marketing e fundraising MANN