Osanna nuovo Direttore Generale Musei

Musei, Franceschini: il nuovo direttore generale Musei sarà Massimo Osanna, l’uomo che ha cambiato l’immagine di Pompei nel Mondo
Sarà Massimo Osanna il nuovo direttore generale dei musei dello Stato. Lo ha deciso il Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini al termine della procedura di interpello avviata a inizio giugno dal Mibact per il conferimento dell’incarico apicale della direzione generale del ministero che coordina le politiche di gestione, fruizione e comunicazione dei musei statali, garantisce lo sviluppo del sistema museale e un’offerta culturale accessibile e di qualità.
Massimo Osanna. Foto: Alessandra Randazzo
“Un incarico prestigioso con una forte proiezione internazionale” ha sottolineato Franceschini ringraziando l’uscente Antonio Lampis “per l’impegno e la professionalità dimostrata in questi anni”.
“Massimo Osanna - ha aggiunto Franceschini - ha cambiato il volto di Pompei che, grazie al suo lavoro, è diventato un modello gestionale e un punto di riferimento internazionale: una storia di riscatto che ci rende orgogliosi. L’esperienza e la professionalità di Osanna serviranno adesso a rinnovare l’intero sistema museale nazionale e a traghettarlo nel futuro”.
Massimo Osanna, professore ordinario di archeologia alla Università Federico II di Napoli, prenderà servizio alla Direzione generale Musei del Mibact il primo di settembre 2020.
“Il nuovo direttore del Parco archeologico di Pompei - ha annunciato Franceschini - verrà scelto con la procedura internazionale di selezione che dal 2014 ha consentito di scegliere i migliori, esclusivamente in base al curriculum, in Italia e nel mondo, per le direzioni dei più grandi musei e parchi archeologici italiani”.
Testo dall'Ufficio Stampa e Comunicazione Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo
lL DIRETTORE MASSIMO OSANNA ALLA DIREZIONE GENERALE DEI MUSEI
Foto courtesy Parco Archeologico di Pompei
Il Direttore del Parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna dal 1 settembre assumerà l’incarico di Direttore Generale dei Musei, come ufficialmente annunciato dal Ministro Franceschini, subentrando ad Antonio Lampis a chiusura del suo mandato.
 “Sono onorato della scelta del Ministro Franceschini, della stima manifestatami e soprattutto del riconoscimento per l’ attività svolta in questi anni a Pompei. - dichiara il Direttore Osanna -  Un impegno grande che ha alle spalle un importante  lavoro di squadra. Nei mesi a venire proseguiranno regolarmente le attività in corso, saranno portati a termine gli interventi avviati e gli eventi in programma, fino all’arrivo del nuovo direttore. 
Non è mia intenzione abbandonare Pompei, ma anzi continuare a seguirla da un altro punto di vista e soprattutto portare l’esperienza qui maturata anche ad altre realtà: dalla manutenzione programmata raggiunta a Pompei, al ruolo fondamentale della ricerca e delle tecniche del restauro nella tutela, al confronto con i grandi musei internazionali verso  i quali rapportarsi come “sistema”, lavorando sulla valorizzazione,  la comunicazione, la tecnologia  e finanche sulla contaminazione tra arte contemporanea e antico.  Alla Direzione dei Musei  sono chiamato ad una responsabilità ancora più grande nei confronti del patrimonio culturale italiano, che cercherò di adempiere al meglio,  in continuità con l’attività di Antonio Lampis, a cui auguro il meglio per il futuro”
06/26/2019 Pompeii, Italy. Massimo Osanna nella Casa con Giardino, Regio V a Pompeii, 26 Giugno 2019. Foto di Chiara Goia, courtesy Parco Archeologico di Pompei
Testo dall'Ufficio Stampa del Parco Archeologico di Pompei

Nasce l'ufficio Fundraising del Parco Archeologico di Pompei

Ripartire dalla cultura per rilanciare l’economia è di fatto la sfida sottesa nell’avvio del nascente Ufficio Fundraising del Parco archeologico di Pompei, che costituirà il riferimento per tutte le attività di fundraising e di sponsoring  e  per tutti quei soggetti privati che intendano instaurare una relazione con il Parco archeologico.

Finora  sono state messe in campo alcune attività di finanziamento, frutto di interesse da parte di privati affascinati da Pompei  e desiderosi di avere una parte nel mondo della cultura, ma ci sono stati anche casi specifici di  imprese che hanno chiesto di sponsorizzare attività di restauro e di valorizzazione di luoghi, in linea con la loro mission e la loro identità.

Courtesy Pompei Parco Archeologico

Da oggi, per tutti i soggetti interessati a sostenere le attività del Parco - finalizzate al recupero,  restauro, manutenzione programmata, gestione, apertura alla pubblica fruizione e valorizzazione di beni culturali immobili - sarà più facile interloquire e instaurare immediatamente un dialogo, al fine di  attivare le differenti forme di collaborazione tra Pubblica Amministrazione e Imprese. L’Ufficio Fundraising ha lo scopo di raccogliere idee e proposte, studiare e progettare attività, in sinergia con i mecenati culturali.

Per un primo approccio, tutte le informazioni di base e i contatti saranno consultabili sul sito www.pompeiisites.org nella pagina Ufficio Fundraising/ Mecenati a Pompei divisa nelle sezioni: Fundraising, Art Bonus e Sponsor Art.

La legge 106/2014, contenente la misura Art Bonus, ha dato una significativa spinta alle elargizioni liberali sia da parte di imprese che di persone fisiche. Un passo avanti è stato fatto poi dal Codice dei Contratti Pubblici, D. Lgs. 50/2016 che ha semplificato notevolmente le procedure per i contratti di sponsorizzazione, determinando processi più snelli e più veloci, soprattutto incentivando il ricorso del privato. In aggiunta  la Direttiva del Mibact del 2016 che regolamenta i contratti di sponsorizzazione e le forme speciali di partenariato pubblico-privato, ha dettato indirizzi precisi da adottare nel rapporti che si configurano con i soggetti privati.

Sarà dunque possibile  scegliere di partecipare alla raccolta fondi contattando immediatamente il Parco attraverso la pagina web Fundraising,  oppure mediante la piattaforma Art Bonus (Art Bonus è un credito di imposta di cui potrà beneficiare chi effettuerà elargizioni liberali in denaro a sostegno di tutte le attività svolte dal Parco Archeologico di Pompei. Tale credito viene riconosciuto ai soggetti titolari di reddito di impresa, alle persone fisiche e agli enti non commerciali.) dove  di volta in volta saranno caricati  gli interventi progettati dal Parco.

La sezione Sponsor Art contiene, invece, le pagine dedicate alle sponsorizzazioni e alle partnership. Una peculiarità di questa sezione è che i lavori in fase di progettazione verranno resi noti in anticipo nella pagina Anteprima , prima ancora di essere pubblicati mediante Avviso di Sponsorizzazione, per consentire all’esterno di avere un quadro di insieme dei progetti che andranno a sponsorizzazione.

La vera novità è rappresentata dalla pagina Proposte di Sponsorizzazione culturale, attivabili mediante forme speciali di partenariato con enti, organismi pubblici e con soggetti privati, .Gli sponsor avranno  l’opportunità di proporre dei progetti, la cui fattibilità sarà valutata dal personale tecnico del Parco e qualora ammissibili, saranno soggetti a contrattazione.

Sarà data possibilità di costruire insieme  al Parco la proposta beneficiaria. Oltre ai benefici, genericamente previsti nell’ambito di un contratto di sponsorizzazione, quali la visibilità del logo su materiale editoriale e web, o per esempio visite speciali organizzate per il benefattore, gli sponsor avranno una pagina del nostro sito interamente dedicata a loro. Saranno previsti eventi dedicati e organizzati con e per lo sponsor.

“ Si può ripartire dalla cultura per fare economia e rilanciare la propria identità di  impresa – dichiara il Direttore Generale Massimo Osanna -  oggi più che mai dopo un periodo di arresto totale di tante attività, che hanno bisogno di rimettersi in moto con slancio rinnovato e riposizionarsi. Con la cultura non è possibile monetizzare e quantificare le ricadute, ma l’arte genera valore e innovazione. Il Ministro Franceschini aveva già in passato aperto le porte al fundraising istituendo l’Art bonus e indicando che nel management delle istituzioni culturali il fundraising, il marketing e la comunicazione dovessero avere un ruolo centrale. Oggi tocca ai singoli musei e istituzioni attivarsi per rendere concrete e fattibili queste iniziative di collaborazione pubblico – privato, mettendo in campo tutte le proprie risorse e competenze professionali”

 INFO: [email protected]beniculturali.it

 


Pompei. Ecco i nuovi percorsi di visita tra edifici e giardini storici

Dopo due settimane dalla riapertura, il Parco Archeologico di Pompei si avvia ad inaugurare nuovi percorsi di visita tra edifici e giardini storici. Sempre con attente misure di sicurezza, secondo le norme del Ministero della Salute, dal 9 giugno sarà possibile accedere al sito anche dall'ingresso di Porta Marina da dove sarà possibile, tramite percorsi unidirezionali e differenziati, ammirare nuovi edifici riaperti dopo alcuni interventi di manutenzione.

Proprio da questo ingresso i visitatori potranno ammirare le suggestive Terme Suburbane, un tempo posizionate con vista panoramica sul mare e note in letteratura per la presenza, all'interno dell'apodyterium, lo spogliatoio, di scene erotiche che contrassegnavano le cassette poggia vestiti.

Le scene, raffiguranti un poeta erotico e una serie di atti sessuali di vario tipo, sono collocate al di sopra di capsae numerate ma sul significato da attribuire a questo tipo di scene presenti in luoghi termali ancora si discute molto.

Terme Suburbane

Vari studiosi hanno proposto di riconoscervi un originario sistema di individuazione del luogo in cui erano state sistemate le capsae utilizzate dai bagnanti o ad un'allusione esplicita dei servizi di prostituzione che potevano essere richiesti nell'edificio, come testimonierebbe la presenza di numerosi graffiti di carattere erotico sulle pareti di questi edifici sia a Pompei che ad Ercolano e la presenza di un vasto settore al piano superiore, accessibile anche dall'apodyterium, nel quale si trovavano stanze da letto di varia grandezza.

Inedito e interessante è anche il percorso del verde che si sviluppa dall'ingresso di Piazza Anfiteatro e aggiunge alcune novità rispetto al percorso precedente della fase 1 proposta dal Parco. Si potrà passeggiare nel Giardino della Palestra Grande o dell'Anfiteatro, si potrà attraversare la bella abitazione di Giulia Felice ricca di verde, di alberi e di fiori, o la Casa di Octavio Quartio al cui centro dello spazio verde spicca l'euripo longitudinale la cui restituzione architettonica fu resa possibile dagli approfonditi studi di Spinazzola seguiti da quelli di Maiuri e Pane.

Giardino Nave Europa

Da qui sarà possibile raggiungere la Domus della Nave Europa che per la prima volta riapre il suo vigneto, sul retro dell'abitazione, utilizzato un tempo dai suoi proprietari per la produzione e il commercio della vite. La casa, che prende il nome da un graffito raffigurante una nave chiamata Europa fu scavata nel suo intero complesso nel 1957 ma ancora negli anni '70 fu possibile rilevare, nell'area verde distribuita su due livelli, i calchi di 146 radici.

Di queste molte appartenevano a viti, altre ad alberi da frutto che, dai semi ritrovati, sono stati identificati con fichi, noccioli e mandorli. Ripristinata anche l'antica coltivazione della vite ricostruita grazie ai trattati storici sull'agricoltura di Plinio il Vecchio e Columella, e in epoca moderna studiati dalla grande esperta del verde di Pompei, Wilhelmina Jashemski. E’ restituito al suo splendore anche il giardino interno, grazie al recente progetto di ricostruzione storica, con l’impianto della vite maritata, una tecnica che prevede la coltivazione della vite su altro albero che funge da sostegno, utilizzata fin dai tempi antichi e fino a tutto l’800 nel territorio vesuviano.

Casa del Menandro

“Queste due settimane ci hanno consentito di monitorare l’impatto dei visitatori  e  il rispetto delle  misure sanitarie, registrando un positivo riscontro. – dichiara il Direttore Generale Massimo Osanna -  Anche gli accessi al sito, benché’ limitati ai visitatori campani, sono progressivamente cresciuti con alcune giornate di sold out, come il 2 giugno,  a conferma della grande voglia di tornare a godere di questi luoghi.

Vigneto Nave Europa

Con l’apertura dei confini regionali ci aspettiamo un ulteriore incremento dei flussi. In questa nuova fase si aggiungono alcune novità ai percorsi, rese possibili grazie agli interventi di manutenzione e restauro portati avanti durante il lockdown, Abbiamo approfittato per intervenire anche sul decoro degli ingressi, in particolare a Porta Marina e Piazza Esedra, che sono stati oggetto di alcuni interventi di sistemazione. In particolare si è provveduto alla riqualificazione pavimentale del viale delle Ginestre, per migliorare il percorso di accesso al quartiere dei teatri.

Giardino Nave Europa

E sono proseguiti gli interventi sul verde, che in tutta la città antica è oggetto di monitoraggio da parte degli esperti dei giardini del Parco. Se in alcuni casi è stato inevitabile l’abbattimento di alcuni alberi, a tutela delle strutture archeologiche e dell’incolumità dei visitatori, a seguito di indagini fitostatiche, deputate alla verifica della stabilità e delle condizioni di vita delle piante – come nel caso del pino posto all’ingresso del quadriportico, che non è stato in nessun modo possibile recuperare - contestualmente si sta portando avanti il piano di ripristino dei giardini delle domus, con la ricostruzione storica e l’ integrazione delle diverse specie vegetali”.

Carro, Casa del Menandro

Altra novità è costituita dal percorso che conduce ad alcuni ambienti servili della Casa del Menandro dove sarà possibile ammirare un cisium, un carro con ruote alte che in antico veniva utilizzato per poter superare con agilità gli alti attraversamenti stradali nelle vie della città. Il mezzo presenta ancora delle parti originali che sono state oggetto di restauro e che, grazie alla ricostruzione proposta negli anni '30 da Maiuri, restituisce un'immagine perfetta di come doveva essere.

Dall’Anfiteatro è possibile anche attraversare la necropoli di Porta Nocera e visitare l’orto dei Fuggiaschi con il suo vigneto. E lungo via dell’abbondanza visitare la Domus di Cornelio Rufo con il bel peristilio, riaperta di recente.

Villa Regina Boscoreale

Anche i siti minori riapriranno in maniera scaglionata nelle prossime settimane. Si riparte con Villa Regina a Boscoreale che dal 10 giugno accoglierà i visitatori dalle 9,00 alle 19,00 (ultimo ingresso 17,30). Il numero di visitatori per fascia oraria è di massimo 15 persone, ogni 30 minuti al costo di 2€ (più prevendita on-line 1€). L’Antiquarium sarà accessibile in un secondo momento. Il sito resterà chiuso il martedì.

Per info sulle modalità di visita: http://pompeiisites.org/info-per-la-visita/percorsi-dal-9-giugno/

Foto: Parco Archeologico Pompei

 


Affreschi e graffiti. Dal sito di Civita Giuliana emergono ancora novità sulla villa

La zona esterna ai confini di Pompei, il suburbio, è sempre stato popolato da numerosi complessi insediativi che rispondevano ad esigenze di carattere produttivo (vino, olio), residenze sia temporanee che di soggiorno fisso da parte del proprietario. Gli scavi in località Civita Giuliana, a 700 metri a nord ovest dalle mura dell’antica Pompei, hanno infatti rivelato una villa rustica, già in parte indagata agli inizi del ‘900 e solo recentemente oggetto di scavi stratigrafici da parte degli archeologi.

Tra il 1907- 1908, ad opera del Marchese Giovanni Imperiali su concessione del Ministero della Pubblica Istruzione, fu data la possibilità di scavare nella zona a nord dell’area attualmente portata alla luce e già ad emergere furono importanti resti del settore residenziale e produttivo di una villa (15 ambienti).

Il settore residenziale si articolava intorno ad un peristilio e su due lati era delimitato da un porticato con colonne in muratura. Degli ambienti messi in luce sul lato orientale del peristilio, solo cinque hanno avuto un’adeguata documentazione fotografica che ha permesso di ubicare con precisione le strutture.

Le pareti erano decorate in III e IV stile e gli ambienti hanno anche restituito oggetti legati alla vita quotidiana, all’ornamento personale e al culto domestico dei residenti. Del settore produttivo, invece, non si hanno informazioni tali da poterlo ubicare in maniera precisa, ma sicuramente doveva essere dotato di un torcularium, di una cella vinaria e di altri ambienti per lo stoccaggio delle derrate prodotte dal fondo agricolo che circondava la villa. Di incerta posizione anche un lararium dipinto su un angolo del cortile.

I resoconti degli scavi del Marchese Imperiali sono stati pubblicati nel 1994 dall’allora Soprintendenza di Pompei con una monografia. Ulteriori resti di strutture sono state trovate in maniera casuale nel corso degli anni e dalla stessa Soprintendenza nel 1955, ma l’incuria e l’abbandono hanno fatto si che la zona fosse preda di scavi clandestini individuati solo grazie alle proficue indagini svolte dai Carabinieri.

Questi professionisti dell’illecito avevano infatti realizzato dei cuniculi che seguivano perfettamente le pareti perimetrali degli ambienti, provocando irreparabili brecce nei muri antichi, danneggiamento degli intonaci e la perdita di importantissimi reperti e strati archeologici. L’esigenza di interrompere questo scempio, ha portato finalmente l’avvio di nuovi scavi grazie alla sinergia tra il Parco Archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata.

Gli archeologi hanno individuato una mangiatoia lignea di cui è stato possibile realizzare il calco, così anche di uno dei due cavalli che si trovavano all’interno. Ulteriori indagini hanno poi successivamente permesso di portare alla luce integralmente l’ambiente e hanno messo in luce anche la parte restante di un secondo cavallo e di un terzo equide sfuggito all’attenzione degli scavatori clandestini, ritrovato integro con l’apparato scheletrico completo in connessione, bardato con morso e briglie in ferro e sull’osso occipitale, tra le orecchie, elementi decorativi in bronzo applicati probabilmente su elementi di cuoio non rinvenuti.

Un fiore bianco dipinto su una parete con fondo nero e un graffito con il nome di una bambina, Mummia, sono invece le ultime scoperte da un ambiente, la volta di un criptoportico della villa.

Questi ritrovamenti hanno portato anche a fare delle ipotesi sul proprietario della residenza, forse un generale o un illustre cittadino di Roma appartenente all'illustre famiglia dei Mummii, come sembra suggerire quel nome graffito sul muro che sarà oggetto di studi assieme ad altre iscrizioni da parte del noto studioso ed epigrafista Antonio Varone. La villa venne solo parzialmente danneggiata da alcune scosse pre-eruzione del 79 d.C. e sarà ancora oggetto di scavi sistematici così da restituirla al territorio e sottrarla agli scavatori clandestini.

Foto: Parco Archeologico di Pompeii


Il sito di Pompei pronto alla riapertura. Dal 26 maggio alla scoperta di domus inedite

Dal 26 maggio riapre anche il Parco Archeologico di Pompei con un percorso di visita che rientra nella fase 1 di riapertura che non deluderà gli appassionati visitatori. Tra restrizioni, contingenze e percorsi in sicurezza per evitare assembramenti, il Parco chiarisce cosa sarà possibile visitare e quali percorsi obbligatori bisognerà seguire:

Ingresso unico da Piazza Anfiteatro con possibilità di uscita da Piazza Esedra o Porta Marina o attraverso il Tempio di Venere. Il percorso di visita sarà a senso unico e segnalato con apposita cartellonistica. Sarà possibile passeggiare all’interno dell’Anfiteatro, nel giardino della Palestra grande e nei Praedia di Giulia Felice, ma anche attraversare la necropoli di Porta Nocera, l’Orto dei fuggiaschi, arrivare al quartiere dei teatri e al Foro triangolare. Da via dell’abbondanza, inoltre, si potrà raggiungere il Foro con tutti i suoi edifici pubblici e religiosi, visitare lo spazio esterno delle Terme Stabiane o risalire via Stabiana fino a via del Vesuvio dove ammirare la casa di Leda e il cigno, la domus gli Amorini Dorati e le Terme centrali.

Presso Piazza Anfiteatro sarà disposto dalle 9 alle 13.00 anche un servizio di visite guidate a cura delle Guide della Regione Campania e Nazionali, mentre per i visitatori con difficoltà motoria da Piazza Anfiteatro si potrà seguire il percorso Pompei per Tutti.

Domus Cornelia Peristilio

Siamo lieti di annunciare finalmente la riapertura di Pompei - dichiara il Direttore Generale Massimo Osanna – e di consentire il riavvio delle attività turistiche, che daranno respiro a tante categorie che di cultura e turismo vivono. Le attività di manutenzione, grazie al lavoro dei tanti restauratori, operai e tecnici del Parco, non si sono mai fermate in questo periodo, al fine di garantire la tutela e la salvaguardia del sito ed essere pronti alla ripartenza. Riapriamo nel pieno rispetto della normativa, ma anche con novità che arricchiranno gli itinerari, trasformando le limitazioni di una visita con percorsi contingentati e obbligati, in un’opportunità di approfondimento. Sarà una Pompei da godere senza fretta e con maggiore tranquillità. Inoltre, già nella prima fase sarà possibile attraversare tutta la città, dall’Anfiteatro al Foro, anche con possibilità di seguire un itinerario del verde dei giardini pompeiani. Dai Praedia di Giulia Felice, agli Amorini dorati, alla Casa di Cornelio Rufo, riaperta dopo lungo tempo, ai giardini della Palestra grande e alla stessa necropoli di Porta Nocera o al vigneto dell’orto dei fuggiaschi. La prima fase sarà occasione, soprattutto, per le comunità dell’area vesuviana di tornare in un luogo, Pompei, che più di ogni altro rappresenta l’identità di un territorio e che si trasforma in un vero Parco urbano. Dalla seconda fase speriamo di poter accogliere visitatori da più parti di Italia e riprendere le numerose iniziative in programma, dalle mostre alle riaperture di ulteriori domus restaurate, ma anche di proseguire in maniera spedita con i vari cantieri in corso e avviare i nuovi progetti di scavo.”

Casa degli Amorini Dorati

I fruitori potranno visitare già in queste prime due settimane alcune case dotate di ampi spazi, giardini e una domus assolutamente inedita, quella di Cornelio Rufo con un bel giardino colonnato appena restaurato.

La seconda fase, prevista dal 9 giugno, vedrà poi l'ingresso dalle altre due porte d’accesso al sito quali Porta Marina e Piazza Anfiteatro con la riapertura di ulteriori nuovi spazi inediti della città, sempre con le modalità di sicurezza previste già nella fase di apertura uno.

Palestra: Foto Pier Paolo Metelli

Prezzo agevolato per il biglietto: 5 euro fino all’8 giugno, acquistabile esclusivamente online sulla piattaforma www.ticketone.it. Gli orari di visita saranno i seguenti: 9-19.00 con ultimo ingresso alle ore 17.30 e con un giorno, il lunedì, di chiusura settimanale. Al momento dell’acquisto sarà possibile scegliere la fascia oraria d’ingresso che avverrà per un massimo di 40 persone per volta ogni 15 minuti. Il ticket dovrà essere mostrato all’ingresso, direttamente sullo smartphone o dal tablet (QRcode) o già stampato da casa su carta. Invariate rimarranno le agevolazioni o le gratuità il cui accesso dovrà essere prenotato sempre dal sito online d’acquisto; l’abbonamento Pompei365 sarà prorogato per il numero dei giorni corrispondenti alla chiusura del sito.

Foro di Pompei: Foto Cesare Abbate

I visitatori dovranno rispettare le misure di distanziamento di 1 metro all’aperto e 1,50 al chiuso all’interno del sito e all’esterno e all’arrivo saranno sottoposti a misurazione della temperatura corporea che non dovrà superare i 37.5 gradi, ed indossare obbligatoriamente la mascherina per tutto il percorso. Tutte le informazioni relative alle misure di contenimento, alle modalità di visita e ai percorsi da seguire saranno fornite ai visitatori attraverso appositi monitor presenti agli ingressi e cartellonistica. Saranno garantiti dispenser di gel igienizzante all’ingresso e presso i servizi igienici.

 

 


Il paesaggio verde di Pompei tra orti e giardini illusionistici

Immaginare Pompei come una città con ampi spazi dedicati al verde oggi è difficile. Ma grazie agli affreschi presenti in molte domus con raffigurazioni di giardini fantastici e agli ampi studi di archeobotanica, gli studiosi oggi sono riusciti a ricostruire quella che doveva essere l’area verde sia di una residenza privata sia del verde comune.  Nel momento stesso in cui la città tornò alla luce, il verde cominciava a ricoprire gli spazi, complice il fertile terreno vulcanico e la mitezza del dolce clima campano.

Blick auf das große Theater von Pompeji, 1793, Gouache über Feder in Braun und Grau, 587 x 850 cm, Klassik Stiftung Weimar, Graphische Sammlungen. ah309

Non essendo avvertita l’esigenza di manutenzione del monumento e complice l’aurea romantica delle ruine, la vegetazione non destava preoccupazione. Molte le testimonianze letterarie e pittoriche arrivateci grazie ai viaggiatori del tempo. In particolare, molti vedutisti esaltavano la presenza di piante che selvagge e incolte correvano sulle creste dei muri o si inerpicavano sulle colonne.

L’immagine del verde è stata ripresa solo recentemente a Pompei, grazie anche al prezioso studio e alle campagne di garden archaeology promosse da Wilhelmina Jashemski o al lavoro di Anna Maria Ciarallo dove si è potuto ricostruire un ampio repertorio botanico e floristico che documentano le molteplici varietà e diversità biologiche che disegnavano il verde di Pompei e che popolavano una città romana di I secolo d.C.

Casa degli amanti, giardino. Foto: Alessandra Randazzo

Dopo l’unità d’Italia e l’apertura al pubblico degli scavi, la gestione del verde venne ripensata con l’eliminazione delle piante infestanti e la cura di quegli arbusti che andavano ad introdursi con le radici all’interno di cavità murarie, ormai diventate un tutt’uno con l’architettura. Inoltre, vennero sostituiti i platani, la cui manutenzione era particolarmente costosa, con la messa a dimora di pini marittimi così da creare ampie porzioni d’ombra per i visitatori, mentre cipressi furono piantati a bordura di giardini e domus. Ulteriori cambiamenti avvennero in epoca fascista, quando ad essere messe a dimora furono piante esotiche e palme all’interno delle domus aperte al pubblico e nei viridaria.

Casa del Frutteto. Foto: Alessandra Randazzo

La creazione di un Laboratorio di Ricerche Applicate all’interno del sito a partire dagli anni ’80 è stato inoltre un prezioso incentivo per lo studio di tutti gli spazi verdi pubblici e privati di Pompei, soprattutto perché si è riusciti a restituire una corretta immagine, molto vicina a quella riscontrata sugli affreschi dei giardini della città vesuviana. Le fonti antiche, le rappresentazioni pittoriche e le analisi archeo botaniche hanno permesso in molti casi, grazie alla scoperta di pollini e semi, di ricostruire in vivo le specie coltivate all’interno dei viridaria. Nelle aiuole si è così scoperta una certa preferenza per i sempreverdi e i ginepri ma anche per le piante medicinali e coronarie, cioè mirto e alloro, per intrecciare corone, oltre a fiori e alberi da frutta.

Ma i giardini non ospitavano solo verde e così si diffonde la moda tutta orientale di arricchire gli spazi con fontane, ninfei, vasche ed euripi oltre a statue di bronzo e di marmo, tutti tipici elementi dei grandi parchi delle ville d’otium piuttosto che delle case urbane. Questi spazi venivano così ad offrire luoghi riservati da far ammirare agli ospiti ma anche dove poter passeggiare tranquillamente lontano dal trambusto domestico a godere del paesaggio.

Giardino con euripo di Loreio Tiburtino. Foto: Alessandra Randazzo

Nelle tipologie abitative più arcaiche, non esisteva un vero e proprio giardino ma era preferibile, anche per l’economia familiare, avere a disposizione un ricco hortus, orto coltivato, per la produzione di verdura e frutta. Verso la fine del II secolo a.C. e poi soprattutto a partire dal I secolo a.C., l’hortus viene circondato da un peristilio che progressivamente acquisisce le caratteristiche di un vero e proprio giardino. Ad influenzare questa moda, sicuramente le tendenze che provenivano dall’oriente e in particolar modo dalla cultura ellenistico-alessandrina. Vaste aree della casa furono così destinate a verde che divenne parte integrante delle abitazioni più lussuose grazie a giardinieri professionisti che diedero vita all’ars topiaria: il giardinaggio.

Casa della Venere in conchiglia. Foto: Alessandra Randazzo

In questi giardini, più o meno estesi, venivano coltivati peschi e limoni che le moderne tecniche di scavo permettono di riconoscere attraverso i resti dei pollini, dei legni, dei semi e hanno permesso l’identificazione delle specie coltivate, mentre i vuoti lasciati nel terreno dalle radici stabiliscono la dislocazione delle essenze messe a dimora. Alcune colture hanno avuto un’importanza particolare all’interno dell’economia della stessa città; in particolare i quartieri che si sviluppavano intorno all’area dell’Anfiteatro hanno restituito tracce di vigneti e di spazi verdi con diverse destinazioni d’uso.

Nella foto la raccolta nel Foro Boario davanti al grande anfiteatro.
Ph. Ciro Fusco

La fertilità del suolo permetteva una coltura estensiva ed intensiva per cui si privilegiava, soprattutto in vista della conservazione, ortaggi che potevano essere immersi in aceto o salamoia, per poi essere consumati durante l’anno in conserve. Tra i frutti invece noccioli, fichi, meli, peri, uve da tavola, che potevano essere consumati sia freschi che secchi o pesche che erano conservate nel miele. Importante il ritrovamento qualche tempo fa anche di un’area destinata a vivaio di essenze arboree che ha permesso l’identificazione delle specie più comuni coltivate nei ricchi giardini pompeiani.

Un’eco del lusso del verde pompeiano lo possiamo trovare oggi nelle pitture parietali che adornano i triclini delle case e che presentano una grande varietà di alberi, specie vegetali, uccelli di ogni specie e fontane monumentali, spesso utilizzati come prospettive illusionistiche per ampliare verso un immaginario spazio esterno un ambiente interno.

Frutteto. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Un mirabile esempio di ricchezza del verde è dato dai bellissimi affreschi che ci ha restituito la Casa del Frutteto, dove è possibile ammirare limoni e corbezzoli, piante da frutto e ornamenti da giardino e un albero di fico a cui è attorcigliato un serpente, simbolo di prosperità e ricchezza. Una vegetazione degna di un paradiso terreste avvolge il riposo degli antichi abitanti di questa dimora che conserva uno dei più begli esempi di pittura da giardino rinvenuta in città. A differenza di quanto attestato in altre abitazioni dove la pittura da giardino era riservata solo alle stanze di rappresentanza, qui alcuni ambienti sono arricchiti oltre che da un verde lussureggiante anche da motivi prettamente egittizanti con riferimenti alla dea Iside, indizio di una devozione particolare del proprietario della casa al mondo orientale. Ma a caratterizzare gli ambienti anche statue faraoniche, rilievi con il bue Api e figure egizie, idrie e situle che si mescolano a vasi-fontana e quadretti con Dioniso.

Frutteto. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Altri giardini, forse letterari in quanto gli scavi non hanno confermato le notizie, sono quelli che nel 1841 visita Alexandre Dumas nella Casa del Fauno: “Alle spalle è un giardino che doveva aver tutto disseminato di fiori; in mezzo a quei fiori sgorgava una fontana che ricadeva in un bacino di marmo. Intorno intorno si sviluppava un portico sostenuto da ventiquattro colonne di ordine ionico, oltre le quali si scorgevano ancora altre colonne e un secondo giardino, piantato a platani e lauri, alla cui ombra sorgevano due tempietti consacrati agli dei lari”.

Casa del Fauno.

Una visita a Pompei permetterà quindi di affacciarsi nel verde di una città antica e di una abitazione privata ma anche di riposare la mente su quel prezioso patrimonio ricostruito di odori, colori e piante che la città e il sapiente lavoro di specialisti ci ha permesso di studiare.

https://www.facebook.com/pompeiisoprintendenza/videos/636311670499484/


Attività commerciali a Pompei. A cosa serviva una fullonica?

L’attività di una fullonica era una delle più redditizie per quanto riguarda l’economia dell’antica Pompei, diverse erano sparse per la città, ma le due più importanti si trovavano su due degli assi viari principali: via dell’Abbondanza e via Stabiana.

Ma cos’è una fullonica? Oggi potremmo chiamarla “lavanderia”, ma l’articolazione interna dei vari passaggi è ben più complessa. Si trattavano non solo vesti usate che venivano portate a lavare ma l’attività della fullonica si concentrava anche nel lavaggio di vesti e tessuti nuovi appena lavorati che dovevano splendere per poi essere esposti e venduti al mercato. A volte questi venivano anche tinti, si sa infatti che il colore nell’abbigliamento romano era sinonimo di ricercatezza ma anche possibilità di seguire la moda del momento. Economicamente non era costoso portare un vestito in lavanderia, il lavaggio costava un denario e gli affari dovevano girare abbastanza bene se si pensa che l’affitto annuo di una fullonica arrivava ad essere di 1652 sesterzi.

fullonica Stephanus Pompei
Fullonica di Stephanus. Foto: Alessandra Randazzo

La prima fase prevedeva il ripulire il tessuto, questo avveniva in una vasca di forma ovale e gli schiavi pestavano con i piedi in un misto di acqua, soda e urina. La fullonica si sa, non era di certo un luogo profumato, ma l’urina umana o animale era molto ricercata per questo lavoro. La quantità richiesta era cospicua ogni giorno, e la più pregiata sembrava essere quella di dromedario che addirittura veniva portata dall’Oriente. Non potendone però farne arrivare una quantità tale per tutto il lavoro necessario, agli angoli della strada spesso venivano messe delle anfore con un’apertura laterale dove chiunque poteva depositare; regolarmente poi passava uno schiavo della fullonica a ritirare il contenuto.

Fullonica di Veranius Hypsaeus. WolfgangRieger / Public domain

Ai tempi dell’imperatore Vespasiano aveva fatto scandalo la tassa sull’urina usata dalle tintorie, tanto che le voci di protesta arrivarono fino all’imperatore che pronunciò la famosa frase “Pecunia non olet”, "i soldi non puzzano", proprio perché l’utilizzo fruttava molto.

Terminato il lavaggio, su vasche messe a livelli diversi e comunicanti fra loro a cascata, venivano sciacquati con cura i panni pigiati prima per eliminare ogni traccia di ciò che si era usato. Anche qui le sostanze utilizzate erano importate; per questa fase si prevedeva l’uso di argilla smectica del Marocco, oppure dell’isola di Ponza e continuava così il lavaggio e la battitura per rendere la trama dei tessuti più compatta.

A questo punto non restava che stendere i “panni” e l’ampio terrazzo sembrava essere il luogo più adatto, lì avveniva anche la zolfatura dove i panni bianchi venivano stesi sopra un piccolo braciere ingabbiato da canne (vimea cava)  che emanava esalazioni. Ultimo passaggio non poteva che essere la stiratura. I panni li si stirava sotto grandi presse a vite e dovevano assolutamente risultare privi di pieghe.

fullonica Stephanus Pompei
Fullonica di Stephanus. Foto: Alessandra Randazzo

Ancora oggi passando per la Regio I 6,7 è possibile ammirare uno dei luoghi dove avveniva tutto ciò, proprio nella Fullonica di Stephanus. Lo scavo venne effettuato per la prima volta tra il 1912-1913, e quello che vediamo oggi è la risultante di un’ulteriore modifica avvenuta già nell’antichità.

Gli ambienti in cui si articola la fullonica derivano infatti da una precedente abitazione, una casa ad atrio e peristilio, ristrutturata dopo il rovinoso terremoto del 62 d.C., cambiando così l’uso dei locali originali e riadattandoli a quelle della nuova attività commerciale. Gli ambienti principali e tipici di una domus come l’atrio, la sala da soggiorno (l’oecus), e il triclinio vennero trasformati e dotati di vasche per la lavorazione, così come l’impluvium dell’atrio che venne dotato di una vasca a bordi alti.

La corporazione dei fullones ricopriva un ruolo molto importante all’interno della vita economica e politica della città di Pompei, come mostrano le numerose iscrizioni elettorali, visibili anche nell’officina di Stephanus, e la dedica della statua di Eumachia nell’edificio fatto costruire da lei stessa nel Foro. La corporazione era dotata anche di un animale totem, l’ulula (la civetta) sacra a Minerva.

Stephanus non sopravvisse alla catastrofe del 79 d.C. Il suo corpo venne ritrovato al momento dello scavo della domus presso l’ingresso. Portava con sé un gruzzolo di monete, l’ultimo incasso di una ricca giornata lavorativa.

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Dai crolli al riscatto. A Pompei riaprono tre importanti domus

Pompei come simbolo di rinascita e di best practice nel mondo. In cinque anni, da città afflitta quasi quotidianamente dai crolli a modello internazionale, così si presenta Pompei ad un sempre più numeroso pubblico di visitatori grazie al lavoro di tecnici specializzati che sono riusciti a vincere importanti sfide riportando l'antica città vesuviana ad una situazione stabile di manutenzione ordinaria.

Pompei casa degli amanti
Foto: Pompei Parco Archeologico

Il grande cantiere di lavoro che ha portato alla messa in sicurezza delle Regiones I, II, III si è concluso dopo 15 mesi e ha interessato un’area nel quadrante sud orientale della città solo parzialmente scavato, compreso tra via dell’Abbondanza a sud e via di Nola a nord. Specifici lavori di restauro strutturale hanno permesso inoltre di mettere in sicurezza gli apparati decorativi di domus, botteghe ed edifici, oltre al rifacimento delle coperture. Resta in via di completamento il consolidamento dei fronti di scavo con 3 km di perimetro che costeggia l’area non scavata di Pompei con il cosiddetto cuneo della Regio V dove già dalla fine del 2018 i visitatori possono ammirare il cubicolo di Leda e il cigno, uno dei ritrovamenti più importanti e suggestivi della Regio V.

Foto: Alessandra Randazzo

La casa degli Amanti è stata riaperta dopo una chiusura di 40 anni. Portata in luce nel 1933 prende il nome da un graffito inciso in esametri che recita: “Amantes, ut apes, vitam melitam exigunt. Velle”. (Gli amanti come le api trascorrono una vita dolce. Magari). La domus che è sita nella Regio I si presentava in una situazione di estrema precarietà strutturale, tanto che, dopo il sisma degli anni ’80, si era reso necessario puntellare la copertura dell’atrio e del peristilio che aveva così occultato la lettura degli spazi e stravolto la vista delle decorazioni parietali. Negli anni la situazione era peggiorata tanto che l’accesso era stato interdetto anche ai tecnici.

Foto: Alessandra Randazzo

Di questa bella domus rimane pressoché intatto anche il secondo piano del peristilio, un tempo accessibile mediante una scala di cui ancora oggi è possibile vederne la traccia sulla parete di fondo. Il secondo piano sembra essere stato aggiunto in una fase edilizia riconducibile al I secolo d.C. e il buono stato di conservazione ha permesso, già dopo lo scavo, di recuperarne la configurazione originaria ridando a Pompei una percezione spaziale che è un unicum qui nella città vesuviana. La decorazione parietale si scandisce tra II e IV stile  nel corso del I secolo d.C. e alcuni oggetti che sono stati ritrovati nella casa hanno trovato esposizione all’interno di una vetrina collocata nell’atrio secondo il concetto di museo diffuso già portato avanti in altri edifici.

Pompei casa del frutteto
Foto: Alessandra Randazzo

Di pianta regolare, la domus del Frutteto venne scavata parzialmente nel 1913 e poi nel 1951. Presenta il classico impianto su atrio attorno al quale si dispongono vari ambienti tra cui, nella parte posteriore, un triclinio estivo utilizzato durante la stagione più calda in alternativa allo spazio interno. Raffinatissime sono le pitture dei cubicola. A differenza di quanto attestato in altre abitazioni dove la pittura da giardino era riservata solo alle stanze di rappresentanza, qui alcuni ambienti sono arricchiti oltre che da un verde lussureggiante anche da motivi prettamente egittizanti con riferimenti alla dea Iside, indizio di una devozione particolare del proprietario della casa al mondo orientale. Ma a caratterizzare gli ambienti anche statue faraoniche, rilievi con il bue Api e figure egizie, idrie e situle che si mescolano a vasi-fontana e quadretti con Dioniso. La casa è stata interessata da interventi di messa in sicurezza e da importanti lavori di restauro degli apparati decorativi.

Foto: Alessandra Randazzo

Da un graffito inciso su una parete del peristilio e raffigurante una grande nave da carico di nome Europa prende il nome l’omonima casa. Il nucleo originario risale al III secolo a.C. ma nel corso del tempo ha subito diverse modifiche e ampliamenti che l’hanno portata, nella sua veste attuale, a presentare un ampio peristilio con ambienti disposti sia sul versante nord che occidentale. Alcune colonne in tufo del peristilio e decorazioni in I stile richiamano alla memoria le fasi più antiche e di maggior splendore della domus. Nell’ultima fase di vita, l’abitazione doveva presentare anche un’attività produttiva legata all’agricoltura; il settore retrostante della casa era occupato da un ampio spazio verde posto su due livelli.

Pompei Massimo Osanna
Massimo Osanna. Foto: Pompei Parco Archeologico

A Pompei non è più il tempo delle emergenze. Abbiamo davanti a noi nuove e importanti sfide per la tutela, la conoscenza e la valorizzazione degli scavi e del territorio”, così il direttore Massimo Osanna al termine di questa importante giornata per la città di Pompei.


Pompei al MANN. Ecco la nuova collezione sugli oggetti

Il Museo Archeologico di Napoli riapre la collezione degli oggetti della vita quotidiana nelle città vesuviane. Sono cinque le sale che ospitano reperti provenienti dai siti colpiti dall’eruzione del Vesuvio che si datano tra la fine del I secolo a.C. e il 79 d.C.

'C'è più Pompei da oggi al MANN: nella 'nuova' sezione dedicata alla vita quotidiana delle città vesuviane, riaperta a tempo record dopo due mesi, trovano posto reperti mai visti. Come lo straordinario piatto in vetro cameo bianco e blu, numerose terracotte e preziose suppellettili sono 'emerse' dai depositi, il nostro immenso 'giacimento' finalmente oggetto di uno storico riordino. Un lavoro che può definirsi quasi di scavo e di ricerca e che si affianca, in parallelo, a quello del Laboratorio di Restauro interno. Ancora più ricca, questa collezione unica al mondo, dal vasellame agli argenti, dagli strumenti chirurgici a quelli musicali, ci rivela il gusto per la bellezza ed anche le usanze domestiche di donne e uomini di duemila anni anni fa. Il riallestimento compiuto con passione dai nostri archeologi accompagnerà con maggior chiarezza e semplicità la meraviglia dei visitatori'', commenta il Direttore del Museo, Paolo Giulierini.

Per la prima volta sarà possibile ammirare una patera in vetro cammeo (I secolo a.C. - I secolo d.C.), uno splendido piatto bianco e blu, mai esposto in passato e ritrovato nella Casa del Poeta tragico di Pompei a denotare il prestigio del suo proprietario. Focus anche sulla religione domestica con l’allestimento di un nuovo nucleo di terrecotte votive, circa dieci esemplari provenienti da Pompei, così come una selezione di oggetti in osso ed avorio. il percorso di visita si articolerà inoltre in cinque micro sezioni, ognuno rappresentato da una sala espositiva: strumenti chirurgici, strumenti da larario, lucerne, elementi di arredo, ceramica invetriata, ossi ed avori, vasellame bronzeo ed argenti provenienti dalla Casa del Menandro, vetri.

Il lavoro di restyling ha previsto anche una approfondimento dei contenuti e una traduzione in inglese. In armonia con la collezione Magna Grecia, i disegni dei pannelli saranno firmati da Silvia Pertile.


Un esercito di Lego Classicist pronto ad invadere i social

Grandi e piccoli, tutti conoscono i Lego. Ma gli appassionati del mondo classico non possono perdersi, grazie ai social, il progetto LEGO CLASSICIST. Da un’idea di Liam D. Jensen, alias The Lego Classicist, archivista storico australiano, un esercito di classicisti ha invaso il web e ha conquistato gli studiosi del mondo antico in un sapiente mix fatto di pop art e storica antica.

Come rivela lo stesso Liam, tutto è iniziato per caso. Ricreare studiosi classici in mattoncini Lego ha superato ogni aspettativa ed è stata una voluta celebrazione del mondo antico e soprattutto del lavoro dei tanti studiosi che in più svariati enti e campi adorano il loro lavoro e ci permettono di conoscere quanto più della storia e dell’archeologia. Elemento innovativo e inclusivo l’utilizzo dei social, dove Liam annuncia di volta in volta nuovi membri della famiglia Lego Classicist.

Liam al lavoro nella realizzazione di uno dei suoi LC

In breve tempo e grazie al folto numero di curiosi, il progetto è diventato internazionale. Il potere della comunicazione passa anche attraverso il gioco e la capacità di abbattere ogni tipo di frontiera è tipica anche dei famosi omini LEGO amati in tutto il mondo e capaci di creare sempre scenari e avventure diversi. Tanti sono i personaggi che hanno aderito alla famiglia LC tra cui Mary Beard la cui minifigure è diventata virale tanto da essere stata ripresa anche dal canale BBC, dalla prestigiosa rivista tedesca di archeologia, Antike Welt, dal giornale della Society of Antiquaries of London, SALON e dalla Cambridge University. La stessa Beard ha in seguito utilizzato la sua minifigure all’interno di un suo programma televisivo, Front Row Late.

L’Italia al momento può vantare ben tre personaggi ritratti in minifigure Lego: Alessandra Giovenco, archivista della British School at Rome, il Prof. Massimo Osanna, archeologo e Direttore del Parco Archeologico di Pompei e il Prof. Giacomo Pardini, archeologo e numismatico, docente presso l’Università di Salerno. Allora abbiamo chiesto proprio a Liam, di parlarci del suo progetto e di alcuni dei suoi più importanti personaggi.

LEGO CLASSICIST
Alessandra Giovenco, Massimo Osanna e Giacomo Pardini

Liam, quando e come è nato il progetto Lego Classicist?

La prima minifigure Lego è stata pubblicata sui social media il 20 febbraio del 2016, ma il nome Lego Classicist è stato pensato solo dopo altre 3 minifigure e così ho creato una pagina Facebook dedicata al progetto. Questo è stato il vero momento in cui è nato Lego Classicist.

Quanti classicisti include il progetto e chi fa parte della famiglia LC?

In questo momento la famiglia LC include 90 studiosi scelti direttamente nell’ambito della disciplina classica ma presto mi piacerebbe includere anche categorie differenti come egittologi e chiunque sostenga lo studio della storia non solo antica come conservatori, bibliotecari e archivisti.

Chi è stato il primo personaggio LC?

Tecnicamente la prima minifigure realizzata quasi per caso è quella del Dott. Tom Hillard, docente di storia romana e vecchio amico di famiglia. Ma Michael Turner, creatore e designer dei tre modelli famosi del mondo antico tra cui Lego Pompeii , Lego Colosseo e Lego Acropoli, può ritenersi il primo vero ispiratore per la famiglia Lego Classicist.

Dall’Australia hai conquistato il mondo dei classicisti. Ti aspettavi tutto questo clamore?

Tutto è iniziato come gioco tra me e i miei amici e mai avrei pensato al fatto che LC potesse raggiungere il mondo dei classicisti con così tanto entusiasmo.

L’Italia è stata rappresentata attraverso tre personaggi. Cosa ci puoi dire di loro?

Massimo Osanna e il suo alter LC

La minifigure del Prof. Massimo Osanna mi è stata richiesta dal Nicholson Museum, Università di Sydney che voleva omaggiare il Professore  e inserire il suo personaggio all’interno del modello Lego Pompeii. Due accademici dell’Università di Sydney hanno consegnato di persona il piccolo Lego e lui ha diffuso la notizia tramite il suo canale Twitter.

Alessandra Giovenco è archivista alla British School di Roma e ho avuto il grande piacere di conoscerla personalmente nel 2016. Le nostre conversazioni quotidiane mi hanno ispirato e così è entrata a far parte della famiglia LC. La minifigure le è stata consegnata dal Direttore della BTR a nome mio.

Giacomo Pardini con il suo LC

Infine, il Prof. Giacomo Pardini mi aveva taggato in una foto che lo ritraeva come minifigure Lego, realizzato da suo nipote, con la scritta “quasi Lego Classicist”. Da allora abbiamo avuto una fitta corrispondenza legata sia al mondo dei Lego che a quello dell’archeologia e quindi ho sentito la necessità di farlo divenire membro della famiglia LC anche se penso che la minifigure di suo nipote sia sicuramente migliore della mia! Il Prof. Pardini ha ricevuto giusto poche settimane fa la sua minifigure LC presso l’Università di Salerno.

Tutti e tre hanno risposto con grande entusiasmo che non può essere espresso a parole ma è visibile sui loro volti e nelle foto che mi hanno inviato assieme alle minifigures. I Romani hanno avuto un grande ruolo nella storia antica ed è giusto che nella famiglia LC ci siano molti altri membri in futuro.

Quale messaggio vuoi trasmettere attraverso il tuo progetto?

Spero che LC possa dare la possibilità a tutti di diffondere quanto più possibile il mondo antico e il suo studio. LC ha lo scopo di aiutare ad unire la comunità di classicisti così da evidenziare il loro lavoro e renderlo quanto più fruibile per tutti e ad un pubblico sempre più ampio. Il mondo LC vuole unire la classicità senza banalizzarla ma rendendola solo un po’ più giocosa.

Il primo Lego Classicist di questo 2020 è stato realizzato per il Prof. Pardini, ci puoi dire se ci saranno altri italiani nella famiglia?

Sono in contatto con un classicista italiano che spero presto possa entrare a far parte di LC e ne ho altri due in mente che saranno rivelati più in là.

Cos’è l’Internation Lego Classicism Day e come si svolgerà?

LEGO CLASSICIST

è un evento social che gestisco dal 2017 e che ricade proprio il 20 di febbraio. È l’anniversario dei Lego Classicist e mi piace utilizzare questa data per invitare tutti a festeggiare e celebrare la storia antica attraverso i mattoncini Lego. Ognuno lo può fare  a modo suo. Può condividere il suo modello Lego preferito, quello che ritrae Pompei al Nicholson Museum è il mio preferito, oppure puoi scattare una foto dove ci sono rovine classiche e una figura Lego seduta in un famoso sito antico. L’hashtag ufficiale di quest’anno è #LCD2020