Il relitto di Otranto fa luce sulla storia della Magna Grecia

Il relitto alto arcaico ritrovato nel canale di Otranto può gettare nuova luce sulla storia della Magna Grecia. Con l’ausilio di un mezzo sottomarino filoguidato (Remotely Operated Vehicle) e dotato di strumentazione ad alta tecnologia, gli archeologi della Soprintendenza nazionale per il patrimonio culturale subacqueo sono stati in grado di recuperare una parte del ricco carico del relitto.

Ventidue reperti tra ceramiche fini e anfore da trasporto provenienti da Corinto che grazie ai recenti studi sono stati datati alla prima metà del VII secolo a.C. Si tratta in particolare di tre anfore del tipo Corinzie A , dieci skyphoi di produzione corinzia, quattro hydriai sempre di produzione corinzia, tre oinochoai trilobate in ceramica comune e una brocca di impasto grossolano di un tipo molto comune a Corinto.

Il relitto di Otranto
Il relitto di Otranto. Foto: Ministero della Cultura

“Molto interessante il pithos, recuperato frammentario”, spiega Barbara Davidde, “con tutto il suo contenuto costituito da skyphoi impilati al suo interno in pile orizzontali ordinate. In questa fase, se ne contano almeno 25 integri, oltre a diversi frammenti pertinenti ad altre coppe. Il numero totale degli skyphoi ed eventuali altri elementi contenuti originariamente nel pithos saranno definiti attraverso uno scavo in laboratorio con la rimozione del sedimento marino”.

Il relitto di Otranto
Il relitto di Otranto. Foto: Ministero della Cultura

“La scoperta ci restituisce un dato storico che racconta le fasi più antiche del commercio mediterraneo agli albori della Magna Grecia, meno documentate da rinvenimenti subacquei, e dei flussi di mobilità nel bacino del mediterraneo – ha spiegato il Direttore dei Musei, Massimo Osanna, che ha visitato il laboratorio di restauro della Soprintendenza nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo, in occasione del 60° Convegno Internazionale di Studi sulla Magna Grecia,  e ha proseguito – è un  carico intatto che getta luce sulla prima fasi della colonizzazione greca in Italia meridionale, grazie anche allo stato di conservazione significativo che ci permette di capire quello che trasportavano: non solo cibi come olive, ma anche coppe da vino considerate beni di prestigio e molto apprezzate anche dalle genti italiche”.

Il relitto di Otranto
Il relitto di Otranto. Foto: Ministero della Cultura

I reperti attualmente si trovano nei laboratori di restauro della Soprintendenza istituita nel 2019 e preposta alla tutela, conservazione e ricerca dell’immenso patrimonio subacqueo del nostro Paese.

Il relitto di Otranto
Il relitto di Otranto, team. Foto: Ministero della Cultura

In considerazione dell’importanza del relitto, il Ministero della Cultura ha in previsione di procedere al recupero dell’intero carico che risulta costituito da circa duecento reperti, ancora sparsi sul fondale, di cui si dispone già di una mappatura georiferita, al restauro dei reperti e alla realizzazione delle analisi archeometriche sui materiali e archeobotaniche su residui organici e vegetali che potrebbero essere ancora presenti nel sedimento che riempie molte delle ceramiche recuperate, come per esempio in una delle anfore corinzie che ha restituito i resti di noccioli di olive.

https://www.youtube.com/watch?v=ROE-8IG7mBE

 


Pompei Regio V: apre il Termopolio e a breve nuove visite

La Regio V di Pompei ha permesso nel corso di questi ultimi anni di apportare ulteriori conoscenze all’archeologia e alla storia della città antica, consentendo a studiosi di varia formazione di aggiungere tasselli ulteriori ad una storia che oramai si intendeva quasi del tutto conosciuta.

Dal 12 agosto sarà possibile visitare il termopolio della Regio V di Pompei, portato in luce qualche mese fa che restituisce un bancone riccamente decorato su cui vi sono raffigurati una bella Nereide su cavallo in ambiente marino e l’attività stessa che si svolgeva nella bottega, una sorta di insegna commerciale che faceva da pubblicità.

Regio V Pompei
Regio V Pompei, Termopolio. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Quasi da riflesso, una scena singolare ritrovata al di sotto del bancone al momento dello scavo: anfore integre che erano da richiamo alla vendita. Diversi erano questi esercizi commerciali sparsi per la città, solo a Pompei se ne contano una ottantina e tutti situati sulle vie. Il Termpolio di Pompei sicuramente più celebre era quello di Asellina che sporgeva sulla celebre via dell’Abbondanza.

Regio V di Pompei
Regio V Pompei, Termopolio. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Il nome originariamente greco, deriva da ϑερμός «caldo» e πωλέω «vendere», stava genericamente ad indicare, sia nel mondo greco che romano, un luogo in cui si bevevano bevande, non solo calde, secondo l’etimologia della parola, ma anche fredde e di altri generi.

Gli alimenti e non solo, venivano conservati in grandi giare, dolia, che erano incassate nel bancone di mescita in muratura e venivano consumati abbastanza velocemente soprattutto da coloro che non rientravano a casa per il prandium, il pasto leggero del mezzogiorno.

Regio V Pompei
Regio V Pompei, Termopolio. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Per proteggere la struttura è stata realizzata una copertura lignea a protezione del bancone dipinto e si è proceduto al rifacimento del balcone a sbalzo su cui è stata collocata parte dell’originaria pavimentazione in coccio pesto rinvenuta nel corso dello scavo.

Le visite saranno possibili tutti i giorni dalle ore 12,00 alle 19,00 (ultimo ingresso ore 18,30), con accesso da via di Nola e uscita dal vicolo delle Nozze d’argento. Non è necessaria la prenotazione.

Regio V Pompei
Regio V Pompei, Termopolio. Foto: Parco Archeologico di Pompei

L’offerta si amplia e altri gioielli della Regio V saranno fruibili al grande pubblico attraverso delle apposite visite guidate: la Casa di Orione e del Giardino dove sono in corso ancora lavori di sistemazione in vista di interventi definitivi di restauro e coperte finalizzati ad una apertura permanente dell’area. Entrambe le abitazioni, riccamente decorate, sono state portate in luce durante i lavori di riprofilazione dei fronti di scavo e di messa in sicurezza della Regio V nell’ambito del Grande Progetto Pompei.

Le visite saranno possibili tutti i giorni dalle ore 16,00 alle 19,00 (ultimo ingresso ore 18,30). L’accesso è previsto ogni 20 minuti, per gruppi di massimo 5 persone per volta accompagnati da personale del Parco. Ingresso da via di Nola e uscita dal vicolo delle Nozze d’argento.

Regio V Pompei
Regio V Pompei, Casa del Giardino. Foto: Parco Archeologico di Pompei

“Sono molto lieto di vedere aperto al pubblico il termopolio al termine di tempestivi lavori di restauro dell’edificio rinvenuto nei nuovi scavi della Regio V – dichiara Massimo Osanna, Direttore Generale dei Musei – Per consentirne la pubblica fruizione è stato necessario procedere alla messa in sicurezza delle strutture, al restauro dei delicati affreschi e garantire la protezione di tutto l’ambiente con adeguate coperture. Ai visitatori che stanno tornando ad affollare le strade dell’antica città si restituisce una nuova esperienza di visita in un’area del tutto inedita.

Regio V Pompei
Regio V Pompei, Termopolio. Foto: Parco Archeologico di Pompei

La scoperta, avvenuta nell’ambito di un sistematico intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo, al fine di prevenire la minaccia del dissesto idrogeologico sulle strutture già in luce, ha costituito una occasione unica di ricerca interdisciplinare che ha portato a nuove acquisizioni sulla dieta e sulla vita quotidiana dei pompeiani. Un ringraziamento a tutto il team che ha contribuito alla straordinaria scoperta, alle successive ricerche e al bel progetto di fruizione.”

Regio V Pompei
Regio V Pompei, Termopolio. Foto: ©luigispina

 “L'apertura del thermopolium della Regio V di Pompei si pone in piena continuità con l'approccio adottato dal Grande Progetto Pompei sotto la direzione di Massimo Osanna, che ringrazio insieme a tutta la squadra per il lavoro eccezionale che è stato svolto aggiunge il Direttore Generale del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel Si tratta di un approccio integrato tra conservazione, ricerca e fruizione, che con l'apertura al pubblico giunge al suo compimento, mentre stiamo lavorando sulla progettazione del restauro della casa di Orione e della casa del Giardino.

Il progetto di scavo e restauro del thermopolium, che è partito da esigenze di tutela e di messa in sicurezza dei fronti di scavo, ha portato a scoperte straordinarie che ci aiutano a comprendere meglio anche i circa ottanta thermopolia già noti a Pompei. Con le visite accompagnate alle case ancora da restaurare vogliamo sensibilizzare il pubblico per il fatto che Pompei è un grande cantiere dove ricerca, conservazione e restauro continuano sulla base dell'innovazione e della collaborazione con importanti enti di ricerca nazionali e internazionali.”

https://www.youtube.com/watch?v=qQGOyGgNpwI

 

 


Pontecagnano. Dalla Tomba 10000 importanti informazioni sulla necropoli

È di qualche giorno fa la notizia del ritrovamento a Pontecagnano della "Tomba 10000", un numero eccezionale che testimonia l’importanza dell’insediamento etrusco-campano dal IX secolo a.C. e fino ad età romana. I lavori di scavo sono stati condotti nell’ambito di lavori di archeologia preventiva avviati dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino in un’area destinata alla realizzazione di un complesso residenziale.

Pontecagnano
Pontecagnano Tomba 10000. Foto: Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino

La sepoltura non è isolata ma fa parte di una necropoli impiantata nell’area a partire dal V secolo a.C. e con tracce di frequentazione fino alle prime fasi dell’insediamento romano. Il gruppo più consistente di tombe risale ad epoca sannitica, fine V – metà III secolo a.C. e restituisce un’immagine abbastanza precisa del costume funerario dell’epoca oltre a differenze interne riconducibili allo status sociale e all’età dei defunti.

Ponrecagnano
Pontecagnano Tomba 10000. Foto: Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino

La Tomba 10000 si caratterizza per essere una tomba a cassa, tipologia sepolcrale abbastanza frequente nella necropoli, che non utilizza come materiale edilizio il travertino, disponibile con facilità in loco, ma tufo grigio campano probabilmente d’importazione. Anche la messa in opera della struttura sepolcrale è molto raffinata: tre blocchi in tufo modanati costituivano la copertura della cassa realizzata con blocchi squadrati.

Pontecagnano
Pontecagnano Tomba 10000. Foto: Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino

L’inumato si conserva solo parzialmente, dal bacino ai piedi, lo scheletro infatti è stato intaccato da infiltrazioni di radici e probabilmente da animali. Dalla lunghezza dello scheletro e dalle dimensioni delle ossa si tratterebbe di un adolescente. Il corredo era costituito da un cinturone di bronzo che era indossato, da due coppe a vernice nera posizionate ai piedi, una di questa uno skyphos destinato al consumo del vino e riconducibile al simposio così come il cinturone, in uso secondo il costume maschile sannitico alla sfera guerriera. Assente è invece la lancia o il giavellotto che caratterizza specificatamente gli individui di sesso maschile adulti della comunità.

Sulla scoperta si è espresso anche il Direttore Generale dei Musei Massimo Osanna che dice che il fanciullo della Tomba 10000 di Pontecagnano è un importante e prezioso caso studio per la ricostruzione storica e archeologica del sito.

L’intensa collaborazione istituzionale tra Soprintendenza, Università degli Studi di Salerno e Museo di Pontecagnano è stata ricordata da Luigina Tomay e Antonia Serritella, che hanno rimarcato i risultati raggiunti in quasi sessant’anni di scavo e di ricerca, ben illustrati nel percorso espositivo del Museo Archeologico Nazionale “Gli Etruschi di frontiera”. Pontecagnano, inoltre, ha rappresentato per molte generazioni di archeologi un importante campo di formazione e studio e costituisce ancora oggi un punto di riferimento fondamentale per le attività didattiche dell’Ateneo salernitano.
Pontecagnano
Pontecagnano Tomba 10000. Foto: Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino

 


Augusto e quel sogno chiamato "TOTA ITALIA"

TOTA ITALIA, la formula con cui i popoli italici giurarono ad Ottaviano non ancora Augusto fedeltà nel 32 a.C. legittimando il suo comando nella guerra contro Marco Antonio e Cleopatra:

"Iuravit in mea verba tota Italia sponte sua et me be[lli] quo vici ad Actium ducem depoposcit"

Inaugurata pochi giorni fa presso le Scuderie del Quirinale, la mostra “TOTA ITALIA. Alle origini di una nazione” ha riscontrato un grande successo.

La narrazione, scandita dai preziosi reperti in prestito dai più importanti Musei Italiani, offre allo spettatore un viaggio a ritroso in quell’Italia ancora da formare, dove Roma a partire dal IV secolo a.C. comincia ad affacciarsi su una realtà pluristratificata di popoli e culture.

TOTA ITALIA. Statua di pugile in riposo I sec. a.C. Museo Nazionale Romano - Palazzo Massimo alle
Terme, Roma
credit: Museo Nazionale Romano - foto L. Mandato

Conosciamo pur con qualche difficoltà nella ricostruzione delle fonti e dei contesti archeologici, come il processo di unificazione che ha coinvolto diversi popoli italici non sia stato affatto facile. Roma nel corso dei secoli dovette affrontare nemici che avevano già basi consolidate in tutto il Mediterraneo. Ma è con la Guerra Sociale e con la successiva cittadinanza agli italici che si può considerare questo processo di unificazione come un qualcosa di possibile per Roma.

Da un concetto meramente geografico di Italia si raggiungerà pian piano a partire da Augusto quell’unità politica che porterà poi contro la guerra con Marco Antonio a far giurare tutte le comunità d’Italia a favore di Ottaviano. E questo giuramento non passerà certamente inosservato nella politica augustea, tanto da essere enfaticamente espresso anche nel testamento morale e politico del princeps, le Res Gestae, che “L’Italia unita aveva giurato per lui”.

TOTA ITALIA Augusto
TOTA ITALIA Augusto. Statua di Apollo lampadoforo I sec. a.C. Parco Archeologico di Pompei, Pompei

Siamo nel 32 a.C., ancora ben lontani da quel concetto di unità nazionale tipicamente moderna e post unitaria, ma le basi erano state gettate almeno per considerare TOTA ITALIA sottomessa sotto l'aquila di Ottaviano - Augusto.

L’Italia fu riorganizzata da un punto di vista politico e amministrativo in forme sorprendentemente moderne ma non bisogna pensare che le cose cambiarono o si modificarono in breve tempo. Il processo fu lungo, la penisola fu martoriata di guerre spesso fratricide, le guerre civili e sociali avevano esasperato tutti, si invocava la pace.

La conclusione delle guerre lasciava però aperta una difficile questione legata alla veste legale da dare al potere del nuovo vincitore. L'ipotesi di un regime apertamente monarchico progettato da Cesare era da scartare, il suo assassinio in Senato aveva difatti decretato il fallimento di questo disegno.

La soluzione adottata da Ottaviano, poi Augusto nel 27 a.C., era restauratrice nella forma ma rivoluzionaria nella sostanza, un punto di cesura nella storia romana. Nel 31 a.C. convenzionalmente si fa iniziare il Principato, il regime istituzionale che vede nelle mani di un reggitore unico il potere di Roma, un princeps.

"Fui superiore a tutti per autorità, pur non possedendo un potere superiore a quello degli altri che mi furono colleghi nelle magistrature"

La sottolineatura che Augusto fa nel suo testamento delle RES GESTAE evidenzia l'alone carismatico che circondava la sua persona e che ne faceva il vero principe, il primo uomo dello Stato. Augustus fu l'appellativo che gli diede il Senato, un appellativo che lo sottraeva alla sfera propriamente politica per proiettarlo in una dimensione sacrale e religiosa.

Il termine "Augusto" va ricollegato etimologicamente al verbo latino augere che significava "innalzare".

TOTA ITALIA Augusto.
Decorazione di uno scudo (episema) con Taras IV sec. a.C. dal santuario di Rossano di Vaglio Museo Archeologico Nazionale della Basilicata _Dinu Adamesteanu_, Potenza

Roma dal IV secolo a.C. incluse progressivamente nella sua orbita popoli di estrazione sociale e culturale diversi, a volte in maniera più o meno pacifica, la deditio in fidem era in genere praticata dai nemici vinti che preferivano affidarsi alla pietas di Roma, altri mostrarono fieramente un opposizione totale ai nuovi padroni con duri scontri che spesso lacerarono gli eserciti per anni.

Dalla Pianura Padana, al canale di Sicilia nel corso di quattro secoli si inchinarono tutti all’astro nascente. Popoli che nel corso della loro storia erano spesso interconnessi con il mondo greco, orientale, celtico e centro europeo subirono un processo di romanizzazione assumendo tratti sempre più uniformi nella lingua, nelle leggi, nei culti, nei modi di vivere e abitare, commerciare e seppellire i morti.

TOTA ITALIA Augusto
TOTA ITALIA Augusto.
Corona, Corredo di una tomba femminile III sec. a.C. Museo archeologico nazionale delle Marche, Ancona credit: Museo Archeologico Nazionale delle Marche su concessione della Soprintendenza
Archeologica, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, su concessione del Ministero della
Cultura.

La mostra TOTA ITALIA con una rappresentazione di opere altamente significativa, vuole raccontare le dinamiche e la trasformazione di queste varie culture italiche, muovendo dal variegato mosaico di differenze che si erano venute a creare sulla penisola italiana sin dall’età del Ferro fino alla progressiva costruzione di una identità nazionale pienamente romana.

La narrazione si spinge anche verso il grande sforzo organizzativo di Roma di superare la dimensione città-stato verso un’entità territoriale unitaria, articolata in colonie e municipia non soggette ad imposta fondiaria. Augusto divise inoltre l’Italia in 11 regioni che servivano in primo luogo per il censimento delle persone e delle proprietà, ma non vi erano funzionari amministrativi responsabili di queste suddivisioni.

TOTA ITALIA Augusto
TOTA ITALIA Augusto.
Ala di Vittoria I sec. a.C. Museo Nazionale Romano- Terme di Diocleziano, Roma
credit: Museo Nazionale Romano - foto L. Mandato

TOTA ITALIA con una rappresentazione coerente rappresenta così l’occasione di valorizzare l’importante patrimonio dei musei italiani, da nord a sud, rievocando la ricca pluralità culturale del nostro paese.

L’occasione è unica per vedere capolavori incredibili quali: il Trono decorato a rilievo delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini di Roma, il Ritratto di Augusto con il capo velato del Museo Archeologico Nazionale delle Marche, il Busto di Ottavia Minore del Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo alle Terme.

Tota Italia. Rilievo con processione funeraria
seconda metà I secolo a.C., da Amiternum, L’Aquila, Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo
Su concessione del Ministero della Cultura

Corredi funerari iconici come il Corredo della “tomba dei due guerrieri”, conservato presso il Museo Archeologico Melfese “Massimo Pallottino” e il Corredo di una tomba femminile proveniente dalla necropoli di Montefortino d’Arcevia e custodita presso il Museo Archeologico Nazionale delle Marche.

E ancora la Cista portagioielli con iscrizione in latino arcaico del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, il Sostegno di mensa con due grifoni che attaccano un cerbiatto del Museo Civico di Ascoli Satriano fino al celebre Rilievo con scena di battaglia tra un cavaliere greco e un persiano custodito presso il Museo Archeologico Nazionale di Taranto.

tota italia
TOTA ITALIA, volume ARTE'M

Ad accompagnare l'allestimento presso le Scuderie del Quirinale un prezioso volume edito da Arte'm, in cui attraverso i saggi dei curatori della mostra, Massimo Osanna, Stèphan Verger, Fabrizio Pesando, Carmela Capaldi et alii, viene ripercorso questo processo nazionale di unità fortemente voluto da Augusto, TOTA ITALIA.


Tota Italia

TOTA ITALIA. La mostra che unisce il sistema museale italiano

Riaprono le Scuderie del Quirinale e lo fanno con la mostra “Tota Italia. Alle Origini di una Nazione” dal 14 maggio al 25 luglio 2021.

Oltre 400 reperti in prestito per raccontare attraverso storie, culture, manufatti, il grande processo di unificazione che ha coinvolto i numerosi popoli italici nel corso della lunga storia romana, dal IV secolo a.C. all’età giulio-claudia. I curatori, Massimo Osanna e Stèphen Verger, hanno cercato di unire tutto il sistema museale italiano da nord a sud, rievocando la pluralità del patrimonio artistico italiano che sta alla base della storia del nostro paese.

Tota Italia
Tota Italia. 2) Corredo della “tomba dei due guerrieri” (part.) Corazza anatomica e elmo “a bottone”, di tipo Montefortino III secolo a.C., da Lavello Melfi, Museo Archeologico Nazionale del Melfese “Massimo Pallottino” Su concessione del Ministero della Cultura

Il titolo della mostra, “Tota Italia”, riprende nella sua forma la famosa formula di giuramento di Augusto, il primo che gettò le basi per un’unificazione nazionale sotto il dominio di Roma rendendo l’Italia un territorio quanto più omogeneo politicamente. Roma che si affaccia oltre i suoi confini prima con le guerre di territorio, poi contro gli Etruschi, i Sanniti, gli Osci, scende verso il meridione e si scontra-incontra con le poleis della Magna Grecia, tutte culture che nei secoli si erano rese protagoniste nel grande palcoscenico del Mediterraneo.

Lungo il percorso allestito su entrambi i piani delle Scuderie del Quirinale sarà possibile ammirare opere quanto più variegate che hanno identificato la cultura dei popoli italici prima dell’unificazione di Roma. Statue, ceramiche, elementi di arredo, testimoni del dialogo o della differenza fra Romani e Italici. Nella prima parte della mostra il focus sarà sulla varietas italica, dunque aspetti sociali, religiosi, artistici; nella seconda parte, invece, si racconterà il lungo periodo di guerre che caratterizzò l’Italia prima di Augusto e prima dell'unificazione sotto il dominio di Roma.

Tota Italia
Tota Italia. Decorazione di uno scudo (episema) con Taras
IV secolo a.C., dal santuario di
Rossano di Vaglio
Potenza, Museo Archeologico
Nazionale della Basilicata
“Dinu Adamesteanu”
Su concessione del Ministero della Cultura

Dodici regioni, dal Veneto alla Calabria, hanno fatto rete per raccontare un momento cruciale della storia di Roma, forse poco conosciuto nelle sue infinite sfaccettature e da un punto di vista che non è solo quello del vincitore ma anche del vinto che non muta le sue forme, la sua cultura ma si ibrida e si trasforma in qualcosa di nuovo, di eterno.

L’occasione è unica per vedere capolavori incredibili quali: il Trono decorato a rilievo delle Gallerie Nazionali Barberini Corsini di Roma, il Ritratto di Augusto con il capo velato del Museo Archeologico Nazionale delle Marche, il Busto di Ottavia Minore del Museo Nazionale Romano - Palazzo Massimo alle Terme; corredi funerari iconici come il Corredo della “tomba dei due guerrieri”, conservato presso il Museo Archeologico Melfese “Massimo Pallottino” e il Corredo di una tomba femminile proveniente dalla necropoli di Montefortino d’Arcevia e custodita presso il Museo Archeologico Nazionale delle Marche. E ancora la Cista portagioielli con iscrizione in latino arcaico del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, il Sostegno di mensa con due grifoni che attaccano un cerbiatto del Museo Civico di Ascoli Satriano fino al celebre Rilievo con scena di battaglia tra un cavaliere greco e un persiano custodito presso il Museo Archeologico Nazionale di Taranto.

Tota Italia
Tota Italia. Rilievo con navi da guerra
terzo quarto I secolo a.C., da Cuma
Napoli, Museo Archeologico Nazionale
©MANN archivio fotografico,
Foto Giorgio Albano

Massimo Osanna curatore della mostra: “Attraverso una selezione di opere di eccezionale rilevanza conservate nei principali musei italiani, con la mostra Tota Italia. Alle origini di una Nazione si è inteso proporre una riflessione su quel lungo e grandioso processo di unificazione culturale, linguistica e giuridica e di trasformazione degli assetti economici, sociali e territoriali che, sotto la spinta di Roma, portò le varie popolazioni dell’Italia antica a riconoscersi in un’unica grande entità comune.

Tota Italia
Tota Italia. 9) Rilievo con scena di battaglia
tra un cavaliere greco e un persiano
III secolo a.C.
Taranto, Museo Archeologico
Nazionale
Su concessione del Museo Archeologico Nazionale di Taranto

Nella prima parte della mostra, alcune delle più rappresentative testimonianze archeologiche delle culture proprie delle genti italiche illustrano la grande varietà dei modi di vivere e di esprimersi, di costruire e di abitare, di onorare i morti e di venerare le divinità diffusi nella Penisola prima della cosiddetta romanizzazione. Nel prosieguo del percorso espositivo, le marcate differenze tra i popoli tendono a sfumare gradualmente ed emergono con forza i tratti comuni e distintivi di quella Tota Italia che, dopo la guerra sociale e, definitivamente, al tempo di Augusto, riconobbe sé stessa come nazione unica e centro del mondo mediterraneo.

Una mostra corale, dunque, in cui opere provenienti da tanti musei italiani raccontano la storia di una straordinaria ricchezza culturale che affonda le sue radici nell’Italia più antica e nella prima, grande unificazione augustea della Penisola, e che permea ancora profondamente l’Italia di oggi attraverso i tanti lasciti di Roma nella cultura, nella lingua, nel diritto, ma anche nei confini regionali, nel tracciato delle strade, nelle città e nei paesaggi rurali”.

Tota Italia
Tota Italia. Rilievo con processione funeraria
seconda metà I secolo a.C., da Amiternum, L’Aquila, Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo
Su concessione del Ministero della Cultura

In occasione dell’apertura della mostra, le Scuderie del Quirinale presentano sui propri canali digitali una serie di appuntamenti legati all’approfondimento della mostra con diversi focus ed altre curiosità sulle origini dell’ideale di una nazione italica unita.


Civita Giuliana: ecco il carro cerimoniale dalla Villa suburbana

Ecco il Carro di Civita Giuliana, reperto straordinario dalla villa suburbana.

Siamo a 700 metri a nord fuori dalle mura di Pompei, in una villa sottratta a scavi clandestini grazie ad un accordo siglato tra Parco Archeologico di Pompei e la Procura della Repubblica di Torre Annunziata.

L’ultima attività di scavo ha portato al rinvenimento di un reperto unico e straordinario: un grande carro cerimoniale a quattro ruote con elementi in ferro, bellissime decorazioni in bronzo e stagno, resti lignei mineralizzati, impronte di elementi organici con resti di corde e di decorazioni vegetali.

Carro di Civita Giuliana.
Foto del Parco archeologico di Pompei

Il luogo del ritrovamento è antistante alla stalla che già nel 2018 aveva portato alla luce i resti di tre equidi, uno di questi con bardature da parata. L’eccezionalità della scoperta non può riferirsi solamente alla bellezza dell’oggetto in se, ma alla possibilità di ricostruire la storia della villa di Civita Giuliana, dei suoi abitanti e del momento della sua distruzione, causata come per il resto del territorio vesuviano dall’eruzione del 79 d.C.

Carro di Civita Giuliana, restauro. Foto del Parco archeologico di Pompei

Il progetto di scavo ha avuto il grande merito di interrompere le attività clandestine che attraverso tunnel e scavi hanno violato gli ambienti della villa e disperso una documentazione archeologica indispensabile per la conoscenza della villa stessa e del suo territorio. Le attività di ricerca si sono anche accompagnate, con il procedere dello scavo, alla messa in sicurezza e al restauro di quanto emerso con la collaborazione di un team interdisciplinare formato da diverse figure professionali tra cui archeologi, architetti, ingegneri, rilevatori, restauratori, vulcanologi, antropologi e archeobotanici.

Dal punto di vista tecnico lo scavo ha raggiunto i sei metri di profondità rispetto al piano stradale; il carro è stato ritrovato in un ambiente che faceva parte di un portico a due piani aperto su una corte scoperta e tale ambiente risultava coperto da un solaio ligneo che ancora presentava l’ordito delle travi. Successive analisi archeobotaniche del legno hanno anche mostrato l’essenza utilizzata per il solaio, il legno di quercia decidua, un legno spesso utilizzato in epoca romana per gli elementi strutturali.

Solaio, ambiente del carro di Civita Giuliana.
Foto del Parco archeologico di Pompei

Solo dopo il  consolidamento del solaio e la sua attenta rimozione è stato possibile proseguire le indagini che hanno portato, sotto il materiale vulcanico, all’individuazione di un elemento di ferro quale primo elemento del carro cerimoniale di Civita che fortunatamente si è conservato in maniera quasi intatta nonostante i crolli e i cunicoli dei tombaroli che lo hanno solo lambito senza danneggiarlo.

Carro di Civita Giuliana cerimoniale parata
Carro di Civita Giuliana. Foto ®luigispina

La fragilità del carro ha costretto gli archeologi e i restauratori a intervenire con grande attenzione e perizia; un microscavo condotto dai restauratori del parco, specializzati nel trattamento dei legni e dei metalli, si è accompagnato alla colatura di gesso nelle cavità lasciate dal materiale organico permettendo di identificare alcune parti del veicolo come il timone e il panchetto con impronte di funi e cordami.

Carro di Civita Giuliana cerimoniale parata
Carro di Civita Giuliana. Foto ®Luigi Spina

La coltre di cinerite ha conservato le dimensioni originarie del carro e le sue singole parti; la sua struttura si compone di quattro alte ruote in ferro che sostengono un leggero cassone su cui era prevista la seduta contornata da braccioli e schienali metallici per una o due persone. La decorazione del cassone è molto ricca e articolata con lamine bronzee intagliate alternate a pannelli lignei dipinti in rosso e nero; sul retro la decorazione è terminata da una successione di medaglioni in bronzo e stagno con scene figurate, incastonati nelle stesse lamine bronzee e contornati da rilievi con scene a sfondo erotico. Altri medaglioni di minori dimensioni e sempre in stagno presentano amorini impegnati in diverse attività. Una piccola erma femminile con corona, di bronzo, arricchisce la parte inferiore del carro.

Carro di Civita Giuliana cerimoniale parata
Carro di Civita Giuliana. Foto ®Luigi Spina

L’esemplare ritrovato a Civita rappresenta un vero e proprio unicum in Italia, non solo per lo stato di conservazione ma anche perché non si tratta di un carro destinato per il trasporto dei prodotti agricoli e per le merci come i celebri esempi ritrovati nella Casa del Menandro a Pompei e nella Villa Arianna a Stabia; si tratterebbe, piuttosto, di un Pilentum, cioè di un veicolo da trasporto usato nel mondo romano in contesti cerimoniali.

Considerata l’estrema fragilità del carro di Civita e il rischio di un nuovo intervento dei tombaroli il team del Parco archeologico di Pompei, terminato lo scavo, ha trasportato i vari elementi del carro nei laboratori di Pompei dove i restauratori stanno procedendo a rimuovere il materiale vulcanico che ancora ingloba alcuni suoi elementi e a iniziarne i lavori di restauro e ricostruzione.

Carro di Civita Giuliana, restauro. Foto del Parco archeologico di Pompei

I lavori di scavo sono stati sistematicamente documentati anche attraverso le nuove tecnologie come il rilievo con laser scanner.

La prima stagione di scavi della villa di Civita ha portato in luce una struttura a pianta rettangolare in opus reticulatum su due piani e con cinque ambienti tutti interessati dal crollo delle tegole del tetto e del pavimento del piano superiore di cui è rimasta traccia solo nelle orditure delle travi. Uno degli ambienti ha permesso la realizzazione dei calchi in gesso di due arredi mentre un altro ambiente è quello che ha fatto emergere i resti dei tre equidi, adiacente a quello dove è stato ritrovato il carro. La bardatura di uno dei cavalli, con morso e briglie in ferro ed elementi decorativi in bronzo forse applicati su elementi di cuoio, potrebbe ricondurre ad animali utilizzati durante le cerimonie; anche per questo, sulla base delle notizie tramandate dalle fonti e dai pochi riscontri archeologici, il carro di Civita può essere identificato come un Pilentum.

Carro di Civita Giuliana cerimoniale parata
Carro di Civita. Foto ®Luigi Spina

E’ una scoperta straordinaria per l'avanzamento della conoscenza del mondo antico. – dichiara Massimo Osanna, Direttore uscente del Parco archeologico - A Pompei sono stati ritrovati in passato veicoli per il trasporto, come quello della casa del Menandro, o i due carri rinvenuti a Villa Arianna (uno dei quali si può ammirare nel nuovo Antiquarium stabiano), ma niente di simile al carro di Civita Giuliana.

Si tratta infatti di un carro cerimoniale, probabilmente il Pilentum noto dalle fonti, utilizzato non per gli usi quotidiani o i trasporti agricoli, ma per accompagnare momenti festivi della comunità, parate e processioni. Mai emerso dal suolo italiano, il tipo di carro trova confronti con reperti rinvenuti una quindicina di anni fa all’interno di un tumulo funerario della Tracia (nella Grecia settentrionale, al confine con la Bulgaria). Uno dei carri traci è particolarmente vicino al nostro anche se privo delle straordinarie decorazioni figurate che accompagnano il reperto pompeiano.

Le scene dei medaglioni che impreziosiscono il retro del carro rimandano all'eros (Satiri e ninfe), mentre le numerose borchie presentano eroti. Considerato che le fonti antiche alludono all’uso del Pilentum da parte di sacerdotesse e signore, non si esclude che potesse trattarsi di un carro usato per rituali legati al matrimonio, per condurre la sposa nel nuovo focolare domestico.

Se l’intera operazione non fosse stata avviata grazie alla sinergia con la Procura di Torre Annunziata, con la quale è stato sottoscritto un protocollo di intesa per il contrasto al fenomeno criminale di saccheggio dei siti archeologici e di traffico dei reperti e opere d’arte, avremmo perso documenti straordinari per la conoscenza del mondo antico”.


Pompei 79 d.C. Una storia romana in mostra al Colosseo

Pompei 79 d.C. Una Storia romana è la nuova mostra inaugurata al secondo ordine del Colosseo in cui si cerca di indagare il rapporto, fino ad ora inesplorato, fra le due realtà archeologiche più famose del panorama italiano, in un arco cronologico che va dalla seconda guerra sannitica all'eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.

L’esposizione vuole inoltre omaggiare un grande studioso e archeologo italiano recentemente scomparso, Mario Torelli, eccellente conoscitore del mondo antico  ma anche intellettuale impegnato che tanto ha trasmesso ai suoi allievi puntando sempre verso un’ottica interdisciplinare e senza frontiere.

Pompei 79 Foto: Alessia Cacciarelli

Pompei 79 d.C. Una storia romana si inserisce in un percorso già avviato che ha portato il Parco archeologico di Pompei al dialogo spesso con altre culture che in qualche modo hanno intrecciato la storia della città vesuviana. Egitto, Greci, Etruschi fino alla storia più recente di Pompei che dal Settecento in poi ha segnato moda, arte e cultura europea.

Le circa 100 opere accuratamente selezionate per la mostra dalla forte identità visiva affidata a Lorenzo Mattotti e con il progetto di allestimento e grafico a cura di Maurizio Di Puolo, illustrano in maniera emblematica il dialogo tra i due centri, facendo emergere il progressivo allineamento di Pompei ai modelli culturali che si impongono a Roma nel corso della formazione del suo dominio mediterraneo.

La mostra è suddivisa in tre grandi sezioni: la fase dell’alleanza, la fase della colonia romana, il declino e la fine, intervallate da intermezzi dedicati a due momenti cruciali che hanno segnato la lunga storia di Pompei: l’assedio romano dell’89 a.C. e il terremoto del 62 d.C.

Pompei-Roma. Foto: Alessia Cacciarelli

Quando Pompei “incrocia” Roma

Le fonti letterarie ricordano Pompei per la prima volta in occasione di alcuni scontri avvenuti tra Roma e Sanniti proprio durante il secondo scontro fra queste due potenze. Ma il secolo d’oro di Pompei si ha a partire dalla fine della guerra Annibalica quando la città sarà interessata da un boom demografico non indifferente. Non si tratta di un fenomeno isolato, ma interesserà tutto il II a.C., con un picco massimo soprattutto a partire dalla seconda metà del secolo. In città soprattutto, ci sarà una intensa e sistematica occupazione di quartieri e di ristrutturazioni di edifici in aree già occupate precedentemente, ma soprattutto vi sarà un trasferimento di residenti dell’agro verso la città e la costruzione di ville. Da questo momento, Pompei si troverà al centro di intensi scambi commerciali e umani, in particolare di cittadini italici che, intuendo le potenzialità geografiche del sito, utilizzeranno la città come scalo per i traffici marittimi.

Pompei 79. Foto: Alessia Cacciarelli

Da un’iscrizione ritrovata all’interno del Tempio di Apollo, sono emersi anche i rapporti tra Pompei e Roma, in particolare con un suo personaggio, quel Lucio Mummio che nel 146 a.C. aveva conquistato e distrutto Corinto e che a Pompei aveva donato degli oggetti preziosi per beneficiarla dell’aiuto apportato alla causa romana in Oriente. Si può ritenere certa, quindi, la partecipazione di Pompei alla guerra attraverso l’invio di denaro e di truppe. In questa cornice di grande sviluppo urbanistico ed economico, molto forti sembrano essere anche gli scambi con l’Egitto, sottolineati dalla costruzione in città di un Iseo. Il culto orientale che ebbe più presa in città fu quello della dea egiziana Iside che contò numerosi adepti anche tra i ceti più elevati. L’inserimento di Pompei nel più ampio scenario della politica romana, non ebbe però solo riscontri positivi. Allo scoppio della guerra sociale, Pompei e la vicina Stabiae furono tra le città insorte contro Roma per il diniego, da parte del Senato, dell’acquisizione della cittadinanza romana.

Pompei 79. Foto: Alessia Cacciarelli

La reazione della grande potenza non si fece attendere tanto che le fonti ricordano la presenza dell’esercito romano fuori le mura della città e del cui assedio, ancora oggi, numerosi sono i segni dei “bombardamenti” delle macchine da guerra sillane nei punti più esposti della cinta muraria della città. Pompei, infatti, nel corso della prima guerra civile romana aveva aderito al partito filo mariano che aveva avuto particolari consensi soprattutto nei ranghi delle città insorte durante la Guerra Sociale. Purtroppo gli esiti di questo schieramento furono disastrosi per la città e portarono nell’80 a.C. alla privazione del suo statuto di municipium e alla deduzione in colonia con il nome di Colonia Veneria Cornelia Pompeianorum con l’insediamento in pianta stabile di veterani dell’esercito sillano costituito da non meno di 2000 capifamiglia. Deductor della colonia fu Publio Cornelio Silla, nipote del dittatore, la cui operazione fu coadiuvata dall’intervento di due importanti personaggi, M. Porcius e C. Quintus Valgus, quest’ultimo ricordato da Cicerone come uno degli uomini più potenti e influenti della Campania.

Affresco con scena di rissa fra pompeiani e nocerini nell’anfiteatro di Pompei, 59-79 d.C.; da Pompei, Casa della
Rissa nell’Anfiteatro, peristilio (Napoli, Museo Archeologico Nazionale, inv. 8991)
Crediti: su concessione del Ministero per i Beni e le attività Culturali e per il Turismo / Museo Archeologico Nazionale,
Napoli, fotografia di Luigi Spina

L’annalistica romana, in particolare Tacito, tornò ad occuparsi della città per un episodio che accadde nel 59 d.C. relativamente alla squalifica dell’anfiteatro per dieci anni imposta dall’imperatore Nerone. Durante uno spettacolo con gladiatori organizzato dal pompeiano Livineius Regulus, un personaggio piuttosto conosciuto per essere stato espulso dal Senato di Roma probabilmente sotto Claudio, scoppiò una sanguinosa rissa tra gli abitanti locali e i Nocerini venuti per l’occasione. In un crescendo di inaudita violenza, dalle ingiurie verbali si passò presto alle sassate e ad uno vero e proprio scontro armato nel quale i Nocerini ebbero la peggio. La rissa, illustrata anche da uno spettacolare dipinto rinvenuto in una domus e oggi conservato al Museo Archeologico di Napoli, celava sicuramente motivazioni più profonde rispetto alle rivalità tra tifoserie, relative a malcontenti politici e tensioni di lunga data. Una possibile motivazione è stata ricondotta nell’elevazione di Nocera nel 57 d.C. al rango di colonia, fatto che aveva sicuramente onorato la città, ma aveva posto fine alle speranze di Pompei di poter acquisire il controllo sui territori una volta appartenuti a Stabiae e forse causato anche un ridimensionamento territoriale della città a vantaggio di Nocera.

Il Senato romano, chiamato a deliberare sul caso, decise di vietare i giochi all’anfiteatro (prohibiti publice in decem annos eius modi coetu Pompeiani), di sciogliere le associazioni illegali (collegia, quae contra leges institueran, dissoluta) e di esiliare Livineius quale istigatore dello scontro. Altro avvenimento accaduto pochi anni dopo, esattamente il 5 febbraio del 62 d.C., un terribile terremoto che devastò buona parte della Campania ed ebbe effettivi altamente distruttivi soprattutto su Pompei ed Ercolano. La cronologia viene fornita da Tacito e gli eventi sono narrati anche da Seneca nel sesto libro delle Questioni naturali dedicato all’amico Lucilio, nativo proprio di Pompei, che possedeva una villa nei dintorni della città.

Parete in stucco policromo, 62-79 d.C.; da Pompei, Casa di Meleagro, tablino 8, parete est (Napoli, Museo Archeologico
Nazionale, inv. 9595) Crediti: su concessione del Ministero per i Beni e le attività Culturali e per il Turismo / Museo Archeologico Nazionale, Napoli, fotografia di Luigi Spina

La storia archeologica e le sue preziose testimonianze materiali e artistiche esposte nelle diverse sezioni della mostra, sono testimoni del rapporto intercorso spesso tra le due città sia in ambito socio-politico sia culturale. Il territorio vesuviano, dapprima sotto l’influenza sannitica e poi romana, risulta in entrambe le situazioni sostanzialmente dipendente da Roma, seppur nel primo caso non formalmente.

La mostra Pompei 79 d.C. Una storia romana - scrive Alfonsina Russo, Direttore del Parco Archeologico del Colosseo - intende rimarcare, attraverso le testimonianze materiali, il ruolo rivestito dalla città vesuviana nella compagine storica e artistica dell’impero romano, in un contesto lungi dall’essere considerato un ininfluente suburbio di periferia, ma più propriamente una realtà ben caratterizzata e all’altezza della capitale. La rigorosa impostazione della mostra si deve a Mario Torelli, che con grande entusiasmo e sconfinata passione aveva accettato di curarla con l’intento di contribuire con la sua immensa cultura a una rilettura dei rapporti tra Roma e Pompei anche alla luce delle più recenti scoperte archeologiche effettuate nella città vesuviana. La sua recente scomparsa gli impedirà di vedere compiutamente realizzato il suo ultimo progetto scientifico. A lui un pensiero di viva gratitudine non solo per averci accompagnato e guidato nel progettare e realizzare questa esposizione, ma soprattutto per averci trasmesso la grande responsabilità di coloro che operano per tutelare il patrimonio culturale e per rendere tutti i cittadini pienamente consapevoli della sua importanza, quale valore identitario ed elemento significativo di coesione sociale, nell’ambito di una stretta e imprescindibile relazione tra cultura e impegno civile.

Conclude il percorso la tragica eruzione del 79 d.C. quando Pompei venne sepolta da ceneri e lapilli e Roma continua la sua ascesa espandendosi sempre più sulla cartina geografica.  Ma questa è un'altra storia.


Pompei 79. Locandina

Info mostra: https://parcocolosseo.it/evento/al-colosseo-la-mostra-pompei-79-d-c-una-storia-romana/


Nuova vita per l'Antiquarium di Pompei

L’Antiquarium di Pompei riapre e racconta, grazie agli straordinari reperti, la storia della città dall’età sannitica  (IV secolo a.C.) e fino all’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. con un focus particolare sui rapporti con l’Urbe, Roma.

Antiquarium di Pompei. Foto Nicola Meluziis

Nell’immaginario collettivo, l’Antiquarium di Pompei è uno dei luoghi simbolo della città ed è legato in particolare a due grandi personaggi della storia del sito, Fiorelli e Maiuri. La sua storia comincia nel lontano 1873-1874 quando l’allora direttore degli scavi Giuseppe Fiorelli lo fece realizzare nella sottostante terrazza del tempio di Venere con affaccio verso Porta Marina per ospitare una serie di reperti maggiormente rappresentativi della vita quotidiana di Pompei, oltre alcuni calchi delle vittime dell’eruzione del 79 d.C.

Antiquarium di Pompei. Foto Nicola Meluziis

Maiuri lo ampliò nel 1926 aggiungendo grandi mappe con aggiornamenti sugli scavi dal 1748 in poi , inserendo in esposizione nuovi reperti provenienti da Villa Pisanella a Boscoreale e dagli scavi di Via dell’Abbondanza, creando così, ante litteram, un vero e proprio percorso per guidare i visitatori nella storia di Pompei dalle origini all’eruzione.

Ricordiamo però che a devastare Pompei non fu solo il terribile vulcano, ma grossi danni la città li subì anche durante la seconda guerra mondiale nel settembre del 1943 e solo grazie all’intervento dello stesso Maiuri l’Antiquarium poté riaprire il 13 giugno del 1948 in occasione della celebrazione del secondo centenario degli scavi di Pompei. Danneggiato nuovamente durante il terremoto del 1980, solo nel 2010 venne interessato da una ristrutturazione con la realizzazione di alcuni allestimenti virtuali, ma non aprì mai al pubblico. Solo nel 2016 fu possibile una nuova riapertura con sale dedicate ad esposizioni permanenti.

Antiquarium di Pompei. Foto Nicola Meluziis

Il nuovo riallestimento curato dal Parco Archeologico di Pompei con Electa Editore si avvale anche del supporto di COR arquitectos & Flavia Chiaravoli che hanno pensato ad uno spazio fortemente immerso nella luce con rimandi all’idea primigenia pensata da Amedeo Maiuri. Grazie al recupero dello spazio delle gallerie originali e al restauro delle vetrine espositive risalenti agli anni ’50, l’Antiquarium rinnova ma conserva in se tutte le caratteristiche museali e di introduzione alla visita del sito di Pompei.

Antiquarium di Pompei. Foto Nicola Meluziis

Immenso è il patrimonio archeologico che racconta e accompagna la storia della città antica. Affreschi provenienti dalle domus più ricche e grandi della città, come la Casa del Bracciale d’oro, o gli argenti del sito di Moregine o il triclinio della Casa del Menandro. Grande attesa anche per i reperti di recente rinvenimento come i frammenti di stucco in I stile delle fauces della Casa di Orione o il tesoro di amuleti proveniente da una cassetta della Casa con Giardino, fino agli ultimi calchi delle vittime provenienti dalla villa rustica della vicina Civita Giuliana.

Antiquarium di Pompei
Antiquarium di Pompei. Foto Nicola Meluziis

La sequenza espositiva narra la storia di Pompei dalle origini fino all’eruzione che ne decretò la fine e, al tempo stesso, l’immortalità, grazie al lavoro di riscoperta che da decenni continua a stupire ricercatori e visitatori.

Antiquarium di Pompei
Antiquarium di Pompei. Foto Nicola Meluziis

La sequenza di 12 sale espositive suddivise nelle sezioni: Prima di Roma, Roma vs Pompei, Pompeis difficile est, Tota Italia, Hic habitat felicitas, A fundamentis reficere, L’ultimo giorno, racconta la storia di Pompei, ma anche le imprese degli studiosi, dei ricercatori, di un eroe dell’archeologia come Amedeo Maiuri (1886 – 1963) che lavorò negli scavi e organizzò, nel secondo dopoguerra l’esposizione dei reperti, dei calchi delle vittime, degli oggetti di quotidianità, della statuaria.

Antiquarium di Pompei
Foto: Pompei Parco Archeologico

Ad accompagnare il visitatore anche una guida edita da Electa curata da Massimo Osanna, Fabrizio Pesando e Luana Toniolo in edizione bilingue italiano/inglese.

 

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Pompei. Si restaurano le colonne della Casa del Fauno

Dopo anni di vicende travagliate si procede al restauro delle colonne dell’atrio secondario della Casa del Fauno, una delle abitazioni più grandi e sontuose della città antica situata nella Regio VI, 12. 1-8. La domus che risulta essere fra le case più sontuose dell’intera città, occupa un intero isolato e si estende all’incirca su un’area di 3.000mq. L’abitazione nelle forme attualmente visibili è il risultato di due fasi costruttive risalenti al II sec. a.C.

La sua fama si deve al ritrovamento del mosaico di Alessandro in battaglia ad Isso contro Dario III di Persia che consta di circa 1 milione e mezzo di tessere e risulta essere una copia di un celebre dipinto realizzato dal pittore greco Filosseno di Eretria. Probabilmente i proprietari della domus dovevano avere rapporti con un atelier di origine alessandrina che si occupò anche dell’esecuzione dei restanti mosaici della casa, mentre una tesi poco accreditata vuole il mosaico un originale alessandrino saccheggiato dalla Grecia e portato a Roma.

colonne Casa del Fauno
Restauro delle colonne della Casa del Fauno. Foto: Parco Archeologico di Pompei

La casa del Fauno è stata colpita durante i bombardamenti aerei del settembre 1943 e ha subito numerosi danni. Due bombe precipitarono sull’abitazione e una di queste colpì l’atrio che conduceva alla zona privata della casa radendo al suolo tre delle quattro colonne corinzie in tufo dell’atrio.

Nel 1946 si procedette alla ricostruzione di queste secondo gli usi dell’epoca, utilizzando grappe in ferro e malte cementizie che successivamente non si rivelarono materiali idonei ai fini della conservazione. Anche nel 1980, successivamente al disastroso terremoto, furono effettuati lavori di conservazione sulle colonne ma anche questi procedimenti si rivelarono estremamente dannosi.

colonne Casa del Fauno
Restauro delle colonne della Casa del Fauno. Foto: Parco Archeologico di Pompei

I recenti lavori di restauro hanno permesso di recuperare in maniera integrale l’atrio tetrastilo intervenendo con procedure idonee secondo i dettami del restauro dell’antico e del moderno. Sono dunque stati rimossi tutti quegli elementi non più idonei e che anzi nel tempo avrebbero causato ulteriori danni alla conservazione (elementi metallici, stuccature cementizie e  malte di restauro non più capaci  di sostenere le varie parti) per sostituirli con nuovi materiali di restauro più stabili e duraturi. Su tutte le colonne, infine, per salvaguardare i materiali originali in pietra, stucco ed intonaco (già consumati dal vento e dalle piogge) sono state eseguite operazioni di pulitura, trattamento biocida, stuccatura, consolidamento, protezione.

colonne Casa del Fauno
Restauro delle colonne della Casa del Fauno. Foto: Parco Archeologico di Pompei

Si tratta di un importante intervento, atteso da anni – dichiara Massimo Osanna, Direttore Generale ad interim del Parco archeologico - che consente di restituire alla pubblica fruizione un altro ambiente di questa prestigiosa dimora, che reca in sé la testimonianza di un capitolo drammatico di Pompei, quello del bombardamento. Come testimoniato anche dai resti degli ordigni conservati, allo scopo, nell’atrio. Un intervento complesso di consolidamento, che ha inteso risolvere in maniera radicale il restauro delle colonne per lunghi anni lasciate in condizioni conservative precarie. Ma anche una operazione di riqualificazione e di recupero estetico, realizzata uniformando e integrando i materiali di restauro. “

https://www.youtube.com/watch?v=dL06lscdaLs&feature=youtu.be

 

 


Pompei la città viva

"Pompei - La città viva", il primo podcast dedicato al Parco

da oggi 8 gennaio 2021 si può ascoltare

POMPEI - La città viva
episodio 1

il primo podcast dedicato al Parco Archeologico di Pompei

Pompei La città viva
"Pompei è la città morta più viva che mai..."
"Pompei è un pilastro della nostra cultura e della nostra memoria..."
"Pompei è un mondo ed è anche il mio mondo..."
"Pompei continua a stupirci e lo farà sempre..."

Pompei. La città viva è un podcast prodotto da Piano P, piattaforma italiana dei podcast giornalistici, per il Parco Archeologico di Pompei, in collaborazione con Electa, in occasione della prossima riapertura al pubblico dell'Antiquarium di Pompei.

Sei episodi, condotti da Carlo Annese, nei quali ventisei tra accademici, archeologi, artisti e scrittori, insieme al direttore Massimo Osanna, raccontano la storia e l'evoluzione di una delle più grandi ricchezze del patrimonio italiano: dalla tragica eruzione del Vesuvio che nel 79 dopo Cristo fece scomparire una città intera sotto una coltre di cenere e lapilli alla scoperta casuale che diede inizio agli scavi nel 1748, fino all'ultimo straordinario rilancio del Parco Archeologico.
Valeria Parrella, Pappi Corsicato, Catharine Edwards, Maurizio De Giovanni, Andrea Marcolongo e molti altri contribuiscono a ricostruire la vita quotidiana, le arti e i costumi della città antica – dal cibo all'erotismo, dall'architettura delle domus ai giardini – mettendoli in relazione con i nostri tempi. Insieme a Cesare De Seta e Anna Ottani Cavina analizzano l'influenza che Pompei ha esercitato sulla cultura degli ultimi tre secoli, dal pensiero illuminista sulla catastrofe alla fascinazione dei viaggiatori romantici del Grand Tour fino ai best-seller sugli ultimi giorni prima della tragedia. E con Maria Pace Ottieri scoprono innumerevoli punti di contatto con la realtà di oggi, a cominciare dal rischio che corrono i 700.000 abitanti dei sette Comuni dell'area vesuviana. «Quelle rovine ci dicono che siamo sostanzialmente gli stessi», dice il popolare scrittore napoletano Maurizio De Giovanni. «Quella città, con i suoi mercati e le sue case, con la sua divisione tra una borghesia commerciale e i suburbi popolari, ricalca nella stessa identica maniera quella che sarebbe oggi la città, se la si fotografasse in una situazione simile. E speriamo che non avvenga mai».

La serie prevede 6 episodi, con uscita settimanale dall'8 gennaio 2021. Gli episodi saranno disponibili all’ascolto su Spotify, Spreaker, Apple Podcast e su tutte le principali app gratuite per l’ascolto dei Podcast.

Sommario degli episodi
Episodio 1. Il museo vivente
Episodio 2. Vivere a Pompei: dall'arte allo street food
Episodio 3. Cinquantamila volte Hiroshima
Episodio 4. I volti della ricerca
Episodio 5. La città dell'amore
Episodio 6. Dal Grand Tour a Lonely Planet

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CREDITI
Autori dei testi: Carlo Annese, Enrico Racca, Lucia Stipari; Speaker: Matteo Alì, Arianna Granata; Illustrazione della cover: Joey Guidone; Musiche originali: Nicola Scardicchio, Michele Bozzi, flauto; Antonella Pecoraro, Arpista, arpa; Montaggio e post-produzione: Giacomo Qualcuno; Editing: Giulia Pacchiarini.

Il link al podcast: https://open.spotify.com/show/6GckvNCGB1vFctfjEUtUPh

Testo e immagini dall'Ufficio Stampa Parco Archeologico di Pompei.