Gonnostramatza Project

Gonnostramatza Project, ricerche archeologiche in Marmilla: l’archeologia di tutti e per tutti

Gonnostramatza Project - ricerche archeologiche in Marmilla: l’archeologia di tutti e per tutti

Lo studio del passato e la sua divulgazione via social

Archeologia, conoscenza e cultura che fanno rima col mondo dei social e della divulgazione ai cittadini: questi i punti di forza del “Gonnostramatza Project - ricerche archeologiche in Marmilla”, evento nato per ricostruire la vita nelle comunità della Marmilla tra la fine dell’età del Rame e del Bronzo. Con un punto di partenza d’eccezione: la Tomba di Bingia e Monti, uno dei più importanti siti d’Europa. Il via al progetto, alla sua quarta edizione, è stato dato lo scorso 30 settembre: un team di studenti e archeologi dell’Università di Cagliari è arrivato in paese per portare avanti attività di ricognizione archeologica.

“Si tratta di un qualcosa di totalmente nuovo, spiega Riccardo Cicilloni, archeologo dell’Università di Cagliari e Direttore Scientifico dei lavori. Non si tratta di un semplice censimento del territorio ma di Field Walking, uno studio eseguito a tappeto attraverso tecniche sistematiche e statistiche il cui frutto dovrà portare ad avere un quadro d’insieme della situazione archeologica della zona presa in esame. Abbiamo utilizzato sistemi scientifici avanzati volti a produrre delle pubblicazioni per riviste d’eccellenza”.

Gonnostramatza ProjectMa la novità e l’unicità del progetto sta nell’affiancare il progetto scientifico a quello della divulgazione. Secondo Marco Cabras, l’archeologo che coordina le operazioni sul campo, “la comunità deve essere sempre più informata e coinvolta nelle attività che facciamo. E se per far conoscere i nostri studi c’è bisogno dei social ben venga, li usiamo e li useremo, così come abbiamo già fatto”. Basti pensare che anche YouTube è entrato a far parte del progetto attraverso il docufilm dal titolo “Gonnostramatza Project: the movie”, realizzato da Nicola Castangia. In questo cortometraggio i responsabili scientifici e i ragazzi del team hanno potuto raccontare, in maniera semplice e divulgativa, quanto avvenuto durante la campagna di ricerca archeologica. Il documentario racconta nel dettaglio le fasi di ricerca ma anche semplici momenti della vita del team. Insieme a questa modalità divulgativa “social” (Facebook e Instagram) sono state organizzate conferenze, mostre, laboratori didattici per i più piccoli, visite guidate ai siti: il tutto culminato nell’Archeofestival, tenutosi lo scorso 19 ottobre, un evento a carattere scientifico-divulgativo che annualmente si tiene a fine lavori.

L’Università, tiene a precisare inoltre Cicilloni, ha tre missioni: didattica, ricerca, divulgazione. “Tra le altre cose lavoro coi bambini è stato uno dei focus su cui abbiamo maggiormente puntato. La scoperta, l’azione, la gioia del riunire i pezzi di ciò che si è o non si è trovato, ai piccoli entusiasma parecchio. E, chi lo sa, magari qualcuno di loro, grazie al Gonnostramatza Project, sarà un archeologo di domani!”.

Il progetto - Il Gonnostramatza Project nasce dalla collaborazione, iniziata dal 2016, tra l’Amministrazione comunale di Gonnostramatza e l’Insegnamento di Preistoria e Protostoria dell’Università di Cagliari. L’Amministrazione comunale, e in particolar modo il sindaco, Alessio Mandis, ha fortemente voluto intraprendere l’iniziativa con l’intento di approfondire lo studio delle risorse archeologiche del territorio ai fini della loro valorizzazione. Il territorio di Gonnostramatza offre infatti numerosi ed interessanti contesti archeologici di pregio, una su tutti la tomba ipogeico-megalitica di Bingia’e Monti scoperta e scavata da Enrico Atzeni. Le indagini effettuate dall’archeologo negli anni ’80 del secolo scorso hanno messo in luce, presso l’omonimo nuraghe, una tomba preistorica dalle caratteristiche straordinarie, sia per la formula architettonica ipogeico-megalitica che per l’eccezionalità dei ritrovamenti, riferibili ad una fase di transizione tra l’Eneolitico e l’età del Bronzo Antico. Alcuni dei siti nuragici erano già segnalati in letteratura, ma la raccolta di segnalazioni da parte della comunità locale riguardanti altre emergenze sconosciute in bibliografia ha portato a nuove scoperte, tra cui, ad esempio il nuraghe complesso in località Procilis.

Il contesto funerario della tomba di Bingia’e Monti ha restituito un prezioso spaccato archeologico relativo al momento di passaggio tra l’età del Rame e del Bronzo; dialto interesse scientifico, lo scavo della tomba ha restituito materiali archeologici di grande pregio, tra cui una preziosa torque (collier, girocollo) in oro.

Le ricerche, effettuate su autorizzazione della competente Soprintendenza archeologica, si sono articolate in quattro anni e hanno visto un collaudato team di allievi di diverse università (Cagliari, Bologna, Granada) al lavoro sul campo alla ricerca dei siti già segnalati a cui si è provveduto, però, ad una nuova schedatura. Il lavoro, oltre ad essere finalizzato ad aggiornare lo stato delle condizioni attuali dei siti e dei monumenti, ha costituito una proficua attività didattica tramite l’esercizio, per gli studenti assistiti sul campo da tutor, di schedatura dei monumenti. Le attività del primo anno hanno permesso al team di familiarizzare con il contesto territoriale al punto di progettare in maniera pertinente la ricerca da svolgere durante gli anni successivi. Durante la seconda annualità, infatti, l’indagine si è concentrata su un’area campione del territorio comunale nel quale in precedenza non erano state segnalate emergenze archeologiche. Si è proceduto all’indagine sistematica di un transetto di ca. 150 ettari. Anche durante la terza e quarta annualità l’approccio è stato quello della raccolta sistematica e si è concentrato su alcune aree già oggetto di ricognizione durante le precedenti campagne. L’intento dell’equipe di ricerca e dell’amministrazione comunale è sempre stato quello di ricostruire il rapporto tra le persone e il territorio tramite la scoperta del passato.

Precisione scientifica e linguaggio adatto a tutti: il Gonnostramatza Project ha puntato, punta e punterà ad unire questi due obiettivi, lo studio attento e scrupoloso e la divulgazione ai cittadini, ormai sempre più partecipi e attenti al lavoro degli archeologi, nell’ottica della valorizzazione del territorio.

Il progetto è stato finanziato dal Comune di Gonnostramatza e dalla Fondazione di Sardegna – Bando “Arte, Attività e Beni Culturali” (Anno 2018 e 2019).

Gonnostramatza Project

Per info

Sito web: www.gonnostramatzaproject.it

Facebook: Gonnostramatza Project

Instagram: Gonnostramatzaproject

YouTube: docufilm di Nicola Castangia “Gonnostramatza Project: the movie”; docufilm curato da Marco Cabras e dagli allievi dell’Università di Cagliari “Gonnostramatza Project 2019 - Ricerche Archeologiche in Marmilla


Dimostrazioni archeoastronomiche nei cerchi di pietra della Scozia

17 Agosto 2016

Le pietre erette di Stenness. Credit: Copyright Douglas Scott.
Le pietre erette di Stenness. Credit: Copyright Douglas Scott.

Una ricerca, svolta da ricercatori dell'Università di Adelaide e pubblicata sul Journal of Archaeological Science: Reports, per la prima volta prova da un punto di vista statistico che i grandi monumenti in pietra della Gran Bretagna furono costruiti specificamente per essere in linea coi movimenti del sole e della luna, 5.000 anni fa.

La dott.ssa Gail Higginbottom. Credit: University of Adelaide
La dott.ssa Gail Higginbottom. Credit: University of Adelaide

La dott.ssa Gail Higginbottom spiega che nessuno prima aveva determinato da un punto di vista statistico che un cerchio di pietra fosse stato costruito tenendo a mente i fenomeni astronomici. Si trattava solo di una supposizione.

In particolare, i ricercatori hanno preso in esame i cerchi in pietra scozzesi dai siti di Callanish sull'isola di Lewis e di Stenness sull'isola di Orkney (nell'arcipelago delle Orcadi). Entrambi precedono Stonehenge di 500 anni circa. I ricercatori hanno quindi utilizzato tecnologie 2D e 3D per produrre test quantitativi sull'allineamento delle pietre erette.

Si è così scoperta una grande concentrazione di allineamenti verso il sole e la luna in diversi momenti dei loro cicli. Le pietre non sarebbero tuttavia semplicemente connesse con i due astri, ma si sarebbe rilevata una complessa relazione tra allineamento delle pietre, panorama circostante e orizzonte, in relazione ai movimenti solari e lunari.

La dott.ssa Higginbottom spiega che scelsero i luoghi sulla base del sole e della luna, e in particolare al momento del loro levarsi e del loro tramontare, ad esempio quando la luna è al suo punto più settentrionale all'orizzonte, ogni 18,6 anni. Queste popolazioni scelsero di erigere i loro monumenti in maniera molto precisa rispetto al loro panorama e furono necessari tremendi sforzi per farlo.

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Prima stagione del progetto di ricerca alla Piana delle giare in Laos

23 Marzo 2016

Scienziati stanno studiando l'enigmatica Piana delle giare in Laos

Sito 1. Foto di Dougald O'Reilly
Sito 1. Foto di Dougald O'Reilly
Gigantesche giare in pietra sono disperse nella parte centrale del Laos. Finora, gli archeologi non sono stati in grado di determinare chi le ha prodotte e per quale scopo. Il numero esatto di questi inusuali oggetti è pure ignoto. Uno studio internazionale, coordinato dall'Australian National University, e con la partecipazione di scienziati e studenti da Poznan, getta nuova luce su questo tema.
Gli scienziati hanno appena completato la prima stagione di un approfondito progetto di ricerca, la cui parte di ricerca sul campo ha avuto luogo a Febbraio.
"Abbiamo diversi obiettivi nel nostro progetto di ricerca. Vogliamo determinare chi costruì le misteriose giare in pietra, che sono disperse nella parte centrale del Laos. Rimane ancora un mistero per noi. Non sappiamo quale popolazione li costruì, da dove provenivano, e dove vivevano. Abbiamo solo una vaga idea della funzione di questi siti di giare" - ha spiegato il dott. Dougald O'Reilly della Australian National University, a capo del progetto.
Finora si riteneva che i siti delle giare fossero costruiti tra la metà del primo millennio a. C. e l'anno 500 d. C. La maggior parte era fatta di arenaria - la materia prima estratta dalle miniere locali. Sono spesso accompagnate da dischi in pietra, ai quali ci si riferisce spesso come coperchi di giara.
Per ora, i ricercatori si sono concentrati sul Sito 1, collocato nella bassa pianura vicino Phonsavan nella provincia di Xieng Khouang, dove probabilmente il più grande gruppo di questi siti specifici è collocato. La maggior parte di questi gruppi di giare sono su un terreno più elevato - approssimativamente a 1200 - 1300 metri sopra il livello del mare.
L'ultimo studio principale delle giare del Laos è stato portato avanti negli anni trenta dalla geologa e archeologa dilettante Madeleine Colani. In periodi successivi, solo scavi più piccoli sono stati portati avanti, e hanno poco contribuito alla conoscenza delle misteriose giare. Negli anni 1963-1974 la forza militare statunitense bombardò pesantemente l'area durante la guerra del Vietnam. Milioni di materiali militari inesplosi, nella forma di bombe a grappolo, hanno reso il sito molto pericoloso per la popolazione locale e i turisti. Solo all'inizio di questo secolo alcuni dei più noti siti di giare sono stati sminati, permettendo agli archeologi di cominciare ricerche estensive.
"Speriamo che la nostra ricerca contribuirà a nominare la Piana delle giare nella Lista dei Siti Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO" - ha aggiunto il dott. O'Reilly.
I risultati degli scavi in prossimità delle giare - sepolture in urne ceramiche. Foto di Dougald O'Reilly
I risultati degli scavi in prossimità delle giare - sepolture in urne ceramiche. Foto di Dougald O'Reilly

Le conclusioni preliminari mostrano che le giare erano associate a pratiche di sepoltura in epoca preistorica. Durante la recente ricerca, gli archeologi hanno scoperto sepolture umane con scheletri e urne in prossimità delle giare. "La nostra ricerca, nonostante il suo stato iniziale, rivela l'ampio spettro di pratiche di sepoltura al Sito 1, che è molto interessante. Una tale varietà di rituali in una cultura è inusuale. Ci possono essere diverse spiegazioni per questo fenomeno. Speriamo di trovare una spiegazione" - ha affermato il dott. O'Reilly.
Kasper Hanus prepara il drone per il volo. Foto di Marta Siłakowska
Kasper Hanus prepara il drone per il volo. Foto di Marta Siłakowska

Alcune delle aree oggetto di scavi sono state selezionate sulla base dell'analisi GPS; gli scienziati usano una vasta gamma di metodi di ricerca. Effettueranno l'analisi del DNA e degli isotopi sulle ossa dei defunti. Il sistema di ricerca GIS (Geographic Information System) è stato sviluppato per questo progetto da Kasper Hanus - un dottorando dell'Istituto di Preistoria dell'Università Adam Mickiewicz University a Poznań, che ha anche avuto una parte attiva nella ricerca sul campo.
"I nostri conseguimenti comprendono una precisa mappatura di tutte le giare e oggetti che le accompagnano presso il Sito 1 - finora nessuno aveva intrapreso questo compito. Ora sappiamo che c'erano esattamente 348 giare qui" - Kasper Hanus ha spiegato a PAP.
Scavi nei pressi delle giare, condotti da studenti polacchi. Foto di Dougald O'Reilly
Scavi nei pressi delle giare, condotti da studenti polacchi. Foto di Dougald O'Reilly

Il GIS - database contenenente informazioni non solo sulla collocazione delle giare ma pure sulle loro dimensioni e materie prime delle quali erano composte - sarà accoppiato a una mappa preparata pure da Kasper Hanus utilizzando le immagini scattate da un drone. Gli studenti dell'Istituto di Preistoria dell'Università Adam Mickiewicz a Poznań hanno pure partecipato ai lavori di quest'anno.
"Alcune giare hanno dimensioni impressionanti - la più grande che abbiamo misurato questanno aveva due metri di diametro ed era alta più di 2 metri!" - così ha spiegato a PAP Karolina Joka, una studentessa che ha partecipato alla ricerca.
Parte integrale del progetto di ricerca è stato l'addestramento di archeologi e studenti di archeologia nell'uso di moderne tecnologie per la ricerca sul campo.
Il lavoro proseguirà l'anno prossimo - l'intero progetto è programmato per 5 anni. La ricerca dell'Australian National University presso la Piana delle giare, condotta in cooperazione col Ministro dell'Informazione, Cultura e Turismo del Laos, è finanziata dall'Australian Research Council.

 
Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland, Szymon Zdziebłowski. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.


Nuovi sviluppi nella Piana delle giare

24 Marzo 2016
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La Piana delle giare è un insieme di siti megalitici dell'Età del Ferro, collocati sull'altopiano di Xieng Khouang, e precisamente nella provincia di Lao del Laos centrale. È caratterizzata da migliaia di gigantesche giare in pietra, organizzate in gruppi anche da centinaia di elementi. Alcune toccano i due metri di diametro e i tre in altezza.
Fu portata all'attenzione degli studiosi negli anni trenta da Madeleine Colani, ma è rimasta indisturbata finora a causa della presenza di bombe inesplose risalenti alla Guerra segreta in Laos degli anni settanta. Poco è dunque noto di questi siti.
Col ritrovamento di un antico cimitero e di resti umani presso il Sito 1 della Piana, i ricercatori sperano di essere vicini all'identificazione dei costruttori delle giare, del perché della loro costruzione, e dell'origine dei siti. I vari metodi di sepoltura comprendono l'interramento dei corpi, di insiemi di ossa, anche all'interno delle giare stesse.

Link: Monash UniversityNews.com.au; VOA.
Il Sito 1 dalla Piana delle giare, foto di Oliver Spalt, da WikipediaCC BY-SA 2.5.


Altre "Piramidi polacche" - nuove scoperte degli archeologi

29 Febbraio 2016

Altre "Piramidi polacche" - nuove scoperte degli archeologi

Una delle tombe scoperte insieme all'ALS vicino Dolice - nello stato attuale (foto di M. Szydłowski).
Una delle tombe scoperte con l'ALS vicino Dolice - nel suo stato attuale (foto di M. Szydłowski).
Più di una dozzina di tombe monumentali megalitiche, finora sconosciute, sono state scoperte vicino Dolice (Pomerania occidentale) dagli archeologi provenienti da Szczecin. Sono le cosiddette tombe di Kujawy, alle quali ci si riferisce spesso come alle "Piramidi polacche", a causa del loro carattere monumentale.
Queste strutture del terreno furono costruite nella forma di un triangolo allungato e circondato da enormi blocchi di pietra. L'ampiezza della base varia dai 6 ai 15 metri, e la lunghezza raggiunge i 150 m. Le strutture raggiungevano un'altezza di 3m. I tumuli solitamente contenevano sepolture singole. Le tombe furono erette da una comunità della Cultura del bicchiere imbutiforme, dal quinto al terzo millennio a. C. Secondo gli archeologi, le persone seppellite in queste tombe erano associate agli anziani della tribù e del clan.
La scoperta è stata effettuata nel quadro del programma di ricerca e conservazione riguardante le tombe megalitiche della Pomerania occidentale, portate avanti nel Dipartimento di Archeologia dell'Università di Szczecin dalla dott.ssa Agnieszka Matuszewska, in collaborazione con Marek Schiller da Dębno.
"Per la nostra analisi abbiamo utilizzato il progetto ISOK (Sistema nazionale computerizzato di protezione contro minacce straordinarie)" - ha spiegato la dott.ssa Matuszewska. - "Grazie al database che abbiamo creato e che aggiorniamo sistematicamente, è stato possibile selezionare i luoghi per collaudare quel metodo" - ha aggiunto.
Le analisi sono state rese possibili dal fatto che uno degli elementi ISOK è il Sistema informativo territoriale (Geographic Information System - GIS) per inserire, immagazzinare, elaborare e visualizzare dati geografici.
I dati condivisi possono essere utilizzati dalle istituzioni non coinvolte in questioni di sicurezza in caso di crisi. Le informazioni ottenute in questo modo sono particolarmente preziose per gli archeologi, per i quali lo studio delle aree boschive è particolarmente difficile - la procedura standard per localizzare i siti archeologici si fonda sui frammenti ceramici ed altri resti ritrovati sulla superficie terrestre.
Modello digitale del terreno, generato utilizzando i dati dalla scansione laser aerea (ALS), che mostra le tombe megalitiche nell'area di Dolice (preparato da M. Schiller).
Modello digitale del terreno, generato utilizzando i dati dalla scansione laser aerea (ALS), che mostra le tombe megalitiche nell'area di Dolice (preparato da M. Schiller).

Questi oggetti possono essere facilmente individuati sui campi arabili, ma nelle foreste la situazione è molto più difficile. Il modo più semplice è quello di cercare forme del terreno, ma prima dell'utilizzo della tecnologia ALS (airborne laser scanning, scansione laser aerea), che è pure utilizzata nell'ambito dell'ISOK, questo era virtualmente impossibile. La scansione permette di "rimuovere" gli alberi dall'immagine risultante e di visualizzare il solo terreno, il che è un enorme salto in avanti per i rilevamenti archeologici.
Dopo aver analizzato i dati dall'ISOK, gli archeologi hanno selezionato dei luoghi nell'area, che sospettavano essere strutture megalitiche. Il sistema ha effettivamente localizzato strutture note in precedenza, ma è pure riuscito a scoprirne diverse  che non erano in alcun elenco.
Modello digitale del terreno, generato utilizzando i dati dalla scansione laser aerea (ALS), che mostrano 4 tombe megalitiche nell'area di Płoszkowo (preparato da M. Schiller).
Modello digitale del terreno, generato utilizzando i dati dalla scansione laser aerea (ALS), che mostra 4 tombe megalitiche nell'area di Płoszkowo (preparato da M. Schiller).

"L'area vicino Dolice è indubbiamente la più interessante, abbiamo selezionato almeno una dozzina di potenziali tombe megalitiche. Nel corso della verifica sul campo abbiamo confermato chiaramente la presenza di 18 tombe megalitiche di tipo Kujawy, un numero molto più elevato di quello noto in precedenza dalla letteratura" - così la dott.ssa Matuszewska. Strutture simili sono state localizzate nella Foresta di Skronie vicino Kołobrzeg. Altre 4 tombe megalitiche sono state scoperte vicino Płoszkowo - qui gli archeologi hanno confermato i loro sospetti sul campo.
Le scoperte sono state effettuate utilizzando modelli digitali del terreno (DTM), una mappatura tridimensionale dell'area, preparata sulla base dell'ALS (scansione laser aerea). "Il potenziale di questa metodologia è enorme. Innanzitutto, ha permesso di localizzare con precisione oggetti megalitici noti in precedenza e, significativamente, di scoprire tombe completamente ignote in precedenza" - così la dott.ssa Matuszewska. - "È pure possibile verificare nel campo tutto, persino i reperti appena preservati. Di conseguenza, siamo stati in grado di identificarli e documentare il grado di distruzione. Questo è particolarmente importante, considerando l'aspetto della protezione e conservazione della aree forestali, in particolare la protezione di monumenti con le loro forme del paesaggio" - ha aggiunto.
Le strutture megalitiche in Polonia sono conservate solo nelle aree boschive, essendo sfuggite alla distruzione dovuta alle attività agricole. Le celeberrime "Piramidi polacche" possono essere viste a Sarnów e Wietrzychowice, dove la loro forma originaria è stata ricostruita seguendo la ricerca archeologica. Tutte le strutture di questo tipo sono parte di una tendenza in atto in tutta l'Europa a quel tempo (V-III millennio a. C.), quella di erigere grandi monumenti megalitici, il più famoso dei quali è il britannico Stonehenge.
 

Traduzione da PAP – Science & Scholarship in Poland. PAP non è responsabile dell’accuratezza della traduzione.


Le donne a Stonehenge avevano gli stessi diritti degli uomini

3 - 7 Febbraio 2016
Stonehenge
I resti di 14 donne di alto rango e di 9 maschi sono stati ritrovati a Stonehenge: questo suggerisce agli studiosi una società nella quale le donne potevano avere gli stessi diritti degli uomini. I resti in questione, in quanto cremati, sono stati oggetto di analisi più approfondite e comprendenti la tomografia computerizzata. Al contrario, nei tumuli più antichi si poteva invece notare che i maschi sono invece prevalenti.
Gli scavi attuali si concentrano sulla cosiddetta  Aubrey Hole 7, una delle 56 fosse in gesso collocate all'esterno del cerchio di pietre, e datata al tardo quarto millennio o agli inizi del terzo millennio a. C. Si tratta di una delle prime fasi di Stonehenge.
Lo studio in questione è pubblicato sul numero 147  (Marzo/Aprile) di British Archaeology.
https://twitter.com/EH_Stonehenge/status/694807754356187137
Link: BBC News; Discovery News; Daily MailThe TelegraphNew Historianmental_floss; Huffington Post.
Stonehenge, foto da WikipediaCC BY 2.5, caricata da e di Wigulf~commonswiki.


Spagna: legami molto stretti in una comunità neolitica ad Alto de Reinoso

20 - 21 Gennaio 2016
journal.pone.0146176.g003
Il sito neolitico di Alto de Reinoso, nella provincia di Burgos nella Spagna settentrionale, ci mostra una comunità agricola che visse lì seimila anni fa circa, e caratterizzata da legami molto stretti.
journal.pone.0146176.g001
Le prove vengono da una tomba, nella quale almeno 47 tra adulti e adolescenti sono stati sepolti durante un periodo di un centinaio di anni. Al di sotto del monumento megalitico, i resti scheletrici però ci forniscono ulteriori informazioni: arti e teschi sono mancanti. La comunità viveva di agricoltura (cereali) e pastorizia (pecore e capre), e soffriva di relativamente poche malattie. Alcuni individui erano legati da parentela e nella maggior parte dei casi vissero crebbero nell'area.
journal.pone.0146176.g002
[Dall'Abstract:] L'analisi dei resti umani dalla tomba megalitica presso Alto de Reinoso rappresenta il più ampio studio integrato di una sepoltura collettiva neolitica in Spagna. Combinando archeologia, osteologia, genetica molecolare e analisi degli isotopi stabili (87Sr/86Sr, δ15N, δ13C) si sono ottenute ricche informazioni su numero minimo di individui, età, sesso, altezza corporea, patologia, profili del DNA mitocondriale, relazioni di parentela, mobilità e dieta. La tomba fu in uso per circa un centinaio d'anni attorno al 3700 a. C. (anni calibrati), datando così al Tardo Neolitico della cronologia iberica. Al fondo della tomba collettiva, sei scheletri completi e sei parziali giacciono in posizioni anatomicamente corrette. Sopra di loro, ulteriori corpi rappresentano un utilizzo successivo e differente della tomba, con quasi tutti gli scheletri che esibiscono segni di manipolazione, come parti scheletriche mancanti, in particolare teschi. Il monumento megalitico comprende almeno 47 individui, comprendendo maschi, femmine, e subadulti, anche se i bambini tra 0 e 6 anni sono sottorappresentati. I resti scheletrici esibiscono un numero moderato di patologie, come malattie degenerative articolari, fratture guarite, traumi cranici, e una bassa intensità di carie. I profili di DNA mitocondriale rivelano un pattern che punta a una comunità locale strettamente correlata con pattern di parentela matrilineari. In alcuni casi gli individui adiacenti nello strato sottostante mostravano relazioni familiari. Secondo i loro rapporti relativi all'isotopo dello stronzio, solo pochi individui spesero la loro prima infanzia in un ambiente geologico diverso, mentre la maggioranza degli individui crebbe lì, localmente. L'analisi degli isotopi di carbonio e azoto, che è stata intrapresa per ricostruire le abitudini alimentari, indica che questo era un gruppo omogeneo con accesso egalitario al cibo. Cereali e piccoli ruminanti erano la principale fonte di nutrizione. Questi dati si sposano bene con lo stile di vita tipico delle popolazioni agricole sedentarie della Meseta spagnola durante questo periodo del Neolitico.
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Le pietre di Stonehenge dal Galles, ma trasportate dai ghiacci

14 Dicembre 2015
Stonehenge
Le voci contrarie si erano levate già pochissimi giorni dopo l'annuncio delle ultime ipotesi riguardanti le pietre di Stonehenge (si tratta di dolerite o diabase o microgabbro, generalmente indicata come “bluestone” in Inglese). La nuova tesi le voleva far provenire da due cave nel Pembrokeshire, nelle Colline (o Montagne) di Preseli (NdT: Preseli Hills or Mountains) in Galles: Carn Goedog e Craig Rhos-y-felin.
Alcuni ricercatori, considerando insufficienti le prove a sostegno della nuova tesi, hanno ora prodotto un nuovo studio in risposta. Nelle due cave gallesi non vi sarebbe traccia di intervento umano: le prove che facevano ritenere di aver ritrovato attività di estrazione sarebbero in realtà interamente riferibili a un'origine naturale. Lo spostamento delle pietre di Stonehenge dal Galles sarebbe dovuto perciò ai ghiacciai, e non all'azione umana.
La nuova ricerca non discute perciò l'origine gallese delle pietre, e pur riconoscendo la probabile presenza di un campo preistorico nell'area, si tratterebbe di cacciatori. Nessuna prova di estrazione della pietra dalle cave, insomma.
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Le origini di Stonehenge sarebbero in Galles

7 - 11 Dicembre 2015
Stonehenge
Le pietre utilizzate per la costruzione di Stonehenge (si tratta di dolerite o diabase o microgabbro, generalmente indicata come "bluestone" in Inglese) provengono da due cave nel Pembrokeshire, in Galles.
C'è di più: le pietre sarebbero state ottenute in Galles ben 500 anni prima della costruzione di Stonehenge. Il trasporto su lunga distanza delle pietre, dal Galles meridionale fino a Stonehenge, costituirebbe da solo uno dei più grandi conseguimenti dell'Europa preistorica.
Questi i risultati ai quali è giunto un nuovo studio pubblicato su Antiquity. Gli spazi vuoti ritrovati presso le cave di Carn GoedogCraig Rhos-y-felin, nelle Colline (o Montagne) di Preseli (NdT: Preseli Hills or Mountains) in Galles, risalenti al periodo compreso tra il 3400 e il 3200 a. C., combaciano con i megaliti di Stonehenge, datati invece al 2900 a. C.
Secondo il professor Mike Parker Pearson, dello University College di Londra, la spiegazione più probabile sarebbe quella che le pietre siano state utilizzate per un monumento locale, e solo in seguito trasportate nello Wiltshire, a Stonehenge.
In un post dell'11 Dicembre, su Live Science si riportano le opinioni degli studiosi che invece non sono convinti della nuova tesi, e che ritengono poche le prove ritrovate a sostegno della stessa.
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Un'enorme struttura preistorica sulle Alture del Golan

11 Novembre 2015
800px-Gilgal_Refa'im_-_Rujm_el-Hiri
Si sta rivelando fonte di dubbi e perplessità, l'enorme struttura preistorica sulle Alture del Golan. Il nome arabo è Rujm el-Hiri, "cumulo di pietra del gatto selvatico", mentre in Ebraico ci si riferisce ad essa chiamandola Gilgal Refaim, "le ruote dei giganti".
Gli archeologi si sono detti perplessi da questa creazione, che copre un'area di 152 metri circa, e che è costituita da 100 megaliti con architrave, in pietra basaltica, per un peso di oltre 40 tonnellate. La si data a cinquemila anni fa (grazie a frammenti ceramici e strumenti in selce).
La si relaziona forse a popolazioni nomadi, ma i maggiori dubbi riguardano le funzioni: viene ipotizzata la funzione calendariale/astronomica, e vi è pure una tomba, che sarebbe però di epoca successiva. 

Link: The Daily MailThe Jerusalem PostReuters
Rujm al-Hīrī/Gilgal Refā'īmfoto dello Hebrew Wikipedia user אסף.צ, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da Shii.