eredità di cesare

L’eredità di Cesare: alla scoperta dei Fasti Capitolini con il videomapping

L’eredità di Cesare: alla scoperta dei Fasti Capitolini con il videomapping

E se un calendario potesse raccontare storie?

È quello che accade in questi mesi ai Musei Capitolini dove, grazie a L’eredità di Cesare e la conquista del tempo - progetto espositivo multimediale che si avvale del videomapping - i Fasti Capitolini si animano, mostrando le storie contenute nell’epigrafe.

L’eredità di Cesare e la conquista del tempo | Musei Capitolini
L’eredità di Cesare e la conquista del tempo | Musei Capitolini - Foto: Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

 

I Fasti Capitolini, calendari di età augustea incisi su marmo, furono ritrovati nel XVI sec. nel Foro Romano e dovevano far parte della decorazione di un arco in onore di Augusto del 20 a.C.

Esposti su progetto di Michelangelo, furono poi trasferiti nella Sala della Lupa al Palazzo dei Conservatori nel 1586, dove si trovano tutt’oggi, insieme a due iscrizioni dedicate a Marcantonio Colonna e Alessandro Farnese.

I Fasti Capitolini sono un importantissimo documento storico-epigrafico in cui, accanto ai nomi di consoli, tribuni militari, censori e magistri equitum, sono registrati i trionfi celebrati a Roma dalle origini al 19 a.C.

 

L'eredità di Cesare e la conquista del tempo | Musei Capitolini
L'eredità di Cesare e la conquista del tempo | Musei Capitolini - Foto: Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

 

Il progetto di valorizzazione multimediale vuole raccontare la storia di Roma narrata nei Fasti - dalla fondazione dell’Urbe (753 a.C.) all’inizio dell’età imperiale (31 a.C.) - coinvolgendo il pubblico attraverso il videomapping, una particolare forma di realtà aumentata (o meglio, realtà mista) dove un oggetto o ambiente fisico – in questo caso l’epigrafe contenente i Fasti – viene arricchito da immagini, filmati e suoni aggiuntivi.

Grazie al videomapping e al commento sonoro, personaggi come Romolo, Tarquinio il Superbo, Giulio Cesare e Augusto rivivono in uno spettacolo storicamente accurato ma di immediata comprensione per il grande pubblico.

Il progetto espositivo è concepito come ideale raccordo tra “La Roma dei Re”, seconda parte del ciclo “Il racconto dell’archeologia” tenutasi ai Musei Capitolini nel 2018-2019, e introduzione alla futura mostra “La Roma della Repubblica”, in programma ai Musei Capitolini durante il 2021.

 

L’eredità di Cesare e la conquista del tempo | Musei Capitolini
L’eredità di Cesare e la conquista del tempo | Musei Capitolini - Foto: Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

 

L’eredità di Cesare e la conquista del tempo è visibile presso il Palazzo dei Conservatori - Sala della Lupa e dei Fasti antichi dei Musei Capitolini fino al 31 Dicembre 2021, dal Lunedì al Venerdì, dalle 09:30 alle 19:30.

L’iniziativa, promossa da Roma Culture, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, è ideata e curata dalla Direzione Musei archeologici e storico-artistici. Organizzazione a cura di Zètema Progetto Cultura.

L'eredità di Cesare e la conquista del tempo | Musei Capitolini
L'eredità di Cesare e la conquista del tempo | Musei Capitolini - Foto: Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali.

Tutto il tempo del mondo Michael Girst

Ti prego, solo un altro minuto

Recensione del libro di Thomas Girst, Tutto il tempo del mondo

Forse non c’è più tempo. Se solo lo avessi detto, fatto, pensato prima. Sono tanti i se che hanno il potere di suscitare nel nostro Io più profondo un pathos sincero, fatto di autentico smarrimento e malinconia. Sono le possibilità a cui ci aggrappiamo quando tutto sembra scivolarci dalle mani, infiltrarsi nella pelle; probabilità di un tempo condensato che non fu mai ma che avrebbe potuto, che crediamo ci avrebbe cambiati e a cui avremmo resistito con forza e generosità. Di fatto, un tempo che non conosciamo, che ci è ignaro e al quale neanche volendo potremmo dare ascolto.

Thomas Girst, manager culturale di BMW, ha scritto un libro per add editore intitolato proprio Tutto il tempo del mondo dedicato a questo continuo inseguire.

Copertina del libro di Thomas Girst, Tutto il tempo del mondo, add editore (2020), con traduzione di Daniela Idra e illustrazione di copertina di Marta Giunipero, pp. 192, Euro 16

Un libro compiuto che cerca l’incompiuto e qualunque altra opera che al tempo è riuscita con creatività e ingegno a resistere e ad esistere ancora. Un libro che fosse un aiuto per sé stesso, come ammette nella prefazione. “Un aiuto in un mondo in cui il brutto, a quanto pare, si sta diffondendo sempre più rapidamente e il bello sembra aver bisogno di protezione”, scrive nell’anticipare i suoi ventotto racconti. I personaggi non seguono un filo lineare né geografico, Girst riesce a far dialogare Shakespeare con Dostoevskij mentre poche parole più in là cita Google, la salvaguardia dell’ambiente, la guerra in Vietnam. È un saliscendi attraverso la storia e le storie di tanti che come noi ogni giorno tentano di superare il presente. Con un po' di pazienza troviamo Proust, gli antichi Egizi, Borges e poi ci sono gli incompiuti che hanno lasciato dietro di sé più di qualche ombra come Michelangelo, Tiziano, Rodin, Balzac.

“Le cose buone richiedono tempo, si sa” scrive ancora. Le frasi che leggiamo possano trovarsi al confine proprio mentre il tempo passa per scorgere le variazioni, per ammirarle o impedirle. Solo in 639 anni l’opera di John Cage smetterà di suonare, esempio virtuoso che comporta l’infinito per essere compreso da tutti anche se ognuno ne ascolterà solo una parte.

Quelli che Girst propone sono viaggi piccoli ma distesi che esigono di essere accolti per recuperare quel valore che nel tempo sappiamo aver sempre avuto e che con il tempo hanno tuttavia perduto.

Thomas Girst, Tutto il tempo del mondo, add editore 2020, pp. 192, Euro 16.

Foto di Arek Socha

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


Raffaello il giovane favoloso Costantino D'Orazio

Raffaello, il giovane favoloso, dipinto dagli altri

Chi prende in mano “Raffaello, il giovane favoloso”, trova subito un chiaro riferimento cinematografico. Sì perché nel titolo, se da un lato abbiamo il nome dell’artista, dall’altro abbiamo il ricalco lettera per lettera del titolo del film su Leopardi interpretato da Elio Germano e uscito qualche anno fa.

Dama con il liocorno (1505-1506), Galleria Borghese, Roma

È un accostamento piuttosto curioso, tuttavia l’intento è quello di far capire al lettore che in questo libro Raffaello verrà raccontato in maniera piuttosto diversa. Qual è lo stratagemma? D’Orazio descrive la vita dell’artista attraverso la viva voce dei tanti personaggi da lui dipinti. Una scelta dettata quasi da necessità come spiega l’autore stesso nell’introduzione: Raffaello non ha mai scritto niente di proprio pugno che sia resistito al passaggio dei 500 anni compiuti dalla sua esistenza. L’unico vero lascito ai posteri è l’intera sua produzione pittorica.

Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi (1518), Gallerie degli Uffizi, Firenze

Il libro è quindi un insieme di piccoli racconti, in cui i narratori volta per volta sono - ad esempio - il maestro Perugino, che ammette di non avere più mercato da quando Raffaello ha saputo imporre il proprio stile; oppure Giulio II, Leone X, i papi che hanno cambiato il volto di Roma con le proprie commissioni. Abbiamo le testimonianze dell’amico Baldassar Castiglione, dell’amata Fornarina, di Michelangelo, Leonardo e di tanti altri.

Elisabetta Gonzaga (1504-1505), Gallerie degli Uffizi, Firenze

Detto così sembra quasi che D’Orazio abbia voluto costruire un’opera di fantasia, interpretando via via i pensieri dei tanti personaggi storici che hanno attorniato la vita di Raffaello, ma è una opinione che cade abbastanza velocemente. Ogni racconto lascia poco all’immaginazione, in quanto ogni personaggio precisa subito date e avvenimenti che lo hanno consegnato alla storia. E se questo non bastasse a far capire che tutto quello che è descritto è davvero accaduto, troviamo un piccolissimo box d’approfondimento al termine di ogni capitolo.

Agnolo Doni (1506 circa), Gallerie degli Uffizi, Firenze

Vero e proprio filo conduttore delle storie è il fatto che ogni narratore è stato dipinto da Raffello. Al cuore di ogni capitolo c’è infatti la descrizione minuziosa del ritratto dell’Urbinate e che per comodità del lettore, troviamo anche poi riprodotto in appendice.

Guidobaldo di Montefeltro (1506), Gallerie degli Uffizi, Firenze

Terminato il libro, la sensazione è quella di trovarci davanti (con un paragone un po’azzardato ma tuttavia efficace), a una sorta di Vite di Giorgio Vasari, ma al contrario. Sono i personaggi e i loro ritratti, che delineano poi la vita intera di un artista solo. Un artista che la Storia dell’Arte ci ha consegnato come un gigante; un giovane favoloso le cui opere, come quelle di Leopardi citato all’inizio, vivono eterne. All’infinito.

Maddalena Strozzi (1506 circa), Gallerie degli Uffizi, Firenze
Raffaello il giovane favoloso
Giovane con la mela (1505), Gallerie degli Uffizi, Firenze
Raffaello il giovane favoloso Costantino D'Orazio
La copertina del libro Raffaello - Il giovane favoloso - Storie, aneddoti e retroscena in un racconto alla scoperta di un Raffaello "privato", di Costantino D'Orazio, pubblicato da SKIRA

Tutte le immagini cortesemente fornite dall'Ufficio Stampa SKIRA


Castro Pretorio - L'evoluzione di un rione dall'antichità al XXI secolo

La strategia di collaborazione tra il Museo Nazionale Romano e l’hotel The St. Regis Rome fa nascere a Roma, nel cuore pulsante del diciottesimo rione della città, Castro Pretorio, il progetto innovativo Castro Pretorio - L’EVOLUZIONE DI UN RIONE DALL’ANTICHITÀ AL XXI SECOLO che, con una spettacolare installazione multimediale nell’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano, farà vivere ai visitatori un’esperienza immersiva con un vero e proprio viaggio nel tempo e nella storia della Roma antica e moderna.

I visori multimediali, finanziati dall’hotel The St. Regis Rome, porteranno il pubblico nell’anno 298 d.C., all’avvio del cantiere delle Terme che volle costruire l’imperatore Diocleziano come gigantesco “palazzo del popolo” con piscine e vasche di acqua calda e fredda, ma anche palestre, biblioteche e giardini rigogliosi. In soli otto anni, nel 306 dopo Cristo, il cantiere fu completato e tra i colli del Viminale e del Quirinale sorse un complesso esteso per oltre 13 ettari che era delimitato da un ampio recinto e da una grande esedra con gradinate sulla quale, alla fine dell’Ottocento e su progetto di Gaetano Koch, sorgeranno gli eleganti palazzi porticati che formano Piazza dell‘Esedra, l’attuale Piazza della Repubblica.

Ai lati dell’esedra, si ergevano due biblioteche affiancate da sale circolari di cui quella verso l’attuale via XX Settembre, nel 1598, fu trasformata nella chiesa di San Bernardo, mentre quella opposta è ancora visibile all’inizio di via del Viminale e fa parte del Granaio Clementino, l’ultimo dei granai pubblici di Roma costruito dall’architetto Carlo Fontana nel 1705 per il Papa Clemente XI sui resti delle biblioteche delle Terme.

Frigidarium delle Terme di Diocleziano Progetto Katatexilux per il Museo Nazionale Romano e l’Hotel The St. Regis Rome

Gli ambienti principali del complesso termale, al centro dell’enorme recinto, erano disposti lungo un asse mediano trasversale, secondo lo schema canonico di età imperiale, e comprendevano il frigidarium, cioè la sala per i bagni freddi, il tepidarium e il calidarium per i bagni caldi e tutti gli altri ambienti coperti e scoperti che arricchivano le terme: accanto al frigidario le palestre scoperte; in corrispondenza dell’asse del calidario quattro sale di cui due ottagone e, di queste, l’ultima e ancora perfettamente conservata, oggi posta all’angolo di via Romita con via Parigi e via Cernaia, ospitò la grande Mostra archeologica del 1911, per essere poi trasformata nel cinema Sala Minerva; dal 1928 al 1991 fu trasformata nel Planetario allora più grande d’Europa e oggi fa parte del Museo Nazionale Romano per l’esposizione delle sculture provenienti da edifici termali come la copia dell’Afrodite Cnidia di Prassitele, quella di Herakles di Policleto, la testa di Asclepio dalle Terme di Caracalla e la copia dell’Apollo Liceo di Prassitele.

Tutto il complesso, dopo i restauri all’inizio del V secolo, venne progressivamente abbandonato anche in conseguenza della guerra gotica quando, nel 537, Vitige tagliò gli acquedotti della città interrompendo l’afflusso dell’Acqua Marcia che alimentava anche le terme attraverso la cosiddetta Botte di Termini. Solo dopo più di mille anni, nel 1561, Papa Pio VI chiamò il genio di Michelangelo a dare nuova vita a quanto restava degli immensi edifici con la realizzazione della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dell’annesso convento dei Certosini, per salvare “tanta veneranda antichità da un irreversibile degrado”.

Michelangelo, grande architetto e attento studioso dell’antico, riutilizzò il frigidarium e il calidarium dioclezianei per sistemare la chiesa e affiancarle il Chiostro grande. Fu il suo ultimo grande progetto architettonico perché il Maestro morì nel 1564 e il cantiere fu ripreso solo dieci anni dopo concludendosi, se così si può dire, solo nella seconda metà del Settecento con il pesante intervento di riordino di Luigi Vanvitelli.

Michelangelo mostra di aver compreso appieno la straordinaria macchina strutturale del frigidario dioclezianeo che riprende, a sua volta, il modello della Grande Aula dei Mercati di Traiano, invenzione tradizionalmente attribuita ad Apollodoro da Damasco, con la successione di sei volte a crociera che scaricano il proprio peso su mensole di travertino. Qui nelle terme, quasi due secoli dopo l’invenzione traianea, il sistema si ripete ampliando le dimensioni dell’aula che passa dai 32x8 metri di quella traianea ai 61x25 metri del frigidarium. Tre immense volte a crociera scaricano il proprio peso sulle mensole poste a oltre 15 metri d’altezza rispetto al pavimento. Le mensole sono decorate in continuità con la trabeazione che corre al di sopra delle 8 colonne monolitiche in granito rosa egiziano -quattro per lato in corrispondenza degli archi di intersezione- che, con un’altezza del fusto di 13,80 metri e un diametro di base di 1,62 m. formano un imponente ordine composito. Dato che il peso delle volte si scarica attraverso le mensole nei maschi murari retrostanti, le colonne non hanno più una vera funzione statica ma diventano una vera e propria decorazione architettonica, seppur di smisurata imponenza.

Il progetto di Michelangelo rispettò la magnificenza dello spazio romano e, soprattutto, la rigorosa macchina strutturale che lo governava; mantenne i grandi vani che si aprivano tra i maschi murari: i quattro laterali, che ospitavano le vasche della natatio, li trasformò in altrettante cappelle e quelli centrali, collegandosi alla rotonda del tepidarium, formarono il braccio ortogonale della croce greca che forma la pianta della basilica. Entrando nella chiesa si poteva davvero cogliere la magnificenza della macchina romana, ancora perfettamente conservatasi nella sua volumetria originaria, esaltata dal lavoro di Michelangelo. Purtroppo è quello che invece non possiamo più cogliere noi dopo gli interventi successivi che, per completare il lavoro del Maestro dopo la sua morte, chiusero le cappelle laterali e aggiunsero altre otto colonne -in mattoni intonacati a simulare la pietra- lungo le pareti dell’aula.

Lasciamo la parola e il commento a Corrado Ricci: erano tempi quelli in cui simili delitti si potevano compiere senza che nessuno trovasse argomento di alzar la voce, oppure anche tentasse di farlo, se in cuor suo biasimava” (Corrado Ricci, S. Maria degli Angeli e le Terme Diocleziane, Roma, 1909). Per fortuna, il viaggio immersivo nella storia ci consentirà di rivivere gli spazi architettonici originari e quelli ideati da Michelangelo grazie allle ricostruzioni multimediali.

Aula Ottagona, Terme di Diocleziano Progetto Katatexilux per il Museo Nazionale Romano e l’Hotel The St. Regis Rome

Proprio il cantiere michelangiolesco, infatti, è ripreso nel racconto multimediale che prosegue con il restauro dei grandi acquedotti romani per alimentare le nuove fontane della Roma barocca e terminare con la costruzione, sul confine delle antiche terme tra l’Aula Ottagona, la Fontana del Mosè e la chiesa di San Bernardo, del Grand Hotel, l'iconico hotel inaugurato nel 1894 dal leggendario albergatore César Ritz; oggi l’edificio, primo fra i grandi palazzi romani ad essere fornito di luce elettrica, è stato completamente restaurato e rinnovato con un progetto della Pierre-Yves Rochon Inc. che rende merito e ridà splendore alla gloriosa storia di un albergo che ha rappresentato a lungo un riferimento per l’ospitalità di lusso nella Città Eterna, oggi entrato a far parte della Marriot International e del brand St. Regis Hotels & Resorts.

Castro Pretorio Progetto Katatexilux per il Museo Nazionale Romano e l’Hotel The St. Regis Rome

L’obiettivo di questo coinvolgente progetto è quello di far conoscere meglio, ai cittadini e al pubblico internazionale, una delle aree più affascinanti del centro storico, dove perfino due simboli così distanti dell'identità millenaria di Roma sono sorprendentemente legati dal filo della storia. Il progetto è nato dalla volontà congiunta di Daniela Porro, la Direttrice del Museo Nazionale Romano, e di Giuseppe De Martino, General Manager dell’hotel St. Regis Rome; è stato curato da Filippo Cosmelli e Daniela Bianco di IF Unique Art Experiences, con la preziosa consulenza dello staff scientifico delle Terme di Diocleziano, in particolare della responsabile di sede Anna De Santis con Carlotta Caruso e Claudio Borgognoni.

La ricostruzione virtuale è stata realizzata da Progetto Katatexilux, una società specializzata in installazioni multimediali applicate al patrimonio culturale. La voce narrante è di Cosimo Fusco.

L'esperienza di realtà virtuale sarà fruibile dai visitatori del museo, secondo orari prestabiliti e consultabili sul sito www.coopculture.it, fino al 28 luglio 2019, la II e la IV domenica del mese. Si ringrazia l’Ufficio stampa di Electa per il Museo Nazionale Romano per le informazioni sull’evento.


A Roma "L'adolescente" di Michelangelo dall'Ermitage

Il 14 dicembre nel nuovo rhinoceros, sede della Fondazione Alda Fendi –Esperimenti, verrà esposto in via straordinaria L’Adolescente di Michelangelo, proveniente dal Museo Statale dell’Ermitage di San Pietroburgo.

L’esposizione, che si terrà dal 14 dicembre 2018 al 10 marzo 2019, sancisce l’inizio della collaborazione triennale tra la Fondazione Alda Fendi – Esperimenti e il celeberrimo museo russo. Un accordo nato dal desiderio d’incrementare i rapporti culturali tra la Russia e l’Italia, tramite l’istituzione di borse di studio, l’ospitalità a ricercatori russi, il sostegno di attività scientifiche e culturali congiunte e l’esposizione di capolavori provenienti dall’Ermitage di San Pietroburgo a Roma nel palazzo rhinoceros, prospiciente l’Arco di Giano e l’area del Foro Romano, recentemente restaurata e riqualificata grazie alla Fondazione Alda Fendi – Esperimenti che ha incaricato Vittorio e Francesca Storaro per l’illuminazione dell’Arco di Giano e Jean Nouvel
per il restauro del palazzo.


La prima delle opere che arriveranno nella Capitale, con cadenza annuale, è L’Adolescente di Michelangelo, capolavoro ormai definitivamente assegnato al geniale scultore, esposto per la prima volta a Roma.
Per l’occasione, questo enigmatico e incompiuto giovane accovacciato così vibrante e intenso, verrà sapientemente illuminato da Vittorio e Francesca Storaro, a evidenziare la potenza creativa del grande artista. Promossa dalla Fondazione Alda Fendi–Esperimenti e dal Museo Statale Ermitage con la collaborazione di “Ermitage Italia”, l’esposizione, curata dal professor Sergej Androsov, direttore del Dipartimento d’Arte dell’Europa Occidentale dell’Ermitage, è stata organizzata da Il Cigno GG Edizioni in collaborazione con Villaggio Globale International.

Michelangelo Buonarroti L'adolescente (Ragazzo accosciato) Ermitage San Pietroburgo
Michelangelo Buonarroti (Caprese, 1475 - Roma, 1564) L'adolescente (Ragazzo accosciato) Statua in marmo, h.54 cm San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage Photograph © The State Hermitage Museum, 2018 Ph.: Vladimir Terebenin

 

Testo e immagini da Ufficio Stampa Villaggio Globale International


L'artrosi di Michelangelo Buonarroti

3 - 6 Febbraio 2016
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Secondo un nuovo studio pubblicato sul Journal of the Royal Society of Medicine, Michelangelo Buonarroti (Marzo 1475 - 18 Febbraio 1564) avrebbe sofferto di artrosi alle mani, in particolare negli ultimi quindici anni della sua vita. Tutto il tempo dedicato alla scultura avrebbe dunque fatto sentire i suoi effetti sulla salute dell'artista toscano.
Non sono state possibili investigazioni dirette, né sono disponibili spettroscopie o immagini ai raggi X. Gli autori dello studio hanno perciò dovuto rifarsi ad altri documenti, e in particolare a tre ritratti dell'artista ormai invecchiato, grazie ai quali interpretare le deformità delle mani. I tre ritratti sono opera di Jacopino del Conte (1535), Daniele Ricciarelli (da Volterra - 1544, probabile copia del primo), e Pompeo Caccini (1595, quindi 31 anni dopo la morte dell'artista). I ritratti mostrano Michelangelo tra i 60 e i 65 anni.
Dai documenti analizzati nella ricerca, risulterebbe inoltre che Michelangelo soffriva di problemi alle articolazioni. A Michelangelo peraltro sono state attribuite varie malattie (gotta e probabile avvelenamento da piombo, oltre a una serie di disturbi di carattere psicologico), ma a colpire le sue mani fu probabilmente l'artrosi. In precedenza, altri studi attribuirono alla gotta questi problemi, ma la nuova ricerca sembra confutare quelle tesi (si tenga anche presente che in passato il termine gotta era usato in senso assai ampio). La diagnosi di artrosi spiegherebbe pure la perdita di destrezza nel tempo subita da Michelangelo che, nonostante l'infermità, continuò a scolpire fino a sei giorni dalla morte.
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Milano: D’Après Michelangelo. La fortuna dei disegni per gli amici nelle arti del Cinquecento

Cultura

D’Après Michelangelo. La fortuna dei disegni per gli amici nelle arti del Cinquecento

Nelle nuove sale espositive all'Antico Ospedale Spagnolo del Castello Sforzesco, fino al 10 gennaio, con disegni, dipinti e incisioni del maestro cinquecentesco

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Milano, 29 settembre 2015 - Il ricco programma di iniziative ed eventi di ExpoinCittà, destinato ad animare la vita culturale milanese per tutto il semestre dell’Esposizione Universale, si arricchisce di un nuovo appuntamento al Castello Sforzesco. Da mercoledì 30 settembre sarà infatti possibile ammirare la mostra “D’après Michelangelo. La fortuna dei disegni per gli amici nelle arti del Cinquecento” nelle nuove sale espositive dell’Antico Ospedale Spagnolo, adiacenti al Museo della Pietà Rondanini da poco inaugurato.

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Come la scultura classica contribuì a creare standard irraggiungibili di bellezza

18 Luglio 2015

Come la scultura classica contribuì a creare standard irraggiungibili di bellezza

Cosa intendiamo quando diciamo che qualcuno possiede una bellezza ‘classica’? Sono appropriati i nudi maschili nell'arte, alla visione da parte di un pubblico di famiglie? Guardando alle discussioni innescate dall'apertura, nel 1854, di una mostra sulla statuaria greca e romana, la dott.ssa Kate Nichols esplora le modalità con le quali le nozioni di bellezza, moralità e genere sono intrecciate.

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Gli sforzi che facciamo per modellare i nostri corpi al fine di raggiungere l'ideale confinano con l'estremo. Agli inizi di questa estate i pubblicitari di prodotti per la perdita del peso fecero infuriare migliaia di Londinesi in metropolitana, chiedendo: il tuo corpo è pronto per la spiaggia? L'immagine di accompagnamento mostrava una modella infelicemente magra, con un bikini minuscolo. Un recente sondaggio indica un'impennata di sei volte nel numero di uomini che utilizzano steroidi anabolizzanti, ampiamente noti per i loro effetti dannosi, al fine di incrementare i propri muscoli nella ricerca di un corpo da dio greco.
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Milano: Antonio Paolucci racconta "La Pietà Rondanini"

Il 4 agosto

Antonio Paolucci racconta "La Pietà Rondanini"

A Palazzo Marino dalle 21. Il ciclo "Sei conversazioni d'arte" è un viaggio attraverso la storia dell’arte con sei protagonisti d’eccezione che raccontano le icone di ExpoinCittà e il loro legame con Milano

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Milano, 30 luglio 2015 - Il 4 agosto dalle 21 alle 22 in Sala Alessi a Palazzo Marino, il Direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, racconta il capolavoro estremo di Michelangelo, "La Pietà Rondanini", rimasto incompiuto alla morte dell’artista. Un blocco di marmo sul quale il Maestro si era impegnato per oltre un decennio.

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La Sezione Aurea dietro la Creazione di Adamo di Michelangelo

20 - 21 Luglio 2015
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La Creazione di Adamo nella Cappella Sistina non sarebbe semplicemente una rappresentazione anatomica, ma nel creare l'opera, Michelangelo avrebbe rispettato il rapporto di 1,618, alla base della Sezione Aurea.
Questi i risultati cui è giunto un nuovo studio, che afferma che l'armonia tipica delle opere di Michelangelo sarebbe dovuta non solo alla sua conoscenza dell'anatomia, ma pure all'applicazione della Sezione Aurea, che è possibile ritrovare spesso in natura.
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