Guerre Persiane Temistocle

Guerre persiane: a 2500 anni dalle battaglie delle Termopili e di Salamina

Ad Agosto e Settembre di quest'anno ricorrono 2500 anni da due celebri scontri delle Guerre persiane, le Termopili e Salamina: ripercorriamone rapidamente la storia. Del celebre Impero Persiano, divenuta una potenza dalle dimensioni molto vaste grazie alle conquiste di Ciro il Grande e del figlio Cambise, conosciamo le strutture amministrative e una particolare vocazione per gli affari di politica estera. A re Dario, successore di Cambise, Erodoto (Storie, III 89) fa risalire la suddivisione del regno in venti satrapie, che consentiva una cospicua retribuzione annua di talenti d'argento.

Erodoto, con le sue Storie, è una fonte essenziale per le Guerre Persiane. Foto © Marie-Lan Nguyen / Wikimedia Commons, in pubblico dominio

Le origini del conflitto tra Greci e Persiani risalgono agli scontri avvenuti sulle coste della Ionia, dove gli abitanti, stanchi di subire continue vessazioni dai dominatori persiani e desiderosi di riconquistare la propria libertà, decisero di armare una rivolta capeggiati da Aristagora di Mileto, tiranno della città. È il 499 a.C.

Consapevole di non poter battere i nemici da solo, chiede dapprima aiuto a Sparta, da cui comunque ebbe un secco rifiuto; rivolgendosi alle città di Atene ed Eretria, trova una migliore accoglienza grazie anche alla comune origine ionica. Atene invia venti navi, Eretria ne invia cinque. Lo scontro navale avviene a Lade nel 494, isoletta a largo delle coste di Mileto. Sbaragliato il contingente greco, la città di Mileto, promotrice della rivolta, viene rasa al suolo e una parte degli abitanti vengono deportati in Babilonia.

Il 491 è l'anno della spedizione punitiva che Dario organizza contro quei greci, soprattutto gli ateniesi, che avevano osato intromettersi in faccende non di loro pertinenza.
Nella primavera del 490, arrivati nelle Cicladi, i Persiani comandati dai generali Dati e Artaferne non ebbero grandi difficoltà a sottomettere le popolazioni isolane. Fu la volta di Eretria, conquistata e data alle fiamme. Non restava che dirigersi verso Atene e completare la vendetta.

Guerre persiane: la battaglia di Maratona

La piana di Maratona costituisce il punto di passaggio migliore che, da Eretria, conduce ad Atene. Qui sbarcarono 20000 Persiani, ad attenderli circa 7000 opliti comandati dal polemarco Callimaco e da dieci strateghi, tra i quali figura Milziade. Unica città ad inviare aiuti fu Platea.

Elmo di Milziade, uno dei protagonisti delle Guerre Persiane, dal Museo Archeologico di Olimpia. Presenta l'iscrizione ΜΙΛΤΙΑΔΕΣ ΑΝΕ[Θ]ΕΚΕΝ [Τ]ΟΙ ΔΙ. Foto di Oren Rozen, CC BY-SA 3.0
Con il supporto di un contingente di 1000 opliti, gli Ateniesi affrontarono i nemici prima che potessero avvicinarsi alla città.
Nonostante le pesanti armature di cui erano dotati, gli Ateniesi furono i primi ad attaccare nella fase finale dello scontro che durò solo pochi giorni.

Mentre i Persiani premevano sul centro dello schieramento greco, i fianchi dell'armata greca riuscirono ad accerchiarli e costringendoli a ritirarsi verso le loro navi. Lo scontro diede agli Ateniesi una vittoria inaspettata: gli opliti si rivelarono l'arma vincente dell'esercito ateniese.

Persero la vita solo 192 Greci, sepolti nel famoso "sorós".
I propositi di re Dario furono, dunque, sventati. Non fa in tempo a riorganizzare una nuova spedizione punitiva poiché, nel 485, gli sopraggiunge la morte.
La pesante eredità di completare l'opera del padre spetta adesso al figlio Serse.

La Seconda guerra persiana

Guerre persiane: la battaglia delle Termopili

Della battaglia che oppose un pugno di Greci e lo sterminato contingente persiano nell'estate del 480 a.C. al passo delle Termopili, angusta strettoia che fungeva da allaccio tra il mare e le pendici dell'Eta, conosciamo i fatti salienti principalmente grazie al racconto che lo storiografo Erodoto ci fornisce nell'opera da lui composta, le "Storie".

Al comando di 4000 opliti peloponnesiaci, cui si aggiunsero le forze degli abitanti della Grecia centrale (provenienti dalle regioni di Beozia, Locride e Focide), il generale spartano Leonida cercò di fermare l'avanzata persiana facendo ricostruire un'antica fortificazione che prendeva il nome di "muro focese": obiettivo del re di Sparta era quello di guadagnare tempo per consentire ai suoi alleati greci di riorganizzare le forze.

I Persiani giunsero alle Termopili alla fine di luglio e, all'inizio del mese di agosto, si stanziarono sulle rive del fiume Melas, nei pressi di Trachis. Il Gran Re Serse venne a conoscenza che un piccolo contingente greco ostacolava la sua avanzata, difendendo il passo.

Da Erodoto sappiamo che alcuni greci esiliati, tra i quali vi erano anche degli spartani, gravitavano attorno al sovrano persiano; molti di essi, solitamente nobili e personaggi influenti caduti in disgrazia, chiedevano asilo alla corte del re. Questi cercavano di entrare nelle sue grazie sperando, qualora la Grecia fosse caduta in mano nemica, che il sovrano li avrebbe ricompensati concedendo loro posizioni di potere in patria. Tra i greci che passarono alla corte persiana ci fu Demarato, re di Sparta discendente degli Euripontidi che era stato destituito dal suo incarico. Si era recato in Persia per chiedere asilo e cercare fortuna. Sembra che Demarato sia divenuto consigliere del sovrano al punto da accompagnarlo anche nelle spedizioni militari.

Alle Termopili, Serse attese qualche giorno credendo che i Greci, constatando l'entità dell'esercito persiano, sarebbero fuggiti senza combattere. Spazientito dall'attesa, ordinò alla sua fanteria di forzare il passo: ciò che seguì, fu un vero massacro.

Nello stretto varco, i Persiani furono costretti ad attaccare i Greci frontalmente; gli opliti, che avevano lance più lunghe e una corazza più pesante, fecero molte vittime. Serse mandò rinforzi, ammassando così un numero sempre maggiore di soldati, e questo contribuì a far degenerare l'assalto. La carneficina continuò per due giorni. Al termine del secondo giorno, un disertore greco di nome Efialte chiese udienza a Serse: in cambio di una ricca ricompensa, l'uomo rivelò al re persiano l'esistenza di un sentiero tra le montagne che avrebbe permesso ai barbari di accerchiare i Greci e di sorprenderli alle spalle. È la fine; e non per nulla ancora oggi, nella lingua greca moderna, la parola "efialtis" (εφιάλτης) significa "incubo".

Anche Leonida conosceva quel sentiero e per questo aveva posizionato un contingente a presidiarlo; tuttavia, vedendo l'imponente schieramento nemico venirgli incontro, il contingente si ritirò precipitosamente. Solo quando era troppo tardi i Greci si resero conto del tradimento. Con il nemico che stava per attaccarli alle spalle, il re spartano comprese che le sue truppe non avevano via di scampo. Sapeva che i suoi uomini non avrebbero abbandonato la loro posizione e che sarebbero stati disposti a sacrificare la loro vita "per obbedire agli ordini della città". Non poteva però chiedere la stessa abnegazione agli alleati, perciò permise loro di ritirarsi. Assaliti dal panico, la fuga fu generale: assieme ai 300 opliti spartani, decisero di andare incontro alla morte i tebani e 700 tespiesi. L'esiguo numero di combattenti non riuscì a tenere la linea; Leonida stesso cadde vittima dei combattimenti ma confortato, pare, dall'oracolo di Delfi che gli avrebbe predetto la salvezza della città di Sparta in cambio del suo sacrificio.

Per commemorare l'eroico gesto patriottico, la zecca di Atene ha di recente prodotto una moneta da 2 euro a tiratura limitata sopra la quale viene raffigurato l'elmo di un antico guerriero ellenico.

Statua di Leonida. Foto di manue41350

Guerre persiane: la battaglia di Salamina

Emerso da un contesto in cui gli equilibri si giocavano sul crinale diversità politica, è Temistocle il vero risolutore del conflitto tra Greci e Persiani. Pare sia stato arconte nel 493, ma assurge al vero potere solo dieci anni dopo, rivestendo un ruolo decisamente diverso rispetto a quello di coloro che lo avevano preceduto: egli si muoveva entro i confini di quella democrazia che si voleva applicare anche in politica estera. quando nel 482 si scoprono le miniere argentifere nel Laurio, Temistocle propose che i cento cittadini più ricchi, in virtù di uno spirito di solidarietà, avrebbero dovuto dare in prestito un talento a testa per l'allestimento di una flotta di triremi, in previsione di un attacco nemico. La proposta nasceva non soltanto per scongiurare l'ennesimo attacco dei Persiani, ma trovava giustificazione anche nelle brucianti sconfitte riportate da Atene contro la storica rivale Egina.

Dopo il disastro delle Termopili, molte città greche vennero saccheggiate mentre altre, in panico per una situazione che stava precipitando, vennero abbandonate e lasciate alla mercé dei Persiani. È interessante notare come questo conflitto, durate una ventina d'anni, abbia messo a nudo diversi atteggiamenti da parte dei Greci: se, da una parte, ha scosso la coscienza "nazionale" di un popolo che, grazie al nemico comune, si è scoperto essere a tratti unito (almeno per quanto riguarda le regioni meridionali del paese) nelle sorti, non di certo nei costumi né in politica; d'altra parte, è pur vero che rinsaldato le posizioni egemoniche di due città, ovvero Sparta e Atene.

Temistocle Guerre Persiane
Temistocle, tra i protagonisti delle Guerre Persiane. Foto Rijksdienst voor het Cultureel Erfgoed di J.P.A. Antonietti (1926), CC BY-SA 4.0

Tra le città che vengono lasciate alla devastazione dei Persiani c'è proprio Atene; donne e bambini vengono portati ad Egina e a Trezene, dove nel 1959 è stata trovata un'epigrafe ribattezzata "decreto di Temistocle". È lui che prende in mano la situazione, grazie anche ad un oracolo che gli suggerisce di affidarsi ad un "muro di legno" che lui interpreta come un'allusione alle triremi che aveva fatto costruire qualche anno prima. La flotta greca viene raccolta a Salamina, seconda isola per grandezza del Golfo Saronico, comandata dal generale spartano Euribiade. Lo scontro avviene un mattino di settembre sotto lo sguardo incredulo di re Serse che, sicuro di godersi la vittoria dei suoi, si fa costruire un trono sulla costa ateniese. L'astuzia, l'esperienza, la tattica, probabilmente anche il favore degli dei, consentono ai Greci di riportare una vittoria schiacciante, insperata, che costringe i Persiani ad una cocente umiliazione e all'immediata ritirata.

Le successive vittorie di Platea prima e Capo Micale dopo, avvenute a un anno di distanza da Salamina, servirono anche a certificare l'inadeguatezza della flotta persiana. E se Platea fu una battaglia decisiva nella quale - secondo Erodoto - si evidenziò anche la superiorità degli armamenti greci, a Capo Micale non si trattò di un vero e proprio scontro navale, quanto piuttosto di un assalto alle fortificazioni persiane ormai definitivamente allo sbaraglio.

Bibliografia:

- D. Musti, Storia greca, Linee di sviluppo dall’età micenea all’età romana, Editori Laterza, Roma 2006.
- L. Canfora, Storia della Letteratura Greca, Editori Laterza, Roma 1986.
- Erodoto, Storie, Vol. VII, Mondadori, Milano 2003.
- L. Braccesi, Arrivano i barbari. Le guerre persiane tra poesia e memoria, Laterza, Roma-Bari 2020.
- E. Baltrush, Sparta, Il Mulino, Bologna 2002.
- W. Will, Le guerre persiane, Il Mulino, Bologna 2012.


Viaggiatori europei in Oriente tra Settecento e Ottocento. Meta: Hierapolis

Nell'Autunno del 1749 quattro giovani gentiluomini si incontrano a Roma per pianificare e preparare un lungo viaggio che li condurrà attraverso i luoghi più impervi dell'Impero Ottomano, fino al deserto siriano e alle montagne del Libano; un pericoloso itinerario che esigerà la vita del più giovane tra loro ma che garantirà, a lui e ai suoi compagni, un posto non piccolo nella storia di quel giardino di simboli che è il viaggio.

La curiosità per quell'avventura illuminista mi spinse, ormai tanti anni fa, ad avviare un'indagine approfondita delle relazioni dei viaggiatori sette-ottocenteschi in Oriente -in Asia Minore, in particolare- convinto della loro specifica utilità nello studio dell'architettura antica con il confronto con il dato archeologico e architettonico.

È un argomento, quello dei viaggi, di grande interesse ed attualità, non solo per gli specialisti ma anche per chi si appassiona alle avventure, al fascino di un mondo ormai perduto per sempre e, perché no, alla possibilità di avere una visione molto particolare e comunque affascinante delle antichità.

Ricollegandomi al precedente articolo pubblicato su questo sito sulle meraviglie di Hierapolis di Frigia, voglio riprendere alcune delle testimonianze più interessanti di quei primi viaggiatori -comprese tra la metà del Settecento e la metà dell’Ottocento- per esplorare con i loro occhi la città microasiatica. Oggi, dopo gli scavi della Missione italiana fondata nel 1957, l’immagine della città è profondamente cambiata e molti dei monumenti descritti da quei pionieri sono stati scavati, restaurati e valorizzati in modo esemplare, tanto da far guadagnare al sito di Hierapolis-Pamukkale l’iscrizione al Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Resta intatto il fascino di quei luoghi e, pur nella difficoltà di chi non li conosce direttamente di visualizzarli all’attualità, immergersi nelle descrizioni dei viaggiatori rappresenta un viaggio affascinante nel tempo e nello spazio.

Hierapolis Frigia Turchia
Hierapolis di Frigia. Foto: Paolo Mighetto

Possiamo immaginare che i quattro giovani gentiluomini partiti da Roma alla scoperta di Ba’albek e Palmira attraverso l’Impero Ottomano, Robert Wood, James Dawkins, John Bouverie e Giovanni Battista Borra, durante la preparazione del complesso itinerario del loro viaggio (1750-51), abbiano letto con crescente curiosità i passi di Strabone, Plinio, Cassio Dione relativi a Hierapolis, alle sue sorgenti calde e al Plutonio, confrontandoli, senza dubbio, con le descrizioni di altri viaggiatori come Jacob Spon e George Wheler (Lyon, 1678), di Thomas Smith (Trajecti ad Rhenum [Utrecht], 1694) e, soprattutto, di Richard Pococke (London, 1743-45). I gentiluomini inglesi e l'architetto italiano decisero di attraversare la vallata del Meandro, partendo da Smirne, con l'evidente obiettivo di raggiungere i siti di Laodicea e di Hierapolis. Da Palat (ora Balat), il sito dell'antica Mileto, seguirono il corso del fiume visitando Priene (Samsun, 10-12 Settembre 1750), Magnesia al Meandro (Iné, 13 Settembre), Tralles (Guzel Hissar, 15-22 Settembre) - dove, a causa di un colpo di sole mal curato, morirà il più giovane di loro, John Bouverie - e Nyssa (Sultan Hissar, 22-23 Settembre); il 26 Settembre giunsero a Laodicea (Eski Hissar) e due giorni dopo visitarono Hierapolis (Pambouk Kalessi), per poi tornare verso la costa, a Bodrum (10 Ottobre). Dopo aver passato la notte del 28 nella casa di campagna dell'Aga di Denizli, Wood e compagni si spostarono a Pamukkale.

[...] which affords the grandest scene of antiquities I ever beheld a most magnificent Pile of Buildings, grand arch'd Rooms & prodigious Walls [...] (Robert Wood).

Videro il teatro, un edificio di ordine ionico e le colonne doriche della via di Frontino che, dalla grande porta a tre fornici, si estendeva a fianco della vasta agora commerciale, coprendo un'area di circa tre ettari, tra la plateia major e le pendici delle montagne a Est; oltre a questi resti segnalarono la necropoli, le mura cittadine, dove trovarono un'iscrizione recante il nome di Hierapolis, e, infine, un laghetto contenente tre pilastri dorici, già descritto da Pococke. Il laghetto fu anche notato da un altro viaggiatore inglese, Richard Chandler, che giunse a Pambouk il 30 Aprile 1765 e visitò i resti di Hierapolis il giorno successivo; la pozza di acqua limpida, che sgorga nei pressi del tempio di Apollo, costituiva, già allora, un elemento di svago e refrigerio per le signore del luogo e il viaggiatore inglese ne approfitta per offrire una suggestiva scena di colore locale.

I resti del colonnato della Plateia Maior in una veduta di Richard Chandler. In alto a destra emerge una tomba della necropoli settentrionale.

The pool before the theatre has been a bath, and marble fragments are visible at the bottom of the water, which is perfectly transparent, and of a briny taste. The women of the Aga, after bathing in it, came to the theatre, where we were employed, to see us, with their faces muffled . They were succeeded by the Aga, with several attendants. He discoursed with our Janizary, fitting cross-legged on the ruins, smoking and drinking coffee; and expressed his regret, that no water fit to drink could be discovered there; wishing, if we possessed the knowlege [sic] of any from our books, we would communicate it to him; saying, it would be a benefit, for which all future travellers should experience his gratitude. (Chandler, 1775, pp. 234-235).

Durante la sua visita all'antica città l'inglese analizzò il teatro, copiandovi alcune iscrizioni, e soprattutto si dedicò all'illustrazione delle sorgenti calde e alla ricerca del Plutonio. Descrivendo in termini generali le rovine egli, erroneamente, identifica i resti del teatro ellenistico, posto al di fuori delle mura e a Nord della città, con quelli di uno stadio e individua, con maggior perspicacia, i resti di quello che fu un castello selgiuchide del XI-XIII sec. (a Ovest delle terme) e che indica come modern fortress per sottolineare al sua minore antichità rispetto agli altri resti cittadini. Nella tavola che accompagna il testo la “fortezza” si staglia sulle vasche che caratterizzano ancora oggi, con il candido manto di calcare depositato dallo scorrere delle acque termali, la collina di Pamukkale.

L’incisione di Richard Chandler risente di un gusto per il sublime nella rappresentazione delle vasche calcaree della collina di Pamukkale. Sulla sommità, I resti del Castello Selgiuchide.

We ascended in the morning to the ruins, which are on a flat, passing by sepulchres with inscriptions, and entering the city from the east. We had soon the theatre on our right hand, and the pool between us and the cliff [è il dirupo delle concrezioni calcaree. I viaggiatori si trovano nel settore Sudorientale della città]. Opposite to it, near the margin of the cliff, is the remain of an amazing structure, once perhaps baths, or, as we conjectured, a gymnasium; the huge vaults of the roof striking horror as we rode underneath. [Si tratta del vasto complesso termale edificato, nella zona Sudoccidentale dell'abitato, all'inizio del II secolo d.C..] Beyond it is the mean ruin of a modern fortress; and farther on, are massive walls of edifices, several of them leaning from their perpendicular, the stones distorted, and seeming every moment ready to fall, the effects and evidences of violent and repeated earthquakes. In a recess of the mountain on the right hand is the area of a stadium. (Chandler, 1775, p. 233).

Il nuovo secolo vide un gran numero di viaggiatori intenti ad esplorare le rovine di Hierapolis e a dare avvio a quella investigazione che culminerà con le ricerche approfondite degli Altertümer von Hierapolis (in "Jahrb. Deutsch. Arch. Instituts", Ergänz, 4, 1898) di C. Humann, C. Cichorius, W. Judeich, F. Winter, già un vero e proprio strumento per le indagini archeologiche contemporanee.

William Martin Leake e Charles Robert Cockerell visitarono la città nei primi anni del secolo e il secondo, che vi giunse nel marzo 1812, cercò di localizzare il Plutonio nei pressi del teatro ma senza risultati positivi. L’antro di Plutone sarà riscoperto solo a partire dal 2008, dagli scavi di Francesco D’Andria e costituisce oggi, nella sua straordinaria monumentalizzazione, una delle tappe imprescindibili della visita del sito.

Molto interessante è il resoconto della visita compiuta da Léon de Laborde; il francese giunse in città il 22 Ottobre 1826, provenendo da Est (da Çivril e Belevi) anziché da Denizli come quasi tutti gli altri viaggiatori, e vi restò appena quattro giorni, fino al 25 dello stesso mese, in compagnia dell’anziano genitore Alexandre. Purtroppo la pubblicazione tarda delle sue esperienze (dopo il 1861) non ha giovato alla loro diffusione presso gli altri viaggiatori e inoltre, per lo stesso motivo, non si possono discernere con certezza i dati osservati direttamente da quelli aggiunti in seguito e tratti da altri testi. Quel che è certo è che la sua rappresentazione del teatro costituisce un documento fondamentale per la conoscenza delle condizioni del monumento prima degli scavi italiani.

Hierapolis
Il teatro di Hierapolis nella veduta di Léon de Laborde, pubblicata dopo il 1861.

Laborde compì anche degli esperimenti per verificare la veridicità delle leggende in merito alla velenosità del Plutonio - che sembra identificare con la sorgente delle acque calcaree, nei pressi del tempio di Apollo - e, postosi alla sommità del teatro, realizzò la bella veduta di cui si parlava e la cui descrizione offre un parziale panorama dei resti cittadini quali si presentavano nel 1826.

In primo piano, a sinistra, si staglia il grande portico [intende, forse, i resti della plateia maior -la via principale della città antica- che giacciono nelle vicinanze della grande chiesa a pilastri paleocristiana]; più avanti, di fronte, in mezzo ai bagni e ai fabbricati che formavano la palestra, scorre il ruscello che monda tutta questa porzione di città, non per l'acqua ma per i suoi depositi calcarei, sorta di marciapiede abbagliante o di lastricato monolitico, il cui eclatante candore supera in bellezza i marmi del le cave di Paros e del Pentelico. In mezzo a questa neve solidificata, una sorgente calda lascia sfuggire il vapore delle sue acque, e qualche pianta acquatica cresce sui suoi bordi, così come d'inverno, dalle nostre parti, una sorgente si staglia in mezzo alle nevi. Le rovine dei monumenti contrastano allo stesso modo con il suolo. Sebbene costruiti in pietra calcarea di un bel bianco, spiccano dallo sfondo. A qualche centinaia di metri al di sotto di questa vasta terrazza e separata da essa da una linea marcata, dai contorni decisi, si profila la piana del Lycus, infiorata di città e villaggi, di campi coltivati e di aree boscose, pianura di grande estensione, circondata da montagne dalle cime innevate [...]. Mai una vista più dolce e più gradevole è stata offerta da una balconata più strana, mai una posizione ha riunito insieme tanto fascino e tanto contrasto. (Laborde, 1838, p. 81).

Dalla cavea del teatro di Hierapolis Léon de Laborde fa spaziare la vista verso le Terme sud-occidentali, a sinistra, e sulla piana del fiume Lykos.

Pochi anni dopo Laborde, durante il suo primo viaggio nell’Impero Ottomano, compiuto nel 1834, giunse a Hierapolis Charles Texier che, oltre a bellissime vedute del teatro e di altri resti, pubblicò i primi rilievi dei monumenti cittadini. Il viaggiatore francese riserva una lunga descrizione alle sorgenti minerali e ai loro depositi calcarei, senza tralasciare di puntare la massima attenzione nei confronti delle antiche architetture, in particolare delle terme, del teatro e dell'agora.

Un’incisione di Charles Texier con la veduta del teatro dai quartieri meridionali della città antica.

Lo stesso testo, corretto e arricchito dagli studi di altri viaggiatori, venne pubblicato nel 1862, nell'edizione più maneggevole della collana "l'Universe pittoresque" di Firmin Didot. Un'altra notevole descrizione delle rovine di Hierapolis e delle sue eminenze naturali è quella pubblicata da William Hamilton, che visitò il sito il 10 Ottobre 1836; dal testo si può dedurre il percorso che egli compì attraverso i monumenti, ma prima possiamo seguirlo nella salita attraverso il dirupo delle concrezioni calcaree.

Ascending the cliff by a rocky path to the east, we passed a curious bridge formed by the calcareous stream, and extending over the ravine below by the continual advance of the deposit, while the stream flowing at the bottom has kept its bed clear, and reduced the deposit into the form of an arch [...]. (Hamilton, 1842, I, p. 518).

Hierapolis
Le formazioni calcaree di Hierapolis (de Laborde 1838, pl. LXX)

La sua visita ebbe inizio con le grandi terme - da lui definite ginnasio - per poi proseguire al teatro, senza tralasciare la pozza d'acqua contenente tracce di un colonnato di belle colonne scanalate, così perfetto da sembrare appena crollato (pag. 519); superò le mura e si interessò della necropoli che riveste le pendici della collina orientale; rientrato in città si diresse verso l'ampliamento domizianeo, illustrando la porta e la via di Frontino, ornata di un magnifico colonnato Dorico lungo 200 passi, con le basi delle colonne ancora in situ (pag. 521); la vasta necropoli Nord e, al ritorno, quella meridionale conclusero una visita breve ma completa e dettagliata.

Possiamo concludere questa breve rassegna delle fonti della riscoperta moderna di Hierapolis, limitata al periodo compreso tra la metà del Settecento e la metà del secolo successivo, con le testimonianze del francese Baptistin Poujoulat, fratello cadetto del collaboratore di Michaud (autore delle Correspondance d'Orient), e dell’inglese Charles Fellows, che visitò il sito una prima volta l'8 Maggio 1838 e vi fece ritorno il 23 Maggio 1840. Il primo testimoniò la propria visita in una lettera scritta al fratello da Denizli (Dégnislèh) e datata Gennaio 1837; anch'egli cercò senza successo l'antro del Plutonio, sulla scorta delle parole di Strabone, e percorse quasi tutta la città, individuando, non senza qualche errore, i diversi monumenti e lasciandosi andare a lugubri suggestioni nel percorrere le necropoli.

Quand on promène ses pas à travers ces avenues de sépulcres où règne un morne et lugubre silence, et qu'on arrète ses regards sur le squelette d'Hiérapolis effrayant de nudité, l'imagination est comme frappée d'une sorte de vertige; on croirait à l'anéantissement de tout ce qui respire, à la fin de toutes choses; on dirait que la grande famille humaine est descendue tout entière dans le cercueil, et que déjà les tombeaux s'ouvrent pour rendre les morts à leur dernier juge! (Poujoulat, 1840, I, pp. 63-64).

Charles Fellows è invece molto meno propenso al dramma delle rovine e della caducità della vita e si accontenta di fornire un breve quadro generale delle cose viste, soffermandosi in particolare sulle terme - secondo lui i resti di palazzi (Fellows, 1839: pag. 284) - e sul teatro, senza tralasciare, come al solito, una lunga disquisizione sulle concrezioni calcaree. Durante la sua seconda visita si limitò a confermare le precedenti impressioni e a copiare due iscrizioni.

Hierapolis
Hierapolis. Foto: Paolo Mighetto

Le descrizioni dei viaggiatori -e queste sono rapide e sintetiche pennellate- ci raccontano una parte della storia dell’antico. L'analisi dello stato di fatto e lo studio delle fonti antiche, possono costituire due momenti estremi della ricerca, i due limiti a cui si può tendere per individuare il presente e il passato remoto dell'oggetto posto in analisi; tra il periodo in cui l'oggetto era "in funzione" e il momento attuale vi è, però, una fase di progressiva decadenza fisica, o meglio di trasformazione, la cui analisi può offrire numerose altre tessere di quel mosaico che rappresenta la ricerca storica. Questa "storia” della progressiva trasformazione del manufatto antico può essere ricostruita, sovente, proprio grazie alle testimonianze di tutta quella varia umanità che, con le motivazioni più diverse, si trovò a viaggiare e a raccontare le proprie esperienze. Dalle attestazioni dei diari di viaggio, dal loro confronto critico, dalla loro a volte difficile interpretazione possiamo, quindi, raccogliere ulteriori elementi per la definizione della conoscenza, tenendo conto peraltro che, spesso, proprio le parole dei viaggiatori rappresentano l'ultima prova dell'esistenza di un monumento antico.

da: Paolo Mighetto, Viaggiatori in Oriente 1749-1857. Studio dell'architettura antica dell'Asia Minore attraverso le relazioni dei viaggiatori europei nell'Impero Ottomano, tesi di Laurea, Politecnico di Torino, Facoltà di Architettura, a.a. 1993/94, pp. 306-309; 325 sg. I brani citati in italiano sono stati tradotti dall'autore.


VIDE Viaggio Dell’Emozione

Calabria: mostra diffusa "VIDE Viaggio Dell’Emozione"

MOSTRA

VIDE Viaggio Dell’Emozione

Sedi

Direzione territoriale delle reti museali della Calabria

dal 28/08/2019 al 29/02/2020

Vernissage

Cosenza – Palazzo Arnone

28 agosto 2019 – Ore 20.30

VIDE Viaggio Dell’EmozioneMercoledì 28 agosto 2019, alle ore 20.30, a Cosenza, Palazzo Arnone, Sede della Direzione territoriale delle reti museali della Calabria e della Galleria Nazionale di Cosenza, si terrà il vernissage della mostra “VIDE Viaggio Dell’Emozione.

Questo, di seguito indicato il programma previsto:

- Ore 20:30 taglio del nastro e visita alla mostra VIDE Viaggio Dell’Emozione

- Dalle ore 21:00 alle ore 23:00 focus e declinazione del viaggio, legato all’evento “VIDEViaggioDell’Emozione”, a cura della GNC con visite guidate tematiche “il viaggio verso la salvezza”- a partire dall’opera Riposo nella fuga in Egitto di Francesco De Rosa, detto Pacecco, si approfondirà il tema del viaggio inteso come fuga disperata dalle atrocità della guerra, dalle persecuzioni e dall’indifferenza del prossimo nella speranza di trovare la salvezza in nuove terre, facendo tappa tra altre significative opere custodite nella GNC. Nel corso dell’iniziativa si terrà un intrattenimento musicale sul terrazzo a cura della Dj Pat Pikierri

VIDE Viaggio Dell’EmozioneIl progetto “VIDE VIaggioDell’Emozione”, ideato dal Polo museale della Calabria ora Direzione territoriale delle reti museali della Calabria e realizzato con il sostegno della Regione Calabria, è un invito al viaggio attraverso una mostra diffusa, tracciata per iniziare il viaggiatore 3.0 alle innumerevoli storie che si snodano lungo gli itinerari regionali.

L’esposizione − che coinvolge 16 reperti evocativi del tema del viaggio dislocati su tutto il territorio regionale all’interno dei contesti museali di appartenenza − traccia una road map che da cammino fisico diventa esperienza emotiva, coinvolgendo l’intera rete di connessioni esistenti tra le sedi della Direzione territoriale delle reti museali della Calabria e i paesaggi culturali in cui esse insistono.

La mostra ha il suo centro propulsore a Cosenza, presso Palazzo Arnone, dove una sala multimediale sviluppata con moderne tecnologie di animazione grafica computerizzata, permetterà ai visitatori di intraprendere un viaggio virtuale presso tutte le altre sedi coinvolte. All’interno degli altri musei e luoghi della cultura, grazie a un’applicazione dedicata, essi potranno, poi, visualizzare non solo il reperto inserito all’interno del percorso, ma avranno la possibilità di intraprendere virtualmente ulteriori e nuovi percorsi da tracciare secondo i propri interessi e sensibilità.

Il ‘viaggiatore VIDE’ si sposterà dal museo di Amendolara, dove piccoli scarabei testimoniano la fitta trama di scambi attivi nel mondo antico, al Museo della Sibaritide, per conoscere le insidie del viaggio degli Achei. Presso la Galleria di Cosenza vivrà l’ansia di una fuga esasperata per la salvezza e giungerà a Lamezia Terme per scoprire il mondo femminile della Magna Grecia. Si sposterà a Vibo Valentia e Scolacium dove, silenzioso, visiterà il mondo dei morti; a Mileto entrerà in contatto con le antiche abilità dei maestri argentieri mentre a Gioia Tauro scoprirà la manifattura ceramica dei Calcidesi. Si sposterà a Bova percorrendo l’antico asse viario Reggio – Taranto, arrivando poi nella Locride dove presso Locri Epizephiri e Kaulon vivrà il forte legame tra le antiche popolazioni e le risorse naturali della regione. Poco distante raggiungerà La Cattolica e la chiesa di San Francesco, mete di un viaggio spirituale, e si sposterà alla fortezza di Le Castella che evoca ancora accese battaglie per il controllo della costa. Concluderà, al galoppo, il suo viaggio a Crotone.

La mostra attraversa, quindi, tutte le Sedi ricadenti nella Direzione territoriale delle reti museali della Calabria, guidata dalla dottoressa Antonella Cucciniello.

Antonella Cucciniello - Direttore Direzione territoriale delle reti museali della Calabria

La mostra VIDE Viaggio Dell’Emozione rimarrà aperta al pubblico nelle sedici sedi fino al 29 febbraio 2020.

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Un ritratto di Alessandro il Grande nella Casa del Fauno a Pompei

Il 333 a.C. rappresenta una data importante per la storia greca. Nel mese di novembre, infatti, l’esercito di Alessandro Magno sfidò quello del Gran Re di Persia Dario III nella famosa battaglia di Isso.

La regione è quella dell’Anatolia meridionale, e il luogo dello scontro era al confine tra la Cilicia e la Siria. Già Filippo II aveva inteso la guerra contro la Persia come una grande opportunità per espandere il proprio regno verso Oriente, ma lo scontro inevitabile era stato presentato ai Greci come una sorta di campagna punitiva contro gli scempi che Serse aveva compiuto durante la seconda guerra persiana (480-479 a.C.) e come un’impresa di liberazione delle città greche dell’Asia Minore sotto il dominio barbaro. Il figlio Alessandro ereditò questo compito e si impose come nuovo liberatore a capo della Lega ellenica, accentuando con forza gli aspetti ideologici della conquista.

Battaglia di Isso. Mosaico di Alessandro proveniente dalla Casa del Fauno di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

I preparativi furono ultimati nella primavera del 334 a.C. quando l’esercito macedone attraversò l’Ellesponto. Il primo scontro avvenne presso il fiume Granico, in Frigia, nel giugno del 334 a.C. ma fu una vittoria abbastanza semplice con poche perdite macedoni. Si narra che Alessandro inviò dopo la battaglia vinta 300 armature persiane ad Atene perché fossero offerte alla dea in dono.

La dedica diceva: “Alessandro figlio di Filippo e i Greci, eccetto gli Spartani, dai barbari che vivono in Asia”. L’esercito avanzò senza troppi problemi lungo le coste dell’Asia Minore conquistando le città greche e sottomettendo le popolazioni locali. Solo Mileto e soprattutto Alicarnasso gli opposero resistenza, in quanto erano diventate avamposti persiani che il Gran Re aveva affidato al comandante rodio Memnone.

Ma Alessandro, forte di un esercito potente e deciso, proseguì lungo la costa attraverso la Licia e la Panfilia, per poi dirigersi verso l’interno per stabilire a Gordio, antica capitale dei Frigi, gli accampamenti invernali.

In questa città, narrano le fonti, recise un nodo (il famoso nodo di Gordio) che legava un giogo ad un carro, un gesto mistico che gli avrebbe assicurato, secondo una profezia, la conquista sull’Asia.

Con queste premesse divine, il condottiero macedone non ebbe troppi intoppi nella sua conquista dell’Asia. L’improvvisa morte di Memnone agevolò l’azione di conquista, spostando il combattimento nel novembre del 333 a.C. ad Isso. Già gli antichi storici in un’attenta analisi militare ritenevano il campo di battaglia di Isso sfavorevole per un esercito numeroso come quello persiano, favorendo quindi le forze macedoni più ridotte e agili. Il numero di uomini in campo, esagerato secondo la storiografia moderna, si doveva attestare con schieramenti di uomini  tra i 100.000-120.000 per i persiani e circa 30.000 uomini per i macedoni.

Alessandro Magno Pompei Battaglia di Isso
Battaglia di Isso. Mosaico di Alessandro proveniente dalla Casa del Fauno di Pompei. Foto  © Marie-Lan Nguyen / Wikimedia Commons in pubblico dominio

Di quello che avvenne in battaglia, un’immagine rivive scolpita nel tempo nel celebre e bellissimo mosaico chiamato “Battaglia di Isso” o “Mosaico di Alessandro”. L’originale è esposto oggi presso il Museo Archeologico di Napoli e la copia presso la Casa del Fauno di Pompei in cui Alessandro è raffigurato sul suo cavallo mentre raggiunge il re persiano che cerca invano di colpirlo con la lancia. Il mosaico romano si data attorno al 100 a.C., misura circa 582 × 313 cm e venne trovato nella sua posizione originale nella pavimentazione dell’esedra della casa del Fauno il 24 ottobre del 1831.

La ricchezza del mosaico non è altro che l’eco dello splendore generale dell’intera domus che risulta essere fra le case più sontuose dell’intera città, tanto da occupare un intero isolato ed estendendosi all’incirca su un’area di 3.000mq. L’abitazione nelle forme attualmente visibili è il risultato di due fasi costruttive risalenti al II sec. a.C.

Casa del Fauno, Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Tra gli ambienti più celebri per la ricchezza della decorazione, l’esedra distila aperta sul lato settentrionale della domus, famosa proprio per il ritrovamento del celebre mosaico di Alessandro. Il mosaico consta di circa 1 milione e mezzo di tessere e risulta essere una copia di un celebre dipinto realizzato dal pittore greco Filosseno di Eretria. Probabilmente i proprietari della domus dovevano avere rapporti con un atelier di origine alessandrina che si occupò anche dell’esecuzione dei restanti mosaici della casa, mentre una tesi poco accreditata vuole il mosaico un originale alessandrino saccheggiato dalla Grecia e portato a Roma.

Battaglia di Isso. Mosaico di Alessandro proveniente dalla Casa del Fauno di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

La scena si apre su un campo di battaglia completamente piatto e disseminato di resti del combattimento. Nella parte sinistra un albero morto, unico elemento paesistico, e nella parte centrale la scena principale occupata dai combattenti con al centro il carro da guerra di Dario. Alessandro irrompe a cavallo in un’apparizione quasi mistica da sinistra, i capelli risultano scomposti e divisi sulla fronte nella classica caratterizzazione del sovrano macedone, l’anastolè, e i grandi occhi spiritati  esprimono decisione. Lo sguardo porta uno sconquassamento nell’esercito nemico. Il campo di battaglia sembra lasciare spazio al passaggio del figlio di Zeus e Dario non può che guardarlo atterrito, indicando l’apparizione con la destra protesa. Molti persiani sono caduti e il carro non può che volgere alla fuga.

Alessandro Magno Pompei Battaglia di Isso
Battaglia di Isso. Mosaico proveniente dalla Casa del Fauno di Pompei. Foto: Alessandra Randazzo

Sembra uno scenario completamente atemporale, quasi divino. Il cielo vuoto è solcato da lunghe saette che mostrano come la situazione stia per cambiare. La disposizione delle varie figure in armi sembra dare quasi un senso di prospettiva su un fondo neutro e la vivacità viene data dal colore delle tessere che rimbalza di continuo sui volti, sui corpi dei personaggi, dei cavalli e delle armature.

Nella motivazione del committente sicuramente una voglia di imitazione di qualche corte ellenistica, motivata anche dal ritrovamento nella casa di una corniola con testa di Alessandro. È forte il desiderio di imitazione dei grandi saloni ellenistici a cui rimandano altre scene decorative con soggetto nilotico.

Nel settembre del 1843 il mosaico fu trasferito a Napoli.


Mileto: mostra di pittura "Festa di colori fra popoli"

Mostra di pittura

Festa di colori fra popoli

Di Fina Currà

Museo Statale di Mileto

Mileto (Vibo Valentia)

13 agosto – 16 settembre 2018

INAUGURAZIONE: 13 agosto 2018 – Ore 19.00

Lunedì 13 agosto 2018, alle ore 19.00, nel cortile del Museo Statale di Mileto, verrà inaugurata la mostra di pittura Festa di colori fra popoli di Fina Currà.

Interverranno: Faustino Nigrelli, direttore del Museo Statale di Mileto; don Gaetano Currà, direttore dell’Ufficio Diocesano per le comunicazioni sociali; Rosetta Mazzeo, sindaco di Mileto; Giovanni Bianco del Touring Italiano sezione di Lamezia Terme e l’artista Fina Currà.

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"Incontri – confronti artistici nella città normanna" al Museo Statale di Mileto

Incontri – confronti artistici nella città normanna

Museo Statale di Mileto

Mileto (Vibo Valentia)

30 luglio/31 agosto 2018

INAUGURAZIONE: 30 luglio 2018 – Ore 19.00

Lunedì 30 luglio 2018, alle ore 19.00, nel cortile del Museo Statale di Mileto, si terrà l’inaugurazione della mostra collettiva d’arte contemporanea dal titolo Incontri – confronti artistici nella città normanna.

Interverranno: Angela Acordon, direttore del Polo Museale della Calabria; Faustino Nigrelli, direttore del Museo Statale di Mileto; S. E. mons. Luigi Renzo, vescovo della diocesi di Mileto – Nicotera – Tropea; Rosa Mazzeo, sindaco di Mileto e i curatori della mostra collettiva Mimmo Corrado e Alfredo Mazzotta.

Questi, di seguito indicati, gli artisti che esporranno nella prestigiosa rassegna:

Attinà Nino; Brindisi Remo; Cannata Matteo; Cerri Giancarlo; Corrado Mimmo; Enotrio; Fontana Franco; Giordano Massimiliano; Kodra Ibrahim; Mangialardi Francesco; Marello Laura; Mazzeo Salvatore; Mazzotta Alfredo; Minguzzi Luciano; Papasidero Francesco; Polver Bruno; Sebaste Salvatore e Treccani Ernesto.

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Iniziative d’estate a Mileto, antica capitale normanna

Iniziative d’estate a Mileto, antica capitale normanna

Museo Statale di Mileto

Mileto (Vibo Valentia)

11 agosto/2 settembre 2017

Dall’11 agosto al 2 settembre 2017 il Museo Statale di Mileto ospiterà alcune iniziative di notevole impatto per la gloriosa capitale normanna.

Questo, di seguito indicato, il programma disposto dal direttore del museo Faustino Nigrelli.

Venerdì 11 agosto 2017: in occasione della suggestiva e attesa manifestazione La notte dei Giganti il museo rimarrà appositamente aperto dalle ore 19.30 alle ore 22.30 con visite guidate;

Sabato 12 agosto 2017: la gara podistica internazionale La Normanna avrà il supporto del museo con l’apertura serale dalle ore 19.30 alle ore 22.30 e relative visite guidate.

Domenica 13 agosto 2017: Aspettando le Stelle alla corte di Ruggero – Un viaggio tra le stelle – A cura del FAI Giovani – FAI Delegazione di Vibo Valentia - Iniziativa collaterale con il Parco Archeologico di Mileto che la ospiterà. Il museo resterà aperto dalle ore 10.00 alle ore 19.00

Lunedì 14 agosto 2017: il museo resterà aperto dalle ore 10.00 alle ore 19.00;

Martedì 15 agosto 2017: il museo resterà aperto dalle ore 10.00 alle ore 19.00;

Venerdì 18 agosto 2017: Inaugurazione mostra dell’artista locale Mimmo Corrado che resterà aperta al pubblico dal 18 agosto al 2 settembre 2017. La presentazione è prevista alle ore 16.30

venerdì 25 agosto 2017: presentazione del restauro dell’Elmo di san Fortunato. Successivamente la sacra effige sarà consegnata temporaneamente alla cattedrale per le celebrazioni che si terranno domenica 27 agosto per i festeggiamenti dedicati a San Fortunato Martire. Il museo resterà aperto dalle ore 10.00 alle ore 19.00

Sabato 26 agosto 2017: Festa dei popoli - A cura dell’Ufficio Migrazioni della Diocesi di Mileto – Nicotera – Tropea e dall’Associazione Cooperazione Sud per l’Europa. In concomitanza all’evento il museo rimarrà aperto anche dalle ore 19.30 alle ore 22.30

2 settembre 2017: Il Cardinale Cláudio Hummes, in visita alla città di Mileto, farà tappa al museo che rimarrà aperto al pubblico fino alle ore 22.30.

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Polo Museale della Calabria: ricco programma di eventi per il 1° Maggio

POLO MUSEALE DELLA CALABRIA

EVENTI

Festività 1° maggio 2016

Logo MiBACT 1° Maggio 2016

Il Polo Museale della Calabria, diretto da Angela Tecce, in occasione dell’apertura straordinaria indetta dal MiBACT per la festività del 1° maggio 2016, promuove un ricco programma di eventi e di attività nei luoghi della cultura statali di propria competenza.

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