Lisette Model Horst P. Horst

Gli sguardi di Lisette Model e Horst P. Horst in mostra a Camera

Gli sguardi di Lisette Model e Horst P. Horst in mostra a Camera

Sguardi profondamente diversi: uno per mostrare il grottesco della commedia umana, l’altro per celebrare la bellezza femminile. Con queste prerogative Camera, Centro Italiano per la fotografia, a Torino inaugura la stagione delle mostre con una doppia personale dedicata a due dei più importanti fotografi del XX secolo, Lisette Model e Horst P. Horst. Punto di riferimento per le generazioni future, la loro formazione è iniziata per entrambi a Parigi negli anni ‘30 ed entrambi osservano l’uomo e la donna e li fotografano, ma con un ritratto opposto. Un percorso che ci porta ad chiedere a noi stessi con quale occhio vediamo il mondo, se più critico e sarcastico a volte pungente come quello di Lisette, oppure glamour e di perfezione come quello di Horst. Un gioco di opposti, uomo-donna, street photography-fotografia di moda, grottesco-eleganza, povertà-ricchezza, che ci permette di addentrare nello sguardo fotografico di una donna e di un uomo, maestri indiscussi della fotografia del Novecento. 

La prima artista che incontriamo è Lisette Model (1901-1983), di origine viennese, la quale inizia la sua carriera come musicista sotto la guida di Arnold Schoenberg, per poi abbandonarla nel momento in cui si trasferisce a Parigi e grazie alla sorella Olga si avvicina allo sviluppo e alla stampa fotografica. Ella affronta la società del suo tempo con quello sguardo documentario ancora acerbo che si rivelerà rivoluzionario solo nel momento newyorkese. La parentesi americana si apre a partire del 1934 quando, durante una vacanza a Nizza, Lisette ritrae la ricca borghesia francese in villeggiatura che non ha nulla da fare se non godere della vista e crogiolarsi nella propria noia. Il sole nizzardo illumina tali figure trasformandole in un grottesco gruppo umano, fatto di obesità e rughe di coloro che non si devono guadagnare da vivere.

Lisette Model, Promenade des Anglais, Nice, c. 1934-1937. © 2021 Estate of Lisette Model Courtesy Galerie Baudoin Lebon, Paris Keitelman Gallery, Brussels mc2 Gallery, Milano/Montenegro

Tali fotografie della Promenade des Anglais vengono pubblicate prima su “Regards” e poi sull’americana “PM’s Weekly”, introducendola così al mondo americano.

Nel 1939 arriva a New York con il marito Evsa Model e ne rimane folgorata. Le luci, le vetrine, la frenesia della città che non dorme mai la fa innamorare di cose e di una multitudine umana che tra le vetrine del commercio si fondono. Nasce così la serie Reflectionaccompagnata tuttavia da alcuni scatti che ricordano la Lisette parigina che si addentra tra le vie meno scintillanti del Lower East Side o tra la frenesia immobile della LightHouse for the Blind.

Lisette Model Horst P. Horst
Lisette Model, Reflections, 5th Avenue, New York, c.1939-1945. © 2021 Estate of Lisette Model Courtesy Galerie Baudoin Lebon, Paris Keitelman Gallery, Brussels mc2 Gallery, Milano/Montenegro

Le sue fotografie ormai hanno raggiunto la piena maturità: i tagli sempre più ravvicinati, i chiaroscuri esasperano le pose e le imperfezioni. Lo sguardo sarcastico e irriverente di chi ritirare un mondo grottesco si trasforma in una abilità di scatto che rifiuta l’ideale classico di bellezza per raccontare la vita Americana in tutti i suoi contrasti. Tra gli scatti più sociologici della sua produzione sono da annoverare quelli realizzati tra la metà degli anni quaranta e inizio cinquanta dedicati a diverse tipologie di spettacoli e spettatori: la noia dell’attesa, la tensione prima delle corse ippiche al Belmont Park si trasformano nell’ipnotismo del pubblico bagnato dalla pioggia al Newport Jazz Festival. La vicinanza alla musica dal vivo e agli spettacoli inizia a partire dagli anni quaranta su incarico di “Harper’s Bazar”, fotografando l’atmosfera ovattata e densa di luce soffusa e di sonorità jazz, accompagnate dalla espressività gestuale dei ballerini e dei travestiti dei night club “per poveri” come Summy’s, Nick’s, Gallagher’s.

Lisette Model Horst P. Horst
Lisette Model, Louis Armstrong, c.1948-1949. © 2021 Estate of Lisette Model Courtesy Galerie Baudoin Lebon, Paris Keitelman Gallery, Brussels mc2 Gallery, Milano/Montenegro

Dal 1951 Lisette inizia il suo insegnamento alla New School for Social Research lasciando un segno indelebile nella storia della fotografia del Novecento formando generazioni successive di fotografi come Larry Fink, erede delle riflessioni e della musica jazz e Diane Arbus seguace dello sguardo critico e socialmente impegnato di Lisette.

Horst P. Horst, Salvador Dalì, 1943, Courtesy Horst Estate. © Horst Estate / Condè Nast

Dall’anti-glamour di Lisette Model al glamour di Horst P. Horst. Il secondo fotografo che incontriamo nel percorso espositivo è Horst P. Horst, all’anagrafe Horst Paul Albert Bohrmann (1906-1999). Formatosi ad Amburgo con i maestri del Bauhaus, alla fine degli anni Venti si trasferisce a Parigi e diventa assistente di Le Corbusier. Stimolato tuttavia dalla vita culturale e mondana parigina si avvicina a George Hoyningen-Huene che lo introduce ai segreti della fotografia e lo avvicina alla rivista “Vogue Paris”. Inizia così la lunga collaborazione che Horst avrà con la rivista di moda e costume sia americana che francese. Il mondo della moda dal giornale, alle modelle, alle maisons diventano per Horst il laboratorio di sperimentazione fotografica dove unire il classicismo greco all’avanguardia surrealista, l’illuminazione teatrale ai ritratti dei luoghi e delle persone del milieu contemporaneo. I ritratti di Dalì, Luchino Visconti, Gertrude Stein appaiono dietro le sete, i rasi, i brillanti indossati da Lisa Fonssagrieves e Helen Bennet.

Lisette Model Horst P. Horst
Horst P. Horst, Jewelry by Cartier, dress by Schiaparelli, modelled by Lud, 1935. Courtesy Horst Estate © Horst Estate / Condè Nast

Il “Goodness drapery” scopre la celebrazione del corpo femminile come in Odalisque (1943), mai provocatorio ma immagine di perfezione naturale che trasforma la pelle femminile in un levigato marmo panneggiato. L’uso del bianco e nero di questa prima produzione (1930-1950) si colora nel raccontare la trasformazione delle tendenze e dei gusti che attraversano la società tra il 1940 e il 1980.

Horst P. Horst, American Vogue, 15 May, 1941. Collezione Carnà, Milano. Courtesy Paci contemporary gallery
© Horst Estate / Condè Nast

È in questi anni che assieme a Diana Vreeland di “Vogue America”, nel 1963, Horst ritorna alle origini della sua formazione di designer e architetto, fotografando gli interni domestici delle icone di stile dell’epoca.

Lisette Model Horst P. Horst
Horst P. Horst, Marella Agnelli, 1967. Courtesy Horst Estate © Horst Estate / Condè Nast

La dimensione quotidiana di queste immagini, immerse nell’eleganza e nello stile delle dimore e dei giardini, trasmettono la personalità di Cy Twombly a Roma o di Marella Agnelli a Villar Perosa, facendo dello sguardo un indagine sociologica di élite. Gli ultimi lavori degli anni ottanta sanciscono un ritorno al bianco e nero per la pubblicità dell’azienda calzaturiera Round the Clock dove le gambe delle modelle anonime diventano la tela per le fantasie dei tessuti in un tutt’uno plastico di scarpe, abito e corpo femminile che ritorna anche nei provini per Chanel. 

Due artisti pertanto, profondamente diversi l’uno dall’altro ma che entrambi hanno dovuto affrontare una vita che li ha portati ad allontanarsi dall’Europa per reinventarsi negli Stati Uniti, vincendo le sfide che a loro si presentavano davanti, sempre però raccontando attraverso la macchina fotografica gli uomini e le donne a loro contemporanei, imponendosi come maestri indiscussi della fotografia del Novecento. Camera Torino propone questi due fotografi, in mostra fino al 4 luglio,  rendendoli protagonisti di una ripartenza dopo l’esperienza drammatica della pandemia e nella speranza di guardare al futuro con un occhio propositivo. 

Per maggiori informazioni sulla doppia personale di Camera dedicata a Lisette Model e Horst P. Horst:

Lisette Model. Street Life
28 aprile - 4 luglio 2021
http://camera.to/mostre/camera-doppia-lisette-model/

Horst P. Horst. Style and Glamour
28 aprile - 4 luglio 2021
http://camera.to/mostre/camera-doppia-horst-p-horst/


Le Creature di Prometeo Capucci Ludwig Van Beethoven

Una pantomima per Beethoven

“Quando disegno mi sento distaccato dal mondo e quindi disegno, non ne potrei fare a meno”, si è aperta così la seconda serata dell’ultimo fine settimana della sessantatreesima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto, con le parole e il cuore dello stilista Roberto Capucci ritratto in un filmato che ieri sera sovrastava il pubblico in piazza Duomo.

Le Creature di Prometeo Capucci Ludwig Van Beethoven
Musica di Ludwig van Beethoven con Le creature di Prometeo - Le creature di Capucci. Photo Maria Laura Antonelli/AGF

Prima che l’orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova, diretta dal maestro Andrea Battistoni, iniziasse a suonare, nel filmato che scorreva ancora si vedevano scene di prove e di sartoria, mentre lo spettatore cominciava ad essere immerso nell’arte di due grandi protagonisti: Ludwig van Beethoven, per festeggiarne i duecentocinquant’anni dalla nascita, e Roberto Capucci che su iniziale storia raccontata nella coreografia di Salvatore Viganò ha avvicinato nella messa in scena due movimenti scenici.

Non essendo presente il compositore, seppur celebrato, il narratore Capucci – applaudito a lungo in platea – ha estrapolato il dramma dalle sue sculture di stoffa. L’epica di Prometeo nel voler raggiugere e strappare agli dei il fuoco è violato dai colori, interpreti cospicui che aderiscono alle pelli dei danzatori. L’identificazione nell’opera 43 di Beethoven e nella più famosa Eroica (sinfonia n. 3) che, tra natura floreale e apparenza è posta sul palco laterale e nelle immagini riflesse sulla facciata del vicino Teatro Caio Melisso, differisce senza alterare l’azione gestuale e musicale.

Le Creature di Prometeo Capucci Ludwig Van Beethoven
Musica di Ludwig van Beethoven con Le creature di Prometeo - Le creature di Capucci. Photo Maria Laura Antonelli/AGF

Beethoven, nel volersi conoscere fuori di sé, riesce a spingere la sua musica ben oltre la quasi sordità che già nel primo Ottocento era per lui un vero dramma. È nella sua vita avversa che lo stilista riconosce il valore delle sue creature, seguendo il mito del titano Prometeo che pur nel combattere per l’umanità sfiderà Zeus per subirne poi le gravi punizioni. Un favore per l’intima battaglia della vita che il compositore tedesco, già per la prima rappresentazione del balletto nel 1801, conosceva bene: la sua opus creativa ne era imperniata totalmente.

Le Creature di Prometeo Capucci Ludwig Van Beethoven
Musica di Ludwig van Beethoven con Le creature di Prometeo - Le creature di Capucci. Photo Maria Laura Antonelli/AGF

Per comprendere il suo animo riporto ciò che egli un anno dopo, a trentadue anni, scrisse ai suoi fratelli:

“La mia sventura mi fa doppiamente soffrire perché mi porta a essere frainteso. Per me non può esservi sollievo nella compagnia degli uomini, non possono esservi conversazioni elevate, né confidenze reciproche. Costretto a vivere completamente solo, posso entrare furtivamente in società solo quando lo richiedono le necessità più impellenti; debbo vivere come un proscritto. Se sto in compagnia vengo sopraffatto da un’ansietà cocente, dalla paura di correre il rischio che si noti il mio stato. (…) quale umiliazione ho provato quando qualcuno, vicino a me, udiva il suono di un flauto in lontananza e io non udivo niente, o udiva il canto di un pastore e ancora io nulla udivo. – Tali esperienze mi hanno portato sull’orlo della disperazione e poco è mancato che non ponessi fine alla mia vita. – La mia arte, soltanto essa mi ha trattenuto. Ah, mi sembrava impossibile abbandonare questo mondo, prima di aver creato tutte quelle opere che sentivo l’imperioso bisogno di comporre; e così ho trascinato avanti questa misera esistenza (…) – Duratura deve essere, io spero, la mia risoluzione di resistere sino alla fine, finché alle Parche inesorabili piacerà spezzare il filo (…) che, almeno dopo la mia morte, il mondo e io possiamo riconciliarci, per quanto è possibile”.

(tratto dal libro a cura di Michele Porzio, Autobiografia di un genio, ed. Piano B 2018, pp. 58-9)

A Spoleto, intanto, le variazioni incluse nell’Eroica anticipavano il plauso finale dove il pubblico, in visibilio per i quindici costumi viventi (i quali bozzetti erano stati da poco esposti nella mostra “Capucci Dionisiaco. Disegni per il teatro” agli Uffizi di Firenze) e per l’impeccabile prassi esecutiva dell’orchestra, era rimasto ispirato dall’epica di questo insolito concerto in forma scenica.

Festival dei 2 Mondi di Spoleto. Piazza Duomo, prova del Concerto in forma scenica Le Creature di Prometeo / Le Creature di Capucci, musica di Ludwig van Beethoven, costumi originali di Roberto Capucci. Nella foto il direttore Andrea Battistoni, Orchestra del Teatro Carlo Felice di Genova, a cura di Daniele Cipriani. Danzatori ( in ordine di apparizione ): Hal Yamanouchi, Fabio Bacaloni, Davide Bastioni, Filippo Pieroni, Nico Gattullo, Marco Lo Presti, Roberto Lori, Luca Campanella, Giampiero Giarri, Raffaele Iorio, Antonio Cardelli, Flavio Marullo, Riccardo Battaglia, Damiano Ottavio Bigi, Luca Giaccio. Foto di Valentina Tatti Tonni

 

 


Ercolano si trasforma in set fotografico per Gucci

Pubblicati gli scatti della campagna fotografica della collezione Gucci Pre-Fall 2019. (https://www.gqitalia.it/moda/gallery/gucci-immagini-collezione-uomo-donna-autunno-inverno-2019-2020) eseguiti, qualche mese fa, tra le antiche dimore, le strade, gli scorci del Parco Archeologico di Ercolano scelti non come scenario ma come ambientazione per la campagna fotografica. Il progetto, frutto della collaborazione tra Gucci e il regista e fotografo Harmony Korine per una pubblicazione in edizione limitata, ha visto il Parco Archeologico di Ercolano protagonista degli scatti fotografici d’artista.

Dopo le iniziative di restauro e conservazione della Casa che includono collaborazioni con la DIA-Art Foundation di New York City, i Cloisters all'Abbazia di Westminster a Londra, la Galleria Palatina a Palazzo Pitti a Firenze, la Biblioteca Angelica a Roma e la necropoli romana di Les Alyscamps a Arles, questo nuovo progetto insieme alle immagini di Harmony Korine, continua l'impegno di Gucci a sostenere e promuovere il patrimonio culturale in tutto il mondo.

Il Parco Archeologico di Ercolano assieme a quello di Pompei, antiche città romane entrambe dichiarate patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, sono stati individuati dal direttore creativo Alessandro Michele che crede fermamente nella funzione essenziale del passato per immaginare e perseguire il futuro, e quindi non può essere dimenticato né trascurato.

La presenza di Gucci, e dei grandi talenti professionali cui ricorre, consente di mettere in dialogo eccellenze italiane di due settori solo apparentemente sconnessi gli uni dagli altri, ma invece percorsi da uno stesso lunghissimo filo rosso di memoria e tradizioni artigianali-  dichiara il Direttore Francesco Sirano-  Questa iniziativa avrà effetti benefici non solo contribuendo economicamente a potenziare l’attività di conservazione e valorizzazione del Parco, ma soprattutto aiuterà il sito archeologico di Ercolano ad ampliare gli orizzonti entro i quali viene conosciuto ed apprezzato anche al pubblico che segue attraverso la moda l’impegno di promozione culturale di Gucci.”

 


A Palazzo Morando gli abiti da star di Rosanna Schiaffino

Cultura

A Palazzo Morando gli abiti da star di Rosanna Schiaffino raccontano la sua vita privata e la sua carriera cinematografica

Abiti, tessuti, ricami, grandi firme e film si intrecciano con la vita privata dell’attrice in un racconto che si dipana dalla fine degli anni Cinquanta per arrivare al Duemila, ripercorrendo non solo le sue scelte in fatto di moda, ma anche la sua carriera di attrice, segnata da collaborazioni con registi come Rossellini, Lattuada, Rosi, Minnelli e tanti altri.

Milano, 30 dicembre 2018 – Palazzo Morando | Costume Moda Immagine presenta al pubblico il prezioso guardaroba dell’attrice Rosanna Schiaffino, recentemente entrato a far parte delle collezioni del Museo. Il progetto espositivo, promosso dal Comune di Milano-Cultura e curato da Enrica Morini e Ilaria De Palma, racconta attraverso gli abiti e la figura di Rosanna Schiaffino non solo i momenti più significativi della recente storia della moda, ma anche il modo di presentarsi al pubblico di una star del cinema degli anni ’60 e quello privato di una signora dell’alta società milanese degli anni ’80 e ’90.

In programma nelle sale del Palazzo fino al 29 settembre 2019, con ingresso libero, “Rosanna Schiaffino e la moda. Abiti da star” espone oltre quaranta abiti di alta moda e prêt-à-porter delle più importanti firme del secondo Novecento. Abiti, tessuti, ricami, grandi firme e film si intrecciano con la vita privata dell’attrice in un racconto che si dipana dalla fine degli anni Cinquanta per arrivare al Duemila, ripercorrendo non solo le sue scelte in fatto di moda, ma anche la sua carriera di attrice, segnata da collaborazioni con registi come Rossellini, Lattuada, Rosi, Minnelli e tanti altri. Fotografie di scena e di backstage, oltre che immagini tratte dai suoi album personali, messe generosamente a disposizione dalla famiglia, contribuiscono a ricrearne la figura.

Gli anni della Hollywood sul Tevere sono rappresentati dalle sartorie di alta moda fra le più importanti del periodo: da Federico Forquet, creatore del giacchino indossato da Rosanna Schiaffino in occasione delle sue nozze con Alfredo Bini, pigmalione dell’immagine della star, a Germana Marucelli, autrice tra gli altri di uno straordinario modello Totem completamente ricamato.

Negli anni Settanta è la novità del prêt-à-porter ad affascinare l’attrice, che nelle collezioni di Saint Laurent Rive Gauche sceglie capi iconici come lo smoking, la sahariana, fino ai caftani.

Il matrimonio con Giorgio Falk corrisponde al ritiro dalla scena e segna da un lato un ritorno alla haute couture e agli spettacolari modelli di Valentino e Gianfranco Ferré, dall’altro la scoperta del prêt-à-porter degli stilisti italiani, quello che rappresentò il periodo di maggior successo e creatività del Made in Italy.

La sezione cinema, curata da Elena Gipponi, è stata realizzata grazie al supporto dell’Università IULM.

Il catalogo, pubblicato da Silvana Editoriale, esplora il rapporto di Rosanna Schiaffino con la moda e la sua carriera cinematografica e costituisce una preziosa occasione per studiare tessili e ricami di un trentennio di grandi eccellenze industriali e artigianali italiane.

 

Come da Comune di Milano.


Roma: incontro "Arte Moda Cinema attraverso l'Archivio della Fondazione Micol Fontana"

"Incontri in mostra" alla Galleria d'Arte Moderna - Roma, 6 novembre ore 17.00

Martedì 6 novembre 2018 ore 17.00-18.00

Galleria d’Arte Moderna di Roma - Via Francesco Crispi, 24

Arte Moda Cinema attraverso l'Archivio della Fondazione Micol Fontana

A cura della Fondazione Micol Fontana. Introducono Arianna Angelelli (Sovrintendenza) e Daniela Vasta (Sovrintendenza)

L'incontro sarà preceduto alle 16.00 da una visita guidata alla mostra Roma città moderna. Da Nathan al Sessantotto
Presentate oltre 180 opere, tra dipinti, sculture, grafica e fotografia, di cui alcune mai esposte prima e/o non esposte da lungo tempo, provenienti dalle collezioni d’arte contemporanea capitoline, in una rilettura ideale della cultura artistica di Roma

 

Info:

Galleria d’Arte Moderna di Roma

Via Francesco Crispi, 24

Visita gratuita e incontro gratuiti con ingresso a pagamento del biglietto d’entrata alla mostra

Gratis con la MIC card

060608 (tutti i giorni ore 9:00 - 19:00)

www.museiincomune.itwww.galleriaartemodernaroma.it

Testo e immagine da Ufficio Stampa Zètema - Progetto Cultura


Milano: mostra "Ricami di luce"

Palazzo Morando

“Ricami di luce” mette in mostra 200 anni di storia della moda attraverso la tecnica del ricamo con paillettes

Prosegue al piano terra dello stesso museo la mostra fotografica “Milano, storia di una rinascita. 1943–1953 dai bombardamenti alla ricostruzione”, in programma fino al 12 febbraio

Milano, 14 dicembre 2016 – Apre al pubblico domani, al primo piano di Palazzo Morando|Costume Moda Immagine in via Sant’Andra 6, la mostra “Ricami di luce. Paillettes nella moda di Palazzo Morando 1770-2004”, promossa da Comune di Milano|Cultura, Direzione Musei Storici e realizzata da Opera d’Arte, a cura di Gian Luca Bovenzi, Barbara De Dominicis e Ilaria De Palma.

L’esposizione propone per la prima volta un percorso centrato su una tecnica particolare: il ricamo con paillettes e lustrini. Un viaggio tra nobili metalli e luce che dal 15 dicembre sino al 2 luglio è possibile intraprendere nelle sale espositive di Palazzo Morando, dove si può ammirare l’evoluzione di questa particolare tecnica dal 1770 sino al 2004.

Le sale del primo piano accolgono circa venti abiti, molti dei quali inediti, che rappresentano una piccola ma preziosa selezione degli oltre 4000 pezzi della collezione civica di abiti conservati a Palazzo Morando.

Attraverso l’esposizione di abiti, femminili e maschili, è possibile ripercorrere la storia dei preziosi dischetti, della loro lavorazione - dall’utilizzo del metallo nei secoli passati, alle diverse e numerose varianti novecentesche (prima in gelatina animale, poi in cellulosa e in PVC o in materiali sintetici) – e di oltre duecento anni di storia della moda.

È infatti molto antica la consuetudine di decorare e impreziosire le vesti cucendovi sopra monete d’oro. Da questa tradizione nascono le paillettes che, almeno dal Trecento e con diversi nomi (magete, tremolanti, lustrini, bisantini, ecc), percorrono la storia della moda e del costume.

Ad aprire il percorso sono alcuni rari abiti settecenteschi che attestano il fantasioso e abbondante uso dei dischetti in metallo (soprattutto argento e argento dorato, ma anche rame) sia per la donna che per l’uomo. Un simbolo di ricchezza che, nell’abbigliamento maschile, viene lentamente abbandonato nel corso dell’Ottocento, per rimanere solo nei settori più tradizionali, come l’abbigliamento religioso, le uniforme civili e gli abiti di corte.

Quasi sparite nell’uomo, paillettes e lustrini saranno prerogativa soprattutto delle donne, impiegate negli abiti di corte – come dimostra la veste esposta che si dice appartenuta a Elisa Baiocchi, sorella di Napoleone – e per l’abbigliamento, rappresentato in mostra da una ventina di pezzi che ricoprono oltre un secolo: dalle ricche e opulente vesti “belle époque” alla misteriosa ed eterea ‘donna-serpente’ degli anni Venti, fino alla ‘donna-diva’ degli anni Cinquanta.

Paillettes che vengono rilette in chiave più dinamica, innovativa e fantasiosa negli anni Sessanta, le cui forme più veloci, meno costruite e artificiose, rimandano al nuovo modello sociale e a un nuovo modo, più ironico e leggero, di interpretare non solo le paillettes ma il ricamo in generale. Un gusto scenico e teatrale che continuerà anche negli anni Settanta e Ottanta, quando vengono sfruttate appieno le loro potenzialità decorative grazie alle continue scoperte e invenzioni relative ai materiali impiegati e al modo di applicarle sul tessuto. Ricerche che continuano fino ai nostri giorni, come dimostra il ricco abito di Roberto Cavalli che chiude l’esposizione.

L'esposizione è accompagnata dal catalogo Galaad Edizioni (Milano 2016).

Mentre prosegue al piano terra di Palazzo Morando la mostra fotografica “Milano, storia di una rinascita. 1943–1953 dai bombardamenti alla ricostruzione”, in programma fino al 12 febbraio.

RICAMI DI LUCE

Ingresso con biglietto del museo

Orari: da martedì a domenica, dalle ore 9 alle 13 e dalle ore 14 alle 17:30

Come da Comune di Milano.

 


Milano: “Gioielli alla moda”, storia del bijou dal dopoguerra ad oggi

Cultura

Con “Gioielli alla moda” Palazzo Reale ospita la storia del bijou dal dopoguerra ad oggi

Con cinquecento oggetti esposti, realizzati dai più celebri maestri bigiottieri, la mostra è la più completa esposizione sul bijou italiano mai realizzata con un’interpretazione critica innovativa

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Milano, 7 novembre 2016 – Da domani al prossimo 20 novembre, Palazzo Reale ospita nelle Sale degli Arazzi la mostra “Gioielli alla moda”. Cinquecento gioielli, pensati e realizzati dal Dopoguerra a oggi, definiscono lo specchio estetico di una società in evoluzione, le conquiste e le ambizioni femminili, le temperie dello stile e il progresso tecnologico.

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Nel Medio Evo le donne vestivano meglio degli uomini

3 Maggio 2016
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Nel Medio Evo, le donne avrebbero portato vestiti di qualità migliore di quella degli uomini: queste le conclusioni della ricerca di Chrystel Brandenburgh, dell'Università di Leida, che difenderà il 10 Maggio la sua tesi di dottorato.
Chrystel Brandenburgh ha studiato i vestiti dal 400 al 1000 d. C., verificando pure molte variazioni regionali nell'uso dei tessuti. Lo studio si è soffermato sui Paesi Bassi, un'area in precedenza poco toccata dalla ricerca in merito.
Nelle tombe è possibile pure notare diversi strati di vestiti, ma purtroppo dai resti non è possibile azzardare ipotesi su forma e taglio. Ad ogni modo, ci forniscono informazioni sulle persone sepolte e sulla loro condizione.
Link: AlphaGalileo via Universiteit Leiden
Geografia dei Paesi Bassi, 800 d. C., da WikipediaCC BY-SA 3.0 (RACM & TNO - RACM & TNO. Developed for the Nationale Onderzoeksagenda Archeologie www.noaa.nl).


Il guardaroba del relitto di Texel relativo alla corte di Enrichetta Maria di Borbone-Francia

20 Aprile 2016
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Il guardaroba ritrovato nel relitto vicino Texel apparterrebbe alla corte reale della Regina Inglese Enrichetta Maria di Borbone-Francia (1609-1669), che nel Marzo del 1642 viaggiava in missione segreta nei Paesi Bassi. Una delle navi che trasportavano i suoi bagagli allora affondò nel Mare dei Wadden.
L'ormai celebre gonna in seta sarebbe appartenuta a Jean Kerr, Contessa di Roxburghe (circa 1585-1643), una delle due dame di compagnia. Lo stile e la dimensione della gonna indicano che apparteneva a lei, la più anziana delle due.
Ufficialmente, la missione nei Paesi Bassi riguardava l'arrivo dell'allora undicenne Maria Enrichetta Stuart alla corte di Guglielmo II d'Orange, futuro stadtholder: i due si erano sposati l'anno prima. Il vero scopo del viaggio era però quello di vendere i gioielli della corona per comprare armi, all'epoca della Guerra Civile Inglese.

Il matrimonio da Guglielmo II d'Orange e Maria Enrichetta Stuart, 1641. Credits: Rijksmuseum
Il matrimonio da Guglielmo II d'Orange e Maria Enrichetta Stuart, 1641. Credits: Rijksmuseum

Il riferimento all'affondamento è presente in una lettera , datata 17 Marzo 1642, e spedita da Elisabetta Stuart (1596-1662), cognata di  Enrichetta Maria di Borbone-Francia, a Sir Thomas Roe.

Link: AlphaGalileo via Universiteit van Amsterdam (UVA)
Enrichetta Maria di Borbone-Francia, di Anthony van Dyck - San Diego Museum of Art, da WikipediaPubblico Dominio (Upload: Sir Gawain).


Straordinari reperti da un relitto del diciassettesimo secolo a Texel

18 Aprile 2016

Credits: Kaap Skill
Credits: Kaap Skill

Dal relitto di una nave del diciassettesimo secolo, presso Oudeschild (vicino Texel nel Mare dei Wadden), si sono recuperati straordinari reperti, come una lussuosa gonna, appartenuta ad aristocratici e forse persino a reali. Tra gli altri reperti, un mantello, calze, un corsetto in seta e raso con fili d'argento e oro.
Tra gli altri oggetti: ceramiche dall'Italia, un calice d'argento dorato, profumi da Grecia e Turchia, copertine di libri con lo stemma della casa reale degli Stuart.
I reperti sono oggetto di una mostra, "Garde Robe", aperta al pubblico dal 14 Aprile (e fino al 16 Maggio), presso il Museo Kaap Skil a Texel.

Link: AlphaGalileo via Universiteit van Amsterdam (UVA)