terza XI Rassegna Licodia

Terza giornata per la XI Edizione della Rassegna di Licodia Eubea

Terza giornata per la XI Edizione della Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea

https://www.classicult.it/etiopia-lontano-lungo-il-fiume/

È stato il film di Lucio Rosa, Etiopia. “Lontano” lungo il fiume ad aprire la terza giornata del Festival documentaristico di Licodia Eubea. Il film, presentato in prima regionale, racconta di un’Africa profonda, nel sud della valle dell’Omo, in cui il tempo resta sospeso e si cela nel lungo passato, dal quale emergono tracce ancora vivide.

terza XI Rassegna Licodia
Terza giornata per la XI Edizione della Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea. Alessandra Cilio (direttore artistico), Dionysia Kopana (regista) e Vincenzo Palmieri (traduttore)

https://www.classicult.it/the-trace-of-time/

Il pomeriggio di sabato 16 è continuato con la proiezione di The trace of time, della regista greca Dionysia Kopana, che ha presentato personalmente il film, proposto in prima nazionale e dedicato al tempo, alla memoria e alla nostalgia, in cui la bellezza dell’archeologia e dello scavo rivivono attraverso il ricordo postumo di Yannis Sakellarakis.

https://www.classicult.it/ecco-che-cominciamo-a-dipinger-con-la-pietra/

L’ultimo film della sessione pomeridiana di Cinema e archeologia è stato Ecco che cominciamo a dipinger con la pietra di Massimo D’Alessandro, prodotto dal Parco archeologico di Ostia, che racconta il complesso lavoro di restauro eseguito su un mosaico pavimentale delle terme di Portus, tra Roma e Ostia.

https://www.classicult.it/songs-of-the-water-spirits/

La sessione serale è stata, invece, dedicata a Cinema e antropologia, con la proiezione di Songs of the Water Spirits, di Nicolò Bongiorno, che ritorna a Licodia dopo aver vinto la IX edizione del Festival, con un racconto sulla regione indiana del Ladakh e sul percorso di rigenerazione culturale che il territorio sta affrontando, tra il richiamo di una tradizione arcana e quello di uno sviluppo rampante, che rischia di minacciare l’ambiente e di snaturare gli abitanti.

Nicolò Bongiorno (regista)

Durante il pomeriggio, si è svolta anche la prima delle performance dell’attrice Margherita Peluso e della scultrice Pamela Vindigni, in piazza Stefania Noce, che si lega al progetto Madre Terra, Natura-Naturans. Tra materia, immagine e corpo, di cui fa parte anche la mostra fotografica di Andrea Iran e Giuseppe La Rosa, esposta da giovedì presso i locali del Museo Etnoantropologico “P. Angelo Coniglione”. Il progetto si ispira alla concezione della Grande Madre, intesa come energia creatrice della natura e degli uomini, che ha assunto nomi diversi al cambiare delle culture e dei tempi. Le performance, previste anche per domenica mattina alle ore 10 al Castello Santapau, combinano materia e corpo in azione, mettendo a contatto l’uomo e la natura.

terza XI Rassegna Licodia
Margherita Peluso (attrice e performer), Pamela Vindigni (scultrice)

La Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica, con la direzione artistica di Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, ha il sostegno della Regione Siciliana, Assessorato Turismo, Sport e Spettacolo - Sicilia Film Commission, nell'ambito del Programma Sensi Contemporanei e del Comune di Licodia Eubea.

Testo e foto dall'Ufficio Stampa della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea.


Mario Giacomelli e Milton H. Greene Senigallia

Territorio e rock ’n’ roll. Mario Giacomelli e Milton H. Greene in mostra a Senigallia

Territorio e rock ’n’ roll. Mario Giacomelli e Milton H. Greene in mostra a Senigallia

Ogni città ha più anime al suo interno, anime che la caratterizzano, che contraddistinguono la gente del luogo e che seducono il viandante che vi passa: una di queste è Senigallia, città da due anime profondamente diverse ma che si legano tra le onde del Mare Adriatico e la Spiaggia di Velluto. Quest’anno la città della fotografia raddoppia con due mostre fotografiche che sono immagine dei due volti della città. Da una parte l’attaccamento alla propria terra, alle campagne, al mare, alla gente colto da Mario Giacomelli; dall’altra l’anima malinconica e di revival anni ‘50 fatta di rock’n’roll, boogie woogie e brillantina. 

Mario Giacomelli Milton H. Greene Senigallia
Territorio e rock ’n’ roll. Mario Giacomelli e Milton H. Greene in mostra a Senigallia

Fino al 31 dicembre 2021, Palazzo Del Duca ospita la permanete di Mario Giacomelli (1925-2000), maestro internazionale della fotografia del ‘900. Negli anni ‘90 l’artista donò 80 fotografie al comune di Senigallia e oggi sono musealizzate al fine di raccontare l’universo poetico e artistico del grande fotografo senigalliese. Vent’anni sono passati dalla morte del maestro profondamente radicato alla sue origini marchigiane e alla sua terra da lui fotografata: dalle geometrie marcate delle campagne colte dall’alto e arricchite da un sapiente gioco in camera oscura, alle spiagge e al mare. Il punto di partenza è la realtà ma non una rappresentazione di essa in modo oggettivo, ma la innalza: il particolare diventa universale, il tempo diventa infinito, la documentazione lascia spazio alla rappresentazione. Egli si immerge in quel mondo visto attraverso l’obiettivo dove ogni scatto è parte di una catena di fotogrammi insolubili di un unico grande racconto del rapporto che egli ha con il mondo.

Io non ho mani che mi accarezzino il volto, 1961-63, Gelatin silver print

Da Senigallia, a Lourdes, alla Puglia, alla Calabria attingendo a piene mani dal territorio e dai personaggi che incontrava: il bambino di Scanno, i seminaristi insoliti che giocano nella neve in Io non ho mani che mi accarezzano il volto, la rivelazione degli anziani negli ospizi di Verrà la morte e avrà i tuoi occhi fino agli amanti ispirati all’antologia di Spoon River.

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, 1966-68, Gelatin silver print

Il suo sguardo è un voler andare sotto la pelle del reale, anche quando elabora le fotografie a colori. Un colore che è materia, che c’è sempre stato anche nel bianco nero, come molto spesso egli stesso ricordava; i colori definiscono la materia, la chiariscono, le danno un senso che molto spesso è nascosto in essa. Paesaggio, tavole di legno, lamiere, oggetti si caricano di poesia. 

Un legame forte pertanto con la sperimentazione che lo porta ad avvicinarsi con stima e ammirazione ad Alberto Burri con cui condivideva una ricerca comune. Un forte legame tra pittura e fotografia attraverso il linguaggio dell’astratto e dell’informale. Le celebri fotografie del paesaggio giacomelliano ritrovano affinità nella serie delle Combustioni (1965), nell’organizzazione formale dello spazio dell’opera e in una latente visione zenitale del paesaggio, restituito negli accostamenti delle diverse materie.

"Omaggio a Burri", 1976, Vintage C Print

Non ci sono altre parole se non quelle di Arturo Carlo Quintavalle per riassumere la fotografia di Giacomelli: “non legge le sue Marche o l’Appennino centro-italiano come un paesaggio da cartolina, si trasforma invece in progettista di una ricerca, di un’arte che ripensa un territorio. Insomma una diversa idea, una land art che penetra nel profondo della storia, [...] legata a un diverso senso della materia e della sua durata. [...] I grandi paesaggi di Giacomelli sono densi di paura, di un senso di morte durissimo, come molti quadri di Burri”.

Mario Giacomelli e Milton H. Greene Senigallia
Territorio e rock ’n’ roll. Mario Giacomelli e Milton H. Greene in mostra a Senigallia

Dal sotto pelle della realtà ad una realtà entrata nell’immaginario comune anche grazie ad fotografo come Milton H. Greene, espressione delle luci di quell’American Way of Life. Come accompagnati dalle note di Elvis Presley o di Frank Sinatra fino al 26 settembre è possibile visitare la mostra fotografica a Palazzo Baviera dedicata ad un altro maestro della fotografia del ‘900. Fotografo prodigio, la sua attività si concentra tra gli anni ‘50 e ‘60 firmando le copertine e i servizi per Vogue, Life, Harper’s Bazar innalzando, insieme ad Irving Penn e Richard Avedon la fotografia di moda nel regno delle belle arti.

Copertine di LIFE Magazine, realizzate da Milton H. Greene

Volendo cogliere con la sua fotografia l’eleganza e il cuore dei personaggi, egli scatta la bellezza di Marilyn Monroe, sua grande amica,

Marilyn Monroe from The Prince and the Showgirl directed by Laurence Oliver, 26 luglio 1956

Audrey Hepburn, Lucia Bosè, Cary Grant e molti altri volti dello star sistem della seconda metà del novecento; ritratti che si impongono sia nelle stampa definitiva sia nei provini testimoni delle scelte attuate da Green e del suo lavoro in camera oscura.

Page from LIFE Magazine, 12 gennaio 1953

Due modi di lavorare diversi, due soggetti diversi, due pubblici differenti. Senigallia riparte con una proposta museale che sottolinea da una parte un figlio della sua terra che si è elevato all’intenzionalità con la sua arte fotografica, dall’altra il ritratto della vita americana così perfetta ed emulata degli anni ’50 che ancora oggi la città celebra ogni estate trasformandosi in una Route 66 attraversata da Cadillac, pin up e capelli impomatati con il Summer Jamboree.

Tutte le foto alle opere presenti nelle mostre fotografiche di Mario Giacomelli e Milton H. Greene a Senigallia sono di Gabriella Vitali.

Per ulteriori informazioni, dal sito turistico ufficiale del Comune di Senigallia:


Josef Koudelka Radici

Josef Koudelka, Radici: passato e presente al Museo dell'Ara Pacis

Josef Koudelka, Radici. Evidenza della storia, enigma della bellezza

Roma, Museo dell’Ara Pacis

1° febbraio – 29 agosto 2021

 

«Ruins are not the past, they are the future which draws our attention and make us enjoy the present»

«Le rovine non sono il passato, sono il futuro che ci invita all’attenzione e a godere del presente»

Josef Koudelka

Radici Josef Koudelka
Amman, Giordania, 2012. Foto © Josef Koudelka/ Magnum Photos

Se siete a Roma in questo ancora strano periodo estivo avete la possibilità di visitare, fino al 29 agosto, una mostra che si può definire, dando veramente senso a un’espressione nota, unica nel suo genere: Koudelka imprime sulla pellicola fotografica il paesaggio dei siti archeologici più importanti che i territori del Mediterraneo ancora offrono agli occhi dei loro abitanti.

Oggi questo territorio molto ampio ospita contesti e popoli vari e diversi, ma gli scatti di Koudelka, ancora più suggestivi nella scelta del bianco e nero, ci restituiscono uno sguardo su un paesaggio in cui la contemplazione dell’antico raccoglie i pensieri e unisce le lontananze.

Il paesaggio, spesso, non è semplicemente uno sfondo per la vita umana, ma un personaggio vivo, con il quale si instaurano rapporti profondi e duraturi.

Nel paesaggio reale si sovrappongono livelli diversi, legati all’esperienza emotiva, personale di chi lo abita, finché il confine tra l’elemento geografico e quello mentale ed emozionale diventa sfumato e inafferrabile. La riflessione sul paesaggio e sul suo legame con l’esistenza umana è profonda e antica[1] e traspare anche dalle fotografie di Koudelka: non si tratta di una semplice documentazione dei siti archeologici, ma della restituzione di un paesaggio dell’anima che trova nel rapporto tra antico e moderno la sua intensità.

Radici Josef Koudelka
Roma, Italia, 2000. Foto © Josef Koudelka/ Magnum Photos

Uniti dal rapporto con il Mediterraneo, i luoghi testimoniati da Koudelka si snodano come una grande mappa della geografia e dell’anima: non solo l’Italia, ma anche  il Portogallo, la Spagna, la Francia, la Croazia, l’Albania, la Grecia, la Turchia, Cipro (sia il Nord che il Sud), la Siria, il Libano, Israele, la Giordania, l’Egitto, la Libia, la Tunisia, l’Algeria, il Marocco.

Il paesaggio di questi luoghi rivela l’influenza delle loro antiche civiltà, dalle quali è stato plasmato, che ha reso parte di sé: le rovine di questo passato si ergono maestose accanto alla modernità, o emergono dal paesaggio naturale, anch’esso in bilico tra la costanza e le trasformazioni.

Chi decida di visitare la mostra è indotto a camminare, letteralmente, tra gli scatti delle rovine, che non compaiono solo sui pannelli posti alle pareti, ma informano anche dei particolari blocchi orizzontali – su cui avrete l’accortezza di non sedervi – che abitano fisicamente le varie stanze in cui si articola il percorso espositivo.

Se il viaggio è talvolta - e non solo in questi tempi non ancora tornati a una tranquilla normalità - una possibilità più sognata che realizzata, camminare lungo questo percorso vuol dire davvero immergersi, almeno un po' in quel sogno.

Giungere alle radici, insomma, che sono quelle di un territorio vasto, di popoli diversi e di un passato che vive e dialoga con e dentro di noi.

 

Dal sito del Museo dell’Ara Pacis:

«Tappa unica in Italia, la mostra dedicata al grande fotografo dell’agenzia Magnum Photos documenta con oltre cento spettacolari immagini lo straordinario viaggio fotografico di Koudelka alla ricerca delle radici della nostra storia nei più importanti siti archeologici del Mediterraneo.»

 

 

[1] Basti pensare che è stato il tema scelto dall’ultimo Convegno Properziano organizzato dall’Accademia Properziana del Subasio (27-29 maggio 2021)

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Milano: la mostra “Nudo armato” di Stefano Iannuso

01 Ottobre - 23 Dicembre 2020

Marset showroom, via dell’Annunciata, 29, Milano dal lunedì al venerdì h: 9 - 13 / 14.30 - 18.30

Vernissage:

01.10.2020 a partire dalle 17:00h

Nel rispetto delle norme anticovid, l’ingresso è consentito ad un massimo di 10 persone per volta.

Le visite si terranno con turni alle h: 17:00, 18:00, 19:00, 20:00.

Si prega di prenotare via whatsapp al numero 349-2664771 (Angelo De Grande) indicando il totale dei partecipanti e l’orario di visita.

Stefano Iannuso Nudo armatoDopo mesi di paure e incertezze, in attesa di riprendere il progetto Art in Light, Marset Italia e Sudestasi contemporanea continuano la loro collaborazione e presentano Stefano Iannuso - “Nudo armato”, personale fotografica dell’artista siciliano con base a Milano, a cura di Sarah Campisi nello showroom Marset in via dell’Annunciata, 29.

Più di ogni altra cosa, questo periodo ci ha fatto riflettere intensamente sul concetto di casa, l’importanza dello spazio che ci costruiamo intorno e sul ruolo che investe nella nostra vita e nella serenità della nostra esistenza.

Nudo armato” indaga e cerca di sviscerare queste sensazioni tramutate in convinzioni, mettendo in relazione due tipologie di fotografia apparentemente opposte, ma in realtà molto, forse troppo, simili.

Il minimalismo delle architetture, le geometrie asettiche delle facciate, la sinuosità dei corpi nudi, l’intimità delle curve, trovano il loro spazi all’interno dei saloni marset dove i contrasti del bianco e nero delle fotografie trovano piena armonia con il light design dell’azienda catalana.

 

Stefano Iannuso

Siracusano con base a Milano, inizia la sua ricerca fotografica nel 2013 da autodidatta. Con un linguaggio espressivo basato sull’uso del bianco e nero, dai contrasti forti e definiti, trova il suo spazio a Milano, dove vive e lavora, dopo 5 anni passati a Londra.

La sua produzione spazia dalla street photography, all’architettura, ai ritratti per arrivare ai nudi rigorosamente senza volto.

I dettagli di palazzi, corpi, volti, familiari all’immaginario collettivo, si decontestualizzano nel minimalismo della composizione e diventano specchio di quel sentimento di spaesamento alla perenne ricerca della bellezza in una società in profondo mutamento che riflette le nuove generazioni.

 

Si ringrazia l'organizzazione per locandina e comunicato stampa della mostra “Nudo armato” di Stefano Iannuso


Jess Kohl Anime Salve

ANIME SALVE. A series of photographs by Jess Kohl

ANIME SALVE
A series of photographs by Jess Kohl
11-27 settembre 2020

PAN - Palazzo delle Arti Napoli, Via dei Mille, 60, 80121 Napoli (NA), Italia

PAN è aperto dalle 9:30 alle 19:00 ogni giorno eccetto i martedì. La domenica è aperto dalle 9:30 alle 14:30, ingresso gratuito. L’accesso è consentito previa prenotazione al link http://ingressi.comune.napoli.it

Anime Salve Jess Kohl

Collettivo Zero è lieto di annunciare la mostra fotografica ANIME SALVE, la prima personale italiana della regista e fotografa inglese Jess Kohl, progetto di ShowDesk, a cura di Collettivo Zero, con la collaborazione del Comune di Napoli, promossa dall’Assessorato alla Cultura e Turismo di Napoli e dal PAN - Palazzo delle Arti di Napoli.

© Jess Kohl

Le opere presentate mostrano una parte di un progetto ancora in corso, che terminerà con il primo documentario della Kohl, che approfondisce l’interesse dell’artista verso l’identità di genere e le studio di comunità marginali. Nata in seguito ad una residenza d’artista organizzata dall’associazione ShowDesk, la mostra Anime Salve presenta uno studio intimo della non conformità di genere in una città dove la spiritualità e la sessualità hanno da sempre convissuto, ma soprattutto in un contesto in grande trasformazione come quello di Scampia.

© Jess Kohl

Attratta dalla cultura napoletana per il suo atteggiamento storicamente liberale nei confronti della queerness, la Kohl delinea un nuovo ritratto della tradizionale figura del femminiello napoletano. Le opere seguono le vite di cinque individui, quasi tutti residenti a Scampia, ripresi nella loro intimità e molto spesso in un ambiente domestico. Come Alessia, che viene ritratta insieme alla sua anziana madre Amalia, con cui vive. La situazione delle due donne, molto unite fra loro, cambia e si adatta come le architetture che le circondano: a Marzo 2020, infatti, inizia l’abbattimento di una delle quattro Vele. Documentare la vita di queste persone per diversi anni, ha permesso alla Kohl di mostrare come la vita di un singolo individuo possa adattarsi ad enormi cambiamenti.

La mostra, che prende il nome da un celebre album di Fabrizio De André, si apre con delle fotografie in bianco e nero, le quali ritraggono gli edifici delle vele e i cambiamenti che la zona di Scampia ha subito negli ultimi anni, in particolare con l’abbattimento di tre dei quattro edifici delle Vele. Successivamente, in altri scatti sono presenti altri soggetti, caratterizzati dalla compresenza di queerness e religiosità, caratteristiche presenti in tutte le opere successive. Una sala, infatti, è stata trasformata in una sorta di Santuario, dove l’artista mostra diverse immagini di edicole votive trovate tra i vicoli di Napoli.

Jess Kohl Anime Salve
© Jess Kohl

Tracciando un collegamento tra la tradizione dei femminielli e la vita moderna della comunità trans, Kohl include immagini scattate al Matrimonio della Zeza, un antico rituale che si svolge ogni anno nella città di Pagani in Campania. Si tratta di un finto matrimonio tra due uomini, celebrato con passione dagli abitanti del luogo.

La personale si chiude con due corti realizzati in super 8, che mostrano dei ritratti eseguiti a Napoli e in India a Koovagam, dove ogni anno si celebra un rito religioso dove partecipano delle donne transgender. L’accostamento di questi due video fa si che lo spettatore metta a confronto due realtà, geograficamente molto distanti, ma culturalmente unite e simili.

Jess Kohl (1989 Londra, Regno Unito) è una regista e fotografa britannica. Il suo lavoro sposa uno stile intimo e crudo con un’attenzione particolare alla cultura giovanile globale e alle comunità emarginate. Laureatasi alla Central St Martins con il massimo dei voti, Jess ha successivamente conseguito un master alla Goldsmiths University. Ha rapidamente scavato una nicchia nel settore, creando forti narrazioni emotive che raccontano le storie esistenti ai margini della società. Che si tratti della strana scena underground ebrea del Regno Unito o di un gruppo di punk filipinos ribelli che vivono sotto la “guerra alle droghe” del presidente Rodrigo Duterte, o di evidenziare il contrasto tra indiani e occidentali, il lavoro di Jess mostra un chiaro talento nel creare film che documentano coloro che cercano accettazione nelle loro comunità, religioni, razze e cultura.

Jess Kohl Anime Salve PAN

ANIME SALVE. A series of photographs by Jess Kohl
11-27 settembre 2020

Con grande piacere Collettivo Zero è lieto di invitarvi a visitare la mostra fotografica Anime salve, prima personale italiana della fotografa e regista inglese Jess Kohl. I lavori esposti nascono dal progetto di residenza dell'artista a Napoli frutto di una collaborazione sinergica con l’associazione ShowDesk, impegnata da tempo nell'organizzazione di residenze per artisti, studenti, curatori, galleristi e appassionati d'arte.

L'artista inglese presenta il suo ultimo progetto realizzato tra le vele di Scampia, mostrandoci il lato più intimo della comunità dei femminielli napoletani, fortemente legata a un territorio ricco di contraddizioni, dove la non conformità di genere ha incontrato il sacro, diventando tradizione. 

La mostra promossa dal comune di Napoli avrà sede al PAN - Palazzo delle arti Napolidall’11 al 27 settembre 2020 e sarà visitabile dal lunedì al sabato: h 10:00 – h 19:00 (ultimo ingresso h 18:00); la domenica: h 10:00 – h 14:00 (ultimo ingresso h 13:00).

L’accesso è consentito previa prenotazione al link http://ingressi.comune.napoli.it.

È consentita la prenotazione per max 4 visitatori per indirizzo email. Ogni indirizzo può effettuare max 1 prenotazione a settimana. Al momento della visita va fornito, in forma cartacea od elettronica, il codice di conferma riportato sul modulo di prenotazione.

Previa verifica della disponibilità è possibile prenotarsi anche prima di accedere al PAN, collegandosi al link e procedendo alla registrazione secondo le modalità indicate. 

Per poter garantire la miglior tutela dei visitatori ed evitare al massimo il rischio di contagio, sono state attivate le necessarie misure di sicurezza per il contenimento del COVID-19. L'accesso e la permanenza all'interno di tutte le sedi dell'Istituzione è facilitato dalla presenza di segnaletica specifica, anche direzionale.

Inoltre: 

  • durante la visita, per l'intero periodo di permanenza all'interno della struttura è necessario mantenere sempre la distanza di sicurezza interpersonale (2 metri), evitando affollamenti;
  • l'uso della mascherina è obbligatorio;
  • saranno posizionati dispenser di gel igienizzante all'ingresso della struttura;
  • per l'accesso alle sale espositive è previsto l’ingresso contingentato.

 

 

Testi e immagini da Collettivo Zero sulla personale fotografica “Anime Salve” di Jess Kohl.


Anime Salve al PAN: personale fotografica di Jess Kohl

ANIME SALVE AL PAN
PERSONALE FOTOGRAFICA DI JESS KOHL

Anime Salve Jess KohlNapoli - Debutto partenopeo della fotografa e regista inglese Jess Kohl: le sale del Loft al Palazzo delle Arti Napoli (PAN - Via dei Mille, 60 – 80121 Napoli) si apriranno venerdì 11 settembre 2020 alla sua prima mostra fotografica italiana dal titolo “Anime Salve” e resteranno disponibili al pubblico fino a domenica 27 settembre 2020. Le opere fotografiche selezionate presenteranno al pubblico il suo ultimo progetto realizzato tra le vele di Scampia, un interessante e particolare sguardo dell’obiettivo aperto sulla comunità dei femminielli e delle sue contraddizioni.

La mostra personale di Jess Kohl nasce da un progetto di ShowDesk, un’organizzazione indipendente che dà supporto ai giovani artisti emergenti nella promozione del loro lavoro. Gratuità, spirito di condivisione e cooperazione sono i principi fondanti di questo progetto open source. 

La mostra è curata da Collettivo Zero: un collettivo curatoriale indipendente costituitosi nel 2019 tra i banchi dell’Istituto Europeo di Design a Roma, unendo dei giovani provenienti da diverse città italiane. Composto da Sveva Ventre, Gianluca Sensale, Andrea Pastore, Ilaria Lely, Rita Roberta Esposto, Chiara Di Giorgio, Enrica Mariani e Alice Broggini, è un gruppo eterogeneo di storici dell’arte, architetti, archeologi, educatori all’arte e laureati in Beni Culturali, accomunati da una forte passione per l’arte in ogni sua forma. La sua apertura ai più disparati temi, con una particolare attenzione alla visuale contemporanea, lo ha portato ad essere l’anima portante ed organizzatrice della personale di Jess Kohl.

L'artista negli ultimi anni si è occupata di raccontare, attraverso reportage fotografici e cortometraggi, alcune comunità considerate marginali, dai punk filippini agli Hijras indiani. Attraverso una scenografia ben definita e raccontata senza elementi superflui, le fotografie della personale al PAN rappresenteranno soggetti reali e lasceranno trapelare una realtà poco conosciuta nel suo aspetto più intimo e non ancora documentato. L’opera fotografica di Jess Kohl si allontana da modelli più volte abusati e noti per condurre chi guarda in un contesto quotidiano: un parco, un balcone e sullo sfondo, sempre riconoscibile, il complesso delle vele di Scampia.

«È tutto pronto e, dopo un intenso lavoro, riteniamo che la mostra sarà originale ed interessante – dichiarano gli 8 membri di Collettivo Zero – sotto certi aspetti sarà anche sorprendente. Con la mostra proponiamo un percorso che, allontanandosi dallo stereotipo, vuole avvicinare gli sguardi e la sensibilità di ciascuno a un quotidiano ricco di storie diverse, raccontate in un percorso tematico che sicuramente sveleremo e sarà svelato in modo chiaro ai visitatori. È una mostra che si racconta e si può raccontare, ma è soprattutto da vedere e godere. Vi invitiamo tutti al PAN».

Testo e foto da Collettivo Zero sulla personale fotografica “Anime Salve” di Jess Kohl.


fuga dal museo MANN Napoli

Le opere del MANN in fuga dal museo per scoprire Napoli

Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli è stata inaugurata martedì 2 dicembre 2019 la mostra fotografica “Fuga dal museo” che sarà visitabile fino al 24 febbraio 2020 nella Sala del Toro Farnese.

All’inaugurazione hanno partecipato il direttore del museo Paolo Giulierini e i due fotografi, Dario Assisi e Riccardo Maria Cipolla, autori dei quaranta fotomontaggi che raccontano quale potrebbe essere la vita di alcune opere del MANN se potessero animarsi, scappare dal museo e interagire con la realtà cittadina.

fuga dal museo MANN Napoli
Afrodite a Castel dell'Ovo

Dopo il successo della mostra “Fantasmi a Pompei”, con protagonisti le figure dei mosaici e degli affreschi provenienti da Pompei e custoditi al MANN, questa volta i due fotografi hanno scelto per i loro fotomontaggi le sculture della Collezione Farnese, alcuni capolavori di Antonio Canova presenti nella recente mostra “Canova e l’Antico” e le statue dei re di Napoli della facciata di Palazzo Reale.

Con un tocco di dissacrante ironia, troviamo tra gli altri l’Atlante scorazzare in motorino senza casco lungo via San Biagio dei Librai, l’Afrodite farsi un selfie sulle terrazze di Castel dell’Ovo, il Doriforo visitare la Chiesa di San Giovanni a Carbonara, Artemide fare la spesa al mercato, la Danzatrice di Canova passeggiare sotto la pioggia in Vico San Domenico e l’Ercole Farnese incrociare la sua copia nella stazione Museo della metropolitana.

fuga dal museo MANN Napoli
Ercole Farnese in metropolitana

Come ha affermato il direttore Giulierini durante l’evento, questa è una mostra che ha il pregio di riuscire ad avvicinare il grande pubblico dei non addetti ai lavori all’archeologia grazie a un approccio leggero e divertente ma mai banale che porta i visitatori a scoprire e ricercare non solo le opere presenti nel museo ma anche gli scorci e i luoghi d’interesse di Napoli e Pozzuoli che fanno da sfondo a queste insolite scene di vita quotidiana e che, per questo motivo, meriterebbe di essere replicata in altri luoghi della città e anche in altre istituzioni culturali.

fuga dal museo MANN Napoli
L'Atlante in via San Biagio dei Librai

Tutte le foto dalla mostra “Fuga dal museo” sono di Teresa Pergamo


Fo.To. – Fotografia a Torino: un mese e quasi cento mostre fotografiche

Sulle prime pagine del programma di Fo.To., novantuno numerini rossi sulla pianta di Torino accompagnano dal 3 maggio fino al 16 giugno un pubblico di amatori, appassionati ma anche di professionisti e collezionisti, verso un itinerario di mostre fotografiche che si snoda dal centro alle periferie, dalle grandi fondazioni alle piccole associazioni, passando per biblioteche e studi fotografici indipendenti (il fitto palinsesto è consultabile al link: www.fotografi-a-torino.it).

Fo.To. fotografia Torino
Giuseppe Scellato, Vezo, gli ultimi pescatori nomadi del Madagascar (Phlibero Aps)

La kermessenon vuole essere un progetto esclusivo, di un unico curatore, ma di tanti. È un progetto di forte valenza ‘anarchica’; in questa rassegna non ci sono persone che stabiliscono cosa sia o cosa non sia la fotografia” commenta Andrea Busto, direttore del Museo Ettore Fico, organizzatore del progetto.

Dopo il grande successo della prima edizione (100.000 visitatori per 81 sedi), quest’anno sono 91 le realtà coinvolte nell’ecclettico progetto.

Michele Pellegrino, Persone (Spazio Don Chisciotte)

Fo.To. vuole proprio contraddistinguersi per la sua volontà di dare voce a qualunque realtà che si occupi di fotografia, creando così una rete cittadina all’interno della quale sono annodate mostre indipendenti per orari, tematiche e allestimenti (e una Notte Bianca, l’11 maggio, con aperture straordinarie fino a tarda ora)

A trent’anni dalla Biennale Internazionale di Fotografia a Torino, Fo.To. offre un interessante spunto di riflessione su cosa sia la fotografia di oggi. Le ‘cinquanta sfumature di grigio’ esistono ancora, così come i canoni della Fotografia; tuttavia la fotografia oggi è anche Instagram, perché, in fondo, ognuno di noi ha in tasca una macchina fotografica che può anche telefonare.

Valeria Sangiorgi, Narrazioni (CSA Farm Gallery)

Un forte passo verso l’’emancipazione’ dall’appuntamento autunnale di Contemporary Art Torino Piemonte, soprattutto con l’inaugurazione dell’innovativa The Phair (Photography-fair - fiera della fotografia), in scena all’ex Borsa Valori.

Andrea Busto, Direttore del Museo Ettore Fico, ha anche risposto ad alcune domande per ClassiCult.

Come nasce l’idea ‘anarchica’ di Fo.To.?

L’idea nasce fondamentalmente dal fatto che la fotografia permette l’utilizzo di mezzi espressivi molto diversi. Di conseguenza, ci sono anche modi di intendere la fotografia, pensieri diversi di leggere la fotografia, di realizzarla, di fare critica e di esporla. Per cui mi è sembrato questo un modo completamente “libero” che non mi sembrava il caso di incastrare all’interno di alcun paletto, decidendo quindi di lasciare un programma libero, una proposta libera. È diventata così una kermesse, un festival, una rassegna, chiamiamolo come lo si vuole, ma libero. Ed è per questo che la risposta è stata enorme: 91 partecipazioni in città, che per me è un gran successo. E Vedendo la qualità delle fotografie esposte, ci sono anche delle mostre di altissimo livello.

Talvolta si rischia con il passare degli anni e l’affluenza maggiore di alterare lo spirito delle prime edizioni. Qualche anticipazione sulle rassegne future?

Un progetto vincente è un progetto che si evolve, quindi sicuramente ci saranno delle novità per l’anno prossimo, non posso ancora anticiparle, ma ci sono dei progetti molto forti, anche di internazionalizzare questa kermesse, quindi non lasciarla soltanto a Torino ma farla uscire. Questa settimana ho degli appuntamenti con dei curatori di altre fiere, kermesse e altri festival, non solo europei ma anche extraeuropei.

Fo.To. fotografia Torino
Lina Fucà, Daniele Gaglianone, Paolo Leonardo, Solo da bambini (Fondazione Merz)

I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea ed in Sicilia

Mostra “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea ed in Sicilia”

Sarà inaugurata il 24 maggio a Baia, alle ore 11, la mostra fotografica “I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea ed in Sicilia”, all’interno del Museo archeologico dei Campi Flegrei.
L’esposizione, con allestimento e curatela realizzati da Teichos, racconta la stagione di nascita dell’archeologia subacquea in Italia, nell’area Flegrea ed in Sicilia, e per quest’ultima dai suoi esordi fino alle più importanti esperienze istituzionali: la costituzione della Soprintendenza del Mare da parte di Sebastiano Tusa.

Un percorso, supportato da allestimenti multimediali e sensoriali, con l’utilizzo di materiali video e fotografici, provenienti dagli archivi delle Soprintendenze del ministero per i Beni e le attività culturali, dagli istituti specializzati, dagli archivi privati, dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana. Un’esplorazione dagli anni ’50, tra condizioni e circostanze che hanno determinato la nascita dell’archeologia subacquea come disciplina, evidenziandone ruoli e protagonisti.
Una preview che anticipa, essendone complemento necessario, il progetto “Thalassa. Meraviglie dei Mari della Magna Grecia e del Mediterraneo”, mostra che sarà inaugurata al MANN-Museo archeologico Nazionale di Napoli, nel Salone della Meridiana il 25 settembre prossimo.
Articolata per sezioni, Thalassa racconta attraverso i reperti e le immagini l’evoluzione dell’archeologia subacquea fin dall’iniziale processo di formazione del suo statuto scientifico. Spiega attraverso i relitti via via ritrovati, anche in relazione allo sviluppo delle tecnologie, l’affascinante individuazione dei flussi migratori e delle relazioni lungo le coste, le relazioni tra popoli, tra punti di partenza e di arrivo, la loro localizzazione nelle diverse aree geografiche; conduce il visitatore, con un salto nel tempo, circa 60 milioni di anni, tra i segreti del mare Mediterraneo, nelle città-porto, mete del commercio sin dall’antichità e luoghi di racconto dei processi di trasformazione dell’ambiente naturale da parte dell’uomo.
Un Progetto promosso dal Parco Archeologico dei Campi Flegrei, con il MANN, l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, e Teichos, anche in forza di un protocollo da essi sottoscritto per sviluppare, nel prossimo triennio, una serie di attività culturali, di ricerca, divulgazione e informazione.
Al progetto, agli eventi collegati e a questa preview, realizzata nella curatela e nell’allestimento secondo i suoi indirizzi, ha lavorato con passione il compianto Sebastiano Tusa, assessore ai Beni culturali e all’Identità siciliana.
Thalassa è il suo testamento scientifico. Questo appuntamento costituisce il primo grande omaggio e riconoscimento sentito, che viene rivolto alla memoria di un grande studioso, un grande archeologo e soprattutto un grande uomo.
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Testo da Soprintendenza del Mare e Parco Archeologico dei Campi Flegrei

I pionieri dell’archeologia subacquea nell’area Flegrea ed in Sicilia


Claude Monet Ritorno in Riviera Bordighera Dolceacqua mostre

Bordighera e Dolceacqua: mostra "Claude Monet, ritorno in Riviera"

CLAUDE MONET, RITORNO IN RIVIERA

Monet in mostra a Bordighera e Dolceacqua

30 aprile – 31 luglio 2019

Bordighera, Villa Regina Margherita
Dolceacqua, Castello Doria

Ho l’impressione che farò cose meravigliose”.

Dopo 135 anni dal soggiorno di Monet in Riviera, tornano a Bordighera e Dolceacqua tre dipinti del grande artista francese nel luogo dove furono realizzati. Nella rivisitazione di questa avventura artistica, Monet è protagonista insieme a un territorio straordinario, definito da lui stesso un “paese fiabesco”. Un percorso espositivo anche multimediale illustrerà l’esperienza dell’artista nel suo viaggio in Riviera nel 1884.

Claude Monet Ritorno in Riviera Bordighera Dolceacqua mostreSarà un evento straordinario la mostra dedicata a Claude Monet, in programma dal prossimo 30 aprile.

Dopo 135 anni dal suo soggiorno, tornano a Bordighera e Dolceacqua tre dipinti del grande artista francese nel luogo dove furono realizzati.

Il progetto “MONET, RITORNO IN RIVIERA” è reso possibile dalla collaborazione con il Musèe Marmottan Monet di Parigi attraverso il prezioso lavoro della sua direttrice, Mme Marianne Mathieu, e dalla disponibilità di S.A.S. Alberto II di Monaco.

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Credit: The Castle of Dolceacqua, 1884 (oil on canvas) by Claude Monet (1840-1926)
Musée Marmottan Monet, Paris, France/ The Bridgeman Art Library
Nationality / copyright status: French / out of copyright

Provengono dal Musée Marmottan Monet due dei tre dipinti in esposizione, “Le Château de Dolceacqua” e “Vallée de Sasso, effet de soleil”. Il terzo dipinto, “Monte Carlo vu de Roquebrune”, proviene dalla Collezione Privata di S.A.S. il Principe Alberto II di Monaco.

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Sasso Valley. Sun Effect, 1884 (oil on canvas)
Monet, Claude (1840-1926)
Musée Marmottan Monet, Paris, France

I tre dipinti, realizzati durante la permanenza dell’artista in Riviera, saranno esposti in due sedi: “Vallée de Sasso, effet de soleil” a Villa Regina Margherita a Bordighera che, per l’occasione, verrà riaperta al pubblico con un percorso dedicato di grande suggestione, mentre “Le Château de Dolceacqua” e “Monte Carlo vu de Roquebrune” saranno esposte presso il Castello Doria di Dolceacqua.

In entrambi i luoghi dell’esposizione, oggetto di un allestimento complementare, sarà proposto un percorso espositivo multimediale che illustrerà l’esperienza dell’artista nel suo viaggio e nel suo soggiorno in Riviera. Sarà possibile approfondire la genesi delle opere in mostra attraverso il patrimonio epistolare di prima mano costituito dalle sue lettere ai famigliari, in particolare alla sua compagna Alice, e ai suoi corrispondenti abituali, come il mercante d’arte Paul Durand-Ruel. Allo stesso tempo verranno presentate la vita e l’immagine dei due siti di Bordighera e di Dolceacqua, attraverso i dipinti della Collezione Civica di Bordighera e le preziose immagini fotografiche del tempo.

Curatore della mostra è Aldo Jean Herlaut, il percorso espositivo è allestito a cura dell’Istituzione Mu.MA – Musei del Mare e delle Migrazioni di Genova, mentre la gestione e la promozione sono affidate alla Cooperativa Sistema Museo e a Omnia Società Cooperativa.

La mostra è promossa dai Comuni di Bordighera e di Dolceacqua con il sostegno della Regione Liguria, della Provincia di Imperia, della Compagnia di San Paolo e di Permare s.r.l., con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia. Sarà visitabile al pubblico fino al 31 luglio, con un unico biglietto per entrambe le sedi.

IL PROGETTO SCIENTIFICO

Il progetto di mostra prende avvio da due lettere significative scritte dallo stesso Monet, prima e dopo il suo viaggio in Riviera nel 1884.

Parigi 17 gennaio 1884

Mio caro signor Durand,

(…) Parto pieno di ardore, ho l’impressione che farò cose meravigliose. Con tutta la mia devozione”

Bordighera, 25 marzo 1884

(…) Non so se ciò che ho fatto è buono, non so più nulla, ho lavorato tanto, fatto tanti sforzi, che ne sono abbrutito. Se ne avessi la possibilità, vorrei cancellare tutto e ricominciare, perché bisogna vivere per un certo tempo in un paese per dipingerlo, bisogna averci lavorato con pena per arrivare a renderlo in modo sicuro; ma potremo mai essere soddisfatti di fronte alla Natura e soprattutto qui… Circondato da questa luce abbagliante, trovo la mia tavolozza ben modesta; l’Arte vorrebbe tonnellate d’oro e di diamanti. Infine, ho fatto ciò che ho potuto.

Forse, una volta rientrato a casa, mi ricorderà un po’ ciò che ho visto”.

Due lettere, una alla partenza, piena di speranze e di entusiasmo, una al momento del ritorno, piena dei dubbi e dell’insoddisfazione dell’artista. Monet guarda al lavoro svolto e sente di non essere stato all’altezza della natura che ha trovato nella Riviera dei Fiori, da Bordighera a Dolceacqua, passando per le vallate e i sentieri, inseguendo la “luce” del Mediterraneo.

Villa Regina Margherita a Bordighera. Foto Claudio Gavioli

Oggi noi sappiamo, invece, che il periodo passato a Bordighera, dalla metà di gennaio all’inizio aprile del 1884, oltre a essere molto fecondo – produsse in tutto una quarantina di opere – gli permise di recuperare un entusiasmo che i dispiaceri vissuti negli anni precedenti sembravano avere cancellato e si può parlare, propriamente, di una “fase Bordighera” nel suo lungo itinerario artistico.

È per questo motivo che, 135 anni dopo quel viaggio e quel soggiorno, tornano a Bordighera e Dolceacqua tre dei dipinti di quella produzione, a testimonianza del percorso artistico del padre degli impressionisti (il cui nome deriva proprio da una tela, Impressione, levar del sole presentata alla prima mostra del movimento a Parigi, nel 1874), e contemporaneamente a ricordare il ruolo che a partire dall’ultimo scorcio dell’Ottocento assunse la Riviera dei Fiori, Bordighera e il suo territorio.

Un “paese fiabesco”, così lo descrive in una delle sue numerose lettere Monet. E in questo paese, Monet non si dà pace: “Io faccio un mestiere da cani e non risparmio i miei passi; salgo, poi ridiscendo e risalgo ancora. Tra uno studio e l’altro, come riposo, esploro ogni sentiero, sempre curioso di vedere cose nuove, così quando arriva sera, ne ho abbastanza”.

Per Monet, i suoi dipinti sono “studi”, realizzati en plein air, secondo la tecnica messa a punto negli anni precedenti. E di solito il pittore non realizza una sola opera, ma ne inizia diverse contemporaneamente, portandole avanti insieme, un poco per volta, giocando sulla luce.

Dolceacqua, Castello Doria

Da Bordighera, Monet, in una ventosa giornata di febbraio, sale a Dolceacqua, già oggetto di una gita la domenica precedente. L’artista è colpito dal fatto che “non si sentiva il vento grazie al riparo delle montagne”, e qui lavora a due opere contemporaneamente. “Il ponte è adorabile ed ero tranquillo e al caldo come in agosto, andrò dunque là finché durerà il vento, in modo da non perdere tempo e non tormentarmi”. Nella stessa sera, Monet riceverà la visita di due pittori inglesi che risiedevano nella stessa Pension Anglaise. Claude è molto circospetto: “desideravano vedere ciò che ho fatto oggi in una seduta, tanto più che avevano visto il posto con me domenica. Non riescono a capacitarsi del fatto che sia riuscito a fare quei due motivi in un pomeriggio”.

Anche attraverso il pennello e la sensibilità tutta particolare di Claude Monet, Dolceacqua e Bordighera entrano in un immaginario di luoghi del “meraviglioso”, come Etretat, Giverny, Mentone…

Il viaggio di Monet è parte di un processo più grande, quello della scoperta, o forse meglio dell’invenzione della Riviera dei Fiori. La scoperta di un territorio povero e marginale per secoli e che, improvvisamente, a seguito dell’apertura della ferrovia Genova-Ventimiglia, avvenuta nel 1871, e Marsiglia-Ventimiglia, nel 1872, viene riconosciuto dalle élite europee come un’Arcadia nella quale, in particolare, svernare: e non è un caso che il viaggio di Monet si svolga proprio nel periodo prediletto per le vacanze in Riviera, tra gennaio ed aprile, quando nel resto del continente il freddo, la neve, la pioggia e la nebbia rendono l’inverno sgradevole e ostile.

Bordighera e il suo territorio, in quei mesi, si popola di un turismo variopinto e cosmopolita: sono tedeschi e inglesi soprattutto, perché scriverà lo stesso Monet, “i francesi non passano mai la frontiera”: tranne qualche eccezione, come l’architetto Garnier, il progettista dell’Opéra di Parigi, esponente di una cultura ufficiale da cui Monet si sente molto più che distante, anzi, opposto e che proprio a Bordighera ha una villa. Anche l’aristocrazia italiana è presente e ai massimi livelli: proprio nella cittadina arriva, a partire dal 1879, la Regina Margherita, sconvolta per l’attentato contro Umberto avvenuto a Napoli l’anno precedente. Da allora, quasi tutti gli anni, Margherita passava i mesi dalla primavera all’autunno a Bordighera. Prima come ospite in Villa Bishoffsheim, poi come proprietaria, trasformandola in Villa Etelinda, progettata proprio da Charles Garnier.

Claude Monet, insomma, incrocia un territorio particolare, che è insieme Arcadia, per la sua natura straordinaria, ma nello stesso tempo percorso e abitato dai personaggi della cultura europea del tempo, come Clarence Bicknell, Rafael Bischoffsheim, Frederic Von Kleudgen. E rappresenta anche una meta desiderata: la Regina Vittoria, proveniente da Mentone, visitò Bordighera nel 1882, arrivando sino a Capo Sant’Ampelio e decise di passarvi una vacanza negli anni successivi. Tutto fu organizzato per l’inverno del 1901, ma la guerra anglo-boera costrinse la sovrana a rinunciare al suo soggiorno.

È in questo sorprendente contesto che nasce la mostra “MONET, RITORNO IN RIVIERA”, nella rivisitazione di un’avventura artistica dove Claude Monet è protagonista insieme a un territorio straordinario che in quel tempo trova la sua vocazione, passando dalla periferia di una regione povera, la Liguria dell’Ottocento, a un luogo ambito del turismo e della cultura internazionale.

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