Il Codice sul Volo di Leonardo celebrato dal MiC con un video

Dal Rinascimento a Giorgio Parisi, il MiC celebra il Codice sul Volo di Leonardo
Il prezioso manoscritto conservato nella Biblioteca Reale di Torino protagonista di un video del MiC
A più di cento anni dalla ricomposizione integrale del “Codice sul Volo” di Leonardo da Vinci, il Ministero della Cultura guidato da Dario Franceschini celebra il prezioso manoscritto con un mini documentario - ideato e interamente realizzato dall’Ufficio stampa e comunicazione - che ne rivela il contenuto e ripercorre alcuni degli episodi più singolari che lo hanno portato a far parte del fondo librario della Biblioteca Reale di Torino.
Nel breve cortometraggio la Direttrice dei Musei Reali, Enrica Pagella, e la Direttrice della Biblioteca Reale, Giuseppina Mussari, passano in rassegna le pagine dell’opuscolo che, fitte di note, schizzi e osservazioni, offrono una sorprendente testimonianza della tenacia che il maestro sempre profuse nel suo sforzo volto a individuare le leggi fisiche alla base del volo degli uccelli.
Le ricerche miravano a realizzare una chimera che il genio fiorentino inseguì a lungo: la costruzione di una macchina che permettesse all’uomo di librarsi in aria.
I suoi studi, compiuti più di cinque secoli fa, conservano ancora oggi grande valore: “Il Premio Nobel per la fisica Giorgio Parisi – racconta Enrica Pagella - ha spiegato come ricerche attuali in corso alla Sapienza di Roma e alla Normale di Pisa consentano di interpretare alcune attitudini sociali studiando il comportamento degli uccelli in volo, in particolare quello degli storni. Ancora oggi ci si interroga contemporaneamente sul destino degli uomini attraverso l’osservazione di ciò che ci circonda”.
Il “Codice sul Volo”, scritto con la tipica scrittura leonardesca, da destra verso sinistra, si configura più come un block notes ante litteram, in cui sono riportati gli appunti che Leonardo prese durante i propri studi sul volo. La parte scritta è arricchita con diversi disegni e abbozzi preparatori delle macchine e delle invenzioni che, lungi dall’avere una finalità meramente decorativa, come ricorda Giuseppina Mussari “servono a Leonardo per fissare dei pensieri e delle riflessioni: i due sistemi di scrittura sono dialoganti.”
Quello del volo è uno studio che il maestro riprese più volte: in prima battuta, quando a fine Quattrocento viveva a Milano, si concentrò soprattutto sull’aspetto meccanico dell’azione di volo e su ciò che la rendeva possibile: la struttura delle ali. Tuttavia, si rese conto ben presto di non avere a disposizione materiali sufficientemente leggeri e, quindi, adeguati per poter realizzare una macchina in grado di volare, così come mancava l’energia che potesse dare propulsione al mezzo. Abbandonati gli studi dopo aver preso consapevolezza della non fattibilità del progetto, gli stessi verranno ripresi nel 1503 circa, una volta che lo scienziato sarà tornato a Firenze.
“I nuovi approfondimenti portarono a una scoperta tutt’altro che secondaria per un uomo del Cinquecento: l’aria aveva in qualche modo una sua consistenza ed era anche quella consistenza a sostenere gli uccelli in volo, non solo la struttura delle ali”, continua Giuseppina Mussari. In coerenza con tale approdo, i numerosi disegni che affiancano gli appunti riproducono prevalentemente rapaci, in particolare Nibbi, uccelli predatori dotati di ali molto grandi che permettono di sfruttare le correnti ascensionali.
Ma i fogli dell’opuscolo riproducono anche alcuni disegni a pietra rossa che ritraggono soggetti dal vero, un progetto architettonico per una villa probabilmente mai realizzata, nonché l’unica scritta leonardesca non rovesciata: una lista della spesa composta da vari prodotti alimentari con i rispettivi prezzi.
Donato nel 1893 al re Umberto I dagli studiosi Giovanni Piumati e Theodor Sabachnikoff, che lo avevano scovato incompleto nel mercato antiquario, il piccolo quaderno di trentotto pagine entrò in questo modo a far parte della Biblioteca Reale di Torino. Tuttavia, venne totalmente ricomposto solo dopo il 1920 con l’omaggio del ginevrino Henri Fatio a Vittorio Emanuele III dei quattro fogli mancanti.
Come osservato dalla Direttrice dei Musei Reali di Torino: “Questo è un piccolo esempio che testimonia la consistenza del patrimonio che conserviamo nei musei e nelle biblioteche, che sebbene possa restare silente in alcuni periodi, in altri riemerge con forza. Sono forme carsiche, vale la pena di conservarle perché sappiamo che ogni oggetto e ogni libro ha un futuro. Le parole dei libri e il linguaggio delle immagini si intersecano in un’idea di sapere che fa della Biblioteca Reale di Torino un grande strumento di conoscenza e arricchimento per tutti i cittadini, fondamentale per disegnare il nostro futuro”.
Il video è disponibile sul canale YouTube del MiC: https://youtu.be/J9dnM40BlPI
Il Codice sul Volo Leonardo da Vinci
Testo e foto dall’Ufficio stampa e comunicazione​ del Ministero della Cultura

N.6

Animali dalla A alla Z. Una mostra dedicata ai bambini: i Musei Reali di Torino guardano al pubblico dei più piccoli

Animali dalla A alla Z. Una mostra dedicata ai bambini: i Musei Reali di Torino guardano al pubblico dei più piccoli

Articolo a cura di Claudia Musso e Martina Pilone 

Animali dalla A alla Z mostra Musei Reali di Torino
Foto dell'inaugurazione, dall'Ufficio stampa Musei Reali Torino

La mostra Animali dalla A alla Z. Una mostra dedicata ai bambini (02/12/2021 - 03/04/2022) è un’esposizione piccola, ma dal grande valore, che accoglie una quarantina di opere provenienti dalle collezioni dei Musei Reali (alcune custodite nei depositi), di Palazzo Madama e del Museo Naturale Don Bosco del liceo Valsalice di Torino, allestita presso la Galleria Sabauda e indirizzata ad un pubblico giovanissimo, che durante il lockdown è risultato particolarmente penalizzato. 

Lo scopo di questo esperimento, come ha espresso la Direttrice dei Musei Reali dott.ssa Enrica Pagella, è quello di muovere nuovi passi, “…allontanandosi dall’abituale programmazione di mostre pensate per un pubblico generalista” e di far arrivare l’immenso patrimonio artistico, custodito nei musei, a tutte le tipologie di utenti. 

N.2 Animali dalla A alla Z mostra Musei Reali di Torino
Allestimento realizzato appositamente per i bambini. Foto di Claudia Musso

Ideata proprio durante il periodo di chiusura forzata dei luoghi d’arte, con il lodevole intento di portare i bambini e le loro famiglie al museo, introducendoli a un ambiente culturale ritagliato su misura per loro, Animali dalla A alla Z è stata realizzata dall’efficientissimo staff del museo, che si è prodigato affinché l’ardua impresa andasse in porto, nonostante tutte le difficoltà, e dalla collaborazione con la società torinese SPEA, leader nella produzione di sistemi di collaudo automatico ATE (direttore Luciano Bonaria), e l’associazione MUS-E Torino Onlus, attiva nella comunicazione e inclusione per mezzo dell’arte nelle scuole (direttore Marco Rossi).

Alla conferenza è intervenuto il curatore della mostra, dott. Rosario Maria Anzalone, archeologo alla sua prima esperienza curatoriale a Torino, ma profondamente motivato, che ha sottolineato come questa scelta vada ad arricchire di nuove valenze i Musei Reali, già custodi di un patrimonio estremamente eterogeneo, e faccia emergere il carattere corale che contraddistingue questo ente.

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Indovinelli. Foto di Claudia Musso

L’allestimento, che appare come un unicum per lo spirito che lo ha animato, risulta un format sperimentale nella scelta di posizionare le opere all’altezza degli occhi dei bambini (Montessori docet) e di non apporre i tradizionali cartellini esplicativi con nomi, misure e date, preferendo brevi componimenti in rima, concepiti da tutti i membri dello staff del museo, che invogliano i piccoli a ricercare nelle opere stesse l’animale suggerito dalle parole.

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Componimenti in rima realizzati dallo staff. Foto di Claudia Musso
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Reperti di ogni tipologia e formato. Foto di Claudia Musso

La modalità di allestimento di dipinti, incisioni, reperti archeologici e oggetti d’arte che mostrano creature non facilmente riconoscibili ma accomunate dalla loro essenza di animali, è allegra e colorata e dà vita ad un ecosistema globale da indagare in una modalità giocosa ma al tempo stesso consapevole. Interessante è inoltre il confronto tra diverse generazioni che si trovano qui a dialogare: gli organizzatori, nel recuperare memoria di ricordi d’infanzia, forniscono ai giovanissimi visitatori ottimi spunti per far emergere riflessioni ed emozioni nuove.

N.6 Animali dalla A alla Z mostra Musei Reali di Torino
Foto di Claudia Musso

Marco Vesco, giovane promettente disegnatore, ha poi creato le graziose illustrazioni poste a decorazione delle due sale espositive, riprodotte all’interno dell’Animalario, un piccolo strumento tascabile di supporto alla visita, ideato dall’ufficio servizi educativi del museo. A tale scopo è stata inoltre allestita un’aula didattica in cui i bimbi possono dedicarsi alla compilazione di questo divertente taccuino-abbecedario, disegnando a fianco delle grandi lettere in stampatello, corrispondenti all’iniziale dell’animale raffigurato, alcune delle opere presenti in mostra e descrivendole poi nelle righe sottostanti.

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Foto di Claudia Musso

La saletta, munita di tavolini, seggiole e materiale di cancelleria per varie attività, offre la possibilità di ammirare i lavori realizzati dai bambini vincitori del concorso, indetto dal museo, per la selezione della classe per la partecipazione speciale all’inaugurazione della mostra. 

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Saletta dedicata ai giovani utenti. Foto di Claudia Musso
Animali dalla A alla Z mostra Musei Reali di Torino
Foto di Claudia Musso

 

Ove non indicato diversamente, gli scatti fotografici sono stati realizzati da Claudia Musso.

Animali dalla A alla Z mostra Musei Reali di Torino
Scatto fotografico presso il Salone degli Svizzeri in merito alla conferenza tenutasi dai MRT. Foto di Claudia Musso

Le autrici dell'articolo, Claudia Musso e Martina Pilone, in qualità di tirocinanti presso i Musei Reali di Torino, hanno avuto modo di partecipare alla conferenza di inaugurazione di Giovedì 2 dicembre.


L'antica Cipro protagonista di una mostra crocevia di civiltà

Gli oggetti non mentono. Stanno lì nella loro nuda e indiscutibile evidenza.

Persino quando gli si raggrumano intorno millenni di storie, raccontante da tante voci diverse. Persino quando sentiamo che ci mancano gli strumenti per leggerli davvero.

Loro sono lì, e nel caso della mostra “Cipro, crocevia di civiltà” stanno privi di ogni costruzione retorica e artificio espositivo, a significare null’altro che se stessi. E comunque non è poco.

Figura antropomorfica cruciforme doppia, Salamiou-Anephani, 3000 a.C.
Figura antropomorfica cruciforme doppia, Salamiou-Anephani, 3000 a.C.

‌Chi avrà voglia di percorrere le sale Chiablese - gli ambienti che i Musei Reali di Torino dedicano alle esposizioni temporanee - fino al 9 gennaio 2022 potrà imbattersi in un allestimento minimale cucito intorno ad un patrimonio per cui vale la pena spendere l’aggettivo “straordinario”.

Non necessariamente nel miglior senso del termine.

L'origine dei reperti in mostra

Gli oggetti, dicevamo, sono reperti di altissimo valore e superba eleganza, che rappresentano in modo pulito, inequivocabile, verrebbe da dire assertivo, l’espressione materiale della cultura e della civiltà maturate nell’isola di Cipro, dal Calcolitico al VII sec. d.C..

Un numero notevolissimo di reperti che costituiscono uno dei nuclei più interessanti e imprevedibili del del patrimonio del Museo di Antichità di Torino. Molti di questi, peraltro, vengono esposti al pubblico per la prima volta proprio in occasione di questa mostra.

mostra cipro Alessandro Palma di Cesnola
Un ritratto di Alessandro Palma di Cesnola

Arrivano a Torino per una via davvero insolita: sono infatti dono di un illustre piemontese, Alessandro Palma di Cesnola, che però aveva fatto fortuna altrove.

La sua biografia è più avventurosa di un romanzo d’appendice:‌ nato a Rivarolo Canavese, si distingue giovanissimo nei ranghi dell’esercito sabaudo, e altrettanto presto ne viene allontanato per una non chiara faccenda di debiti. Emigrato in America con la stessa spregiudicatezza si conquista una posizione, e dopo una carriera militare che lo vede impegnato anche nella Guerra Civile arriva a farsi nominare console americano a Cipro.

Sbarca sull’isola il giorno di Natale del 1865 con la moglie e la figlia e sceglie di vivere a Larnaca, la più cosmopolita tra le città cipriote, la più frequentata da personaggi ricchi e influenti.

Le mansioni di console non sono troppo impegnative. Lasciano al contrario largo spazio a quella che diventerà la sua attività più nota, quella della raccolta e ricerca di antichità.

mostra cipro reperti
I reperti illustrati nel volume Cyprus Antiquities excaveated by Major Alexander Palma di Cesnola, 1881

Per questo tipo di impresa non si può a mio parere in nessun modo parlare di scavi, e tantomeno di archeologia. Palma di Cesnola non ci lascia una singola pianta, neppure un vago schizzo del contesto di scavo.

I limiti dell'antiquaria

Il suo approccio è puramente predatorio:‌ tirare fuori da terra quanti più reperti possibile, quanto più belli, integri e quanto più riconducibili a fenomeni culturali già noti. Lo scopo è da un lato quello di ottenere fama e riconoscimento internazionali, dall’altro ricavare grosse cifre di denaro dalla vendita di singoli oggetti, o meglio ancora di grandi lotti di reperti, che facevano gola ai musei nascenti.

ceramica cipriota

Alla sua attività dobbiamo quindi da una parte la ricchezza, numerica e qualitativa, dei moltissimi reperti lasciati in dono alle istituzioni culturali torinesi e confluite nel patrimonio del Museo d’Antichità di Torino. Così come quello straniante alone di silenzio che li circonda.

Ci sono frammenti di sculture, per lo più teste, di cui non sappiamo ipotizzare un corpo e nemmeno un uso.

Ci sono vetri di deliziosa fattura che non sappiamo a chi o a che luogo appartenessero.

C’è un patrimonio ceramico davvero impressionante, che mostra un gusto estetico saldo e preciso, capace di aggiornarsi con lo scorrere del tempo e delle influenze culturali, senza mai perdere un’identità riconoscibile.

mostra cipro testa in pietra

Lo sguardo della mostra sull'eredità di Cipro

La mostra organizza tutto questo materiale attraverso sette sezioni, che mescolano con sapienza un andamento cronologico a uno, prevalente, tematico. Ecco come si presentano:

  1. Cipro a Torino. Dall’Antiquaria all’archeologia
  2. Vivere a Cipro. Dal villaggio ai grandi imperi
  3. Donna & Dea. L’isola declinata al femminile
  4. Oriente & Occidente. Cipro porto e ponte nel Mediterraneo
  5. Contaminazioni. Lingue, scritture e potere
  6. Il senso del sacro. Culti, simboli e ritualità
  7. Torino a Cipro

La prima sezione fornisce le informazioni necessarie a comprendere come gli oggetti in mostra siano giunti dove sono oggi. La seconda, molto ricca, ricostruisce a grandi linee, attraverso un dialogo tra i reperti e l’apparato didattico, le vicende storiche, sociali ed economiche dell’isola.

mostra cipro divinità femminile
Statua di dea in trono con testa non pertinente, Idalion, 400-380 a.C.; 240 a.C. ca. (testa)

La terza sezione vuole offrire una cornice di senso alle tante, tantissime opere che hanno un legame con la figura femminile:‌ divinità, portatrici di offerte, partorienti. D’altronde il rapporto dell’isola con la costruzione di una cultura e di rappresentazioni intorno all’idea di femminilità si radica nel racconto mitologico.

È proprio il mito Greco che sceglie le coste cipriote come luogo della nascita di Afrodite. E a considerare le numerose, affascinanti rappresentazioni plastiche legate a culti femminili presenti in mostra viene da pensare che il mito in qualche modo abbia registrato un tratto peculiare delle civiltà cipriota.

mostra Cipro sala del mito di Venere
La sala dedicata alla rappresentazione della figura femminile e al mito di Afrodite

Mito, realtà storica, eredità culturale

Ricordare il racconto mitologico è funzionale a stabilire un rapporto che percorre due direzioni temporali opposte:‌ indietro verso l’esplorazione dei culti della Cipro antica, avanti verso il legame con la cultura europea dei secoli a noi più vicini.

L’allestimento infatti non manca l’occasione di far dialogare le collezioni archeologiche con quelle artistiche:‌ le rappresentazioni di Venere nella pittura europea, specie dal Cinquecento in poi, confermano quanto le suggestioni della civiltà cipriota siano rimaste un tassello riconoscibile nell’immaginario dell’Occidente di età moderna.

mostra cipro figure femminili
La vetrina dedicata al tema della maternità

Da segnalare una chicca:‌ soprattutto in questa sezione alcune sculture sono esposte in un modo che permette al visitatore un rapporto davvero ravvicinato con l’opera, da un punto di vista anche piuttosto inedito. Che però di certo facilita la fruizione a segmenti di pubblico a cui spesso non si riserva la dovuta attenzione.

Qui è la bellezza intensa dei reperti che domina la scena e che lascia immaginare la profonda ricchezza di una cultura densa e stratificata. Anche la trascrizione fisica della figura umana ondeggia come la risacca tra lineamenti che definiamo “europei” oppure “medio-orientali”, sgretolando la fragilità delle categorizzazioni e mettendo a fuoco l’esistenza di civiltà in cui non ha senso nemmeno parlare di contaminazione.

scultura divinità femminile cipriota
Dea in trono (Astarte?), Cipro, prima metà VI sec. a.C.

Piuttosto dimostrano l’insussistenza di una vera distinzione e al contrario quanto sia reale e tangibile l’identità di una civiltà mediterranea.

In questo senso la sezione seguente, dedicata al culto, ci permette di esplorare la ricchezza di espressioni culturali e artistiche fiorite intorno alla sfera del sacro, ma questa parentesi poetica si tuffa subito nella concretezza delle vicende economiche.

Cipro e il Mediterraneo

L’area dedicata agli scambi commerciali che Cipro ha intrattenuto durante tutta la propria storia con l’intero bacino del Mediterraneo si impone non soltanto per qualità e quantità di reperti, ma per un dialogo vincente tra oggetti e allestimento che trasmette con efficacia la multiculturalità peculiare, ricca e consapevole della civiltà cipriota.

busto di Caracalla
Busto dell'imperatore Caracalla, Cipro, fine II - inizi III sec. d.C.

Un po’ come se ci si trovasse immersi in una indaffarata ed elegantissima New York dell’antichità.

La qualità delle scelte espositive rimane altissima anche per la sezione che illustra il pluri-linguismo dell’antica Cipro come emerge dagli oggetti conservati. Un allestimento, e in generale una mostra che, dobbiamo riconoscere, hanno attraversato vicende non facili

Come una nave che solcava l’antico Mediterraneo e approdava finalmente a Cipro dopo aver scampato una tempesta, anche questa mostra ci giunge dai marosi della pandemia.

testa fittile

Concepita per essere inaugurata nel 2020 è stata molte volte rimandata, finché quasi non si è concretizzata l’opzione di cancellarla del tutto.

La tenacia dei curatori, in questo caso, ha trovato però un valido supporto nella collaborazione internazionale.

In mostra il patrimonio di Cipro dalle più prestigiose collezioni internazionali

Un’altra caratteristica di questa esposizione è quella di aver radunato non soltanto il nucleo torinese delle antichità raccolte da Alessandro e Luigi Palma di Cesnola, ma di averlo ricongiunto con reperti che fanno parte degli altri, importanti lotti, venduti a grandi musei internazionali.

In particolare sono il British Museum e il MET ad aver acquistato i nuclei più importanti;‌ addirittura il contributo di Palma di Cesnola alle nascenti collezioni del‌ Metropolitan Museum di New York fu così determinante da farne il primo direttore, a partire dal 1879. Incarico che mantenne fino alla sua morte, nel 1904.

Oggi tutte queste grandi istituzioni, che in passato gareggiavano per accaparrarsi i reperti più preziosi, si sono sapute coordinare con successo. Lo spirito di collaborazione che ha portato all'allestimento dell'esposizione porta un altro risultato: quello di poter finalmente restituire alla comunità scientifica, e non solo, tutti i dati che possiamo ricavare dallo studio sistematico dei reperti.

ceramica zoomorfa

Non possiamo ormai impedire che l'antiquaria come intesa e praticata nell'Ottocento faccia danni incalcolabili al patrimonio e alla nazione cui è stato sottratto. Possiamo però ricavare, condividere e diffondere il massimo delle conoscenze che da questi oggetti si trae. E possiamo praticare un'archeologia radicalmente diversa.

Lo testimonia l'ultima, intensa sezione della mostra, che documenta il lavoro delle recenti missioni italiane a Cipro e che illustra al meglio quante storie, quanti dati, quanta conoscenza si può ricavare da una campagna condotta in maniera scientifica, e al contrario quanto è stato perso nella furia ottocentesca della corsa alle antichità.

Un racconto davvero originale

La mostra tratteggia l'antica civiltà di Cipro in un susseguirsi di suggestioni, avventure, ipotesi e certezze. Una ricchezza di ispirazioni che non può lasciare indifferenti giovani talenti creativi: nasce infatti dalla collaborazione tra i Musei Reali e la scuola Holden un podcast.

Un intelligente, divertente e stimolante prodotto culturale, che prepara, accompagna o completa la visita alla mostra. E non solo: ci ricorda come la cultura sia una meravigliosa macchina capace di generare novità e mettere in moto circoli virtuosi.

FOTO: Chiara Zoia

 


Musei Reali di Torino. Arte, storia, natura

Musei Reali di Torino. Arte, storia, natura. Un grande patrimonio al servizio del futuro

Foto dal MiBACT
Foto dal MiBACT
Il Ministro Franceschini ha firmato sabato 23 gennaio, il decreto che attribuisce un nuovo nome al Polo Reale di Torino. Nascono così i Musei Reali di Torino. Nuove parole per rendere più trasparente la radice storica che unisce le cinque grandi istituzioni culturali ospitate nell'antica residenza torinese dei Savoia: il Palazzo Reale con l'Armeria e la Biblioteca; il Museo di Antichità e la Galleria Sabauda. Lo straordinario patrimonio custodito nei Musei Reali affonda le sue radici nella storia della dinastia sabauda, da Emanuele Filiberto, a cui si deve il trasferimento della capitale da Chambéry a Torino, fino a Carlo Alberto, con il quale si compie la trasformazione delle collezioni di famiglia in un museo pubblico.
I Musei Reali sono oggi un distretto culturale confrontabile per superficie e ricchezza delle collezioni con i grandi musei d'Europa (Louvre, British Museum, Ermitage). Oltre 3 chilometri di percorsi espositivi, più di 46.000 metri quadrati di pertinenze, 7 ettari di giardini rappresentano un cuore pulsante di natura e cultura, nel centro della città.
Il nuovo nome è anche un nuovo inizio. Molto c'è ancora da fare per migliorare l'accoglienza e per adeguare i servizi dei Musei Reali ai migliori standard internazionali, ma il cammino è tracciato.
I Musei Reali avanzano nel processo dell'autonomia indicato dalla riforma Franeschini del 2014.
Il 27 dicembre scorso sono stati nominati gli organi direttivi: il Consiglio di Amministrazione, del quale fanno parte Cristina Acidini, Maurizio Braccialarghe, Alessandra Guerrini e Daniele Jalla; il Comitato scientifico composto da Arnaldo Colasanti, Costanza Roggero, Alberto Vanelli e Gianfranco Adornato; e il Collegio dei revisori dei conti formato da Oreste Malatesa, Ernesto Carrera, Margherita Spaini, Orazio Grilli e Pier Luigi Passoni.
Un gruppo di esperti che dovrà sostenere e dirigere lo sviluppo dei Musei Reali e i grandi obiettivi previsti per l’immediato futuro: l’imminente riapertura al pubblico dei Giardini Reali, restaurati grazie  alle risorse del Programma Operativo Regionale finanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2007/2013; la conclusione dei lavori nella Cappella della Sindone; gli interventi di riallestimento e rifunzionalizzazione dell’area archeologica del Teatro Romano e del Museo di Antichità; la creazione di nuovi percorsi nel Palazzo Reale.
Fonte dati:
Musei Reali di Torino
Come da MiBACT, Redattore Renzo De Simone