"Divinità dell'Antico Egitto": un'introduzione al pantheon egizio

"Divinità dell'Antico Egitto", manuale a cura di Paolo Marini e Martina Terzoli

"Divinità dell'Antico Egitto" è il terzo volume pubblicato dal Museo Egizio di Torino, preceduto da "Amuleti dell'Antico Egitto" e "Bellezza nell'Antico Egitto", con i quali i lettori vengono condotti alla scoperta dell'affascinante mondo egizio.

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"Divinità dell'Antico Egitto" e "Amuleti dell'Antico Egitto", pubblicati da Franco Cosimo Panini Editore nella collana Museo Egizio. Foto di Gaia Anna Longobardi

Il libro non si propone come un testo di studio specialistico, ma come un utile manuale introduttivo al grande pantheon egizio. Difatti, ciò è dimostrato dalle sue dimensioni ridotte e compatte (13,5 x 17 cm, 192 pagine), per fungere da lettura interessante e di svago per tutti, ma anche come testo da consultare durante una visita al Museo, per poter vivere al meglio l'esperienza della conoscenza.

Gli autori Paolo Marini e Martina Terzoli, curatori presso lo stesso Museo Egizio di Torino, hanno definito la pubblicazione come l'"Atlante delle Divinità Egizie". Infatti, l'organizzazione interna del testo con le divinità disposte in ordine alfabetico, sembra dar vita ad un vero e proprio atlante.

antico Egitto
"Divinità dell'Antico Egitto", a cura di Paolo Marini e Martina Terzoli, pubblicato da Franco Cosimo Panini Editore nella collana Museo Egizio, sullo sfondo riproduzione moderna su papiro di Iside e Osiride. Foto di Gaia Anna Longobardi

Nonostante il titolo anticipi il contenuto, al suo interno è possibile trovare non solo i dettagli riguardanti  le divinità egizie, ma anche notizie riguardanti la cultura egizia e in particolar modo la religione. Una religione che da secoli affascina coloro che con essa vengono a contatto, a partire dallo storico Erodoto di Alicarnasso nel V secolo a.C., che nelle sue Storie, dedica interamente il secondo libro dell'opera all'Egitto, concentrandosi soprattutto sulla religione e definendo gli antichi egizi il popolo più devoto agli dèi, "assai più di tutti gli altri uomini" (Storie II, 37).

La religione e la mitologia egizia continuano tutt'oggi a suscitare notevolissimo interesse in studiosi e non, e proprio a tal motivo giunge questo testo, che ha inizio con una valida introduzione all'essere religiosi nel mondo egizio. Infatti, nulla viene lasciato al caso, e i dettagli di culti, miti e magie vengono precedentemente introdotti in questa prima sezione, anticipata da una schematica cronologia storica. Si troverà la spiegazione ai molti culti animali, per comprendere poi al meglio le caratteristiche zoomorfe delle oltre sessanta divinità presenti nella seconda sezione, ma anche le caratteristiche del periodo amarniano, della rivoluzione monoteista nella religione egizia.

Da apprezzare, in particolar modo, la volontà degli autori di descrivere l'ambiente ove si svolgevano riti e feste che seguivano l'accesso alle diverse e numerose sale del tempio, ognuna di esse dedicata ad un'azione rituale specifica.

L'ampia introduzione vuole far sì che il tema possa essere apprezzato anche da coloro che per la prima volta entrano in contatto con un pantheon decisamente complesso, numero o mutevole nel corso di tutta la storia dell'Antico Egitto.

A partire dalla pagina 56 ha inizio la vera e propria sezione dedicata alle divinità, ognuna descritta in maniera sintetica ma precisa, riportandone sia le caratteristiche celesti, che quelle cultuali, storiche, delle rappresentazioni antropomorfe o zoomorfe, corredandole da un'immagine esplicativa in alta risoluzione. Inoltre, una caratteristica che colpisce il lettore è la presenza del nome della divinità indicata con il proprio geroglifico,  così da poter calarsi fino in fondo nel mondo dell'antico Egitto.

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Il nome della Dea Iside, in caratteri latini e in geroglifico, dal testo "Divinità dell'antico Egitto". Foto di Gaia Anna Longobardi

In conclusione, questo breve manuale - così come i precedenti - può essere, come detto, utile ed apprezzato da qualsivoglia lettore che, affascinato dalla visita al Museo o interessato all'argomento, desideri leggerne senza inciampare in testi troppo impegnativi e complessi.

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La copertina del manuale "Divinità dell'Antico Egitto", a cura di Paolo Marini e Martina Terzoli, pubblicato da Franco Cosimo Panini Editore nella collana Museo Egizio.

nel laboratorio dello studioso

Il Museo Egizio di Torino riparte con il progetto "Nel laboratorio dello studioso"

Nel laboratorio dello studioso: il Museo Egizio di Torino riapre al pubblico il giorno 26 aprile e lo fa all'insegna della ricerca. Difatti, i visitatori potranno accedere ad una nuova ed esclusiva esposizione su studi e ricerche nell'ambito archeologico e museale.
“Poter riaprire il Museo significa poter restituire alla collettività un luogo e un patrimonio che appartengono a tutti, e non possiamo che essere lieti di ciò - dichiara Christian Greco, direttore del Museo Egizio -. Nel farlo intendiamo dare ancora una volta centralità alla ricerca e alla biografia degli oggetti, come testimoniato dal progetto espositivo ‘Nel laboratorio dello studioso’, che mette al centro l’incessante lavoro che il museo svolge per indagare e rendere sempre più accessibile la propria collezione."
Il progetto espositivo "Nel laboratorio dello studioso" prevede un ciclo di mostre bimestrali nello spazio del primo piano, durante le quali di volta in volta verrà analizzato un reperto archeologico con approfondimenti di curatori,  studiosi e archeologi. Inoltre, saranno messi in luce i collegamenti tra i vari oggetti e i loro significati.
Nel laboratorio dello studioso
Logo del progetto espositivo "Nel laboratorio dello studioso". Foto Ufficio stampa della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino.
L'obiettivo primario è connettere il pubblico al mondo della ricerca scientifica che opera dietro lo studio, il restauro, l'esposizione e la valorizzazione di ogni singolo reperto presente nel Museo Egizio di Torino.
"Nel laboratorio dello studioso" avrà inizio il 27 aprile con le luci puntate sulla statua di Hel di epoca Ramesside (XIX dinastia, 1279-1213 a.C. circa). L'opera rappresenta una donna su sgabello con cuscino,  nell'atto di stringere due oggetti rituali. Infatti, presenta nella mano sinistra un fior di loto e nella destra una collana di perline con menat, tipico strumento musicale per il culto di Hathor, dea dell'amore e della bellezza. Oltre alla scultura saranno presenti altre quattro vetrine di approfondimento ai temi legati alla protagonista, quali musiche e strumenti rituali, arte e attività scultorea dell'epoca. Questo primo ciclo a cura di Federico Poole, curatore del MET dal 2013 si concluderà il 27 giugno 2021.
Nel laboratorio dello studioso
Statua di Hel, prima protagonista di "Nel laboratorio dello studioso". Foto Ufficio stampa della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino.
Ulteriore novità del Museo riguarda l'impianto d'illuminazione, implementato con nuove luci interne ed esterne alle vetrine, che consentono una miglior visione dei reperti e dei loro dettagli. inoltre, le luci scelte a seconda dei materiali esposti ne consentiranno anche la conservazione.
“Siamo pronti e soprattutto felici di accogliere nuovamente nelle sale i visitatori; ritenendo che i musei rappresentino un servizio pubblico essenziale, ci auguriamo di poterlo fare con continuità e sempre all’insegna della sicurezza – afferma la Presidente, Evelina Christillin - Nei mesi di chiusura, dalla primavera 2020 a oggi, non abbiamo mai interrotto la nostra attività: dalla ricerca, alle mostre, al rinnovamento degli spazi espositivi, abbiamo continuato a lavorare a numerosi progetti: in particolare l’implementazione dell’impianto illuminotecnico, che offrirà al pubblico una visione assai più efficace dei reperti del Museo."
Per poter accedere al Museo è necessaria la prenotazione con almeno un giorno di anticipo in modo da assicurare ingressi contingentati e il rispetto delle norme sanitarie. L'acquisto dei biglietti può essere effettuato sul sito web https://museoegizio.it/tickets-shop, dove sono disponibili informazioni riguardo gli orari e le tariffe.
Il Museo è aperto dal Lunedì alla Domenica e oltre alla nuova esposizione e alla meravigliosa collezione sarà ancora possibile visitare la mostra temporanea "Archeologia Invisibile".
Nel laboratorio dello studioso
Mostra temporanea "Archeologia invisibile". Foto Museo Egizio di Torino.

virtual tour tomba di Kha Deir el-Medina Museo Egizio di Torino

Al Museo Egizio di Torino un nuovo virtual tour nelle sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha

Al Museo Egizio di Torino un nuovo virtual tour nelle sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha

Un nuovo virtual tour al cuore della collezione del Museo Egizio: da oggi è possibile scoprire da remoto le sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha, tra modelli 3D e approfondimenti video

In questo periodo caratterizzato dall’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del COVID-19, il Museo Egizio di Torino riconferma la sua missione principale: quella di far arrivare le sue collezioni ad un numero sempre maggiore di persone, attraverso la creazione di un nuovo virtual tour (all’indirizzo https://virtualtour.museoegizio.it/) che permette di visitare, da remoto, le sale dedicate al villaggio di Deir el-Medina e alla tomba di Kha.

virtual tour tomba di Kha Deir el-Medina Museo Egizio di Torino
Sala 7 Tomba di Kha. Un nuovo virtual tour al cuore della collezione del Museo Egizio: da oggi è possibile scoprire da remoto le sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha, tra modelli 3D e approfondimenti video

Il Museo continua ad adempiere alla sua missione attraverso l’uso di strumenti diversi: una serie di foto panoramiche a 360 gradi in alta definizione, che permettono di “visitare” gli ambienti dedicati ai reperti trovati nella tomba intatta dell’architetto Kha e della moglie Merit e nel villaggio degli artigiani e degli operai di Deir el-Medina, dalla Missione Archeologica Italiana durante gli scavi novecenteschi; attraverso la tecnica della fotogrammetria, usata per creare circa 10 modelli 3D degli oggetti esposti, permettendo, in questo modo, di osservare i reperti con grande precisione. Inoltre, posizionando il cursore lungo il percorso, è possibile accedere a 18 video di approfondimento per scoprire le sale e i reperti più importanti attraverso la voce e le parole dei curatori del Dipartimento Collezione e Ricerca. I contenuti video sono disponibili in italiano, inglese, francese e tedesco, così come la navigazione, disponibile anche in arabo.

virtual tour tomba di Kha Deir el-Medina Museo Egizio di Torino
Sala 6 Deir el-Medina. Un nuovo virtual tour al cuore della collezione del Museo Egizio: da oggi è possibile scoprire da remoto le sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha, tra modelli 3D e approfondimenti video

Infine, il virtual tour permette di visualizzare fotografie storiche e di accedere ad ulteriori contenuti tramite i database del Museo.

virtual tour tomba di Kha Deir el-Medina Museo Egizio di Torino
Un nuovo virtual tour al cuore della collezione del Museo Egizio: da oggi è possibile scoprire da remoto le sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha, tra modelli 3D e approfondimenti video

Di seguito, la dichiarazione del direttore del Museo Egizio di Torino, Christian Greco: “Questo nuovo strumento è un ulteriore passo nello sviluppo delle nostre attività online, ed è il primo a mettere in dialogo più piattaforme: navigando tra le vetrine è infatti possibile accedere a una molteplicità di risorse del museo, compresi il database della collezione, quello della collezione papiri. Il virtual tour rappresenta inoltre un tassello di una strategia più ampia volta a sviluppare e accrescere i progetti di digitalizzazione delle collezioni del Museo, assicurando sempre l’accesso a un pubblico il più ampio possibile: perché il patrimonio che custodiamo sia davvero patrimonio della collettività”.

virtual tour tomba di Kha Deir el-Medina Museo Egizio di Torino
Un nuovo virtual tour al cuore della collezione del Museo Egizio: da oggi è possibile scoprire da remoto le sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha, tra modelli 3D e approfondimenti video

Di seguito, le parole del presidente del Museo Egizio di Torino, Evelina Christillin: “In questa fase lo sviluppo di contenuti fruibili online è fondamentale per continuare a raggiungere i nostri pubblici, da quello accademico, fortemente internazionale, a quello costituito dalle tante famiglie e dagli appassionati che ci seguono sui nostri canali digital. Un obiettivo rientra a pieno nelle finalità di questo virtual tour, che ha inoltre il merito di essere stato sviluppato interamente dal nostro staff, con una qualità fotografica di altissimo livello”.

Un nuovo virtual tour al cuore della collezione del Museo Egizio: da oggi è possibile scoprire da remoto le sale di Deir el-Medina e della tomba di Kha, tra modelli 3D e approfondimenti video

Per le immagini si ringrazia l'Ufficio Stampa della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino.


Piemontesi Museo Egizio Torino

A l’è na storia bela - Piccole storie di piemontesi che hanno fatto grande il Museo Egizio

"Dalle Alpi alle Piramidi. Piccole storie di piemontesi illustri", dal Museo Egizio otto clip per l'iniziativa in collaborazione col Centro Studi Piemontesi

piemontesi museo egizio copertina

Testardi, pragmatici, capaci, appassionati. Liberi, curiosi, eccentrici.
Sono i piemontesi, quelli cresciuti tra le montagne e le colline sabbiose su cui la vite soffre e fa il vino robusto. Quelli che si imbarcano in avventure improbabili e finiscono per dargli un senso. Quelli che paiono chiusi come ricci e poi affrontano culture lontanissime con sincero interesse e disinvoltura.
Quelli che non conosciamo, perché l’understatement è più forte persino della verità storica.

otto piemontesi storia museo egizio
Gli otto piemontesi che hanno fatto la storia del Museo Egizio

Vengono da tutte le provincie della regione ma sono accomunati da un ruolo: il loro lavoro, il loro talento e il loro impegno sono stati determinanti per realizzare quella straordinaria realtà culturale che il Museo Egizio è oggi.

Proprio il Museo, in collaborazione con il Centro Studi Piemontesi, racconta le storie di questi personaggi tanto importanti e affascinanti quanto (ben poco) illustri. E lo fa nella loro lingua, in quella che certamente hanno ascoltato nell’infanzia e utilizzato in famiglia, il Piemontese.

Lascia un po’ interdetti ascoltare il suono di questo dialetto che non ha molto di eroico, e che troppo spesso è stato ridotto a semplice macchietta per la sua riconoscibile e invadente cadenza.
Ma nelle sfumature delle espressioni dialettali, per lo più intraducibili, nella sua disincantata ironia, nel costante rifiuto dell’esagerazione retorica, nella precisione senza fronzoli di alcuni termini risiede la possibilità di offrire un racconto autentico.
E della scoperta, se ce ne hosse bisogno, di quante avventure si nascondano nella costituzione di una collezione tanto bizzarra.

La prima puntata dedicata a Giulio Cordero di San Quintino: il cuneese tanto testardo da impedire a Champollion di tagliuzzare il papiri

Otto piemontesi per raccontare la nascita del Museo Egizio

Ogni martedì, per tutti i mesi di novembre e dicembre, il Museo Egizio celebra i piemontesi che hanno collaborato alla nascita delle collezioni, agli studi di egittologia e alle campagne di scavo. Sono uno per provincia. Da Bernardino Drovetti, torinese al servizio di Napoleone, dalla cui profonda conoscenza dell’Egitto e intelligenza di collezionista nasce il primo nucleo di opere, poi acquistato da Carlo Felice. Passando attraverso il biellese Ernesto Schiapparelli, lo scopritore della tomba di Kha e Merit. E Giuseppe Botti, nato in Valle Anzasca a un passo dalla Svizzera, che cominciò a studiare il dialetto delle sue montagne e finì per diventare il primo demotista dell’egittologia italiana. Per arrivare all’astigiano Leonetto Ottolenghi, mecenate e collezionista, che mise denaro e talento al servizio della collettività e promosse l’interesse per civiltà lontane nel tempo e nello spazio. E altri loro pari che scopriremo di settimana in settimana.

Un vero ciclo di racconti, che mette insieme verità storica e gusto per la narrazione;‌ approfondimento sull’alba dell’egittologia italiana ed europea e gustoso ritratto di costumi e caratteri. Otto clip video, pensate per essere diffuse in primo luogo attraverso il canale YouTube del Museo Egizio. Realizzate e programmate già prima della chiusura dei musei, inserite nella visione di un museo in continuo dialogo con il proprio pubblico che mai come oggi si rivela necessaria.

 

La seconda puntata, uscita oggi e dedicata a Carlo Vidua: dalle Alpi alle Piramidi

Una curiosità:‌ la lingua con cui saremo guidati alla scoperta di queste piccole storie di grandi personaggi è il piemontese “letterario”.
Quello della tradizione scritta, il più simile a quello parlato a Torino. Un piemontese standard, privo dei colori delle inflessioni delle diverse provincie, più facile da comprendere e forse il più vicino a quello che tutti i protagonisti di queste storie possono aver utilizzato proprio all’interno delle sale del Museo Egizio per dialogare con i loro colleghi.
E per i non-piemontesi? Nessun problema: i sottotitoli in italiano rendono comprensibili a chiunque i testi del progetto. Anche se, quando si tratta di contenuti in “lingua originale”, l’invito è sempre quello a smettere di inseguire la lettera per godersi il suono e tutto quel mondo di senso che va oltre la lettera delle singole parole.

piemontesi museo egizio banner

A l’è na storia bela quella dei piemontesi che si sono inventati un museo di antichità egizie vicino alle Alpi. Una storia che vorremmo sentirci raccontare all'infinito, come fa questa filastrocca che viene ricordata anche nelle clip del Museo Egizio.

Di seguito, le dichiarazioni della presidente del Museo Egizio, Evelina Christillin, e della direttrice del Centro Studi Piemontesi, Albina Malerba.

Nell’assolvere al nostro ruolo di custodi di un patrimonio culturale che appartiene all’umanità intera - spiega la presidente del Museo Egizio, Evelina Christillin - abbiamo al contempo il dovere e l’onore di valorizzare il legame che ci unisce a Torino e alla Regione Piemonte, di cui siamo ambasciatori nel mondo. Un rapporto antico in cui affondano le origini di questa storica istituzione, in virtù del quale la comunità regionale vive con orgoglio la presenza del Museo Egizio sul proprio territorio, così come noi siamo orgogliosi di far parte della storia del Piemonte e di rappresentare un punto di riferimento per la sua gente. Raccontando nel nostro dialetto le vicende dei personaggi provenienti dalle otto Province del territorio, desideriamo dedicarle al 50esimo anniversario della fondazione delle Regioni italiane, e a tutti coloro che ne hanno costruito la storia”.

Il Centro Studi Piemontesi - spiega la direttrice, Albina Malerba - da sempre ha a cuore la collaborazione con chi è impegnato nella valorizzazione dell’immagine e della storia del Piemonte e ha accolto con entusiasmo l’invito del Museo Egizio, una bella e ghiotta occasione - dovremmo dire “galupa” in piemontese - per raggiungere un pubblico più ampio e probabilmente meno avvezzo alle parlate della nostra terra, ma che ci auguriamo possa affezionarsi a questa lingua di lunga e ricca tradizione letteraria nonché glottologico-linguistica. Come Centro Studi siamo depositari e promotori di una lingua capace di indiscutibile forza espressiva e creativa, e dunque non diminutivamente confinabile nell’esercizio di un quotidiano e purtroppo sempre più povero parlare. Per i testi del progetto del Museo abbiamo optato per il piemontese di koinè, cioè quello della tradizione letteraria scritta (e anche parlata nel capoluogo), che tuttavia non rinuncia ad accogliere apporti di altre realtà più periferiche. Una soluzione ragionevolmente obbligata, che certo non sottovaluta le singole e plurime parlate del Piemonte, ma consente una più ampia e comune comprensibilità”.

 

Per le immagini si ringrazia l'Ufficio Stampa del Museo Egizio

 


"Egypt of Glory": inaugurano due mostre del Museo Egizio ad Helsinki e a Tallinn

In questi giorni Museo Egizio porta grandi novità, e ben al di fuori dalla sua sede di Torino. Tra il 9 e il 10 ottobre, infatti, si sono inaugurate due esposizioni inedite - con alcuni dei reperti più importanti della collezione - al museo Amos Rex di Helsinki e al Kumu Art Museum di Tallin. Le mostre hanno come titolo "Egypt of Glory", e saranno aperte al pubblico fino a marzo 2021, sia nel museo finlandese che in quello estone.

Egypt of Glory
La mostra Egypt of Glory al museo Amos Res di Helsinki

Così ha commentato il duplice evento Evelina Christillin, presidente del Museo Egizio:

L'apertura al pubblico di queste due mostre è un segnale estremamente positivo: siamo davvero lieti e orgogliosi di poter proseguire il nostro percorso di internazionalizzazione e di diffusione della cultura egizia che il Museo sta conducendo da anni e che ci vede per la prima volta in Finlandia e in Estonia.

Il progetti progetti espositivi proposti dal Museo Egizio, infatti, permetteranno ai visitatori di comprendere meglio l'antica civiltà attraverso la pregevole collezione di reperti di diversi periodi, e di addentrarsi in diversi aspetti della cultura e della vita quotidiana nell'Egitto dei faraoni.

L'esposizione di Tallinn prende il nome di "Egypt of Glory: Art from the Nile Valley" che, come dice il titolo, è incentrata sull'arte figurativa, di cui gli Egizi si servivano in particolar modo per le rappresentazioni religiose, umane e naturali. Lo specchio dell'arte diventa un modo per aiutare il pubblico a comprendere il mondo dal punto di vista degli antichi, e il loro modo unico di concepire la realtà.

Egypt of Glory
La mostra Egypt of Glory al Kumu Art Museum di Tallinn

La mostra di Helsinki, invece, parte dai reperti materiali per introdurre un discorso più ampio sulla lunga storia dell'antico Egitto, e in particolare sulle differenze culturali, storici e sociali che si sono succedute nel corso del tempo, come testimoniano anche gli esempi di cultura materiale riconducibili alla vita quotidiana o alle pratiche funerarie e religiose. L'esposizione comprende anche un'importante selezione di oggetti di grande valore facenti parte della sezione dedicata al "Rinascimento faraonico" del I millennio a.C.

Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino, ha così commentato l'importante esposizione delle due sedi:

L'Italia ha l'onore e l'onere di custodire una cultura materiale che proviene da un grande paese, l'Egitto, che ha influenzato per millenni tutto il bacino del Mediterraneo. Per questo rimane per noi imprescindibile radicare la conoscenza del patrimonio nella comunità locale, nazionale e internazionale e riuscire a suscitare l'interesse e la passione del pubblico ad ogni latitudine.
I reperti del Museo si confermano un patrimonio dell'umanità, capace di trasmettere ancora oggi delle storie universali: gli oggetti diventano così non più mute testimonianze, ma piuttosto un modo per sensibilizzare il pubblico circa l'importanza del passato, chiave di lettura fondamentale per capire noi stessi e il tempo presente.

Per maggiori informazioni:

https://amosrex.fi/en/exhibitions/egypt-of-glory/

https://kumu.ekm.ee/en/syndmus/egypt-of-glory-art-from-the-nile-valley/

Per le foto si ringrazia l'Ufficio stampa della Fondazione Museo delle Antichità Egizie di Torino


Musei: comunicare in digitale. Intervista a Nicolette Mandarano

Che tipo di rapporto c'è tra i musei e il mondo digitale?

È una domanda che sorge naturalmente, soprattutto in questi tempi, ed è stata percepita con urgenza negli ultimi mesi, pur non essendo certo un tema nuovo per gli addetti ai lavori.

Nicolette Mandarano,  Digital Media Curator delle Gallerie Nazionali di Arte Antica Palazzo Barberini e Galleria Corsini, ha realizzato una dettagliata disamina del fenomeno che lega tecnologie e musei nel volume “Musei e Media Digitali”. Il testo ne illustra il processo di nascita e di sviluppo, ma anche i momenti di stasi, dovuti non tanto a carenze tecniche quanto ad una mentalità non sempre in grado di apprezzare la potenzialità del digitale. Non di rado, infatti, lo strumento informatico è percepito come un elemento "contaminatore" della nobiltà dell'arte o addirittura sostitutivo dell'arte. Si tratta naturalmente di un preconcetto: il discorso sotteso alla crescita del digitale espresso, da Nicolette Mandarano, non auspica a sostituire la visita fisica al museo, bensì ad una fruizione sempre più  ampia, coinvolgendo un maggior numero di pubblico.

Riportando esperienze e considerazioni puntuali sull'utilizzo della tecnologia nel mondo museale, Nicolette Mandarano delinea un quadro completo e soprattutto critico di una materia quantomai discussa, e che è stata oggetto di dibattito anche in un'interessante diretta con Christian Greco e Paola Matossi, rispettivamente Direttore e Direttore della comunicazione del Museo Egizio di Torino. Il confronto ha messo in luce aspetti positivi e criticità su temi quali le visite virtuali ai musei, il dialogo della cultura sui social, e i risvolti della digitalizzazione del patrimonio museale.

In questa nostra intervista a Nicolette Mandarano qui di seguito riportata, discutiamo proprio di questi temi.

Nicolette Mandarano
Nicolette Mandarano

Nella diretta con Christian Greco e Paola Matossi si è parlato dell’importanza del dialogo digitale tra istituzione e fruitori online, e di come molte persone che hanno visitato fisicamente il museo - e ne sono state entusiaste - siano propense a seguirlo anche virtualmente. Se questa è una conseguenza molto spontanea che avviene subito dopo l’esperienza positiva, potrebbe non esserlo quando è già trascorso diverso tempo dalla visita. Come si possono, quindi, mantenere vivi l’attenzione e l’interesse dei visitatori nel lungo periodo?

Dobbiamo sempre partire dal presupposto che può non esistere una simmetria fra visitatori “reali” del museo e visitatori online. Ci possono essere persone che non potranno mai compiere la visita al museo e ci saranno, d’altra parte, visitatori che non seguiranno il museo sui canali social o sul sito. Detto questo, la comunicazione deve essere univoca e ben strutturata fra spazio fisico e digitale per consentire a tutti i visitatori, reali o virtuali, di accedere alle stesse informazioni e poter scoprire il museo e le sue opere nel miglior modo possibile e con la scelta di fruizione preferita.

Per mantenere vivo l’interesse nel lungo periodo – che è uno degli obiettivi della comunicazione digitale – è fondamentale il dialogo, che permette di instaurare un rapporto continuativo fra visitatori e museo. Dobbiamo, infatti, ricordare sempre che il web 2.0 è partecipato, quindi un’istituzione culturale non è tenuta solo a veicolare comunicazione e a coinvolgere, ma anche ad ascoltare e rispondere. Il sistema virtuoso del dialogo permette di implementare un rapporto che contempli sia la diffusione e l’incremento della conoscenza, sia la creazione di una community. Se ci si mette in ascolto le persone si metteranno in gioco facendo domande, rilasciando contenuti e partecipando attivamente alla vita del museo. In questo modo la comunicazione si trasforma in una rete di partecipazione e coinvolgimento.

Un tema molto interessante riguarda la reticenza nei confronti delle visite ad un museo, che per alcuni è ancora un luogo che suscita soggezione. Il compito dei social in questo caso è di “agevolare” l’avvicinamento. Quali sono i modi che ritiene migliori per attirare le persone che sono meno sensibili a questi temi?

Il museo ha l’indubbio vantaggio di possedere un patrimonio di storie, bisogna “solo” trovare il giusto modo per raccontarle. È fondamentale lavorare sulle storie, sulle diverse chiavi per raccontarle e sul linguaggio più adatto a farlo, per permettere l’accessibilità al più ampio pubblico possibile.

Io, ad esempio, amo molto lavorare su rubriche ad hoc per dare sempre un taglio diverso alle storie che raccontiamo. Di una stessa opera, di un ritratto per esempio, potremmo raccontare mille cose. La storia del personaggio ritrattato, la storia dell’artista, la storia che probabilmente legava i due personaggi, il contesto storico in cui è nata quella determinata opera, il luogo per cui era stata pensata, che storia ha avuto nei secoli successivi, se è diventata protagonista di un libro o di un film, come accaduto per esempio per il presunto ritratto di Beatrice Cenci, già attribuito a Guido Reni e oggi attribuito a Ginevra Cantofoli e conservato a Palazzo Barberini a Roma. Se anche solo una di queste storie raggiunge il suo obiettivo noi avremo avvicinato un nuovo potenziale visitatore al nostro museo.

La comunicazione in ambito digitale - partita dall'estero - è ormai pratica comune anche nel nostro Paese, Sono ancora percepibili differenze, realtà in cui il potenziale dei social non è dovutamente preso in considerazione? Sarebbe ancora possibile riscontrare problemi di mentalità in questo?

In Italia si trovano ancora molte realtà che non utilizzano le piattaforme social per la comunicazione o che non le utilizzano al meglio, a volte anche per la mancanza di figure professionali dedicate alla loro gestione. I recenti dati pubblicati dall’Osservatorio per l’innovazione digitale nei Beni e Attività culturali del Politecnico di Milano fotografano una realtà piuttosto interessante da questo punto di vista e segnalano che molto è ancora da fare. Dall’ultima rilevazione emerge, infatti, che in questo 2020 il 76% dei musei è presente su almeno una piattaforma social (Facebook è la piattaforma preferita, seguita da Instragram), ma sappiamo che non basta essere presenti sui social per dire di fare comunicazione.

È necessario lavorare ad un piano strategico della comunicazione in generale e poi della comunicazione digitale in particolare. È importante decidere su quali piattaforme essere presenti, sapendo che ogni social ha un suo linguaggio, un suo pubblico, caratteristiche peculiari che la rendono diversa dalle altre, nell’utilizzo e nella fruizione. Bisogna poi capire cosa si vuole comunicare, a chi si vuole comunicare (analisi del pubblico e obiettivi da raggiungere nel coinvolgimento), e poi analizzare quale sia lo strumento più adatto per raggiungere gli obiettivi dati. Inoltre è di fondamentale importanza essere in grado anche di valutare le risorse a disposizione, sia umane che economiche e, ovviamente, bisogna ideare un piano editoriale.

Per affrontare al meglio questa sfida sono necessarie professionalità specifiche, ma sempre dai dati dell’Osservatorio emerge che il 51% delle istituzioni non ha personale dedicato all’innovazione digitale, e questo è un problema non trascurabile. Da un confronto fra i numeri citati possiamo facilmente comprendere come alcune istituzioni siano presenti sui social ma senza personale adeguatamente formato per lavorarci.

Ovviamente ci portiamo dietro ancora dei problemi di mentalità e probabilmente alcune persone ancora non hanno compreso l’importanza della comunicazione digitale in generale e sui social in particolare. Forse i mesi di lockdown dovuti all’emergenza Covid-19 – e immagino anche i mesi che verranno in cui gli accessi ai musei saranno per forza di cose più limitati – hanno però iniziato a far comprendere a tutti, anche ai più “resistenti”, quanto sia necessario essere presenti online e quanto sia necessario fare una comunicazione di qualità.

Daniele da Volterra presso la Galleria Corsini a Roma. Fotografia: Alberto Novelli

Nel momento in cui si fa divulgazione, uno degli aspetti più complessi da affrontare forse è il tono da mantenere: un museo è visitato da specialisti, così come da appassionati, fino ad arrivare a chi è completamente inesperto in materia, e per finire ai bambini. Quali sono le basi di una comunicazione tipo, dalle quali partire e le modalità quindi per differenziarla?

La diversità di pubblici è una delle ricchezze del museo, tuttavia dal punto di vista comunicativo può creare delle complessità. Per quanto riguarda la comunicazione interna al museo è più semplice studiare supporti alla visita, analogici e digitali, che siano destinati a pubblici differenti e con diverse finalità di coinvolgimento.

Per quanto riguarda, invece, la comunicazione online bisogna fare un’analisi per comprendere quale tipologia di pubblico si vuole raggiungere. Solo dopo si può pensare a strutturare una comunicazione adeguata, con un tono di voce che rappresenti l’istituzione e che la renda riconoscibile alla propria community, una modalità espressiva per parlare con il proprio pubblico.

Mi aspetto però, come già accennato sopra, che l’istituzione culturale adotti un linguaggio accessibile ai più, un linguaggio scevro da complessità non necessarie. Se, ad esempio, non si può evitare di utilizzare un tecnicismo mi aspetto che questo venga spiegato in modo da non mettere in difficoltà i fruitori.
Dobbiamo assolutamente fare in modo che l’accesso al museo, fisico o digitale che sia, sia per tutti. Lavoriamo, tutti insieme, per accogliere e per diffondere conoscenza, questi sono due importanti obiettivi della comunicazione museale.

Musei e media digitali Nicolette Mandarano comunicazione digitale
La copertina del saggio Musei e media digitali, di Nicolette Mandarano, pubblicato da Carocci editore nella collana Bussole

Il Museo Egizio di Torino vince il Premio Patrimonio/Premi Europa Nostra 2020 

Il Museo Egizio di Torino, uno dei musei italiani più importanti e al passo coi tempi, sempre aperto a nuove modalità per rendere fruibile il proprio patrimonio storico e archeologico ad un maggior numero possibile di persone, ha vinto il Premio Patrimonio/Premi Europa Nostra 2020 nella categoria ricerca, grazie all’ideazione della piattaforma digitale Turin Papyrus Online Platform (TPOP), rivolta a tutti, ma soprattutto agli studiosi, per permettere uno studio migliore della collezione papirologica posseduta, oltreché una migliore conservazione e valorizzazione di questa, attraverso la creazione di un database che ne permette facilmente l’accesso.

Museo Egizio di Torino Premio Patrimonio Premi Europa Nostra 2020 Turin Papyrus Online Platform TPOP

Questo progetto, iniziato nel 2017 e reso disponibile al pubblico nel 2019, contiene una delle più importanti collezioni papirologiche, costituite da quasi 700 manoscritti e da oltre 17.000 frammenti. Questa la motivazione che ha spinto la giuria ad assegnare il riconoscimento al Museo Egizio: “L'Europa ha numerose collezioni papirologiche e raccolte di papiri, una ricchezza documentaria che testimonia l'interesse europeo per l'Orientalismo, emerso nel XVIII secolo e presente fino al XIX secolo, che ha permeato la sua cultura materiale. Lo sviluppo di una tale piattaforma online, di libero accesso e ad alta risoluzione, è di grande valore per i musei, soprattutto in considerazione del suo potenziale di essere utilizzato per la creazione di un museo digitale europeo che riunirebbe un patrimonio disperso, una raccolta virtuale omogenea che sarebbe impossibile realizzare a livello materiale. L'applicazione di strumenti dell’era digitale contribuisce allo sviluppo della conoscenza, alla conservazione della cultura materiale e alla sua accessibilità, sia per gli studiosi che per il pubblico generale, promuovendone la diffusione”.

Commenta così il direttore del Museo Egizio, Christian Greco: “Il riconoscimento al lavoro condotto col progetto TPOP per la digitalizzazione dei nostri papiri ci regala una grande soddisfazione per l’attestazione che dà alla qualità dell’attività di ricerca del Museo Egizio e rappresenta anche la consacrazione della funzione che siamo quotidianamente chiamati ad assolvere. Essere un luogo di ricerca e porsi al servizio delle collezioni è la nostra missione. Il patrimonio culturale, i frammenti di memoria, che sono i resti tangibili delle generazioni che ci hanno proceduto, non possono essere abbandonati. Dobbiamo continuare e prenderci cura di loro e lo possiamo fare solo se ci sentiamo corresponsabili dell’eredità che abbiamo ereditato dal passato. La cultura materiale scritta può continuare a vivere solo se viene studiata, compresa, pubblicata. I testi antichi di cui ci prendiamo cura legano il passato al presente modellando e mantenendo attuali i ricordi fondanti e includendo le immagini e le storie di un altro tempo entro l’orizzonte del presente così da generare speranza e ricordo”.

I Premi del Patrimonio Europeo/Premi Europa Nostra celebrano e promuovono ogni anno le migliori pratiche relative alla conservazione del patrimonio, alla ricerca, alla gestione, al volontariato, all'educazione e alla comunicazione.

Museo Egizio di Torino Premio Patrimonio Premi Europa Nostra 2020 Turin Papyrus Online Platform TPOP

Per ulteriori informazioni:

https://collezionepapiri.museoegizio.it/it-IT/

http://www.europeanheritageawards.eu/winner_year/2020/

Foto della piattaforma digitale Turin Papyrus Online Platform (TPOP) - per il Museo Egizio vincitore del Premio Patrimonio/Premi Europa Nostra 2020 - dall'Ufficio Stampa Museo Egizio di Torino


Archeologia Invisibile, il Museo Egizio in digitale #restandoacasa

Scienza e archeologia, tra rivoluzione digitale e umanesimo al Museo Egizio, nella mostra “Archeologia Invisibile”, ovviamente #restandoacasa

In questo periodo di emergenza sanitaria il Museo Egizio si è fin da subito impegnato per incrementare la digitalizzazione delle sue sale e della sua collezione, già ben avviata da tempo ma resasi necessaria in questa delicata situazione.

Il Museo con la più importante collezione egizia fuori dal territorio egiziano si rende “vivo e attivo” e vicino più che mai al suo pubblico, attraverso pillole video dello staff scientifico, appuntamenti con le “passeggiate del Direttore” e visite virtuali.

Archeologia Invisibile

La mostra “Archeologia Invisibile” racconta il dialogo e la connessione tra egittologia e scienze naturali (fisica, chimica, biologia) che rendono finalmente possibile l’accesso alla biografia degli oggetti e alle conoscenze tecniche antiche che hanno permesso la trasformazione delle materie elementari in oggetti complessi. La mostra - inaugurata il 12 marzo 2019 e prorogata fino al 7 giugno 2020, ora visitabile on line - pone al centro dell’attenzione il reperto, la cui “biografia” diventa essenziale per svincolarlo dal semplicemente bello e farlo tornare a essere ciò che in realtà è: la manifestazione concreta di un pensiero che si è fatto materia.

A tal riguardo, l’esposizione ci sottolinea che l’archeologia non scopre oggetti ma contesti archeologici; il reperto, se privato del suo contesto archeologico, diventa un semplice oggetto. Ed è proprio durante lo scavo che il reperto si trasforma da oggetto d’uso a reperto archeologico ricevendo un nuovo interesse all’interno di un percorso di musealizzazione che dovrebbe tener conto del contesto archeologico che lo riguarda.

L’invisibilità di cui ci parla questa mostra del Museo Egizio di Torino è un’invisibilità che ha varie e differenti sfaccettature.
Riguarda l’indagine dell’invisibile che giace sotto i nostri piedi; è attinente all’invisibilità degli oggetti, al loro contenuto, al luogo di provenienza e alla loro produzione.

L’attuale rivoluzione digitale, la fotogrammetria, le indagini multispettrali, la spettroscopia e la modellazione 3D - astrusi tecnicismi "rubati" agli scienziati - mettono in grado gli archeologi di documentare l’intero processo di scavo e di ricostruirne i contesti anche dopo la loro rimozione, o di riprodurre un sarcofago con precisione, registrando tutte le sue fasi di realizzazione e di riutilizzo. La diagnostica per immagini, non invasiva, ci permette di scrutare all’interno di un vaso ancora sigillato e di sbendare virtualmente le mummie.
Sono lo scienziato e l’umanista a lavorare assieme nel mondo contemporaneo per conoscere i processi sociali tramite i quali la cultura materiale è prodotta e in che modo questa influenza l’esistenza umana, sostiene il direttore Christian Greco.

Così la materia di cui è fatto ogni oggetto comunica informazioni attraverso le diverse frequenze dello spettro elettromagnetico; alcune di esse generano dei colori e luce visibile che i nostri occhi riescono a percepire; altre invece ci risultano invisibili ed è quindi necessario andare “al di là della luce” con l’aiuto delle indagini multispettrali, che ci permettono di acquisire numerose informazioni sui reperti e di avvicinarci a una più ampia comprensione sulla natura dei pigmenti, sulle tecniche pittoriche utilizzate e sullo stato dei materiali.

Un esempio di questo approccio è fornito dall’analisi di oltre 400 reperti che compongono il corredo funerario della tomba di Kha (la TT8) - ritrovata intatta da Schiaparelli a Deir el-Medina nel 1906 - risalente alla seconda metà del Nuovo Regno (ca. 1425-1353 a.C.).


In questo caso tutti gli oggetti che presentano una pellicola pittorica sono stati sottoposti a riprese in UV (ultravioletto) per rilevare l’esistenza di restauri precedenti e lo stato di conservazione di questo strato; a riprese in IR (infrarosso) capace di rendere visibili eventuali disegni sottostanti, e VIL (visible-induced luminescence) tecnica atta a identificare il celebre “blu egizio” in pigmentazione primaria o come componente minore la cui chimica è resa comprensibile grazie a una collaborazione con il Massachussetts Institute of Technology (MIT). In questo video, presente nella playlist YouTube “Archeologia Invisibile” del Museo Egizio di Torino, è spiegata la composizione del blu egizio:

 

I reperti inoltre sono stati indagati con un tipo di analisi più recente chiamato MA-XRF (macro X-ray fluorescence), che mappa la distribuzione degli elementi chimici che compongono i colori utilizzati per decorare una superficie. È il caso di un cofanetto policromo con scena di offerta - presente in mostra - sul quale, grazie a quest’ultima tecnica di indagine, è stato possibile rilevare, accanto al più comune nerofumo, l’utilizzo di un secondo nero caratterizzato dalla presenza di ossido di manganese utilizzato per tracciare essenzialmente i geroglifici, le linee più sottili e tutte quelle esecuzioni che richiedevano una particolare accuratezza.

Tra gli oggetti della tomba vi sono anche sette vasi in alabastro che si presentano ancora oggi sigillati e pieni del loro contenuto. Per evitare di compromettere la loro integrità con una eventuale apertura, il materiale è stato analizzato attraverso radiografie neutroniche, poiché la tradizionale tecnica delle radiografie a raggi X non può essere applicata a qualsiasi tipologia di materiale; alcuni di questi, tra i quali gli oggetti in alabastro, assorbono quasi del tutto i raggi X e non permettono una diagnostica precisa del contenuto. Nelle radiografie/tomografie neutroniche i neutroni interagiscono con la materia in maniera diversa, possono facilmente attraversare spessi strati di metallo, mentre subiscono un’elevata attenuazione quando incontrano elementi leggeri come i composti organici.
Nel caso specifico di questi vasi le analisi sono state effettuate presso lo Science & Technologies Facilities Council di Oxford, importante centro di ricerca britannico.

Le indagini sulle mummie umane, che precedentemente avvenivano mediante la rimozione delle bende, degli amuleti e dei gioielli che accompagnavano il defunto - processo ai tempi alquanto invasivo e irreversibile -, sono state invece successivamente affiancate e sostituite dalle prime lastre radiologiche negli anni Sessanta e da scansioni mediante TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) a partire dagli anni Novanta del Novecento. Esse insieme al più recente sbendaggio virtuale hanno rivelato dati fondamentali sulle condizioni fisiche delle mummie e confermato varie ipotesi sulle tecniche utilizzate per la mummificazione dei corpi di Kha e Merit, rinvenute nel 1906 dall’egittologo italiano Ernesto Schiapparelli, il quale le salvò dal tradizionale sbendaggio, preservandole per le generazioni future.

I “facoltosi” coniugi, oltre a essere accompagnati da ricche parure di gioielli e amuleti - virtualmente estratti e riprodotti in modelli digitali, materializzati grazie alla stampa 3D ed esposti nel percorso mostra - e da una parrucca, nel caso di Merit, non furono eviscerati poiché polmoni e fegato sono ancora ben visibili insieme a reni e parte del cervello. Le condizioni della mummia di Merit si sono inoltre rivelate peggiori , forse per via di un processo di mummificazione non ottimale e a causa di pesanti danni post mortem.

Archeologia Invisibile Museo Egizio digitale

Esami tomografici e archeometrici sono invece stati effettuati sulle mummie animali, evidenziando le diverse tecniche di mummificazione adottate, permettendo di datare i reperti e consentendo di avere una panoramica dei materiali utilizzati per l’imbalsamazione, oltre che per ricavare la specie di appartenenza, studiare i colori dei bendaggi e, in alcuni casi, riconoscere dei falsi. Due degli esemplari presi in esame, una mummia di gatto e una di coccodrillo, sono state sottoposte all’analisi dei filati che compongono l’involucro esterno e a TAC.

Archeologia Invisibile Museo Egizio digitale
Nel caso del felino, al microscopio ottico è emersa la composizione delle bende, attraversate da un fascio di luce che ha restituito immagini ingrandite e dettagliate e ha permesso di ricostruire la bicromia originaria di colore rosso e marrone ormai sbiadita. La successiva TAC ha mostrato la tipica posizione “a birillo” dell’animale, e l’assenza degli organi interni.
La mummia di coccodrillo, il cui involucro esterno è realizzato in fibre vegetali, una volta sottoposta a TAC ha mostrato un esemplare di ben più modeste dimensioni rispetto a come appare a occhio nudo.

 

La terza sezione illustra il fondamentale ruolo dell’indagine archeometrica nello studio dei materiali e nella scelta delle tecniche da adottare per la conservazione e il restauro dei reperti più delicati.

La diagnostica applicata ai beni culturali ha un importante ruolo nell’ambito dei processi conservativi e di ripristino dei reperti, partendo dalle analisi dei materiali e del livello di degrado fino ad arrivare all’intervento di restauro e alla sua movimentazione. La mancanza di un’approfondita conoscenza degli aspetti materici può indurre a scelte improprie dei metodi o dei materiali nelle varie operazioni che caratterizzano un intervento di restauro. È il caso, ad esempio, delle pitture parietali che nel corso degli scavi della Missione Archeologica Italiana furono staccate e portate a Torino dalla tomba di Iti e Neferu a Gebelein, secondo una prassi all’epoca diffusa.

I lavori di analisi e restauro condotti sulle pitture tentano di restituire a questi fragili elementi la loro biografia. Le pitture sono state infatti sottoposte a spettroscopia, tecnica non invasiva utilizzata per l’analisi superficiale dei materiali nella fase preliminare del restauro ottenendo informazioni utili per la scelta della migliore metodologia operativa. Le analisi spettroscopiche hanno inoltre consentito di riconoscere ricostruzioni erronee e di ipotizzare il disegno e la collocazione originale delle pitture, correggendo le precedenti sistemazioni.

Nella sezione dei papiri “patch-work” troviamo un unicum della collezione torinese: il “rattoppo” di un papiro funerario del Terzo Periodo Intermedio (XI-VII sec. a.C.) con frammenti di papiri di epoca ramesside (XII-XI sec. a.C.). Tale intervento è oggi un testimone prezioso della storia del restauro di questi fragili reperti e per questo - proprio per ragioni di etica del restauro conservativo - non è stato rimosso. Compito di una collezione museale è infatti di custodire e consolidare la memoria culturale: anche i restauri antichi fanno parte della biografia dell’oggetto e meritano di essere conservati in quanto testimonianze storiche.

Proseguendo nel percorso mostra è possibile ammirare un raro e inedito reperto tessile appartenente a un lotto di manufatti donati dal Museo del Cairo al Museo Egizio di Torino nei primi anni del Novecento, restaurato ed esposto lasciando visibili entrambi i lati del manufatto, data la particolarità delle due tecniche esecutive di cui si compone.

Archeologia Invisibile Museo Egizio digitale

Tutto il percorso espositivo confluisce infine nell’ultima sala, dedicata proprio al momento in cui questi dati invisibili raccolti trovano una manifestazione materiale: l’esperienza condotta sul caso studio del sarcofago di Butehamon.

Le indagini diagnostiche, perlopiù non invasive, hanno fornito interessanti indizi sulla storia del manufatto e sulle tecniche di falegnameria utilizzate. Le radiografie hanno chiarito la struttura generale del coperchio - composto da 16 elementi - e della cassa - costituita da 11 pezzi -, confermando che solo gli elementi del primo sono stati assemblati per Butehamon, mentre quelli del secondo sono stati ricavati riutilizzando parti di almeno quattro sarcofagi diversi. La tecnica dei raggi X ha mostrato anche numerosi interventi eseguiti per rimodellare gli elementi di riuso, come le meni e il volto.

L’osservazione della pellicola pittorica, associata all’esame di alcune microstratigrafie, ha infine evidenziato almeno due strati pittorici sovrapposti; sul fianco destro e sulla testa della cassa queste due stesure pittoriche sono precedute da una terza più antica, che decorava originariamente un sarcofago a “vernice nera” dal quale provengono gli elementi usati per assemblare il lato destro e la testa.

Sul sarcofago esterno di Butehamon - scriba della necropoli reale vissuto tra la fine del Nuovo Regno e l'inizio del Terzo Periodo Intermedio (ca. 1069 a. C.) - il Politecnico di Milano ha realizzato in contemporanea due rilievi, il primo utilizzando un laser scanner, che raccoglie informazioni estremamente dettagliate della geometria dell’oggetto ma non fornisce dati sul colore, il secondo ottenuto tramite la tecnica fotogrammetrica che ha restituito sia il modello digitale dell’oggetto che la sua pigmentazione. Dal prototipo digitale l’immagine del reperto è stata convertita in un’esperienza tangibile attraverso una riproduzione con stampante 3D a grandezza naturale. È stato poi utilizzato un sistema di proiezioni (video mapping) per raccontare in modo dinamico le sue fasi costruttive, mostrando come il sarcofago fu concepito, dal legno al disegno preparatorio, allo strato pittorico, e poi restaurato, per provare ad analizzare quello che è il rapporto, ancora discusso, tra materiale e digitale: può un oggetto digitale sostituire in un museo un oggetto vero, reale?

 

Museo Egizio digitale

Archeologia Invisibile

Archeologia Invisibile Museo Egizio digitale

Archeologia Invisibile

  Archeologia InvisibileIn un oggetto si incontrano i significati di una cultura e l’abilità tecnica che hanno permesso al pensiero umano di trasformare semplici materie prime in testimoni insostituibili di una civiltà.

“La natura stessa dell’oggetto digitale non è quella di sostituire, non è quella di essere una replica, è in realtà quella di diventare un intermediario, un interprete che sia in grado di restituire la voce a un oggetto che per natura è muto e che noi però abbiamo la possibilità di interrogare”, afferma Enrico Ferraris curatore della mostra.

È così che i segreti custoditi per millenni in vasi sigillati, dietro papiri usurati e sotto strati di bende vengono svelati dalla tecnologia non invasiva, rispettando l’integrità del reperto, grazie alle numerose collaborazioni italiane e internazionali, con il MIT di Boston, il British Museum, il Politecnico di Milano, l’Università degli Studi di Torino, il Centro di Conservazione e Restauro La Venaria Reale, l’Università Sapienza di Roma, i Musei Vaticani, con Tokyo, Cambridge e altre istituzioni.

Il MiBACT, nell’ambito dell’iniziativa del MiBACT “Gran Virtual Tour”, si impegna attraverso uno sforzo corale di tutti i propri istituti, a mostrare così non solo ciò che è abitualmente accessibile al pubblico, ma anche il “dietro le quinte” dei beni culturali con le numerose professionalità che si occupano di conservazione, tutela, valorizzazione del patrimonio culturale.

Tutte le foto della mostra Archeologia invisibile sono state scattate da Ilaria Lely


musei chiusi direttori

#museichiusimuseiaperti: parlano i Direttori

#museichiusimuseiaperti:

La cultura italiana non si ferma e da appuntamento sui social, così i Direttori ci raccontano il loro lavoro

Articolo a cura di Alessandra Randazzo, Claudia Di Cera, Eleonora Brunori, Giusy Barracca

 

Un momento così difficile per l’intero Paese e per il mondo intero non fa dimenticare la bellezza e la cultura. L’Italia lo sa bene, il richiamo all’arte, ai monumenti, oggi come non mai, forma un fronte comune da nord a sud del Paese legando le più importanti istituzioni museali e culturali italiane in una battaglia di civiltà contro lo spettro del virus. Tante sono le iniziative che sfruttano il genio artistico nazionale e il boom di successi per la campagna social #iorestoacasa che ha unito artisti di ogni genere, comunicatori e cittadini nella condivisione di foto e contenuti legati all’arte e alla bellezza italiana ne è testimone.

Questo momento di stasi forzata non fermerà la cultura e la sua comunicazione e Musei e Parchi Archeologici già da alcune settimane sono attivi nel creare spazi innovativi e quanto più unici, dando la possibilità a tutti di intraprendere, seppur con la mente e con gli occhi, un viaggio all’interno di collezioni storiche, con racconti coinvolgenti e iniziative accattivanti per una fruizione universale. Preziosa è la voce dei Direttori che sono chiamati come comunicatori del Patrimonio del loro Museo e del loro Parco, da remoto, mettendoci la faccia e accogliendo i visitatori tra le sale vuote e le strade deserte, in una straniante quanto affascinante realtà in cui brillano i reperti, i tesori, e le testimonianze, svelate da guide di eccezione.

ClassiCult vuole oggi accompagnarvi in un inedito tour attraverso tutta la penisola e attraverso le parole e le idee di coloro che gestiscono il patrimonio unico al mondo dei nostri Musei e dei nostri Parchi Archeologici. Una testimonianza viva e sentita dei nostri Direttori che rappresenta anche un documento di questi giorni non facili, durante i quali hanno continuato a lavorare insieme ai loro staff.

Una domanda uguale per tutti per lasciare spazio alla loro voce e per svelarci cosa c'è in serbo per i nostri viaggi virtuali, perché è vero che #iorestoacasa ma è ancora più vero che #laculturavienedame

Elisa Nisticò, Museo Parco Scolacium

"Il Museo e Parco Archeologico di Scolacium rimane aperto virtualmente attraverso una serie di iniziative social che permettono la condivisione con gli utenti di contenuti, visite guidate ed eventi. Abbiamo messo in campo alcune attività social, aderendo alla campagna #iorestoacasa con la condivisione di foto e video per consentire passeggiate virtuali nel sito e nel museo archeologico. Stiamo proponendo visite virtuali tematiche per far conoscere le nostre collezioni. È stata già pubblicata su FB, incentrata sul ruolo della donna nell’antichità attraverso i reperti custoditi all’interno del museo e in queste settimane ne verranno proposte altre sui marmi e il ciclo statuario, sul parco e sulla Scolacium bizantina. Il museo è il promotore su FB del contest video e fotografico lanciato con l’#abbracciamuseo, con il quale si invitano i visitatori e gli utenti a raccontare le loro giornate e a salutare e abbracciare virtualmente il museo. Alla fine del contest, i video e le foto verranno raccolte in un unico video che verrà proposto sulla stessa piattaforma. L’iniziativa è stata poi allargata a tutti i musei del Polo museale della Calabria. Il museo continua a raccontarsi anche con l’hastag #pillolediarcheologia, un appuntamento ormai diventato settimanale in tempi normali, che verrà potenziato in queste settimane. Centrale sarà anche la condivisione di contenuti adatti ai bambini: si continua a fare didattica, anche se in maniera diversa dal solito. Il museo propone contenuti di vario tipo, giochi a tema archeologico, disegni dei reperti da colorare Mini guide da usare anche per la scuola e molto altro. Infine, stiamo predisponendo, lavorando assiduamente da tempo un catalogo della collezione del museo, al fine di renderli fruibili anche virtualmente. Da tempo ci occupiamo di rendere fruibile il nostro patrimonio tramite i nostri canali social e continueremo a farlo, anche potenziando la comunicazione, dopo questa emergenza. per noi, un piccolo ma prezioso museo della periferia, è un modo di farci strada in questo mondo e aprirci a tutti. Siamo anche attivi da pochi giorni su YouTube. Il profilo è curato dal nostro funzionario per la comunicazione, la dott.ssa Serena Passalacqua e raccoglie i video dei musei e parchi afferenti al polo Museale della Calabria".

Francesco Sirano, Parco Archeologico di Ercolano

“Il cancello del Parco Archeologico di Ercolano chiuso è per tutti noi del Parco una stretta al cuore – dichiara il direttore Francesco Sirano – ma è inevitabile nel momento storico che stiamo vivendo. Eppure so, sento che Ercolano è un luogo straordinario che nel tempo ci ha insegnato la resilienza, la capacità di riemergere da ogni catastrofe e da ogni tragedia e noi dalla nostra casa di lavoro, in attesa di potervi riaccogliere al più presto. In questi giorni di smart working stiamo portando avanti i nostri progetti di conservazione e di valorizzazione. Allo stesso tempo stiamo facendo davvero di tutto per raggiungere ogni singolo visitatore nella propria casa. Inutile dire che la chiusura al pubblico ha determinato la necessità di riorganizzare in maniera rapida ma efficace l’intera offerta di visita al pubblico, con una totale virtualizzazione della fruizione e la riformulazione del programma della nostra comunicazione con una forte implementazione delle risorse che viaggiano sui canali virtuali. Abbiamo subito lanciato I lapilli di Ercolano, un viaggio virtuale nel Parco Archeologico con il supporto oltre che dei nostri archeologi e restauratori dei collaboratori che si sono personalmente proposti per poter offrire maggiori possibilità di fruizione. I Lapilli sono pensati proprio per non interrompere quel filo che ci lega nell’amore per questi luoghi e nel dovere di condividere la conoscenza. Sui canali social del Parco vengono inoltre caricati contenuti aggiuntivi,  approfondimenti su reperti, declinazioni del Parco su temi ed eventi proposti dal Ministero. Il numero delle visualizzazioni è salito notevolmente con video che raggiungono le 35.000 visualizzazioni in quanto fruiti anche su canali diversi e questo ci dà il feedback del grande impegno messo in campo da tutto lo staff del Parco che con totale abnegazione sta mettendo in campo tutte le energie per raggiungere ognuno nella propria casa. Usciremo da questo momento complicato ma intanto seguiteci sui nostri canali social.”

Mariarosaria Barbera, Parco Archeologico Ostia Antica

"Ostia risponde con entusiasmo e con la convinzione che questo periodo in cui restiamo tutti a casa, possa essere un momento di approfondimento di una cultura che deve portare tutti noi al progresso civile''. Il Parco archeologico di Ostia antica può essere visitato sul web, in questi giorni, grazie all'iniziativa #iorestoacasa, il Parco di Ostia antica a casa tua'. Anche se, come tutti i luoghi della cultura i suoi cancelli sono chiusi al pubblico, il mondo di Ostia antica entra direttamente nelle case dei visitatori. Dalla homepage del sito web istituzionale del Parco, ci si trova proiettati tra contenuti digitali sempre nuovi: ci sono le storie dei popoli del Mediterraneo che vivevano nella prima e più importante colonia di Roma, si vedono all'opera gli archeologi, architetti e restauratori del Parco, i video delle conferenze del ciclo 'Vediamoci a Ostia antica', le mostre di 'Eppur si espone' allestite nel Museo Ostiense. La Commissione Europea ha conferito in data 31 marzo 2020, il Marchio del Patrimonio Europeo al Parco Archeologico di Ostia antica. Il Parco ha superato una selezione a livello dapprima nazionale e poi internazionale ed è stato scelto insieme ad altri 9 Luoghi della Cultura europei perché storicamente ha rivestito un ruolo chiave nella storia e nella cultura europea".

Fabio Pagano, Parco archeologico dei Campi Flegrei

"Il Parco Archeologico dei Campi Flegrei ha attivato una straordinaria strategia di comunicazione sui propri canali social con l’obiettivo di far passare il messaggio che il Parco è chiuso ma non spento. Abbiamo differenziato le programmazioni in relazione ai nostri differenti pubblici. Per le famiglie abbiamo lanciato il #Parco4Family che propone percorsi virtuali di conoscenza e di svago che ruotano intorno ai luoghi e alle storie del Parco. Abbiamo creato una mappa di comunità social #unparcodistorie dove coloro che hanno visitato o che vivono e lavorano nel territorio possono raccontare le proprie storie personali e condividerle. La nostra strategia si ancora sempre alla qualità dei contenuti e per questo abbiamo creato un #carteggiosocial dove il Parco dialoga virtualmente con le Università e i Centri di ricerca che svolgono attività di studio nel territorio. Si è innescato uno stimolante dibattito che ha coinvolto in un dialogo addetti ai lavori e appassionati di storia e archeologia flegrea. Da ultimo abbiamo lanciato la proposta #statueparlanti; in questo momento particolare abbiamo immaginato di far parlare le statue del Museo archeologico dei Campi Flegrei per raccontare le proprie storie e le sensazioni da museo chiuso. Tutto passa per la relazione tra il Parco e la propria “gente” nella prospettiva che la comunicazione social possa essere uno strumento di avvicinamento di nuovi pubblici; per questo con dei video appositamente realizzati io stesso ho portato alla scoperta de #ilparcochenonhaimaivisto aprendo “virtualmente” spazi solitamente non visitabili.  Le risposte dei nostri “seguaci virtuali” sono confortanti e stimolanti e ci spingono a insistere nell'accompagnare questa delicata fase continuando ad accendere i riflettori sul nostro Parco.”

Alfonsina Russo, Parco archeologico del Colosseo

"La cultura non si ferma: questa è l'importante campagna  di comunicazione condotta dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo per permettere agli italiani, attraverso i siti web e i canali social dei luoghi della cultura statali e non solo, di rimanere in contatto con l'arte e la cultura anche in questo periodo estremamente complesso di chiusura al pubblico dei musei, dei monumenti e dei parchi  archeologici, a  seguito dell'emergenza CoVID-19.  Il Parco archeologico del Colosseo partecipa attivamente a questa campagna e in tal senso ha potenziato la sua comunicazione sul sito web e sui social per continuare ad offrire lo spettacolo della storia e del patrimonio culturale, con i suoi monumenti, simbolo identitario di Roma e dell'intera nazione. Il racconto non si è fermato, ma si è ampliato con la creazione di nuovi percorsi virtuali (Il percorso delle donne nel PArCo; Il percorso dantesco per celebrare il Dantedì), con la realizzazione di rubriche dedicate alle famiglie (i quiz del mattino, le ricette di mezzogiorno), con foto e scatti rubati alla natura del PArCo; natura che, ignara di tutto, in un silenzio irreale che contrasta con il consueto vociare festoso delle  decine di migliaia di visitatori quotidiani del Parco,  si sta risvegliando nei fiori, nelle piante, negli animali. L'occhio attento del personale di vigilanza vigila su questa bellezza. Non si ferma la manutenzione dei monumenti. E altri colleghi, lavorando da casa, stanno preparando progetti e novità per accogliere ed emozionare il nostro pubblico, non appena sarà possibile ospitarli nuovamente, perchè continui ad essere per tutti un luogo amato dell'anima. A tutto il personale del Parco va il mio più sentito ringraziamento per quanto stanno facendo per preservare e valorizzare, con grande professionalità e massimo impegno, questo straordinario patrimonio culturale, di cui siamo responsabili custodi."

Enrica Pagella, Musei Reali di Torino

"Si dice spesso che le crisi possono trasformarsi in un’opportunità. Noi siamo persuasi che nulla possa sostituire l’esperienza viva e partecipata del museo, ma in questa emergenza abbiamo sentito la necessità di mantenere il contatto, con il nostro pubblico, e anche all’interno dello staff, per contrastare il vuoto e l’inquietudine. Così è nato “Closed in”, una serie di brevi video home made, diffusi quotidianamente su Youtube e su IG TV, che accompagnano i visitatori alla scoperta delle opere solitamente prigioniere di armadi e depositi, un po’come noi oggi. Aprire ciò che è chiuso ci è sembrato un gesto scaramantico adeguato alla situazione. Analogamente, dai primi di marzo è disponibile il catalogo online dei Musei Reali, con oltre 15.000 schede corredate da immagini: un mare aperto di suggestioni. Per le famiglie, abbiamo ideato semplici attività creative, cose da ritagliare, disegnare, comporre, colorare, come nel caso del mandala ispirato alla cupola della Cappella della Sindone".

Ilaria Fidone, Museo Archeologico di Venezia

musei chiusi direttori
Foto: Museo Archeologico Nazionale di Venezia

"Il Museo Archeologico Nazionale di Venezia è il museo più antico di Venezia e uno dei più antichi del mondo essendo stato aperto al pubblico nel 1596. Ci troviamo in Piazza San Marco e siamo stati in prima linea lo scorso novembre durante l'emergenza acqua alta. Il Museo è un luogo vivo, anche in questo periodo di chiusura al pubblico a causa dell'emergenza Covid-19. Abbiamo implementato la nostra presenza sui social (Facebook, Instagram e Twitter) creando delle nuove rubriche rivolte a diversi pubblici. Oltre ai consueti sondaggi e contest del lunedì (in questo periodo i followers sono invitati a votare per la loro gemma preferita con l'hashtag #MINIMAMIRABILIA), le #PILLOLEDIMITOLOGIA del martedì, gli episodi della storia del museo ogni giovedì con il titolo #SUPIAZZADAL1596 e la pubblicazione di nostre foto storiche il sabato con #FOTOVINTAGE, abbiamo voluto ideare una rubrica dedicata ai bambini che sono a casa da scuola (#UNGIOCODARAGAZZI) proponendo attività, laboratori e giochi a sfondo mitologico e archeologico. In marzo e aprile la nostra sezione didattica, nostro fiore all'occhiello, avrebbe normalmente accolto moltissime scuole di ogni ordine e grado. #UNGIOCODARAGAZZI vuole essere un messaggio di incoraggiamento per i ragazzi a casa, le loro famiglie e i docenti, che utilizzano i nostri contenuti per fare didattica a distanza. Ci ha fatto particolarmente piacere essere contattati anche da case di riposo e centri terapeutici psichiatrici, che hanno richiesto i nostri materiali per i loro ospiti. Inoltre, il mercoledì è diventato il giorno di #SENTICHIPARLA: cosa si dicono le statue in un museo chiuso? Sentono la mancanza dei visitatori? Da questo spunto sono nati dei post ironici e simpatici che stanno avendo un ottimo riscontro di pubblico, segno che in questo periodo i musei e le istituzioni culturali hanno il compito non solo di far conoscere le loro opere ma anche di risollevare il morale. A questo proposito, ci stiamo già proiettando alla riapertura e da oggi partirà la rubrica #IoNonVedoLOra, in cui andremo a ripassare, sempre con stile spigliato, le regole comportamentali da tenere in un museo: dal "non toccare le opere" al "non si mangia in sala". In questo periodo di chiusura, i musei statali e non, grandi e piccoli, hanno fatto rete tra loro, anche a livello internazionale sfidandosi a colpi di social battle. Noi ne abbiamo lanciata una, #BELLEZZEACQUAESAPONE, in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua di domenica 22 marzo, invitando tutti i musei a postare foto di opere che riguardassero questo tema. Il feedback è stato molto positivo, infatti la sfida è stata accolta non solo da musei ma anche da soprintendenze e archivi. Ritenetevi tutti invitati al Museo Archeologico di Venezia non appena finirà l'emergenza".

Paolo Giulierini, Museo Archeologico di Napoli

"Il Mann prosegue la propria vita culturale, nonostante tutto, offrendo spazi di approfondimento e di riflessione che vanno dalle mostre virtuali e dai percorsi con google art ai corti di Lucio Fiorentino, dalle Mannstories alla nuova redazione in napoletano del videogame Father and Son. Ora più che mai il filo dei rapporti con il nostro pubblico va rafforzato. Ora più che mai va tenuta accesa la fiamma della speranza".

 Tiziana Maffei, Reggia di Caserta

"La Reggia di Caserta, come tutti i luoghi della cultura in Italia, in questo particolare momento storico sta affrontando una nuova importante sfida: quella di divulgare il proprio patrimonio a porte chiuse. Abbiamo ripensato alla comunicazione del nostro Museo, a nuove forme narrative e, grazie a un encomiabile lavoro di squadra del personale, riusciamo a proporre ogni settimana decine di iniziative attraverso il nostro sito internet, i social e altre piattaforme web. Stiamo affrontando questo periodo di difficoltà come un'opportunità per continuare nella nostra missione di incubatore di conoscenza e cultura ma anche per mostrare gli angoli più nascosti del Complesso vanvitelliano, per raccontare le storie intriganti dei personaggi che l'hanno animato, per svelare dettagli dei restauri e, perché no, anche per tenere la mano ai nostri visitatori costretti a casa. La realtà virtuale per un museo è complementare a quella effettiva: se prima del COVID -19 ci consentiva di accorciare le distanze, oggi ci chiede anche di mettere in gioco la capacità di costruire suggestioni, in attesa di restituire al pubblico lo spazio dell’emozione fisica che la magia della Reggia di Caserta possiede".

Christian Greco, Museo Egizio Torino

“Al sopraggiungere dell’emergenza sanitaria, fin dal primo istante in cui le porte del Museo Egizio si sono chiuse dinanzi il suo avanzare, privando le sale del loro consueto affollamento, ci siamo posti l’esigenza di mantenere viva la connessione col pubblico. In un periodo dell’anno caratterizzato da flussi importanti, il pensiero è subito andato alle centinaia di classi costrette a rinunciare alle consuete visite scolastiche di primavera, programmate da mesi. Ma anche alla moltitudine di visitatori e turisti in arrivo dall’Italia e dal mondo, nonché ai torinesi, ai piemontesi, alla nostra comunità di riferimento, che partecipa alle nostre conferenze, segue le iniziative speciali, anima le aperture straordinarie. È per loro, così come per tutte le persone che, durante l’isolamento, cercano nella cultura un’occasione di distrazione e arricchimento, che ci siamo impegnati per incrementare il ‘Museo digitale’, processo già avviato nei mesi scorsi e resosi nell’emergenza indispensabile. Dalla visita virtuale in 3D della mostra Archeologia Invisibile, alla piattaforma TPOP per la fruizione online della collezione papirologica, dalle pillole video con cui io e lo staff scientifico raccontiamo i reperti della collezione, fino alle mie “passeggiate” messe in onda a puntate ogni giovedì e sabato sul nostro canale YouTube: il Museo è vivo, attivo, vicino al suo pubblico anche in tempi di #iorestoacasa e pronto ad accoglierlo di nuovo non appena torneremo alla normalità”.

Simone Quilici, Parco Archeologico Appia Antica

"In questi giorni le attività del Parco Archeologico dell'Appia Antica procedono in modalità smart working. Il presidio dei siti attualmente chiusi al pubblico​ è garantito grazie all'impegno del nostro personale di vigilanza. Approfittiamo di questo momento di pausa forzata dalle attività dei cantieri e delle manutenzioni per ripensare ai percorsi di visita e mettere a punto nuove attività di valorizzazione del territorio.​ Speriamo che questa emergenza che ha portato tanti lutti e dolori in tutto il mondo si chiuda al più presto grazie all'impegno del mondo della scienza, conducendoci ad una nuova consapevolezza dei valori fondanti della convivenza sociale anche in rapporto al nostro patrimonio culturale. Il Parco si sta impegnando e continuerà a dare il suo contributo per una nuova ecologia della cultura, del turismo e del vivere in generale."

Alessandro Mandolesi, Montelupo fiorentino

"Il Sistema museale di Montelupo Fiorentino, imperniato sul Museo Archeologico e sul Museo della Ceramica, ha avviato sul proprio sito web un blog che raccoglie una serie di notizie e articoli tematici corredati di video, mini interventi e immagini, sotto il segno della ceramica di Montelupo. Si tratta di un racconto a più voci del museo e delle progettualità della Fondazione e del territorio, per documentare i progetti che abbiamo rimandato o che intendiamo realizzare in futuro. Si raccontano le curiosità della ceramica storica di Firenze, degli artigiani di oggi e degli artisti che hanno lavorato con noi. E che continueranno ancora in occasione della Festa Ceramica. Insomma, un buon modo di alimentare la comunicazione del museo e dare delle piccole anticipazioni sul futuro. Il blog (in onda da lunedì 6 aprile) vi racconta storie, esperienze e progetti sulla ceramica di Montelupo, del passato e del presente, con uno sguardo al futuro. Una serie di rubriche rivela notizie e propositi dietro le quinte della nostra organizzazione, a partire dal ruolo storico di grande protagonista nella produzione toscana fino alla diffusione nel mondo delle ceramiche montelupine, dalla conoscenza degli attuali artigiani alla loro preziosa interazione con l'arte contemporanea e il design. Proviamo a tenervi compagnia ricordando le edizioni di Cèramica, i Cantieri d'Arte, le nostre pubblicazioni e tutto il bello di questo territorio e delle sue capacità.
In questa difficile situazione Montelupo non si ferma e, in attesa della riapertura dei musei e della possibilità di organizzare nuove mostre e eventi importanti, attiva anche questa modalità fruibile da casa e che consente di rimanere in contatto virtuale con la nostra cultura e arte ceramica".

Giovanni Solino, Museo Provinciale Campano

https://www.facebook.com/museocampano/videos/668417080658557/

"La domanda contiene una sollecitazione che accolgo volentieri. In realtà, come Museo Campano, ma credo non solo noi, siamo stati colti un po' alla sprovvista dall'esplodere dell'emergenza Covid-19. La chiusura al pubblico e, immediatamente dopo, la pressante richiesta di mettere tutto il personale in lavoro agile, o smart working che dir si voglia, ci ha un po' scioccato e abbiamo impiegato qualche giorno per realizzare quanto ci stava accadendo. Se aggiungiamo che dal punto di vista della comunicazione, sia tradizionale che di tipo web, siamo in uno stato di grave arretratezza, completiamo un quadro di assoluta desolazione. Ripresici dallo shock, abbiamo provato a reagire. Abbiamo perciò attivato diversi canali social, da Fb a Instagram a YouTube, e stiamo per lanciare una prima campagna di comunicazione, che dovrà servire in primo luogo ad attrarre follower, o like, o visitatori. In queste ore daremo il via. Subito dopo cominceremo a pubblicare una serie di video, quasi degli spot, con i quali tanti amici del museo, docenti, studenti, artisti, rappresentanti delle istituzioni od accademici presenteranno qualche opera o reperto custodito dal nostro museo raccontando allo stesso tempo una storia, o un mito che l'opera o reperto reca in sé. Nel mentre questa catena di video sarà pubblicata, attiveremo anche dei forum di discussione con i nostri "amici" o "follower", in maniera da animare un vivace confronto e tenere sempre viva l'attenzione. Tutto questo richiede anche una forte implementazione sul piano delle immagini, che in questa fase non saranno soltanto intermediarie rispetto alla realtà museale bensì sostitutive, e perciò dovranno avere caratteristiche tecniche e artistiche oltremodo superiori rispetto a quelle tradizionali, e per questo pure ci stiamo attrezzando. Nello stesso tempo, speriamo di poter completare il lavoro, già avviato prima dell'emergenza, di realizzazione di un nuovo sito web, che vogliamo assolutamente innovativo e interattivo. L'appetito viene mangiando, come si dice, e perciò siamo convinti che sia nel corso dell'emergenza, che ci auguriamo possa finire quanto prima, sia soprattutto dopo, le nuove tecnologie e i nuovi sistemi di comunicazione trovino il Museo Campano non più in posizione di retroguardia ma in posizione di punta. Ogni crisi contiene sempre delle opportunità e noi faremo ogni sforzo per essere pronti a coglierle".

Marzia Cerzoso, Museo dei Bretti e degli Enotri

"Il Museo naturalmente, come tutte le istituzioni culturali, è chiuso al pubblico sin dal DPCM dell'8 marzo scorso e per sopperire a questa lontananza dal pubblico si sta molto impegnando nella promozione attraverso i social. Infatti sin dal giorno dopo della chiusura ci siamo attrezzati per poter offrire ai nostri visitatori, attraverso la nostra pagina Facebook, il nostro account Instagram e Twitter, delle occasioni varie per poter far sentire loro la nostra presenza. Abbiamo immediatamente aderito, come molti Musei italiani, all'iniziativa #iorestoacasa, che è diventato lo slogan delle nostre attività, attraverso le quali abbiamo creato iniziative tra le più varie per invitare i nostri follower a restare a casa e a seguirci attraverso il web. Pertanto, con un grande sforzo creativo, perché ogni cosa necessita di studio e approfondimento, ma che ci spinge a fare tutti i giorni compagnia al nostro pubblico, abbiamo proposto rassegne di approfondimento, giochi enigmistici ispirati alla collezione del Museo (ma non solo - tra l'altro per uno dei nostri giochi siamo approdati anche sulle pagine dell'inserto culturale del Corriere della sera), così da creare anche delle opportunità di svago in un momento come questo in cui spesso la paura e la preoccupazione prendono il sopravvento. Abbiamo partecipato alle challange lanciate da altri Musei italiani (per es. la sfida lanciata dal Museo Archeologico di Venezia domenica 22 marzo in occasione della Giornata mondiale dell'acqua), abbiamo aderito al #Dantedì il 25 marzo, iniziativa del MiBACT per ricordare Dante nella data che ricorda l'inizio del suo viaggio ultraterreno della Divina Commedia anticipando i festeggiamenti del prossimo anno per i 700 anni dalla sua morte. Domenica 29 marzo abbiamo partecipato al flashmob promosso dal MiBACT dal titolo #Artyouready per ricordare i tanti Musei oggi vuoti nella speranza che possano riempirsi di visitatori al più presto...insomma, tutta una serie di iniziative (che potrete visionare sui nostri canali social) che non ci tengono affatto inerti, ma che mantengono vivo il dialogo con il nostro pubblico, con l'augurio che dopo questo dialogo virtuale si possa riprendere il dialogo diretto, magari con una maggiore consapevolezza dell'importanza dei nostri Musei e del tanto lavoro che ci sta dietro. E speriamo che il nostro pubblico apprezzi".

Valentino Nizzo, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

Nicoletta Frapiccini, Museo Archeologico Nazionale delle Marche

"La chiusura del Museo Archeologico Nazionale delle Marche ha comportato la cancellazione di molte attività didattiche, molti incontri con le famiglie, tante occasioni di incontro con bambini per attività ludiche e anche la chiusura di una mostra sul tema dell'acqua da poco allestita, che prevedeva visite già fissate con molte scolaresche.Abbiamo pertanto ritenuto imprescindibile proporre in altra veste e attraverso i social tutte le attività che avevamo già previsto, incrementandole con ulteriori percorsi virtuali da fruire su Fb, Instagram e Twitter.In primo luogo abbiamo riproposto 21 appuntamenti dal titolo "Pillole di Archeologia", servizi televisivi girati dalla TGR Marche, di pochi minuti ciascuno, dedicati all'illustrazione di un reperto particolarmente significativo o curioso esposto al Museo. Contemporaneamente abbiamo inserito una serie di post contrassegnati da #iorestoacasa, #andràtuttobene e #curiositàarcheologiche che illustrano altri reperti del Museo, in maniera giocosa o scherzosa, anche legata alla particolare situazione che stiamo vivendo, come i consigli su cosa fare a casa in queste lunghe giornate, prendendo spunto dal passato. Alcuni video o fotomontaggi hanno proposto inedite versioni dei nostri reperti, o hanno introdotto ugualmente i visitatori a curiosare nelle sale del Museo chiuso (#museichiusimuseiaperti) , mentre ai più piccoli sono state dedicate attività didattiche con laboratori da fare a casa, seguendo le istruzioni postate sul nostro profilo Fb: dal mosaico ai giochi da tavolo, dai laboratori di scultura alle realizzazioni con pane azzimo. Inoltre abbiamo aderito a varie campagne social, come #bellezzeacquaesapone, il Dantedì, e il Flashmob digitale lanciato dal MiBACT "Art you ready?", su Instagram. Inoltre saremo presenti nei prossimi giorni anche sul sito della Fondazione Marche Cultura con alcuni audiovisivi che illustreranno in maniera inedita alcuni temi legati al Museo, alla sua storia, ad alcuni reperti e alla sua prestigiosa sede, il cinquecentesco Palazzo Ferretti. I video in preparazione saranno inviati alla Fondazione Marche Cultura e ICOM Marche, che li posteranno attraverso la struttura del Social Media Team delle Marche. Anche se restiamo tutti a casa, possiamo visitare e giocare al Museo".

Massimiliano Valenti, Museo Civico Albano Laziale

https://www.facebook.com/189955664690848/posts/1075223472830725/

"Il mio lavoro come direttore è in modalità smart working, in accordo con l'amministrazione comunale. Le cose da fare non mancano! Per la specifica attività con i social-media, oltre ad aver informato il blocco delle attività e la chiusura dei musei, tramite il sistema museale "museumgrandtour", cui aderiamo, abbiamo lanciato una campagna di condivisione dei video dei singoli musei e ora degli articoli contenuti in una recente pubblicazione curata dal sottoscritto. Abbiamo anche realizzato la prima di una serie di riunioni in streaming con tutti i direttori del sistema per approntare anche altre iniziative sui social e andare avanti con gli altri progetti finanziati".

Marco Pierini, direttore dei Musei, Parchi Archeologici e ville storiche che fanno capo al Polo Museale dell’Umbria (di recente Direzione Regionale Musei dell’Umbria)

“Il patrimonio che i nostri Musei conservano è traccia e simbolo di resistenza, al tempo e alle contingenze. Per questa e per tante ragioni continueremo a raccontarli, con gli strumenti consentiti. E, per fortuna, sono tanti ed efficaci! Chiudere fisicamente non significa smettere di rispondere alla nostra missione di valorizzazione e promozione: significa trovare alternative che possano quantomeno regalare momenti di piacere e di conoscenza.
In questo momento di emergenza la comunicazione attraverso i social è di grande importanza, perché aiuta a mantenere il contatto con le comunità locali, per le quali il museo diviene una sorta di catalizzatore di affezioni comunitarie, che esorcizza in parte l’alienazione della situazione attuale..
Se oggi è difficile credere che possa essere la sola bellezza a salvare il mondo, è quanto mai attuale pensare che attraverso il nostro patrimonio possiamo ripercorrere la nostra storia e trovare in essa la certezza per un sereno domani. Per questo si è pensato di avviare delle rubriche in cui i fruitori sono parte attiva, raccontando in brevi video il loro rapporto con i monumenti del territorio.
Perché “l'arte non si può separare dalla vita. È l'espressione della più grande necessità della quale la vita è capace”, e allora quando il museo è chiuso, viene a cercarti, proponendo l’esperienza museale anche da casa.”

Anna Cinti, Museo Faldetta di Brindisi e Castello Dentice di Frasso Carovigno

Il Museo Faldetta, che si ringrazia per la foto

“Subito dopo l’emergenza, appena chiuse le due strutture culturali (Museo e Castello), si è avviata una più intensa campagna social, seguendo le direttive del ministro Franceschini. Ogni giorno si pubblica sulle pagine social. In più è stato avviato un rapporto con le scuole della città, tramite la didattica museale, ad esempio iniziative riguardanti le classi ceramiche dei vasi greci e romani.”

Il Castello Dentice di Frasso Carovigno. Foto di Claudia Di Cera

Katiuscia Di Rocco, Biblioteca Arcivescovile De Leo 

Biblioteca De Leo. Foto di Claudia Di Cera

“Non è cambiato molto dall’inizio dell’emergenza, anzi l’utenza è aumentata, si lavora molto bene via Internet.
Si continua a lavorare!
Le collaboratrici lavorano alacremente con il software da casa.
La direttrice, due volte alla settimana, in sicurezza, si reca in biblioteca e lavora per inviare i documenti richiesti.
L’utenza non ha smesso di fruire dei servizi erogati, infatti giungono richieste tramite email alla Biblioteca, sia dall’Italia sia dall’estero, con domande, di confronti bibliografici, riviste, ecc.
Sulla pagina social della Biblioteca, troviamo piacevoli approfondimenti, su documenti, sulle preziose Cinquecentine, e altro ancora!”

Donato Coppola, Museo Civico di Ostuni, Museo Diocesano, Parco Archeologico di Santa Maria di Agnano

Il Museo di Ostuni. Foto di Claudia Di Cera

“Come previsto dal DPCM del 1 aprile 2020, il Museo Civico di Ostuni, il Museo Diocesano ed il Parco Archeologico di Santa Maria di Agnano resteranno chiusi fino al prossimo 13 Aprile. Le altre informazioni sono recuperabili dal sito Museo di Ostuni.
Per mantenere il legame con il Bene Culturale ostunese, si consiglia di consultare il sito Internet e la pagina social del museo.”

Il Museo di Ostuni. Foto di Claudia Di Cera

 

Emilia Mannozzi, Polo BiblioMuseale di Brindisi (Museo Archeologico Ribezzo e Biblioteca Comunale)

Statua bronzea di Lucio Paolo. Foto di Claudia Di Cera

“Noi siamo un Polo BiblioMuseale, Museo e Biblioteca sono un’unica cosa.
Quando è scattata l’emergenza siamo stati presi alla sprovvista, costretti ad “abbandonare” il Bene Culturale, e improvvisamente il Museo è stato chiuso dalla Regione Puglia.
Ma subito si è partiti con lo smart working!
Si è pensato, con i preziosi collaboratori, ad un nuovo approccio lavorativo per continuare ad offrire una fruizione, seppur limitata dal non contatto dal vivo, ma comunque cercando di rimanere il più vicini possibili al pubblico, di tentare di diffondere la cultura materiale, il patrimonio.
Allora si è cercato di attivare una fruizione il più interattiva possibile.”
Certo, la presenza all’interno del museo è un conto, il rapporto emozionale che si instaura durante una visita “fisica” del museo è un qualcosa di unico, il vedere dal vivo, “non è lo stesso vedere il Lucio Paolo in foto”, dice rammaricata la Direttrice Mannozzi.

 

MAPRI, Museo Archeologico Provinciale Ribezzo di Brindisi. Foto di Claudia Di Cera

“Ma anche con la presenza virtuale si cerca di mantenere un contatto con il Bene Culturale, ovviamente, si auspica che si torni alla normalità. Per cercare di far conoscere il patrimonio esposto, anche con il museo fisicamente, chiuso, si è pensato a delle pillole on line, per avvicinare un più vasto pubblico.
Quindi, a breve sui social, partirà una intensa campagna di fruizione virtuale dei reperti archeologici presenti all’interno del museo.
Tema conduttore sarà la donna, la sua cura, la sua persona, la bellezza.
È nata l’idea di creare delle piccole schede, nelle quali, attraverso un linguaggio divulgativo, si tenta di far conoscere un oggetto del museo, legato al tema della cura della donna.”

“La Biblioteca ha attivato immediatamente lo smart working, tutto si svolge online. Già dal 18 di marzo, è stata inviata una email a tutti gli utenti.
Tutti i servizi digitali sono aperti, la biblioteca - virtualmente - non è chiusa, anzi è molto attiva! Proprio nei primi giorni della chiusura materiale della struttura bibliotecaria e attivando il servizio online, si è avuta un’impennata di richieste da parte degli utenti.
Il Polo BiblioMuseale offre una totale disponibilità, ovviamente online, di servizi, per permettere a chiunque di non avvertire la chiusura materiale della struttura. Le risorse sono accessibili anche senza registrazione.
A breve partirà, sui social, una mostra virtuale, “Saluti da Brindisi”, tramite un percorso guidato, sulle cartoline d’epoca di proprietà della Biblioteca.
La cultura non si ferma, è pronta a riaprire più forte di prima!”

Manuela Puddu, Museo archeologico nazionale di Cagliari

https://www.facebook.com/MuseoArcheoCA/videos/269432917406176/

"Il Museo archeologico Nazionale di Cagliari da tempo investe sui temi dell’accessibilità: anche per questo il sito del Museo e i suoi canali social sono costantemente arricchiti di contenuti che puntano a raggiungere i fruitori più lontani. A maggior ragione nella presente circostanza stiamo cercando di percorrere tutte le strade a disposizione per uscire dalle mura del Museo e raggiungere coloro che sono impossibilitati a venire da noi.
Abbiamo per questo rafforzato iniziative già presenti sui nostri social: per esempio la rubrica #vetrineaperte su Facebook, che illustra in ciascuna “puntata” una vetrina diversa e nel post successivo un reperto con una storia particolarmente interessante o poco nota; o ancora la rubrica #piccolioggettigrandebellezza su Twitter, che presenta un gran numero di gioielli o altri reperti di dimensioni molto piccole normalmente non esposti. Sempre sui social sono state attivate delle iniziative speciali per questo periodo, come, su Twitter, la rubrica #oggettidicasa, che presenta tutti quegli oggetti di uso domestico che dalle vetrine del museo raccontano la quotidianità delle case dei millenni passati, nell’ambito delle campagne nazionali #iorestoacasa e #laculturanonsiferma. Anche sul sito del Museo abbiamo attivato la rubrica #vetrineaperte, per riproporre, in modo più sistematico e più facilmente raggiungibile, il racconto che è stato pensato per l’allestimento del Museo archeologico e mettere in evidenza le storie più curiose o sconosciute. A partire dal 3 aprile, inoltre, il Museo archeologico di Cagliari ha aperto online i suoi quattro piani con il tour virtuale! I visitatori hanno la possibilità di ripercorrere, attraverso la navigazione all’interno di 15 immagini a 360°, le sale che espongono i reperti che amano oppure di esplorarle per la prima volta e ripromettersi una visita reale alla riapertura. La vita del Museo è nel contatto coi cittadini e nel continuo scambio che avviene tra noi e loro. In questo momento non possiamo vederci fisicamente, ma le grandi possibilità che ci offre la tecnologia ci consentono di tenere stretti i legami e riprometterci di incontrarci il prima possibile, ancora insieme".

Flaminia Gennari Santori Gallerie Nazionali di Arte Antica - Palazzo Barberini e Galleria Corsini

https://www.facebook.com/BarberiniCorsini/videos/248424432999486/

"Il nostro museo, dalla sottoscritta a tutti i funzionari e le persone che ci lavorano, è impegnato innanzitutto a riprogrammare le attività previste. Stiamo dialogando con i prestatori delle opere delle mostre in corso (Orazio Borgianni. Un genio inquieto nella Roma di Caravaggio, a cura di Gianni Papi a Palazzo Barberini, e Rembrandt alla Galleria Corsini: l’Autoritratto come san Paolo, a cura di Alessandro Cosma alla Galleria Corsini) per avere la possibilità di prorogarle. Stiamo in generale ragionando sulla programmazione 2020-2021 per mantenere tutti gli impegni presi: la riapertura delle sale dedicate al Cinquecento, l’inaugurazione delle nuove sale dedicate alle mostre temporanee a Palazzo Barberini, e la conclusione dei lavori di rinnovamento delle sale di ingresso di Galleria Corsini. Nel frattempo ci relazioniamo con il nostro pubblico consolidando la nostra presenza sui canali social per essere aperti nelle modalità consentite in questo periodo di crisi cercando di assolvere al nostro compito. La nostra redazione (a cura di Nicolette Mandarano con Paola Villari e Giuseppe Perrino) sta intensificando la narrazione del museo e delle mostre su Facebook, Twitter e Instagram. Alcune rubriche raccontano il museo (#lacollezione, in cui vengono descritte le opere esposte e #andavadimoda per scoprire, attraverso i quadri più importanti, i dettagli della moda del passato) e le due mostre in corso con storie, curiosità, dettagli di allestimento e brevi video con i due curatori. Il 14 aprile inauguriamo una nuova rubrica: #fictionbarberini, in cui raccontiamo Palazzo Barberini attraverso cinema e letteratura. Manteniamo il contatto con il nostro pubblico condividendo su INSTAGRAM con #vistidavoi e #conivostriocchi le foto più belle che i visitatori condividono con il Museo".

Bernardo Agrò, Parco Archeologico Selinunte e Cave di Cusa

Parco Archeologico di Selinunte
Parco Archeologico di Selinunte. Foto di Alessandra Randazzo

In questo momento di grande congiuntura legata alla emergenza che viviamo tutti con estrema attenzione, un ruolo significativo è assunto dal patrimonio culturale e dalla bellezza che ne concerne e che certamente potrà dare un forte impulso al sostegno sociale attivando specifici processi che aiuteranno a riconoscersi in rinnovate relazioni. La bellezza, che si manifesta attraverso le opere artistiche e architettoniche armoniosamente proporzionate, attraverso i dispositivi museografici di Franco Minissi oggi in restauro e inediti, costituisce per l’osservatore un invito a meravigliarsi affinché possa esso stesso di fronte al bello essere capace di crearlo in un mutuo crescendo di emozioni. I templi di Selinunte, concepiti attraverso un accurato studio formale come modelli ideali di perfezione, maestosi, si presentano come protagonisti della memoria di una città che tra le colonie greche di Sicilia ebbe un ruolo predominante e che ancora oggi conserva uno spiccato fascino. Tuttavia, è bene sapere che il Parco ha un “oltre il recinto”, si estende infatti alle Cave di Cusa, uno spazio dal rinomato fascino che rappresenta l’officina dei templi di Selinunte, dove il cantiere è visibile, ancora vivo e ripercorribile nello spazio e nel tempo. Ancora un’altra atmosfera, che merita di essere vissuta è quella de Il Museo del Satiro di Mazara del Vallo con la sua opera d’arte antica unica, il Satiro danzante, una delle più importanti evidenze della bellezza classica mediterranea. Le collezioni preistoriche del Castello Grifeo fanno da sommario, incuriosendo alla riscoperta dei resti archeologici di Partanna. Un sistema museale, quello del Parco, che offre al pubblico circuiti di visita coinvolgenti da un punto di vista emotivo e sensoriale. Questo stesso momento è stato ritenuto un prioritario step per un più intenso lavoro di programmazione. A far data dal nuovo insediamento della nuova direzione, condotta dall’arch. Bernardo Agrò, infatti, sono stati programmati, e in parte già attuati, vari interventi volti al riordino ed alla riorganizzazione degli standard di accoglienza e di fruizione del Parco di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria. Pertanto, il Parco continua il suo corso de “I Cantieri”, integrando a quanto già in realizzato adeguati dispositivi per la riorganizzazione, in attesa della ripartenza. A rafforzare questo percorso di ripartenza si annoverano insigni ospiti nonché grandi gruppi imprenditoriali, soprattutto legati al mondo della comunicazione, quali Google, i quali diventano loro stessi partner del parco di Selinunte in attività di valorizzazione in una continuità di azione che vede il nostro luogo quale grande scenario per le attività di promozione per rilanciare il Concept “Grande Selinunte”.

 

 

 

 

 

musei chiusi direttori
L'Italia ripresa nella sua interezza dalla ISS (2014). Foto NASA, licenza

Passeggiate del Direttore Museo Egizio di Torino Christian Greco

Christian Greco e le sue passeggiate al Museo Egizio da oggi disponibili su YouTube

Avete mai desiderato partecipare alle “passeggiate del Direttore” al Museo Egizio? Da oggi, potrete farlo
online.

Data la momentanea e forzata chiusura delle sue sale al pubblico, il Museo Egizio ha deciso di rendere
disponibile questa esclusiva opportunità a tutti gli interessati, attraverso il suo canale YouTube. Solitamente, le “passeggiate del Direttore” sono un appuntamento mensile, su prenotazione, dedicato ad un gruppo di massimo 30 persone, che visitano la collezione del Museo insieme al Direttore Christian Greco, che sceglie ogni volta un approfondimento tematico diverso.

Da oggi, invece, sarà sufficiente collegarsi a questo link (https://www.youtube.com/watch?v=I-QxzdwQnQo&list=PLg2dFdDRRClGtp33i7xqUwFO82TEVnMz2) scoprire i reperti dell’antico Egitto in compagnia del Direttore attraverso una serie di video fruibili dal proprio device. Ogni giovedì e sabato, nel corso delle prossime settimane di marzo e del mese di aprile, il canale YouTube del Museo Egizio proporrà una nuova puntata di circa 8 minuti, regalando una narrazione completa delle sale condotta da Christian
Greco, che ci terrà compagnia in queste settimane di isolamento.

Passeggiate del Direttore Museo Egizio di Torino Christian Greco
Christian Greco. Foto: Museo Egizio di Torino

“Da sempre ritengo che il Museo Egizio debba essere un patrimonio condiviso e appartenente a tutti -
commenta il Direttore - e in questo momento, in cui siamo chiusi al pubblico e costretti a rimanere nelle
nostre case, è per noi doveroso renderci comunque accessibili e metterci a disposizione della comunità.
Questo è lo spirito e l’obiettivo di questa operazione: un regalo, a chiunque ne abbia voglia, per conoscere
insieme a me la nostra collezione, capire la storia dei reperti che qui sono arrivati e che da quasi 200 anni il
Museo conserva”.

Oltre alla nuova iniziativa, sono già numerosi i contenuti fruibili sul web per visitare la collezione del Museo
Egizio da remoto: tra questi, brevi video auto-prodotti da curatori ed egittologi, disponibili su Instagram
seguendo l’hashtag #iorestoacasa, che comprendono piccoli tutorial, lezioni e consigli di lettura; la serie di
video “Istantanee dalla collezione”; video dedicati alle analisi scientifiche della mostra “Archeologia
Invisibile”, di cui è inoltre disponibile un tour virtuale a cui si può accedere direttamente dal sito del Museo
(https://museoegizio.it).

Modalità diverse e concrete con cui il Museo apre le porte a tutti - virtualmente - con contenuti divulgativi e accessibili confermandosi, ancora una volta, tra i migliori esempi del nostro Paese nell’ambito della comunicazione digitale.

https://www.youtube.com/watch?v=I-QxzdwQnQo