Grecia: Neanderthal e sfruttamento del chert a Samarina

3 Marzo 2016
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Le montagne del Pindo sono uno dei pochi luoghi dove si può rilevare la presenza dei Neanderthal a determinate altitudini. Il periodo è quello tra 40 e 70 mila anni fa, e cioè Paleolitico Medio. Gli scavi, condotti a partire dal 2002, hanno fatto emergere centinaia di siti relativi alla cultura Musteriana Levallois.
Il ritrovamento di migliaia di strumenti litici a Samarina, nella regione di Grevena della Macedonia Occidentale, testimonia in particolare la presenza dei Neanderthal a 1600-2100 metri di altitudine. Rilevante è un affioramento roccioso di chert, la più importante risorsa di materie prime per i cacciatori del Paleolitico Medio.
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I Neanderthal usarono diossido di manganese per accendere il fuoco?

26 Febbraio 2016
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Nel loro passaggio in Francia, i Neanderthal hanno spesso lasciato blocchi neri di ossidi di manganese. Solitamente, si spiega il loro utilizzo come coloranti e mezzo di espressione.
Un nuovo studio, pubblicato su Nature: Scientific Reports, sfida questa interpretazione consueta: grazie ad analisi ed esperimenti, gli autori sono giunti alla conclusione che l'utilizzo più vantaggioso e sensato del diossido di manganese era quello nell'ambito dell'accensione del fuoco.
L'utilizzo del diossido di manganese per l'accensione del fuoco non è però noto dai moderni cacciatori raccoglitori: questa conoscenza si deve perciò essere persa nel tempo. La scoperta aprirebbe pure nuove possibilità circa le capacità cognitive dei Neanderthal. Oggi non sappiamo come i Neanderthal accendessero il fuoco 50 mila anni fa, ma accendere un fuoco con una selce (e senza metallo) diventa molto più semplice utilizzando il diossido di manganese. Tipicamente, allora si sarebbe conservato del legno secco, ma grazie al diossido di manganese il fuoco avrebbe pure tollerato l'utilizzo di legno più "fresco".
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[Dall'Abstract:] Diversi siti del Musteriano in Francia hanno consegnato diversi piccoli blocchi neri. L'usuale interpretazione è che questi ‘ossidi di manganese’ fossero raccolti per le loro proprietà coloranti e nella decorazione del corpo, potenzialmente per espressioni simboliche. I Neanderthal abitualmente utilizzavano il fuoco e nel caso in cui avessero bisogno di materiale nero per decorare, fuliggine e carbonella erano prontamente disponibili, mentre ottenere ossidi di manganese avrebbe avuto costi considerevolmente superiori. Le analisi di composizione ci conducono a dedurre che gli ultimi Neanderthal a Pech-de-l’Azé I selezionavano deliberatamente diossido di manganese. Gli esperimenti di combustione e le misurazioni termo-gravimetriche dimostrano che il diossido di magnanese riduce la temperatura di autoignizione e aumenta in maniera sostanziale il tasso di combustione del carbone di legna, spingendoci a concludere che l'utilizzo più vantaggioso per il diossido di manganese fosse nell'accensione del fuoco. Con prove archeologiche di focolai e la conversione di diossido di manganese in polvere, si sostiene che i Neanderthal a Pech-de-l’Azé I utilizzarono il diossido di manganese per l'accensione di fuochi e per produrre fuoco su richiesta.
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Un ulteriore e più antico mescolamento tra moderni umani e Neanderthal

17 - 18 Febbraio 2016

Scenario del mescolamento tra umani e Neanderthal. Il DNA presente nei moderni umani fuori dall'Africa ha la sua origine nel mescolamento tra 47 e 65 mila anni fa (freccia verde). Ma il DNA dei moderni umani nei Neanderthal è probabilmente dovuto a un contatto risalente a 100 mila anni fa (freccia rossa). Credit: © Ilan Gronau
Scenario del mescolamento tra umani e Neanderthal. Il DNA presente nei moderni umani fuori dall'Africa ha la sua origine nel mescolamento tra 47 e 65 mila anni fa (freccia verde). Ma il DNA dei moderni umani nei Neanderthal è probabilmente dovuto a un contatto risalente a 100 mila anni fa (freccia rossa). Credit: © Ilan Gronau

I sentieri di moderni umani e Neanderthal si sono incrociati a lungo. Ed è pure noto (dal 2010) che individui delle due specie si siano accoppiati: questi eventi vengono fatti risalire al periodo tra 47 e 65 mila anni fa, al periodo della migrazione umana "fuori dall'Africa".
Un nuovo studio, pubblicato su Nature, ha utilizzato diversi metodi di analisi del DNA e ha rilevato l'esistenza di forti prove a sostegno di un ulteriore evento di mescolamento, più antico e stimato a 100 mila anni fa. Le prove sarebbero da ritrovarsi nella presenza di DNA dei moderni umani negli stessi Neanderthal. Gli autori fornirebbero le prove di uno scenario nel quale i moderni umani abbandonarono il continente africano, mescolandosi con membri arcaici (e ora estinti) della famiglia umana. Questo sarebbe successo prima della migrazione "fuori dell'Africa" da parte dei moderni non Africani, avvenuta non meno di 65 mila anni fa.
Un altro elemento interessante di questa ricerca è che essa mostra un segnale di mescolamento nella direzione "opposta", cioè si mostra DNA dei moderni umani in quello dei Neanderthal, piuttosto che il contrario. Questi risultati sono stati ottenuti dal confronto del genoma completo di parecchie centinaia di umani contemporanei e di quattro provenienti da umani arcaici.
Questo flusso genetico si applicherebbe a un determinato Neanderthal, ritrovato nei Monti Altai, nella Siberia meridionale, al confine tra Russia e Mongolia. Il moderno umano che contribuì a questo flusso nel Neanderthal dell'Altai deve esser migrato ben prima di 60 mila anni fa. Al contrario, i Neanderthal nelle grotte europee di Spagna e Croazia non presenterebbero DNA derivato da moderni umani. Nello studio è stato incluso anche un Denisovan, che visse nella stessa grotta dell'Altai. Anche se questi ultimi tre casi non presentano tracce di DNA da moderni umani, per gli autori dello studio questo non significa che non vi sia stato in assoluto mescolamento tra le specie in questione.
Le sequenze umane nei Neanderthal deriverebbero da un gruppo di moderni umani dall'Africa che si separò in precedenza dagli altri umani, attorno a 200 mila anni fa (che è più o meno il tempo della divergenza tra le odierne popolazioni africane).
L'analisi comprende pure il genoma di 500 moderni Africani, per vedere se nel Neanderthal dell'Altai vi sono regioni con sequenze simili a quelle nei moderni umani. Coerentemente con l'ipotesi proposta, nel genoma del Neanderthal dell'Altai si sarebbero rilevate mutazioni che è possibile ritrovare nei moderni Africani ma non nel Denisovan o negli altri Neanderthal di Spagna e Croazia.
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L'eredità dei Neanderthal nei tratti delle popolazioni eurasiatiche

11 Febbraio 2016

Il DNA dai Neanderthal influenza molti tratti fisici nelle popolazioni eurasiatiche. Credit: Michael Smeltzer, Vanderbilt University
Il DNA dai Neanderthal influenza molti tratti fisici nelle popolazioni eurasiatiche. Credit: Michael Smeltzer, Vanderbilt University

È noto, a partire dal 2010, che le popolazioni di origine eurasiatica possiedono una percentuale compresa tra l'1 e il 4% del loro DNA che è ereditata dai Neanderthal.
Un nuovo studio, pubblicato su Science, per la prima volta confronta il DNA neanderthaliano nei genomi di queste popolazioni, con le registrazioni cliniche relative. Si è concluso che questa eredità ancora oggi influenza la nostra moderna biologia, in maniera sottile ma molto significativa.
I tratti nei quali si riscontra un'influenza neanderthaliana. Credit: Deborah Brewington, Vanderbilt University
I tratti nei quali si riscontra un'influenza neanderthaliana. Credit: Deborah Brewington, Vanderbilt University

In particolare, risultano influenzati diversi tratti clinici nei moderni umani, con conseguenze per quanto riguarda malattie di carattere immunitario, dermatologico, neurologico, psichiatrico e riproduttivo. I ricercatori ritengono che alcune di queste associazioni possono aver costituito un vantaggio adattativo durante le migrazioni in ambienti non africani (40 mila anni fa), che presentavano patogeni e livelli di esposizione solare differenti. Ad ogni modo, molti di questi tratti potrebbero non essere più vantaggiosi oggi, nell'ambiente moderno nel quale viviamo.

Alcune ipotesi avanzate in studi precedenti sono state confermate: questa eredità tocca i cheratinociti, che aiutano a proteggere la pelle dai danni relativi alle radiazioni ultraviolette e altri patogeni, influenzando oggi il rischio di sviluppare cheratosi (lesioni causate dal sole). Tra le sorprese, si è rilevato come l'eredità neanderthaliana influenzi il rischio di dipendenza da nicotina, mentre il rischio di depressione viene toccato in parte positivamente, in parte negativamente. Anche la coagulazione del sangue è influenzata: se in passato una ferita che si chiude più rapidamente costituiva un vantaggio, oggi un'ipercoagulazione aumenta il rischio di infarti, di embolia polmonare e di complicazioni durante la gravidanza.
I ricercatori sottolineano poi il carattere innovativo dello studio, che costituisce una nuova modalità di investigazione per gli effetti nella recente evoluzione umana.
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Gli Arabi indigeni diretti discendenti delle popolazioni migranti "fuori dall'Africa"

4 Febbraio 2016
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Gli indigeni Arabi sarebbero i diretti discendenti delle popolazioni che migrarono "fuori dall'Africa", prima della colonizzazione di Europa e Asia da parte di altre popolazioni.
Questi i risultati di un nuovo studio che ha preso in esame 104 genomi completi di nativi della Penisola Arabica (dei quali 56 Beduini, ritenuti i migliori rappresentanti degli Arabi autoctoni), che sono stati poi confrontati con altri 1092 da popolazioni da tutto il mondo, nell'ambito del 1000 Genomes Project. Gli Arabi sono risultati un raggruppamento unico separato dalla popolazione africana iniziale, mentre Europei e Asiatici sono risultato di divergenze successive.
In precedenza, si era già ipotizzato che le migrazioni "fuori dall'Africa" fossero passate proprio dalla Penisola Arabica, tra 125.000 e 60.000 anni fa. Gli studiosi sottolineano come tutte le popolazioni (Arabi, Europei e Asiatici) siano riuscite indipendentemente a diventare egualmente sofisticate e avanzate. Oltre a questo, lo studio sottolinea l'importanza di effettuare ricerche mediche su popolazioni umane specifiche, caratterizzate da differenze genetiche: il diabete, ad esempio, colpisce il 22% della popolazione del Qatar.
[Dall'Abstract:] Una questione aperta nella storia delle migrazioni umane è quella dell'identità delle prime popolazioni eurasiatiche che hanno lasciato discendenti contemporanei. La Penisola Arabica fu il luogo iniziale delle migrazioni "fuori dall'Africa" che si verificarono tra 125.000 e 60.000 anni fa, conducendo all'ipotesi per la quale le prime popolazioni eurasiatiche si stabilirono nella penisola, con gli Arabi indigeni contemporanei come diretti discendenti di queste antiche popolazioni. Per valutare questa ipotesi, si sono sequenziati interi genomi di 104 nativi non imparentati della Penisola Araba (con alta copertura), comprendendo 56 di discendenza araba indigena (NdT: più precisamente, si tratta di 56 Beduini indigeni, ritenuti i migliori rappresentanti degli Arabi autoctoni). I genomi arabi indigeni definiscono un raggruppamento distinto da altri gruppi ancestrali, e questi genomi mostrano chiari segni distintivi dell'antico collo di bottiglia "fuori dall'Africa". Analogamente ad altre popolazioni del Medio Oriente, gli Arabi indigeni hanno livelli più elevati di mescolamento coi Neanderthal, in confronto agli Africani, ma livelli inferiori in rapporto ad Europei e Asiatici. Questi livelli di mescolamento con i Neanderthal sono coerenti con una prima divergenza di antenati arabi, successiva al collo di bottiglia "fuori dall'Africa", ma prima degli eventi principali di mescolamento coi Neanderthal in Europa e altre regioni dell'Eurasia. [...] Questi risultati collocano gli Arabi indigeni come i più lontani parenti di tutti gli altri contemporanei non Africani e identificano queste popolazioni come i primi discendenti delle prime popolazioni eurasiatiche che si stabilirono con le migrazioni "fuori dall'Africa".Leggere di più


Adattamento all'ambiente e mescolamento di antichi umani, Neanderthal e Denisovan

7 Gennaio 2016

Frequenza del DNA TLR analogo a quello dei Neanderthal, sulla base di un set di 1000 genomi. Dannemann et al./American Journal of Human Genetics 2016
Frequenza del DNA TLR analogo a quello dei Neanderthal, sulla base di un set di 1000 genomi. Dannemann et al./American Journal of Human Genetics 2016

Quando, in epoca preistorica, umani e Neanderthal si mescolarono in Europa, si determinarono modificazioni genetiche che hanno aumentato la nostra capacità di allontanare le infezioni, ma al contempo la nostra predisposizione alle allergie si sarebbe pure incrementata.
Due nuovi studi pubblicati sull'American Journal of Human Genetics hanno rilevato come il mescolamento degli antichi umani con i Neanderthal e i Denisovan abbia influenzato l'attuale diversità genetica. Si sottolinea pure quanto il movimento dei geni tra le specie sia stato importante per l'immunità innata nell'uomo.
Studi precedenti avevano sottolineato come percentuali fino al 6% del genoma umano in Eurasia derivassero da quello di quegli antichi ominidi come Neanderthal e Denisovan. Uno dei due nuovi studi ha esaminato il ruolo di questa parte del genoma in relazione al sistema immunitario, scoprendo pure che per certi geni relativi alle immunità innate pochi cambiamenti sarebbero intervenuti per lunghi periodi di tempo. Per altri, invece, a causa delle epidemie la selezione sarebbe stata più rilevante, emergendo alcune varianti. La maggior parte degli adattamenti si colloca tra i sei e i tredicimila anni fa.
In conclusione, l'importanza del mescolamento degli antichi umani con Neanderthal e Denisovan ha contribuito al nostro adattamento all'ambiente, sia riguardo la reazione agli agenti patogeni che nel metabolizzare i cibi.
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Iran: manufatti e resti del Paleolitico dalla Valle Sirvan

30 Dicembre 2015
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Strumenti litici del Paleolitico sono stati ritrovati nelle grotte e nei rifugi della Valle Sirvan, vicino il villaggio di Nav nella provincia iraniana del Kurdistan.
Appartenevano a cacciatori raccoglitori dell'Età della Pietra, che sarebbero vissuti nella Valle tra i quaranta e i dodici mila anni fa. I reperti, oltre a strumenti litici, comprendono ossa animali e i resti di un forno. 
Di particolare interesse il rifugio Marv, datato al Paleolitico Medio, con cacciatori e resti forse datati tra i settanta e i quaranta mila anni fa. Si trattava probabilmente di Neanderthal.
Link: MEHR News; The Iran ProjectIran Daily; Archaeology News Network.
La provincia del Kurdistan in Iran, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da Nima Farid (Original work by Uwe Dering. Highlighted by Dr. Blofeld - Based on File:Iran location map.svg).
 


I Neanderthal a Baker's Hole dormivano all'addiaccio

14 Dicembre 2015
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Baker's Hole è un importante sito per il Paleolitico Medio, situato presso una vecchia cava di gesso vicino Northfleet, nel Kent. Studiosi dell'Università di Southampton ne stanno esaminando il clima passato (tra 250 e 200 mila anni fa) in relazione alle condizioni di vita dei Neanderthal.
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Questi, provenienti dall'Europa Settentrionale, non costruirono qui rifugi, né vissero in grotte. Dormivano molto probabilmente all'addiaccio, e la pelliccia era loro sufficiente. Strumenti litici, denti di mammut e altri fossili (di leoni, cervi giganti e orsi) furono ritrovati a Baker's Hole in passato.
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Differenze di sviluppo nel volto tra moderni umani e Neandertal

7 Dicembre 2015
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Un nuovo studio ha preso in esame i processi di sviluppo che differenziano le ossa del volto nei moderni umani da quelle nei Neanderthal.
I volti dei Neanderthal sono caratterizzati da un marcato prognatismo (cioè hanno un viso grande che tende a proiettarsi all'esterno, con riferimento alla relazione posizionale di mandibola e mascella), similmente ai loro antenati da Sima de los Huesos, e in maniera invece differente da quanto nei volti dei moderni umani, che sono più ritirati. La differenza nello sviluppo del volto sarebbe evidente a partire dai cinque anni di vita circa.
Secondo gli studiosi, si tratterebbe di un'importante scoperta per l'evoluzione, considerando che alcuni oggi propongono di considerare i Neanderthal come ancora appartenenti al ramo dei moderni umani. I risultati dello studio in questione invece suggerirebbero di no. Il prossimo obiettivo sarebbe quello di comprendere come i moderni umani acquisirono il loro diverso sviluppo nel volto.
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I Neanderthal di Saccopastore, i primi ad arrivare in Italia

3 - 4 Novembre 2015
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Nuova datazione per i resti di due Neanderthal ritrovati a Saccopastore, nella valle del fiume Aniene, e attualmente nella parte nord-orientale di Roma. Sulla base di una nuova analisi dei depositi sedimentari nei quali si trovavano i resti, questi ultimi risalirebbero a 250 mila anni fa: oltre 100 mila in più di quanto ritenuto finora.
È conseguentemente a quell'epoca che bisogna riferire l'arrivo dei primi Neanderthal in Italia, un arrivo che risulta ora contemporaneo a quello nell'Europa Centrale e Settentrionale. D'altra parte, per Fabrizio Marra gli utensili ritrovati presenterebbero caratteristiche ben più antiche di una datazione a 125 mila anni fa. I Neanderthal furono ritrovati nella cava di ghiaia di Saccopastore tra il 1929 e il 1935. Fino a pochi mesi fa, il Neanderthal più antico in Italia era quello dell'Uomo di Altamura, dalla caverna di origine carsica di Lamalunga, nell’Alta Murgia pugliese.
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