Paolino di Nola

15 maggio 1909: Paolino di Nola ritorna a casa

15 maggio 1909: Paolino di Nola ritorna a casa

Il 15 maggio 1909, dopo quasi un millennio di assenza, le reliquie di Paolino facevano ritorno alla sua amata Nola. Queste erano state traslate – o forse sarebbe meglio dire trafugate – da Nola nel IX secolo da Sicardo di Benevento (†839): il Ducato di Benevento dalla metà del secolo precedente aveva avviato una politica di appropriazione di reliquie dai territori limitrofi, che se da un lato rispondeva al bisogno di salvare i corpora sanctorum da scorrerie saracene o incursioni e devastazioni barbariche, dall’altro era tesa al rafforzamento del prestigio della città e della sua Chiesa1.

Paolino di Nola Duomo reliquie
Urna con le reliquie di Paolino di Nola, presso il Duomo. Foto di Bocachete, in pubblico dominio

Sappiamo, infatti, che dall’VIII secolo in poi Benevento accumulò un ricco tesoro di reliquie tra cui vale la pena ricordare quelle di Massimo, vescovo di Nola, Gennaro, vescovo di Napoli, l’apostolo Bartolomeo, Deodato di Nola, vescovo dopo il nostro, Trofimena da Amalfi e Paolino2. Interessante il fatto che Benevento si riappropriasse del “suo” Gennaro e che fossero non pochi i santi nolani traslati. Mentre per altri santi possediamo un testo della translatio a Benevento, per il vescovo nolano purtroppo siamo sprovvisti di un racconto.

L’unica fonte che accerta la presenza del corpo di Paolino a Benevento è la Chronica monasterii Casinensis (II, 24), che riporta più o meno intorno all’anno 1000 la notizia del successivo trasferimento delle reliquie da Benevento a Roma.

Anno tertio abbatis huius, qui est millesimus ab incarnatione dominica, prefatus imperator Beneventum venit et causa penitentie, quam illi beatus Romualdus inuxerat, abiit ad montem Garganum. Reversusque consequenter Beneventum petiit a civibus corpus sancti Bartholomei apostoli. Qui nichil tunc ei negare audentes habito cum archiepiscopo, qui tunc eidem urbi presidebat, consilio corpus beati Paulini episcopi, quod satis decenter apud episcopium aiusdem civitatis erat reconditum, callide illi pro corpore apostoli obtulerunt, et eo sublato recessit huiusmodi fraude deceptus. Quod postquam rescivit, nimium indignatus corpus quidem confessoris, quod detulerat, honorifice satis ad Insulam Rome recondidit, evestigio autem Beneventum regressus obsedit eam undique per tempus aliquod, se d nichil adversus eam prevalens Romam reversus est3.

Leone di Ostia racconta che Ottone III, dopo il pellegrinaggio al santuario micaelico del Gargano, visitò Benevento e richiese il corpo dell’apostolo Bartolomeo. Non volendo perdere il prestigio di una così preziosa reliquia, il vescovo Alfano optò per una sostituzione di corpi: Paolino fu dato all’imperatore al posto di Bartolomeo! Ad Ottone III non sfuggì l’inganno ma preferì portare il corpo a Roma, deponendolo presso l’Isola Tiberina. Qui, secondo la tradizione successiva, Ottone avrebbe portato anche il corpo di Bartolomeo, e qui, per più di 8 secoli, le spoglie mortali di Paolino riposarono4.

Il 28 maggio 1900, in occasione del pellegrinaggio nolano a Roma per l’Anno Santo, il vescovo Agnello Renzullo rivolse a papa Leone XIII la richiesta per ottenere il Corpo del Santo. In realtà tale richiesta era stata già avanzata qualche anno prima dal vescovo Giuseppe Formisano a Pio IX5. La domanda del vescovo Renzullo fu accompagnata da un volume, che raccoglieva «i voti di tutto l’Episcopato Campano e dei fedeli della Diocesi raccolte per Parrocchia»6. L’11 marzo successivo Leone XIII ordinò la ricognizione del corpo in vista della restituzione7. In quell’occasione Luigi Ranieri, decano del capitolo della cattedrale, diede alle stampe la dissertazione sulla restituzione delle reliquie: De exuviis S. Paulini Episcopi et Confessoris Nolanae Urbi restituendis dissertatio8.

La scomparsa di Leone XIII nel 1903, purtroppo, bloccò la faccenda che rimase in sospeso fino al 1908. Il 1 settembre il vescovo Renzullo si rivolse al nuovo pontefice Pio X; toccando la corda sentimentale in occasione del giubileo sacerdotale del pontefice, confortato dal comune desiderio dell’Episcopato campano e quasi desiderando il ritorno di Paolino come contrapposto per Giordano Bruno, cui allude alla fine della lettera, così gli scrisse:

Agnello Renzullo Vescovo di Nola espone e domanda alla Santità Vostra quanto segue. Possano i secoli ed il nome del gran Vescovo Paolino non si cancella dalla memoria di questo gregge Nolano, né scema in esso il vivo desiderio più che millenario di ricevere le amate ossa di Lui, rapite dai Longobardi e poscia da Benevento trasportate nell’alma Roma.
Fu tante volte fatto ricorso ai Romani Pontefici per la grazia della restituzione, ma vari ostacoli impedirono sempre l’esaudimento delle nostre preghiere.
Non è molto, all’immortale Vostro Predecessore furono presentate le suppliche di tutto l’Episcopato Campano, di molti Municipi della regione e di molti corpi morali; ma la sospirata grazia non poté essere concessa.
Ora, in quest’anno del Vostro Giubileo Sacerdotale, anno in cui l’Augusto e Magnanimo cuore vostro è disposto a dispensare le maggiori grazie, io, conscio dei voti dei miei Confratelli e dei miei figliuoli, raccolgo in me le preghiere di tutti e le umilio al Vostro Soglio Pontificio, implorando istantissimamente che concediate la grazia a maggior gloria di Dio, a maggior venerazione del gran Santo, a documento del Vostro Giubileo Sacerdotale, ad incremento della nostra pietà, a contrapposto solenne in questa città all’infausta memoria e monumento del frate apostata nolano9.
Nella ferma speranza di essere esaudito, mi prostro con la massima devozione al bacio dei Sacri Piedi ed imploro l’Apostolica Benedizione.10

Il papa accolse volentieri la richiesta e già il 10 settembre diede il consenso, apposto di sua mano in calce alla lettera di mons. Renzullo. Il 28 febbraio 1909 lo stesso vescovo ne diede lieto annuncio alla Diocesi, in una notificazione entusiastica in cui tesseva le sue lodi per Paolino, santo del Clero, dei Religiosi, del Laicato, dei Reggitori dei popoli, dei Nobili, degli Artisti, dei Letterati, dei Coniugati, dei Plebei, dei Poveri e degli Afflitti, sintetizzandone così il poliedrico spessore umano, intellettuale e spirituale11.

Alle ore 11,00 del 14 maggio 1909 avvenne in Vaticano la consegna delle ossa. Erano presenti accanto al vescovo di Nola gli allora vescovi di Piedimonte, Acerra, Castellammare di Stabia e Gaeta, i principi Filippo e Giuseppe Lancellotti, la marchesa Filiasi, il sindaco di Nola, dott. Felice De Sena e altri sindaci della Diocesi. Alle 17,05 del 15 maggio le reliquie di Paolino arrivarono a Nola su un treno speciale e furono accolte da una folla gioiosa, che le accompagnò fino alla Chiesa del Carmine dove rimasero per la notte. Il giorno successivo furono portate in Cattedrale, dopo una processione di circa quattro ore. In Cattedrale, tra l’altro riaperta dopo la ricostruzione proprio in quell’anno, le reliquie furono esposte alla venerazione fino al 23 maggio, giorno in cui furono richiuse nell’urna e processionalmente collocate nell’attuale cappella laterale12.

Duomo di Nola. Foto di Bocachete, in pubblico dominio

Fu notato che il definitivo ritorno di Paolino a Nola, dopo il suo primo arrivo come governatore della Campania e il successivo trasferimento dopo la conversione e l’ordinazione presbiterale, avvenne esattamente 1500 anni dopo la sua elezione a vescovo nel 40913. Tantissime furono le manifestazioni anche letterarie in occasione di tale evento, raccolte nel 1990 in un volume del Centro Studi e Documentazioni su Paolino di Nola, frutto di un convegno tenuto nel 1989 nell’ottantesimo anniversario della traslazione di Paolino14.

Paolino di Nola
Statua in cartapesta di San Paolino di Nola, sulla punta del giglio. Foto di Achille Battimelli, in pubblico dominio

Piace concludere con una curiosità e con qualche verso di Paolino. La curiosità. Quando il vescovo Renzullo inviò la sua richiesta al papa, la sua lettera fu accompagnata da altre 12 scritte da vescovi campani, nella quale si mostravano entusiasti della proposta di mons. Renzullo di proclamare Paolino protettore dei Seminari Campani15. La richiesta forse su solo un proposito, che per altre vie e in forme più grandi si sarebbe avverata nel 2016, quando Paolino fu proclamato patrono di tutta la Campania insieme a San Gennaro.

La basilica paleocristiana di Cimitile, con le tombe di san Felice e san Paolino di Nola. Foto di Bocachete, in pubblico dominio

I versi. Paolino fu profondamente legato a Nola e, in particolare a Cimitile, tant’è che la preferì alla Gallia e alla Spagna e, quando poté celebrare il primo dies natalis dell’amato san Felice ricorda la tanta strada percorsa tra pericoli e amore per raggiungerlo. Queste le parole rivolte a Felice, che ce lo rendono umanissimo e vicinissimo, bramoso come tutti di tornare alla patria del cuore:

Ex illo qui me terraque marique labores
distulerint a sede tua procul orbe remoto,
nouisti; nam te mihi semper ubique propinquum
inter dura uiae uitaeque incerta uocaui.
Et maria intraui duce te, quia cura pericli
cessit amore tui, nec te sine; nam tua sensi
praesidia in domino superans maris aspera Christo;
semper eo et terris te propter tutus et undis. […]
Sis bonus o felixque tuis dominumque potentem
exores, liceat placati munere Christi
post pelagi fluctus mundi quoque fluctibus actis
in statione tua placido consistere portu.
Hoc bene subductam religaui litore classem,
in te conpositae mihi fixa sit anchora uitae.

Tu conosci quali peripezie per terra e per mare da quel tempo mi abbiano tenuto lontano dalla tua dimora in un paese remoto; infatti ti ho invocato sempre e dovunque a me vicino tre le asperità del viaggio e le incertezze della vita. E mi accinsi a percorrere i mari sotto la tua guida, perché la preoccupazione del pericolo cedette per amore di te, né senza il tuo aiuto; ho sentito infatti la tua protezione superando in Cristo Signore le insidie della navigazione; con la tua protezione sempre avanzo sicuro e per terra e per mare. […] Sii benigno e favorevole ai tuoi devoti e prega il Signore potente affinché sia concesso a noi, che dopo i flutti del mare placato per la grazia di Cristo, superati anche i flutti del mondo, ci fermiamo nella tua casa come in placido porto. A questo lido ho ormeggiato la mia nave felicemente giunta a riva16.

L'argomento è stato già trattato dall'autore sul sito della Diocesi di Nola.

1 Cf. G. Luongo, Alla ricerca del sacro. Le traslazioni dei santi in epoca altomedievale, in A. Ruggiero (a c. di), Il ritorno di Paolino a Nola. 80° dalla Traslazione a Nola. Atti, documenti, testimonianze letterarie, Strenae Nolanae 3, Marigliano 1990, pp. 33-34.

2 Ivi, pp. 35-36.

3 MGH SS. 34, p. 208.

4 Filippo R. De Luca riporta la notizia di ben tre ricognizioni del corpo, avvenute rispettivamente nel 1711, nel 1806 e nel 1867 (cf. F.R. De Luca, I documenti relativi alla traslazione del corpo di S. Paolino conservati nell’Archivio Storico Diocesano di Nola, in Ruggiero (a c. di), Il ritorno di Paolino…, pp. 41-42).

5 Presumibilmente tra il 1855 e il 1878.

6 De Luca, I documenti relativi…, p. 42.

7 Sappiamo che cardinale Bartolomeo Bacilieri, vescovo di Verona e titolare della Basilica di S. Bartolomeo sull’Isola tiberina si era opposto, temendo di perdere così importanti reliquie; cf. De Luca, I documenti relativi…, p. 42 e p. 44.

8 L. Ranieri, De exuviis S. Paulini Episcopi et Confessoris Nolanae Urbi restituendis dissertatio, in Ruggiero (a c. di), Il ritorno di Paolino…, pp. 64-121.

9 Si tratta di Giordano Bruno.

10 Appello del vescovo Agnello Renzullo a Papa Pio X per la restituzione del corpo di S. Paolino in Ruggiero (a c. di), Il ritorno di Paolino…, pp. 123-124.

11 Agnello Renzullo, Notificazione del ritorno del corpo di S. Paolino, in Ruggiero (a c. di), Il ritorno di Paolino…, pp. 141-145; l’elogio di Paolino si trova a p. 144.

12 Il resoconto di quelle giornate fu pubblicato nel «Bollettino religioso per la Diocesi di Nola» – Anno VIII – n. 86 – Giugno 1909, che si può leggere in Ruggiero (a c. di), Il ritorno di Paolino…, pp.149-163.

13 Ivi, p. 163.

14 A. Ruggiero (a c. di), Il ritorno di Paolino a Nola. 80° dalla Traslazione a Nola. Atti, documenti, testimonianze letterarie, Strenae Nolanae 3, Marigliano 1990.

15 De Luca, I documenti relativi…, p. 45.

16 Paul. Nol. carm. 13, vv. 10-17. 31-35; trad. italiana in A. Ruggiero, Paolino di Nola. I carmi, Strenae Nolanae 6, Marigliano 1996, pp. 214-217.


Da Castel Nuovo all'Acquedotto augusteo, per i sentieri di Open House Napoli

Open House Napoli 2019 è l'evento che nell'ultimo week-end di Ottobre apre le porte al pubblico rispetto a spazi ed edifici storici e moderni che normalmente rimangono chiusi e di conseguenza non accessibili ai potenziali visitatori.

Ed è proprio in quest'ottica che vengono proposti questi tre itinerari, da compiersi attraverso un percorso che si ritiene agevole, lineare e ricco di fascino, dove il criterio della facile raggiungibilità sembra ottimamente sposarsi alla valenza che questi edifici hanno avuto per lo sviluppo della città nel corso dei secoli.

  1. Itinerario (Castel Nuovo: Antisale, Sala dei Baroni e Cappella Palatina - Teatro Mercadante - Palazzo Orsini di Gravina)
Castel Nuovo visto dall'alto. Foto di Little john

Il Primo Itinerario parte da Castel Nuovo, il Maschio Angioino del popolo partenopeo, dove visitiamo le Antisale, la cosiddetta Sala dei Baroni e la Cappella Palatina, spazi normalmente di non facile accesso rispetto all'insieme della fortezza.

Particolare curiosità suscita, tra gli ambienti del castello proposti alla visita, la Sala Dei Baroni, la "Sala Mayor" del Castello angioino, voluta da Roberto D'Angiò e rifatta ed ampliata sotto il regno di Alfonso d'Aragona, così chiamata in quanto nel 1486 vi furono arrestati i baroni che avevano partecipato alla congiura contro Ferrante I d'Aragona, invitati dallo stesso Re per festeggiare le nozze di sua nipote con il figlio del conte di Sarno.

Attualmente la sala è adibita a sede delle riunioni del Consiglio Comunale.

Altro ambiente suggestivo è quello rappresentato dalla Cappella Palatina, unica testimonianza dell'antica reggia angioina, sottoposta nei secoli a numerosi rifacimenti che hanno coinvolto l'attuale portale marmoreo, opera di Andrea dell'Aquila, che ha sostituito alla metà del XV secolo quello angioino, e il rosone soprastante, progettato dal catalano Matteo Forcimanya nel 1470, che sostituì quello trecentesco distrutto da un terremoto.

A poche centinaia di metri di distanza ammiriamo lo storico edificio che ospita il Teatro Mercadante, detto anche Teatro del Fondo, costruito tra il 1776 e il 1778 grazie ai beni confiscati ai Gesuiti in seguito alla loro espulsione da Napoli.

In questo teatro il 4 Dicembre 1816 venne rappresentata la prima assoluta dell'Otello di Gioacchino Rossini.

Nel 1870 diventa Teatro Mercadante, in onore dell'omonimo musicista pugliese formatosi a Napoli.

Dal 2003 è gestito dall'Associazione Teatro Stabile Città di Napoli, nel 2005 riceve il riconoscimento come Teatro Stabile ad iniziativa pubblica e nel 2015 diventa Teatro Nazionale.

Risalendo su Via Medina ed una volta giunti nella storica Piazza Monteoliveto a poca distanza si erge maestosa la sagoma del Palazzo Orsini dGravina, che ospita dal 1936 la Facoltà di Architettura dell'Università degli Studi "Federico II".

Venne fatto costruire dal Duca di Gravina in Puglia Ferdinando Orsini a partire dal 1513, dopo aver acquistato un terreno appartenuto alla Basilica di S. Chiara e verrà ultimato solamente nel 1762 ad opera di Mario Gioffredo; alla fine del Settecento il palazzo viene però espropriato dai creditori e trasformato in casamento d'affitto.

Conclusi i lavori nel 1848, l'edificio fu coinvolto nei moti rivoluzionari di quell'anno, restando gravemente danneggiato, e l'anno seguente fu acquistato dal Governo Napoletano per essere restaurato ed edibito a funzioni pubbliche.

Con l'insediamento della Facoltà di Architettura lo storico Palazzo subirà il suo ultimo generale programma di restauro che gli conferirà la veste che conserva tuttora.

 

-INFO UTILI-

-Castel Nuovo (Piazza Municipio)

apertura Sabato 26/10 dalle ore 15.00 alle ore 16.00 - dalle ore 16.00 alle ore 17.00 - dalle ore 17.00 alle ore 18.00 - dalle ore 18.00 alle ore 19.00.

"          Domenica 27/10 dalle ore 10.00 alle ore 11.00 dalle ore 11.00 alle ore 12.00 dalle ore 12.00 alle ore 13.00.

Visita su prenotazione (www.openhousenapoli.org)

Accessibilità totale per disabili, bambini e animali.

Durata della visita: 60 min.

-Teatro Mercadante (Piazza Municipio)

apertura Sabato 26/10 dalle ore 10.30 alle ore 11.30 - dalle ore 11.30 alle ore 12.30 - dalle ore 12.30 alle ore 13.30.

"         Domenica 27/10 dalle ore 10.30 alle ore 11.30 - dalle ore 11.30 alle ore 12.30 - dalle ore 12.30 alle ore 13.30.

Visita su prenotazione (www.openhousenapoli.org)

Accessibilità parziale per disabili

Accessibilità totale per bambini

Non accessibile ad animali

Durata della visita: 60 min.

Palazzo Orsini di Gravina (Via Monteoliveto, 3)

apertura Sabato 26/10 dalle ore 09.30 alle ore 10.30 - dalle ore 10.30 alle ore 11.30 - dalle ore 11.30 alle ore 12.30 - dalle ore 12.30 alle ore 13.30 - dalle ore 13.30 alle ore 14.30 - dalle ore  14.30 alle ore 15.30 - dalle ore 15.30 alle ore 16.30 - dalle ore 16.30 alle ore 17.30 - dalle ore 17.30 alle ore 18.30.

"         Domenica 27/10 dalle ore 09.30 alle ore 10.30 - dalle ore 10.30 alle ore 11.30 - dalle ore 11.30 alle ore 12.30.

Visita su prenotazione (www.openhousenapoli.org)

Accessibilità totale per disabili, bambini e animali

Durata della visita: 60 min.

 

2. Itinerario (Archivio Storico del Banco Di Napoli - Scuderie San Severo - Complesso dello Spirito Santo)

Il secondo itinerario prevede la partenza da Via Dei Tribunali 214, sede dell'Archivio Storico del Banco di Napoli, dove visitiamo il Museo, che dal 2016, grazie all'opera della Fondazione Il Cartastorie, ospita in circa 330 stanze e contenute in 80 km. di scaffalature centinaia di migliaia di scritture relative agli otto banchi pubblici da cui nacque dopo l'Unità d'Italia, nel 1861, il Banco Di Napoli.

Un vero e proprio tesoro di memorie lungo 450 anni che riguarda aspetti economici, artistici e sociali della citta' di Napoli e di tutto il Mezzogiorno, dal 1573 fino ai giorni nostri.

L'attuale esposizione è organizzata attraverso un percorso multimediale realizzato da Stefano Gargiulo che si trasforma in un viaggio sensoriale la cui forma narrativa e' fatta di immagini e suoni che mutano in racconto alcune delle storie contenute nelle scritture d'Archivio, fornendo al contempo approfondimenti e postazioni interattive per scoprire di piu' sulla Fondazione Banco di Napoli e sul suo Archivio.

Percorrendo Via dei Tribunali verso la celebre Cappella Sansevero, giungiamo alle scuderie di Palazzo di Sangro, un tempo proprietà del principe Raimondo Di Sangro, committente del Cristo Velato, oggi sede dell'athelier del maestro artigiano Lello Esposito.

Negli ambienti dell'athelier sono ancora visibili, lungo le pareti, gli anelli ai quali venivano legati i cavalli, cosi come le originarie mangiatoie in piperno, pietra lavica di origine flegrea estratta ed utilizzata nell'edilizia cittadina fino al XVII secolo.

In queste sale, come in quelle attigue, sono esposte le opere della collezione privata dell'artista, che da oltre trent'anni pone al centro della sua ricerca il rapporto tra arte contemporanea e tradizione, attraverso la rielaborazione artistica dei simboli della cultura partenopea: Pulcinella, la maschera, l'uovo, il teschio, il vulcano, San Gennaro e il corno, nelle loro varie e possibili declinazioni e metamorfosi.

Open House Napoli Basilica Complesso Spirito Santo
La Basilica dello Spirito Santo in via Toledo a Napoli. Foto di Giuseppe Guida, CC BY-SA 2.0

 

Proseguendo su Via Toledo incontriamo il Complesso dello Spirito Santo, con la sua splendida Basilica, attualmente sede del Dipartimento di Architettura dell'Università "Federico II".

L'edificio dello Spirito Santo fa parte di un più ampio complesso seicentesco costituito dalla Chiesa, dal Conservatorio e dal Banco della Confraternita Dello Spirito Santo; divenuto di proprietà esclusiva del Banco Di Napoli, negli anni sessanta del Novecento fu interessato da un progetto di ristrutturazione a opera di Marcello Canino, che previde la demolizione della fabbrica preesistente e la costruzione, nella stessa volumetria, di un moderno complesso edilizio.

Nella due giorni di Open House gli spazi del Complesso ospiteranno la mostra: "Napoli e modernità. Un rapporto complesso", a cura di Paola Scala e Claudia Sansò del DIARC.

 

-INFO UTILI- 

-Archivio Storico del Banco Di Napoli (Via dei Tribunali, 214)

apertura Sabato 26/10 dalle ore 10.00 alle ore 11:00 - dalle ore 11.00 alle ore 12:00 - dalle ore 12.00 alle ore 13:00 - dalle ore 13.00 alle ore 14:00 - dalle ore 14.00 alle ore 15:00 - dalle ore 15.00 alle ore 16.00 - dalle ore 16.00 alle ore 17.00.

       "        Domenica 27/10 dalle ore 10.00 alle ore 11.00 dalle ore 11.00 alle ore 12:00 - dalle ore 12.00 alle ore 13:00.

Visita su prenotazione (www.openhousenapoli.org)

Accesibilità totale per disabili e bambini

Non accessibile ad animali

Durata della visita: 60 min.

-Scuderie San Severo (Vico San Domenico Maggiore, 9)

apertura Sabato 26/10 dalle ore 11.00 alle ore 12.00 - dalle ore 12.00 alle ore 13.00 - dalle ore 14.00 alle ore 15.00 - dalle ore 15.00 alle ore 16.00.

"        Domenica 27/10 dalle ore 11.00 alle ore 12.00 - dalle ore 12.00 alle ore 13.00 - dalle ore 13.00 alle ore 14.00.

Visita per ordine di arrivo

Non accessibile a disabili e animali

Accessibile a bambini

Durata della visita: 60 min.

-Complesso dello Spirito Santo (Via Toledo, 402) 

apertura Sabato 26/10 dalle ore 09.30 alle ore 10.30 - dalle ore 10.30 alle ore 11.30 - dalle ore 11.30 alle ore 12.30 - dalle ore 12.30 alle ore 13.30 - dalle ore 13.30 alle ore 14.30 - dalle ore 14.30 alle ore 15.30 - dalle ore 15.30 alle ore 16.30 - dalle ore 16.30 alle ore 17.30 - dalle ore 17.30 alle ore 18.30.

       "        Domenica 27/10 dalle ore 09.30 alle ore 10.30 - dalle ore 10.30 alle ore 11.30 - dalle ore 11.30 alle ore 12.30.

Visita per ordine di arrivo

Accessibilità totale per disabili e bambini

Non accessibile ad animali

Durata della visita: 60 min.

 

               3. Itinerario (MANN Cantiere Braccio Nuovo - Sito Archeologico Acquedotto del Serino - Giardino e Ipogeo di Babuk)

Il terzo itinerario inizia dal Museo Archeologico Nazionale, tra i più antichi e importanti al mondo per ricchezza e unicità del suo patrimonio archeologico, che vede la sua sede nell'antica cavallerizza sorta alla fine del 500 e dal 1616 sede dell'Università.

Visitiamo in particolare il Cantiere del Braccio Nuovo del Museo,  posto in un'area retrostante, la cui definitiva realizzazione porterà alla creazione di cinque nuove aree su quattro piani di 1100 mq. ciascuno, destinati a migliorare la didattica e la formazione con in particolare la prevista allocazione di laboratori, auditorium, biblioteca, servizi aggiuntivi.

I lavori, iniziati nel 2016, sono in corso di esecuzione per un primo lotto funzionale, per il completamento di alcune parti strutturali, del prospetto esterno, delle coperture, della chiusura dell'intercapedine di confine con il terrapieno retrostante e la funzionalizzazione dei Laboratori di Restauro.

Proseguiamo su Piazza Cavour addentrandoci verso l'interno per giungere al Rione Sanità dove incontriamo il sito archeologico dell'Acquedotto augusteo del Serino, imponente infrastruttura di età romana che, partendo dalla sorgente del Serino, in Alta Irpinia, divenne serbatoio idrico per importanti città antiche quali Pompei, Ercolano, Nola e la stessa Neapolis, per poi giungere fino a Capo Miseno.

Il sito archeologico, scoperto nel 2011 nel piano interrato dello storico Palazzo Peschici Maresca, di proprietà dell'Arciconfraternita dei Pellegrini, subì nel corso dei secoli varie vicissitudini, in particolare nel Cinquecento, quando i due ponti canale rinvenuti furono prima interrati a seguito dell'innalzamento del livello di calpestio, poi utilizzati come fondamenta nella costruzione del palazzo, nell'epoca in cui la citta' si estendeva al di fuori delle mura.

 

Ultima tappa del nostro itinerario, percorrendo la celeberrima Via Foria, è il Palazzo che ospita al suo interno il misterioso ed affascinante Giardino di Babuk.

Il Palazzo venne costruito nel 1700 dalla famiglia Caracciolo del Sole, a due passi dalla loro cappella in San Giovanni a Carbonara.

Il Giardino, angolo verde di circa 1000 mq. di piante di limoni, banani, fiori e un faggio antichissimo databile intorno al XIV° secolo, vede aprirsi al suo interno una cavità naturale, composta da quattro caverne collegate da angusti cunicoli, e raccoglie una serie infinita di leggende che hanno caratterizzato la città negli ultimi cinque secoli. Tra queste, proprio quella riguardante il nome stesso dell'ambiente, Babuk, coniato in onore di  uno dei gatti che qui veniva volentieri ospitato.

Tra le aiuole del giardino si celano anche le tracce delle sepolture degli infanti delle suore del Convento dei Saponari, rimaste incinte per le brutalità dei soldati francesi entrati a Napoli nel 1799 al seguito di Championnet.

 

-INFO UTILI- 

-MANN Cantiere del Braccio Nuovo (Piazza Museo, 19)

apertura Sabato 26/10 dalle ore 10.30 alle ore 11.30 - dalle ore 12.30 alle ore 13.30 

      "         Domenica 27/10 dalle ore 10.30 alle ore 11:30 - dalle ore 12.30 alle ore 13.30

Visita su prenotazione (www.openhousenapoli.org)

Accessibilità totale per disabili, bambini e animali.

Durata della visita: 60 min.

-Sito Archeologico dell'Acquedotto del Serino (Via Arena Della Sanità, 5)

apertura Sabato 26/10 dalle ore 10.30 alle ore 11.15 e dalle ore 12.00 alle ore 12.45

      "         Domenica 27/10 dalle ore 10.30 alle ore 11.15 e dalle ore 12.00 alle ore 12.45

Visita su prenotazione (www.openhousenapoli.org)

Non accessibile a disabili e animali

Accessibile a bambini

Durata della visita: 45 min.

-Giardino e Ipogeo di Babuk (via Giuseppe Piazzi, 55)

apertura Sabato 26/10 dalle ore 10.00 alle ore 11.00 - dalle ore 11.00 alle ore 12.00 - dalle ore 12.00 alle ore 13.00 - dalle ore 14.00 alle ore 15.00 - dalle ore 15.00 alle ore 16.00 - dalle ore 16.00 alle ore 17.00.

      "         Domenica 27/10 dalle ore 10.00 alle ore 11.00 - dalle ore 11.00 alle ore 12.00 - dalle ore 12.00 alle ore 13.00 - dalle ore 14.00 alle ore 15.00 - dalle ore 15.00 alle ore 16.00 - dalle ore 16.00 alle ore 17.00.

Visita su prenotazione (www.openhousenapoli.org)

Non accessibile a disabili e animali

Accessibile a bambini a partire da 12 anni

Durata della visita: 60 min.

 

Ove non indicato diversamente, le foto sono cortesemente fornite da Open House Napoli.


Basiliche di Cimitile Nola visite guidate

Visita guidata: alla scoperta delle Basiliche di Cimitile

Domenica 18 Novembre 2018 si organizza una visita guidata alla scoperta del complesso Basilicale di Cimitile, vicino Nola, una delle più importanti testimonianze della storia della cristianità occidentale.

Il complesso basilicale comprende sette edifici di culto, di età paleocristiana e medioevale, eretti a partire dal IV secolo, disposti su circa 9000 mq e dedicati ai santi Felice, Calionio, Stefano, Tommaso e Giovanni, ai Ss. Martiri e alla Madonna degli Angeli. Tra tali edifici “domina” la chiesa parrocchiale costruita alla fine del ‘700.

Con gli storici dell’arte si approfondirà la conoscenza di uno dei più notevoli complessi architettonici europei, importante sito storico-artistico comprensivo di chiese e resti di basiliche decorate con mosaici e affreschi, che deve considerarsi tra le più importanti testimonianza di arte paleocristiana e medioevale giunte fino a noi.

La visita guidata

L’appuntamento è presso lo straordinario Complesso Paleocristiano delle Basiliche di Cimitile alle ore 10.00 presso l’ingresso del Complesso Basilicale in via Madonelle n.5 Cimitile. L’attività culturale che durerà circa 2 ore max.
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