Gli hooligan a Pompei, 2000 anni fa!

«Sub idem tempus levi initio atrox caedes orta inter colonos Nucerinos Pompeianosque gladiatorio spectaculo, quod Livineius Regulus, quem motum senatu rettuli, edebat. quippe oppidana lascivia in vicem incessente[s] probra, dein saxa, postremo ferrum sumpsere, validiore Pompeianorum plebe, apud quos spectaculum edebatur. ergo deportati sunt in urbem multi e Nucerinis trunco per vulnera corpore, ac plerique liberorum aut parentum mortes deflebant.»

«Nello stesso lasso di tempo per lievi motivi scoppiò un conflitto feroce tra gli abitanti di Nocera e quelli di Pompei a proposito d'uno spettacolo di gladiatori, offerto da Livineo Regolo che, come ho già detto, era stato espulso dal Senato. La gente,  con la mancanza di freni tipica di quelle città, incominciò con lo scambio di ingiurie, poi passò alle pietre, e finirono con l'impugnare le armi; ed ebbe la meglio la plebe di Pompei, dove aveva luogo lo spettacolo. Di conseguenza molti dei Nucerini tornarono nella loro città il corpo coperto di ferite, la maggior parte piangendo la morte di figli o di genitori.»

(Tacito, Annali, XIV, 17, nella traduzione di Lidia Storoni Mazzolani, Roma, 1995)
anfiteatro Pompei Nocerini Pompeiani
L'anfiteatro di Pompei, Nocerini vs Pompeiani, MANN. Foto tratta dal libro Storia delle civiltà antiche, Carlo Barberis, 1990. Pubblico dominio

 

Il passo di Tacito racconta un episodio molto grave e cruento relativo all'anno 59 d.C., che si svolse nell'anfiteatro di Pompei e vide protagonisti in negativo Pompeiani e Nocerini, gli abitanti cioè della vicina Nuceria Alfaterna, all'epoca potente e ricca città della Campania, posta al limite meridionale della pianura alluvionale solcata dal fiume Sarno, lo stesso fiume sulle cui sponde nascerà Pompei e che ne segnerà le fortune.  
La vicenda segna un punto di non ritorno nei rapporti fra le due comunità, che a onor del vero non erano mai stati del tutto idilliaci, a partire dal periodo della Guerra sociale del 91 - 88 a.C., quando Nocera restò fedele a Roma ed all'esercito di Silla, mentre Pompei si ribellò e venne duramente punita, perdendo in questo modo la libertà e divenendo una colonia, il cui nome noto è quello di Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum (nell'89 a.C.)
In virtù della sua fedeltà a Roma, Nocera ottenne numerosi privilegi, tra i quali quello che maggiormente attirò le ire dei pompeiani fu l'assegnazione a quest'ultima dei territori dell'ager stabianus e di conseguenza della città di Stabia, che costituiva certamente un importantissimo polo di attrazione marittimo e commerciale per tutta l'area; in aggiunta a questo, in età neroniana, la città di Nocera venne rinforzata con l'immissione di nuovi veterani, e le furono assegnate nuove terre, sempre a discapito di Pompei, la quale venne privata di importanti zone agricole che costituivano parte del suo tessuto economico.
Data quindi l'inevitabile tensione che questi provvedimenti scatenarono fra le due città, sarebbe davvero bastata una scintilla per far esplodere gli animi; e questa scintilla venne di fatto innescata (volontariamente o meno non è chiaro), da un certo Livineio Regolo, peraltro già espulso dal Senato pochi anni prima, il quale probabilmente pensò di riscattare la sua immagine organizzando ludi gladiatori, che al tempo costituivano in effetti un viatico immediato ed efficace per riparare a colpe precedenti.
L'iniziativa di Livineio Regolo sortì però l'effetto completamente opposto in quanto le due fazioni, mentre assistevano ad uno dei munera, cominciarono dapprima a "stuzzicarsi" verbalmente, dopodichè passarono "ai fatti", prima con un reciproco lancio di pietre e successivamente venendo a contatto, senza disdegnare l'uso della spada e di altri mezzi di offesa personale.
Il racconto di Tacito ci informa che i pompeiani, "padroni di casa" - in quanto organizzatori degli spettacoli - alla fine prevalsero, e molti dei Nocerini furono portati a casa mutilati dalle ferite e parecchi piansero la morte di figli o genitori.
L'episodio ebbe immediatamente vasta eco a Roma, tanto che lo stesso imperatore Nerone non tardò a prendere i dovuti provvedimenti, decretando la soppressione dei giochi e la chiusura dell'anfiteatro pompeiano per ben dieci anni oltre allo scioglimento immediato di tutte le associazioni costituite illegalmente in città, in quanto gli era giunta voce che dietro lo scoppio della rissa nell'anfiteatro si nascondesse in realtà una fallita congiura ai suoi danni.
anfiteatro Pompei
L'anfiteatro di Pompei ove si scontrarono Pompeiani e Nocerini. Foto di Greg Willis, CC BY-SA 2.0

Arrivati a questo punto una riflessione sembra necessaria: quanto dell'episodio che vi ho appena raccontato può essere paragonabile alle odierne manifestazioni di violenza cui siamo purtroppo costretti ad assistere nel corso di manifestazioni sportive, soprattutto calcistiche?

Direi molto, ma evidenzierei ancor più il collegamento diretto tra la violenza e l'importanza della manifestazione sportiva antica e attuale; voglio dire in pratica che gli spettacoli gladiatori potevano essere tranquillamente paragonati per importanza e pathos alle odierne partite di calcio, in cui gli animi già esacerbati per presunte rivalità di varia natura fra le due fazioni molto, troppo spesso non riescono ad essere ricondotti nella logica di una manifestazione ludica o sportiva (che tanto sportiva certo non era al tempo dei romani).
In questo caso quindi vale ancora la massima dal Gattopardo: «tutto deve cambiare perché tutto resti come prima»!

Marco Nonio Balbo Parco Archeologico di Ercolano

Marco Nonio Balbo: il senatore diventato eroe

Una delle prime significative immagini che si presenta oggi agli occhi dei sempre più numerosi visitatori del Parco Archeologico di Ercolano è quella costituita dalla cosiddetta Terrazza Meridionale, una sorta di piattaforma posta scenograficamente verso il litorale costiero, sulla quale troneggia il profilo di una statua, che sembra voler celebrare un imperatore esaltandone la forza, la virilità e l'autorità.
Ma in questo caso non si tratta di un imperatore...
Il personaggio rappresentato con quella statua era in realtà un cittadino di Ercolano, non un semplice cittadino certo, il quale attraverso numerose opere di evergetismo, contribuì in modo decisivo a farne una delle più ricche e lussuose colonie romane in piena età augustea.
Si tratta di Marco Nonio Balbo, il quale, per ironia della sorte, non era nativo di Ercolano, essendo infatti nato nella vicina e potentissima Nuceria Alfaterna (l'attuale Nocera Superiore); tuttavia vi si trasferì ben presto, tanto che divenne la "sua" città. Questo avvenne sia perché mostrò per essa nel tempo un amore smisurato, sia soprattutto per gli onori che gli ercolanesi gli tributarono dopo la sua morte, al punto da eroicizzarlo, quasi come si sarebbe fatto con un imperatore.
Ma chi era Marco Nonio Balbo?
Egli fu un eminente esponente del Senato romano al tempo di Augusto, rivestendo la carica di pretore e proconsole delle province di Creta e di Cirene; nel 32 a.C. venne eletto tribuno della plebe, conquistando onori come partigiano di Ottaviano Augusto durante la Guerra Civile (44-31 a.C.).
A seguito di questi eventi, ed in particolare per la fedeltà sempre mostrata nei confronti dell'Imperatore, gli furono riservati diversi benefici, ed in tal modo accumulò molte ricchezze, tanto che nella sua città adottiva divenne proprietario di una lussuosissima residenza con giardini pensili e di un imponente impianto termale che si affacciava direttamente sul mare, corrispondente alle attuali Terme suburbane, le quali furono poi rese pubbliche e staccate dall'unità abitativa, la quale è oggi identificabile nello spazio relativo a due strutture: la Casa del Rilievo di Telefo e la Casa della Gemma.
Marco Nonio Balbo Parco Archeologico di Ercolano
La grandezza dell'uomo qui celebrata non risiedeva nelle ricchezze accumulate né tantomeno negli onori che riuscì a conquistarsi all'interno del Senato romano, ma fu la diretta conseguenza delle incredibili donazioni fatte alla città; egli infatti, a sue spese, finanziò  il restauro di importanti edifici, fra i quali la Basilica, le mura e le porte urbiche.
Dopo la sua morte, egli fu omaggiato dalla città che lo assunse al ruolo di patrono; vennero altresì fatte erigere in suo onore almeno una decina di statue in marmo e in bronzo e sempre a lui fu dedicata una imponente statua nel Teatro cittadino.
Sappiamo inoltre, dalla lunga iscrizione impressa sul lato rivolto a mare dell'altare a lui dedicato sulla Terrazza Meridionale, che, u proposta del duoviro M. Ofillus Celer, il senato locale stabili:
- di erigere in suo onore con denaro pubblico, in un luogo di rilievo, una statua equestre con l'iscrizione <A Marco Nonio Balbo, figlio di Marco, della tribù Menenia, pretore, proconsole, patrono. Il consiglio dei cittadini di Ercolano, per i suoi meriti>;
- di realizzare e collocare, nel luogo in cui sono raccolte le sue ceneri, un altare di marmo, apponendovi a nome della collettività, l'iscrizione < A Marco Nonio Balbo (figlio di Marco)> avendo cura di far partire da quel luogo una processione in occasione delle celebrazioni dei Parentalia, le cerimonie di commemorazione dei defunti che si celebravano ogni anno dal 13 al 21 Febbraio;
- di aggiungere un giorno in suo onore ai giochi ginnici che si tenevano di consueto;
- di collocare il suo sedile nel teatro durante le rappresentazioni teatrali che vi avevano luogo.
L'insieme degli onori che a lui furono tributati dopo la morte rimanda senza ombra di dubbio a una forma di culto eroico il cui modello monumentale può forse essere accostato a quello presente a Roma nel cenotafio di Agrippa.
Marco Nonio Balbo Parco Archeologico di Ercolano
La Terrazza occupata dalla sua statua dovrebbe essere quasi con certezza il luogo in cui il suo corpo fu cremato e le sue ceneri raccolte; un'ipotesi avvalorata dal recente ritrovamento di un dolio di terracotta nella terra di riempimento dell'altare che conteneva resti carbonizzati e una falange tagliata a scopo rituale.
Marco Nonio Balbo, l'uomo che da cittadino e senatore fu trasformato in Patrono ed Eroe!
Marco Nonio Balbo Parco Archeologico di Ercolano
Tutte le foto sono di Camillo Sorrentino, Itinerando.

Nuceria Alfaterna: antiche glorie e moderne disillusioni

«Urbem inexpugnabilibus muris cinctam.»
«Città cinta da mura inespugnabili.»
(Valerio Massimo, Factorum et dictorum memorabilium libri IX, IX, 6)

Nocera Superiore - 13/10/2019
L'attuale comune di Nocera Superiore, insieme a parte del limitrofo comune di Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, ha ospitato nel passato le glorie di un'antica città. Nuvkrinum prima, Nuceria Alfaterna in un secondo momento, fu fondata dai Sarrasti attorno al IX sec. a.C. e successivamente colonizzata dagli Etruschi nel VII sec. a.C. Dopo la loro disfatta nella battaglia di Cuma del 474 a.C., fu conquistata dai Sanniti che ne mantenerono il possesso per i tre secoli successivi, fino a quando la dilagante potenza romana nel III sec. a.C. la sottomise alla fine delle guerre puniche (216 a.C.). Questi ultimi la resero, nel corso dei secoli a venire, una florida e vitale colonia, nota in età augustea con l'appellativo di Constantia e dedita soprattutto alle attività agricole e commerciali.

L'eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e le mutate direttrici viarie dell'Impero Romano segnarono per Nuceria una fase di progressivo declino; questo non le impedì tuttavia di diventare sede vescovile a partire dal III sec. d.C., grazie all'opera del vescovo Prisco, ed in epoca bizantina di concepire e realizzare lo splendido Battistero di S. Maria Maggiore.

Nuceria Alfaterna

L'antica città di Nuceria, in cui in epoca romana si parlava il greco in segno di distinzione, si sviluppava nei tempi di massimo splendore su una superficie superiore a quella della vicina Pompei. I rapporti tra i due insediamenti non furono sempre idilliaci, come ricorda un passo degli Annali di Tacito, il quale descrive una furiosa lite tra nocerini e pompeiani presso l'anfiteatro di Pompei nel 59 d.C., a seguito del quale lo stesso edificio fu chiuso per ben dieci anni dall'imperatore Nerone.

Era provvista di un foro, di terme, case, teatri ed un anfiteatro, recentemente riscoperto al di sotto di un moderno quartiere residenziale; purtroppo molte di queste costruzioni oggi versano in uno stato di profondo e desolante abbandono.

Strano il destino delle due città: Pompei distrutta dalla furia del vulcano in passato e riscoperta in modo capillare e nella sua massima bellezza nei tempi moderni; Nuceria Alfaterna risparmiata dal Vesuvio ma sepolta negli ultimi decenni da uno strato spesso di noncuranza e desolante abbandono...

Il Teatro ellenistico-romano, venuto alla luce in località Pareti e ormai invaso dalla vegetazione, Le Terme del Foro nelle immediate vicinanze del Battistero abbandonate (pur se rinchiuse in uno spazio verde cittadino) sono solo due piccolissimi esempi di una tendenza frequente nell'amministrazione della cosa pubblica, cioè il valorizzare i beni massicciamente visitati, in quanto fonte di reddito, mentre si lasciano nell'incuria quelli che potenzialmente potrebbero crearlo, il reddito, ma che abbisognano di investimenti e manutenzioni che forse si ritiene non ripaghino gli sforzi.

Nuceria Alfaterna

 

Tutte le foto sono di Camillo Sorrentino

Nuceria Alfaterna