Archeologia Invisibile, il Museo Egizio in digitale #restandoacasa

Scienza e archeologia, tra rivoluzione digitale e umanesimo al Museo Egizio, nella mostra “Archeologia Invisibile”, ovviamente #restandoacasa

In questo periodo di emergenza sanitaria il Museo Egizio si è fin da subito impegnato per incrementare la digitalizzazione delle sue sale e della sua collezione, già ben avviata da tempo ma resasi necessaria in questa delicata situazione.

Il Museo con la più importante collezione egizia fuori dal territorio egiziano si rende “vivo e attivo” e vicino più che mai al suo pubblico, attraverso pillole video dello staff scientifico, appuntamenti con le “passeggiate del Direttore” e visite virtuali.

Archeologia Invisibile

La mostra “Archeologia Invisibile” racconta il dialogo e la connessione tra egittologia e scienze naturali (fisica, chimica, biologia) che rendono finalmente possibile l’accesso alla biografia degli oggetti e alle conoscenze tecniche antiche che hanno permesso la trasformazione delle materie elementari in oggetti complessi. La mostra - inaugurata il 12 marzo 2019 e prorogata fino al 7 giugno 2020, ora visitabile on line - pone al centro dell’attenzione il reperto, la cui “biografia” diventa essenziale per svincolarlo dal semplicemente bello e farlo tornare a essere ciò che in realtà è: la manifestazione concreta di un pensiero che si è fatto materia.

A tal riguardo, l’esposizione ci sottolinea che l’archeologia non scopre oggetti ma contesti archeologici; il reperto, se privato del suo contesto archeologico, diventa un semplice oggetto. Ed è proprio durante lo scavo che il reperto si trasforma da oggetto d’uso a reperto archeologico ricevendo un nuovo interesse all’interno di un percorso di musealizzazione che dovrebbe tener conto del contesto archeologico che lo riguarda.

L’invisibilità di cui ci parla questa mostra del Museo Egizio di Torino è un’invisibilità che ha varie e differenti sfaccettature.
Riguarda l’indagine dell’invisibile che giace sotto i nostri piedi; è attinente all’invisibilità degli oggetti, al loro contenuto, al luogo di provenienza e alla loro produzione.

L’attuale rivoluzione digitale, la fotogrammetria, le indagini multispettrali, la spettroscopia e la modellazione 3D - astrusi tecnicismi "rubati" agli scienziati - mettono in grado gli archeologi di documentare l’intero processo di scavo e di ricostruirne i contesti anche dopo la loro rimozione, o di riprodurre un sarcofago con precisione, registrando tutte le sue fasi di realizzazione e di riutilizzo. La diagnostica per immagini, non invasiva, ci permette di scrutare all’interno di un vaso ancora sigillato e di sbendare virtualmente le mummie.
Sono lo scienziato e l’umanista a lavorare assieme nel mondo contemporaneo per conoscere i processi sociali tramite i quali la cultura materiale è prodotta e in che modo questa influenza l’esistenza umana, sostiene il direttore Christian Greco.

Così la materia di cui è fatto ogni oggetto comunica informazioni attraverso le diverse frequenze dello spettro elettromagnetico; alcune di esse generano dei colori e luce visibile che i nostri occhi riescono a percepire; altre invece ci risultano invisibili ed è quindi necessario andare “al di là della luce” con l’aiuto delle indagini multispettrali, che ci permettono di acquisire numerose informazioni sui reperti e di avvicinarci a una più ampia comprensione sulla natura dei pigmenti, sulle tecniche pittoriche utilizzate e sullo stato dei materiali.

Un esempio di questo approccio è fornito dall’analisi di oltre 400 reperti che compongono il corredo funerario della tomba di Kha (la TT8) - ritrovata intatta da Schiaparelli a Deir el-Medina nel 1906 - risalente alla seconda metà del Nuovo Regno (ca. 1425-1353 a.C.).


In questo caso tutti gli oggetti che presentano una pellicola pittorica sono stati sottoposti a riprese in UV (ultravioletto) per rilevare l’esistenza di restauri precedenti e lo stato di conservazione di questo strato; a riprese in IR (infrarosso) capace di rendere visibili eventuali disegni sottostanti, e VIL (visible-induced luminescence) tecnica atta a identificare il celebre “blu egizio” in pigmentazione primaria o come componente minore la cui chimica è resa comprensibile grazie a una collaborazione con il Massachussetts Institute of Technology (MIT). In questo video, presente nella playlist YouTube “Archeologia Invisibile” del Museo Egizio di Torino, è spiegata la composizione del blu egizio:

 

I reperti inoltre sono stati indagati con un tipo di analisi più recente chiamato MA-XRF (macro X-ray fluorescence), che mappa la distribuzione degli elementi chimici che compongono i colori utilizzati per decorare una superficie. È il caso di un cofanetto policromo con scena di offerta - presente in mostra - sul quale, grazie a quest’ultima tecnica di indagine, è stato possibile rilevare, accanto al più comune nerofumo, l’utilizzo di un secondo nero caratterizzato dalla presenza di ossido di manganese utilizzato per tracciare essenzialmente i geroglifici, le linee più sottili e tutte quelle esecuzioni che richiedevano una particolare accuratezza.

Tra gli oggetti della tomba vi sono anche sette vasi in alabastro che si presentano ancora oggi sigillati e pieni del loro contenuto. Per evitare di compromettere la loro integrità con una eventuale apertura, il materiale è stato analizzato attraverso radiografie neutroniche, poiché la tradizionale tecnica delle radiografie a raggi X non può essere applicata a qualsiasi tipologia di materiale; alcuni di questi, tra i quali gli oggetti in alabastro, assorbono quasi del tutto i raggi X e non permettono una diagnostica precisa del contenuto. Nelle radiografie/tomografie neutroniche i neutroni interagiscono con la materia in maniera diversa, possono facilmente attraversare spessi strati di metallo, mentre subiscono un’elevata attenuazione quando incontrano elementi leggeri come i composti organici.
Nel caso specifico di questi vasi le analisi sono state effettuate presso lo Science & Technologies Facilities Council di Oxford, importante centro di ricerca britannico.

Le indagini sulle mummie umane, che precedentemente avvenivano mediante la rimozione delle bende, degli amuleti e dei gioielli che accompagnavano il defunto - processo ai tempi alquanto invasivo e irreversibile -, sono state invece successivamente affiancate e sostituite dalle prime lastre radiologiche negli anni Sessanta e da scansioni mediante TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) a partire dagli anni Novanta del Novecento. Esse insieme al più recente sbendaggio virtuale hanno rivelato dati fondamentali sulle condizioni fisiche delle mummie e confermato varie ipotesi sulle tecniche utilizzate per la mummificazione dei corpi di Kha e Merit, rinvenute nel 1906 dall’egittologo italiano Ernesto Schiapparelli, il quale le salvò dal tradizionale sbendaggio, preservandole per le generazioni future.

I “facoltosi” coniugi, oltre a essere accompagnati da ricche parure di gioielli e amuleti - virtualmente estratti e riprodotti in modelli digitali, materializzati grazie alla stampa 3D ed esposti nel percorso mostra - e da una parrucca, nel caso di Merit, non furono eviscerati poiché polmoni e fegato sono ancora ben visibili insieme a reni e parte del cervello. Le condizioni della mummia di Merit si sono inoltre rivelate peggiori , forse per via di un processo di mummificazione non ottimale e a causa di pesanti danni post mortem.

Archeologia Invisibile Museo Egizio digitale

Esami tomografici e archeometrici sono invece stati effettuati sulle mummie animali, evidenziando le diverse tecniche di mummificazione adottate, permettendo di datare i reperti e consentendo di avere una panoramica dei materiali utilizzati per l’imbalsamazione, oltre che per ricavare la specie di appartenenza, studiare i colori dei bendaggi e, in alcuni casi, riconoscere dei falsi. Due degli esemplari presi in esame, una mummia di gatto e una di coccodrillo, sono state sottoposte all’analisi dei filati che compongono l’involucro esterno e a TAC.

Archeologia Invisibile Museo Egizio digitale
Nel caso del felino, al microscopio ottico è emersa la composizione delle bende, attraversate da un fascio di luce che ha restituito immagini ingrandite e dettagliate e ha permesso di ricostruire la bicromia originaria di colore rosso e marrone ormai sbiadita. La successiva TAC ha mostrato la tipica posizione “a birillo” dell’animale, e l’assenza degli organi interni.
La mummia di coccodrillo, il cui involucro esterno è realizzato in fibre vegetali, una volta sottoposta a TAC ha mostrato un esemplare di ben più modeste dimensioni rispetto a come appare a occhio nudo.

 

La terza sezione illustra il fondamentale ruolo dell’indagine archeometrica nello studio dei materiali e nella scelta delle tecniche da adottare per la conservazione e il restauro dei reperti più delicati.

La diagnostica applicata ai beni culturali ha un importante ruolo nell’ambito dei processi conservativi e di ripristino dei reperti, partendo dalle analisi dei materiali e del livello di degrado fino ad arrivare all’intervento di restauro e alla sua movimentazione. La mancanza di un’approfondita conoscenza degli aspetti materici può indurre a scelte improprie dei metodi o dei materiali nelle varie operazioni che caratterizzano un intervento di restauro. È il caso, ad esempio, delle pitture parietali che nel corso degli scavi della Missione Archeologica Italiana furono staccate e portate a Torino dalla tomba di Iti e Neferu a Gebelein, secondo una prassi all’epoca diffusa.

I lavori di analisi e restauro condotti sulle pitture tentano di restituire a questi fragili elementi la loro biografia. Le pitture sono state infatti sottoposte a spettroscopia, tecnica non invasiva utilizzata per l’analisi superficiale dei materiali nella fase preliminare del restauro ottenendo informazioni utili per la scelta della migliore metodologia operativa. Le analisi spettroscopiche hanno inoltre consentito di riconoscere ricostruzioni erronee e di ipotizzare il disegno e la collocazione originale delle pitture, correggendo le precedenti sistemazioni.

Nella sezione dei papiri “patch-work” troviamo un unicum della collezione torinese: il “rattoppo” di un papiro funerario del Terzo Periodo Intermedio (XI-VII sec. a.C.) con frammenti di papiri di epoca ramesside (XII-XI sec. a.C.). Tale intervento è oggi un testimone prezioso della storia del restauro di questi fragili reperti e per questo - proprio per ragioni di etica del restauro conservativo - non è stato rimosso. Compito di una collezione museale è infatti di custodire e consolidare la memoria culturale: anche i restauri antichi fanno parte della biografia dell’oggetto e meritano di essere conservati in quanto testimonianze storiche.

Proseguendo nel percorso mostra è possibile ammirare un raro e inedito reperto tessile appartenente a un lotto di manufatti donati dal Museo del Cairo al Museo Egizio di Torino nei primi anni del Novecento, restaurato ed esposto lasciando visibili entrambi i lati del manufatto, data la particolarità delle due tecniche esecutive di cui si compone.

Archeologia Invisibile Museo Egizio digitale

Tutto il percorso espositivo confluisce infine nell’ultima sala, dedicata proprio al momento in cui questi dati invisibili raccolti trovano una manifestazione materiale: l’esperienza condotta sul caso studio del sarcofago di Butehamon.

Le indagini diagnostiche, perlopiù non invasive, hanno fornito interessanti indizi sulla storia del manufatto e sulle tecniche di falegnameria utilizzate. Le radiografie hanno chiarito la struttura generale del coperchio - composto da 16 elementi - e della cassa - costituita da 11 pezzi -, confermando che solo gli elementi del primo sono stati assemblati per Butehamon, mentre quelli del secondo sono stati ricavati riutilizzando parti di almeno quattro sarcofagi diversi. La tecnica dei raggi X ha mostrato anche numerosi interventi eseguiti per rimodellare gli elementi di riuso, come le meni e il volto.

L’osservazione della pellicola pittorica, associata all’esame di alcune microstratigrafie, ha infine evidenziato almeno due strati pittorici sovrapposti; sul fianco destro e sulla testa della cassa queste due stesure pittoriche sono precedute da una terza più antica, che decorava originariamente un sarcofago a “vernice nera” dal quale provengono gli elementi usati per assemblare il lato destro e la testa.

Sul sarcofago esterno di Butehamon - scriba della necropoli reale vissuto tra la fine del Nuovo Regno e l'inizio del Terzo Periodo Intermedio (ca. 1069 a. C.) - il Politecnico di Milano ha realizzato in contemporanea due rilievi, il primo utilizzando un laser scanner, che raccoglie informazioni estremamente dettagliate della geometria dell’oggetto ma non fornisce dati sul colore, il secondo ottenuto tramite la tecnica fotogrammetrica che ha restituito sia il modello digitale dell’oggetto che la sua pigmentazione. Dal prototipo digitale l’immagine del reperto è stata convertita in un’esperienza tangibile attraverso una riproduzione con stampante 3D a grandezza naturale. È stato poi utilizzato un sistema di proiezioni (video mapping) per raccontare in modo dinamico le sue fasi costruttive, mostrando come il sarcofago fu concepito, dal legno al disegno preparatorio, allo strato pittorico, e poi restaurato, per provare ad analizzare quello che è il rapporto, ancora discusso, tra materiale e digitale: può un oggetto digitale sostituire in un museo un oggetto vero, reale?

 

Museo Egizio digitale

Archeologia Invisibile

Archeologia Invisibile Museo Egizio digitale

Archeologia Invisibile

  Archeologia InvisibileIn un oggetto si incontrano i significati di una cultura e l’abilità tecnica che hanno permesso al pensiero umano di trasformare semplici materie prime in testimoni insostituibili di una civiltà.

“La natura stessa dell’oggetto digitale non è quella di sostituire, non è quella di essere una replica, è in realtà quella di diventare un intermediario, un interprete che sia in grado di restituire la voce a un oggetto che per natura è muto e che noi però abbiamo la possibilità di interrogare”, afferma Enrico Ferraris curatore della mostra.

È così che i segreti custoditi per millenni in vasi sigillati, dietro papiri usurati e sotto strati di bende vengono svelati dalla tecnologia non invasiva, rispettando l’integrità del reperto, grazie alle numerose collaborazioni italiane e internazionali, con il MIT di Boston, il British Museum, il Politecnico di Milano, l’Università degli Studi di Torino, il Centro di Conservazione e Restauro La Venaria Reale, l’Università Sapienza di Roma, i Musei Vaticani, con Tokyo, Cambridge e altre istituzioni.

Il MiBACT, nell’ambito dell’iniziativa del MiBACT “Gran Virtual Tour”, si impegna attraverso uno sforzo corale di tutti i propri istituti, a mostrare così non solo ciò che è abitualmente accessibile al pubblico, ma anche il “dietro le quinte” dei beni culturali con le numerose professionalità che si occupano di conservazione, tutela, valorizzazione del patrimonio culturale.

Tutte le foto della mostra Archeologia invisibile sono state scattate da Ilaria Lely


necropoli Saqqara Userkaf piramide mummie animali gatti scarabei coccodrilli serpenti

Mummie animali scoperte presso la necropoli di Saqqara

Tre tombe del Nuovo Regno e quattro dell'Antico Regno, che in epoca tarda furono utilizzate come luogo nel quale venivano deposte mummie animali. Tra le tombe dell'Antico Regno, la più importante sarebbe quella appartenente al supervisore degli edifici reali nel palazzo, Khufu-Imhat, databile tra la fine della quinta e gli inizi della sesta dinastia.

Queste sono solo alcune delle straordinarie scoperte effettuate da una missione archeologica egiziana nell'area collocata sul limite del complesso della piramide del faraone Userkaf (V Dinastia), presso la necropoli di Saqqara. Gli scavi sono stati effettuati da aprile fino ad oggi.

Nella sua spiegazione, il Ministro delle Antichità Egizie Khaled El-Enany ha anche aggiunto che “questa è la prima di tre nuove scoperte in arrivo in diversi governatorati egiziani, che saranno annunciate prima della fine del 2018”. Le altre due verranno dunque rivelate il 19 novembre al Museo Egizio del Cairo.

Secondo quanto riportato dal Ministero, in precedenza una missione francese aveva effettuato scavi nella sezione orientale del sito, ritrovando anche qui tombe dell'Antico e del Nuovo Regno che in epoca tarda erano state utilizzate per deporre mummie di gatti. Lo scavo si era interrotto nel 2008 con la missione che si era dedicata allo studio, alla documentazione e al restauro, ma i lavori si erano interrotti nel 2013.

A colpire di questa scoperta sono in particolare proprio queste mummie animali, di coccodrilli, gatti, serpenti e scarabei. Notevolissime, anche per l'ottimo stato di conservazione, sarebbero le mummie di scarabei, avvolte nel lino. Due di queste son state ritrovate in un piccolo sarcofago rettangolare in pietra calcarea decorato. Come ha ulteriormente spiegato il dottor Mostafa Waziri, segretario generale del Consiglio Superiore delle Antichità, decine di mummie di gatti sono state poi ritrovate insieme a cento statue in legno dorato e a una in bronzo, dedicata alla dea Bastet.

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Tra le altre statue in legno dorato, quelle di un leone, di una vacca e di un falco; mentre spiccano sarcofaghi in legno dipinti di cobra con mummie al loro interno, e due sarcofaghi in legno di coccodrilli. Ritrovati anche circa mille amuleti in faïence, ritraenti diverse divinità come Taweret, il toro Api, Anubi, Bes, Ptah-pateco, Khnum, Thoth, Horus e Iside, oppure in altre forme ancora, come quelli con l'udjat.

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Mummia di coccodrillo

Moltissimi i ritrovamenti, oltre ad amuleti e mummie animali: si tratta ad esempio di vasi canopi in alabastro e strumenti per la scrittura, come vasetti di inchiostro con stilo e papiri in demotico e ieratico, e alcuni capitoli dal Libro dei Morti. Il direttore generale della necropoli di Saqqara, Sabri Farag, ha anche elencato ulteriori ritrovamenti, relativi a ceste e funi di papiro, oltre a 30 vasi in creta e sepolture umane; un poggiatesta, giare in alabastro e bronzo si sono rinvenuti all'interno di un sarcofago.

 

 

Fonte: Ministero delle Antichità Egizie. Foto del Ministero delle Antichità Egizie.

Link: BBC, phys.org via AP, IndependentNational Geographic, DjedMedu,


Integrazione tra Nubiani ed Egiziani nell'antico Sudan

18 Maggio 2016

La professoressa associata di antropologia, Michele R. Buzon. Credit: Purdue University photo/Charles Jischke
La professoressa associata di antropologia, Michele R. Buzon. Credit: Purdue University photo/Charles Jischke

Nuove prove di natura bioarcheologica testimoniano come nell'antico Sudan ci fosse integrazione tra Nubiani ed Egiziani, per cui questi costituivano una comunità, potendo pure sposarsi tra loro.
Queste le conclusioni di uno studio, pubblicato su American Anthropologist, che è partito dai materiali provenienti da Tombos, sito nell'Alta Nubia, per investigare i processi di formazione delle identità e della composizione della popolazione. Il periodo preso in considerazione è quello dell'occupazione egiziana e dell'ordinamento nubiano che regnò come Venticinquesima Dinastia (750–656 prima dell'era volgare circa, Periodo Napata).
Lo studio ha preso in esame resti e pratiche funerarie da 24 unità. E se la sovrastruttura è nubiana (tombe a tumulo), l'interno delle tombe riflette caratteristiche culturali egiziane, come il posizionamento del corpo, con braccia e gambe in estensione.
L'area fu colonizzata dagli Egizi attorno al 1500 prima dell'era volgare, durante il Nuovo Regno, per guadagnare l'accesso a vie commerciali sul Nilo. Finora si era presunto che i Nubiani assorbirono caratteristiche culturali egizie perché costretti, ma in realtà aspetti delle due eredità culturali si sarebbero combinati per formare una nuova identità. Sulla base dei dati biologici e dagli isotopi, vi sarebbero state interazioni e matrimoni misti.
Attorno al 1050 prima dell'era volgare, gli Egiziani persero potere, durante il Terzo Periodo Intermedio, al termine del quale emersero i Nubiani con la XXV Dinastia. Finora si era ritenuto che, col crollo alla fine del Nuovo Regno, le cose in Nubia non andassero bene, ma in realtà il sito in questione ci racconta una situazione molto diversa. La comunità egiziana e nubiana qui continuò a prosperare, anche quando l'Egitto non giocò più un ruolo importante qui.
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Nuove scoperte sull'Isola di Elefantina - Assuan

10 Aprile 2016

Nuove scoperte sull'Isola di Elefantina - Assuan ————————————————————————————————————

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La missione svizzera al lavoro presso l'Isola di Elefantina, sotto la guida del dott. C. von Pilgrim, è riuscita a ritrovare due statue, una per il principe "Heqaib" dell'Antico Regno, e l'altra da una persona anonima, oltre a una stele votiva che data al Nuovo Regno (18esima Dinastia). Così ha dichiarato il dott. Mahmoud Afify, Direttore del Settore delle Antichità Egiziane presso il Ministero delle Antichità.
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Afify ha chiarito che la scoperta della statua del principe "Heqaib", governatore dell'Isola di Elefantina durante l'Antico Regno - dopo 80 anni dalla scoperta della sua cappella - enfatizza la grande santità di questa persona, che è nota come difensore delle spedizioni meridionali.
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Afify ha evidenziato che queste due statue sono state scoperte vicino il tempio di "Khnum", che suggerirebbe che la venerazione di "Heqaib" fu effettuata non solo alla sua cappella che fu costruita per ordine del Faraone "Intef III" durante il Medio Regno, ma la sua adorazione si estese fino a raggiungere il tempio di "Khnum".
Nasr Salama, direttore generale per le Antichità di Assuan e della Nubia ha affermato che le due statue mancavano della parte superiore, una di esse rappresenta "Heqaib" assiso con un'iscrizione del suo nome, mentre l'altra è priva di iscrizioni. Salama ha enfatizzato che la stele in arenaria scoperta è da considerarsi come una delle migliori stele scoperte negli ultimi 30 anni, e che presenta offerte.
Il dott. Pilgrim ha espresso il suo alto apprezzamento per il grande supporto del Ministero delle Antichità per la missione, esprimendo la speranza di nuove scoperte per le prossime stagioni di scavo.
Link: Ministry of Antiquities – Egypt
Traduzione dal Ministero delle Antichità Egizie. © Ministry of Antiquities, Ufficio Stampa: scritto da Asmaa Mostafa, tradotto da Hend Monir. Il Ministero delle Antichità Egizie non è responsabile dell’accuratezza della traduzione in Italiano. Foto dal Ministero delle Antichità Egizie.

Più assalitori uccisero Ramesse III

21 - 25 Marzo 2016
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Ramesse III fu il secondo faraone della Ventesima Dinastia, e visse dal 1186 al 1155 a. C. Il suo regno vide una serie di invasioni e un progressivo indebolimento dell'Egitto. Fu infine ucciso da una congiura iniziata da una delle sue mogli.
Il nuovo libro di Zahi Hawass e Sahar Saleem, Scanning the Pharaohs: CT Imaging of the New Kingdom Royal Mummies, avrebbe ora rilevato come ad assassinare il faraone sarebbero stati più assalitori. Le scansioni rivelano  come uno dei suoi alluci sia stato rimosso: questo sarebbe contemporaneo al taglio di esofago e trachea che ne avrebbe causato la morte (come rilevato da un precedente lavoro dei due, del 2012). A causare le due ferite sarebbero state due armi differenti, e con attacchi frontali e dal retro.
Gli imbalsamatori avrebbero poi cercato di nascondere le ferite del faraone per l'aldilà.
Link: Live ScienceSmithsonian; Daily Mail;
Ramesse III nella KV11, da WikipediaPubblico Dominio (Unknown - Nicholas Reeves, Richard H. Wilkinson: Das Tal der Könige. Geheimnisvolles Totenreich der Pharaonen. S. 160).


Egitto: sei statue del Nuovo Regno ritrovate vicino Assuan

24 Dicembre 2015

Sei statue del Nuovo Regno ritrovate vicino Assuan

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Il Ministro delle Antichità, dott. Mamdouh Eldamaty, ha annunciato oggi la scoperta di sei statue intagliate nella roccia, all'interno delle cappelle 30 e 31 nell'area di Gebel Elselsela Area - Nord di Assuan. La scoperta è stata effettuata durante gli scavi svolti dalla Missione dell'Università di Lund (Svezia), guidata dalla dott.ssa. Maria Nilsson e dal dott. John Ward.
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Eldamaty ha affermato che si tratta di un'importante scoperta, perché Gebel Elselsela fu colpita da un terremoto in antichità, nonché da effetti di erosione che l'hanno completamente coperta con enormi blocchi; una situazione che ha spinto l'egittologo "Caminos" a riferire della Cappella 30 come totalmente demolita. Ad ogni modo, la missione è riuscita a terminare la pulizia e i lavori di rilevamento all'interno delle due cappelle e a scoprire le statue.
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D'altra parte, il dott. Mahmoud Afifi, a capo delle Antichità Egiziane, ha riferito che le sei statue risalenti all'epoca del Nuovo Regno, due delle quali furono trovate sul retro della cappella 30: sono statue dell'occupante della tomba e di sua moglie, seduti su una sedia. Il proprietario della tomba è rappresentato nella posizione di Osiride, le sue braccia incrociate sul torso, e con una lunga parrucca che raggiunge le spalle. La moglie d'altra parte è rappresentata mentre pone il suo braccio sinistro sulla spalla del marito, mentre il braccio destro (NdT: left nell'originale) è sulla pancia.
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Le altre quattro statue, ha aggiunto Afifi, sono state ritrovate sul retro della cappella 31 e appartengono a "neferkhewe", Supervisore delle Terre Straniere durante il regno di "Thutmose III", sua moglie, sua figlia e suo figlio.
Infine, il Direttore Generale dell'Area Archeologica di Assuan, Nasr Salama ha affermato che la Missione Svedese, che ha cominciato i suoi lavori nel 2012, continuerà gli scavi nell'area, cercando di effettuare ulteriori scoperte all'interno delle 32 cappelle di Gelbel Elselsela, ed enfatizzando l'importanza di quest'area in particolare, perché fu da qui che i blocchi utilizzati per costruire i templi furono tagliati.

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Link: Ministry of Antiquities – Egypt
Traduzione dal Ministero delle Antichità Egizie. © Ministry of Antiquities: scritto da Asmaa Mostafa, tradotto da Eman Hossni. Il Ministero delle Antichità Egizie non è responsabile dell’accuratezza della traduzione in Italiano. Foto del Ministero delle Antichità Egizie.


Tomografia computerizzata per la mummia Hatason

4 Dicembre 2015
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La mummia nota come Hatason (forse una corruzione di Hatshepsut, ma non si tratterebbe di una regina), è relativa a una donna benestante, vissuta nella città di Asyut e morta 3200 anni fa. Tra la fine del diciannovesimo secolo e gli inizi del ventesimo la mummia fu poi trasferita a San Francisco.
La tomografia computerizzata ha rivelato che nel cranio di questa mummia egizia del Nuovo Regno vi erano sedimenti.

Link: Stanford Medicine News CenterDaily Mail; Live Science 1, 2
Il Governatorato di Asyut, da WikipediaCC BY-SA 3.0 de, caricata da e di NordNordWest (Karte: NordNordWest, Lizenz: Creative Commons by-sa-3.0 de)
 


Egitto: apertura di tre Tombe del Nuovo Regno a Luxor

29 Ottobre 2015

Apertura di tre Tombe del Nuovo Regno a Luxor

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Il prossimo Giovedì 5 Novembre 2015, il Ministro delle Antichità, dott. Eldamaty inaugurerà tre tombe del Nuovo Regno di fronte ai loro visitatori, per la prima volta dalla loro scoperta (presso l'Area Qurnat Marey' a Luxor). Il Ministero delle Antichità celebra pure la riapertura di altre due tombe; quella di Horemheb e del Faraone Thutmose III presso la Valle dei Re, al termine dei normali lavori di manutenzione.
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Eldamaty ha chiarito che le tre tombe che saranno aperte al pubblico per la prima volta sono tra le più importanti di nobili di quel periodo e sono:  la Tomba TT 40 di " Imn hotep – Hwy" Vicerè del Faraone Tutankhamun a Kush e Governatore delle Terre Meridionali, laTomba TT 277 di " Imnement" che portava il titolo di Divino Padre del palazzo di Imn hotep III, oltre alla Tomba TT 278 di " Amunemheb" che fu Pastore di Amon Ra nel Nuovo Regno.
Eldamaty ha aggiunto che questo passo viene compiuto nell'ambito del piano generale del Ministero di aprire nuovi siti archeologici al fine di incoraggiare il turismo.
D'altra parte, il dott. Mostafa Wsiry, Direttore Generale dell'Area Archeologica di Luxor, ha spiegato che le due tombe di Ramesse III e Ramesse IX saranno chiuse al fine di terminare il progetto di illuminazione lì.
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Tutte queste aperture coincidono con le celebrazioni del Governatorato di Luxor nel suo giorno nazionale (4 Novembre 015). Parecchie attività avranno luogo in quel giorno e saranno testimoniate dal Ministro delle Antichità, accompagnato da diversi Ministri e figure pubbliche. Tra le attività ci sarà una performance di balletto faraonico, organizzato dalla Cairo Opera House di fronte al Tempio di Hatshepsut. Le Forze Armate Egizie parteciperanno pure con una performance di musica militare per un tour dell'intero paese, inoltre vi saranno danze pop e fuochi d'artificio.
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Murale del Nuovo Regno rimpatriato in Egitto dalla Gran Bretagna

8 Ottobre 2015

Murale del Nuovo Regno rimpatriato in Egitto dalla Gran Bretagna

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"Il Ministero delle antichità è riuscito a rimpatriare un murale dell'era del Nuovo Regno dalla Gran Bretagna; questo reperto è stato trasferito illegalmente dall'Egitto, in conseguenza di lavori di scavo illegali". Così nell'annuncio del dott. Mamdouh Eldamaty.
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Egitto: scoperte da Tharo, nel Sinai

5 Maggio 2015
Ritrovati due architravi dal lato orientale dell'antica fortezza militare di Tharo, nel Sinai. La fortezza egizia risale al Nuovo Regno: scoperti anche magazzini di mattoni di fango e una necropoli della Ventiseiesima Dinastia.
Link: Ahram Online