Cereali domestici nei Balcani già nel 6.600 a. C.

29 Agosto 2016

Scavi a Vlasac. Credit: Dušan Borić
Scavi a Vlasac. Credit: Dušan Borić

Un nuovo studio, pubblicato su PNAS, ha preso in esame il tartaro dai denti degli antichi foraggieri balcanici che vissero presso il sito di Vlasac in Serbia. Il sito fu oggetto di scavi dal 2006 al 2009.

L'amido ritrovato permette di fornire prove dirette del consumo di cereali domestici attorno al 6.600 a. C. circa, e cioè mezzo millennio prima di quanto ritenuto finora. Il punto di vista ad oggi accettato era quello di un'introduzione dei cereali domestici nei Balcani attorno al 6.200 a. C. I microfossili studiati sono dunque quelli intrappolati nel tartaro, e relativi a 9 individui del Tardo Mesolitico (6.600-6.450 a. C.) e della transizione tra Mesolitico e Neolitico (circa 6.200-5.900 a. C.). Sono stati presi in esame anche tre sepolture femminili dalla vicina Lepenski Vir e relative agli esordi del Neolitico (circa 5.900-5.700 a. C.).

Resti umani da Vlasac. Credit: Dušan Borić
Resti umani da Vlasac. Credit: Dušan Borić

La scoperta è importante non solo perché evidenzia l'importanza dei vegetali nella dieta di questi abitanti dei Balcani, ma pure perché rivela l'introduzione degli stessi vegetali qui in maniera indipendente rispetto alle altre novità del Neolitico. L'idea di un "pacchetto neolitico", nozione che indica gli elementi che appaiono nei primi insediamenti dell'epoca (ceramiche, asce levigate, domesticazioni, case in legno, ecc.), deve perciò essere riconsiderata.

Resti umani da Vlasac. Credit: Dušan Borić
Resti umani da Vlasac. Credit: Dušan Borić

Le specie ritrovate dagli studiosi sono quelle del frumento (Triticum monococcum, Triticum dicoccum) e dell'orzo (Hordeum distichon) presenti negli altri insediamenti delle prime comunità neolitiche dell'Europa sud orientale. Le specie domestiche erano consumate insieme ad altre selvatiche e relative alle tribù Aveneae, Paniceae, Fabaeae (fave, piselli). Gli studiosi concludono che la familiarità di questi antichi abitanti dei Balcani per i cereali domestici almeno a partire dal 6.500 a. C. può aver semplificato l'adozione delle altre pratiche agricole.

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Un caso di rachitismo dal passato

18 Luglio 2016

Credit: Reused from Journal of Archeological Science, 2016, with permission from Elsevier
Immagini da un adulto del passato con carenza di vitamina D. Credit: Reused from Journal of Archeological Science, 2016, with permission from Elsevier

Un nuovo studio, pubblicato sul Journal of Archaeological Science, ha confrontato i denti di alcuni abitanti del Quebec (Canada) e della Francia dei secoli diciottesimo e diciannovesimo con quelli di moderni adulti.

Tra i primi vi era un maschio del Quebec, morto a 24 anni e colpito dal rachitismo per quattro volte prima del compimento dei 13 anni. I denti dell'individuo hanno mostrato la carenza di vitamina D, mostrando anomalie negli strati di dentina. La maggior parte dei casi di rachitismo erano causati dalla mancata esposizione alla luce solare.

Credit: Reused from Journal of Archeological Science, 2016, with permission from Elsevier
I denti di un moderno adulto sano. Credit: Reused from Journal of Archeological Science, 2016, with permission from Elsevier

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Segni della fragilità e delle carestie nella Londra medievale

2 Maggio 2016

Ipoplasia dello smalto (i solchi orizzontali) sono indicativi di stress fisiologico tra i sei mesi e i sei anni. Credit: Sharon DeWitte
Ipoplasia dello smalto (i solchi orizzontali) sono indicativi di stress fisiologico tra i sei mesi e i sei anni.
Credit: Sharon DeWitte

In una ricerca pubblicata sull'American Journal of Physical Anthropology, si è lavorato coi resti provenienti dagli scavi del cimitero londinese di St. Mary Spital, in uso dal 1120 al 1540 d.C. In questo lavoro sono stati escluse le sepolture collegate alla Peste nera, per concentrarsi sugli effetti delle carestie.
Tra le conclusioni alle quali le studiose sono giunte, quelle relative all'ipoplasia dello smalto (caratterizzata da solchi orizzontali) determinata a seguito di traumi fisiologici tra i sei mesi e i sei anni di età. Questo indicatore sarebbe stato collegato pure alle carestie. Al contrario, le lesioni periostali sarebbero legate a persone in buona salute, un fatto inaspettato per molti.
Samantha Yaussy e Sharon DeWitte. Credit: University of South Carolina
Samantha Yaussy e Sharon DeWitte.
Credit: University of South Carolina

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Le dimensioni dei denti umani dettate da una semplice regola

24 Febbraio 2016

Calco del cranio di Lucy, Australopithecus afarensis, dall'Etiopia. Credit: David Hocking
Calco del cranio di Lucy, Australopithecus afarensis, dall'Etiopia. Credit: David Hocking

La variazione nella dimensione dei molari negli umani e negli ominidi ha influenzato in maniera rilevante la nostra visione dell'evoluzione. La riduzione della dimensione del terzo molare è stata in particolare notata da oltre un secolo, ed è stata relazionata a cambiamenti nella dieta o all'acquisizione del cucinare.
Una nuova ricerca, pubblicata su Nature, dimostrerebbe ora che l'evoluzione dei denti umani sarebbe molto più semplice di quanto ritenuto, e che è possibile predire i denti mancanti dai fossili umani e di altri ominidi estinti.
Il dott. Alistair Evans, della Monash University, esamina calchi di crani di ominidi. Credit: David Hocking
Il dott. Alistair Evans, della Monash University, esamina calchi di crani di ominidi. Credit: David Hocking

La ricerca confermerebbe che i molari e i denti del giudizio seguono le regole predette dalla cosiddetta cascata inibitoria, per la quale la dimensione di un dente influenza anche quella del dente vicino. Alle volte si ritrovano solo pochi denti in un fossile: è il caso dell'Ardipithecus, per il quale è ora possibile predire la dimensione del secondo molare, mai ritrovato. Questa scoperta implica anche che l'evoluzione umana sarebbe stata molto più semplice e limitata di quanto ritenuto finora.
Nello studio si è poi applicata la scoperta ad appartenenti al genere Homo e ad australopitechi, inclusa Lucy, il più celebre esemplare di Australopithecus afarensis. Entrambi i gruppi seguirebbero la cascata inibitoria, in maniera lievemente differente: probabilmente si tratta di una delle differenze chiave tra i due generi, e che definisce il nostro.

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Denti perfetti per gli abitanti di Pompei

29 Settembre - 1 Ottobre 2015
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I denti degli antichi abitanti di Pompei sarebbero stati perfetti, solo in parte consumati per l'abitudine di utilizzarli per spezzare o tagliare oggetti. La loro alimentazione sarebbe stata perciò molto sana, ricca di frutta e verdura e povera di zuccheri.
La presenza eccessiva di fluoro nelle falde acquifere vesuviane, invece, ne avrebbe danneggiato le ossa. Inoltre, le fratture al cranio dimostrerebbero che gli abitanti di Pompei sarebbero morti per il crollo dei tetti e muri degli edifici, e non per soffocamento.
Questi sarebbero i primi risultati ottenuti con le prime analisi dagli studiosi, analisi che comprendono le Tac (Tomografia assiale computerizzata multi strato) praticate sui calchi delle vittime dell'eruzione del Vesuvio del 79 d. C.
Link: Il Mattino; ANSA; il Messaggero 1, 2; The History Blog; Repubblica 1, 2; Corriere del MezzogiornoeCampaniaArchaeology News Network via AGI.it
Le rovine di Pompei, foto di McLillo, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da Nightscream.


Nuovo studio sul collegamento tra usura dentaria nei fossili e dieta

12 Agosto 2015
L'usura dentaria è tra gli elementi presi in considerazione dai paleontologi per studiare la dieta dei nostri antenati e degli animali. Altri hanno affermato che essa riflette l'habitat piuttosto che la dieta.
Un nuovo studio ha convalidato la validità delle ricerche che per anni hanno utilizzato l'usura dentaria come strumento per determinare le antiche diete, e al contempo offre un modello per i paleontologi.
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Francia: giovanissima studentessa scopre dente di 560 mila anni fa nella grotta di Arago

28 Luglio 2015
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Una giovanissima studentessa francese ha scoperto un grande dente datato a 550 - 580 mila anni fa, nella grotta di Arago, presso il villaggio di Tautavel nella Francia sud occidentale. Si tratta di un incisivo inferiore molto consumato, e di una scoperta molto importante, in quanto non vi sono molti fossili umani risalenti a quell'epoca.
Il dente è stato ribattezzato Arago 149, in quanto è il 149esimo reperto ritrovato lì. L'area è difatti già nota come uno dei più importanti siti preistorici: negli anni sessanta del secolo scorso fu scoperto l'Uomo di Tautavel, homo erectus per il quale si è avanzata l'ipotesi della sottospecie, e datato invece a 450 mila anni fa. Ci si chiede se il nuovo ritrovamento, che predata quello dell'Uomo di Tautavel di 110 mila anni, possa essere relativo a un antenato di quest'ultimo.
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Il più antico trattamento dentistico dalle Dolomiti Venete

13 - 16 Luglio 2015
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Il più antico trattamento odontoiatrico viene dalle Dolomiti Venete e risale a 14 mila anni fa circa, al Paleolitico Superiore. Attraverso delicati strumenti in selce un dentista dell'epoca operò su di un molare infetto di un paziente di 25 anni.
Il ritrovamento fu effettuato nel 1988 da una sepoltura a Villabruna, vicino Belluno, ma era stato fino ad oggi classificato come una semplice carie senza notare il trattamento, che ha natura di sollevamento e asportazione e non di trapanazione. Esso predata non solo quelli finora ritenuti più antichi, dalla Slovenia e dal Pakistan, e datati rispettivamente a 6500 e 9000 anni fa, ma pure qualsiasi altra operazione di chirurgia dentaria o del cranio. La scoperta è importante pure perché fa risalire abilità e competenze creative e tecnologiche già al Paleolitico Superiore.
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