vino Pompei

Il vino pregiato di Pompei, apprezzato sin dall'antichità

Terminata la consueta vendemmia a Pompei, facciamo un salto indietro e parliamo della città antica e della sua produzione vinaria. La vendemmia infatti era una delle attività più remunerative dell’area vesuviana, terra fertile e famosa sin dall’antichità per le uve pregiate e particolarmente redditizie. Nell’economia della città, oltre al garum, uno dei prodotti largamente diffusi era proprio il vino. I vini prodotti dalle viti coltivate sotto le pendici del Vesuvio dove il terreno ricco di acido fosforico favoriva la qualità e l’abbondanza dei raccolti erano particolarmente pregiati e richiesti. Anche il naturalista Plinio il Vecchio, celebre vittima dell’eruzione del 79 d.C. e ammiraglio della flotta di Capo Miseno ricorda la bontà dei vini prodotti proprio a Pompei che raggiungevano il massimo del pregio nell’arco dei 10 anni, anche se risultavano particolarmente pesanti tanto da procurare terribili mal di testa per ore. Una tipologia di vite, denominata Murgentina perché proveniente dalla città di Morgantina in Sicilia, fu trapiantata a Pompei e da lì in poi ebbe uno sviluppo tale da mutare addirittura il nome in Pompeiana. Altra varietà di vite, denominata Holconia e poi diffusa anche in Etruria, prendeva il nome da un’importante famiglia, quella degli Holconi, celebri viticoltori di origine pompeiana  vissuti in età augustea. Anche la fortuna di un’altra celebre famiglia pompeiana, gli Eumachi, dipendeva in buona parte dalla coltivazione della vite oltre che dell’olivo.

Foto Parco Archeologico di Pompei

La tecnica della viticoltura era particolarmente articolata, così come la disposizione delle viti che, secondo Plinio il Vecchio, doveva seguire delle regole ben precise. I filari erano così sostenuti da pergole (vitis compluviata) e posti ad una distanza regolare a poco meno di un metro e mezzo l’una dall’altro. L’archeologia a Pompei, oltre a restituire meravigliose strutture edilizie, ha anche riportato alla luce, grazie agli studi condotti dal Laboratorio di ricerche Applicate del Parco Archeologico di Pompei,  le radici di alcune vigne, consentendo così di ricostruire la disposizione interna dei filari antichi. Gli scavi hanno permesso inoltre di identificare piante di legumi, in genere fave, piantate tra le viti, non solo perché arricchivano il raccolto ma anche perché fornivano al terreno sali minerali. Dopo il raccolto e la pigiatura con i piedi, i grappoli venivano portati tramite ceste al torchio dove si cercava di ricavare, attraverso la spremitura con la pressa, una maggiore quantità di succo. Il prodotto veniva poi raccolto in un canaletto e condotto nella cella vinaria sottostante. Il liquido, alla fine del processo, si conservava in orci di terracotta che venivano disposti su file e in parte interrati per evitare che gli sbalzi di temperatura potessero danneggiarne la fermentazione.

Ricostruzione di Torcularium. Foto Parco Archeologico di Pompei

Il commercio del vino prodotto andava ben oltre i confini della Campania. Trasportato in anfore, dotate di una parte terminale appuntita per facilitare l’inserimento nelle stive delle navi a file alternate,  il vino di Pompei è arrivato sulle tavole della Gallia Narbonense e dell’Africa settentrionale. Grazie proprio all’analisi dei bolli impressi sulle anfore, nel corso degli anni, è stato possibile ricostruire il commercio del vino. I prodotti agricoli dell’ager pompeianus erano diffusi  grazie ai rapporti d’affari tra viticoltori e negotiatores, i grandi commercianti, che portavano i loro traffici in tutto il bacino del Mediterraneo e ben oltre i confini nord italici. Bolli di viticoltori pompeiani sono stati rintracciati su anfore da trasporto in Gallia meridionale; famoso il caso- studio di Porcio, forse il M. Porcio ricordato da alcune iscrizioni per essere stato uno dei finanziatori per la costruzione dell’Anfiteatro di Pompei e dell’Odeion e grande affarista. Il commercio del vino di Porcio aveva addirittura un percorso molto interessante perché dalla Campania arrivava a Narbonne per poi giungere a Toulose e infine a Bordeaux. Il vino prodotto dagli Eumachi, della cui famiglia faceva parte anche la sacerdotessa Eumachia, arrivava invece sulle coste dell’Africa e in particolare a Cartagine dove sono stati ritrovati anche numerosi bolli anforari della famiglia che, oltre a produrre vino, era famosa anche per la fabbricazione di anfore da trasporto, attività nella quale era impegnata un’altra famosa famiglia pompeiana, quella dei Lassi.

Vigneti presso l'Anfiteatro. Foto Parco Archeologico di Pompei

Cipro: stagione di scavi completata ad Anogyra

3 Novembre 2015
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Completata la stagione di scavi ad Anogyra, nel Distretto cipriota di Limassol.
Il rilevamento geomagnetico ad Anogyra-Tsoulloufatesena, in direzione opposta al monastero di Timios Stavros (Santa Croce) ha determinato la quasi certa presenza di un grande edificio.
A sud i rilevamenti hanno permesso di individuare quello che sarebbe un centro per la produzione ceramica, in connessione con quella di olio nel Tardo Ellenismo.
Link: Republic of Cyprus – Ministry of Interior; Archaeology News Network.
Il Distretto di Limassol, da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da e di TUBS (TUBS - Own work This vector graphics image was created with Adobe Illustrator. This file was uploaded with Commonist. This vector image includes elements that have been taken or adapted from this:  Cyprus location map.svg (by NordNordWest)).
 
 


Grecia: 22 relitti dall'arcipelago di Fourni

28 - 29 Ottobre - 10 Novembre 2015
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Una scoperta straordinaria è stata annunciata da un team archeologico americano e greco: 22 relitti sono stati ritrovati presso l'arcipelago di Fourni (o Fournoi).
https://twitter.com/peterbcampbell/status/659449272811827200
Le navi datano dal tempo della Grecia arcaica (700-400 a. C.) e fino al sedicesimo secolo. Diversi i relitti di epoca classica ed ellenistica, la metà sono di epoca romana, dal 300 al 600 d. C. I beni trasportati erano molto diversi, e dai resti ceramici si può dedurre l'importanza di vino e olio.
L'arcipelago consta di 13 isole tra Samo e Icaria, ed è situato nel Mar Egeo, non lontano dalla Turchia. Anche se l'arcipelago era al centro di importanti rotte commerciali, un numero così elevato di relitti è certo sorprendente per un luogo che non presenta porti o insediamenti. Si tratta del 12% dei relitti finora scoperti in Grecia, per un totale di 180.
Link: The Washington Post; AlphaGalileo via University of SouthamptonNewswire; Live Science 1, 2; Discovery News; Greek Reporter; News.com.au.
Panorama di Fourni (o Fournoi), foto da WikipediaCC BY 3.0, caricata da e di Tanzania.