Un massacro preistorico estende la storia dei conflitti

20 Gennaio 2016

Prove di un massacro preistorico estendono la storia della guerra

Lo scheletro di quest'uomo fu ritrovato mentre giaceva prono tra i sedimenti della laguna. Il teschio presenta lesioni multiple sulla fronte e sul lato sinistro, coerentemente con ferite da uno strumento contundente, come una clava. Credit: Marta Mirazon Lahr
Lo scheletro di quest'uomo fu ritrovato mentre giaceva prono tra i sedimenti della laguna. Il teschio presenta lesioni multiple sulla fronte e sul lato sinistro, coerentemente con ferite da uno strumento contundente, come una clava. Credit: Marta Mirazon Lahr

Resti scheletrici di un gruppo di foraggieri massacrati attorno a 10.000 anni fa sulle rive di una laguna sono la prova unica di un violento scontro tra gruppi di antichi cacciatori raccoglitori in conflitto, e suggerisce la “presenza della guerra” nelle tarde società foraggiere dell'Età della Pietra.

Le ossa fossilizzate di un gruppo di cacciatori raccoglitori preistorici, che furono massacrati attorno a 10.000 anni fa, sono state dissotterrate a 30 km ad ovest del Lago Turkana, in Kenya, in un luogo chiamato Nataruk.
Ricercatori dal Leverhulme Centre for Human Evolutionary Studies (LCHES) dell'Università di Cambridge hanno scoperto i resti parziali di 27 individui, comprendenti almeno otto donne e sei bambini.

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L'agricoltura ha contribuito a rallentare il raffreddamento del pianeta

19 Gennaio 2016
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Da più di un decennio gli scienziati si interrogano sulla lunghezza del periodo interglaciale che stiamo vivendo (indicato come Olocene, e cominciato 12 mila anni fa). Ci si è chiesti, in particolare, se il riscaldamento nel periodo pre-industriale dell'Olocene fosse dovuto a un'origine naturale o se non fosse dovuto alle attività umane, e soprattutto quelle agricole.
Un nuovo studio ha sintetizzato il discorso, verificando le due ipotesi. Dall'analisi dei dati climatici dal carotaggio del ghiaccio, dalle prove archeologiche, e da campioni di polline, si suggerisce che le attività agricole umane, a partire da 7.000 anni fa, abbiano contribuito a rallentare il raffreddamento del pianeta e a renderlo più caldo.
Sulla base dei dati dai carotaggi per un periodo di 800 mila anni, è risultato infatti che ci si sarebbe dovuti aspettare un periodo di raffreddamento che però si è arrestato con l'avvento dell'agricoltura su vasta scala, ma ancora prima della rivoluzione industriale. Significativi sarebbero anche i dati relativi ai gas nell'atmosfera. Nello sviluppo della tesi, gli autori hanno attinto a diverse materie: climatologia, antropologia, archeologia, paleoecologia, e alle dinamiche delle popolazioni.
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Antropocene: prove forti di una Terra segnata dall'uomo

7 Gennaio 2016

Antropocene: prove forti di una Terra guidata dall'uomo

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Le testimonianze di una nuova epoca geologica che segna l'impatto dell'attività umana sul pianeta sono ora schiaccianti, secondo un recente studio, opera di un gruppo internazionale di scienziati della Terra. L'Antropocene, che si sostiene sia cominciato alla metà del ventesimo secolo, è segnato dalla diffusione di materiali come l'alluminio, il cemento, la plastica, ceneri volanti e fallout da test nucleari per tutto il pianeta, in coincidenza con emissioni elevate di gas serra e invasioni di specie a livello trans-globale senza precedenti.

Un gruppo internazionale di scienziati sta studiando la possibilità che l'attività umana abbia guidato la Terra in una nuova epoca geologica – l'Antropocene. Chiedono: fino a che punto le azioni umane sono registrate come segnali misurabili negli strati geologici, ed è l'Antropocene sensibilmente differente dall'Olocene, la stabile epoca degli ultimi 11.700 anni che ha permesso lo sviluppo della civiltà umana?

L'Epoca nota come Olocene è stata un tempo durante il quale le società umana sono avanzate addomesticando gradualmente la terra, per incrementare la produzione di cibo, costruire insediamenti urbani e diventare padroni nello sviluppo delle risorse idriche, minerali ed energetiche del pianeta. L'epoca dell'Antropocene, come da proposta, è ad ogni modo segnata da un tempo di rapidi cambiamenti ambientali portati avanti dall'impatto di un'impennata della popolazione umana e degli incrementati consumi durante la ‘Grande Accelerazione’ della metà del ventesimo secolo.

Il dott. Colin Waters del British Geological Survey afferma: “Gli umani hanno da tempo prodotto ripercussioni sull'ambiente, ma recentemente c'è stata una diffusione rapida globale di nuovi materiali, inclusi alluminio, cemento e plastica, che stanno lasciando il loro segno nei sedimenti. L'utilizzo di combustibili fossili ha disperso particelle di ceneri volanti ovunque nel mondo, coincidendo abbastanza bene col picco di distribuzione del ‘picco da bomba’ dei radionuclidi generati dai test delle armi nucleari.” “Tutto questo dimostra che c'è una realtà sottostante il concetto di Antropocene”, ha commentato Jan Zalasiewicz dell'Università di Leicester, co-autore e presidente del gruppo di lavoro.

Lo studio, che presenta la firma di 24 membri del gruppo di lavoro sull'Antropocene, dimostra che gli umani hanno modificato sufficientemente il sistema Terra, al punto da produrre una gamma di segnali nei sedimenti e nel ghiaccio, e che questi sono sufficientemente distintivi da giustificare il riconoscimento dell'Epoca dell'Antropocene nella scala temporale geologica. Nel 2016 il gruppo di lavoro sull'Antropocene raccoglierà ulteriori prove sull'Antropocene, che contribuiranno a formulare raccomandazioni sulla possibilità che questa nuova unità temporale debba essere formalizzata e, in tal caso, come la si debba definire e caratterizzare.

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Agricoltura o no, le popolazioni crebbero allo stesso modo

21 Dicembre 2015
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Le popolazioni di cacciatori raccoglitori preistorici che vissero nell'area corrispondente agli odierni stati di Wyoming e Colorado, tra seimila e tredicimila anni fa, crebbero allo stesso modo degli agricoltori europei.
Questi i risultati di un nuovo studio che quindi confuterebbe l'assunto che l'agricoltura (il cui avvento si ebbe tra i dieci e i dodicimila anni fa) avrebbe accelerato la crescita della popolazione umana. In generale, tassi simili di crescita (attorno allo 0,04%) si sarebbero misurati per le popolazioni preistoriche a livello globale.
A determinare la crescita a lungo termine sarebbero perciò state altre ragioni, di carattere biologico o legate al clima, e non l'adattabilità all'ambiente locale o pratiche di sussistenza.
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L'agricoltura determinò l'inizio dell'Antropocene

17 Dicembre 2015
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Un nuovo studio sottolinea come un pattern naturale, durato 300 milioni di anni, sia stato interrotto seimila anni fa con l'inizio di determinate attività umane. Si tratta in particolare delle attività agricole, che modificarono il paesaggio e determinarono una ristrutturazione delle comunità di piante e animali.
Queste le conclusioni degli autori di un nuovo studio pubblicato su Nature, che riconducono dunque all'agricoltura l'inizio dell'Antropocene, che secondo la definizione di Eugene F. Stoermer è l’era geologica segnata dalle attività umane, il cui impatto sugli ecosistemi del pianeta è rilevante.
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Marocco: dalle chiocciole al passaggio all'agricoltura

5 Novembre 2015
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Le chiocciole sono considerate un alimento pregiato (ma bisogna chiamarle escargot), eppure sono nella dieta umana da migliaia di anni.
Un nuovo studio ha potuto compiere l'analisi isotopica dell'ossigeno nelle loro conchiglie, ritrovate in un sito nel Nord Est del Marocco e datate tra 10.800 e 6.700 anni fa. Si è così scoperto un cambiamento climatico che, col riscaldamento, avrebbe permesso all'agricoltura di essere in grado di sostenere la crescente popolazione umana.
Questi risultati ci permetterrebbero di comprendere meglio il cambiamento nello stile di vita dei gruppi umani, nel passaggio da cacciatori raccoglitori ad agricoltori.
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La più antica decapitazione in America

23 Settembre 2015
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Quando gli Europei giunsero in America, furono certo impressionati dall'esposizione di parti del corpo umano da parte dei Nativi. Non di rado questo comportava la decapitazione, sempre per motivi rituali e simbolici.
Si tratta di pratiche diffuse e molto antiche nelle Americhe. A confortarlo, sarebbe ora l'interpretazione di quella che sembra essere la più antica decapitazione rituale dalla sepoltura 26 a Lapa do Santo. Il sito si trova nella regione di Lagoa Santa, nello stato di Minas Gerais, nota per essere la culla della paleontologia brasiliana.
A colpire, e a indicare in modo abbastanza inequivocabile l'attività rituale nel caso in questione, è l'amputazione delle mani e la loro disposizione rispetto al cranio nella sepoltura.
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Conseguenze nei secoli dei cambiamenti climatici in Mesopotamia e Medio Oriente

23 Luglio 2015
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Una nuova ricerca mette in evidenza come le prime civiltà della Medio Oriente e della Mezzaluna Fertile siano state fortemente influenzate da cambiamenti climatici verificatisi nei secoli.
Nell'Olocene, e cioè a partire da 12 mila anni fa fino a 6 mila anni fa, le condizioni climatiche erano infatti più umide rispetto al periodo più recente, più asciutto e caratterizzato da maggiore presenza di polveri. Secondo lo studio, negli ultimi 13 mila anni le transizioni nelle società si sarebbero verificate in coincidenza di condizioni di maggiore aridità.
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La sedentarietà conseguente all'agricoltura ha reso le nostre ossa più deboli

18 Maggio 2015
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Un nuovo studio pubblicato su PNAS ha messo in evidenza come la diminuita mobilità, e l'incremento della sedentarietà, in collegamento con la pratica dell'agricoltura, abbiano determinato ossa più leggere e più fragili nei moderni umani, nell'arco degli ultimi 30 mila anni.
La mobilità è declinata per la prima volta durante il Neolitico, per poi proseguire gradualmente con l'intensificazione delle pratiche agricole. Nessun cambiamento è avvenuto negli ultimi duemila anni invece, per cui lo scheletro più gracile degli umani non è dovuto alla meccanizzazione e all'industrializzazione, ma alla precedente sedentarietà determinata dal cambiamento nella produzione di cibo.
La diminuzione nella robustezza dello scheletro umano è stata associata all'aumento della sedentarietà nell'Olocene da tempo: tutto questo è stato però difficile da rendere archeologicamente. Il nuovo studio ha preso in considerazione 1842 individui da tutta Europa per un arco temporale che va dal Paleolitico Superiore fino al ventesimo secolo.
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Già ventimila anni fa umani nelle foreste pluviali dello Sri Lanka

13 Marzo 2015
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Un team di ricerca internazionale ha esaminato i denti di 26 individui dallo Sri Lanka, arrivando alla conclusione che la loro dieta fosse basata sui prodotti della foresta pluviale tropicale. In precedenza si riteneva che l'occupazione delle foreste pluviali fosse avvenuta solo nel primo Olocene, 8 mila anni fa circa, ipotizzando difficoltà nel vivere nell'ambiente. Lo studio sottolinea però che ci sarebbero indizi per ipotizzare molto prima una presenza umana in queste foreste, addirittura 45 mila anni fa.
[Dall'Abstract: ] L'occupazione umana degli habitat delle foreste pluviali tropicali lo si pensa essere principalmente un fenomeno dell'Olocene. Anche se i dati archeologici e paleoambientali suggerivano un foraggiamento delle foreste pluviali nel periodo precedente l'Olocene, il fare affidamento da parte dei primi umani sulle risorse delle foreste pluviali non è stato dimostrato direttamente. Nello studio si sono analizzati gli smalti dentali umani e animali da quattro siti del tardo Pleistocene fino all'Olocene, nello Sri Lanka. I risultati mostrano che i foraggiatori umani hanno fatto affidamento alle risorse della foresta pluviale almeno a partire da 20.000 anni fa circa, con una distinta preferenza per la foresta pluviale semiaperta e per i bordi della foresta pluviale. La relazione dell'Homo sapiens con le foreste del Sud dell'Asia è perciò di lunga data, una conclusione che indica la profondità temporale dell'affidamento antropogenico e dell'influenza su questi habitat.
Lo studio "Direct evidence for human reliance on rainforest resources in late Pleistocene Sri Lanka", di Patrick RobertsNimal PereraOshan WedageSiran DeraniyagalaJude PereraSaman EregamaAndrew GledhillMichael D. PetragliaJulia A. Lee-Thorp, è stato pubblicato su Science.
Link: Science; University of Oxford; The Daily Mail
Vista aerea, Sri Lanka, foto da WikipediaCC BY-SA 3.0, caricata da Rapa123.