Santa Maria Donnaregina Vecchia: la leggenda che resiste al tempo

Santa Maria Donnaregina Vecchia: la leggenda che resiste al tempo

Articolo a cura di Gianluca Colazzo e Mariano Rizzo

Santa Maria Donnaregina vecchia

La leggenda di Donnalbina, Donna Romita, Donna Regina corre ancora per la lurida via di Mezzocannone, per le primitive rampe del Salvatore, per quella pacifica parte di Napoli vecchia che costeggia la Sapienza. Corre la leggenda per quelle vie, cade nel rigagnolo, si rialza, si eleva sino al cielo, discende, si attarda nelle umide e oscure navate delle chiese, mormora nei tristi giardini dei conventi, si disperde, si ritrova, si rinovella (…) Se volete, o miei lettori, io ve la narro.

La storia di Albina, Romita e Regina Toraldo, così com'è narrata da Matilde Serao nel suo Leggende Napoletane, sembra ambientarsi in una Napoli tetra e lurida: le tre sorelle, innamoratesi malauguratamente dello stesso uomo, pur di non ferire le altre prendono il velo e investono la dote nella fondazione di un proprio convento. Questi edifici trigemini, ancora esistenti nel centro storico della città, presero i loro nomi, diventando le chiese di Santa Maria Donnalbina, Santa Maria Donnaromita e Santa Maria Donnaregina.

Quest'ultima, in realtà ben più antica rispetto al XIII secolo romanzato dalla Serao, è la protagonista di una storia affascinante quanto una leggenda, che ha visto perfino la costruzione di un secondo edificio alle spalle del primo, denominato Donnaregina “Nuova”; è però la chiesa “Vecchia” che siamo andati a scoprire in un soleggiato sabato mattina, ben lontano dalle atmosfere oscure di Matilde Serao. Sarà la prima delle nostre tappe nel contesto di Open House Napoli.

Santa Maria Donnaregina Vecchia si trova a pochi metri dal Duomo di San Gennaro: teoricamente farebbe parte del percorso del Museo Diocesano, che ha sede nella chiesa Nuova; tuttavia, come ci spiega il giovane volontario Luca, “poiché nei locali del convento ha sede la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio dell'Università di Napoli, non è visitabile nella sua interezza, e spesso risulta chiusa per motivi accademici”. È più frequente, dunque, che i visitatori si debbano limitare a sbirciarla dalle finestre del MADRE, il Museo di Arte Moderna che ha sede nel prospiciente Palazzo Donnaregina: “Molti pensano che questo palazzo sia l'antico convento, in realtà è un palazzo nobiliare così denominato per la vicinanza con la chiesa” dice Luca.

La visita ha inizio nel Chiostro dei Marmi, un'aggiunta settecentesca all'antica chiesa le cui forme attuali risalgono invece al '300: da qui possiamo ammirare la semplice facciata in stile gotico ormai quasi fagocitata da una palazzina privata costruita a ridosso dell'edificio. Sul piccolo rosone è possibile intravedere ciò che rimane dello stemma di Maria d'Ungheria, regina consorte di Napoli e principale benefattrice del convento: un'altra leggenda vuole che sia lei la “Donnaregina” che dà il nome alla chiesa.

“Carlo d'Angiò aveva destinato l'antico tempio qui presente a prigione” illustra Luca “ma fu Maria, dopo un terremoto, a voler rifondare il convento e a destinarlo alle monache clarisse, concedendo loro molte donazioni nel corso degli anni a seguire”.

Alla fine del '600 le clarisse vollero una nuova chiesa più grande e moderna, senza però distruggere la vecchia: Donnaregina Nuova fu dunque costruita alle spalle della Vecchia in posizione speculare; le absidi si toccano e un tempo era possibile accedere dall'una all'altra mediante un passaggio oggi scomparso, sostituito da alcune passatoie ai piani superiori del convento: solo uno dei molti interventi che nel corso dei secoli hanno modificato profondamente l'aspetto della chiesa, che oggi appare dimezzata nella lunghezza e quasi priva di decorazioni.

Santa Maria Donnaregina VecchiaOltrepassato un vestibolo ribassato scandito da volte a crociera, entriamo nell'unica navata maestosa e solenne: dalle tre altissime monofore absidali filtra una luce candida che riverbera sulle pareti quasi completamente spoglie se non per dei brani d'affresco che è possibile scorgere qua e là.

Sul lato sinistro del presbiterio è collocato il sepolcro che accoglie le spoglie di Maria d'Ungheria, vero capolavoro dell'arte gotica: impossibile non rimanere estasiati di fronte ai merletti di pietra, alle tessere in vetro blu del mosaico giunte intatte fino ai nostri giorni. Un vero miracolo, se si pensa che “il sepolcro è stato più volte spostato dalla chiesa vecchia alla nuova e viceversa, ma infine si decise di rispettare le volontà di Maria, che desiderava essere sepolta nella 'sua' chiesa”, narra Luca. La posizione del sepolcro non è tuttavia quella originale, poiché esso si trovava in una zona non più esistente, corrispondente grossomodo al Chiostro dei Marmi.

Non sono più a Donnaregina Vecchia, invece, i sepolcri della famiglia Loffredo, tenutari della cappella che si trova sul lato destro del presbiterio: nel piccolo ambiente permangono affreschi in ottimo stato di conservazione, i quali riflettono tanto il gusto giottesco in voga ai tempi della costruzione della chiesa, quanto gli stilemi bizantini ereditati dalla cultura partenopea.

Santa Maria Donnaregina VecchiaLuca ci fa una piccola sorpresa e ci conduce ai piani superiori, sul Coro delle Monache, un ballatoio sorretto dalle crociere all'ingresso che si affaccia direttamente sull'abside. Qui le monache potevano assistere alle funzioni religiose senza venir meno alla clausura, che imponeva loro di rimanere separate dal resto del mondo; oggi qui la separazione non è più di casa, anzi: “il Coro è oggi adoperato come auditorium per eventi dell'università o, meno spesso, del Comune di Napoli” dice Luca indicando le file di sedie qui presenti, che fanno da contrappunto al prezioso coro ligneo in stile barocco proveniente dalla Basilica di San Lorenzo Maggiore, addossato al perimetro.

Quello che balza più agli occhi, tuttavia, è l'immenso ciclo di affreschi che si snoda lungo tutte le pareti laterali e di controfacciata: “Non sappiamo chi abbia realizzato questi affreschi, che risalgono ai primi decenni del '300” racconta la nostra guida “però sappiamo che in quegli anni a Napoli operò Giotto, che affrescò la Cappella Palatina del Maschio Angioino. È verosimile attribuire questi dipinti alla sua mano o, più realisticamente, a una scuola giottesca che doveva essersi impiantata in città”. Oggi il ciclo appare quasi del tutto color rame a causa di un incendio che distrusse la pellicola pittorica pochi anni dopo la realizzazione, ma tutte le scene sono perfettamente leggibili e non è certo andata perduta la sua monumentalità: la stessa di cui, in epoche remote, doveva essere rivestito l'intero complesso di Donnaregina Vecchia.

I visitatori scendono alla spicciolata: molti di loro saranno nuovamente nostri compagni di avventura in altri luoghi aperti in occasione di Open House. Ne approfittiamo per chiedere a Luca quali siano le sue aspettative circa questa iniziativa appena cominciata. “Abbiamo ricevuto tantissime prenotazioni” dichiara orgoglioso “questa prima visita è andata molto bene, anche se ero molto emozionato. È importante che la gente scopra luoghi lontani dai circuiti turistici, Napoli è piena di meraviglie che rimangono molto spesso chiuse al pubblico o ignorate. Spero che, alla fine di Open House, resti il ricordo e la volontà di salvaguardare questi luoghi”.

Quanto successo nei giorni seguenti darà ragione a questo ragazzo e a tutti gli altri che, muniti solo della propria passione, hanno reso la due giorni di Open House un'esperienza indimenticabile.

Tutte le foto sono di Gianluca Colazzo e Mariano Rizzo, ad eccezione di quella di anteprima dal sito di Open House Napoli.


La Napoli contemporanea e uno sguardo al futuro con i percorsi Open House

"La bellezza è una promessa di felicità e Napoli è pronta per questa nuova speranza".
Con questa incoraggiante affermazione, il critico d'arte napoletano Achille Bonito Oliva sintetizzava la personale soddisfazione nel commentare l'inaspettato successo riscontrato nella "sua" città, per la mostra dedicata ad Andy Warhol nell'ormai lontano 2014 al Palazzo delle Arti (PAN).
Tra il genio della Pop Art e la città partenopea del resto c'è sempre stato un feeling particolare, evidenziato dal fatto che lo stesso Warhol scelse Napoli in più occasioni, per trarre ispirazione nella realizzazione delle proprie opere d'arte. E del resto la città - sia per ricambiare la fiducia riposta, sia perchè ammirata, stuzzicata dalla evidente impronta classicista con cui l'artista americano ha sempre voluto caratterizzare i suoi lavori - ha sempre accolto e tuttora accoglie con grande entusiasmo e partecipazione la realizzazione di mostre a lui dedicate in città, non ultima quella da poco inaugurata (26 settembre scorso) presso il complesso della Basilica della Pietrasanta.
Con questo essenziale preambolo, quindi, rincuorati dalla sempre crescente attenzione mostrata negli ultimi anni dai napoletani verso le diverse forme di arte contemporanea, ci apprestiamo, grazie soprattutto alle possibilità incredibili che ci vengono offerte dalla due giorni dell'evento Open House Napoli che caratterizzerà il weekend nei giorni 26 e 27 ottobre, a farvi vivere, attraverso un itinerario tematico appositamente creato, un viaggio nuovo, stimolante e ricco di sorprese in una Napoli insolita, non stereotipata. Una Napoli contemporanea, una città in perenne lotta fra le sue tante contraddizioni, ma che sembra caratterizzata da uno spirito nuovo, un fermento culturale che pare voglia aprire le porte con entusiasmo alle migliori produzioni artistiche contemporanee.
Una Napoli insomma che non vuole crogiolarsi nel ricordo e attraverso le testimonianze anche materiali del suo glorioso passato sembra guadare con fiducia al futuro.
Nella creazione di questo itinerario, infine, abbiamo voluto selezionare i luoghi vestendo i panni del visitatore, il quale, uscendo (metaforicamente) fuori dalla propria casa per andare incontro a un qualcosa che forse per lui rappresenta ancora l'ignoto, vuole compiere la sua piccola rivoluzione rispetto alle consolidate abitudini compiendo un passo alla volta. Proprio in virtù di questo, inizieremo il nostro itinerario visitando la Dafna Home Gallery,una sorta di casa privata destinata a galleria d'arte, proseguiremo la visita ammirando lo Spazio Nea e termineremo visitando il MADRE, vero e proprio Tempio dell'Arte contemporanea partenopea.
 
La Napoli Contemporanea: Uno Sguardo Al Futuro
Dafna Home Gallery. Foto: Open House Napoli
 
1. La Dafna Home Gallery 
La Dafna Home Gallery è uno spazio espositivo dedicato all'arte contemporanea, inaugurato nel 2010 da Danilo Ambrosino e Anna Fresa nel settecentesco Palazzo dei Principi Albertini di Cimitile.
Nasce dalla volonta' di creare un ambiente informale nel quale il rapporto con le opere d'arte sia più accessibile e diretto, lontano cioè dalle asettiche atmosfere che caratterizzano alcune gallerie.
In questo luogo, una cui porzione costituisce anche la residenza di Danilo Ambrosino, lui stesso artista, le opere sembrano trovare una naturale ed ideale collocazione, favorita certamente dal rapporto dialettico con lo spazio abitato e con gli oggetti della vita quotidiana.
La Galleria, ristrutturata dall'architetto Anna Fresa, presenta due ambienti destinati alle esposizioni; sul lato occidentale si apre un'ampia vetrata che da sul terrazzo, dal quale si può ammirare sulla facciata il monumentale portale, sormontato dallo stemma dei Principi Albertini di Cimitile.
Il 23 Ottobre, quindi in prossimità dell'evento OpenHouse, la DAFNA aprirà la stagione con la mostra di Gloria Pastore, artista napoletana, i cui lavori sono presenti al Museo del Novecento a San Martino e in importanti istituzioni e collezioni pubbliche e private.
 
INFO UTILI
 
La Dafna Home Gallery si trova in via Santa Teresa degli Scalzi, 76 
L'Ingresso alla struttura è libero per ordine di arrivo
Durata della visita: 60 min.
apertura: Sabato 26/10 dalle ore 10.00 alle ore 19.00
Domenica 27/10 dalle ore 10.00 alle ore 19.00
Numero di persone per visita: 25
Accessibile per disabili e bambini
Non accessibile per animali
L'entrata è consentita fino ad un'ora prima dell'orario di chiusura indicato
Spazio Nea. Foto: Open House Napoli
 
2. Spazio Nea 
Spazio Nea, galleria di arte contemporanea nel centro storico di Napoli, è stata fondata da Luigi Solito nel 2011 con l'idea di superare le forme del mercato attuale, attraverso una crescita bilanciata tra nuovi collezionisti e figure professionali emergenti, per facilitare fruizione, conoscenza e sapere, puntando sulla qualità di artisti affermati nel panorama internazionale e giovani emergenti.
A pochi passi dalla galleria fondata nel distretto culturale che comprende l'Accademia delle Belle Arti, il MANN e il Conservatorio di San Pietro a Majella, Spazio NEA è inoltre uno spazio vivo dedicato alle forme di intrattenimento culturale, un hub dove si incontrano le professionalità che hanno creato NEA e il suo progetto culturale.
Comprende una galleria d'arte contemporanea, uno spazio eventi e un marchio editoriale nazionale, la iemme edizioni.
INFO UTILI
 
Lo Spazio NEA si trova in via S. Maria di Costantinopoli, 53
L'Ingresso alla struttura è libero per ordine di arrivo
Durata della visita: 45 min.
apertura: Sabato 26/10 dalle ore 10.30 alle ore 19.00
Domenica 27/10 dalle ore 10.30 alle ore 19.00
Numero di persone per visita: 30
Accessibile per disabili, bambini e animali
L'entrata è consentita fino ad un'ora prima dell'orario di chiusura indicato.
Museo MADRE. Foto: Open House Napoli
 
3. MADRE - Museo di Arte Contemporanea Donnaregina 
Il MADRE, acronimo di Museo di Arte Contemporanea Donnaregina, situato nel cuore antico di Napoli, nell'ottocentesco Palazzo Donnaregina, è affidato alla Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee.
Restaurato su progetto dell'architetto portoghese Alvaro Siza Vieira, con la collaborazione dello Studio DAZ-Dumontet Antonini Zaske architetti associati di Napoli, l'edificio è uno splendido esempio di stratificazione storica, tipica di tutto il centro antico di Napoli.
Dell'originario complesso conventuale rimangono oggi solo la Chiesa omonima, che si affaccia su Piazza Donnaregina, costruita in epoca barocca, e la chiesa trecentesca di Donnaregina "vecchia", in stile gotico, che ha ospitato mostre ed eventi speciali organizzati dal MADRE.
Nel 2005 il MADRE inaugura i suoi spazi con l'apertura degli allestimenti site-specific nelle sale del primo piano; tra il 2005 e il 2006 l'intero edificio è completato, con l'apertura al pubblico delle sale al secondo piano, che oggi accolgono oltre 300 opere artistiche contemporanee, e quelle del terzo piano, destinate alle esposizioni temporanee.
 
INFO UTILI  
Il Museo Madre si trova in via Luigi Settembrini,79 
L'Ingresso alla struttura è su prenotazione al sito www.openhousenapoli.org
Durata della visita: 60 min.
apertura: Sabato 26/10 dalle ore 10.30 alle ore 11.30 e dalle ore 12.00 alle ore 13.00
Domenica 27/10 dalle ore 10.30 alle ore 11.30 e dalle ore 12.00 alle ore 13.00
Numero di persone per visita: 25
Accessibilità parziale per disabili
Accessibile a bambini
Non accessibile ad animali.

Da Parthenope a Napoli. Con Open House alla scoperta delle radici greco-romane della città

Napoli è? Non basterebbero pagine per descrivere cosa Napoli rappresenti nell’immaginario antico e moderno di scrittori, artisti, cittadini e attori. Napoli è una sorta di omphalos, ombelico del mondo, perché a sé richiama popoli, culture, identità millenarie che ancora oggi dopo secoli si tramandano e conservano nei riti, feste e manifestazioni popolari così sempre largamente sentite e partecipate dalla comunità e dai turisti.

La sua storia si perde tra mito e storia a partire dal nome: Parthenope, Neapolis e poi Napoli, la città che custodisce segretamente tesori preziosi all’interno delle sue viscere e le rivela grazie a due giorni di aperture straordinarie il 26 e 27 ottobre. Ed è proprio dalla terra antica e dall’acqua che inizia questo percorso di visita di Open House Napoli. Un racconto che vuole volutamente partire dalla pancia per poi salire in quello che doveva essere il punto più sacro della città greca, l’acropoli, dove diversi edifici religiosi si sono imposti ai culti pagani.

Diverse le fonti che parlano di Napoli, una di queste riconduce a Strabone che nella sua opera intitolata Geografia (V 4,7) scrive: “Dopo Dicearchia c’è Neapolis, città dei Cumani, più tardi ricevette anche una colonia di Calcidesi e alcuni coloni da Pithecusa e da Atene, e per questo fu chiamata Neapolis. Viene indicata sul posto la tomba di una Sirena, Parhtenope, e vi si tiene un agone ginnico, secondo un antico oracolo…”.

Ulisse e le Sirene. Foto Alessandra Randazzo

Secondo le fonti archeologiche, la storia di Napoli si comincia a delineare verso la fine del IX – inizio VIII secolo a.C., grazie alla fondazione di una colonia commerciale da parte di navigatori di Rodi sulla collina di Pizzofalcone, ricadente fra il borgo Santa Lucia, il Chiatamone e Chiaia, e sull’isolotto di Megaride, l’odierno Castel dell’Ovo. L’iniziale punto d’appoggio fu successivamente trasformato dai Cumani intorno alla metà del VII secolo a.C. in un centro abitato, quindi una colonia denominata Parthenope la cui esistenza è stata confermata dal ritrovamento di una necropoli in via Nicotera che venne utilizzata già a partire dal 650 a.C., cioè durante il periodo di espansione cumana verso il golfo di Napoli. Ma chi era Parthenope e perché venne chiamata così questa zona?

Vesuvio. Foto: Alessandra Randazzo

In un luogo in mezzo al mare, battuto dalle correnti e dalle onde, su uno scoglio, dimoravano le Sirene, tremende creature dal volto bellissimo di donna e dal corpo di volatile. La loro caratteristica era quella di ammaliare con il canto per trarre in inganno e condurre a morte gli sprovveduti navigatori. Omero, nell’XII libro dell’Odissea, ci narra che Circe mise in guardia Ulisse proprio da queste creature e dal loro canto, poiché lui e i suoi compagni avrebbero dovuto attraversare la dimora delle Sirene durante il loro nostos, il viaggio di ritorno verso casa. Per sfuggire alle creature, l’arguto Ulisse turò le orecchie dei compagni con della cera, ma non le sue. L’uomo dal multiforme ingegno preferì resistere alla tentazione legandosi all’albero della nave per poter sentire quel melodioso canto che faceva innamorare gli uomini portandoli alla follia e alla morte. Umiliate da tale strategia, tre sorelle sirene cercano la morte: Parthenope la vergine, Leucosia la bianca e Ligea dalla voce chiara. Il mito narra ancora che il corpo di Parthenope venne portato dalle correnti sull’isolotto di Megaride e i pescatori quando videro quel bellissimo volto ormai privo di vita, decisero di seppellirla a protezione della città che stava sorgendo. Secondo un’altra leggenda, invece, è dal corpo di Parthenope che prese forma il Golfo di Napoli con il capo della sirena ad oriente, sull’altura di Capodimonte e i piedi ad occidente, verso il promontorio di Posillipo.

Non esiste una versione univoca del mito, ma tante storie concorrono a raccontare l’origine della città e dei suoi abitanti che tutt’oggi conservano nel nome il collettivo sinonimo della città stessa: partenopei.

Intorno al 470 a.C. e dopo lo scontro con gli Etruschi nel 524 a.C., i Cumani fondarono Neapolis ad oriente del primo impianto di Parthenope che assunse il nome di Palepoli, la città vecchia. A partire dal IV secolo, la città rientrò nell’orbita di interesse di una potenza che sul suolo italico stava man mano prendendo piede: Roma. In epoca augustea, Napoli raggiunse il suo massimo splendore grazie alla presenza di poeti e scrittori come Virgilio, Catullo, Orazio e alla presenza di aristocratici che proprio sulla costa partenopea costruirono le più belle residenze di villeggiatura.

Stazione Municipio. Foto: Open House Napoli

La città greco-romana ricalca in parte tutto il centro storico e la continuità dell’impianto urbanistico è una delle caratteristiche più peculiari che Napoli può vantare. Il circuito delle mura è stato ricostruito grazie al rinvenimento di molti tratti che attraversano la collina di Sant’Aniello a Caponapoli fino a concludersi a Piazza Cavour, mentre altri rinvenimenti archeologici hanno permesso di identificare la parte alta della città e l’agorà, la zona monumentale e civile dislocata su due terrazze a causa della pendenza della collina che andava da via Anticaglia (terrazza superiore) fino a via San Biagio ai Librai (terrazza inferiore) e avente funzione commerciale come dimostrano i resti archeologici del mercato nel Complesso di San Lorenzo Maggiore.

Il nostro percorso di Open House Napoli toccherà tre punti salienti della città di particolare interesse storico e archeologico, in quanto bacini di informazioni preziose per delineare ulteriormente tratti e aree dell’antica Neapolis che ancora oggi sfuggono agli studiosi.

Stazione Municipio, ritrovamenti archeologici. Foto: Metropolitana di Napoli

Cantiere Metro Municipio

La visita speciale al cantiere della Stazione Municipio, progettata dagli architetti portoghesi Àlvaro Siza ed Eduardo Souto de Moura, grande nodo di interscambio tra le stazioni delle Linee 1 e 6 della metropolitana e principale porta della città per chi arriva via mare, avrà una guida d’eccezione: l’Ingegner Antonello De Risi, direttore tecnico di Metropolitana di Napoli che accompagnerà i visitatori alla scoperta della stazione che verrà. Durante questo tour che porterà verso la stazione Marittima sarà possibile avere informazioni sull’avanzamento dei lavori e scoprire la stratigrafia di Napoli. Proprio grazie agli scavi condotti dalla Società Metropolitana sono emersi importantissimi reperti sulla storia antica della città. La zona Municipio altro non era, soprattutto in epoca romana quando Napoli fa sentire forte la sua vocazione marinara, che il porto della città da cui sono emersi quantitativi straordinari di materiali relativi al porto. L’insenatura marina compresa fra Parthenope e Neapolis è stata localizzata fra piazza Municipio e piazza Bovio ed è delimitata da Castel Nuovo e dal rilievo di Santa Maria di Porto Salvo. La grande insenatura formava un bacino chiuso e protetto che gli scavi hanno messo in evidenza con una continuità di utilizzo che andava dal III secolo a.C. al V secolo d.C. Straordinario il rinvenimento di diverse imbarcazioni affondate e la cui giacitura fa supporre uno stato di abbandono più che di affondamento.

Stazione Municipio, il porto di Neapolis. Foto: Metropolitana di Napoli

Le imbarcazioni, denominate A e C, appartenenti alla stessa epoca, fine I secolo d.C., e B databile tra la fine del II e gli inizi del III secolo d.C., sono state realizzate utilizzando il metodo classico della costruzione navale geco – romana detto a “mortase e tenoni”. I relitti A e B dovevano essere delle navi commerciali, onerariae, di medio tonnellaggio per un commercio medio/piccolo di cabotaggio, mentre la barca C, un’horeia, veniva utilizzata per la servitù portuale, per il carico e scarico di merci o per attività di pesca. Per la fragilità dei reperti e per la profondità dello scavo, agli addetti ai lavori è emerso subito l’impossibilità di tenere in loco i relitti e le infrastrutture portuali lignee. Per queste motivazioni si è elaborato un programma di recupero delle imbarcazioni, reso possibile grazie alla collaborazione con la Soprintendenza e a vari specialisti nel campo del restauro, del rilievo e dei beni culturali che in 5 mesi hanno provveduto al sollevamento e allo stoccaggio delle imbarcazioni presso un capannone climatizzato allestito appositamente nell’area adibita al deposito dei treni metropolitani di Secondigliano – Piscinola dove tutt’ora sono conservati in apposite vasche la cui temperatura e acqua vengono costantemente monitorate per un’adeguata conservazione dei legni. Sette in tutto le imbarcazioni rinvenute tra il 2004 e il 2015, con datazioni che arrivano fino al III secolo d.C., in piena epoca imperiale.

Durante il sopralluogo interverranno le Architette Roberta de Risi e Alessia de Michele, autrici del volume “Napoli metro per metro”, un racconto insolito della città che parte dalle Stazioni dell’arte della Metropolitana.

 Info visita:

Numero di persone per visita: 20

Accessibilità disabili: no

Bambini: a partire dai 10 anni

Animali: piccola o media taglia, muniti di guinzaglio e museruola

Piazza Municipio, 80133 Napoli NA

Sabato 10:30 > 11:30

Durata 60 minuti

Acquedotto del Serino. Foto: Open House Napoli

Acquedotto augusteo del Serino

Il percorso nella Napoli antica continua con un altro gioiello archeologico, l’acquedotto romano del Serino scoperto casualmente nel 2011 nel piano interrato dello storico Palazzo Peschici Maresca e costruito in epoca augustea intorno al 10 d.C. per risolvere il problema idrico della città. L’opera ingegneristica doveva essere davvero imponente sin dal suo tratto d’origine. Oltre 100 chilometri che partivano dalla sorgente del Serino, sull’altopiano irpino nei pressi del monte Terminio per giungere fino alla Piscina Mirabilis di Miseno. Lungo il suo percorso attraversava i più importanti centri urbani dell'epoca, tra cui Neapolis. Dopo il terremoto del 62 d.C. e l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C., l’acquedotto fu restaurato con l’inserimento di alcuni tratti o tratti interi paralleli a quelli già esistenti per coprire le maggiori richieste idriche delle città coinvolte dai disastri.

Acquedotto del Serino. Foto: Open House Napoli

Nel corso dei secoli, i due ponti-canale rinvenuti, in tufo e laterizi, furono prima interrati a seguito dell’innalzamento del livello di calpestio, poi utilizzati come fondamenta per la costruzione del palazzo, nell'epoca in cui la città si espandeva al di fuori delle mura, nel Cinquecento, con la nascita dell’attuale area Vergini-Sanità. Gli spazi disegnati dai grandi archi, oggi nel sottosuolo, sono stati adibiti in tempi più recenti a cantina e deposito, rifugio durante le ultime guerre, poi trasformati in discarica e quindi abbandonati. Negli ultimi anni il sito è stato oggetto di un’importante azione di sgombro, ripulitura e messa in sicurezza, ad opera dell'Associazione VerginiSanità in collaborazione con la proprietà e con associazioni del territorio, per attività finalizzate alla conservazione, valorizzazione e fruizione. Il Palazzo, che ospita al suo interno una porzione di acquedotto, agli inizi dell’Ottocento apparteneva alla famiglia Peschici, di nobile stirpe, ma secondo alcune ricerche condotte nell’archivio dell’Arciconfraternita dei Pellegrini per tutto il Settecento, la proprietà era dei Maresca, importante famiglia di armatori.

Info visita:

Numero di persone per visita: 30

Accessibilità disabili: no

Bambini: sì

Animali: no

Via Arena della Sanità, 5, 80137 Napoli NA

Sabato 10:30 > 11:15 | 12:00 > 12:45 | Domenica 10:30 > 11:15 | 12:00 > 12:45

Durata percorso: 45 minuti

Dalle viscere della terra uscimmo a rivedere le stelle, parafrasando Dante e così il percorso giunge fino alle vette della città antica, l’acropoli.

Chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli

La Chiesa sorge nell’area che anticamente ospitava la destinazione religiosa della Napoli pagana con i numerosi templi in marmo dedicati ad Apollo, Demetra e Diana il cui edificio sacro è stato identificato con l’attuale chiesa di Santa Maria della Pietrasanta. Alcuni saggi hanno messo in evidenza, durante gli anni ’60, tre allineamenti murari della città greca del IV-III secolo a.C. nella navata e nel transetto. Tra i ritrovamenti, anche muri romani in opus reticulatum del I secolo d.C. assieme a tombe altomedievali. Accurati rilievi e attente schedature hanno permesso di ricomporre il complesso puzzle archeologico dell’area su cui poi si è originata la chiesa. Il sito urbano di Caponapoli corrisponde al punto più alto della città greca, e le successive trasformazioni di questa parte dell’antica Neapolis sono da intendere intimamente collegate all’importanza geografica e naturale del sito e alle vicende storiche che l’hanno interessato nel corso dei secoli. Le origini dovettero essere improntate alla necessità di difesa, come sembrano testimoniare le mura di epoca greca ritrovate sotto il piano di calpestio della chiesa, orientati secondo una direttrice nord - ovest/ sud-est, parallelamente all’incirca all’attuale via Foria. In quest’area dovevano infatti concentrarsi i templi più importanti della città dedicati agli dei olimpici e dovevano svolgersi solenni riti con processioni e sacrifici. In epoca romana, la zona fu scelta da numerose famiglie patrizie per la costruzione di dimore sfarzose e la presenza di giardini e frutteti rigogliosi che tuttavia non si sono conservati nel corso dei secoli.

Chiesa di Sant'Aniello a Caponapoli. Foto: Open House Napoli

La fondazione della Chiesa risale al VI secolo ed è strettamente connessa al nome del santo a cui è votata. La tradizione vuole che presso l’acropoli vi fosse custodita un’immagine della Madonna ritenuta miracolosa a cui presto il piccolo Agnello, o Aniello, si avvicinò per dedicare la sua vita alla solitudine e preghiera. Alla sua morte, Aniello fu sepolto nella stessa chiesa e il suo culto si diffuse in tutto l’alto e basso medioevo. La chiesa ha subito danni ingentissimi nel tempo, per i bombardamenti del 1944 e il terremoto del 1980. Il crollo del tetto e i dissesti comportarono fenomeni di spoliazione e saccheggio. Sul finire degli anni ’80 partì un processo di restauro, con l’impegno unitario delle tre Soprintendenze, ai Beni Archeologici, Beni Architettonici e Beni Storico-Artistici. Si è optato per un restauro, progettato dagli architetti Ugo Carughi e Luigi Picone, che consentisse di valorizzare le preesistenze archeologiche, creando un vuoto nella navata centrale contornato, mediante un gradino intermedio, da una passerella continua in vetro strutturale, collocata lungo il perimetro interno. Così si è resa sincronicamente visibile all’interno della chiesa l'intera vicenda storica della città, dall’epoca di fondazione a quella contemporanea, attraverso i reperti di epoche lontane nel tempo, ma vicine nello spazio. La conclusione dei lavori di restauro riguardanti l’altare, nel 2014, ha consentito la riapertura al pubblico della Chiesa, grazie alla collaborazione tra Legambiente Campania e la Curia Arcivescovile di Napoli.

Info visita:

Numero persone per visita: 35

Accessibilità disabili: no

Bambini: sì

Animali: no

L'entrata è consentita fino ad un'ora prima dell'orario di chiusura indicato

Vico Sant'Aniello a Caponapoli, 9, 80138 Napoli NA

Sabato 09:00 > 13:00

Durata della visita 45 minuti

Parto. Non dimenticherò né la via Toledo né tutti gli altri quartieri di Napoli; ai miei occhi è, senza nessun paragone, la città più bella dell’universo.

(Stendhal)

 

 


Rione Sanità Open House Napoli

Per Open House Napoli un itinerario contro gli stereotipi del Rione Sanità

Open House Napoli è un evento organizzato dall’Associazione Culturale Openness, un gruppo che riunisce esperienze e competenze diverse allo scopo di costruire, sul territorio urbano, uno spazio aggregante di conoscenza, dialogo e progettualità attivo tutto l’anno.

Parte della rete internazionale Open House Worldwide, primo festival globale dell’architettura, fondato a Londra nel 1992 per coinvolgere i cittadini e far comprendere quanto una migliore progettazione degli spazi urbani influisca positivamente sulla qualità della vita, Open House è oggi un fenomeno in vertiginosa crescita che coinvolge ormai 46 città nei cinque continenti con oltre un milione di cittadini coinvolti in tutto il mondo. In Italia sono già tre le città che aderiscono al network di Open House: Roma, Milano e Torino. E da quest’anno, finalmente, Napoli, che il 26 e 27 ottobre aprirà le porte di cento dei suoi edifici storici e contemporanei, sedi istituzionali, uffici, spazi riqualificati, teatri, cantieri attivi, luoghi sacri, infrastrutture, spazi verdi, residenze private, factory creative, offrendo anche diversi eventi e percorsi negli svariati quartieri della città. Tra essi, per questo itinerario all’insegna della riqualificazione degli spazi urbani, in epoche diverse, vi propongo il Rione Sanità.

Nelle rappresentazioni dei media, solitamente, il Rione Sanità viene associato ad immagini di degrado urbano e sociale. La rappresentazione che ci viene offerta di luoghi o persone influenza profondamente il nostro modo di guardarle, soprattutto quando viene mostrata solo una delle molteplici sfaccettature che li compongono. E, parafrasando la scrittrice Chimamanda Ngozi Adichie, il problema di fornire questo tipo di rappresentazione è che genera degli stereotipi, dandoci una visione incompleta di luoghi e persone, che però diventa l’unica visione disponibile.

Ho scelto questi luoghi proprio per questo motivo. La creatività e la resilienza sono qualità indubbie del capoluogo campano, così come di altre città italiane, ma spesso non vengono messe in risalto; pertanto, l’idea di questo percorso nasce dall’esigenza di aggiungere un altro tassello alle immagini che spesso vengono associate al Rione Sanità, con la speranza di limare eventuali pregiudizi. Preparatevi a camminare, perché il tempo totale è di circa tre ore!

Sia sabato 26 che domenica 27, dalle 10 alle 11.30, sarà possibile partecipare ad un percorso che è stato intitolato ‘Luoghi comuni al Rione Sanità’, curato da Nicola Flora (DiARC – Dipartimenti di Architettura dell’Università di Napoli). L'appuntamento, per i visitatori che avranno precedentemente prenotato a partire da lunedì 14 ottobre, sarà alla Chiesa di Santa Maria della Sanità - Piazza Sanità 14.

Il percorso, della durata di 90 minuti e ad accessibilità parziale per i disabili, si concentra sui luoghi che, all’interno del Rione Sanità, sono stati oggetto di processi di riqualificazione partecipata secondo quanto indicato dal Regolamento "Adotta una strada", approvato nel 2015 dal Comune di Napoli, per favorire investimenti relativi alla progettazione partecipata e la cura degli spazi urbani. L’intervento ha visto la collaborazione del gruppo di ricerca del DiARC e la Fondazione San Gennaro, coadiuvati dalla cooperativa Officina dei Talenti, che ha materialmente eseguito i lavori. Le tre aree sottoposte a riqualificazione sono Piazzetta San Severo a Capodimonte, Via Arena alla Sanità e Largo Vita, quest’ultimo individuato all’interno di un percorso commemorativo su Totò.

Con una breve camminata lungo la via Sanità, passando per via Santa Maria Antesaecula (al cui civico 110 si trova la casa Natale di Totò), si arriva a via Montesilvano n. 5, dove sarà possibile visitare un esempio virtuoso di riqualificazione di beni immobili confiscati alla criminalità. Anche in questo caso, l’accessibilità ai disabili sarà parziale (solo piano inferiore).

 

Recupero dal Basso

Rione Sanità Open House Napoli

Quella del basso di Via Montesilvano nella Sanità è uno degli esempi di come i beni immobili confiscati alla criminalità, adeguatamente recuperati, possano essere restituiti alla comunità e rinascere a nuova vita. Quando Opportunity Onlus lo ha preso in gestione, l’interno del basso era completamente distrutto: muri crollati, pavimenti e servizi divelti. Grazie anche ai fondi raccolti da una campagna crowdfunding di grande successo, che ha coinvolto gli stessi cittadini, l’Associazione ha ristrutturato completamente lo spazio adottando criteri di sostenibilità: adesso è un’agenzia di servizi gratuiti per il cittadino attraverso la quale volontari donano ogni giorno il loro tempo ai bambini del quartiere con corsi di teatro, corsi di favole, di lingue, di informatica e doposcuola, tutto a titolo gratuito.

Il sito sarà visitabile sabato 26 dalle 11 alle 18, e domenica 27 dalle 10 alle 14.

Una brevissima camminata verso la via Arena della Sanità vi porterà all’ultima tappa di questo itinerario: il Sito Archeologico Acquedotto Augusteo, purtroppo non accessibile ai disabili.

Scoperto nel 2011 nel piano interrato dello storico Palazzo Peschici Maresca, di proprietà dell’Arciconfraternita dei Pellegrini, il sito conserva alcuni resti dell'Acquedotto Augusteo, un'opera di ingegneria idraulica tra le più importanti dell'epoca romana. Costruito nel primo decennio d.C., si sviluppava lungo un percorso di oltre 100 km, dalle sorgenti del Serino fino alla grande cisterna di Miseno, la cosiddetta "Piscina Mirabilis". Lungo il suo percorso attraversava i più importanti centri urbani dell'epoca, tra cui Neapolis.

Nel corso dei secoli, i due ponti-canale rinvenuti, in tufo e laterizi, furono prima interrati a seguito dell’innalzamento del livello di calpestio, poi utilizzati nel Cinquecento come fondamenta per la costruzione del palazzo, quando la città si espandeva al di fuori delle mura. Gli spazi disegnati dai grandi archi, oggi nel sottosuolo, sono stati adibiti in tempi più recenti a cantina e deposito, rifugio durante le ultime guerre, poi trasformati in discarica e quindi abbandonati. Negli ultimi anni il sito è stato oggetto di un’importante azione di sgombro, ripulitura e messa in sicurezza, ad opera dell'Associazione Vergini Sanità, in collaborazione con la proprietà e con associazioni del territorio, per attività finalizzate alla conservazione, valorizzazione e fruizione.

Il sito sarà visitabile sabato 26 e domenica 27 dalle 10.30 alle 11.15 e dalle 12 alle 12.45.

Per maggiori informazioni, consultare il programma e prenotarvi, basterà visitare la sezione ‘Programma’ del sito www.openhousenapoli.org


Due passi a Napoli tra memoria, viaggio e conoscenza

Due passi a Napoli tra memoria, viaggio e conoscenza

Articolo a cura di Gianluca Colazzo e Mariano Rizzo

«E chi lo sa! Chi lo sa come è Napoli veramente. Comunque io certe volte penso che anche se Napoli, quella che dico io, non esiste come città, esiste sicuramente come concetto, come aggettivo. E allora penso che Napoli è la città più Napoli che conosco e che dovunque sono andato nel mondo ho visto che c'era bisogno di un poco di Napoli.»

Le insuperabili parole di Luciano De Crescenzo in Così parlò Bellavista descrivono efficacemente Napoli nella veste di vero e proprio unicum nel mondo intero: non c'è altra città in cui nel corso dei millenni si siano sommati così tanti elementi, così tanti concetti talvolta in contraddizione tra loro che abbiano dato come risultato questo insieme armonico il quale, come tutti sanno, lo si vede una volta e poi si muore. Fortuna vuole che in questo caso il senso del proverbio sia tutt'altro che letterale: una ragione in più per evitare di trapassare è infatti poter tornarci tutte le volte che vogliamo per esplorare uno degli ingredienti di questo pastiche, al quale corrisponde un nuovo volto della città inaspettato e tutto da scoprire. Una vita sola non basta a scoprirli tutti, ma il 26 e 27 ottobre, grazie a Open House, avremo modo di fare due passi in luoghi dov'è possibile entrare in contatto con tre dei pilastri dell'identità di Napoli, città figlia della memoria, del viaggio e della conoscenza.

“Due passi” davvero letterali: i percorsi che abbiamo elaborato sono agili, adatti a chi vuole muoversi a piedi, senza lunghi e faticosi spostamenti, mossi esclusivamente dalla voglia di scoprire, riscoprire o anche essere contraddetti, requisiti fondamentali per godersi il meglio di Napoli.

A spasso nella memoria

Quanto a Napoli sia essenziale conservare e valorizzare la memoria lo si vede nelle strade, nei palazzi, nei volti e nei gesti dei napoletani: nulla del retaggio dei tempi antichi è andato perduto, tutto si è mescolato e stratificato in un immenso archivio vivente e pulsante. Nei luoghi che scopriremo la preservazione del ricordo è particolarmente evidente.

Partiamo dalla Chiesa di Santa Maria Donnaregina Vecchia, resa celebre da Matilde Serao che, nel suo Leggende Napoletane, ha tramandato la vicenda delle tre sorelle Romita, Regina e Albina le quali, sedotte dallo stesso uomo e impossibilitate a ferire le altre due, decisero di prendere i voti e investire la loro eredità nella fondazione di una chiesa per ciascuna. Dal secolo XIII a oggi, questo splendido edificio ha resistito alle devastazioni, all'incuria e al sopravanzare della città che ha tentato di fagocitarlo senza mai riuscirci. Donnaregina vecchia è il chiaro esempio di come la memoria, a Napoli, riesca sempre a sopravvivere, in questo caso nella forma di sfavillante monumento gotico.

Scendiamo lungo via Duomo e insinuiamoci in via San Biagio dei Librai, la rutilante Spaccanapoli dei turisti e dei presepi: qui, tra panni stesi e tristi negozietti di souvenir che hanno soppiantato quelli più tipici, si apre Palazzo Marigliano, dal 2016 sede della Soprintendenza Archivistica della Campania. L'importanza di questo luogo trascende la sua bellezza già di per sé notevole, visibile appena varcato l'uscio nelle sembianze di un'elegante scala a doppia tenaglia che scende nella corte. È qui, infatti, che ogni giorno i soprintendenti lavorano alacremente perché la memoria non vada perduta, è qui che si prendono provvedimenti di salvataggio per gli archivi di enti privati e famiglie: è necessario comprendere che queste operazioni, di vitale importanza, sono oggi messe in pericolo dal sentire comune che vede gli archivi come beni culturali di seconda scelta, nella migliore delle ipotesi. Delle soprintendenze archivistiche a malapena si conosce la definizione, non le si distingue dagli archivi propriamente detti e anche in un contesto del genere stupisce trovarne una come seconda tappa di un itinerario.

Ancora più sorprendente sarà dunque la visita all'Archivio Storico del Banco di Napoli, poco distante da Palazzo Marigliano, dov'è stata compiuta una coraggiosa operazione di valorizzazione con l'ausilio delle nuove tecnologie. In questo archivio non solo ci si perde tra i faldoni incolonnati, non solo si fruga tra carte polverose: è qui che è possibile vedere la storia di Napoli farsi corpo, percorso tangibile e fruibile anche da chi ritiene erroneamente che i documenti siano beni passivi, per cercare, tra le pieghe della Storia, la nostra identità comune.

In latino documentus e monumentus sono sinonimi: è arrivato il momento di comprendere quanto anche nella nostra lingua i due termini possano essere accostati; Napoli, col suo bisogno di salvare la memoria, può essere il punto di partenza per una nuova consapevolezza circa i beni archivistici.

Un viaggio nel Viaggio

Napoli non sarebbe Napoli senza i viaggi dei mille popoli che l'hanno fondata, colonizzata, dominata o scelta come casa; è una città di frontiera dove le frontiere sono in realtà molto labili, grazie anche alla capacità dei napoletani di portare con sé, al ritorno dalle loro traversate, di usi, costumi, sapori, culture diverse dalla propria. Eppure nell'ultimo secolo Napoli è diventata tristemente nota come una metropoli caotica, dentro, verso o al di fuori della quale è praticamente impossibile muoversi. Dopo molti anni di spostamenti difficili, però, i cittadini stanno finalmente riscoprendo la loro identità di viaggiatori, e la città si sta dotando di un sistema di trasporto all'avanguardia che consentirà di spostarsi agevolmente da una zona all'altra della città e anche nel suo hinterland. Open House rappresenta in questo senso una buona occasione per sbirciare dietro le quinte di questa trasformazione.

Il nostro viaggio nel viaggio parte quindi da Palazzo san Giacomo, sede del Municipio di Napoli: ammettiamo che sia banale e forse anche un po' enfatico iniziare il nostro percorso dal luogo da cui convergono le idee e si prendono le decisioni per rendere la città sempre più efficiente, ma in realtà il motivo per cui vi portiamo qui è un altro: nel visitare il Palazzo, guardate fuori dalle finestre, in direzione del Golfo, al di là della Fontana del Nettuno che finalmente ha trovato la collocazione definitiva dopo circa un secolo di peregrinazioni. A colpo d'occhio vedrete auto, mezzi pubblici, le navi del porto: è l'immagine di una Napoli sempre più efficiente e in linea con le esigenze di mobilità dei nostri tempi.

Castel Nuovo visto dall'alto. Foto di Little john

Scendiamo quindi in direzione della Stazione della Metropolitana “Municipio”, a ridosso della quale si apre il cantiere per l'ingrandimento della stessa. Da quanto quest'ultimo sia esteso e pulsante si può avere un'idea di come la nuova stazione sarà un fondamentale punto di snodo per Napoli; per il momento, tra le altre meraviglie dell'attuale stazione work in progress ma già molto interessante possiamo osservare come in essa siano stati efficacemente inglobati gli elementi architettonici del Maschio Angioino, altro monumento visitabile durante Open House.

Usciti dalla stazione possiamo dirigerci verso via Toledo, la strada dello shopping e della movida; saliamo nei pittoreschi Quartieri Spagnoli per trovare la Stazione di Montesanto Petru Birlanendau. In questo punto si incontrano Circumvesuviana, Circumflegrea e il sistema della Funicolare di Napoli; in pochi minuti, da qui è possibile raggiungere zone piuttosto lontane dentro e fuori la città. La zona in cui sorge corrisponde a molti degli stereotipi circa le vie cittadine, con la ragnatela di curve strette e salite ardite; la stazione, invece, ha subito un notevole restyling che ha coniugato armoniosamente le strutture originarie dei primi del '900 con la modernità di una stazione contemporanea.

Torniamo su via Toledo e prendiamo la Funicolare. Ora, già questo è di per sé un'avventura in grado di entusiasmare tutte le volte: approfittiamo di questo entusiasmo per godere appieno la bellezza della Stazione della Funicolare di Piazza Fuga. Possiamo lasciarci incantare dal sistema a cremagliera che fa salire e scendere le funicolari, straordinario nella sua semplicità; sembra quasi che esso abbia il potere di trasportare in un'altra città e in un altro tempo: la stazione, con le sue inferriate liberty e la struttura ottocentesca, ben si sposa all'atmosfera tranquilla e silenziosa che si respira sul Vomero. Da così in alto, il panorama sulla città è straordinario: Napoli è una promessa che sta lottando per essere mantenuta, e forse dopo questo giro siamo un po' più certi che ce la farà.

Le case della conoscenza

Si narra che la Sirena Partenope, prima di morire sull'isolotto di Megaride, abbia deposto un uovo (eh sì, le sirene classiche non erano pesci ma volatili!) in grado di sostenere da solo tutta la città, ma anche di assicurare a chi ne fosse in possesso un formidabile sapere in tutti i campi dello scibile umano. Troviamo il famigerato fondo di verità in questa leggenda nel renderci conto che Napoli, legittima proprietaria di quest'uovo, dall'antichità ai giorni nostri ha dato al mondo una quantità impressionante di menti geniali tra letterati, artisti, ingegneri, architetti e matematici. La conoscenza, qui a Napoli, ha sempre trovato casa in luoghi appositi dove era ed è tuttora possibile crearla, masticarla, rielaborarla, adoperarla: il nostro terzo e ultimo percorso ci porterà a scoprire alcuni di questi posti, che grazie a Open House sono resi fruibili, alcuni per la prima volta.

Il paradigma di questo itinerario è sicuramente il Cantiere del Braccio Nuovo del Museo Archeologico Nazionale: il MANN ha in progetto da circa un secolo questo ampliamento, il quale, a causa di una sequela di annosi tira e molla, è stato continuamente rimandato; oggi, finalmente, siamo alla vigilia della sua apertura e grazie a Open House potremo avere l'imperdibile occasione di vederlo in anteprima. Avremo così modo di scoprire come questo museo, il primo nel mondo di pubblica fruizione, si stia evolvendo in maniera rapida e funzionale, procedendo a grandi passi verso il posto che gli spetta tra i principali musei del mondo.

Dal Museo muoviamo verso il Convitto Vittorio Emanuele II, che con la sua esedra fa da quinta scenografica alla celebre Piazza Dante. Molte sono le vicende che, dall'alto Medioevo a oggi, hanno visto questo edificio trasformarsi da luogo di culto a conservatorio musicale e infine a luogo d'accoglienza per migliaia di studenti che scelgono di effettuare il loro percorso di studi a Napoli; una storia millenaria che si riflette nelle forme del Convitto, nelle quali convivono armoniosamente stili e linguaggi diversi come quelli dei convittori che vi abitano.

Open House Napoli Basilica Complesso Spirito Santo
La Basilica dello Spirito Santo in via Toledo a Napoli. Foto di Giuseppe Guida, CC BY-SA 2.0

Da qui è facilissimo arrivare al Complesso dello Spirito Santo, sempre su via Toledo, efficace esempio di conversione di un edificio conventuale in luogo della conoscenza: qui oggi ha sede la Facoltà di Architettura dell'Università degli Studi Federico II di Napoli. Nell'ampio atrio che introduce all'edificio, prestate attenzione all'orologio che guarda all'ingresso: si tratta del primo orologio installato a Napoli, che ancora oggi funziona col meccanismo originale. Non è un caso che, in questo luogo dove antico e moderno si danno reciproco equilibrio, Open House abbia scelto di allestire la mostra Napoli e modernità: un rapporto complesso.

La nostra ultima tappa sarà il Palazzo delle Poste, che a prima vista sembrerebbe stonare con gli altri luoghi visitati perché non è un luogo della conoscenza, ma non è così. In effetti, in questo edificio le conoscenze nel campo di architettura e tecnologia, più che una casa trovano applicazione: nella sua architettura, nei sistemi adoperati per costruirlo e per gestire poste e telecomunicazioni furono adottati sistemi e linguaggi all'avanguardia, che lo rendono tuttora un grandioso esempio di come a Napoli la sapienza non sia mai fine a sé stessa.

Non è un caso, inoltre, che questa sia la tappa finale delle nostre visite napoletane: in questo compendio di conoscenza, memoria e viaggio, la sensazione è di aver scoperto solo alcuni degli infiniti volti di questa splendida città; e allora, come si faceva una volta, fermiamoci a mandare una cartolina per condividere questa scoperta con coloro a cui vogliamo bene, nella certezza di propiziarci un prossimo ritorno... magari per l'edizione 2020 di Open House.

Ove non indicato diversamente, le foto sono cortesemente fornite da Open House Napoli.


Open House alla conquista del sud Italia. Da ottobre a Napoli

Open House arriva nel sud Italia e precisamente a Napoli. Dal 26 al 27 ottobre 2019 la prima edizione di Open House Napoli animerà le vie e i palazzi della città con aperture gratuite di edifici storici e contemporanei, sedi istituzionali, uffici, spazi riqualificati, teatri, luoghi sacri, infrastrutture, residenze private, factory creative, cantieri attivi e tanto altro ancora: Napoli si svela ai visitatori accogliendoli dietro le quinte di decine di siti di straordinario interesse architettonico, spesso inaccessibili, aperti al pubblico con visite guidate gratuite.

Un festival globale dell’architettura antica e moderna, del design che accompagnerà il visitatore a scoprire eccezionalmente le complesse storie della città di Napoli, un’esperienza unica da vivere come moderni esploratori urbani.

Open House nel mondo

Open House Napoli fa parte della rete internazionale di Open House Worldwide, il primo festival globale dell’architettura fondato a Londra nel 1992 per coinvolgere i cittadini e far comprendere quanto una migliore progettazione degli spazi urbani influisca positivamente sulla qualità della vita. Un prezioso strumento di conoscenza, dialogo e contributo al disegno della città che verrà.

Open House è oggi un fenomeno in vertiginosa crescita che coinvolge ormai 46 città nei cinque continenti con oltre un milione di cittadini coinvolti in tutto il mondo. In Italia sono già tre le città che aderiscono al network di Open House: Roma, Milano e Torino. E da quest’anno, finalmente, Napoli.

Per tutti gli aggiornamenti ecco il link al sito: https://www.openhousenapoli.org/