Il Gattopardo labirinto Donnafugata

Significato e valenze del labirinto nel romanzo Il Gattopardo (e non solo)

Significato e valenze del labirinto nel romanzo Il Gattopardo (e non solo)

Busto di Minotauro, copia romana di gruppo statuario attribuito a Mirone. Da una fontana fountain di Atene presso San Demetrios Katéphoris in Plaka, conservata presso il Museo Archeologico Nazionale di Atene, n° 1664a. Foto di Marsyas, CC BY 2.5

Il tema del labirinto è da sempre tra i più interessanti e misteriosi, nonché uni dei più gettonati, sin dall’origine della letteratura. Non per nulla, per indagarne l’origine, bisognerebbe tornare parecchio indietro, alla civiltà cretese e al suo popolo, che hanno dato modo ai nostri avi greci di elaborare il mito del Minotauro. Questa mostruosa creatura, metà toro metà uomo, nata dall’unione tra Pasifae e un toro bellissimo che il re Cretese, Minosse, non volle sacrificare al dio Poseidone. Per vendetta, la divinità fece innamorare la moglie del re proprio di quel toro e, visti i risultati spiacevoli, il re convenne di doverlo far rinchiudere. E dove? In un labirinto, divenuto il simbolo stesso della città di Creta, come il toro del resto.

 

Moneta in argento da Cnosso, 400 a. C., conservata al Museo Archeologico di Iraklio (Creta). Foto di AlMare, CC BY-SA 3.0

In epoca antica, il labirinto aveva anche un’importanza religioso-metaforica, perché indicava l’errore della conoscenza. Cioè quanto fosse semplice confondersi, sbagliarsi, ma anche raggiungere la vera conoscenza. Il labirinto aveva un’importanza sacrale, tanto che solo chi fosse in grado di scindere il vero dal falso sarebbe stato in grado di uscirne vivo. Teseo, l’eroe ateniese, non a caso riesce a venir fuori dall’intricato ‘gomitolo di strade’ – potremmo dire, prendendo la metafora da Giuseppe Ungaretti – grazie al gomitolo di Arianna, a riprova del fatto che occorre una logica, una conoscenza super partes per affrontare il labirinto ed uscirne incolumi.

Il Palazzo di Atlante, illustrazione di Gustave Doré dall'edizione francese Hachette dell'Orlando furioso del 1879. Immagine [email protected], in pubblico dominio

Il labirinto è senz’altro diffusissimo nella letteratura, ma viene riproposto più che in altre epoche durante il Rinascimento e, meglio ancora, in età barocca, quando si fa metafora dell’incertezza e dell’illusione. Ariosto, per esempio, nel suo Orlando Furioso, fa perdere i suoi eroici paladini nel Palazzo di Atlante, il labirintico e illusorio luogo, simbolo della perdizione e della ricerca efferata di ciò che sfugge. Eppure, è tra Ottocento e Novecento che l’immagine mitica del labirinto si fa assai più ricca di significati. Essa diviene la rappresentazione della solitudine dell’uomo moderno, privato delle sue certezze e della sua umanità, alla perenne cerca di un significato. Simbolo, quest’uomo perso, dello stesso intellettuale, non più in grado di rappresentare la realtà con le strutture solite e allora propenso a intentare nuove forme di narrazione, come avviene nell’Ulisse di James Joyce o in America e Il castello di Kafka.

Il labirinto diventa, allora, protagonista esemplare della letteratura del periodo, inserendosi nei romanzi anche a livello architettonico, in queste case e palazzi, ricchi di stanze, giardini e sotterranei. È il solo modo possibile per rendere i cambiamenti in atto con le guerre mondiali, imponendosi anche nella letteratura successiva. Non è un caso che Jorge Luis Borges lo inserisca in libri come Il giardino dei sentieri che si biforcano e, soprattutto, in La Biblioteca di Babele, entrambi del 1941, o che Italo Calvino lo adoperi ne Il castello dei Destini Incrociati, per dare un ordine al caos esterno, ove vige l’alienante ambiente della società industriale.

labirinto il Gattopardo Giuseppe Tomasi di Lampedusa Palazzo di Donnafugata
Il labirinto nelle stanze del Castello di Donnafugata, luogo centrale nel romanzo Il Gattopardo. Foto di Alessandra Randazzo

Eppure, nel romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, lo scrittore riprende il modello del labirinto e tutta la tradizione che vi è dietro nella descrizione di una scena molto interessante, che si svolge nelle stanze del palazzo di Donnafugata. Qui, a correre nelle stanze e a perdersi nei meandri del castello, sono Tancredi e Angelica, nomi non a caso ripresi dalla letteratura barocca italiana:

«Tancredi voleva che Angelica conoscesse tutto il palazzo nel suo complesso inestricabile di foresterie vecchie e foresterie nuove, appartamenti di rappresentanza, cucine, cappelle, teatri, quadrerie, rimesse odorose di cuoi, scuderie, serre afose passaggi, anditi, scalette, terrazzine e porticati, e soprattutto di una serie di appartamenti smessi e disabitati, abbandonati da decenni e che formavano un intricato labirintico e misterioso».

Eppure, qui la natura illusoria e ingannatrice del labirinto:

«Ma nel palazzo non era difficile di fuorviare chi volesse seguirvi: bastava infilare un corridoio (ve n’erano di lunghissimi, stretti e tortuosi con finestrine grigliate che non si potevano percorrere senza angoscia), svoltare per un ballatoio, salire una scaletta complice, e i due ragazzi erano lontano, invisibili, soli come su un’isola deserta».

Il labirinto si fa, improvvisamente, teatro di giochi, non del tutto innocenti. In quel perdersi e ritrovarsi, lo scrittore costruisce un dramma amoroso, che ha un’origine barocca, in quanto trappola erotica per i due amanti. I due giovani corrono negli stretti corridoi, proprio per non essere ritrovati e stare da soli. Eppure, Giuseppe Tomasi di Lampedusa era anche un esperto conoscitore del Marchese De Sade, il quale aveva spesso usato nelle sue opere il labirinto, quale paradigma erotico. Vi è perfino qualcosa di spaventoso e misterico, vertiginoso, in questa corsa a perdifiato nel palazzo, che fa pensare a due romanzi di Edgar Allan Poe, di cui lo scrittore era un avido lettore: House of the Metzengerstein e, soprattutto, Le avventure di Gordon Pym, ove l’ammutinamento dell’equipaggio avevano messo a rischio la vita di Gordon, intrappolato in questa stiva labirintica. Così, Tomasi rappresenta la perdita di senno dei due innamorati, smarriti nel vortice della loro passione.

Il Gattopardo labirinto Castello di Donnafugata
Il labirinto del Castello di Donnafugata, come nel romanzo Il Gattopardo. Foto di Okkiproject, CC BY-SA 3.0

Eppure, non è l’ultimo dei riferimenti letterari di Tomasi, che difatti si ispira alla visita, nel Palazzo Ducale di Mantova, di Isabella Inghirami e Paolo Tarsis, nelle pagine iniziali di Forse che sì forse che no di Gabriele D’Annunzio. I due amanti esplorano l’antico palazzo, perdendosi nelle sue stanze, nei suoi corridoi, come fosse un labirinto. E, qui, smarrito il senno, il senso del tempo e dello spazio, il luogo abbandonato ed immenso ispira la passione della coppia, che si bacia violentemente durante la visita. Seppur meno esplicito, nel Palazzo di Donnafugata si celebra la nascita di una grande passione tra i due giovani amanti, simbolo a loro volta di una letteratura barocca squisitamente italiana, che trova il proprio coronamento nel luogo che meglio la rappresenta e contraddistingue.

Labirinto Il Gattopardo Palazzo di Donnafugata
Il labirinto nelle stanze del Castello di Donnafugata, come nel romanzo Il Gattopardo. Foto di LeZibou, CC BY-SA 3.0

Riferimenti bibliografici:

Battera F., Oceani di stanze: un labirinto nel Gattopardo, in «Lettere Italiane» 62, 4, 2010, pp. 598-624;

Kerényi K., Nel labirinto. Gli aspetti simbolici, letterari, mitici e rituali della più straordinaria metafora della riflessione e della ricerca, Bollati Boringhieri, Torino 1983;

Orvieto P., Labirinti Castelli Giardini. Luoghi letterari di orrore e smarrimento, Salerno Editrice, Roma 2004;

Reed Dobb P., The Idea of the Labirinth from Classical Antiquity through the Middle Ages, Cornell University Press, Ithaca and London 2019.


call internazionale Dario Franceschini musei italiani

Una call internazionale per 13 nuovi direttori di Musei e Parchi italiani

IL MINISTRO FRANCESCHINI CONVOCA UNA CONFERENZA STAMPA ED ESPONE LA CALL INTERNAZIONALE PER I 13 NUOVI DIRETTORI DEI MUSEI ITALIANI.

Il ministro della Cultura Dario Franceschini, il 29 gennaio 2020, ha risposto ad alcune delle più frequenti domande che tormentano il mondo della cultura italiano e non solo. Lo ha fatto durante una conferenza stampa tenutasi presso l’Associazione della Stampa Estera a Roma, organizzata dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, convocata in occasione della presentazione dei bandi internazionali per la selezione dei nuovi direttori dei Musei e Parchi archeologici statali.


La call prevede una selezione internazionale per il conferimento dell’incarico di direttore per tredici istituti culturali statali, ora dotati di autonomia, attraverso la procedura di selezione pubblica on line sul sito del Mibact (http://www.beniculturali.it/museitaliani).
“Grazie a questo nuovo bando tredici importanti realtà del patrimonio culturale italiano – dichiara il ministro Franceschini – avranno un direttore selezionato tra i massimi esperti nazionali e internazionali. Come nelle precedenti edizioni, i nuovi direttori saranno valutati da una commissione composta da esperti di chiara fama ed elevato livello scientifico. Ancora un passo avanti nel percorso di innovazione e modernizzazione del sistema museale nazionale. I dati registrati negli ultimi anni parlano chiaro: l’incrocio tra autonomia e qualità dei direttori si è dimostrato un mix vincente per i musei e per lo sviluppo dei territori”.

Questo l’elenco degli istituti per il quali il Ministero cerca un direttore:

  • Galleria Borghese di Roma;
  • Museo Nazionale Romano;
  • Vittoriano e Palazzo Venezia;
  • Biblioteca e Complesso monumentale dei Girolamini di Napoli;
  • Galleria Nazionale delle Marche di Urbino;
  • Museo Archeologico Nazionale di Cagliari;
  • Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila;
  • Museo Nazionale di Matera;
  • Palazzo Ducale di Mantova;
  • Palazzo Reale di Napoli;
  • Parco Archeologico di Ostia antica;
  • Parco Archeologico di Sibari;
  • Pinacoteca Nazionale di Bologna.

Il ministro spiega come si sia manifestato un grande cambiamento dal 2014, dall’avvio della riforma del sistema museale italiano, un sistema che presenta una ricchezza sconfinata di collezioni, di musei e di parchi archeologici dello Stato, i quali seppur ben tutelati dalla legislazione italiana, dalle soprintendenze e dall’opera del Ministero, non sono stati tuttavia accompagnati da un’altrettanto efficace azione dal punto di vista della valorizzazione. Prima della riforma del 2014, i musei italiani non erano dotati di un direttore con un ruolo da dirigente, erano uffici delle soprintendenze diretti da un funzionario gerarchicamente dipendente dal soprintendente che si occupava allo stesso tempo sia di valorizzazione che di gestione del museo che di tutela del territorio. I musei non avevano autonomia, non avevano comitati scientifici, non avevano posti d’amministrazione, non avevano un’identità giuridica, né un bilancio autonomo.
In seguito all’attuazione della riforma sono stati creati trentadue musei autonomi - sostiene il ministro - con un bilancio proprio, un comitato scientifico, un consiglio e un direttore scelto attraverso una procedura di selezione internazionale.
I musei dello Stato sono soggetti a determinate regole di selezione del personale, ma è stata introdotta la possibilità di assumere, entro una soglia di spesa prefissata, dei curatori con specifici contratti di consulenza così da avvicinare i musei italiani agli standard internazionali.

call internazionale Dario Franceschini musei italiani

Franceschini si dice orgoglioso per il lavoro di promozione sul sistema museale e soprattutto per la crescita dei cosiddetti “musei minori”.
“Aver investito sui musei italiani e sulla riforma, aver scelto i direttori giusti in base alle loro professionalità - italiani e non italiani hanno fatto un lavoro straordinario - e aver rafforzato la promozione sta portando a una crescita diffusa su tutto il territorio nazionale; non solo i grandi musei ma anche quelli meno conosciuti che vedono un numero di visitatori sempre crescente.”

call internazionale Dario Franceschini musei italiani

Per quanto riguarda invece le “Domeniche al museo” Franceschini conferma la sua intenzione di proseguire in questa direzione: “A qualche anno dalla riforma dei musei i risultati straordinari si vedono sempre di più grazie al lavoro dei direttori e di tutto il personale. Più incassi vogliono dire più risorse per tutela e ricerca, servizi museali. Andremo avanti sul percorso dell’innovazione”.
“I visitatori dei musei italiani sono stranieri ma anche italiani, anzi, il fenomeno delle domeniche gratuite ha avvicinato molto gli italiani alla visita dei musei delle proprie città”. Questo sistema di promozione, secondo Franceschini, avrebbe portato a far acquisire al Paese la consapevolezza del suo straordinario patrimonio.

call internazionale Dario Franceschini musei italiani

 

Sono inoltre in fase avanzata i lavori per la realizzazione della fermata della metropolitana di Piazza Venezia che consentirà, sul modello di altre esperienze internazionali e di altre fermate della metropolitana di Roma arricchite da reperti archeologici, l’accesso diretto al Museo di Palazzo Venezia e al Vittoriano.

Intanto il turismo con la Cina prosegue; “non è stata annullata nessuna iniziativa, saranno le autorità competenti a valutare le implicazioni che derivano dall’emergenza sanitaria. È probabile che ci sarà un problema di flussi da entrambe le direzioni. Noi ci occupiamo essenzialmente del turismo in entrata, sosteniamo certo il turismo in uscita ma è chiaro che ci sarà un cambiamento di flussi del turismo cinese in entrata a causa delle restrizioni che ci sono in questo momento”, dichiara il ministro.

 

La sede distaccata del MAXXI a L’Aquila a Palazzo Ardinghelli è stata invece un’idea importata da altri paesi, che hanno sedi distaccate dei loro musei maggiori; nel capoluogo abruzzese, dopo il trauma del grande terremoto avvenuto nel 2009, sono stati effettuati interventi importanti, grazie anche ad un contributo economico del Governo della Federazione Russa che ha finanziato proprio il recupero del Palazzo adibito a futura sede della filiale del MAXXI - il museo destinato alle arti del XXI secolo; la scelta delle opere sarà effettuata dal MAXXI stesso e i lavori sono praticamente completati; si sta quindi ragionando sulla data di inaugurazione, prevista per i primi mesi del 2020.

 

L’idea della capitale italiana della cultura è nata - racconta Franceschini - durante la medesima competizione tra le città italiane per la capitale europea; “in quell’occasione la competizione tra le sei città italiane finaliste è stata virtuosissima, spingendo a identità locale e progettazione, a mettere insieme pubblico e privato, al pensare la città complessivamente; si è pensato dunque di replicare il programma in ambito italiano. L’Italia è il luogo delle cento città d’arte e dei borghi dunque perché non estendere questa competizione anche alle capitali italiane della cultura?”
Quest’anno le domande pervenute per l’edizione del 2021 sono ben quarantaquattro tra città e piccoli borghi e si prevede un successo crescente dell’iniziativa.

 

Sbilanciandosi invece sul destino della collezione Torlonia, Franceschini svela che l’intesa firmata con gli eredi Torlonia prevede non solo la gestione della mostra, che partirà tra marzo e aprile 2020, ma anche l’individuazione di un luogo, a Roma, che possa diventare la sede permanente di questa incredibile raccolta; il ministro sta attualmente visionando degli immobili per una eventuale sede che naturalmente dovrà essere, sia per dimensioni che per prestigio, adeguata a quella che è una collezione straordinaria.

 

Il ministro conclude la conferenza con la questione delle barriere a fontana di Trevi, sostenendo che il problema della pressione turistica nei luoghi della cultura più famosi del mondo continua ad essere annoso; questi luoghi non possono contenere un numero illimitato di persone perché esiste un problema di fragilità del patrimonio oltre che un problema di sicurezza dei visitatori; l’intenzione di queste barriere è di certo quella di allentare e rallentare la pressione turistica ma - secondo il ministro - non sembra plausibile pagare un biglietto per entrare in una piazza pubblica. Dice invece sì a delle misure tecnologiche e non invasive per il conteggio degli accessi o per fermare i flussi in entrata finché non si avrà un deflusso in uscita. Sistemi che alcune città e alcuni musei dovranno necessariamente adottare nei luoghi e nei comuni con maggiore pressione turistica.


Mantova, Palazzo Ducale - Pasqua e Lunedì dell'Angelo, apertura e visite guidate

Mantova, Palazzo Ducale - Pasqua e Lunedì dell'Angelo, apertura e visite guidate

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Il Museo di Palazzo Ducale sarà aperto nei giorni festivi di Pasqua e Lunedì dell’Angelo con il consueto orario continuato 8.15 -19.15 (chiusura cassa 18.20).
Sia domenica 27 che lunedì 28 marzo sarà attivo il servizio di visite guidate ad orario fisso con partenze alle ore 10.00, 11.00, 12.00 e ore 15.00 e 16.00, mentre sabato 26 marzo le visite partiranno alle ore 11.00 e alle ore 15.00.
Il servizio guida costa € 5,00 a persona e si prenota alla biglietteria tel. 0376 224832.
Biglietto d’ingresso ordinario.

Palazzo Ducale di Mantova: attività sabato 26 e domenica 27

25 Settembre 2015

PALAZZO DUCALE DI MANTOVA . Sabato 26 e domenica 27 settembre 2015 Visite guidate ad orario fisso e UNA NOTTE AL MUSEO

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Ogni sabato e domenica è attivo il servizio di visite guidate ad orario fisso alle ore 11.00 e alle ore 16.00.

Servizio visita guidata € 5,00, prenotazioni allo 0376 224832.
Sabato 26 settembre il museo sarà aperto anche alla sera dalle ore 20.10 alle ore 23.45 (chiusura biglietteria ore 22.50, ultimo ingresso alla Camera degli Sposi ore 23.10).
Biglietto d’ingresso ordinario.

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Mantova, Museo di Palazzo Ducale - Giornate europee del patrimonio 19 e 20 settembre 2015

16 Settembre 2015

Mantova, Museo di Palazzo Ducale - Giornate europee del patrimonio 19 e 20 settembre 2015

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Nel prossimo week-end si celebrano le Giornate Europee del Patrimonio, il complesso museale di Palazzo Ducale sarà visitabile sabato dalle ore 8.15 alle ore 19.15 (chiusura cassa ore 18.20) e dalle ore 20.10 fino alle ore 23.45 (chiusura cassa ore 22.50, ultimo ingresso alla Camera degli Sposi ore 23.10) e domenica dalle ore ore 8.15 alle ore 19.15 (chiusura cassa ore 18.20).
In entrambe le giornate è disponibile il servizio di visita guidata ad orario fisso con partenza alle ore 11.00 e alle ore 16.00. Il costo del servizio è di € 5,00 a persona ed è richiesta la prenotazione allo 0376 224832.
Biglietto d’ingresso ordinario.

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Una notte al museo: 12 settembre al Museo di Palazzo Ducale a Mantova

10 Settembre 2015

12 SETTEMBRE 2015: MUSEO DI PALAZZO DUCALE DI MANTOVA, UNA NOTTE AL MUSEO
Gustiamoci il Ducale

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Sabato 12 settembre 2015
VISITE GUIDATE AD ORARIO FISSO e UNA NOTTE AL MUSEO
Sabato 12 settembre alle ore 11.00 e alle ore 17.00 partiranno le visite guidate alla scoperta della storia della famiglia Gonzaga e della sua celebre residenza. (Servizio visita guidata € 5,00, prenotazioni allo 0376 224832).
Il museo sarà aperto anche alla sera dalle ore 20.10 alle ore 23.45 (chiusura biglietteria ore 22.50, ultimo ingresso alla Camera degli Sposi ore 23.10). Biglietto d’ingresso ordinario.

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5 Settembre: una Notte al Museo di Palazzo Ducale a Mantova

2 Settembre 2015

5 SETTEMBRE: UNA NOTTE AL MUSEO DI PALAZZO DUCALE. APERTURE SERALI AL SABATO SERA

Riprendono le aperture serali del complesso museale di Palazzo Ducale: sabato 5 settembre la biglietteria riaprirà alle ore 20.10 fino alle ore 22.50, ultimo ingresso alla Camera degli Sposi ore 23.10. I visitatori dovranno uscire entro le ore 23.45 per consentire al personale di completare le operazioni di chiusura e messa in sicurezza del museo.
Ingresso con biglietto e modalità di visita ordinarie.

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Palazzo Ducale di Mantova: aperture serali al sabato sera

22 Luglio 2015

PALAZZO DUCALE DI MANTOVA: APERTURE SERALI AL SABATO SERA

Sabato 25 luglio il Museo sarà aperto anche alla sera (orario biglietteria 20.10 - 22.50, ultimo ingresso alla Camera degli Sposi ore 23.10 - uscita pubblico entro le ore 23.45) con biglietto d'ingresso e modalità di visita ordinarie.
Le notti al museo saranno sospese nel mese di agosto e riprenderanno a settembre!

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