Neve, la neonata del primo Mesolitico ritrovata in Liguria

L’hanno chiamata "Neve" ed è stata ritrovata in una grotta in Liguria, una piccola neonata vissuta circa 10.000 anni fa nella prima fase del Mesolitico. Aveva un’età stimata di 40-50 giorni al momento della morte ed è stata sepolta assieme al suo corredo formato da ciondoli e perline.

Siamo in provincia di Savona, nell’entroterra di Albenga e qui un gruppo di ricercatori ha scoperto la più antica sepoltura di una neonata mai documentata in Europa. La scoperta ha infatti permesso all’équipe di fare luce sull’antica struttura sociale e sul comportamento funerario e rituale dei cacciatori-raccoglitori nella prima fase del Mesolitico.

Mesolitico Sepoltura Neve
Ricostruzione virtuale della sepoltura con alcuni dei reperti rinvenuti: ossa, denti, corredo. Foto: Università di Bologna

Questa prima fase del Mesolitico è un periodo che ha segnato grandi cambiamenti sociali nei gruppi umani legati alla fine dell’ultima era glaciale. La scoperta è stata pubblicata oggi su Scientific Reports, rivista del gruppo Nature.

Il team di studiosi responsabile del ritrovamento e dell'analisi dei resti è coordinato da ricercatori italiani - Stefano Benazzi (Università di Bologna), Fabio Negrino (Università di Genova) e Marco Peresani (Università di Ferrara) - e comprende anche studiosi della University of Colorado Denver (USA), dell'Università di Montreal (Canada), della Washington University (USA), dell'Università di Tubinga (Germania) e dell'Institute of Human Origins dell’Arizona State University (USA).

Assieme alla neonata i ricercatori hanno ritrovato anche il suo corredo funerario composto da oltre 60 perline in conchiglie forate, quattro ciondoli sempre forati ricavati da frammenti di bivalvi e un artiglio di gufo reale.

"Capire come i nostri antenati trattassero i loro morti ha un enorme significato culturale e ci consente di indagare sia i loro aspetti comportamentali che quelli ideologici", spiega Stefano Benazzi, professore al Dipartimento di Beni Culturali dell'Università di Bologna, tra i coordinatori dello studio. "Questa scoperta permette di indagare un eccezionale rito funerario della prima fase del Mesolitico, un'epoca di cui sono note poche sepolture, e testimonia come tutti i membri della comunità, anche piccole neonate, erano riconosciuti come persone a pieno titolo e godevano in apparenza di un trattamento egualitario".

Mesolitico Sepoltura Neve
I ricercatori al lavoro nella grotta Arma Veirana, in Liguria, dove è stata ritrovata Neve. Foto: Università di Bologna

Indagini di istologia virtuale delle gemme dentarie della neonata, realizzate dal BONES LAB dell’Università di Bologna hanno permesso di ricavare informazioni preziose sia sulla piccola Neve che sulla madre. L’analisi del genoma e dell’amelogenina, una proteina presente nelle gemme dentarie, ha permesso di identificare il sesso della neonata che apparteneva ad un lignaggio di donne europee noto come aplogruppo U5b2b e l’età della morte; Neve aveva 40-50 giorni di vita.

Approfondendo ulteriormente l’analisi delle gemme dentarie, lo studio del carbonio e dell’azoto ha evidenziato che la madre si nutriva seguendo una dieta a base di animali cacciati e non marini come pesce o molluschi. Inoltre durante la gravidanza aveva subito degli stress fisiologi, forse alimentari, che hanno interrotto la crescita dei denti del feto 47 e 28 giorni prima del parto.

 Sepoltura Neve
Alcuni degli ornamenti che componevano il corredo della sepoltura. Foto: Università di Bologna

Anche lo studio del corredo funerario ha permesso di ricavare informazioni rilevanti. Le oltre 60 perline lavorate a partire da conchiglie dovevano essere state cucite su un abitino o un fagotto in pelle, elementi volti ad indicare una particolare cura data alla sepoltura. L’usura di diversi di questi ornamenti, inoltre, fa pensare ad un uso prolungato nel tempo, testimonianza di come questi decori fossero stati prima indossati dai membri del gruppo e solo successivamente utilizzati per adornare la vesta della neonata.

Le analisi al carbonio-14 realizzate dalla prof.ssa Sahra Talamo dell’Università di Bologna hanno permesso di datare e stabilire che la neonata visse circa 10.000 anni fa durante il Mesolitico antico, nella prima fase dell’Olocene.

"Esiste una buona documentazione di sepolture riferibili alla fase media del Paleolitico superiore e alle sue fasi terminali, ma non sono frequenti le sepolture riferibili al Mesolitico e sono comunque particolarmente rare per tutte le epoche considerate quelle attribuibili a soggetti infantili", dice ancora Benazzi. "Per questo, la scoperta di Neve è di eccezionale importanza e ci aiuterà a colmare molte lacune, gettando luce sull’antica struttura sociale e sul comportamento funerario e rituale di questi nostri antenati".

La sepoltura è venuta alla luce nel 2017 ma è stata scavata e indagata solo nel luglio del 2018. Luogo del rinvenimento è Arma Veirana, nel comune ligure di Erli, nella val Neva. Non essendo vicina alla costa ed essendo di difficile accesso, la grotta non è stata oggetto di ricerche archeologiche programmatiche ma scavatori clandestini purtroppo, intuendone l’importanza, hanno messo in luce e rubato manufatti litici e distrutto evidenze di frequentazione umane della grotta nel Paleolitico medio (uomo di Neanderthal) e del tardo Paleolitico superiore (Homo Sapiens).

Solo nel 2006 Giuseppe Vicino, ex conservatore del Museo archeologico del Finale raccolse alcuni reperti dalla stratigrafia alterata dai tombaroli consegnandoli così alla Soprintendenza e facendo conoscere il sito alla comunità scientifica.

 Sepoltura Neve
Ricostruzione virtuale della sezione della grotta Arma Veirana, in Liguria, dove è stata ritrovata Neve. Foto: Università di Bologna

I primi scavi avvenuti nel 2015 e nel 2016 hanno indagato un deposito prossimo all’imboccatura della cavità, mettendo in luce livelli che contenevano manufatti litici datati ad oltre 50.000 anni fa e caratteristici nell’uso ai Neanderthal.

Furono trovati anche reperti archeozoologici come resti di pasti, ossa fratturate e con tagli di macellazione attribuibili ad animali come cervi e cinghiali. Altri livelli, indagati sempre dagli archeologi, erano riferibili alla fine del Paleolitico superiore e relativi ad una frequentazione di raccoglitori-cacciatori vissuti tra 16-15.000 anni fa.

L'ingresso della grotta Arma Veirana, in Liguria, dove è stata ritrovata Neve. Foto copyright Dominique Mayer, dall'Università di Bologna

Ampliando la ricerca, nel 2017 cominciarono ad essere messi in evidenza alcuni resti di conchiglie forate che subito fecero pensare alla presenza di una sepoltura. Conferma che avvenne pochi giorni dopo quando con estrema attenzione e utilizzando strumenti con massima precisione e delicatezza, gli archeologi ritrovarono i resti di una piccola calotta cranica e i primi elementi del corredo della piccola Neve.


Le pitture rupestri di Lascaux in mostra al MANN

Venerdì 31 gennaio, Paolo Giulierini, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, ha inaugurato la mostra interattiva itinerante “Lascaux 3.0”, allestita nella Sala del Cielo stellato e nelle sale attigue, che sarà visitabile, per la prima volta in Italia, fino al 31 maggio 2020.

Le Grotte di Lascaux, che conservano al loro interno pitture rupestri - risalenti al Paleolitico superiore - e raffiguranti più di 6000 figure tra animali, umani e segni astratti, sono state inserite dal 1979 nella Lista UNESCO del Patrimonio Mondiale dell'Umanità.

Lascaux 3.0Situata nel piccolo centro di Montignac, le grotte furono scoperte l’8 settembre 1940 dal giovane Marcel Ravidat mentre passeggiava con il suo cane. Immediatamente questo rinvenimento eccezionale attirò un gruppo di studiosi che si adoperarono per documentarne il grande patrimonio. Per motivi conservativi il sito, noto come la Cappella Sistina della Preistoria, è stato interdetto alle visite dal 1963. Oggi è possibile ammirare le pitture rupestri grazie a una ricostruzione limitrofa al complesso “Lascaux II” aperta al pubblico nel 1983 e a una mostra itinerante “Lascaux 3.0”. Quest’ultima esposizione, nata da un accordo tra la Società pubblica “Lascaux – L’Esposizione Internazionale”, il Dipartimento Dorgone – Périgord e la Regione della Nouvelle Aquitaine, ha lo scopo di portare nel mondo gli ambienti principali della grotta riprodotti con la tecnica del velo di pietra introdotta nei primi anni 2000.

Lascaux 3.0 è una mostra che coniuga archeologia e nuove tecnologie, capace di emozionare il pubblico senza però trascurare l’aspetto scientifico. Grazie a un ricco apparato didattico interattivo, rigoroso ma coinvolgente, adatto a tutte le età, permette di approfondire la conoscenza non solo delle pitture rupestri ma anche di ricevere nozioni sull’epoca dell’uomo di Cro-Magnon.

Lascaux 3.0Il percorso di visita inizia con la riproduzione di una famiglia di uomini di Cro – Magnon realizzata dall’artista visuale Elizabeth Daynes, specializzata nella rappresentazione di esseri umani vissuti in epoche passate partendo dai resti fossili del cranio e dello scheletro. Grazie a quest’opera è possibile guardare in faccia gli antichi abitanti della grotta.

Nella prima sala, al centro, si trova il plastico in scala 1:10 degli ambienti della grotta di Lascaux con le relative pitture rupestri. Lungo le pareti della sala sono presenti postazioni multimediali con audio e video in cui le persone che hanno lavorato negli anni nella grotta raccontano il loro lavoro. Nella sezione chiamata l’atelier dei copisti, alcune postazioni interattive spiegano come sono stati realizzati i pannelli con le pitture presenti nella mostra.

Nella sala seguente, la sezione Il mestiere dell’archeologo, seguendo le ricerche degli studiosi che dal 1940 a oggi si sono occupati di Lascaux, approfondisce alcuni specifici aspetti della professione tra cui “cercare”, “analizzare”, “datare”, “fotografare” e“filmare”. In un’altra sezione della sala, sono presenti postazioni multimediali che svelano le tecniche pittoriche usate dagli artisti di Lascaux.

Lascaux 3.0

Nella terza sala sono esposte le riproduzioni di strumenti legati alla caccia, all’alimentazione, all’abbigliamento e alle abitazioni che permettono di scoprire alcuni aspetti della vita quotidiana degli uomini di Cro – Magnon.

Infine, dopo un video introduttivo si entra nell’ambiente immersivo che permette di passeggiare all’interno della grotta, vivendo le stesse emozioni dei primi scopritori della grotta. Questo effetto è ottenuto grazie all’istallazione di sottilissime pareti artificiali che riproducono fedelmente non solo le pitture ma anche l’effetto visivo della pietra su cui sono state dipinte. Inoltre, l’ambiente è arricchito e reso ancora più spettacolare dalla presenza di un’altra opera della Daynes raffigurante una donna di Cro – Magnon con la sua bambina.

Con Lascaux 3.0 si inaugura la stagione 2020 delle grandi mostre del MANN e si annuncia l’imminente riapertura della sezione “Preistoria e Protostoria” prevista per il prossimo 28 febbraio.

Tutte le foto scattate dalla mostra interattiva Lascaux 3.0 sono di Teresa Pergamo.


Sull'origine dell'ocra della Signora Rossa della grotta di El Mirón

Un nuovo studio, pubblicato sul Journal of Archaeological Science: Reports, è tornato ad esaminare la sepoltura della “Signora Rossa” (Red Lady) della grotta di El Mirón, nella regione spagnola della Cantabria.

In particolare, i ricercatori coinvolti - provenienti dalle Università di Alicante, della Cantabria e del Nuovo Messico - hanno preso in esame il pigmento rosso lì ritrovato, che sarebbe stato impiegato durante il rituale di sepoltura della stessa Signora Rossa.

I ricercatori sono andati così a confermare un'importante ipotesi presentata in un primo studio del 2015, per la quale l'ocra utilizzata nella sepoltura non proverrebbe da fonti prossime al sito di El Mirón, ma bensì da Monte Buciero, a circa 27  km a nord sull'attuale costa atlantica a Santoña.

Si sono analizzati sedimenti sia dalla sepoltura che da Monte Buciero, oltre che l'ocra proveniente dai depositi sopra lo strato della sepoltura, da un blocco calcareo immediatamente adiacente la sepoltura stessa, e da un'altra area della grotta, dove è raffigurato un cavallo. È stato così possibile confermare che l'ocra ritrovata nella sepoltura di questa donna proveniva effettivamente da Monte Buciero.

Oltre ad analizzare origine e datazione dei diversi depositi di ocra, lo studio si è concentrato sull'investigazione della relazione esistente tra l'ocra impiegata nella sepoltura e il blocco calcareo adiacente quest'ultima. Il blocco presentava numerose raffigurazioni (inclusa quella ipotizzata di una vulva), che furono in seguito coperte. Anche l'ocra sul blocco proveniva da Monte Buciero, ma è risultata l'aggiunta di microframmenti ossei, probabilmente con un qualche collante di origine animale o con qualche grasso vegetale.

Il pigmento rosso utilizzato dove il cavallo è raffigurato deriva invece da diversi ossidi di ferro, tra i quali la goethite. È invece risultato che l'ocra impiegata negli strati superiori del sito sarebbe completamente differente sulla base di varî fattori, come grana e composizione.

In conclusione, si confermerebbe che il blocco situato presso la sepoltura della Signora Rossa sarebbe indubbiamente legato alla stessa. Considerando l'assenza di corpi seppelliti nel Magdaleniano nella Penisola Iberica, per i ricercatori fu sicuramente un trattamento speciale quello che ricevette questa donna, le cui ossa furono ricoperte di ocra dopo la morte, che avvenne quando la Signora Rossa aveva un'età compresa tra i 35 e i 40 anni.

Grotta di El Mirón, Signora Rossa Red Lady Cantabria Paleolitico Superiore Magdaleniano
La grotta di El Mirón, foto del Gabinete de Prensa del Gobierno de CantabriaCC BY 3.0

Lo studio Sources of the ochres associated with the Lower Magdalenian “Red Lady” human burial and rock art in El Mirón Cave (Cantabria, Spain), opera di Romualdo Seva Román, Mª. Dolores Landete Ruiz, Jerónimo Juan-Juan, Cristina Biete Bañón, Lawrence G. Straus, Manuel R. González Morales, è stato pubblicato sul Journal of Archaeological Science: Reports.


Migrazione di ritorno in Africa all'inizio del Paleolitico Superiore

19 - 26 Maggio 2016

Il teschio della donna di Pestera Muierii, vissuta 35 mila anni fa. Credits: E. Trinkaus and A. Soficaru
Immagini di laboratorio: il mitogenoma è stato estratto dalla donna di Pestera Muierii, vissuta 35 mila anni fa. Credits: E. Trinkaus and A. Soficaru

Dopo la dispersione "fuori dall'Africa" iniziò l'espansione demografica in Eurasia di ominidi con una morfologia simile a quella che conosciamo oggi.
Un nuovo studio, pubblicato su Nature - Scientific Reports, presenta il genoma mitocondriale di una donna da Pesteri Muierii (Romania), vissuta 35 mila prima del tempo presente. Esso corrisponde alla stirpe basale U6, ora scomparsa, e dalla quale derivano i lignaggi di popolazioni del Nord Africa.
Lo studio può quindi confermare l'origine eurasiatica di detto lignaggio, e attestare una migrazione di ritorno dall'Eurasia in Africa, all'inizio del Paleolitico Superiore (40-45 mila anni fa).
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Differenze tra Neanderthal e moderni umani nella dieta dell'Era Glaciale

27 Aprile 2016

Molare umano fossilizzato utilizzato nello studio. Credit: Sireen El Zaatari PLOS ONE e0153277
Molare umano fossilizzato utilizzato nello studio. Credit: Sireen El Zaatari PLOS ONE e0153277

Il clima fluttuante durante l'Era Glaciale alterava gli habitat: in questo contesto, moderni umani e Neanderthal avrebbero adattato differentemente la loro dieta.
Queste le conclusioni di un nuovo studio, pubblicato su PLOS One, che ha esaminato la microusura di molari fossilizzati (52 da Neanderthal e moderni umani del Paleolitico Superiore), al fine di esaminare gli aspetti della dieta degli ominidi dell'epoca, nell'Eurasia occidentale.
I Neanderthal si sarebbero adattati all'ambiente della fredda steppa, mangiando principalmente carne e utilizzando come supplemento alla dieta piante, semi, nocciole. I moderni umani, al contrario, mantennero nella loro dieta una porzione relativamente grande di cibo da vegetali, nonostante i lievi cambiamenti climatici. Sireen El Zaatari, tra gli autori dello studio, spiega che per farlo avranno utilizzato strumenti per estrarre gli elementi della loro dieta dall'ambiente.
Come nota conclusiva, lo studio non ci informa peraltro la competizione tra Neanderthal e moderni umani del Paleolitico Superiore, visto che gli individui esaminati non combaciano temporalmente. Nonostante questo, queste differenze comportamentali potrebbero aver contribuito al declino dei Neanderthal e alla sopravvivenza della nostra specie.
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I reperti in osso, corno e avorio dal sito di Sungir

14 Aprile 2016

Strumenti per la caccia. Credit: Fonte: Taisiya Soldatova
Strumenti per la caccia. Credit: Fonte: Taisiya Soldatova

Gli strumenti in osso e avorio dal sito di Sungir, nei pressi della città russa di Vladimir, sono stati oggetto di studio da parte degli archeologi dell'Università Statale Lomonosov di Mosca.
Il sito a cielo aperto di Sungir risale al Paleolitico Superiore, e fu scoperto nel 1956: si ritrovò allora un complesso funerario con due tombe, ciascuna delle quali conteneva due sepolture. Molti i reperti ritrovati allora, tra i quali grani di collane in avorio, braccialetti, lance.  Sulla base dei materiali biologici ritrovati, il sito viene datato tra il 28,800 ± 240 e il 25,500 ± 200 prima del tempo presente. Secondo altri dati, avrebbe 30 mila anni.
Credit: Fonte: Taisiya Soldatova
Credit: Fonte: Taisiya Soldatova

In un nuovo studio, pubblicato sul digest della Hugo Obermaier Society for Quaternary Research and Archaeology of the Stone Age, si sono presi in esame 171 reperti in avorio, osso, corna. Si tratta di diversi strumenti per il lavoro e per la caccia, oltre a materiali di scarto, ma gli archeologi si sono soprattutto soffermati a studiare gli ornamenti.
Strumenti in avorio. Credit: Fonte: Taisiya Soldatova
Strumenti in avorio. Credit: Fonte: Taisiya Soldatova

Sono risultate differenze nei manufatti prodotti con diversi materiali: quelli in avorio erano meglio formati di quelli in osso o corna, e nessuno strumento in avorio era usato per le attività casalinghe. In avorio erano solo armi da caccia, oggetti d'arte e ornamenti. Tre oggetti in avorio potevano essere considerati degli strumenti, e però in quanto ritrovati in un contesto funerario potevano avere un significato simbolico.
Sulla base di queste peculiarità, gli studiosi hanno perciò potuto suggerire paralleli con i siti europei dell'Aurignaziano.
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Francia: un uccello in incavo del Paleolitico Superiore

15 Marzo 2016
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Sta facendo molto parlare di sé, un reperto del Paleolitico Superiore proveniente da un sito a cielo aperto di Cantalouette II, nella regione francese della Dordogna.
Si tratta di una scheggia di selce, sulla cui superficie irregolare si è scavato con uno strumento in pietra. Datata a 31-35 mila anni fa, presenta la straordinaria raffigurazione di un uccello in incavo, col piumaggio e dettagli della testa. Non vi sono reperti simili - anche per livello di naturalismo - per quanto riguarda il Paleolitico Superiore: quest'opera può dunque aiutarci a comprendere meglio gli esordi dell'arte figurativa.
L'incisione si distingue da altre rappresentazioni, per l'animale raffigurato e per le tecniche innovative utilizzate. Nonostante la presenza di certe convergenze, infatti, l'assenza di canoni è caratteristica per l'arte dell'Aurignaziano. Difficile dire di che uccello si tratti: probabilmente un passeriforme, di torcicolli (picidi del genere Jynx), di starne (fasianidi del genere Perdix) o quaglie. Raffigurazioni di uccelli sono molto inusuali per il periodo, e dunque in questo caso si tratta forse di un'espressione di pura creatività, non legata a concezioni religiose e sociali.
Il sito di Cantalouette II, la cui scoperta è avvenuta durante i lavori per la circonvallazione di Bergerac, ha rivelato un'occupazione che va dal Paleolitico Medio al Neolitico.
https://twitter.com/jorios/status/648468578828599296
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Prima raffigurazione di uno spazio umano: un campo paleolitico iberico

2 - 3 Dicembre 2015
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Una lastra in scisto incisa, datata a 13.800 anni fa e ritrovata presso il sito iberico di Molí del Salt, presenta una significativa raffigurazione. L'importanza della stessa è stata sottolineata dagli studiosi: si tratterrebbe della più antica rappresentazione di uno spazio umano.
La lastra è lunga 18 cm e larga 8,5, e presenta sette incisioni semicircolari. Le incisioni sarebbero state effettuate in breve tempo.
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Proprio le figure semicircolari sarebbero da interpretarsi come capanne, e dunque la lastra presenterebbe un antico campo di cacciatori raccoglitori del Paleolitico Superiore. Le aree da campo possono infatti considerarsi come i più antichi paesaggi antropici. Per gli autori dello studio, l'autore dell'incisione probabilmente volle concentrarsi su un tema "sociale", per la prima volta nella storia umana. La lastra rompe anche le regole dell'arte paleolitica, che di solito presenta motivi geometrici o animali.
Il sito di Molí del Salt è collocato nella municipalità di Vimbodí i Poblet, nella provincia spagnola di Tarragona. Gli scavi sono qui cominciati nel 1999.
journal.pone.0143002.g002
[Dall'Abstract:] Paesaggi e altre caratteristiche del mondo quotidiano erano appena rappresentate nell'arte paleolitica, specialmente quelle associate ai paesaggi umani (capanne e campi). Al contrario, altri motivi figurativi (in particolare animali) e segni, tradizionalmente collegati a concezioni magiche o religiose di queste società di cacciatori-raccoglitori, sono i temi predominanti dell'arte del Paleolitico Superiore.  Lo studio presenta una lastra di scisto incisa, recentemente scoperta presso il sito di Molí del Salt (Spagna nord-orientale) e datato alla fine del Paleolitico Superiore, circa 13.800 anni fa. Questa lastra mostra sette motivi semicircolari che possono essere interpretati come la rappresentazione di capanne con forma a cupola. L'analisi dei motivi individuali e la composizione, così come la contestualizzazione etnografica e archeologica, suggerisce che questa incisione sia una raffigurazione naturalistica di un campo di cacciatori raccoglitori. Le aree da campo possono essere considerate il primo paesaggio umano, la prima area terrestre le cui caratteristiche visibili furono interamente costruite da umani. Dato il significato sociale delle aree da campo per gli stili di vita dei cacciatori raccoglitori, questa incisione può essere considerata una delle prime rappresentazioni dello spazio domestico e sociale di un gruppo umano.
journal.pone.0143002.g0011
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Quarto ramo della stirpe europea dai cacciatori raccoglitori isolati nell'Era Glaciale

16 Novembre 2015

‘Quarto ramo’ della stirpe europea ebbe origine dai cacciatori raccoglitori isolati dall'Era Glaciale

Popolazioni di cacciatori raccoglitori superarono l'Era Glaciale in apparente isolamento per millenni nella regione montagnosa del Caucaso, mescolandosi in seguito con altre popolazioni ancestrali, dalle quali emerse la cultura Yamnaya che avrebbe portato questo lignaggio di cacciatori raccoglitori nell'Europa Occidentale.

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Il primo sequenziamento di antichi genomi estratti da resti umani datati al Tardo Paleolitico Superiore per un periodo di 13.000 anni ha rivelato un “quarto ramo” dell'antica stirpe europea, precedentemente non noto.
Questo nuovo lignaggio deriva da popolazioni di cacciatori raccoglitori che si divisero dai cacciatori raccoglitori occidentali, subito dopo l'espansione ‘fuori dall'Africa’ che avvenne 45.000 anni fa circa, e andarono ad insediarsi nella regione del Caucaso, dove la Russia meridionale incontra oggi la Georgia.
Qui questi cacciatori raccoglitori fondamentalmente rimasero per millenni, diventando sempre più isolati col culminare dell'Era Glaciale nell'ultimo  ‘Massimo Glaciale’ 25.000 anni fa circa: lo superarono nel relativo rifugio sulle montagne del Caucaso, fino a quando il disgelo permise il movimento e li portò in contatto con altre popolazioni, probabilmente provenienti dalle aree ulteriormente ad Est.
Questo condusse a un mescolamento genetico che produsse la cultura Yamnaya: allevatori della steppa portati dal cavallo, che dilagarono nell'Europa Occidentale attorno a 5.000 anni fa, presumibilmente annunciando l'inizio dell'Età del Bronzo e portando con loro la metallurgia e le capacità di allevamento, insieme al ramo di DNA ancestrale di cacciatori raccoglitori del Caucaso – ora presente in quasi tutte le popolazioni del continente europeo.
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Inghilterra: i ‘migranti economici’ dell'Era Glaciale a Bradgate Park

15 Ottobre 2015

Dissotterrati i ‘migranti economici’ dell'Era Glaciale in Europa

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Un robusto perforatore. Questi sono i ritrovamenti più comuni presso il sito e furono possibilmente utilizzati per lavoro pesante su materiali come pelle o corna.

Nuovi scavi a Bradgate Park, nel Leicestershire, per salvare manufatti in selce dall'impatto dell'erosione

Dopo essere stati nascosti per quasi 15.000 anni, le vite dei cacciatori-raccoglitori dell'Era Glaciale che migrarono verso l'Europa per beneficiare di climi più caldi, saranno rivelate in uno scavo archeologico presso un sito molto raro a Bradgate Park.

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