Online i bandi per i nuovi direttori di Musei e Parchi archeologici

On line i bandi per la nomina dei direttori dei seguenti musei:
Galleria dell’Accademia di Venezia, Reggia di Caserta, Parco archeologico di Pompei, Parco archeologico dell’Appia antica, Parco archeologico dei Campi Flegrei e Palazzo Reale di Genova

Sono online da oggi i bandi per la selezione pubblica internazionale per la direzione dei seguenti istituti autonomi:

- Galleria dell’Accademia di Venezia, Reggia di Caserta, Parco archeologico di Pompei (livello dirigenziale generale);
- Parco archeologico dell’Appia antica, Parco archeologico dei Campi Flegrei, Palazzo Reale di Genova (livello dirigenziale non generale).

Gli interessati, come previsto dai rispettivi bandi, consultabili all’indirizzo www.beniculturali.it/museitaliani, dovranno inviare la propria candidatura entro le 12:00 GMT del 22 dicembre 2018. Le candidature verranno valutate da una Commissione, composta da cinque esperti di chiara fama del settore del patrimonio culturale che verrà nominata dal Ministro entro il 31 dicembre 2018, operando una prima selezione di un massimo di dieci candidati, rispettivamente per gli istituti di livello dirigenziale generale e di livello non generale.

Da tali selezioni, a seguito di un colloquio con la Commissione, verrà individuata una terna da sottoporre al Ministro per i beni e le attività culturali il quale individuerà, per gli istituti di livello dirigenziale generale, il candidato cui conferire l’incarico. Per gli istituti di livello dirigenziale non generale, la terna sarà sottoposta al Direttore generale Musei che individuerà il candidato cui conferire l’incarico.


Lo Zeus in trono torna nella sua casa flegrea

Dopo un anno dal suo arrivo in Italia, lo Zeus in trono ritorna a casa. L’operazione di restituzione venne siglata lo scorso anno tra il MIBAC(T) e il Paul Getty Museum che ospitava il reperto nella sua collezione. La statua, che dopo accurati studi sembra provenire da area flegrea, rappresenta il padre degli dei in trono e si data al I secolo a.C. Venne acquistato dal Getty Museum nel lontano 1992, dopo una serie di scambi illeciti e di traffici che dall’Italia portarono il reperto negli USA.

Zeus in trono. Credits: MIBACT

Per le piccole dimensioni, solo 75 centimetri, lo Zeus in trono doveva essere oggetto di culto domestico appartenuto a qualche ricca famiglia greca o romana, molto somigliante nella posa e nelle forme al più famoso Zeus di Olimpia, celebre statua di culto del santuario panellenico opera di Fidia. Dalle condizioni si può ipotizzare che, nel corso della sua storia millenaria, la statua trascorse gran parte del suo tempo sott’acqua, capovolta su un lato, sommersa nelle acque flegree di Bacoli e recante ancora delle incrostazioni sulla superficie.

Durante la cerimonia di consegna presso il Museo Archeologico di Napoli, il direttore del prestigioso museo americano, Timothy Potts, aveva dichiarato che il Getty intende dare un grande valore alle sue relazioni con i colleghi italiani nei musei e in altri settori culturali e la decisione di restituire questo reperto prosegue la pratica di collaborazione con il Ministero italiano per risolvere questioni riguardanti la provenienza e la proprietà di opere della collezione, in maniera tale da rispondere a ogni nuova informazione disponibile e di rispettare la buona fede e la missione culturale di entrambe le parti.

Sono state le informazioni raccolte con le indagini, fornite al Getty Museum dalle autorità italiane e corroborate dalla  scoperta di un frammento della statua, a motivare la decisione di restituzione da parte del museo americano che, da tempo, sta sensibilmente collaborando con l’Italia per far chiarezza sulla provenienza di molte opere entrate illecitamente nella sua collezione.

Il nuovo direttore ad interim Paolo Giulierini annuncia così che giorno 27 ottobre Zeus tornerà nella sua casa, il Castello di Baia nonché Museo Archeologico dei Campi Flegrei. Durante la cerimonia, verrà inaugurata la mostra “Il visibile, l’invisibile e il mare” e verranno presentate le attività del Parco Archeologico dei Campi Flegrei.


Una tomba dipinta del II secolo a.C. dalla necropoli di Cuma

UNA NUOVA TOMBA DIPINTA DA CUMA:
UN BANCHETTO PER L'ETERNITÀ
Dettaglio delle pitture conservate sulla porzione destra della parete d’ingresso © E. Lupoli, Jean Bérard Centre (CNRS_École française de Rome)

È dal 2001 che, ai piedi della rocca sulla quale si erge l’acropoli dell’antica città di CumaPriscilla Munzi, ricercatrice del Centre Jean Bérard (CNRS - École française de Rome) e Jean-Pierre Brun, professore del Collège de France, lavorano con la loro équipe per riportare alla luce l’antica necropoli cumana.

Oggi hanno deciso di svelare la loro ultima scoperta: una tomba dipinta datata al II secolo a.C., eccezionalmente conservata e le cui pitture immortalano una scena di banchetto.

Due volte più grande di Pompei, la città di Cuma è situata a 25 Km a ovest della città di Napoli, sulla costa tirrenica di fronte all’isola di Ischia e all’interno dell’attuale Parco archeologico dei Campi Flegrei.

Le fonti storiche la considerano come la più antica colonia greca d’Occidente, fondata da greci provenienti dall’Eubea intorno alla metà dell’VIII secolo a.C.

«Il Parco Archeologico dei Campi Flegrei sostiene in forma sistematica la ricerca, con particolare riguardo a quella internazionale – ha commentato il direttore del PaFleg, Paolo Giulierini che accolto entusiasta la scoperta - e considera il rapporto con il Centro Jean Bérard una collaborazione di altissimo profilo. La scoperta, che arricchirà il museo e il Parco, è in primo luogo fonte di grande progresso scientifico e storico»

Da diversi anni gli archeologi francesi conducono le loro ricerche nella zona situata immediatamente al di fuori di una delle porte principali delle fortificazioni settentrionali, dove, nel corso dei secoli, si è sviluppata una grande necropoli pluristratificata.

Veduta dell’interno della camera funeraria con i letti per le inumazioni © E. Lupoli, Jean Bérard Centre (CNRS_École française de Rome)

Nel corso del II secolo a.C., il paesaggio funerario davanti alla Porta mediana è caratterizzato dalla presenza di diverse tombe a camera di tipo ipogeo, con volte a botte e facciata monumentale, costruite in blocchi squadrati di tufo.

L’accesso alle tombe avveniva attraverso un lungo corridoio scavato nella terra (dromos), mentre la porta della camera funeraria era chiusa da un grande blocco di pietra. I monumenti erano destinati ad accogliere inumazioni plurime, deposte in cassoni o su letti funerari. La tipologia architettonica e i corredi mostrano l’alto livello sociale conseguito dai defunti.

Nel mese di giugno di quest’anno i ricercatori francesi hanno riportato alla luce una nuova tomba riferibile alla stessa tipologia architettonica, ma dall’eccezionale decorazione figurata: sulla lunetta in corrispondenza dell’ingresso della camera funeraria, sono ancora visibili, infatti, una figura maschile nuda stante che sorregge nella mano destra una brocca in argento (oinochoe) e nella sinistra un calice; ai lati del personaggio, sono rappresentati un tavolino (trapeza) e alcuni vasi di grandi dimensioni tra i quali un cratere a calice su supporto, una situla e un’anfora su treppiede. Sulle pareti laterali, s’intravedono verosimilmente scene di paesaggio. La decorazione è delimitata nella parte alta da un fregio floreale. L’intradosso della volta è giallo, mentre le pareti al disotto della cornice e i tre letti funerari sono dipinti di rosso. La qualità delle pitture è eccezionale. Purtroppo la tomba è stata più volte visitata e pochi sono gli elementi dei corredi recuperati, anche se sufficienti a confermarne la datazione.

I temi rappresentati sulle pareti della tomba, poco consueti per questo periodo cronologico, offrono nuovi e importanti spunti di riflessione per delineare e ricostruire l’evoluzione artistica della pittura parietale cumana.

Lo scavo è stato realizzato grazie al sostegno finanziario del Ministère de l’Europe et des affaires étrangères, dell’École française de Rome e della Fondation du Collège de France. Le ricerche sono svolte nell’ambito di una concessione di scavo e ricerche del Ministero per i beni e le attività culturali e in collaborazione con il Parco archeologico dei Campi Flegrei.

Dettaglio dell’interno della camera funeraria e della scena figurata conservata sulla parete d’ingresso e sulle pareti laterali © E. Lupoli, Jean Bérard Centre (CNRS_École française de Rome)

 

 

Testo e immagini da Ufficio Stampa Parco Archeologico dei Campi Flegrei


Napoli: convegno internazionale "Picta fragmenta. Rileggendo la pittura vesuviana"

Picta fragmenta. Rileggendo la pittura vesuviana
Al via il grande convegno internazionale
Napoli, 13-15 settembre 2018


La pittura antica è un vero e proprio universo culturale, che, in Campania, ha conosciuto una ricchissima fioritura, capace di riflettere le proprie suggestioni negli sguardi degli osservatori di ogni epoca.
Il convegno internazionale “Picta fragmenta. Rileggendo la pittura vesuviana” (Napoli, 13-15 settembre 2018), nato dalla sinergia tra Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Università degli Studi di Bologna (Programma Vesuviana), Parco Archeologico dei Campi Flegrei e Centre Jean Bérard, sarà una straordinaria occasione per divulgare i risultati di ricerche inedite che hanno apportato importanti novità nello studio delle pitture e dei loro contesti: uno spazio di approfondimento ad hoc sarà dedicato, inoltre, all’applicazione di tecnologie sperimentali, capaci di legare, in una sorta di koiné del sapere, musei, parchi archeologici, archivi e biblioteche.

Saranno tre le location per questo prestigioso appuntamento scientifico e culturale, che riunirà non soltanto autorevoli esperti di settore, ma anche appassionati di archeologia ed arte classica: giovedì 13 settembre (ore 9-18.30), i lavori congressuali si svolgeranno nella splendida cornice della Sala del Toro Farnese al MANN; venerdì 14 settembre (ore 9.30-18.30), ancora, “Picta fragmenta” sarà in programma nella Salle Alexandre Dumas del Centre Jean Bérard- Institut Français de Naples; infine, sabato 15 settembre (10-18.30), ultima giornata di studio nella Sala conferenze del Museo Archeologico di Baia.
Tanti i temi che saranno affrontati durante il convegno: le pitture in Museo, con particolare riferimento all’eccezionale patrimonio del MANN; i quattro stili, fra tradizione e nuove scoperte; le pitture ed i contesti: spazi, decorazioni, committenze; gli scavi alibi; le tecniche, le pratiche, le scelte dei pictores; i problemi e le soluzioni del restauro e della conservazione; il percorso articolato che si sviluppa dallo scavo al processo di valorizzazione delle opere.

A porgere i saluti di benvenuto a relatori e convenuti, oltre al direttore Paolo Giulierini, vi saranno Gaetano Daniele, Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, il prof. Stefano De Caro, già direttore generale del Mibac e direttore dell’ICCROM, il prof. Roberto Balzani, Presidente del Sistema Museale d’Ateneo dell’Università di Bologna e la dott. Francesca Casule, Soprintendente SABAP Avellino e Salerno. A rappresentare la Regione Campania, la dott.ssa Nadia Murolo, dirigente della Direzione Generale per le politiche culturali e il turismo. È invitato il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca.

“Nella costruzione del convegno internazionale -Picta fragmenta. Rileggendo la pittura vesuviana-, abbiamo proiettato tutta la nostra passione per l’arte classica, coniugando il rigore scientifico con l’apertura ad innovativi sentieri di ricerca. Per allestire questo straordinario programma, che coinvolge accademici ed esperti di archeologia, abbiamo aperto anche, nella scorsa primavera, una call for proposals, che ha riscosso notevole successo nel mondo degli addetti ai lavori (e non solo)”, commenta il Direttore del MANN e del Parco Archeologico dei Campi Flegrei, Paolo Giulierini.


Il convegno si potrà seguire anche in streaming, al link che sarà reso disponibile sul nostro sito www.museoarcheologiconapoli.it.

Testo e immagini da Ufficio comunicazione, rapporti con gli organi di informazione, marketing e fundraising MANN