Sparta

Origini della servitù a Sparta: l’ilotismo

Con questo articolo finalmente inizia la nostra indagine all’interno della società spartana, che era strutturata in Spartiati, Perieci e Iloti, al fine di esaminare il fenomeno dell'ilotismo. Gli Spartiati appartenevano alla casta militare. Erano gli unici abitanti di Sparta a godere dei diritti politici. Fin dalla gioventù erano addestrati esclusivamente alla vita militare. L'addestramento militare iniziava al compimento del settimo anno di età e si concludeva intorno ai trent'anni. Per l'intero periodo di addestramento gli spartiati conducevano una vita comunitaria separata. Dovevano inoltre sottostare ai doveri e agli obblighi militari fino a sessanta anni.

Sparta ilotismo
Jean-Jacques-François Le Barbier, Una donna di Sparta dà uno scudo al figlio (1826), Immagine [1] in pubblico dominio

I Perieci, in greco Περίοικοι, da περί, "attorno" e οἶκος, "abitazione", erano i membri di un gruppo autonomo di persone libere, ma non cittadini, che abitavano i territori intorno a Sparta. Infine gli Iloti appartenevano all’ultima classe sociale della società spartana.

Il termine ilota secondo il grecista tedesco Karl Otfried Müller deriva dal greco ἑλών participio del verbo αἱρέω che ha tra i suoi significati anche quello di “far prigioniero”. Gli antichi, come anche alcuni storici moderni, associavano questo termine alla città di Elos, in Laconia, la quale in seguito a una guerra con Sparta era stata vinta e ridotta in servitù. Così vennero identificati a Sparta i servi che coltivavano i campi dei loro padroni (Spartiati).

Essi erano gli antichi abitanti del paese soggiogato dai Dori e ridotto in servitù. In seguito saranno definiti “iloti” tutti i servi che saranno sottomessi al governo spartano. Il termine ilota sin dall’antichità ha suscitato non pochi interrogativi sul suo reale significato, inducendo molti autori a definirlo erroneamente δοῦλος che era il termine con cui solitamente venivano indicati gli schiavi-merce. Teopompo, come ho detto nei precedenti articoli, non è il primo a occuparsi della distinzione fra “schiavi” e “servi” ma è il primo che ricerca l’origine di queste due forme di schiavitù.

Gli storici, soprattutto i moderni, hanno svolto numerosi studi sulla loro origine etnica e sulle differenti tipologie di asservimento. L’ipotesi più nota, attestata dal solito Garlan, delinea gli iloti come popolazioni, libere o già asservite, situate in Laconia in età micenea prima dell’arrivo (verso la fine del II millennio) degli invasori Dori che comprendevano anche gli Spartani. Ma si potrebbero anche considerare come Dori e pre-Dori e chiarire così come in epoca classica non si distinguessero dagli spartani né per caratteristiche linguistiche né per pratiche cultuali. Invece, per quanto riguarda le circostanze in cui vennero asserviti, la tesi più accreditata fa riferimento a un’ipotesi di conquista proposta dallo storico Ellanico di Lesbo alla fine del V secolo. Quest’ultimo ipotizza che l’ilotismo più che il risultato dell’invasione dorica fosse un’espansione della città di Sparta in un periodo posteriore alla fondazione, tra il X e la fine del VIII secolo. Questa teoria permetterebbe tra l’altro di legare il nome di iloti con quello della città di Elos, principale sfondo della resistenza indigena. Un’altra ipotesi fornita dalla testimonianza di un contemporaneo di Ellanico, Antioco di Siracusa, afferma che i Lacedemoni, rifiutandosi di prendere parte alla prima guerra messenica, <<furono dichiarati schiavi e chiamati iloti>>.

Resti dell'antica Messene, sullo sfondo il monte Itome, dove si svolsero gli ultimi atti della guerra messenica. Foto di Stefan Artinger, CC0

Antioco parlando della formazione di Taranto, dice che, al tempo della guerra messenica, quelli fra i Lacedemoni che non parteciparono alla spedizione furono dichiarati schiavi e vennero chiamati Iloti. Chiamarono Parteni tutti i figli nati durante la spedizione e li giudicarono privi di diritti di cittadinanza: essi però erano molti e non si sottomisero a tale stato di cose. Organizzarono perciò un complotto contro i cittadini che costituivano l’assemblea. Questi, venutolo a sapere, mandarono alcuni che, fingendo di essere amici, dovevano in realtà riferire sui modi della congiura. Fra essi c’era anche Falanto, che era considerato loro capo, ma che non era per niente gradito a quelli nominati nell’assemblea. Si era convenuto che alle feste Iacinzie, nell’Amyclaeum, mentre si svolgevano i giochi, quando Falanto avesse messo il berretto di cuoio, si facesse l’attacco; i cittadini liberi erano riconoscibili dalla capigliatura. Ma avendo alcuni svelato di nascosto quanto si era convenuto fra quelli con Falanto, mentre si svolgevano i giochi, l’araldo, facendosi avanti, disse a Falanto di non mettersi il berretto. Avendo allora capito che il complotto era stato scoperto, alcuni scappavano, altri domandavano grazia. Fu loro ordinato di farsi animo e furono presi sotto custodia; Falanto, invece, fu mandato a Delfi per consultare il dio circa la fondazione di una colonia. Il dio rispose: <<ti ho concesso Satyrion, per poter così abitare la ricca città di Taranto e diventare rovina per gli Iapigi>> […]. (Strabone, VI, 3, 2).

In base a questa testimonianza, l’ilotismo rappresenta il risultato finale di un complesso processo evolutivo di differenziazione sociale scaturito nell’ambito della comunità civica. Questa suggestiva interpretazione del passo è accolta dalla maggior parte degli studiosi poiché si amalgama perfettamente con le conoscenze relative ad altri gruppi di tipo ilotico, come quelli che risiedevano in Messenia. Questi ultimi, invasori probabilmente imparentati con i Dori, furono ridotti a loro volta in schiavitù dagli spartani in seguito a due guerre.

Secondo la teoria elaborata da Orlando Patterson1 gli Iloti non sono veri e propri schiavi ma rappresentano una particolare tipologia di servi. Si può affermare con certezza che i popoli assoggettati attraverso un sistema di sfruttamento venivano ridotti in una sorta di schiavitù in un certo qual modo assimilabile a quella che poi sarà la “servitù della gleba”; ovviamente non possiamo non ricordare come il concetto di servitù della gleba si sia accentuato e sia stato rimarcato soprattutto nei secoli successivi al Medioevo. L’episodio della conquista della Messenia è, secondo Luraghi, illuminante poiché evidenzia che gli Spartani, attraverso un’ideologia militarista governavano sui popoli sottomessi con superiorità e prepotenza.

Sparta ilotismo
Il teatro dell'antica Sparta col monte Taigeto sullo sfondo. Foto di Κούμαρης Νικόλαος

Nel prossimo articolo vedremo le differenze tra Iloti della Messenia e Iloti della Laconia e il rapporto che avevano con la “terra” ovvero come veniva gestita la loro vendita all’estero.

1 Peter Hunt, Slaves or Serfs?: Patterson on the Thetes and Helots of ancient Greece, in On Human Bondage After Slavery and Social Death, John Bodel and Walter Scheidel, New Jersey, Stati Uniti, 2017.