Spettrometria di massa per guardare dentro un'anfora greca

6 Luglio 2016

Credit: MIPT
Credit: MIPT

Scienziati russi hanno preso in esame i componenti del più antico campione di bitume in un vaso antico e hanno effettuato una stima accurata della sua età. I risultati sono stati pubblicati in un nuovo studio, pubblicato sul Journal of Mass Spectrometry.

Il bitume è una miscela di idrocarburi che si trova pure presso depositi naturali, il cui utilizzo cominciò già nell'Età della Pietra. Persino la parola mummia deriva dal bitume (che era utilizzato nell'imbalsamazione), attraverso il Persiano ‘mūm’. I Greci utilizzavano il bitume nelle costruzioni, in medicina e in guerra (celebre è il fuoco greco che potrebbe averlo contenuto).

Gli archeologi russi hanno preso in esame un'anfora greca del quinto secolo prima dell'era volgare, e proveniente dalla Penisola di Taman, una regione vulcanica e una probabile fonte del bitume dei Greci. L'analisi di antichi campioni di bitume può rivelare età e provenienza: già ricercatori statunitensi avevano rilevato come il bitume da una mummia egizia non provenisse solo dal Mar Morto.

Il contenuto in ossigeno dell'anfora in questione si attesta attorno all'11%, contro l'1% di un campione recente: questo perché l'attività batterica produce ossidazione nelle molecole organiche della sostanza. I campioni più antichi possiedono perciò più ossigeno. Lo studio, in particolare, ha utilizzato la spettrometria di massa per distinguere i picchi, ciascuno corrispondente a uno ione con un rapporto massa/carica specifico. Lo spettro di massa è il pattern di questi picchi, e permette l'identificazione delle sostanze. In conclusione, la spettrometria di massa ad altissima risoluzione può fornire preziose informazioni sulla composizione molecolare di una sostanza, con applicazioni nel campo della petrochimica e dell'archeologia.

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Petrolio e acqua dolce in Arabia Saudita

28 Ottobre 2015
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L'Arabia Saudita è oggi uno dei maggiori produttori di petrolio: un nuovo studio sottolinea però come si sia arrivati a questa situazione anche grazie alla ricerca di acqua dolce potabile, cominciata nel diciannovesimo secolo con gli Ottomani.
Questa ricerca si rese necessaria allora a causa di siccità e colera. Si tratta di una situazione che ha dei risvolti anche oggi, visto che una parte importante delle entrate da petrolio sono necessarie per gli impianti di desalinizzazione.
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“Fiamme eterne” di tempi antichi potrebbero essere scintilla dell'interesse dei moderni geologi

“Fiamme eterne” di tempi antichi potrebbero essere la scintilla dell'interesse dei moderni geologi

Fuoriuscite superficiali di Gas e petrolio son state parte delle pratiche religiose e culturali per migliaia di anni

New York| Heidelberg, 18 Maggio 2015 (testo Inglese cortesemente fornito da Springer, e qui tradotto)

“Pilastri di Fuoco” presso Baku, Azerbaijan | © Giuseppe Etiope
“Pilastri di Fuoco” presso Baku, Azerbaijan | © Giuseppe Etiope

Le fuoriuscite superficiali di gas e petrolio hanno avuto un ruolo formativo in molte antiche culture e società. Hanno fatto sorgere leggende riguardanti l'Oracolo di Delfi, i fuochi della Chimera e le  “fiamme eterne” che furono centrali in molte pratiche religiose - dall'Indonesia e dall'Iran all'Italia e all'Azerbaijan. I moderni geologi e coloro che si occupano di prospezione per la ricerca di petrolio e gas possono imparare molto approfondendo le storie geologiche e mitologiche sulle pratiche religiose e sociali del Mondo Antico, scrive Giuseppe Etiope dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia Italiano. La sua ricerca è ora pubblicata in un nuovo libro di Springer: Natural Gas Seepage.
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