Mythos III

Mythos III. I Miti e l’Epica dell’Antichità Classica e del Mondo Medievale nella Fantascienza e nel Fantasy

Mythos III. I Miti e l’Epica dell’Antichità Classica e del Mondo Medievale nella Fantascienza e nel Fantasy

Il 30 e il 31 luglio, a Genzano di Roma, presso l’idilliaco contesto del parco e del palazzo Sforza Cesarini, si è tenuto il seminario “Mythos III. I Miti e l’Epica dell’Antichità Classica e del Mondo Medievale nella Fantascienza e nel Fantasy”. L’iniziativa si inserisce all’interno di un percorso avviato nel 2019 dal Museo col fine di aprire un dibattito nel mondo accademico italiano circa la possibilità di analizzare la produzione di fantascienza e fantasy quale documento storico.

Sono stati presi in analisi romanzi fantasy considerati capisaldi della letteratura di questo genere come Queste oscure materie del geniale Philip Pullman, cui la ricercatrice Laura Bressan ha analizzato il substrato mitologico e quello religioso con riferimenti a Lucrezio e suggestioni provenienti dalla cosmogonia e cosmologia cristiana.

 

Mythos III
La locandina del seminario Mythos III. I Miti e l’Epica dell’Antichità Classica e del Mondo Medievale nella Fantascienza e nel Fantasy

Le associazioni con il pensiero cristiano sono state prese in considerazione anche da Gloria Larini, la quale ha sottolineato l’importanza del sacrificio di Cristo e la sua diretta corrispondenza nella morte del leone Aslan nelle Cronache di Narnia. Paolo Pizzimento nell’affrontare l’opera immensa di Tolkien e nello specifico la profezia di Mandos ha suggerito dei precisi parallelismi con l’Apocalisse giovannea e con il Ragnarok della tradizione norrena. Tolkien ha avuto un grande spazio, grazie anche all’intervento di Roberto Arduini e Cecilia Barella, entrambi appartenenti all’Associazione Italiana Studi Tolkieniani, i quali hanno presentato un volume da loro curato dal titolo Paesaggi della Terra di Mezzo. La natura nelle opere di Tolkien.

Ma non si è trattato solo dei classici della letteratura fantastica contemporanea. Infatti, durante la prima giornata, hanno preso la parola anche due scrittori: Livio Gambarini, che ha parlato della quadrilogia fantasy Eternal War, da lui ideata, sottolineando l’interdipendenza con il mondo dantesco; e Valerio La Martire che ha ricostruito attraverso i suoi romanzi una trasposizione contemporanea dei miti della città di Roma. Le affascinazioni dantesche sono state le protagoniste anche dell’intervento di Gianni F. Trapletti che è intervenuto sul romanzo Terre Divise di Francesco Gungui.

Gregorio Nazianzeno in un Carme sosteneva: “E il sommo Logos gioca in forme di ogni genere, giudicando il suo mondo come vuole, in un senso o in un altro”. Massimo il Confessore commenta questa frase dicendo che Dio introduce nel gioco la rivelazione di verità più alte. Il gioco, perciò, diventa lo strumento attraverso cui la divinità comunica con gli uomini. Qualcosa di apparentemente fino a sé stesso prende una dignità di natura celeste. In tal senso l’importanza del gioco è fondamentale. In un seminario incentrato sul fantasy non poteva venir meno un momento di studio su questo aspetto della vita e, infatti, gli ultimi due studiosi hanno incentrato le loro esposizioni su questo. Enzo Franchini ha preso in analisi la figura di Zeus e dei centurioni e la loro rilevanza nei videogame. Michele Campopiano, invece, ha parlato di un gioco da tavolo, Lex Arcana, il quale è stato concepito come una reinvenzione fantasy della religione romana.

Igor Baglioni, Direttore del Museo delle Religioni "Raffaele Pettazzoni"

Sono state giornate molto stimolanti, ricche di spunti di riflessione. Il clima come sempre è stato conviviale. I pasti sono stati consumati insieme e si è degustata la ricca cucina locale. L’estate purtroppo è giunta quasi al termine, così come gli appuntamenti di questa stagione del Museo delle Religioni, consiglio quindi di tutto cuore la partecipazione agli ultimi due. Il prossimo avrò luogo dal 9 al 12 settembre, sempre presso il palazzo Sforza Cesarini di Genzano e sarà la terza edizione del Festival di Antropologia e Storia delle Religioni “Nella Terra di Diana”; l’ultimo, ad ad Albano, sarà dal 23 e al 25 settembre e avrà come protagoniste Atena e Minerva.


Dimenticami Trovami Sognami

Dimenticami, trovami, sognami: la fantascienza riscrive la storia

Nell'editoria indipendente italiana trovo sempre delle realtà bellissime, che investono nei loro progetti con grande passione e professionalità. Una di queste è senza ombra di dubbio Zona42, casa editrice specializzata nella fantascienza (italiana e straniera) e che sta riscuotendo diversi riconoscimenti, come il romanzo di Nicoletta Vallorani, Avrai i miei occhi (candidato al Premio Campiello) e l'imminente trasposizione cinematografica di Real Mars, scritto da Alessandro Vietti.

Un altro titolo italiano è degno di nota e sicuramente riscuoterà l'interesse dei lettori di ClassiCult: parlo di Dimenticami Trovami Sognami, nato dalla giovane penna di Andrea Viscusi.

Il romanzo è una cornucopia di citazioni letterarie e non, un vero viaggio nella fantascienza speculativa ed emotiva, un titolo non semplice da sintetizzare e perciò mi limiterò a segnalarne alcuni aspetti.
Il protagonista è un aspirante astronauta che viene coinvolto in un progetto altamente segreto e a dir poco sperimentale: viaggiare nello spazio con i propri sogni. A quanto pare è possibile, un'equipe di scienziati, psicologi, ingegneri spaziali e astronomi hanno orchestrato un medium che permette alla coscienza umana di superare qualsiasi velocità mai conosciuta e di esplorare i confini dell'universo. Dorian, questo il suo nome, è costretto a lasciare la sua fidanzata, e a sposare un universo di infiniti algoritmi onirici.

Quando si risveglia dalla stasi sono passati dodici anni e non è invecchiato. Gli interrogativi lo distruggono.
Dopo la prima parte, Dimenticami, entriamo nella seconda - a mio parere - la più bella del romanzo, ovvero Trovami. Questa sezione del romanzo è scritta in forma di diario e come un dialogo tra due persone. Il Dottor Novembre, specializzato in sogni, e il suo atipico paziente Mosè Astori. I due non fanno altro che intessere un macro-racconto che va a solleticare l'origine dell'universo, a mettere in dubbio ogni scoperta fisica e razionale. Tutto questo grazie alla retcon. Nella narrativa, “retconizzare” gli eventi è del tutto normale: si tratta di uno strumento dello storytelling (soprattutto ma non esclusivamente televisivo), per cui qualcosa che è avvenuto nel passato viene modificato a posteriori. Serve all'autore per generare diverse idee e di piegare gli eventi precedentemente descritti in altri lavori al punto di giustificare coerentemente le nuove idee.

Da questo assunto Viscusi mette in bocca ai suoi personaggi la postulazione di un universo retconizzante, ovvero che si evolve, distorce, sovrascrive grazie alla retcon. Basta esercitarsi, dominare la retcon per modellare il proprio presente e futuro, al punto che anche il passato viene rimodellato. Tutto quello che succede nel romanzo è probabilmente derivato da un primordiale effetto retconizzante?

Vi invito a leggere il romanzo per scoprirlo. Un meraviglioso tour nella fantascienza delle emozioni e che specula non solo sulla realtà scientifica bensì quella filosofica. Per questa ragione ho letteralmente interrogato Andrea Viscusi in un'intervista che trovo a dir poco interessante.

Dimenticami Trovami Sognami
Foto di Gerd Altmann

Dimenticami Trovami Sognami è un romanzo che deve molto ai suoi antenati letterari, i cui riferimenti sono sparsi in varie citazioni e tributi diretti. La mia domanda verte su una componente visiva: quando lo scrivevi avevi in mente anche qualche film o serie tv ? Visto che ci siamo, mi spiegheresti anche il tuo rapporto con Futurama?

Considera che la prima stesura del romanzo risale al 2013, quindi anche se le serie tv giravano, non c'era l'esplosione di oggi con i canali streaming, per lo più si trattava di prodotti stagionali con episodi settimanali. Penso di poter dire che l'unica che mi abbia colpito in quel periodo sia Lost: al contrario della maggior parte del pubblico, posso dire di aver apprezzato anche l'ultima stagione. Non penso però di poter dire che abbia avuto un'influenza diretta, di sicuro non a livello visivo su quello che ho scritto, così come nessun film in particolare.

Poi in realtà molte opere mi hanno sicuramente condizionato nel profondo e qualcosa di queste si ritrova nel mio romanzo, ma è un effetto quasi involontario, di cui io non mi ero nemmeno accorto, e che ho notato quando mi è stato segnalato dai lettori. Penso ad esempio a Eternal Sunshine of the Spotless Mind oppure La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo (da cui è stato tratto anche un film, ma trascurabile).

Riguardo Futurama, semplicemente credo che sia il miglior connubio tra la (buona) fantascienza e l'umorismo: è come se Douglas Adams non fosse morto a cinquant'anni e avesse continuato a scrivere. Pur sfruttando tutti i cliché del genere, Futurama è riuscita a reinterpretarli in modo credibile e coinvolgente, a sviluppare archi narrativi epici, e dare vita a personaggi coerenti. L'unico paragone possibile è con l'opera di Terry Pratchett, ma ci si sposta nel fantasy. Nella fantascienza non ci sono altri esempi dello stesso livello. Ok, Rick & Morty ci arriva vicino, ma non ha quel senso di leggerezza e ingenuità che ti fanno godere di ogni episodio, sembra sempre che voglia dimostrarti quanto sa essere più furbo di te.

Sarei curioso di capire quale tipo di documentazione scientifica hai usato per pennellare le teorie a matrice retcon. In sintesi, ti sei basato solo sulla tua immaginazione o hai attinto da qualche fonte particolare (esclusa la narrativa sopracitata)?

Risposta deludente, ma in effetti non ho attinto a nessuna documentazione per quella idea. È stato un puro esercizio di speculazione teorica, il what if più estremo possibile. Lo spunto è sicuramente arrivato da letture come quelle che cito nel libro, ma ho voluto spingerlo al massimo. Non ho sentito la necessità di integrare con teorie scientifiche anche perché sostanzialmente siamo nel campo della metafisica, in cui ricerca vera non esiste.

Romanzo tripartito e ogni sezione presenta dei pregi ammirevoli, ho apprezzato meno la prima parte a causa dell'alternanza dei capitoli presente/passato. C'è qualcosa del tuo lavoro che oggi - dopo la pubblicazione - modificheresti?

Da quando ho scritto questo libro ho scritto molto altro e soprattutto studiato scrittura e progettazione delle storie. Quindi ne farei sicuramente una scrittura completa per adattarla ai miei nuovi standard. Ma non cambierei la struttura: l'alternanza presente/passato è obbligata, perché ogni sezione del libro mostra questo tipo di contrapposizione: presente/passato – diario/registrazione – sogno/realtà. Questo non è in discussione. Probabilmente rimettendoci mano cercherei di aumentare il conflitto di Dorian nei confronti del Progetto e rafforzerei il legame con Simona. Ma modifiche superficiali, l'essenza della prima parte rimarrebbe quella. Sorry not sorry.

Foto di Darwin Laganzon

Nella seconda parte, Trovami, andiamo a conoscere una sorta di Demiurgo, anzi un uomo che all'inizio sembra un mitomane, un delirante affetto di titanismo egocentrico e narcisistico. Anche se molto simpatico. La mia domanda è: in Trovami andiamo a scontrarci con l'ontologia e la teologia e scopriamo la (plausibile) esistenza di un'intelligenza primeva. Un ente cosmico e infinito, svincolato però da ogni responsabilità etico-morale. Nessuno dei tuoi personaggi ha mai un complesso teodiceo, è come se nel tuo universo Leibniz fosse stato messo a tacere. Forse con la retcon lo hai fatto davvero. Come mai, quindi, nessuno si pone la domanda "che cos'è il bene e il male?"

Quesito interessante, e mi è capitato di rifletterci a posteriori, dopo aver già completato il romanzo. In effetti quando si va a toccare argomenti come l'origine del cosmo siamo sempre portati ad agganciarci al nostro concetto di divinità e pertanto ricollegarci a tutto il carico etico che questo si porta dietro. Ma in Dimenticami Trovami Sognami di tutto questo non c'è traccia, e la ragione è in realtà molto semplice: la retcon è un semplice fenomeno fisico, non ha quindi un intrinseco valore morale. Sarebbe come volersi chiedere se il fatto che l'acqua evapori abbia delle implicazioni etiche.

Bisogna poi considerare che Mosè Astori, che è appunto il punto di accesso alla retcon di tutti i personaggi coinvolti, ha proprio questo atteggiamento scientifico “trial and error” nei confronti del fenomeno. A lui non interessano le conseguenze della sua scoperta, vuole solo capire come funziona questa forza sconosciuta. Gli altri personaggi saranno più tormentati nel loro approccio alla retcon, ma essendo coinvolti a livello personale non hanno l'occasione di porsi questo tipo di domande. Comunque, questo è un aspetto di sicuro interesse e ammetto di averlo preso in considerazione quando ho accarezzato l'idea di un possibile sequel o spin-off.

Mi riaggancio a Leibniz, lui già postulava l'esistenza di infiniti mondi riciclabili, che in divenire auspicano alla miglior esistenza possibile. Anzi, noi ci troviamo già nel migliore dei mondi possibili. Ma la retcon riesce a fare qualcosa di molto intelligente, ovvero annichilire qualsiasi di queste premesse della teodicea, non esistono mondi migliori o peggiori, ma soltanto mondi che si trasformano retroattivamente. Senza nessuna griglia etica o volontà soprannaturale-divina. E quindi, se il verbo ha dato origine alla creazione, possiamo ammettere che la volontà ha dato origine al verbo?

Esatto, il punto è proprio quello: non esistono versioni qualitativamente o moralmente migliori dei vari universi (che poi rimane sempre uno solo), ma soltanto la versione più “recente” che è un prodotto di tutte le volontà. Non c'è nessun intento teleologico in questo processo, e nemmeno una selezione di tipo darwiniano: di nuovo, il paragone migliore è quello con una qualsiasi legge della fisica, che risponde a delle regole ma rimane sempre neutrale rispetto all'osservatore.

Questa però è un'arma a doppio taglio, perché ci mette di fronte alla necessità di confrontarci con quello che crediamo e vogliamo davvero, al di là di cosa ci illudiamo di credere e volere. Il dottor Novembre incarna proprio questo aspetto di indeterminazione, l'incapacità di indirizzare la propria volontà in modo corretto, cosa che invece Astori era riuscito a fare. In questo senso quindi la retcon diventa davvero un modo di affermare una scala di valori, ma solo a livello personale, non a livello macroscopico.

Queste oscure materie, secondo me il capolavoro di Pullman si trova anche nel tuo romanzo. Non è una domanda, ma una discussione!

A dire la verità ho letto Queste oscure materie diversi anni dopo aver scritto Dimenticami Trovami Sognami, quindi ogni affinità è assolutamente involontaria. Ma a posteriori devo ammettere che si possono trovare degli aspetti in comune. Anche se in Dimenticami Trovami Sognami non esiste la stessa teoria del Multiverso che è alla base della serie di Pullman, ci sono delle similitudini nel modo in cui i personaggi scoprono che il mondo in cui vivono non è l'unico possibile e che esiste una forza nascosta che ci può rivelare la Verità. Si potrebbe anche paragonare l'Intelligenza Primeva all'Autorità, un Creatore sconosciuto il cui potere è stato usurpato. Ma Queste oscure materie a sua volta è ispirato al Paradiso perduto di Milton, che si trascina dietro tutta una cosmogonia biblica, quindi alla fine si ritorna lì, all'origine di tutto, al verbo che si è fatto carne, ovvero le storie che sono diventate reali.

Dimenticami Trovami Sognami Andrea Viscusi
Il romanzo Dimenticami Trovami Sognami di Andrea Viscusi, pubblicato da Zona 42 con introduzione di Elvezio Sciallis