Apollo, Dioniso e gli altri: il divino che si rivela

Walter F. Otto, Teofania. Lo spirito della religione greca antica

Potrà sembrare anacronistico un libro che inciti alla riflessione sull’essenza del divino, oggi che il nostro quotidiano celebra libagioni sull’altare dell’istante e della produttività, oggi che i nostri rituali sono scanditi dal ritmo frenetico delle lancette. E invece, proprio in questo Occidente desacralizzato che venera soltanto macchine e star, risulta quanto mai necessario (ri)leggere Teofania. Lo spirito della religione greca antica, un saggio del grande storico delle religioni Walter F. Otto apparso per la prima volta nel 1956 e recentemente ripubblicato da Adelphi.

Pur trattandosi di un testo specialistico, esso pone questioni che si rivelano di comune interesse, dal momento che esortano noi lettori a fermarci a considerare le irrisolte inquietudini che si agitano al fondo della nostra coscienza, da un lato, e il rapporto che instauriamo o spezziamo con il mondo circostante, dall’altro. Sfogliare le pagine di questo saggio significa cioè accettare un dialogo critico non solo con la Grecia di Omero, ma anche con il Novecento, accogliendo la lezione che proprio questa distanza può offrirci.

Il mosaico delle maschere sceniche, Musei Capitolini, Sala delle Colombe. Foto di Miguel Hermoso Cuesta, CC BY-SA 3.0

La domanda da cui prende le mosse il discorso di Otto riguarda l’incongruenza per cui oggi ammiriamo i grandi capolavori dei greci (le opere di poesia, filosofia, architettura, scultura, scienza), ma sentiamo che gli dèi che loro veneravano non hanno più nulla da dirci. «Dov’è l’errore? In loro o in noi?», si chiede lo studioso. In effetti recepire l’eredità del mondo classico lasciando da parte l’elemento religioso – come se questo non fosse essenziale nell’atto creativo – vuol dire rischiare di equivocare il significato di quel lascito. Non si può comprendere Omero senza attribuire la giusta rilevanza, per esempio, al gesto immortale di Atena che prende Achille per la chioma bionda trattenendo la furia omicida che questi avrebbe diretto contro Agamennone; gli occhi della dea che lampeggiano terribili sono manifestazione del divino, senza l’intervento del quale il Pelide, preda della sua ira funesta, avrebbe compiuto un atto inconsulto.

Il pregiudizio in virtù del quale l’universo delle divinità antiche gode di scarsa considerazione nel nostro tempo deriva, a ben vedere, dal trionfo del razionalismo utilitaristico, ma soprattutto dalla supremazia esercitata per secoli nell’occidente da una religione che «avanza la pretesa di una verità esclusiva», tanto che i culti greci e romani ci sembrano un’illusione primitiva, frutto di una mentalità immatura.

Con eccezionale capacità evocativa, l’autore illustra come nel mondo definito pagano fosse anzi pervasiva l’idea stessa di divino e come non ci fosse separazione tra i momenti dedicati al culto e il resto dell’esistenza: basti pensare al rito del teatro, vera e propria festa religiosa, o al dono della poesia, che le Muse elargivano agli aedi («Cantami, o Diva»; «Narrami, o Musa»). Ci sono anche altri atteggiamenti, spiega Otto, che testimoniano in maniera immediata il modo in cui l’umano mantiene vivo il suo rapporto con la sfera della divinità: la posizione eretta, la tensione del corpo verso l’alto, verso il cielo; il movimento, l’incedere solenne, il ritmo, la danza. Il divino, dal canto suo, «discende e si fa umano» per mezzo del mito come parola, come rivelazione, e chiede all’uomo di elevarsi, di riconoscere il sacro nel mondo circostante, di scorgere la scintilla di invisibile che riluce nell’universo del visibile.

La verità del mito non consiste in effetti nella contemplazione della propria interiorità, ma nell’attenzione rivolta al reale: in questo, Otto polemizza con veemenza con la cosiddetta psicologia del profondo, che nel Novecento invitava i suoi adepti a distogliere lo sguardo dal mondo delle cose per rivolgerlo a quello dell’anima. Tale tendenza, secondo lo studioso, avrebbe contribuito all’impoverimento dell’uomo contemporaneo, il quale avrebbe perso «completamente il mondo per occuparsi esclusivamente di se stesso»; «questo tipo di psicologia infatti asseconda nella maniera più nefasta il fatale narcisismo dell’uomo moderno», è l’insindacabile conclusione di Otto che, almeno a giudicare dalle recenti derive, pare mettere a fuoco acutamente lo spirito dei tempi.

A chi non accetta questo sterile ripiegamento intimistico, gli dèi greci mostrano l’illimitata ricchezza dell’essere: se Apollo rivela l’essere del mondo «nella sua chiarezza e nel suo ordine», Dioniso mostra la «primordialità selvaggia»; se Artemide svela quella purezza «che tiene freddamente a distanza e affascina irresistibilmente», Afrodite rende manifesto il volto dell’amore, «che invita a concedersi, a fondersi e divenire uno». Forse il compito di ricordarcelo spetta proprio alla poesia: «colui che scrive», sostiene Otto con indimenticabile efficacia, «è toccato dallo spirito del mito e attinge dalla sua profondità la parola viva».

Teofania Walter Otto
La copertina del saggio di Walter F. Otto, Teofania. Lo spirito della religione greca antica, nell'edizione Piccola Biblioteca Adelphi (2021) a cura di Giampiero Moretti

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


In viaggio con gli dei Giulio Guidorizzi Silvia Romani

In viaggio con gli dei: un tuffo nel cuore del mito

In viaggio con gli dei è un saggio scritto dal professor Giulio Guidorizzi insieme alla professoressa Silvia Romani, con le illustrazioni di Michele Tranquillini che sono dei magici espedienti per rendere la lettura ancor più piacevole e stimolante. C'è da dire che il libro, pur raccontando con acume e rigore scientifico la storia e il patrimonio mitologico greco, spesso si abbandona (per fortuna!) a ispirate e apprezzatissime parentesi di scrittura poetica e evocativa. È indubbio che in queste pagine ci sia tutto l'amore e la passione dei due autori. Così In viaggio con gli dei diventa un percorso di iniziazione anche a livello personale, un tuffo profondo negli abissi del mito greco. Non sono le solite riproposizioni archetipiche di stampo junghiano o antropologico, bensì delle vere e proprie esplorazioni nel cuore del mito e della bellezza primigenia del mondo greco.

⠀ Il tutto sembra seguire un leitmotif - a volte sul piano logico, a volte su quello semi-leggendario - che ricorda il filo di Arianna che Teseo usò per fuggire dal labirinto di Cnosso, un filo che attraversa il mar Egeo e scala le salite dell'Acropoli ateniese, dove Pericle scolpì la sua fama nei monumenti e nelle metope del Partenone.

⠀Il percorso serpeggia intorno alle isole degli dèi, ai santuari, agli altari di Olimpia e alle città, da dove omerici Re sono partiti per vendicare l'onta subita da Menelao per mano di Paride. Scopriamo così le rocche degli Atridi a Micene, con le sue leonesse pronte a sorvegliare l'ingresso; la misteriosa città di Pilo, da dove partì il più anziano dei re dell'Iliade, Nestore il saggio. Veniamo poi catapultati nella primordiale Dodona, città-santuario in Epiro, dove le foglie delle querce sacre vibrano al passaggio del vento e della figura di Zeus; qui anche Alessandro Magno cercò consiglio, udendo l'atavico richiamo delle terre materne.

È un viaggio bellissimo, illustrato e ricco di fotografie, adatto agli appassionati e a coloro che vogliono conoscere la terra degli eroi ellenici in tutte le sue sfaccettature. Consigliato, perché quando si legge di questa terra, la Grecia ti rimane dentro, nel profondo dell'animo, fino alla morte. Come accadde a George Gordon Byron, martire poetico nell'abbraccio di Missolungi durante la Rivoluzione greca contro il dominio ottomano. Potrei dilungarmi a narrare i vari miti riproposti dai due autori, ma vi consiglio caldamente di recuperare questo bellissimo saggio edito da Raffaele Cortina Editore, che si conferma una garanzia nella realtà editoriale italiana.

Andremo ora conoscere direttamente i due autori di In viaggio con gli dei, Giulio Guidorizzi e Silvia Romani, in questa intervista doppia. Buona lettura!

Atene, foto di Gonbiana 

1) Esplorare la Grecia, terra di dèi e eroi, è sicuramente un viaggio magico. Una cosa che mi sono sempre chiesto è: come ci si sente a visitare dei luoghi densi di miti, aneddoti, racconti e allo stesso tempo dei siti archeologici resi famosi dai loro scopritori? Ovvero, a mio avviso, subentra anche una “mitologia” dell'archeologo, figure come Arthur Evans e Heinrich Schliemann sono altrettanto leggendarie e hanno plasmato il nostro immaginario. In un determinato luogo coesistono i “miti” di questi amanti dell'epos greco e le forze primordiali dell'Ellade del passato, modernità e antichità si esibiscono sul medesimo palcoscenico. Lei cosa ha provato a varcare la famosa “Porta dei Leoni” di Micene per poi osservare le tombe degli Atridi scoperte da Schliemann?

G. G.: Fu tanti anni fa, durante il mio primo viaggio in Grecia. Allora il turismo di massa era agli inizi, ed ebbi la fortuna di visitare Micene insieme a un archeologo greco. Viaggiai su un bus davvero scalcagnato, come si usava allora in Grecia.  L’impatto con le rovine di Micene mi lasciò un’impressione profonda: un paesaggio cupo, possente, e quei due leoni - anzi leonesse - che mi accoglievano nel silenzio ventoso della cittadella… Avrei potuto ben immaginare Agamennone che mi attendeva tutto chiuso nelle sue armi di bronzo. Micene è un posto speciale, non ha niente della solarità così familiare a chi viaggia in terra greca.

Cnosso, foto di davestem

2) Creta è un'isola magica, il luogo dove Zeus crebbe al riparo dall'ira di suo padre. Creta, in particolare Cnosso, diventa anche un simbolo di una civiltà dimenticata e dal fascino misterioso, colpa anche della Lineare A (di difficile traduzione) e delle scoperte di Evans. Cnosso quindi matura una doppia genealogia mitica, quella del suo passato glorioso e ancora incorniciato dal mito e dalla leggenda e quella più recente che deriva dal lavoro dell'archeologo Evans. Come coesistono oggi la Creta “reale” con quella “romantica” di Evans?

S. R.: Evans, fin dalle origini, ha pensato a Cnosso come una sorta di parco archeologico a tema. Aveva un’idea molto precisa di quel che Cnosso e la civiltà cretese in genere dovessero essere in origine: un ibrido fra il Liberty, il Decò e i colori violenti di un mondo in cui il blu, il rosso, il nero intenso servivano bene a rappresentare un’isola-continente affacciata sul mare. Una volta scoperto, il palazzo di Minosse è uscito dall’oblio, dopo millenni di silenzio, ma si è anche vestito di un abito che forse non è stato mai il suo. Ciò non rende l’eredità dell’universo minoico meno fondamentale per la contemporaneità: molto, infatti, da quel marzo del 1900 in cui Evans ha immerso la pala per la prima volta sulla collina di Kephalà, è stato fatto per valorizzare il valore identitario di quella che, ancor oggi, è la scoperta archeologica più importante di ogni tempo, per l'Occidente.

3) Tra le località che mi hanno colpito di più mentre ero In viaggio con gli dei ci sono sicuramente il monte Liceo e Epidauro, due luoghi che conservano le tracce di un passato magico e misterico. L'Arcadia selvaggia, cannibale, bestiale da un lato e la città di Asclepio e dei sogni dall'altro, due realtà ben diverse eppure molto simili e primigenie; secondo lei quanto sono importanti gli archetipi nati tra le foreste del Liceo e tra le strade di Epidauro?

G. G.: Consacrare una città a un dio, e per giunta un dio che compare nei sogni! E a un dio, inoltre, che soffrì, come soffrivano gli esso umani che andavano a cercare le sue grazie. Eppure, credo che pochi di coloro che visitano oggi le rovine siano consapevoli di ciò che accadeva allora in quel luogo; bisogna fare uno sforzo per immaginare i malati sdraiati sui loro tettucci, e con la loro piccola storia personale, il loro dolore privato, la loro speranza. Ma se ci si ferma davanti a quelle iscrizioni (che dovrebbero essere valorizzati dai curatori del museo) ci si può anche commuovere pensando a quanta gente comune è passata da quel luogo, affidandosi ai propri sogni.
Se l’umanità, e l’immagine dolce di un dio che soccorre è la cifra di Edipauro, il Liceo è l'opposto: cupo, minaccioso. quasi terrificante. Lì i Greci stessi vedevano le prime fasi della civiltà, quando l’uomo poteva essere anche un lupo, e la distanza tra natura e civiltà era ancora ridottissima.

4) Tra le località che mi hanno colpito di più c'è sicuramente Dodona, un santuario avvolto dal mistero e da forze primitive, un luogo calcato dai grandi della storia per interrogare l'oracolo nascosto tra le querce. Dodona può ancora essere una fonte per testimoniare il rapporto tra uomo, natura e le sfere del divino?

S. R.: Anche chi di noi abbia meno consuetudine con l’esperienza del viaggio in Grecia ha sperimentato almeno una volta la sensazione di trovarsi in compagnia di una presenza invisibile: come un soffio leggero o un’ombra appena oltre il campo visivo. Ecco, Dodona e le querce che stormiscono in questo spazio quasi metafisico sono la meta perfetta per chi sia alla ricerca di una forma speciale di straniamento o di incontro magico con la natura.

5) Delfi è un santuario, una città e soprattutto un simbolo per tutte le poleis greche. “Conosci te stesso” è una delle massime socratiche più famose di sempre, ma in realtà si trovava inscritta nel tempio di Apollo a Delfi, oggi quanto è importante ascoltare gli insegnamenti del mondo greco e “conoscere se stessi”?

G. G.: Il “conosci te stesso” era la massima adottata da Socrate, e da allora ci accompagna; la nostra civiltà non ha posto al suo centro l’Amman o l’Universo, ma questo piccolo universo segreto che ognuno porta con sé, e dove ogni giorno si compie il suo dramma di vivere. per questo è necessario  conoscerci. Certo, da allora c’è stata una lunga strada; ma la domanda resta la stessa, e in fondo anche chi va da uno psicanalista lo fa per rispondere allo stesso mistero. Se io fossi uno psicanalista, accanto alla fotografia di Freud terrei quella di Apollo, magari quella che raffigura il viso così misterioso ed enigmatico dell’Apollo che si vede al museo di Delfi. Aggiungerei che l’Apollo di Socrate è forse qualcosa di diverso da un dio: un compagno di strada segreto, potremmo quasi dire. Ora gli oracoli non esistono più. ma potremmo dire che per uomini come Socrate andare a Delfi non voleva dire misurarsi con un dio, ma cercare una sapienza.

6) A seguito della battaglia di Pidna del 168 a. C. Roma assorbe il regno di Macedonia nella schiera dei suoi territori: un duro colpo per la stirpe reale macedone costretta ad abbandonare Ege. Qualcos'altro tuttavia sopravvive, non solo i tesori dei reali macedoni. Parlo di affreschi ricchi di pathos e miti, testimonianze che scagionano i macedoni dalle accuse di essere dei “barbari del nord” da parte degli elleni. Ci sono differenze tra il patrimonio culturale macedone e quello “originale” greco? O entrambi conservano le medesime strutture?

S. R.: Ora siamo inclini a immaginare la civiltà greca in genere come un mondo molto più poroso e dai confini meno perimetrati di quel che abbiamo inteso fino a qualche tempo fa. L’arte greca, in particolare, è sempre stata esposta, fin dalla civiltà minoica, alle influenze dei popoli oltre confini. Di recente, e sempre di più, intuiamo quanto l’Oriente, latamente inteso, abbia contribuito nell’arricchire l’arte, la letteratura, la religione dei Greci. Quindi, con buona pace dei nazionalisti, Greci e Macedoni hanno condiviso un universo artistico e culturale che si è formato grazie a contaminazioni reciproche.

4) Tra tutti i miti e gli episodi leggendari raccontati nel libro In viaggio con gli dei quali sono i suoi preferiti? E se dovesse scegliere un compagno di viaggio da qualsiasi epoca storica con chi percorrerebbe il medesimo itinerario descritto nel libro?

G. G.: Forse, quello raffigurato nel frontone di Olimpia, cioè la sfida tra Pelope ed Enomao per l’amore di Ippodamia. Lì vedo sprigionarsi alcune energie primordiali, non controllate, che covano nel cuore degli esseri umani: eros e thànatos, amore e morte, il desiderio, il sesso, la violenza, il coraggio, l’astuzia, la sfida. E alla fine, la nascita di qualcosa di nuovo che prima non c’era. Con chi viaggerei? Mah, se dovessi scegliere e se mi accettasse come compagno di strada, viaggerei con Platone: mi mostrerebbe i luoghi e mi racconterebbe infinite cose che non so e che mi renderebbe più saggio a ogni passo

S. R.: Mi è davvero difficile scegliere: forse, i miti legati al mare, per mio gusto personale; l’immagine di Teseo che si tuffa in mare, a largo di Cnosso, oppure la nave di Dioniso che entra in porto, al Pireo, e si avvia a prendere possesso di Atene. Quanto alla seconda domanda, invece, la mia risposta è più sicura. Ho sempre sognato di viaggiare in Grecia con il famoso Lawrence d’Arabia che amava moltissimo la letteratura antica (ha anche tradotto l’Odissea in inglese). Sarebbe di certo uno straordinario compagno di viaggio.

in viaggio con gli dei Giulio Guidorizzi Silvia Romani
La copertina di In viaggio con gli dei - Guida mitologica della Grecia, di Giulio Guidorizzi e Silvia Romani, edito da Raffaello Cortina Editore

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.