Nella tana del serpente Michele Navarra

Tana per il serpente - intervista a Michele Navarra

Nella Tana del serpente di Michele Navarra - recensione e intervista

È considerato un quartiere difficile Corviale, il Serpentone, nella periferia romana tra Casetta Mattei e Colli Portuensi. Un grattacielo orizzontale, silenzioso, che misura quasi un chilometro di lunghezza, con due tipologie di cittadini a vivere a stretto contatto: da una parte, quelli perbene che cercano di tirare avanti come meglio possono facendo infiltrare legalità e non delinquenza, dall’altra separati da un semplice tramezzo le bande, le gang che cercano rispetto con la violenza e con lo spaccio di droga, ampiamente documentata dalla cronaca e dalle operazioni delle Forze dell’Ordine.

Foto Flickr di Henrik Schulte, CC BY 2.0

E dire che il progetto dell’architetto Mario Fiorentino, ormai definito “un’utopia fuori tempo massimo”, era di tutt’altro genere. Doveva essere inclusivo, di aggregazione sociale, come anche ha provato a ricordare la professoressa Guendalina Salimei con il progetto di riqualificazione del Kilometro Verde.

"Per me Corviale non è un quartiere peggiore o migliore di altri, è un quartiere unico dal punto di vista architettonico perché in realtà non è un quartiere, è un palazzo gigantesco che ha lo stesso numero di abitanti di un paese di medie dimensioni, tutto condensato",

mi dice Michele Navarra, avvocato penalista e scrittore di romanzi noir. L’ho raggiunto al telefono per parlare del suo settimo libro, edito da Fazi nella collana Darkside, Nella tana del serpente, che vede sullo sfondo proprio il Corviale.

La sua scrittura, con evidente padronanza della lingua e della cognizione dello spazio-tempo in cui i suoi personaggi si trovano a vivere, è levigata, precisa, tiene conto della normalità ma anche del limite in cui essi versano, prendendo spunto probabilmente dalle interviste che mi dice aver ascoltato e da ciò che ha visto al Serpentone e nella sua carriera di penalista.

 

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"Ha un fascino che ti attrae e che ti inquieta allo stesso tempo", commenta Navarra riflettendo sui soldi facili della droga che troppo spesso richiamano nelle sue fila coloro i quali pensano di scavalcare le difficoltà imposte dalla vita con arroganza e finta popolarità, barattandoli con il pericolo reale di perderla quella vita quando va bene in carcere e quando va male assassinati da qualche rivale nelle piazze di spaccio.

 

Foto Flickr di Umberto Rotundo, CC BY 2.0

Ma non è solo un romanzo di formazione sociale il suo, perché è fin troppo realistico e c’è tutto quello che viviamo ogni giorno. C’è il traffico, la droga, le case popolari, il crimine, l’amore, l’abusivismo, la disperazione, i barconi rovesciati in mare, la guerra, la morte, la speranza. Il punto di vista che può fare tutta la differenza del mondo lo fa, ed è nelle mani di Alessandro Gordiani, suo alter-ego narrativo che con i quattro colleghi amici “moschettieri della legge” e in sella a una Vespa scassata, tenterà di risolvere il caso di omicidio che gli è stato presentato.

Ma perché proprio questa storia? - Chiedo.

"Avevo cominciato a scrivere e sto continuando a scrivere perché ritenevo che, attraverso la scrittura e attraverso il romanzo, avrei potuto raggiungere degli obiettivi che avevo: uno, era quello di sfogare in qualche modo l’insofferenza che cominciavo a provare per la professione; tra le tante cose che non mi piacevano, che non mi piacciono, e che io come avvocato non posso dire o comunque devo stare attento a dire perché chiaramente molto spesso dobbiamo confrontarci con i nostri interlocutori, dobbiamo tutelare la posizione del nostro assistito, non è che si può avere quel coraggio che invece avrei potuto regalare a un avvocato di carta",

prende a raccontare l’autore Navarra e rinforza,

"Quindi Alessandro Gordiani mi 'serviva' per poter dire quello che secondo me non andava bene nel Pianeta Giustizia generale. E poi un’altra cosa che volevo fare e che ho sempre pensato, che continuo tuttora a pensare, è che il processo penale italiano è incredibilmente avvincente, contrariamente a quello che si può pensare".

Ed ecco che poco dopo, nell’intervista, conosciamo oltre all’autore anche l’avvocato Navarra e il suo amore per il Diritto:

"Noi vediamo il processo come una cosa noiosa, burocratica, bizantina, il che è tutto vero eh, perché per molti aspetti è così, però bypassando o riuscendo a incapsulare questi aspetti un po' più prosaici uniformandoli, armonizzandoli con quello che è lo scoppiettio del dibattimento, perché il pathos che sprigiona da una testimonianza resa davanti a un giudice, da un controinterrogatorio, dal pubblico ministero che incalza il povero difensore che cerca di opporsi, si creano delle dinamiche anche dialettiche e anche una tensione che se riesci a raccontarla bene è fantastica, non ha niente da invidiare a quelle cose anche molto belle americane che siamo abituati a vedere".

Nonostante questi ultimi romanzi siano meno processuali, come da sua stessa ammissione, si richiamano sempre a un certo grado di autenticità. La creazione dell’avvocato Alessandro Gordiani ha già trovato riscontro nel pubblico dei lettori che spesso tende a identificarlo con il suo autore: "Più quello che sono, Alessandro Gordiani è diventato un Me-aspirazionale, quello che vorrei essere" si giustifica Navarra in proposito,

"Lui su alcuni aspetti è molto più coraggioso di quello che potrei mai essere e soprattutto ha la fortuna di muoversi tra le pagine di un romanzo, quindi se lui commette un errore a pagina 80 può tornare indietro con il cursore e sistemare l’errore oppure può far sì che a pagina 150 esce fuori un documento che gli risolve la situazione, mentre io nella realtà questo non lo posso fare".

Eppure una cosa la sappiamo: se il Serpentone, come nel libro diceva Alessandro al suo assistito,

“tra le sue tante caratteristiche, ha anche la capacità di inglobare le persone nella sua struttura di cemento, facendole quasi scomparire”,

lo scrittore invece, richiamandosi a Pasolini, con l’inchiostro potrà sempre far risplendere le loro virtù dimenticate.

Nella tana del serpente Michele Navarra
Michele Navarra, la copertina del romanzo Nella tana del serpente, pubblicato da Fazi Editore (2021) nella collana Darkside

Michele Navarra, Nella tana del serpente, Fazi Editore 2021, Collana Darkside, pagg. 312, prezzo cartaceo 16€, prezzo e-book 7,99€


Riqualificazione e verde urbano. Alla scoperta del polmone verde della città di Napoli

Essere felici in città? Si può e tutti possono contribuire. Non servono studi scientifici a dirlo, ma gli spazi cittadini con molto verde aiutano a smaltire lo stress e a ridurre la depressione. Ritrovare se stessi immersi in una piacevole lettura, a respirare aria buona in mezzo ad alberi e fiori è possibile senza dover spostarsi di molto e andare in campagna. Come tutte le grandi città ad alta densità di popolazione e cementificazione, anche Napoli nasconde dei polmoni verdi dal grande valore paesaggistico. Spazi verdi, parchi e orti urbani che partono da un importante progetto di riqualificazione urbana e di zone dismesse aiuta moltissimo a migliorare la salute delle persone e della città, ripulendola dalle emissioni di CO2. Spesso le spese sono low cost e in molti casi è la soluzione perfetta per non consegnare all’oblio metri quadrati di territorio prezioso.

L’attenzione al verde, secondo recenti statistiche, è cresciuta molto ultimamente e se fino a pochi anni fa alcuni concetti erano in mano esclusivamente ad esperti del settore, ora si può parlare di cultura pop del verde.

Grazie all’evento Open House Napoli che nasce per diffondere bellezza e conoscenza del territorio, sarà possibile, passeggiare, nelle due giornate di sabato e domenica 26 - 27 ottobre, nello spazio verde di Napoli attraverso visite che, già da questa prima edizione, permetteranno di scoprire il “respiro nascosto della città”. Qualche esempio?Il Parco di Re Ladislao, splendido hortus conclusus a ridosso della Chiesa di San Giovanni a Carbonara e luogo di inestimabile valore architettonico o il Parco del Poggio sulla collina di Capodimonte, esempio di recupero di un’area inutilizzata e degradata, recuperata e sottratta all’edificazione degli anni ’60 e ’70. Ma soprattutto vera occasione sarà la possibilità di visita di Nisida che proprio per Open House Napoli aprirà in via eccezionale il suo parco letterario e i suoi suggestivi sentieri.

Scopriamo questo itinerario “verde” all’interno di Napoli!

Parco del Poggio. Foto: Open House Napoli

Parco del Poggio

Sorge nell’area residenziale dei Colli Aminei  nell'area adibita a campo container del dopo terremoto, che era occupata nella Napoli ottocentesca dal Parco della Villa del Marchese del Gallo, nota come Villa Regina Isabella, opera di Antonio Niccolini. Il progetto di riqualificazione dell’area nasce per sottrarre la zona dall’abbandono dopo l’intensa attività di sfruttamento di estrazione del tufo negli anni sessanta per l’edificazione di parte del vicino Rione Sapio. Terminata l’estrazione del tufo, l’area è rimasta per anni in stato di abbandono e si è reso necessario un intelligente progetto di recupero grazie alla costituzione di un parco urbano a cura del Servizio Progettazione e Valutazione Ambientale del Comune di Napoli. Nel parco vi è un’area giochi per bambini e presenta una perfetta commistione tra elementi antropici ed elementi naturali, tra cui un sistema di cascatelle d'acqua che confluisce in una grande vasca, su cui trova posto una piattaforma per spettacoli all'aperto, che da vari anni vede svolgersi una rassegna cinematografica estiva, e percorsi pedonali in tufo e battuto di lapillo che accompagnano ai due belvedere e al giardino di tufo. Le essenze inoltre sono state sapientemente scelte tra quelle autoctone, rendendo i costi di gestione e manutenzione del verde quasi inesistenti.

Info visita: Viale Poggio di Capodimonte, 53, 80131 Napoli NA

Sabato 10:00 > 14:00 | 16:00 > 18:00 | Domenica 10:00 > 14:00

Durata: 45 minuti

Numero di persone per visita: 30
Accessibilità disabili: 
Bambini: sì
Animali: 
L'entrata è consentita fino ad un'ora prima dell'orario di chiusura indicato

Nisida Parco letterario. Foto: Open House Napoli

Nisida Parco Letterario

Dal greco "nisis" che significa isola, Nisida è straordinariamente caratterizzata da un’imparagonabile bellezza paesaggistica ricca di flora e fauna che ha ispirato sin dall’antichità decine di scrittori e poeti che non si sono solo limitati a descriverla ma che proprio da questo luogo hanno tratto le loro trame e personaggi più famosi. L’isola è bene del demanio dello Stato, di pertinenza del Ministero della Giustizia in quanto sede dell’importante Istituto penale Minorile, del centro studi sulla criminalità minorile e di altri servizi sempre relativi alla Giustizia Minorile.

I suoi percorsi, la sua struttura geofisica e le splendide caratteristiche della macchia mediterranea che accoglie, sono state raccontate attraverso le parole di Omero, Cicerone, Boccaccio, Sannazzaro, Caderon de la Barca, Cervantes, Dumas, solo per citarne alcuni. Le essenze vegetali presenti sull’isola, sono state oggetto di studi sin dall’antichità e numerosi testi ci hanno restituito alcune specie tipiche della macchia mediterranea. Tra tutti, il più noto è sicuramente il commento di Plinio il Vecchio, erudita, naturalista, studioso e comandante della flotta di Capo Miseno che portò aiuto alle città vesuviane durante l’eruzione del 79 d.C. Nella sua “Naturalis Historia”, infatti, ci parla della varietà di asparagi presenti sull’isola. La sistemazione dell’isola per sentieri e terrazzamenti risale invece al ‘600, quando un nobile napoletano, Vincenzo Macedonio, provvide ad esaltarne ulteriormente la bellezza favorendone anche un piccolo sfruttamento agricolo. Nisida come Parco Letterario e Naturale è stato immaginato come un percorso che consenta di godere dell’ambiente naturale, attraverso alcuni dei suggestivi sentieri che sono stati riaperti e che percorrono l'isola, come quello dedicato a Omero.

Info visita:

Via Nisida, 59, 80124 Napoli NA

Domenica 10:00 > 11:30 | 11:30 > 13:00 | 13:00 > 14:30 | 14:30 > 16:00

Durata: 90 minuti

Numero di persone per visita: 20
Accessibilità disabili: no
Bambini: sì
Animali: no

Parco re Ladislao. Foto: Open House Napoli

 Parco di Re Ladislao

È un piccolo gioiello posto alle spalle della Chiesa di San Giovanni a Carbonara, nel centro storico di Napoli, dichiarato nel 1995 patrimonio dell’umanità dall’UNESCO per la grande varietà di opere che presenta. Il Parco di Re Ladislao è un giardino storico di 4.500 metri quadrati ed è un esempio tipico di hortus conclusus medioevale, nascosto alla vista  dalle mura. Incantevole il suo contenuto e i suoi profumi che nelle diverse stagioni scatenano i sensi: aranceti, nespoli, limoni, albicocchi e anche un piccolo vigneto.  Molto formale e geometrico, questo tipo di contesto, derivato direttamente dal modello romano, oscillava tra una finalità estetico-contemplativa e quella pratica e produttiva. Il Parco di Re Ladislao si connota infatti come giardino dei semplici, in cui i monaci coltivavano, nel rigore di una tecnica attenta e di un'antica sapienza, piante aromatiche e medicinali. Gli agrumeti fornivano un'integrazione preziosa alla dieta, creando nel contempo un ambiente di particolare, intima suggestione. Il parco prende il nome dal re di Napoli Ladislao d’Angiò – Durazzo vissuto tra la fine del 1300 e l’inizio del 1400 e passo alla storia per aver a lungo progettato, senza riuscirci, un’unificazione dell’Italia che doveva avere Napoli come capitale. Le sue spoglie sono conservate in una cappella monumentale fatta costruire nella Chiesa di San Giovanni a Carbonara. Il parco ha subito un restauro nel 2001 con l’inserimento di nuovi innesti botanici e un abbellimento delle oasi di verde.

Info visita:

Via Cardinale Seripando, 80139 Napoli NA

Sabato 10:00 > 13:00 | Domenica 10:00 > 13:00

Durata: 45 minuti

Numero di persone per visita: 25
Accessibilità disabili: no
Bambini: 
Animali: sì
L'entrata è consentita fino ad un'ora prima dell'orario di chiusura indicato

Giardino di Babuk. Foto: Open House Napoli

Giardino e ipogeo di Babuk

Fu la famiglia Caracciolo Del Sole a volere la realizzazione di quest’oasi di pace e bellezza. E protagonisti e gelosi abitanti sono i gatti. Il giardino, infatti, deve il nome proprio al gatto Babuk, il cui erede si aggira tra i cespugli insieme ad altri amici felini. Sono circa 1000 i metri quadrati di piante di limone, banani, fiori e un faggio antichissimo, databile intorno al XIV secolo che rendono ricco il giardino. Tra le aiuole si celano le tracce delle sepolture degli infanti delle suore del Convento dei Saponari, rimaste incinte per le brutalità dei soldati francesi entrati a Napoli nel 1799 al seguito di Championnet. L’ipogeo è costituito da un complesso di cavità, scavate nel XVII secolo per estrarre il tufo necessario a costruire il palazzo sovrastante. Nel corso degli anni fu poi adibito a cisterna d’acqua e durante la Seconda guerra mondiale a rifugio antiaereo, come testimonia un impianto elettrico degli anni ’40 realizzato con isolatori in porcellana. Nell’ipogeo sono incisi alle pareti segni esoterici come croci e salamandre ma lungo un muro, un piccolo incavo è decorato anche da un affresco risalente alla fine del ‘600 come testimonia un’iscrizione. Interessanti anche alcune tracce di difficile datazione e incerta finalità, costituite da uno scudo in rilievo in testa all’ultimo rampante e due nicchie scavate nell’angolo, in prossimità dello smonto della scala al piano cisterna.

 Info visite:

 Via Giuseppe Piazzi, 55 Cerca su Google Maps, 80137 Napoli NA

Sabato 10:00 > 11:00 | 11:00 > 12:00 | 12:00 > 13:00 | 14:00 > 15:00 | 15:00 > 16:00 | 16:00 > 17:00 | Domenica 10:00 > 11:00 | 11:00 > 12:00 | 12:00 > 13:00 | 14:00 > 15:00 | 15:00 > 16:00 | 16:00 > 17:00

Durata: 60 minuti

Numero di persone per visita: 30
Accessibilità disabili: no
Bambini: a partire dai 12 anni
Animali: no