Quando Totò abbandonò il Festival di Sanremo

Oltre ad essere attore inarrivabile ed a rappresentare "la" comicità per antonomasia, Totò è stato un eccellente autore di canzoni. Come non ricordare la struggente Malafemmena?

Proprio per questa sua innata propensione verso la musica, il Principe de Curtis fu invitato a presiedere la commissione che avrebbe avuto il compito di scegliere le canzoni da ammettere al Festival di Sanremo.

Poco incline ai compromessi, esempio di estremo rigore, Totò ebbe a polemizzare con gli altri membri della giuria, fino al definitivo abbandono ancor prima della conclusione della selezione, rimarcando l’atavica ingerenza della politica, la tirannia discografica nel festival della canzone italiana che impediva qualsivoglia discorso artistico ed evidenziando, altresì, la conseguente onestà intellettuale di un uomo integerrimo, prima ancora che straordinario artista.

A vincere il Festival di Sanremo del 1959 furono poi Johnny Dorelli e Domenico Modugno con Piove (ciao ciao bambina). Foto in pubblico dominio

Riportiamo, in sintesi, l'intervista rilasciata a «Oggi» del 24 dicembre 1959, pochi giorni dopo l’irreversibile abbandono del Principe de Curtis:

«Ho accettato una carica credendo che essa comportasse lo svolgimento di precise funzioni: nell'istante in cui mi sono accorto d'essere in errore, l'ho abbandonata. Tutto qui. La storia dei miei rapporti con la commissione incaricata di scegliere le venti canzoni per il prossimo Festival di Sanremo si potrebbe riassumere in queste semplici parole, e mi sarei guardato bene dall'aggiungerne altre, se l'interesse suscitato dal mio gesto non mi avesse obbligato a spiegare come sono andate realmente le cose. Lo faccio ora, soprattutto per dovere verso il pubblico, al quale mi sono sempre sentito strettamente legato […] Quando mi offrirono la presidenza della commissione esaminatrice, fui seriamente tentato di rifiutare. Conoscevo troppo bene l'ambiente del Festival per non sapere che rischiavo di andare incontro a discussioni, proteste, inimicizie o, in una parola, a un'infinità di grane. Alla fine, purtroppo, cedetti alle insistenza del mio carissimo amico Radaelli, e accettai [...] Sono disposto a riconoscere che ho un carattere piuttosto battagliero. Ho imparato a lottare sin da ragazzo, e ho sempre lottato, nella mia professione come nella mia vita privata. Può darsi che il mio modo di fare sia un po' autoritario, e può darsi anche che la mia educazione all'antica mi impedisca di avere quella elasticità che oggi è di moda. Comunque stiano le cose, però, io mi rifiuto di ammettere che il presidente di una commissione come quella del Festival possa essere considerato una figura decorativa o, peggio ancora, un fantoccio. E, soprattutto, non ammetto che la parte del fantoccio tocchi a me».

Totò Sanremo
Antonio De Curtis. Foto in pubblico dominio

 


Il latino ai tempi della musica pop: il Certamen della Sapienza premia la satira intelligente

Nella competizione, aperta agli studenti dei licei e delle università italiane e straniere, entrano anche i successi di Sanremo. “Soldi” di Mahmood diventa “Pecunia”

La III edizione del Certamen Latinum “Nova humanitas” si è conclusa e anche quest'anno ha valorizzato il coraggio e la creatività dei giovani che vi hanno partecipato. Gli autori e i loro prodotti originali saranno premiati, alla presenza del rettore Eugenio Gaudio, martedì 5 novembre alle ore 16.45, presso l'aula Odeion della Facoltà di Lettere e Filosofia della Sapienza.

Il tema della gara di composizione latina, promossa dall’Area didattica di Lettere classiche, prende le mosse dai versi di Catullo e Virgilio, rispettivamente “O saeclum insipiens et infacetum” (“Ma che generazione senza gusto e senza spirito) e “Magnus ab integro saeclorum nascitur ordo” (“Nasce da capo una grande serie di secoli”) che invitano a interrogarsi sugli aspetti positivi e negativi del tempo presente, in un confronto tra vecchio e nuovo, antico e moderno.

foto di Stefania Sepulcri ufficio stampa e comunicazione Sapienza Università di Roma

La commissione, presieduta da Leopoldo Gamberale, docente emerito della Sapienza, e composta dai docenti Paolo Garbini, Michelina Panichi, Michela Rosellini e Francesco Ursini, ha assegnato il primo premio a Nicolò Campodonico, allievo della Scuola Normale Superiore di Pisa e già vincitore della prima edizione, che ha scelto di interpretare il tema assegnato attraverso il confronto tra la “vecchia” e la “nuova” musica leggera.

Il vincitore si è cimentato nella traduzione latina di titoli e di versi di canzoni famose di Sanremo, da Balocchi e profumi di Claudio Villa, che diventa Crepundia et unguenta, a Soldi di Mahmood, che diventa Pecunia. Non mancano, poi, insieme a molte altre canzoni antiche e nuove, Grazie dei fiori di Nilla Pizzi (Grates propter flores) e Occidentali’s Karma di Francesco Gabbani (Occidentalium charma)

foto di Stefania Sepulcri ufficio stampa e comunicazione Sapienza Università di Roma

Anche gli altri partecipanti hanno veicolato, attraverso la poesia e la prosa, messaggi e dibattiti attuali, come la questione dell'uso e dell'abuso delle nuove tecnologie (smartphone, social media), ma anche temi legati alla guerra, all'immigrazione e all’ambiente.

Nel corso della cerimonia di premiazione Leopoldo Gamberale terrà la Lectio magistralis “Nel laboratorio compositivo di un poeta latino contemporaneo”, seguita dalla lettura di alcuni brani del componimento vincitore nell'originale latino e in traduzione italiana e da un breve concerto per pianoforte eseguito da Noemi Zaccagnino.

foto di Stefania Sepulcri ufficio stampa e comunicazione Sapienza Università di Roma

Focus sui tre vincitori

Il primo premio è andato a Nicolò Campodonico, allievo della Scuola Normale Superiore di Pisa  con il componimento, intitolato Nova musica (satura) e dichiaratamente ispirato alle forme e ai modi della satira oraziana, l'autore racconta di una festa durante la quale polemizza con gli altri partecipanti che ammirano la musica leggera degli anni ’50 e ’60 e rifiutano quella più recente, con riferimento soprattutto alle canzoni vincitrici del Festival di Sanremo; lui invece difende la “buona” musica attuale, ma, non riuscendo a convincere i suoi interlocutori, abbandona infine la cena e prosegue in strada con pochi amici cantori.

Al secondo posto si classifica Emanuele Seretti, studente della Sapienza, con un carme in esametri intitolato Arruns, nel quale si racconta il coraggio di un agricoltore etrusco che si riprende dopo che una tempesta ha distrutto i suoi campi: la generazione moderna dovrebbe imitare il suo dimenticato esempio e non piangere le proprie presunte sventure, mentre d'altro canto cerca di superare i propri limiti nel tempo e nello spazio.

Gli altri due componimenti che hanno meritato una segnalazione si devono, rispettivamente, a Duncan Kampschuur, studente dell'Università di Leiden, e a Gabriele Bonini, studente del Liceo “Edoardo Amaldi” di Novi Ligure. Il componimento di Kampschuur, privo di titolo, è un dialogo fra un acceso sostenitore delle più moderne tecnologie, che esalta in modo acritico e ingenuo Wikipedia, gli smartphone e i social media, e un amante del passato, che elogia invece la natura, i viaggi culturali, la capacità di riflessione che oggi sembra scomparsa. Il componimento di Bonini, intitolato Ex adamante nihil, flores e fimo nascuntur, parla del cattivo uso che si fa dei nuovi mezzi tecnologici, soprattutto televisione e Internet, con abbondanza di citazioni classiche, umanistiche (Erasmo) e cristiane (Papa Francesco), e con accenni ai temi della guerra, dell'immigrazione e dell’ambiente.