Pyrgi Nuove scoperte

Pyrgi: nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario

PYRGI: NUOVE SCOPERTE E NUOVI PROGETTI GRAZIE ALLASINERGIA TRA REGIONE LAZIO,

SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA, SOPRINTENDENZA PER L’ETRURIA MERIDIONALE

E COMUNE DI SANTA MARINELLA

Grazie alla collaborazione tra Regione Lazio, Sapienza Università di Roma, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale e Comune di Santa Marinella negli ultimi anni si sta lavorando alla costruzione di un sistema territoriale unico sia dal punto di vista naturalistico, sia archeologico sia paesaggistico che va dal complesso monumentale del Castello di Santa Severa, al Monumento Naturale e all’area archeologica di Pyrgi, fino ad arrivare alla Riserva Naturale di Macchiatonda.

Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

Un modello virtuoso che sta mettendo in atto sinergie a vari livelli e multidisciplinari, dalla ricerca alla valorizzazione, dalla tutela dell’ambiente e dei reperti archeologici alla divulgazione nei confronti della comunità.

Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

Un grande polo culturale e turistico in un tratto della costa laziale unico per le ricchezze naturali e per le testimonianze storiche che rappresenta un modello per le ricche potenzialità di impatto positivo sul territorio e che sarà ulteriormente valorizzato grazie a nuove, importanti novità.

Pyrgi Nuove scoperte
Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

È in corso fino al 30 settembre la campagna annuale di scavo didattico diretta dalla professoressa Laura M. Michetti con gli studenti di Etruscologia del Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza Università di Roma mentre la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale sta portando avanti dal 2019 due progetti: il primo è un progetto di musealizzazione all’aperto dell’area archeologica, che prevede di rendere l’area accessibile a tutti, tramite un sistema di pedane e passerelle, e di realizzare un importante intervento di ingegneria ambientale per la riqualificazione del sistema dei fossi esistenti, al fine di drenare il terreno ed evitare così gli allagamenti periodici - particolarmente dannosi per la conservazione dei resti archeologici e che rendono impossibile la fruizione dell’area nei mesi invernali.

Pyrgi Nuove scoperte
Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

Il progetto è stato realizzato in piena collaborazione tra la Soprintendenza e la Regione Lazio (Direzioni Ambiente e Demanio e Patrimonio, Riserva Naturale di Macchiatonda e Laziocrea spa) e sarà complementare al progetto regionale di difese a mare della costa e ricostruzione della duna lato spiaggia.

Pyrgi Nuove scoperte
Studenti a lavoro in cantiere

Il secondo progetto riguarda il nuovo allestimento del deposito archeologico con funzioni di sala-studio/laboratorio di restauro e del nuovo centro visita, per la fruizione congiunta della Riserva di Macchiatonda e del Monumento Naturale e dell’area archeologica di Pyrgi. Lo studio e il perfezionamento di questi percorsi condivisi saranno oggetto di un protocollo di intesa, in corso di definizione, tra il Ministero e la Regione.

Pyrgi Nuove scoperte
Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

Infine, sul piano della divulgazione, una importante novità è rappresentata dai nuovi pannelli concepiti dall’équipe della Sapienza e realizzati dalla Regione Lazio, in collaborazione con la falegnameria del Parco dei Castelli Romani, nei quali vengono illustrati il percorso naturalistico-archeologico e i risultati delle ricerche dell’Università di Roma nel porto e nel santuario etrusco di Pyrgi.

Pyrgi Nuove scoperte
Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

Sono inoltre in corso di elaborazione progetti relativi a una migliore fruizione dei resti archeologici tramite la realtà aumentata.

LO SPAZIO MUSEALE DENOMINATO “ANTIQUARIUM DI PYRGI”

La Regione Lazio e il MIC - Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale hanno siglato nel 2019 un apposito Protocollo di Intenti con l’obiettivo di ampliare la fruizione dell’offerta culturale, favorire l’accesso al Castello di un pubblico sempre più vasto, creando un unico circuito di visita con l’Antiquarium ed i templi monumentali di Pyrgi.  Grazie a questo protocollo, la Soprintendenza in collaborazione con la Sapienza Università di Roma, potrà allestire negli ambienti della Manica Lunga - all’interno del Castello di Santa Severa - il nuovo Antiquarium; questo spazio costituirà la naturale integrazione della sala dedicata alle antichità di Pyrgi del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma.

Vi saranno esposti, in modo accattivante e fruibile a tutti, anche con l’ausilio di tecnologie multimediali, gli eccezionali rinvenimenti provenienti dalle indagini della Sapienza nelle due aree sacre che componevano il grande Santuario marittimo, proiezione sul mare dell’importante città etrusca di Caere.

Saranno rappresentati gli straordinari rivestimenti in terracotta policroma dei due grandi templi e dei diversi sacelli ed esposti per la prima volta nel loro insieme i numerosi reperti votivi rinvenuti: statue in terracotta rappresentanti gli offerenti, come una, di dimensioni reali, di una giovane fanciulla che reca in dono un porcellino, preziosi vasi greci dalle forme peculiari, rarissimi in Etruria, offerte di frutti di mare rinvenuti eccezionalmente intatti all’interno di recipienti in ceramica, ornamenti in oro, argento e ambra (orecchini, bracciali, scarabei), che costituivano i doni prediletti per le divinità femminili, in primo luogo Cavatha, una dea assimilabile alla greca Persefone.

Molto peculiari e privi di confronti anche gli oggetti realizzati in piombo: pesantissime barre, grandi ceppi d’ancora, piccoli lingotti, proiettili a forma di “ghianda” e centinaia di colature di metallo fuso che rappresentano l’offerta principale per il dio “Nero”, in etrusco “Sur”, divinità dell’oltretomba paragonabile al greco Ade, al quale ben si addiceva, appunto, l’offerta di un metallo scuro.

Sarà anche possibile ammirare una copia delle tre famose lamine auree con iscrizioni, due, di diversa lunghezza, in lingua etrusca ed una in fenicio, quest’ultima traduzione della lamina etrusca più lunga. Rinvenute nel 1964, esse ricordano come Thefarie Velianas, re/tiranno di Caere, avesse dedicato una statua ed un luogo di culto alla dea Uni (chiamata Astarte nel testo fenicio). I visitatori avranno dunque la meravigliosa opportunità di approfondire la conoscenza del comprensorio archeologico di Pyrgi, il più importante santuario e scalo marittimo dell'antica Caere che ha svolto un ruolo di fondamentale importanza nella storia del Mediterraneo antico, uno dei pochi menzionati dalle fonti letterarie antiche, essendo connesso con eventi storici cruciali per l’equilibrio politico ed economico nell’area mediterranea.

Direttore dell’Antiquarium: dott.ssa Rossella Zaccagnini.

LO SCAVO DI PYRGI

Pyrgi, porto e grande santuario marittimo sulla costa del Lazio etrusco, ha svolto una funzione primaria nella storia del Mediterraneo antico ed è stato lo scenario di eventi di fondamentale rilevanza, come evidenziato in modo esemplare dallo straordinario documento storico delle lamine d'oro. L’insediamento di Pyrgi ha svolto differenti funzioni grazie alla favorevole ubicazione lungo le rotte tirreniche. A causa dell’abbandono successivo alla fase della “romanizzazione” (prima metà del III sec. a.C.), rappresenta per gli archeologi un eccezionale caso-studio per la possibilità di condurre un’indagine su larga scala delle differenti componenti del suo assetto urbanistico.

Pyrgi Nuove scoperte
Nuove scoperte a Pyrgi. Veduta aerea degli scavi Sapienza e particolare sull'area dei templi

Stabilmente finanziato tra i "Grandi Scavi" dell'Ateneo romano, è una delle più antiche e illustri imprese di scavo dell'Università di Roma e costituisce un esempio di ricerca in ambito archeologico nel quadro della cosiddetta "Terza Missione" dell'Università, per l'impatto positivo sul territorio che le attività sul campo hanno finora avuto e potranno sempre più avere nel futuro grazie alla preziosa realtà locale e alle diverse collaborazioni in atto. Attività che coinvolgono, infatti, a vario livello, la Regione Lazio, nelle sue diverse strutture, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale e il Comune di Santa Marinella.

Il progetto di ricerca è incentrato sull’analisi del rapporto tra la città di Caere (Cerveteri) e Pyrgi, il suo principale porto, collegato alla città da un monumentale percorso viario.

Il primo colpo di piccone nel 1957

Gli scavi della Sapienza, condotti a partire dal 1957 da Massimo Pallottino e Giovanni Colonna, hanno portato alla luce un esteso complesso santuariale il cui fulcro è il grande santuario di Uni-Astarte voluto dal re/tiranno di Caere Thefarie Velianas con il tempio B (510 a.C.) e l’“Edificio delle Venti Celle”, forse destinato alla pratica della prostituzione sacra. A questo nucleo si è aggiunto, raddoppiando l’estensione del santuario, il grande tempio A (470/460 a.C.) decorato sulla facciata posteriore con un eccezionale altorilievo in terracotta rappresentante il mito dei Sette contro Tebe, considerato tra i capolavori assoluti dell’arte antica.

Giovani scavatori universitari e funzionari della Soprintendenza alle Antichità dell'Etruria Meridionale nel 1957

Area dei templi con il grande altorilievo del tempio A e modellino ricostruttivo

Una seconda area sacra è dedicata alla coppia di divinità Śur e Cavatha citate nelle iscrizioni votive in etrusco; largamente frequentata da greci, vi si praticavano culti di tipo demetriaco e connessi a divinità infere, come attestato da depositi votivi costituiti in gran parte da ceramiche importate da Atene.

Dal 2009, le indagini dirette da M. Paola Baglione e dal 2016 da Laura M. Michetti hanno interessato l’area a Nord del santuario, dove sono stati messi in luce una serie di isolati con un complesso di edifici anche di carattere pubblico, delimitati verso l’entroterra dal tratto parallelo alla costa della via Caere-Pyrgi. La vicinanza con l’area sacra, la monumentalità delle strutture e lo svolgimento di pratiche rituali hanno suggerito di interpretare questo settore di cerniera tra il santuario e l’abitato come un quartiere “pubblico-cerimoniale” che ha svolto funzioni amministrative e di rappresentanza in rapporto con il porto orientale anche prima della monumentalizzazione dell’area sacra. Negli ultimi anni, le ricerche sono riprese nell’area del grande santuario monumentale e hanno consentito di mettere in evidenza il tratto terminale della via monumentale che dalla città di Caere giungeva nel porto di Pyrgi dopo un tragitto di circa 10 km.

Il grande altorilievo dei Sette contro Tebe, dal Tempio A

Le straordinarie scoperte di Pyrgi, esposte in una sala dedicata nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, hanno contribuito all’attivazione da parte della Sapienza del finanziamento dedicato ai “Grandi Scavi di Ateneo”, grazie al quale ogni anno una cinquantina di studenti – anche stranieri – specializzandi e dottorandi in Etruscologia sono coinvolti nelle attività sul campo e nei laboratori di schedatura e documentazione dei reperti che si svolgono nel corso dell’inverno nelle strutture universitarie. Fin dal suo inizio, infatti, lo scavo di Pyrgi è stato concepito come uno “scavo-scuola” e in esso si sono formate generazioni di archeologi che hanno poi ricoperto ruoli importanti nelle Soprintendenze, nei Musei, nelle Università.

Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

Le attività di ricerca, condotte dal settore di Etruscologia e Antichità italiche del Dipartimento di Scienze dell’Antichità in regime di concessione con il MIC, contano da anni sulla collaborazione interdisciplinare di varie componenti dell’Ateneo romano, come i Dipartimenti di Scienze della Terra (analisi geologiche e pedologiche), Ingegneria Civile Edile Ambientale e Ingegneria dell'Informazione Elettronica e Telecomunicazioni (prospezioni elettromagnetiche e georadar), Biologia e Biotecnologie "Charles Darwin" (studio dei resti osteologici), Chimica e Tecnologie del Farmaco e Scienze di base ed applicate per l’Ingegneria (analisi archeometriche), Storia Disegno Restauro dell’Architettura (ricostruzioni 3D), Architettura e Progetto (progetto di valorizzazione dell’area archeologica), Scienze Giuridiche (studio delle fonti letterarie, giuridiche, epigrafiche); la Scuola di Specializzazione in Beni architettonici e del Paesaggio svolge attività di restauro delle strutture, mentre il Polo Museale Sapienza è impegnato nelle attività di musealizzazione e valorizzazione nel Museo delle Antichità Etrusche e Italiche della Sapienza).

Pyrgi Nuove scoperte
Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

Direzione scientifica dello scavo: Laura M. Michetti; coordinamento del cantiere di scavo: Barbara Belelli Marchesini; responsabili dei settori di scavo: Alessandro Conti, Manuela Bonadies, Martina Zinni; responsabile del laboratorio reperti: Alessandro Conti; valorizzazione: Claudia Carlucci.

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Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

 

DI BERARDINO VISITA AREA ARCHEOLOGICA DI PYRGI

L’Assessore alla Scuola e Formazione, Claudio Di Berardino ha visitato questa mattina l’area archeologica di Pyrgi, porto-santuario della città etrusca di Caere, l’odierna Cerveteri, gestita dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l'Etruria meridionale, oggetto da decenni degli scavi condotti dalla Sapienza Università di Roma e situata accanto al Castello di Santa Severa.

Pyrgi Nuove scoperte
Il comprensorio di Pyrgi oggetto degli Scavi Sapienza

All’evento hanno partecipato Antonella Polimeni, Rettrice dell’Università Sapienza di Roma, Margherita Eichberg, Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e per l’Etruria Meridionale e il Sindaco di Santa Marinella, Pietro Tidei.

L’evento, concepito come una giornata di “archeologia pubblica”, ha consentito all’Assessore di visitare il cantiere di scavo della Sapienza e di interagire con gli studenti impegnati nelle attività sul campo.

Pyrgi Nuove scoperte
Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere

Questi scavi sono un grande progetto di sviluppo e raccontano una grande forza di questa Regione - ha dichiarato l’Assessore, Claudio Di Berardino, che ha aggiunto- sul nostro territorio insiste una delle più grandi concentrazione di beni artistici e archeologici che esista in tutto il pianeta, ma questo patrimonio è inerte se lo lasciamo a sé stesso. Siamo una superpotenza dei beni culturali, ma con una occupabilità al di sotto della media europea nel settore e questo è un paradosso che va superato.

Abbiamo fra le migliori scuole archeologiche del mondo, tra cui la facoltà di Scienze archeologiche della Sapienza di Roma, e non possiamo accettare che i nostri giovani archeologi debbano andare via per trovare lavoro nonostante tutto ciò che c'è ancora nel Lazio da scoprire. Per questo la Regione ha investito, fra le altre iniziative, nel progetto 'Lazioantico' per realizzare la mappatura completa di tutte le aree archeologiche regionali, effettuata dagli studenti universitari attraverso le borse di studio finanziate grazie al contributo complessivo di circa 500 mila euro. A questi si aggiungono 42 milioni di euro destinati al finanziamento di un distretto tecnologico per i beni culturali per mettere in rete università, centri di ricerca, industrie culturali e creative, imprese digitali e creative, comuni e altri enti pubblici e privati; una delle più grandi infrastrutture europee dedicate alla valorizzazione dei beni culturali.”

Pyrgi Nuove scoperte
Nuove scoperte a Pyrgi: veduta aerea degli scavi Sapienza

Le più recenti acquisizioni dagli scavi in corso a Pyrgi

Riti e cerimonie in un porto etrusco

Il porto di Pyrgi era il principale scalo della grande città etrusca di Caere (Cerveteri), fondato alla fine del VII sec. a.C. in corrispondenza di un’ampia insenatura, nel III sec. a.C. l'abitato è stato inglobato per metà della sua estensione all'interno della colonia marittima romana, a sua volta in parte occupata dal Castello di Santa Severa.

Le ricerche della Sapienza Università di Roma si sono recentemente concentrate sull’analisi dell’assetto urbanistico, nel quale un ruolo fondamentale è svolto dal tracciato della monumentale via Caere-Pyrgi, un’eccezionale opera di ingegneria che collegava la città al suo porto (lunga 10 km circa, con una carreggiata larga tra i 6 e i 10 m), in un’organizzazione degli spazi che vede il grande santuario parte integrante di un piano urbanistico complessivo.

Nuove scoperte e nuovi progetti per l'antico porto e santuario di Pyrgi. Studenti a lavoro in cantiere. Fig. 1 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 2 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma

Gli scavi sono condotti dalla sezione di Etruscologia e coinvolgono annualmente decine di studenti della Sapienza per i quali l’attività di scavo rappresenta una fondamentale esperienza didattica (fig. 1). Nelle ultime campagne di scavo si sta portando alla luce un complesso di edifici certamente di carattere pubblico nei quali hanno probabilmente trovato spazio attività di tipo economico, amministrativo, doganale in relazione con il porto, ma che hanno avuto funzioni di rappresentanza e di tipo cerimoniale e rituale a partire almeno dalla metà del VI sec. a.C. Si segnala in particolare un grande edificio porticato con un tetto rivestito da decorazioni in terracotta dipinta (530-520 a.C.) (fig. 2), dedicato tra l’altro all'immagazzinamento di derrate.

Fig. 3a © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 3b © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 4 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma

Molto numerose e interessanti le tracce di pratiche rituali che suggellano i momenti di fondazione, cambiamento d’uso o dismissione di edifici o specifici ambienti: si segnalano in particolare il sacrificio di un cane (fig. 3) all’entrata di uno degli edifici, la presenza di fosse votive come quella “dei pesi da telaio” contenente decine di questi strumenti in terracotta, le deposizioni di anfore e altri contenitori con offerte alimentari (fig. 4), ceramiche, lingotti di piombo, bronzo fuso con carattere premonetale, punte miniaturistiche di frecce in bronzo, il seppellimento di una brocca conficcata nel suolo con un chiodo di ferro ad indicare la sua inamovibilità. L’offerta di vasi greci (fig. 5), di lucerne di produzione cartaginese (fig. 6) e di un’ancora in pietra (fig. 7) di un tipo usato anche nel mondo vicino-orientale testimoniano la frequentazione del porto da parte di stranieri.

Fig. 5 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 6 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 7 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma

Tutti questi ritrovamenti, indizio sicuro di cerimonie che si svolgevano nell’area, suggeriscono di interpretare questo settore come un quartiere “pubblico-cerimoniale” la cui vita si è sviluppata anche a servizio del vicino santuario.

Reperti eccezionali per il nuovo Antiquarium di Pyrgi

nella Manica Lunga del Castello di Santa Severa

Materiali degli Scavi Sapienza stoccati nella Manica Lunga in attesa del nuovo allestimento

La collaborazione tra Sapienza Università di Roma, Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale e Regione Lazio nel comprensorio di Pyrgi sta dando ottimi frutti sia sul piano della tutela sia su quello della valorizzazione, nell’ottica di un’ampia divulgazione presso le comunità locali dei risultati dell’attività di ricerca universitaria.

Materiali degli Scavi Sapienza stoccati nella Manica Lunga in attesa del nuovo allestimento

Sono infatti in avanzata fase di elaborazione sia i progetti relativi alla musealizzazione all’aperto dell’aerea archeologica, sia quelli inerenti al nuovo allestimento dell’Antiquarium, che sarà ospitato nella Manica Lunga del Castello di Santa Severa e costituirà la naturale integrazione, a pochi passi dal luogo di ritrovamento, della sala dedicata alle antichità di Pyrgi del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, dove sono esposti il celebre altorilievo in terracotta con il mito dei “Sette contro Tebe” e le famosissime lamine d’oro con iscrizioni in etrusco e in fenicio.

Materiali degli Scavi Sapienza stoccati nella Manica Lunga in attesa del nuovo allestimento

L’allestimento consentirà di esporre, in modo accattivante e fruibile a tutti, anche con tecnologie multimediali all’avanguardia, gli eccezionali rinvenimenti provenienti dalle pluriennali indagini della Sapienza nelle due aree sacre che componevano il grande Santuario marittimo, proiezione sul mare dell’importante città etrusca di Caere (odierna Cerveteri - RM).

Fig. 2 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 3 Busto in terracotta raffigurante la divinita fluviale Acheoloo, dal  Santuario Merdionale © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 4 Statua di offerente con porcellino, dal Santuario meridionale © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 5 Brocca configurata a testa femminile importata da Atene, dal Santuario meridionale © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma

Saranno ampiamente rappresentati gli straordinari rivestimenti in terracotta policroma dei due grandi templi e dei diversi sacelli (Figg. 1-3) e saranno esposti per la prima volta nel loro insieme i numerosi reperti votivi rinvenuti: statue in terracotta rappresentanti gli offerenti, come una, di dimensioni reali, di una giovane fanciulla che reca in dono un porcellino (Fig. 4), preziosi vasi greci dalle forme peculiari, rarissimi in Etruria (Fig. 5), offerte di frutti di mare rinvenuti eccezionalmente intatti all’interno di recipienti in ceramica, oggetti in materiale prezioso realizzati in oro, argento e ambra (orecchini, bracciali, scarabei: Fig. 6) che costituivano i doni prediletti per le divinità femminili, in primo luogo Cavatha, una dea assimilabile alla greca Persefone.

Fig. 6a Coppia di orecchini in oro dal Santuario meridionale © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 6b Orecchino in oro dal Santuario meridionale © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma
Fig. 7 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma

Molto peculiari e privi di confronti anche gli oggetti realizzati in piombo: pesantissime barre (Fig. 7), grandi ceppi d’ancora, piccoli lingotti, proiettili a forma di “ghianda” e centinaia di colature di metallo fuso, che rappresentano l’offerta principale per il dio “Nero”, in etrusco “Sur”, divinità dell’oltretomba paragonabile al greco Ade, al quale ben si addiceva, appunto, l’offerta di un metallo scuro.

Fig. 8 © Missione archeologica a Pyrgi, Dip. Scienze dell'Antichità, Sapienza Università di Roma

Testi, foto e video dall'Ufficio Stampa Regione Lazio


Museo Archeologico Nazionale Civitavecchia Lara Anniboletti

Una nuova direzione per il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia: intervista a Lara Anniboletti

Una nuova direzione per il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia: intervista a Lara Anniboletti

Lara Anniboletti, neo direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia
Lara Anniboletti, neo direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia. Foto Credits: Michele Stallo

Nel mese di Marzo 2021 la Direzione Regionale Musei del Lazio, afferente al Ministero della Cultura, ha nominato una nuova direttrice per il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia: Lara Anniboletti, archeologa laureata all’Università degli Studi di Perugia, attualmente direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Orvieto e della Necropoli etrusca di Crocifisso del Tufo; precedentemente, la dott.ssa Anniboletti ha lavorato presso la Segreteria Tecnica di Progettazione del Parco Archeologico di Pompei, dove ha coordinato l’Ufficio Comunicazione.

Abbiamo contattato la neo-direttrice per un’intervista sui progetti futuri per l’istituzione culturale civitavecchiese.

 

Dott.ssa Anniboletti, congratulazioni per il suo nuovo incarico.

Ci parli del Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia e delle sue caratteristiche: qual è la sua storia, che tipo di collezioni ospita?

Grazie per le congratulazioni, sono molto contenta di essere la neo-direttrice del Museo Archeologico di Civitavecchia: qui c’è un gran lavoro da fare.

Questo è un museo archeologico di natura statale, ma che in realtà ha una grande vocazione locale. Trae la sua origine nel Museo Civico della città di Civitavecchia: dopo il suo bombardamento, molte opere furono tratte in salvo e confluirono proprio nella collezione dell'attuale museo archeologico che, quindi, ha anche una forte connotazione civica.

Il museo racconta la storia dell’insediamento precedente alla città romana, alla fondazione del porto di epoca traianea e alla costruzione delle Terme Taurine: racconta la fase preromana delle aree vicine al sito specifico di Civitavecchia, come le colline circostanti, dove c’erano dei fiorenti insediamenti già dall’epoca etrusca (di cui abbiamo le necropoli).

Anche il territorio limitrofo è ben rappresentato: ci sono materiali provenienti da Castellina del Marangone e da tutta la zona peri-costiera fino a Santa Marinella, dove c’erano insediamenti di epoca più antica, sin dall'età protostorica, legati anche allo sfruttamento della zona mineraria della Tolfa.

Quindi, le collezioni del museo offrono una testimonianza dell'epoca protostorica, della fase etrusca e, infine, della grande fase romana del porto e dello sviluppo costiero, con magnifiche ville della nobilitas senatoria romana, che scelse questi luoghi per la bellezza del mare e la salubrità delle acque.

In definitiva, quella del museo è una storia stratificata, con collezioni cresciute nel tempo, a cui va aggiunto anche il fatto che Civitavecchia è stata la sede dei sequestri della Procura territoriale, per cui abbiamo anche molto materiale proveniente da sequestri e collezioni varie confluite qui.

Un museo con delle potenzialità grandissime, molto ricco di materiali.

 

Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia - Sala dei marmi di età imperiale
La Sala dei marmi di età imperiale del Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia, diretto da Lara Anniboletti. Foto: Eleonora Brunori

 

Il museo è rimasto chiuso al pubblico per un po' di tempo ed è andato incontro ad alcuni cambiamenti: come si presentava al suo arrivo e quali sono state le azioni più urgenti e necessarie? 

Il museo archeologico di Civitavecchia è rimasto chiuso per un certo periodo di tempo perché alcune sale avevano dei problemi di tipo strutturale: infatti, non appena sono arrivata, sono partiti degli importanti lavori di ristrutturazione, cui faranno seguito dei lavori di tipo allestitivo.

Il museo aveva anche un grande laboratorio di restauro dell’allora Soprintendenza dell’Etruria Meridionale, che è stato dismesso negli ultimi 5-6 anni, e anche questo ha comportato un progressivo depauperamento.

L'allestimento originario del museo, risalente alla seconda metà degli anni ‘70, è quello dell'architetto Minissi, lo stesso di Villa Giulia, a cui sono state fatte delle aggiunte o, viceversa, a cui è stato sottratto qualcosa, non sempre in maniera congrua: quindi, il museo risale nella sua concezione agli anni' 70, con delle modifiche saltuarie e a volte occasionali, poco meditate.

In questo momento ha una assoluta necessità di essere riallestito, sia come spazio espositivo e architettonico - perché nel tempo le esigenze legate alla museografia cambiano -, ma anche nel suo percorso narrativo: deve essere un museo narrante, che racconta le vicende storiche e insediative della città di Civitavecchia, del territorio circostante e anche di quell’ampia fascia territoriale che va da Civitavecchia a Santa Marinella, e che non è attualmente di pertinenza della città stessa.

Questo museo, dunque, si stratifica su più epoche e ha materiali diversi, dall’epoca protostorica al tardoantico.

 

Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia - oreficeria etrusca
Oreficeria etrusca dal Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia, diretto da Lara Anniboletti. Anello con incisione in etrusco e orecchini in oro (IV sec. a.C.), corredo della tomba E in loc. Pisciarelli. Foto: Eleonora Brunori

 

Quali sono i progetti per il futuro del museo, sia a breve che a lungo termine?

La prima necessità, in questo momento, è stata quella di poter riaprire, perlomeno gli spazi che non erano interessati dalla ristrutturazione dell’edificio: il primo piano, con la sala dei marmi, la sala delle epigrafi della necropoli e dei marinai e il piano superiore, il ballatoio, che abbiamo subito riallestito, perché era il piano dedicato al territorio.

In tempi recenti era stata fatta una mostra su Gravisca, che aveva in parte disallestito alcune vetrine, quindi abbiamo proceduto a una integrazione dei materiali e alla messa in opera di pannelli esplicativi, proprio perché volevamo dare il senso del museo narrato; abbiamo cercato di fare piccole cose in vista di una riapertura che sia anche simbolica: il museo c’è e riapre!

Successivamente, abbiamo altri progetti: dovremmo pensare a un riallestimento di tutto il percorso, sia nello spazio fisico e architettonico - con un ripensamento dell’architettura museale - e poi un ripensamento della struttura narrativa del museo, che magari sarà anche coadiuvato da una tecnologia, attualmente lo strumento più efficace e pervasivo, e a far sì che il museo diventi realmente uno strumento didattico.

Vogliamo poi tirare fuori i reperti dai depositi, che hanno un'incredibile ricchezza di materiali; vogliamo restituirli alla vista del pubblico, ma in un percorso sensato: per questo nomineremo un comitato tecnico di riallestimento con varie competenze e mansioni, proprio per ridare al museo la sua giusta importanza.

In quest’ottica, è mia volontà che il museo sia a pagamento, anche con biglietto ridotto, visto che in questo momento non è del tutto visitabile: questo gli renderebbe giustizia e ne sancirebbe uno status.

Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia - Sala epigrafica
La Sala epigrafica del Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia, diretto da Lara Anniboletti. Foto: Eleonora Brunori

 

Qual è il rapporto tra il museo, la città di Civitavecchia e la sua storia, il porto e il territorio circostante? Sono previsti dei progetti di collaborazione, anche con istituzioni e associazioni del posto? 

Quello che mi ha veramente colpito dal mio arrivo al museo, due mesi fa, è stato il grande interesse e la grande richiesta di incontro, innanzitutto da parte di enti e autorità locali: dal Sindaco all’Autorità Portuale, alla Capitaneria di Porto, alla Scuola di Guerra, fino alla Fondazione CARICIV, tutti gli attori della comunità locale; in seconda battuta, da parte delle associazioni di settore: storiche, archeologiche, Pro Loco; in terza battuta, dagli operatori nel territorio: operatori turistici, archeologi, restauratori.

C'è stata una grande richiesta di incontro, di venire al museo per potermi incontrare, illustrare le proprie attività e conoscere qual è il futuro del Museo Archeologico di Civitavecchia: io l'ho interpretato come il segno di una mancanza, di un’assenza che si è verificata, in passato, per varie ragioni, ma anche come l'esistenza di una comunità attiva che si identifica con il museo, perché esso, oltre ad essere uno spazio fisico, è anche un polo attrattivo in cui si identifica la memoria della collettività e, come tale, il fatto che sia aperto, che esista, dà un senso e una linea guida a tutta una serie di attività collaterali e culturali che le associazioni promuovono.

Ovviamente con le autorità c’è uno scambio di progettualità continuo.

Con le varie associazioni, gli archeologi, gli architetti, i restauratori c’è una grande volontà di collaborazione per far sì che tutte azioni necessarie siano dirette verso la riapertura e verso una nuova progettualità: cambiata la governance, adesso bisogna “fare il Museo”.

 

Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia - Athena Parthenos Lara Anniboletti
Athena Parthenos dal Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia, diretto da Lara Anniboletti. Copia romana di metà II sec. a.C. dell'opera di Fidia, dalla villa marittima del giureconsulto Ulpiano. Foto di Eleonora Brunori

 

Quando verrà riaperto al pubblico il Museo Archeologico Nazionale di Civitavecchia e quali novità troveranno i visitatori?

Ora che finalmente siamo tornati in zona gialla, il museo riaprirà: il 13 Maggio è prevista  una preview per un pubblico scelto, mentre si riaprirà definitivamente al pubblico il 14 Maggio.

In questo momento, abbiamo proceduto a un piccolo riallestimento e a una messa a punto della situazione già esistente per quanto riguarda la sala dei marmi e delle epigrafi, ad esempio mettendo didascalie dove non c'erano o correggendo quelle sbagliate, e anche tirando fuori qualcosa dai depositi, come una meravigliosa testa di Giano bifronte in marmo, e altre opere scultoree.

Il piano soprastante - il ballatoio - è stato diviso in due parti: da una parte abbiamo riallestito alcuni contesti del territorio: Castellina del Marangone, Aquae Tauri, la necropoli etrusca di Pisciarelli e l'abitato; dall'altra invece abbiamo messo le collezioni che erano ospitate al piano superiore, nella cosiddetta "Sala Verde" dell'architetto Minissi, che abbiamo dovuto disallestire a causa dei lavori in corso.

Anche qui c'è stata una grande attenzione all'apparato didascalico.

Vi invito a visitare il museo perché è davvero ricchissimo, con dei pezzi straordinari, come le sculture rinvenute nelle ricchissime ville, ad esempio quella del giureconsulto Ulpiano, che dominavano e punteggiavano tutto il litorale, scelto proprio per la sua bellezza (che tuttora conserva); ma anche per scoprire pezzi di storia del nostro territorio, le epigrafi - così toccanti - che ci descrivono la quotidianità dei marinai che lavoravano al porto: è un museo che merita davvero una visita.

Quello che troverete sarà un apparato informativo rinnovato e dei pannelli che permettono una visita più consapevole. Vi aspettiamo!

 

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