La mostra itinerante “Dal mondo di Omero. Tinos e le Cicladi nell'era micenea"

“Dal mondo di Omero. Tinos e le Cicladi nell'era micenea": è questo il titolo della mostra itinerante, visitabile dal 22 luglio e fino al 31 ottobre 2020, che l’Eforato delle Antichità delle Cicladi, in collaborazione con la Fondazione Culturale del Gruppo del Pireo, presenta al Museo Archeologico di Mykonos con il sostegno del Comune di Mykonos.

Entrata del Museo Archeologico di Mykonos. Foto di Zdeněk Kratochvíl, CC BY-SA 4.0

La mostra, vera e propria pietra miliare nelle scoperte archeologiche di questo periodo storico, si propone di far luce sugli aspetti ancora poco conosciuti del passato delle Cicladi. Oltre centocinquanta oggetti raccolti per la prima volta in un’unica esposizione, accuratamente selezionati, tra i quali figurano opere significative della ceramica, della metallurgia, dell’artigianato artistico e dei gioielli, che rivelano al pubblico la straordinaria cultura del complesso insulare cicladico.

La mostra, impreziosita da rappresentazioni audiovisive, propone di mostrare una serie composta da sezioni attraverso le quali si snodano gli assi fondamentali della vita degli isolani dell'epoca: un focus sulla vita quotidiana, sulla funzione cultuale, sui costumi funerari, sulla preparazione alla guerra. Dai racconti proiettati emergono aspetti della meravigliosa eredità micenea che furono fonte di ispirazione per le opere principali della letteratura mondiale, l'Iliade e l'Odissea.

A catturare l’attenzione è naturalmente il corredo funerario della tomba micenea ritrovata ad Aghia Thekla, nel nord dell’isola di Tinos. Il piccolo monumento, motivo principale della creazione di questa mostra, era già stato svelato durante i lavori di scavo effettuati nel 1979 dal defunto archeologo Georgios Despinis, originario proprio dell’isola.

Si tratta di una delle uniche tre tombe a volta micenee conosciute in ambiente cicladico ed è attualmente l'unico sito miceneo confermato sull'isola. Luogo di sepoltura di un genere di "aristocratici" vissuti tra il XIII e il XII secolo a.C., la tomba di Santa Tecla era stata utilizzata per ospitare più sepolture. La scoperta al suo interno di ceramiche, gioielli e oggetti in bronzo è una preziosa fonte di informazioni sulle pratiche di sepoltura, sull’arte e sull’organizzazione sociale nelle isole del Mar Egeo durante gli ultimi secoli del II millennio a.C.

Dal mondo di Omero. Tinos e le Cicladi nell'era micenea
Ceramica micenea dalla tomba di Angelika, 1400-1250 a. C. al Museo Archeologico di Mykonos. Foto di Zdeněk Kratochvíl, CC BY-SA 4.0

La mostra a Mykonos presenta anche reperti provenienti dalla tomba a volta di età micenea ad Angelika (Αγγελικά) a Mykonos, datata XIV-XIII secolo a.C. e situata vicino al capoluogo odierno. Vasi, sigilli e perle, alcuni dei quali esposti per la prima volta nel Museo Archeologico dell'isola, si distinguono per la loro somiglianza con i reperti della tomba a volta di Santa Tecla e completano l'immagine dei generi "aristocratici" delle Cicladi.

Ceramica micenea dalla tomba di Angelika, 1400-1250 a. C. al Museo Archeologico di Mykonos. Foto di Zdeněk Kratochvíl, CC BY-SA 4.0

Ma non è finita qui: oltre a Tinos e Mykonos, la mostra comprende opere antiche provenienti da altri importanti siti preistorici dell'Egeo, in particolare da Naxos, Delos, Paros, Milos, Sifnos, Thira e Kea, facendo immergere il visitatore in uno scenario complesso che rende giustizia della fisionomia e dell'importanza della civiltà micenea nelle Cicladi.

La mostra itinerante "Dal mondo di Omero. Tinos e Cicladi nell'era micenea" era stata presentata per la prima volta l'estate scorsa a Tinos, dal mese di luglio fino a novembre, al Museo della Lavorazione del Marmo della Fondazione Culturale del Gruppo del Pireo, a seguito della fruttuosa collaborazione dell'Eforato delle Cicladi con la Fondazione. Successivamente, è stata anche presentata ad Atene in collaborazione con lo splendido Museo Benaki.

La sua presentazione su un'altra isola cicladica, questa volta al Museo Archeologico di Mykonos, espande ulteriormente la cerchia di migliaia di visitatori, che avranno l'opportunità di ammirare per la prima volta un panorama completo della civiltà micenea nelle Cicladi.

Dal mondo di Omero. Tinos e le Cicladi nell'era micenea
La locandina della mostra “Dal mondo di Omero. Tinos e le Cicladi nell'era micenea"

Pompei e Santorini: l'eternità in un giorno

“Terremoti, eruzioni vulcaniche, incendi, inondazioni, diluvi, mutando di colpo, con la faccia della terra, il corso delle società umane, le hanno combinate in modo nuovo, e queste combinazioni, le cui cause prime erano fisiche e naturali, sono divenute, col tempo, le cause morali che mutano lo stato delle cose”

Jean- Jacques Rousseau

Pochi avvenimenti hanno marcato la storia del pensiero moderno più della riscoperta di Pompei nel 1748: quasi 1700 anni prima la pioggia di cenere e lapilli provocata dall’eruzione del vulcano conservò l’antico centro urbano e la complessità della sua vita quotidiana. Mai come prima di allora è stato possibile leggere la vita degli antichi, rapportandola agli spazi urbani, al rito, alla vita domestica, analizzando i complessi intrecci sociali di una città così antica. Una nuova visione del passato, composta dallo stupore per la riscoperta e dallo sgomento per la catastrofe eruttiva, ha contribuito a fare di Pompei il sito archeologico più importante al mondo. La vita della città vesuviana è rimasta sospesa nelle rovine, nelle sale delle domus e delle terme, nelle suppellettili e nei reperti organici, nei calchi dei corpi che raccontano un mondo lontano, eppure vicinissimo. Come tanta arte e letteratura ci hanno raccontato, a Pompei il presente e il passato si uniscono nell’evocazione di una vita drammaticamente interrotta dalla tragedia del 79 dopo Cristo, eppure, ancora, velatamente presente. La moderna archeologia è nata e prospera nel sito vesuviano, dove il mondo antico ha cominciato a raccontarsi, come un “immenso edificio del ricordo”.

In un clima culturale radicalmente diverso, immerso nel pensiero scientifico del XX secolo, la riscoperta dell’insediamento di Akrotiri a Santorini nel 1967 ha riaperto il ragionamento sul tema della catastrofe naturale e della scoperta. Circa un decimo del sito è stato scavato. L’antico centro minoico, distrutto da una spaventosa eruzione a metà del II millennio avanti Cristo – eruzione che segnò profondamente gli equilibri sociali e politici del Mediterraneo - ha restituito, sepolti sotto la cenere vulcanica, edifici, affreschi, ceramiche e forniture perfettamente conservate. Da quasi 2000 anni. Come a Pompei, i preziosissimi reperti permettono di resuscitare una civiltà ricca e complessa, evocando allo stesso modo la catastrofe che ha messo fine alla sua storia. L’eruzione non causò solo il crollo delle case, ma di un'intera epoca, seppellendola letteralmente sotto svariati metri di materia vulcanica.

La mostra propone un confronto straordinario e inedito fra i due siti antichi, accomunati da un’identica fine. Due interi insediamenti umani furono seppelliti dalle eruzioni, con i loro ideali, il loro credo, le loro culture. Il tema della catastrofe e della rinascita accompagnerà i visitatori in un sorprendente percorso a ritroso nel tempo che li immergerà nella Storia, nella Sorpresa e nel Buio, nella Bellezza.
Pur con modalità diverse, le due antiche città rivelano sotto un mantello di cenere l’istante della fine che diventa elemento d’ispirazione per l’arte. In mostra numerose sono le suggestioni provenienti da un percorso, quasi parallelo, di opere d'arte moderna e contemporanea: da Turner a Damien Hirst, passando per Valenciennes, Warhol, Burri e Giuseppe Penone.


Egitto: Tell Dafna e conseguenze dell'eruzione di Santorini

29 Dicembre 2015
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Il dott. Mamdouh Eldamaty, ministro delle Antichità, ha annunciato - durante la sua visita odierna (NdT: ieri) a Tell Dafna - la scoperta dei resti relativi all'eruzione del vulcano greco di Santorini; questa eruzione vulcanica è considerata la prima crisi naturale ad aver investito il Mar Mediterraneo. I resti sono stati ritrovati presso Tell Dafna, a 11 km dal Canale di Suez occidentale presso Al-Qantara, Governatorato di Ismailia.

Eldamaty ha espresso alto apprezzamento per la Spedizione Archeologica Egizia al lavoro presso il sito, sotto l'autorità del Ministero delle Antichità; la spedizione è guidata dal dott. Muhammad Abd Al-Maksoud, i cui scavi nel sito contribuirono ad effettuare molte importanti scoperte che aiuteranno ricerche e studi per il ramo Pelusiaco del Nilo, e siti archeologici sulle rive del Nilo che non sono stati ancora rivelati.
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Da parte sua, il dott. Muhammad Abd El-Maksoud ha affermato che la spedizione ha scoperto presso lo stesso sito, parte di un'isola fortificata, circondata da muri di argilla e mattoni di fango, che questi muri operavano come barriera per bloccare le acque e per proteggere l'isola dai flutti presso la parte nord-occidentale della fortezza. Questa è una delle tre enormi fortezze costruite dal Faraone Psammetico I: a Tell Dafna, al fine di proteggere l'entrata orientale in Egitto; un'altra di queste fortezze fu costruita a Maria per respingere gli attacchi libici; l'altra è ad Elefantina per proteggere l'Egitto dagli Etiopi. La terza fortezza, che è quella a Tell Dafna, i cui muri sono spessi circa 20m, con dimensioni di 400mx800m, contiene diverse residenze fortificate con muri spessi.
Abd El-Maksoud ha anche aggiunto, che si sono scoperti resti di mastaba, laboratori e forni usati per fondere i metalli e cuocere il pane, oltre a resti scheletrici di pesci e coccodrilli.
Il dott. Mahmoud Afifi ha affermato che il progetto di scavi presso il sito di Tell Dafna è portato avanti in collaborazione tra il Ministero delle Antichità e il Ministero delle Abitazioni e della Difesa, e in cooperazione con l'Autorità di costruzione nel Sinai. Il progetto avviene nella cornice di un altro progetto, di sviluppo dei siti archeologici presso il Corridoio del 30 di Giugno, e questa lo si considera la terza fase dei lavori del corridoio, mentre gli scavi sono stati effettuati nel raggio di 2300m, con ampiezza di 100m, e nessuna prova archeologica è emersa.
Ha anche menzionato che il sito di Tell Dafna è considerato uno dei cinque siti archeologici scelti all'entrata orientale dell'Egitto per essere sviluppato nell'ambito del progetto sul Panorama della Storia Militare Egiziana, e dello sviluppo di siti archeologici presso il Corridoio del Canale di Suez (questi siti sono Tell Habwa, Tall Abu-Saify, Blusium, e Tall Al-Maskhouta).
Afifi ha anche aggiunto che, tutta la documentazione e i lavori di misurazione sono stati effettuati, per preservare e proteggere il sito.
Link: Ministry of Antiquities – Egypt
Traduzione dal Ministero delle Antichità Egizie. © Ministry of Antiquities: scritto da Asmaa Mostafa, tradotto da Hend Mounir. Il Ministero delle Antichità Egizie non è responsabile dell’accuratezza della traduzione in Italiano. Foto del Ministero delle Antichità Egizie.
30 Dicembre 2015

Rassegna Stampa

Link: Ahram Online; Archaeology News Network.