Le culture della solitudine negli Stati Uniti

4 Maggio 2016
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"Cultures of Solitude" (Culture della solitudine) è il nuovo progetto di ricerca della dott.ssa Ina Bergmann, prof.ssa associata in studi americani all'Università Julius-Maximilians di Würzburg. Il progetto si sofferma su solitudine e isolamento come espressione estrema dei valori americani di libertà e individualismo.
In particolare, la dott.ssa Bergmann si è occupata della rappresentazione di eremiti e reclusi nella letteratura e nella cultura. Particolarmente interessante il caso di tale Robert, eremita del Massachussets, la cui storia è raccontata in rari scritti del diciottesimo e diciannovesimo secolo. Dopo aver perso la propria libertà con l'inganno, Robert divenne schiavo e fu separato dalla famiglia. La disperazione e la sofferenza lo spinsero quindi a scegliere la solitudine, e Robert divenne un eremita.
La dott.ssa intende ora incorporare storie come questa in un nuovo libro, A Cultural History of Solitude in the USA, coprendo anche altri aspetti come la critica della società e dei consumi, e il desiderio di libertà, di un nuovo stile di vita e di rapporto con l'ambiente.
Link: EurekAlert! via Julius-Maximilians-Universität Würzburg, JMU.
San Serafino di Sarov (1754/9-1833), uno dei più noti monaci russi della Chiesa Ortodossa, mentre divide il suo pasto con un orso. Da WikipediaPubblico Dominio (Fragment of a lythography Way to Sarov. 1903. From http://days.pravoslavie.ru/Images/ii1968&16.htm).


I segni della conquista spagnola nei geni dei maschi di Panama

22 Febbraio 2016

I volti dei membri del team dello Smithsonian Tropical Research Institute testimoniano la diversità umana a Panama. Credit: Jorge Aleman, STRI
I volti dei membri del team dello Smithsonian Tropical Research Institute testimoniano la diversità umana a Panama. Credit: Jorge Aleman, STRI

Le conseguenze in America della conquista spagnola furono notevolissime. Le popolazioni di nativi furono colpite in maniera molto pesante, e molti uomini morirono nei conflitti. I coloni spagnoli spesso presero delle donne locali come mogli. Questo si riflette oggi, ad esempio, nella composizione genetica delle popolazioni panamensi, esaminato da un nuovo studio pubblicato su PLOS One.
Anche se vi è una forte differenziazione su base geografica, solo il 22% degli uomini ha un cromosoma Y derivante dai nativi, con il 60% dello stesso proveniente dall'Eurasia occidentale e dal Nord Africa. Il 6% di derivazione subsahariana si spiega col commercio coloniale degli schiavi. Nondimeno, il DNA mitocondriale (che si trasmette per via materna) rimane per la maggior parte di origine indigena.
journal.pone.0144223.g001
Dopo il 1519, gli Spagnoli colonizzarono soprattutto il lato del Pacifico del paese: qui un clima più asciutto favoriva l'agricoltura e l'allevamento. Gli indigeni invece trovarono rifugio nelle montagne più remote o nelle dense foreste tropicali dal lato del Mar dei Caraibi.

[Dall'Abstract:] Geologicamente, Panama appartiene al ponte di terra centroamericano tra America settentrionale e meridionale, attraversato dall'Homo sapiens più di 14 migliaia di anni fa. [...] Oggi, sette gruppi etnici indigeni spiegano il 12,3% della popolazione di Panama. Cinque parlano le lingue chibcha e sono caratterizzate da una bassa diversità genetica e un elevato livello di differenziazione. Inoltre, nessuna prova di una strutturazione differenziale tra geni ereditati per via di madre o padre è stata segnalata nei gruppi culturali istmici chibcha. Dati recenti hanno mostrato che l'83% del mtDNA (DNA mitocondriale) della popolazione generale ospite è di stirpe nativo americana.  Considerando il differenziale di mortalità maschile/femminile al tempo del contatto con gli Europei e i molteplici gradi di isolamento geografico e genetico nei successivi cinque secoli, ci si aspetta che la componente del cromosoma Y dei Nativi Americani vari lungo le diverse regioni geografiche e comunità panamensi. Per affrontare questo problema, si è investigata la variazione del cromosoma Y in 408 moderni maschi dalle nove province panamensi e in un territorio indigeno (la comarca di Kuna Yala). Diversamente dal mtDNA, la componente Nativo Americana del cromosoma Y (aplogruppo Q) supera il 50% solo in tre popolazioni che si affacciano sul Mar dei Caraibi: la comarca di Kuna Yala e la provincia di Bocas del Toro, dove le lingue chibcha sono parlate dalla maggioranza della popolazione, e la provincia di Colón dove vivono molti Kuna e popolazioni di stirpe mista indigena, africana e africana. In altri luoghi la componente dal Vecchio Mondo è dominante e rappresentata per la maggior parte da aplogruppi dell'Eurasia Occidentale, che segnalano il forte impatto genetico maschile degli invasori. L'input degli Africani subsahariani spiega il 5,9% degli aplotipi maschili. Questo riflette le conseguenze del commercio coloniale di schiavi nel Mar Atlantico e i più recenti influssi dalle Indie occidentali (di retaggio africano). Complessivamente, le scoperte dello studio rivelano un'evoluzione locale del gruppo genetico ancestrale maschile dei Nativi Americani, e una forte (ma geograficamente differenziata) predilezione unidirezionale su base sessuale nella formazione delle moderne popolazioni panamensi.
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Dalla storia del parassita Schistosoma mansoni, nuove conoscenze sulle popolazioni

16 Febbraio 2016
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Il nuovo sequenziamento del genoma del parassita Schistosoma mansoni rivela nuove conoscenze sulla storia delle popolazioni.
Questo platelminta (o verme piatto) è responsabile della schistosomiasi (anche nota come bilharziosi o distomatosi sanguigna), una parassitosi che ancora oggi affligge le popolazioni di diversi paesi in via di sviluppo, prevalentemente in Sud America, nei Caraibi, in Africa (Madagascar in particolare) e Medio Oriente. Lo Schistosoma mansoni infetta oggi oltre 250 milioni di persone e causa la morte di 11  mila persone ogni anno.
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Il nuovo sequenziamento rivela che il parassita avrebbe colpito per la prima volta i pescatori nei laghi dell'Africa Orientale. Si sarebbe quindi diffuso nell'Africa Occidentale (Senegal e Camerun), e poi nel Nuovo Mondo (Guadalupe) a causa del commercio di schiavi nei secoli tra il sedicesimo e il diciannovesimo.
Lo studio è partito dall'analisi delle differenze tra lo Schistosoma mansoni e lo  Schistosoma rodhaini, un parassita che colpisce invece i roditori. Si è calcolato che i due avrebbero un antenato comune nell'Africa Orientale, databile tra i 107.500 e i 147.600 anni fa. La specie risulterebbe pure più giovane di quanto ritenuto. La sua comparsa coincide coi primi ritrovamenti archeologici relativi alla pesca nelle acque dolci dell'Africa Orientale.
Il confronto dei genomi mostra poi una divergenza tra quelli dell'Africa Occidentale e quelli presenti nei Caraibi. La divergenza sarebbe da collocarsi tra il 1117 e il 1742 d. C., sovrapponendosi col commercio di schiavi nell'Atlantico, tra il sedicesimo e il diciannovesimo secolo. Oltre 22 mila Africani furono allora trasportati a Guadeloupe, nel Nuovo Mondo, sulle navi francesi.
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Pontile Valongo a Rio De Janeiro, simbolo dello schiavismo in Brasile

25 - 30 Dicembre 2015
Contrato_de_venda_de_escravo,_1858
Il Pontile Valongo a Rio De Janeiro è legato a una storia di schiavismo dall'Africa, su una scala ben superiore a quella del Nord America. Si stima che solo nella città brasiliana siano passati più schiavi che in tutta la parte settentrionale del continente. Inoltre la pratica fu abolita due decenni più tardi, nel 1888.
Nonostante questo, e le spinte per la ricerca e per effettuare scavi qui, la storia degli schiavi africani sembra non essere altrettanto importante di quella di altri siti, e non attira sufficiente interesse. Il dibattito e le polemiche attorno al Pontile Valongo (Valongo Wharf) si stanno rivelando perciò un simbolo dell'eredità culturale africana in Brasile.
Corcovado_statue01_2005-03-14
Link: BBC News; Fox News LatinoHuffington PostABC News via Associated Press; PRI; New Pittsburgh Courier; Latin PostAtlanta Black Star.
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Le memorie del detenuto Austin Reed

28 Dicembre 2015
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Nel 2009, l'Università di Yale acquisì un prezioso manoscritto, che conteneva le memorie di Austin Reed. Questi era un afroamericano nato attorno al 1823 a Rochester, nello Stato di New York. A sei anni perse il padre e la madre aveva difficoltà a far quadrare i conti: il bambino cominciò prestissimo a lavorare come servo.
Pur vivendo in uno stato del Nord prima della Guerra di Secessione, le condizioni di vita per lui ricordavano certo la schiavitù, e pure nelle memorie si fa spesso riferimento a questo. Il bambino marinava la scuola e non era certo tranquillo, poi: la madre cercò perciò di tenerlo lontano dalla città e dalle sue tentazioni.
Lavorò quindi per un contadino ad Avon, come servo vincolato da un contratto scritto, ma quando questi lo legò e lo picchiò, Reed volle vendicarsi dando fuoco alla fattoria. Scoperto, nel Settembre del 1833 fu condannato a dieci anni nel riformatorio The House of Refuge a Manhattan, che divenne poi famigerato per le percosse e il lavoro forzato: qui Reed veniva frequentemente frustato, ma imparò pure a leggere e scrivere.
AuburnPrisonFront
Fu rilasciato nel 1839, per poi essere dopo poco condannato a 20 anni, che scontò nella Prigione di Stato di Auburn, ancora oggi utilizzata. Per quanto intesa ai fini della riabilitazione, questa era allora un luogo certo non meno brutale del riformatorio. Anche qui, come nel riformatorio, ricevette gentilezze e al contempo subì molte crudeltà. Reed spesso confronta le terribili punizioni qui ricevute alla schiavitù nel Sud.
Qui Reed cominciò a scrivere le sue memorie (che completò nel 1858), e che costituiscono una testimonianza unica dei problemi razziali e della società americana nel diciannovesimo secolo, oltre che di quella che si definisce "prison literature". Lo scritto è strutturato per capitoli, con l'autore che si rivolge spesso al suo pubblico.
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La più antica chiesa nei tropici, nel cuore del commercio degli schiavi nell'Atlantico

6 Novembre 2015

La più antica chiesa nei tropici, dissotterrata nel cuore del primo commercio degli schiavi nell'Atlantico

I resti di una chiesa sull'Isola di Santiago a Cabo Verde, al largo della costa dell'Africa Occidentale, datano al tardo quindicesimo secolo – quando il Portogallo colonizzò per la prima volta le isole che giocavano un ruolo centrale nel commercio globale degli schiavi in Africa. Gli scavi archeologici stanno aiutando gli abitanti di Capo Verde ad ottenere una nuova visione sulla loro notevole e a lungo oscurata storia.

Alcune delle tombe scoperte dagli scavi.
Alcune delle tombe scoperte dagli scavi.
Archeologi dell'Università di Cambridge hanno dissotterrato la più antica Chiesa Cristiana Europea ai tropici su una delle isole di Capo Verde, a 500 km al largo della costa dell'Africa Occidentale, dove i Portoghesi fondarono una fortezza per cominciare i primi commerci con l'Africa a sud del Sahara. Questo si tramutò in un commercio globale di schiavi africani a partire dal sedicesimo secolo, nel quale Capo Verde (NdT: Cabo Verde in Portoghese)giocò una parte centrale come uno dei principali centri di trasbordo.
I primi resti della chiesa di Nossa Senhora da Conceição datano a partire dal periodo attorno al 1470, con una costruzione ulteriore e più grande risalente al 1500. Ampliamenti e nuovi rivestimenti della chiesa con mattonelle importate da Lisbona sono stati anche documentati.

Questa chiesa è il più antico edificio formale coloniale europeo scoperto nell'Africa subsahariana: così affermano i ricercatori. Fu ritrovato da le rovine di Cidade Velha, la precedente capitale di Capo Verde, che al suo apice era la seconda città più ricca dell'Impero Portoghese; una città che incanalò lo schiavismo per quasi 300 anni.

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Sud Africa: manufatti da una nave per il trasporto degli schiavi

1 Giugno 2015
I manufatti provenienti da una nave di 221 anni fa, utilizzata per il trasporto di schiavi, e affondata al largo del Sud Africa, saranno oggetto di annuncio ufficiale a Cape Town, da parte del National Museum of African-American History and Culture Smithsonian, insieme ai Iziko Museums of South Africa, per poi essere oggetto di mostre.
Tra i reperti: barre di ferro usate come zavorra, per bilanciare il peso degli schiavi; catene, oggetti in rame e una puleggia in legno. La nave portoghese, che porta il nome di São José Paquete Africa, era salpata dal Mozambico.
Link: George Washington UniversityBBC News; NY Times; NPR; CNN; Past HorizonsArchaeology News Network


Manufatti e Hoodoo per gli schiavi della Piantagione Hume in South Carolina

7 - 10 Maggio 2015
Continua la ricerca archeologica nel sito della Piantagione Hume nell'isola di Cat Island in South Carolina. Il sito è ricco di manufatti a partire dall'epoca preistorica e che riguardano Nativi, e quindi Europei e Africani. Gli scavi questa volta toccano gli alloggiamenti degli schiavi, condotti qui a partire dalla fine del Seicento dal Congo e dalle isole della Giamaica. Nel luogo vi sono prove della pratica di magia rituale Hoodoo (da non confondersi col Voodoo).
Link: Northern Arizona University