Tutto il tempo del mondo Michael Girst

Ti prego, solo un altro minuto

Recensione del libro di Thomas Girst, Tutto il tempo del mondo

Forse non c’è più tempo. Se solo lo avessi detto, fatto, pensato prima. Sono tanti i se che hanno il potere di suscitare nel nostro Io più profondo un pathos sincero, fatto di autentico smarrimento e malinconia. Sono le possibilità a cui ci aggrappiamo quando tutto sembra scivolarci dalle mani, infiltrarsi nella pelle; probabilità di un tempo condensato che non fu mai ma che avrebbe potuto, che crediamo ci avrebbe cambiati e a cui avremmo resistito con forza e generosità. Di fatto, un tempo che non conosciamo, che ci è ignaro e al quale neanche volendo potremmo dare ascolto.

Thomas Girst, manager culturale di BMW, ha scritto un libro per add editore intitolato proprio Tutto il tempo del mondo dedicato a questo continuo inseguire.

Copertina del libro di Thomas Girst, Tutto il tempo del mondo, add editore (2020), con traduzione di Daniela Idra e illustrazione di copertina di Marta Giunipero, pp. 192, Euro 16

Un libro compiuto che cerca l’incompiuto e qualunque altra opera che al tempo è riuscita con creatività e ingegno a resistere e ad esistere ancora. Un libro che fosse un aiuto per sé stesso, come ammette nella prefazione. “Un aiuto in un mondo in cui il brutto, a quanto pare, si sta diffondendo sempre più rapidamente e il bello sembra aver bisogno di protezione”, scrive nell’anticipare i suoi ventotto racconti. I personaggi non seguono un filo lineare né geografico, Girst riesce a far dialogare Shakespeare con Dostoevskij mentre poche parole più in là cita Google, la salvaguardia dell’ambiente, la guerra in Vietnam. È un saliscendi attraverso la storia e le storie di tanti che come noi ogni giorno tentano di superare il presente. Con un po' di pazienza troviamo Proust, gli antichi Egizi, Borges e poi ci sono gli incompiuti che hanno lasciato dietro di sé più di qualche ombra come Michelangelo, Tiziano, Rodin, Balzac.

“Le cose buone richiedono tempo, si sa” scrive ancora. Le frasi che leggiamo possano trovarsi al confine proprio mentre il tempo passa per scorgere le variazioni, per ammirarle o impedirle. Solo in 639 anni l’opera di John Cage smetterà di suonare, esempio virtuoso che comporta l’infinito per essere compreso da tutti anche se ognuno ne ascolterà solo una parte.

Quelli che Girst propone sono viaggi piccoli ma distesi che esigono di essere accolti per recuperare quel valore che nel tempo sappiamo aver sempre avuto e che con il tempo hanno tuttavia perduto.

Thomas Girst, Tutto il tempo del mondo, add editore 2020, pp. 192, Euro 16.

Foto di Arek Socha

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


Giovanni Aldini Frankenstein elettricità Galvani

Frankenstein: gli esperimenti reali che ne ispirarono la scienza immaginaria

Frankenstein: gli esperimenti reali che ne ispirarono la scienza immaginaria

26 Ottobre 2018

Giovanni Aldini Frankenstein elettricità
Gli esperimenti di Giovanni Aldini con un corpo umano. Wellcome Collection, CC BY 4.0

Traduzione da The Conversation. Autore Iwan Morus, professore di Storia, Università di Aberystwyth

Il 17 gennaio 1803, un giovane chiamato George Forster fu impiccato per omicidio presso la prigione di Newgate a Londra. Dopo la sua esecuzione, come spesso avveniva, il suo corpo fu cerimoniosamente trasportato attraverso la città e fino al Collegio Reale di Chirurgia (in inglese, Royal College of Surgeons, n.d.t.), dove fu pubblicamente dissezionato. Ciò che sarebbe davvero avvenuto sarebbe stato più scioccante di una semplice dissezione, però. Forster sarebbe stato elettrizzato.

Gli esperimenti sarebbero stati effettuati dal filosofo naturalista Giovanni Aldini, nipote di Luigi Galvani, il quale scoprì l'“elettricità animale” nel 1780, e da cui prende il nome il galvanismo. Con Forster sul tavolo operatorio davanti a lui, Aldini e i suoi assistenti cominciarono l'esperimento. Il giornale The Times così riportava:

“Alla prima applicazione del processo sul volto, la mandibola del criminale deceduto cominciò a tremare, i muscoli attigui erano orribilmente contorti, e un occhio si aprì davvero. Nella parte successiva del processo, la mano destra fu alzata e contratta, e le gambe e le cosce furono messe in movimento.”

Ad alcuni spettatori sembrò “come se il miserabile fosse stato sul punto di essere riportato in vita.”

Al tempo in cui Aldini effettuava esperimenti su Forster, l'idea che ci fosse una qualche peculiare e profondo rapporto tra l'elettricità e i processi della vita era almeno vecchia di un secolo. Isacco Newton speculò seguendo queste direzioni agli esordi del 1700. Nel 1730, l'astronomo e tintore Stephen Gray dimostrò il principio di conduttività elettrica. Gray sospese a mezz'aria un bimbo orfano tramite spaghi di seta, e collocò un tubo caricato positivamente vicino ai piedi del bimbo, creando una carica negativa in essi. A causa del suo isolamento elettrico, questo creò una carica positiva nelle altre estremità del bambino, determinando così l'attrazione alle sue dita di un vicino disco in lamina d'oro.

Nella Francia del 1746, Jean Antoine Nollet divertì la corte di Versailles, causando il salto simultaneo di 180 guardie reali quando la carica proveniente da una bottiglia di Leida (un apparecchio per immagazzinare energia elettrica) passò attraverso i loro corpi.

Fu per difendere le teorie di suo zio dagli attacchi di rivali come Alessandro Volta che Aldini effettuò i suoi esperimenti su Forster. Volta affermò che l'elettricità “animale” veniva prodotta dal contatto tra metalli piuttosto che essere una proprietà del tessuto vivente, ma ci furono altri filosofi naturalisti che accolsero le idee di Galvani con entusiasmo. Alexander von Humboldt effettuò esperimenti con batterie interamente composte di tessuti animali. Johannes Ritter portò avanti esperimenti persino su se stesso per esplorare come l'elettricità influenzasse le sensazioni.

Frankenstein Boris Karloff
Frankenstein interpretato da Boris Karloff, 1935, Universal Studio, Wikimedia

L'idea che l'elettricità fosse davvero l'essenza della vita e che la si potesse usare per riportare in vita i morti era certamente familiare nel genere di circoli nei quali la giovane Mary Wollstonecraft Shelley – l'autrice di Frankenstein – si muoveva. Il poeta inglese, e amico di famiglia, Samuel Taylor Coleridge era affascinato dai legami tra elettricità e vita. Scrivendo al suo amico, il chimico Humphry Davy, dopo aver sentito che stava tenendo conferenze alla Royal Institution di Londra, gli raccontò come i suoi “muscoli  motori fremessero e si contraessero alla notizia, come se tu li avessi messi a nudo e stessi applicando dello zinco (in inglese, zincifying, n.d.t.) alle fibre che scimmiottavano la vita”. Lo stesso Percy Bysshe Shelley – che sarebbe divenuto il marito della Wollstonecraft nel 1816 – era un altro appassionato della sperimentazione galvanica.

Conoscenza vitale

Gli esperimenti di Aldini coi morti attrassero notevole attenzione. Alcuni commentatori si prendevano gioco dell'idea che l'elettricità potesse restituire la vita, ridendo al pensiero che Aldini potesse “fare in modo che i morti realizzassero capi buffi”. Altri presero l'idea molto seriamente. Il docente Charles Wilkinson, che assistette Aldini nei suoi esperimenti, sostenne che il galvanismo era “un principio energizzante, che forma le linee distintive tra materia e spirito, costituenti la grande catena della creazione, il collegamento che interviene tra la sostanza corporea e l'essenza della vitalità”.

Nel 1814 il chirurgo inglese John Abernethy fece più o meno lo stesso genere di affermazione nell'annuale conferenza Hunteriana al Collegio Reale di Chirurgia. La sua lezione suscitò un violento dibattito col collega, il chirurgo William Lawrence. Abernethy affermò che l'elettricità era (o era come) la forza vitale mentre Lawrence negò che vi fosse un qualsiasi bisogno di invocare una forza vitale per spiegare i processi vitali.  Sia Mary che Percy Shelley sapevano certamente di questo dibattito – Lawrence era il loro dottore.

Al tempo in cui Frankenstein fu pubblicato, nel 1818, i suoi lettori avrebbero avuto familiarità con la nozione che la vita potesse essere creata o restituita tramite l'elettricità. Solo pochi mesi dopo la pubblicazione del libro, il chimico scozzese Andrew Ure portò avanti i suoi esperimenti elettrici sul corpo di Matthew Clydesdale, che era stato giustiziato per omicidio. Quando l'uomo fu elettrizzato, Ure scrisse che “ogni muscolo facciale fu simultaneamente messo in azione, spaventosamente; collera, orrore, disperazione, angoscia, e sorrisi agghiaccianti, uniti alla loro orribile espressione sul volto dell'omicida”.

Ure riferì che gli esperimenti erano così raccapriccianti che “diversi spettatori furono costretti ad abbandonare l'appartamento, e un gentiluomo svenne”. Si è tentati di speculare su quanto Ure avesse in mente il recente romanzo di Mary Shelley quando portava avanti i suoi esperimenti. Il suo resoconto degli stessi fu certamente scritto in modo da evidenziare deliberatamente i loro elementi più raccapriccianti.

Frankenstein potrebbe sembrare una fantasia agli occhi moderni, ma per la sua autrice e per i lettori originali non c'era nulla di fantastico. Così come chiunque oggi sa dell'intelligenza artificiale, così i lettori della Shelley sapevano delle possibilità della vita dall'elettricità. E così come l'intelligenza artificiale (AI) evoca oggi una gamma di risposte e di discussioni, così fecero la prospettiva della vita dall'elettricità – e il romanzo della Shelley – allora.

La scienza dietro Frankenstein ci ricorda che gli attuali dibattiti hanno una lunga storia alle spalle – e che in molti modi i termini dei nostri dibattiti oggi sono determinati da essa. Fu durante il diciannovesimo secolo che le persone cominciarono a pensare al futuro come un Paese differente, fatto di scienza e tecnologia. Romanzi come Frankenstein, nei quali gli autori creavano il loro futuro dagli ingredienti del loro presente, costituivano un importante elemento in quel modo di pensare al domani.

Pensare alla scienza che rese Frankenstein così reale nel 1818 potrebbe aiutarci a considerare con più attenzione le modalità con le quali oggi pensiamo alle possibilità – e i pericoli – dei futuri dell'attuale presente.
The Conversation


Ca' Foscari annuncia "Science Gallery Venice"

Aprirà nel 2019 lungo il waterfront di San Basilio

CA’ FOSCARI ANNUNCIA

SCIENCE GALLERY VENICE

Venezia quinta città nel Global Science Gallery Network, si unisce a una rete di gallerie collegate a prestigiose università di Dublino, Londra, Bangalore e Melbourne

 
VENEZIA - L’Università Ca’ Foscari Venezia, in collaborazione con il Distretto Veneziano per la Ricerca e l’Innovazione, aprirà Science Gallery Venice, uno spazio unico in cui scienza e tecnologia dialogheranno con arte e design, ispirando nuovi modi di pensare e generando innovazione. Sorgerà a Venezia nell’area di San Basilio, nel fabbricato 4, parte dell’insediamento storico delle provveditorie marittime e protagonista nel processo di rigenerazione urbana guidato dalle università e dal porto. L’apertura è prevista al termine della ristrutturazione della tesa, nel 2019, ma le prime attività pubbliche di Science Gallery Venice partiranno già nel 2017.
 
L’annuncio oggi a Ca’ Foscari, dove il Rettore Michele Bugliesi e Andrea Bandelli, Direttore esecutivo di Science Gallery International, hanno siglato l’intesa per lo sviluppo del progetto, unico in Italia e parte di un network globale che comprende sedi collegate a prestigiose università a DublinoLondraBangalore e Melbourne.
In Irlanda, l’università Trinity College Dublin lanciò Science Gallery nel 2008, sperimentando un modo pionieristico di coinvolgere i giovani con arte e scienza in grado di raggiungere negli anni due milioni e mezzo di visitatori, per la maggior parte tra i 15 e i 25 anni d’età.
Michele Bugliesi, Rettore dell’Università Ca’ Foscari Venezia: «Oggi celebriamo un importante risultato per Ca’ Foscari e per il futuro della ricerca e di Venezia. Science Gallery Venice, al pari delle altre sedi del Global Science Gallery Network in città di respiro internazionale come Londra, Dublino, Bangalore e Melbourne, sarà un polo per l’innovazione e la ricerca nelle scienze e nelle arti e diventerà una fucina di idee e sperimentazioni per ricercatori da tutto il mondo, in collaborazione con partner internazionali di altissimo livello. Sorgerà nel cuore di Venezia, a San Basilio, proseguendo nel percorso di valorizzazione di quest’area strategica della città già in atto da parte di Ca’ Foscari, Iuav e dell’Autorità Portuale di Venezia».
Andrea Bandelli, Direttore esecutivo di Science Gallery International (l’organizzazione che sta guidando lo sviluppo del Global Science Gallery Network) commenta: «Science Gallery Venice porterà nel Global Science Gallery Network il meglio dell’arte contemporanea e l’avanzata ricerca scientifica svolta a Venezia, creando sconfinate opportunità di coinvolgimento tra la comunità locale veneziana e i migliori talenti nel mondo dell’arte e della scienza, sia a livello italiano che internazionale. Sarà un nuovo punto di riferimento in Italia per quanto riguarda il coinvolgimento del pubblico. Grazie all’approccio unico di Science Gallery, la collisione tra scienza ed arte innescherà la creatività di milioni di giovani».
Con questo progetto l’Università Ca’ Foscari Venezia coinvolgerà i giovani e la comunità veneziana in un ambiente pensato per raccogliere talenti a livello internazionale. Science Gallery Venice creerà e ospiterà esposizioni ed eventi, sempre a ingresso gratuito. Opereranno al suo interno veri e propri laboratori aperti, innescando nuove forme di collaborazione tra scienziati e creativi, sviluppando innovative forme di didattica e valorizzando la ricerca d’eccellenza portata avanti dalle università e dalle altre istituzioni scientifiche veneziane in tutti i campi del sapere. Conterrà spazi per meeting informali e un caffè.
A breve sarà lanciata la call internazionale per la selezione del direttore, il quale avrà il compito di creare la comunità di Science Gallery Venice, vera protagonista nello sviluppo delle attività. Il concept del progetto, infatti, si distingue dalle altre esperienze internazionali nel campo della divulgazione scientifica per il coinvolgimento del potenziale immaginativo affidato alle comunità di studenti, cittadini, scienziati, artisti e innovatori. Sono loro, infatti, che guidano la scelta delle tematiche da affrontare e la proposta dei contenuti.
Per ulteriori informazioni: venice.sciencegallery.com
Il progetto Science Gallery Venice è stato condiviso e supportato fin dalla sua origine dai dodici enti di ricerca e organizzazioni culturali che costituiscono il Distretto Veneziano per la Ricerca e l’Innovazione, presieduto dal Rettore di Ca’ Foscari Michele Bugliesi. Soci del Dvri sono l’Accademia di Belle Arti di Venezia, il Centro Tedesco di Studi Veneziani, il Conservatorio di Musica Benedetto Marcello, il Consorzio Ricerche Lagunari, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, la Fondazione Musei Civici di Venezia, la Fondazione Querini Stampalia Onlus la Fondazione Ugo e Olga Levi onlus, l’IRCCS Fondazione Ospedale San Camillo, la Procuratoria di San Marco, l’Università Ca' Foscari Venezia e il Venice International Centre for the Environment and Culture.
Durante l’evento Science Gallery Venice sono stati presentati i tre video vincitori del concorso videomakARS - Venice Edition (videomakars.ideatre60.it), promosso da Università Ca’ Foscari e Fondazione Italiana Accenture con il contributo del Distretto Veneziano della Ricerca e dell’Innovazione, in collaborazione con Accademia delle  Belle Arti di Venezia, IUAV, Maclab, con il supporto tecnico di We Drone e con il patrocinio del Comune di Venezia. videomakARS - Venice Edition è la seconda edizione del concorso creativo dedicato ai giovani under 30: i video vincitori propongono un immaginario non abituale di alcuni luoghi di Venezia, in cui l’arte lascia il passo alla scienza e alla tecnologia, mostrando come arte, scienza  e tecnologia possano convivere in modo innovativo.
 
Testo e immagine da Ufficio Comunicazione Università Ca' Foscari Venezia


Milano: al via la quinta edizione di MEETmeTONIGHT

Ricerca

Al via la quinta edizione di MEETmeTONIGHT

Scavuzzo: “Diamo risalto alla bellezza della scienza, soprattutto tra i più piccoli, che magari saranno i ricercatori di domani”

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Milano, 28 settembre 2016 – “Milano è orgogliosa di proseguire quel percorso di promozione della cultura scientifica che da diversi anni caratterizza la Notte dei ricercatori. Anche questa edizione sarà un’occasione preziosa per dare risalto alla bellezza della scienza, raccontare quanto fa la nostra città per sostenere e promuovere la ricerca ed avvicinare ad essa anche i più piccoli, che ancora non hanno incontrato la loro vocazione ma che potrebbero diventare gli scienziati di domani. MEETmeTONIGHT si inserisce in un percorso di sviluppo ed innovazione a cui anche l’avvio del progetto Human Technopole aggiungerà un importante tassello”.

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200 anni dalla fondazione della Società Scientifica di Cracovia

18 Dicembre 2015

La Società Scientifica di Cracovia fu fondata duecento anni fa

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Questo mese si celebra il duecentesimo anniversario della fondazione della Società Scientifica di Cracovia, che precedette l'Accademia della cultura, che fu in seguito trasformata nell'Accademia polacca della cultura. Per questa occasione, l'Accademia polacca della cultura ha organizzato una conferenza scientifica a Cracovia per il 9 e 10 Dicembre.
Il Segretario Generale dell'Accademia polacca della cultura, prof. Jerzy Wyrozumski ha ricordato che la fondazione della Società scientifica, collegata all'Università di Cracovia, fu una delle prime realizzazioni dello stato polacco vestigiale chiamato "Città libera di Cracovia", creato dal Congresso di Vienna dopo la caduta del Ducato di Varsavia.
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I Luoghi della Scienza: 8 incontri per scoprire e approfondire la Roma Scientifica

nell’ambito del programma della Sovrintendenza Capitolina

Educare alle mostre educare alla città

EDUCARE ALLA CITTÀ

I LUOGHI DELLA SCIENZA

8 incontri per scoprire e approfondire la Roma Scientifica meno nota

Novembre 2015 - Maggio 2016

Biblioteca di Storia Moderna e Contemporanea

Archivio Storico Capitolino

Museo Civico di Zoologia

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Non solo città burocratica e amministrativa, sede della Chiesa cattolica e depositaria di un immenso passato umanistico.

C’è una Roma scientifica straordinaria, che solo chi conosce può vedere, non essendo immediatamente visibile - la scienza risulta infatti un aspetto del tutto estraneo alle immagini e alle autorappresentazioni di Roma moderna e poco ricorrente nel repertorio ideologico e simbolico messo in campo dai governi e dalle amministrazioni comunali per modellare il futuro, ma anche il passato della città.

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Presentato oggi ad Expo il progetto “Teatro Scienza Academy”

Cappelli: "Grazie al teatro può nascere la passione per la scienza"

Presentato oggi ad Expo il progetto “Teatro Scienza Academy” promosso da Fondazione Silvio Tronchetti Provera, Piccolo Teatro e Scienza Under 18

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Milano, 12 maggio 2015 - Accendere la passione per la scienza attraverso il teatro. È questo lo scopo del progetto “Teatro scienza academy”, promosso da Fondazione Silvio Tronchetti Provera con Piccolo Teatro e Scienza Under 18: avvicinare i ragazzi alle materie scientifiche e contrastare il declino del numero di laureati in tali materie in Italia.

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Come l'Inglese divenne la lingua della Scienza

11 Ottobre 2014
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La lingua oggi prevalente nella Scienza è l'Inglese: a questa situazione si è giunti però solo nel ventesimo secolo. Il Professor Michael D. Gordin, dell'Università di Princeton, ripercorre questo cammino nella sua ultima monografia, Scientific Babel.
Per secoli il linguaggio della scienza è stato il Latino: il primo a violare questo tabù fu Galileo, e con la metà del diciassettesimo secolo le cose cominciarono a cambiare. All'inizio del ventesimo secolo le pubblicazioni erano in Francese, Inglese e Tedesco, che occupavano una quota più o meno simile.Leggere di più