Segui il tuo demone classico Ivano Dionigi

Il demone del classico ovvero custodire il fuoco

Il demone del classico ovvero custodire il fuoco

Gli appassionati delle serie TV della prima ora probabilmente ricorderanno, nella stagione conclusiva di Mad Men, la scena emotivamente trascinante in cui la figlia del protagonista, Sally, riceve da sua madre una lettera; l’adolescente ribelle, sempre in rotta con i genitori, non riesce a trattenere le lacrime di fronte a quelle parole che la mettono a nudo: «Mi sono sempre preoccupata per te perché hai sempre fatto di testa tua; ma ora so che è una cosa buona e che la tua vita sarà un’avventura». La traduzione approntata per il doppiaggio italiano, come talvolta accade, non rende la pregnanza dell’inglese: «you march to the beat of your own drum» (letteralmente: “tu marci al ritmo di un tamburo tutto tuo”). Classicisti e rocker direbbero piuttosto che Sally Draper segue il suo demone – come Socrate, come Jim Morrison. Quella ragazza smarrita, schiacciata dagli eccessi dei suoi anaffettivi genitori, senza saperlo mette infatti in pratica un precetto antico.

L’accostamento tra il ciceroniano sequi deum (“seguire il dio”) e la sequenza della serie cult statunitense, per quanto ardito, risulta pressoché immediato dopo aver portato a termine la lettura del nuovo appassionante saggio di Ivano Dionigi, latinista che ha fatto degli studi sulla permanenza del classico la ragione del suo andare, la proverbiale cosa ardua da comprendere. Il suo recente volume, intitolato Segui il tuo demone e pubblicato da Laterza, è una riflessione densa e accorata sulla radicale inattualità dell’antico: come spiega l’autore, i classici «ci interessano e ci appassionano perché sono diversi e lontani da noi; perché valgono come resistenza culturale e antidoto etico per i nostri giorni segnati dal morbo della semplificazione; […] sono testimoni delle identità plurali e dei labirinti di lingue e culture; ci educano al linguaggio della diversità e alla cultura dell’et et, vale a dire della memoria e dell’inclusione».

Ivano Dionigi, latinista che ha fatto degli studi sulla permanenza del classico la ragione del suo andare, è l'autore del saggio Segui il tuo demone. Foto di Bianca Sorrentino

Seneca e Lucrezio costituiscono senza dubbio i numi tutelari di queste pagine, ne sostanziano l’indiscussa ricchezza; ma è nelle parentesi dedicate al dialogo tra il Professore e i suoi allievi che risiede il valore aggiunto di questo agile volume, nella disposizione all’ascolto delle domande dei più giovani, nell’attenzione prestata alle loro fragilità di cristallo e al loro indomito desiderio di afferrare una verità che li riguardi. Mentre illustra la sapienza degli antichi, parlando della caducità delle nostre vite, del bisogno di conoscere se stessi, della necessità di non eccedere la misura, Dionigi si rivolge direttamente agli studenti: è a loro che consegna le chiavi per divenire consapevoli protagonisti della loro vita, avendo sempre come guida un sapere che viene da lontano. Senza rinunciare a una sana autocritica, senza celare maldestramente l’imbarazzo per l’eredità sfilacciata che stiamo consegnando ai figli del nuovo millennio, l’autore esorta i suoi lettori a dare del tu alla vita e agli anni, li invita a osare, a impegnarsi in politica, a reagire con coraggio per non assistere passivamente a quella deriva che li vuole spettatori rassegnati dello stare al mondo.

Ivano Dionigi, latinista che ha fatto degli studi sulla permanenza del classico la ragione del suo andare, è l'autore del saggio Segui il tuo demone. Foto di Bianca Sorrentino

Al pari degli antichi, anche noi ingaggiamo quotidianamente un corpo a corpo con il tempo, noi che di tempo siamo tragicamente impastati, persino ora che non abitiamo più «il regno delle possibilità» come i nostri padri, persino ora che siamo «inchiodati a un eterno presente»; tentiamo di amministrarlo, di dominarlo – e in un fatale contrappasso ne siamo dominati. Le domande che oggi ci attanagliano sono le stesse che tormentavano i nostri antenati, l’ansia di verità che li divorava non lascia in pace neanche noi, in particolare quando ci chiediamo chi siamo, come i pellegrini a Delfi, come Edipo cieco al cospetto del suo destino, come Agostino e i Padri della Chiesa, «fino ad arrivare al sarcasmo di Nietzsche: “La sentenza ‘Conosci te stesso’, posta sulla bocca di un Dio e rivolta agli uomini, è quasi una cattiveria”, e al capovolgimento di Anatole France: “Ignora te stesso è il primo precetto della saggezza”».

D’altro canto, nel volgere furioso degli eventi, abbiamo smarrito alcune concezioni che sarebbe prezioso recuperare, come il senso del sacro che si annida nella natura e nei suoi elementi, per esempio, o come il valore della misura: superare il limite imposto dagli dèi costituiva per gli antichi un atto di tracotanza imperdonabile; oggi che la scienza e la filosofia mettono in discussione i confini storicamente assodati, dovremmo imparare a «pacificare, fare coabitare, mediare il notum col novum», all’insegna di una nuova possibile armonia. In altre parole è necessario, parafrasando una massima attribuita a Mahler, custodire il fuoco, non adorare le ceneri. Le reliquie del passato non vanno cioè venerate acriticamente: al contrario, è opportuno trarre dall’esperienza di chi ci ha preceduto la lezione più autentica per le nostre esistenze disorientate. Solo in questo modo potremo seguire il demone che tiene i fili della nostra vita e rivendicarci così a noi stessi.

Ivano Dionigi Segui il tuo demone classico
La copertina del saggio sul mondo classico Segui il tuo demone di Ivano Dionigi, pubblicato nella collana i Robinson / Letture degli Editori Laterza

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


Penny Dreadful: storie di angeli contro demoni

Penny Dreadful è una serie televisiva prodotta dal canale statunitense Showtime. Le tre stagioni sono andate in onda dal 2014 al 2016, ottenendo innumerevoli consensi sia da parte del pubblico sia da parte della critica. Dopo anni dalla fine della terza stagione, Showtime annuncia di aver finanziato uno spin-off dal titolo Penny Dreadful - City of Angels, cambiando completamente cast e ambientazione.

Penny Dreadful
Eva Green come Vanessa Ives nella locandina della seconda stagione di Penny Dreadful, Foto © Showtime Networks Inc. and Showtime Digital Inc.

 

Penny Dreadful: l'origine

John Logan, l'autore della serie, basò il plot su due differenti testi letterari: i penny dreadful (da cui il titolo della serie), libricini di genere horror diffusi durante l'epoca Vittoriana; La lega degli straordinari Gentlemen, nota graphic novel di Alan Moore. Protagonista assoluta è Vanessa Ives (Eva Green) figlia dell'alta borghesia britannica e vittima, in un certo senso, della stessa società in cui vive. I protagonisti maschili che supportano Vanessa, sono Sir Malcom (Timothy Dalton) e l'americano Ethan Chandler (Josh Hartnett).

L'ambientazione è quella dell'età Vittoriana, di fatti i toni e le scelte cromatiche tendono a mettere in risalto l'oscurità e il senso di mortalità che impregnava le strade di Londra. Il filo conduttore delle vicende narrate è il rapporto tra uomo e Dio e, soprattutto, tra bene e male. Questi parrebbero essere temi già trattati, soprattutto nel mondo della serialità televisiva. Tuttavia, Penny Dreadful ha la grandissima capacità di unire il genere gothic (tipico dei romanzi di fine '800) ad una più alta riflessione filosofica sul concetto stesso di umanità.

Durante le tre stagioni, ci vengono presentati diversi prototipi di "mostri": il mostro di Frankenstein (Rory Kinnear), Dorian Gray (Reeve Carney), il licantropo (Josh Hartnett), Dottor Jekyll (Shazad Latif), il conte Dracula (Christian Camargo) la strega Evelyn Poole (Helen McCrory).

Vanessa oscilla continuamente tra il diventare un mostro e il restare umana, rispettando tutti i dettami che delineano la brava donna vittoriana. Il personaggio maschile che le si potrebbe contrapporre, è proprio quello del mostro di Frankenstein (chiamato John Clare in memoria del poeta inglese).  Sia Vanessa sia John si trovano a dover fronteggiare le forze del male esterne, quindi il classico "villain", dovendo, però, affrontare anche i loro demoni interiori che, a volte, prendono il sopravvento. John viene da molti ritenuto un villan solo per via del suo aspetto esteriore, finendo spesso con il diventarlo per far zittire la gente. Vanessa, invece, è spesso posseduta dal demonio che si nutre del suo lato femminile più primordiale.

Back hand of God

Durante la prima stagione, Vanessa è fermamente convinta che la chiesa e i suoi rappresentati potranno aiutarla durante i momenti di possessione e, chissà, magari perfino sconfiggere il demonio che si impossessa di lei. In una delle migliori scene di tutta la serie, un prete incontra Vanessa e le pone la domanda "Do you really want to be normal?"

Qui esplode un'altra importante tematica della serie: la normalità. Vanessa, come ribadisce giustamente il parroco, è stata toccata dalla "backhand of God" quindi, in un certo senso, potrebbe essere una prescelta a cui è stato dato il dono della sofferenza per sconfiggere il male. La normalità, di conseguenza, le impedirebbe di portare a termine la sue missione. La normalità, tanto agognata da tutti i personaggi di Penny Dreadful, viene rappresentata come un ostacolo, come una superficie sotto la quale giace l'angoscia.

 

In conclusione, quello che ha reso (e rende) Penny Dreadful una delle migliori serie della storia della televisione, è proprio l'essenza dell'umanità, un'umanità destinata a vivere al di là del bene e del male.

La presenza costante dell'arte e, in modo particolare, della poesia calca con forza la mano sulle tematiche esistenzialiste. "All sad people like poetry" dice Vanessa a John Clare "happy people like songs". Penny Dreadful è una poesia lunga tre stagioni, contornata da quei poeti che hanno reso grande la letteratura vittoriana (spesso assistiamo a dei veri e propri recitals di Tennyson, Keats, Wordsworth).

City of Angels

Il 26 aprile 2020, Showtime ha rilasciato il primo episodio di Penny Dreadful - City of Angels, spin-off di Penny Dreadful. La nuova serie è ambientata nella Los Angeles del 1938 e si ispira al folklore messicano-americano. Lo spin-off diede il via ad una serie di polemiche già dal rilascio ufficiale di vari trailers durante il 2019. I fan non riconobbero in questo nuovo prodotto le dinamiche e le caratteristiche che hanno reso Penny Dreadful una pietra miliare della televisione.

City of Angels è composta da 10 episodi dalla durata di 45-50 minuti ciascuno. Le tinte che prevalgono sono luminose, in fin dei conti ci troviamo in California, la regia è più morbida e abbandona molti stilemi tipici del genere horror. I ruoli dei personaggi sono decisamente più definiti: ci sono i "buoni" e ci sono i "cattivi". Magda (Natalie Dormer) è la sorella cattiva della Santa Muerte (Lorenza Izzo). La lotta tra le due sorelle dà il via alla narrazione, che porta al centro della vicenda Tiago (Daniel Zovatto) un ragazzo messicano figlio di una sacerdotessa della Santa Muerte.

Tiago diventa presto un detective della polizia e si trova a dover fronteggiare una serie di omicidi a sfondo razziale. Madga, infatti, assume varie forme durante l'intera stagione, portando quel briciolo di malignità che farà soccombere l'umanità in favore del coas. Ad ostacolare Madga, ci dovrebbe essere la Santa Muerte. Scrivo "dovrebbe" perché la Santa Muerte sembra essere un personaggio totalmente assente e decisamente poco sviluppato.

Lo scopo principale di City of Angels è sicuramente quello di denunciare il razzismo e la ghettizzazione di tutte le etnie presenti negli U.S.A. Tuttavia, bisogna tristemente concludere che oltre alla rabbia e al dissenso dei protagonisti verso le questioni razziali (ci troviamo davanti ad ovvie critiche contro la politica di Trump) City of Angels sembra essere incapace di andare oltre e dare respiro alla trama. Alcuni critici hanno giustificato determinate scelte narrative, sottolineando che, sicuramente, molte dinamiche saranno approfondite nella seconda stagione. Sfortunatamente, dato il basso numero di spettatori, la seconda stagione di Penny Dreadful - City of Angels pare che non vedrà la luce.

Un altro elemento che, forse, ha sancito la disfatta di City of Angels è il continuo confronto con la sua serie di origine, una serie superiore sia a livello registico sia a livello narrativo. Non posso esprimermi sulle capacità recitative, poiché in molti hanno commesso l'errore di mettere a confronto Eva Green con Natalie Dormer. Il confronto in questa specifica situazione non dovrebbe sussistere, dato che le due attrici hanno incarnato personaggi decisamente differenti (forse di simile avevano solo alcuni outfit e alcuni tratti fisionomici).

Penny Dreadful è stato recentemente eliminato dal catalogo Netflix ed è solamente disponibile sul sito di Showtime.
Questa serie, a lungo snobbata dai festival (nessuno ha mai capito come Eva Green non abbia nemmeno ottenuto una nomination agli Emmy) pare essere stata dimenticata anche da fan meno accaniti.
Personalmente ne consiglio la visione e spero vivamente che Netflix decida il prima possibile di reinserire Penny Dreadful sulla sua piattaforma.

Penny Dreadful City of Angels
La locandina della serie TV Penny Dreadful - City of Angels, 2020 Showtime Networks Inc. and Showtime Digital Inc.

Pragmatismo e realismo nella politica di Frank Underwood (House of Cards)

Pragmatismo e realismo nella politica di Frank Underwood (House of Cards)

ATTENZIONE: POSSIBILI SPOILER!

«Ci sono due tipi di dolore: quello che ti rende forte e il dolore inutile, ovvero quello che è solo sofferenza. Io non ho pazienza per le cose inutili», così si presenta Frank Underwood (Kevin Spacey) in una delle serie più controverse e ambigue degli ultimi anni.

House of Cards (trad. italiana House of Cards - Gli intrighi del potere), serie composta da 6 stagioni (2013-2018), è stata una delle prime e più redditizie produzioni Netflix. L’intera narrazione risulta un adattamento della miniserie inglese omonima trasmessa dalla BBC (1990), a sua volta basata sulla trilogia di romanzi di Michael Dobbs (House of Cards, House of Cards 2: Scacco al re, House of Cards 3: Atto finale).

Frank Underwood Kevin Spacey
Kevin Spacey nel maggio 2013, sul set di House of Cards. Foto Maryland GovPics dal tour del Governatore sul set della serie, CC BY 2.0 

Risapute sono le vicissitudini che ha dovuto affrontare la produzione della sesta e ultima stagione, che ha visto il proprio protagonista, Kevin Spacey, estromesso dal ruolo per accuse di molestie che, alla fine, ormai a riprese concluse, sono cadute e hanno visto l’intero caso penale archiviato. In merito a queste vicende, nel presente articolo, non verrà presa in considerazione la sesta e ultima stagione della serie perché mancante del personaggio protagonista, Frank Underwood (Kevin Spacey), su cui verte la nostra intera riflessione.

Trama. Frank Underwood è deputato democratico e capogruppo di maggioranza (Majority Whip) della Camera dei rappresentanti. Egli ha sostenuto l'elezione del neo-presidente democratico che però, una volta eletto, non ha onorato la promessa di consegnargli l’incarico di Segretario di Stato. Da questo momento, pronto a vendicarsi di chi lo ha tradito e determinato a distruggere i suoi nemici esterni o interni al partito, Frank Underwood comincia la propria scalata al potere, intessendo fitte trame di complotti, ricatti e omicidi. «Benvenuti a Washington».

Il Campidoglio a Washington D. C., foto (2013) di Martin Falbisoner, CC BY-SA 3.0

«Odio questi contrattempi di merda». Il pragmatismo e il politically incorrect, manifestato in camera caritatis davanti agli spettatori, risultano i pilastri del pensiero su cui si muove l’intera logica cinica di Frank Underwood, mentre, invece, è la sfacciata e perpetua perseveranza che permea ogni sua azione arrivista e lo spinge ai limiti, il più delle volte varcando proprio quelli della legalità: «Vedete Freddy, crede che se un frigorifero cade da un furgone sia meglio togliersi di mezzo. Io credo che sia il frigorifero a doversi togliere dalla mia strada».

La politica per Underwood è sfida, tutto viene letto in un’ottica di razionale e incolore «darwinismo sociale»: tutto è lotta per il potere, tutto è arma per raggiungerlo. «Esiste una regola sola. O cacci oppure vieni cacciato». Il potere è il perno dell’intera serie, poiché tutto ruota attorno a questo: se le prime stagioni (1-2) si focalizzano sulla ricerca convulsa del potere, le ultime (3-5) invece si incentrano sul mantenimento dello stesso. Per Underwood nulla vale quanto il potere: «Preferisce i soldi al potere. In questa città è un errore che commettono in molti. I soldi sono come ville di lusso che iniziano a cadere a pezzi dopo pochi anni; il potere è la solida costruzione in pietra che dura per secoli. Non riesco a rispettare chi non vede questa differenza». Underwood sa bene qual è la realtà del potere e non ha affatto voglia di elemosinarne le briciole: «La vicinanza al potere fa credere alle persone di averne a loro volta».

Stando così la realtà underwoodiana, di certo non trova spazio la coscienza o la morale, che il personaggio continuamente bersaglia con impudenza: «La coscienza ha un suo odore inconfondibile, a metà tra la cipolla cruda e l'alito al mattino. Ma la menzogna... puzza anche di più quando arriva da chi non è abituato a mentire. Sa di... uova marce e sterco di cavallo».

Ogni personaggio della serie diventa inevitabilmente una pedina facile da manovrare, da posizionare lì dove necessita, nelle mani di Underwood. « Dalla tana del leone ad un branco di lupi. Quando sei carne fresca, uccidi e gettagli della carne più fresca». Il protagonista è un freddo e meticoloso stratega che sa il peso di ogni ruolo che le sue “marionette” ricoprono nella scala della società e sa anche, quando è necessario, non poche volte, quando poterle eliminare. E non solo metaforicamente. «Io non sono interessato a chi è flessibile. Sono interessato a chi è disponibile» perché «(…) È così piacevole lavorare con qualcuno che getta la sella sul cavallo donato anziché guardargli in bocca».

Frank Underwood si presenta chiaramente come un uomo d’azione, ma anche come un uomo della parola, che sa adoperare la diplomazia quanto basta: «Seconda regola della diplomazia: non c'è una seconda regola della diplomazia». È un grande esperto della parola, ma soprattutto ne conosce l’uso che bisogna farne in politica: «Nessuno scrittore sa resistere a una buona storia. Così come un politico non sa trattenersi dal fare promesse che non può mantenere».

Benché Frank Underwood appaia in un primo momento sicuramente un personaggio monolitico e freddo, perfino impassibile in certe occasioni, non corre mai il rischio di diventare banale e deficiente di spessore psicologico. Nell’animo del personaggio convivono realtà e pensieri che noi spettatori facciamo fatica a coniugare proprio perché ambigui e contrapposti. Due esempi sono appunto la religione e il sesso.

«[Il professore] mi chiese se non avessi fede in Dio. Dissi: "Lei si sbaglia. È Dio che non ha fede in noi."». Non dimentichiamo che Frank Underwood è un deputato democratico, la cui linea politica si colloca nel solco di un «liberalismo democratico» d’establishment, coerentemente cristiano, e ascoltare queste parole di profondo scetticismo, se non di ateismo, dette per bocca proprio di un democratico, risulta quanto mai equivoco e straniante. Non si dimenticheranno nemmeno le potenti immagini in cui Frank Underwood, fingendo di pregare Dio, ma rivolgendosi in realtà agli spettatori, rovescia la croce della chiesa, mandandola in frantumi senza il benché minimo rimorso; o ancora quando urina compiaciuto sulla tomba del proprio padre. La religione e il rispetto per la stessa non sono contemplati in Frank Underwood che, ancora una volta, li declina a proprio uso e consumo per costruirsi una facciata politica ordinaria e rassicurante.

«Amo quella donna. La amo più di quanto gli squali amino il sangue». Frank Underwood è sposato con Claire Hale Underwood, personaggio che nel corso della seria assumerà sempre più importanza fino a divenirne la protagonista nella sesta e ultima stagione. Questa coppia di marito e moglie altolocati e apparentemente felici risulta ancora una volta solo una cornice per imbellettare un’immagine fatta di chiaroscuri, se non veri e propri coni d’ombra, della relazione coniugale. Sia Frank che Claire vogliono il potere, lo desiderano, lo bramano e stanno assieme solo con quell’obiettivo. Il sesso, dunque, è solo un altro mezzo, un altro dispositivo per raggiungere il potere. «Il sesso è come gli scacchi: sono divertenti online». La natura sessuale di Frank Underwood, qui, risulta ancora più ambigua: non solo egli, sposato, non si preoccupa di intrattenere rapporti sessuali per schietti fini politici, ma nella propria vera natura di uomo egli si rivelerà bisessuale, intrattenendo rapporti con altri uomini. Questa parte umana di Underwood finirà per esaurirsi lentamente e inesorabilmente, consumata dal desiderio di potere inappagabile e mai soddisfatto.

«Noi non subiamo il terrore, noi produciamo il terrore» si dicono Frank e Claire in una delle scene più iconiche. Davvero tutto è possibile mettere in gioco sul tavolo di Underwood. Tutto senza pietà. Perfino inventare il terrorismo. È il punto più alto della politica underwoodiana: mantenere il potere con la minaccia di un pericolo esterno, riuscire a compiere manovre politiche con mani quasi totalmente libere oltre i limiti del mandato presidenziale.

«La storia è fatta di conquiste, fino alla morte. E non ti ricorderanno per le vittorie, ma perché non hai mai perso». Underwood rimane il campione del pragmatismo più feroce, ma punto di arrivo del suo intero percorso di maturazione politica è proprio la lobby, esemplare per antonomasia del pragmatismo borghese-imprenditoriale che sa influenzare le attività legislativa e governative: «il potere dietro il potere». Con questa concezione complottistica e quasi irreale, Underwood è pronto a creare un vero e proprio potere assoluto su entrambi i fronti, su quello politico e su quello privato. Underwood vuole tutto, non gli basta più la Casa Bianca. Perfino quella residenza ormai gli sta stretta.

Il realismo di Frank Underwood è davvero disarmante e il suo “testamento spirituale” nella quinta e ultima stagione, in cui apparirà per l’ultima volta il personaggio, è davvero il manifesto programmatico di una visione politica atroce e pragmatica, oltre che estremamente arrivista e personalista, fondata sull’armonia inscindibile di pensiero e azione e votata al desiderio insaziabile del potere assoluto: «Mi accusate di infrangere le regole e io vi dico che gioco secondo le regole. Quelle stesse regole che voi e io abbiamo concordato. Quelle stesse regole che voi con me avete scritto insieme. Quindi sì, sono dannatamente colpevole, ma allora lo siete anche tutti voi. Sì, il sistema è corrotto, ma volevate un guardiano come me alla porta. E perché? Perché sapete che farò qualsiasi cosa sia necessaria. Ed è piaciuto a tutti voi farne parte e ne avete beneficiato. Oh, non negatelo, lo avete adorato. Non vi serve che io mi candidi. Vi basta che stia in piedi. Che sia l’uomo forte. L’uomo d’azione. Mio Dio, siete dipendenti dall’azione e dagli slogan. Non importa cosa dico o cosa faccio. Finché faccio qualcosa, siete felici di venirmi dietro. E francamente, non vi biasimo. Con tutte le sciocchezze e le indecisioni nelle vostre vite, perché non uno come me? Non mi scuserò. Alla fine, non mi importa se mi amiate o mi odiate, basta che io vinca. Le carte sono truccate, le regole sono manomesse. Benvenuti alla morte dell’Età della Ragione. Non esiste giusto o sbagliato. Non più. Esiste solo il farne parte… e poi l’esserne esclusi».


Arriva in tv la serie evento Il Nome della Rosa

Dal best seller mondiale di Umberto Eco una nuova produzione per il piccolo schermo. Il nome della Rosa torna in tv in quattro puntate da lunedì 4 marzo su Rai1 alle 21.25.

Un thriller storico che riporterà i telespettatori nel solco di un’indagine mozzafiato ambientata nelle cupe atmosfere del Medioevo in una misteriosa Abbazia benedettina, custode di molti segreti e teatro di feroci delitti.

J.Turturro-D.Hardung_©fabiolovino

La storia

Nord-Italia, anno 1327. Il frate Guglielmo da Baskerville raggiunge un’isolata abbazia benedettina sulle Alpi.Lo attende una Disputa importante: dovrà rappresentare l’Ordine francescano, sostenuto da Ludovico di Baviera, futuro Imperatore del Sacro Romano Impero e minacciato dal potere temporale del Papa francese Giovanni XXII. Adso, un giovane novizio benedettino, segue Guglielmo. Rinnegato il destino impostogli dal padre, barone al seguito dell’Imperatore, Adso lo ha scelto come guida per il suo cammino spirituale. L’abbazia, al loro arrivo, si presenta subito come un luogo inquietante, con una biblioteca che custodisce manoscritti di inestimabile valore e dove tuttavia aleggia più di un mistero. L'assassinio del monaco Adelmo dà il via a una serie intricata di eventi delittuosi che coinvolgono, uno alla volta, i monaci dell’abbazia. Guglielmo, su mandato dell’Abate Abbone, dovrà indagare sull’identità e sul movente del misterioso assassino seriale per arrivare alla risoluzione del caso, prima che la disputa teologica tra la delegazione francescana e quella papale, capeggiata dal feroce inquisitore domenicano Bernardo Gui, abbia inizio. Nel corso dell’indagine, Guglielmo scoprirà che due seguaci della setta dell’eretico Fra’ Dolcino, Remigio e Salvatore, sopravvissuti all’eccidio della loro gente, vivono da infiltrati nell’abbazia. Scampata a questo eccidio è anche la giovane Anna, figlia di Fra’ Dolcino e della sua compagna Margherita. Anna è animata da un forte sentimento di vendetta verso il terribile Gui, che l’ha privata degli affetti più cari, il figlio e il marito, mettendo a ferro e fuoco il villaggio eretico di Pietranera. Adso partecipa attivamente all’indagine del maestro Guglielmo, ma l'incontro con una bellissima ragazza dai capelli rossi, una profuga occitana rimasta orfana a causa della guerra, fa vacillare la sua vocazione. Guglielmo intuisce che l’abbazia cela, nel labirinto della sua famosissima biblioteca, la chiave dei misteri. Ma quando sembra essere sul punto di risolvere l’enigma, gli eventi precipitano. Al suo arrivo, lo spietato Bernardo Gui svela da subito la sua missione: distruggere l'Ordine francescano, con qualunque mezzo. Il domenicano prende potere sull’abbazia, arresta e tortura, e cerca di trovare prove sul coinvolgimento dei francescani nella catena dei delitti. Guglielmo affronta il brutale inquisitore Gui in ripetuti scontri dialettici, nei quali si fronteggiano due opposte visioni del mondo. Nello stesso tempo, Guglielmo porta avanti la sua straordinaria indagine, con l'intelligenza e l'ironia che lo contraddistinguono, fino alla scoperta della verità. Un’indagine che ha tenuto con il fiato sospeso intere generazioni di lettori nel mondo.

Il nome della Rosa. Credits: Ufficio Stampa Rai

“Il nome della rosa” una coproduzione 11 Marzo Film, Palomar con Tele München Group in collaborazione con Rai Fiction, prodotta da Matteo Levi, Carlo Degli Esposti e Nicola Serra, per la regia di Giacomo Battiato. Internazionale il cast che vede protagonisti John Turturro, Rupert Everett, Damian Hardung, Fabrizio Bentivoglio, Greta Scarano, Richard Sammel, Stefano Fresi, Roberto Herlitzka, con la partecipazione straordinaria di Alessio Boni e con Sebastian Koch, James Cosmo e -Michael Emerson nel ruolo dell’Abate. La serie sarà trasmessa in contemporanea in ultra HD su Rai4k, canale 210 della piattaforma tivùsat.

Difficile e ambizioso tradurre in immagini uno dei capolavori della letteratura mondiale, consapevoli, forse, che nel cuore di milioni di spettatori un posto speciale nel panorama della cinematografia occupa il grande film del 1986 con Sean Connery che interpreta Guglielmo di Baskerville. Anche se, il film diretto da Jean -Jacques Annaud altro non era che un “palinsesto” e non un film tratto dal romanzo di Eco. Annaud, come dirà poi Eco, decise di definire il film come un manoscritto grattato e poi riscritto, volendosi distaccare, pur prendendo spinto, dal testo originale. Si trattò quindi di due testi diversi, autonomi, con ognuno una propria vita, nonostante ad Eco spettasse il consenso definitivo alla messa in onda. Come andò a finire? Il film venne trasmesso e il nome di Eco rimase nei titoli di coda come autore del testo ispiratore.

La nuova serie tv si propone di tradurre in immagini il testo originale, impresa non semplice, vista la portata della grande opera e la mole di pagine che certamente ne rendono la lettura appassionata ma complessa. Questo libro è molto più che un romanzo, è un richiamo ad un luogo affascinante e sconvolgente che cela intrighi e misteri. Forse la vera protagonista è la biblioteca dell’Abbazia e non sono i personaggi che vi ruotano intorno. “La Biblioteca è un luogo simbolo dove è contenuta e catalogata tutta la conoscenza umana, dove certe “informazioni” vengono nascoste, dove si aggirano i pazzi. È una metafora visionaria di Internet che prende fuoco. Ma tutti, grandi e piccoli personaggi, sono protagonisti del lavoro appassionato che ho fatto nel dare luce e voce a Il Nome della Rosa, ai ragionamenti e alle emozioni che questo libro – storia di uomini e di mostri – mi ha provocato. Uomini e mostri che la fantasia di ognuno di noi continua a vedere e combattere, oggi come allora, dentro di sé e fuori, nella realtà"  dice il regista Giacomo Battiato.

Prima puntata. Cosa vedremo? Ecco quale anticipazione.

Italia 1327. Il Papa e l’Imperatore sono in guerra. È in gioco la separazione tra Religione e Politica. Adso, un giovane soldato figlio di un barone tedesco al seguito dell’Imperatore, desidera prendere i voti nonostante suo padre lo voglia soldato. Dopo aver incontrato Guglielmo da Baskerville, un frate francescano colto e intelligente, il ragazzo decide di seguirlo. Guglielmo è diretto a una abbazia benedettina sulle Alpi, famosa per la sua straordinaria biblioteca. Lì si terrà una Disputa sul ruolo della Chiesa, per decidere se debba mantenere potere e ricchezza o farsi povera a imitazione di Cristo e dedicarsi unicamente alla vita spirituale. Quando Guglielmo e Adso arrivano all’abbazia, la trovano in subbuglio per l'assassinio del monaco miniaturista Adelmo. L’Abate chiede a Guglielmo di scoprire il colpevole prima dell’arrivo della delegazione papale guidata dal feroce inquisitore Bernardo Gui. Mentre Guglielmo inizia a indagare e interrogare i monaci, Adso è attratto dalla bellezza di una ragazza occitana dai capelli rossi in fuga dalla guerra nel suo paese, che vive nella foresta attorno all'abbazia. All'alba del secondo giorno, un altro monaco, Venanzio, viene trovato morto in un barile di sangue di maiale. Le tracce dell’assassino portano dritte alla biblioteca nella grande torre, un labirinto vietato a tutti tranne che al bibliotecario Malachia e al suo assistente Berengario. Guglielmo capisce che il monaco Venanzio è stato avvelenato e gli indizi sembrano indicare Berengario come il possibile assassino. Intanto il brutale inquisitore domenicano Bernardo Gui, diretto all'abbazia con la sua scorta armata, compie un sanguinoso massacro a Pietranera, villaggio considerato rifugio di eretici dolciniani, sterminando la famiglia di Anna. Anna è la figlia di Dolcino e Margherita, condannati al rogo molti anni prima dallo stesso Bernardo Gui. Dolcino predicava e si batteva con le armi per una Chiesa povera e giusta. Il cellario Remigio e il deforme Salvatore che fabbrica la carta erano stati suoi seguaci e ora si nascondono tra le mura dell'abbazia. Dopo avere trovato nello scriptorium un codice scritto da Venanzio la notte in cui è stato ucciso, Guglielmo decide di sfidare il divieto imposto dall'Abate e di entrare nella biblioteca. Insieme ad Adso, vagano e si perdono incantati nel labirinto fino a quando il giovane cade in preda a visioni spaventose.

Fonte: Comunicato Stampa Rai

 


Prima dei serial: La grande avventura dello sceneggiato italiano

La Casa del Cinema presenta

Prima dei serial: La grande avventura dello sceneggiato italiano

Da martedì 15 gennaio fino al 17 febbraio in programma cinque tra i più celebri sceneggiati Rai, antesignani delle moderne serie tv

 

Roma, 11 gennaio 2019 – Tutti pazzi per le serie: nottate solitarie o di gruppo a ripercorrere le avventure degli eroi ed eroine dei nuovi serial d’autore e d’intrattenimento (si cominciò con Twin Peaks Lost); gruppi d’ascolto e fan a legioni per le serie più popolari (da Walking Dead a Il trono di spade), film-tv che diventano film per la sala e serie che traggono ispirazione da pellicole di successo (da Downton Abbey a Gomorra). Ma prima di tutto questo? All’inizio c’era la straordinaria fucina di talenti dell’artigianato italiano che, fin dal 1960 impose sulla Televisione Nazionale la moda dello sceneggiato. Non solo e non più teatro filmato, ma grande racconto corale, spesso ispirato a capolavori della letteratura mondiale, con ardite ricostruzioni, autentiche invenzioni linguistiche e narrative, una schiera d’attori che diventarono in breve divi popolari.

I modelli dello sceneggiato italiano ideato e prodotto dalla RAI hanno fatto storia e hanno creato una memoria collettiva che ha scandito almeno quattro decenni dell’immaginario collettivo. Sono i capolavori di registi nati col cinema o la televisione: da Anton Giulio Majano a Sandro Bolchi, da Renato Castellani a Sergio Sollima, a Ugo Gregoretti per citarne solo alcuni. La storia dei loro capolavori apre la porta della grande fiction d’autore alla Casa del Cinema che da martedì 15 gennaio propone un primo, avventuroso viaggio nella storia dello sceneggiato.

Si comincerà con La vita di Leonardo da Vinci di Renato Castellani (5 episodi) interpretato da un formidabile Philippe Leroy andato in onda dal 24 ottobre al 21 novembre 1971 e oggi riproposto nel quinto centenario della nascita di Leonardo. Fu girato a colori nonostante le trasmissioni di allora fossero ancora in Bianco e Nero ed ebbe un cast di grandi volti del cinema, del teatro e della tv: da Giampiero Albertini a Ottavia Piccoli, da Bianca Toccafondi a Glauco Onorato, da Bruno Cirino al piccolo Renato Cestiè.

Il secondo appuntamento sarà con uno dei “padri” dello sceneggiato, Sandro Bolchi e il suo Il mulino del Po (cinque puntate del 1963) tratto dal romanzo di Riccardo Bacchelli, con Raf Vallone, Giulia Lazzarini, Gastone Moschin e Tino Carraro, in programma alla Casa del Cinema dal 22 gennaio. Nelle settimane successive: Il circolo Pickwick di Ugo Gregoretti (1968) dal romanzo di Charles Dickens (dal 29 gennaio) e Sandokan diretto da Sergio Sollima (1976) e interpretato da Kabir Bedi, uno dei più grandi successi nella storia della Rai (dal 5 febbraio).

In chiusura, dal 13 febbraio, un irresistibile I promessi sposi (1990), versione parodistica del capolavoro di Alessandro Manzoni rivisitato con estro personalissimo da Massimo Lopez, Tullio Solenghi e Anna Marchesini con la regia del Trio.

Prima dei serial, un  progetto realizzato da Casa del Cinema in collaborazione con Rai Teche, è la prima puntata di un programma a più ampio respiro dedicato all’universo della fiction e della serialità. Anche per questo, in occasione dei primi cinque appuntamenti, Casa del Cinema propone un referendum tra il pubblico e gli appassionati: chiediamo quali sceneggiati della storia della Rai vorreste rivedere (o scoprire) sul nostro schermo: i suggerimenti ricevuti si tradurranno in una seconda serie di appuntamenti presto in programma. Il referendum viene pubblicato sul sito ufficiale www.casadelcinema.it e distribuito in occasione delle proiezioni alla Casa del Cinema.

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RAI5: al via la serie "Una Biblioteca, un Libro"

25 Settembre 2015

RAI5: AL VIA LA SERIE UNA BIBLIOTECA, UN LIBRO
Sabato 26 alle ore 20,40 e domenica 27 settembre alle ore 17,55

Programma televisivo "Una Biblioteca, un Libro" che Rai Cultura trasmette su Rai5 in quattro puntate da sabato 26 settembre alle 20.40. Il progetto che nasce dalla collaborazione tra la Direzione Generale per le Biblioteche e gli Istituti culturali del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo e Rai Cultura, ha come obiettivo quello di far conoscere al grande pubblico le principali Biblioteche storiche del nostro Paese e di mostrarne le straordinarie architetture e gli immensi tesori.

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