Il Gattopardo labirinto Donnafugata

Significato e valenze del labirinto nel romanzo Il Gattopardo (e non solo)

Significato e valenze del labirinto nel romanzo Il Gattopardo (e non solo)

Busto di Minotauro, copia romana di gruppo statuario attribuito a Mirone. Da una fontana fountain di Atene presso San Demetrios Katéphoris in Plaka, conservata presso il Museo Archeologico Nazionale di Atene, n° 1664a. Foto di Marsyas, CC BY 2.5

Il tema del labirinto è da sempre tra i più interessanti e misteriosi, nonché uni dei più gettonati, sin dall’origine della letteratura. Non per nulla, per indagarne l’origine, bisognerebbe tornare parecchio indietro, alla civiltà cretese e al suo popolo, che hanno dato modo ai nostri avi greci di elaborare il mito del Minotauro. Questa mostruosa creatura, metà toro metà uomo, nata dall’unione tra Pasifae e un toro bellissimo che il re Cretese, Minosse, non volle sacrificare al dio Poseidone. Per vendetta, la divinità fece innamorare la moglie del re proprio di quel toro e, visti i risultati spiacevoli, il re convenne di doverlo far rinchiudere. E dove? In un labirinto, divenuto il simbolo stesso della città di Creta, come il toro del resto.

 

Moneta in argento da Cnosso, 400 a. C., conservata al Museo Archeologico di Iraklio (Creta). Foto di AlMare, CC BY-SA 3.0

In epoca antica, il labirinto aveva anche un’importanza religioso-metaforica, perché indicava l’errore della conoscenza. Cioè quanto fosse semplice confondersi, sbagliarsi, ma anche raggiungere la vera conoscenza. Il labirinto aveva un’importanza sacrale, tanto che solo chi fosse in grado di scindere il vero dal falso sarebbe stato in grado di uscirne vivo. Teseo, l’eroe ateniese, non a caso riesce a venir fuori dall’intricato ‘gomitolo di strade’ – potremmo dire, prendendo la metafora da Giuseppe Ungaretti – grazie al gomitolo di Arianna, a riprova del fatto che occorre una logica, una conoscenza super partes per affrontare il labirinto ed uscirne incolumi.

Il Palazzo di Atlante, illustrazione di Gustave Doré dall'edizione francese Hachette dell'Orlando furioso del 1879. Immagine [email protected], in pubblico dominio

Il labirinto è senz’altro diffusissimo nella letteratura, ma viene riproposto più che in altre epoche durante il Rinascimento e, meglio ancora, in età barocca, quando si fa metafora dell’incertezza e dell’illusione. Ariosto, per esempio, nel suo Orlando Furioso, fa perdere i suoi eroici paladini nel Palazzo di Atlante, il labirintico e illusorio luogo, simbolo della perdizione e della ricerca efferata di ciò che sfugge. Eppure, è tra Ottocento e Novecento che l’immagine mitica del labirinto si fa assai più ricca di significati. Essa diviene la rappresentazione della solitudine dell’uomo moderno, privato delle sue certezze e della sua umanità, alla perenne cerca di un significato. Simbolo, quest’uomo perso, dello stesso intellettuale, non più in grado di rappresentare la realtà con le strutture solite e allora propenso a intentare nuove forme di narrazione, come avviene nell’Ulisse di James Joyce o in America e Il castello di Kafka.

Il labirinto diventa, allora, protagonista esemplare della letteratura del periodo, inserendosi nei romanzi anche a livello architettonico, in queste case e palazzi, ricchi di stanze, giardini e sotterranei. È il solo modo possibile per rendere i cambiamenti in atto con le guerre mondiali, imponendosi anche nella letteratura successiva. Non è un caso che Jorge Luis Borges lo inserisca in libri come Il giardino dei sentieri che si biforcano e, soprattutto, in La Biblioteca di Babele, entrambi del 1941, o che Italo Calvino lo adoperi ne Il castello dei Destini Incrociati, per dare un ordine al caos esterno, ove vige l’alienante ambiente della società industriale.

labirinto il Gattopardo Giuseppe Tomasi di Lampedusa Palazzo di Donnafugata
Il labirinto nelle stanze del Castello di Donnafugata, luogo centrale nel romanzo Il Gattopardo. Foto di Alessandra Randazzo

Eppure, nel romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, lo scrittore riprende il modello del labirinto e tutta la tradizione che vi è dietro nella descrizione di una scena molto interessante, che si svolge nelle stanze del palazzo di Donnafugata. Qui, a correre nelle stanze e a perdersi nei meandri del castello, sono Tancredi e Angelica, nomi non a caso ripresi dalla letteratura barocca italiana:

«Tancredi voleva che Angelica conoscesse tutto il palazzo nel suo complesso inestricabile di foresterie vecchie e foresterie nuove, appartamenti di rappresentanza, cucine, cappelle, teatri, quadrerie, rimesse odorose di cuoi, scuderie, serre afose passaggi, anditi, scalette, terrazzine e porticati, e soprattutto di una serie di appartamenti smessi e disabitati, abbandonati da decenni e che formavano un intricato labirintico e misterioso».

Eppure, qui la natura illusoria e ingannatrice del labirinto:

«Ma nel palazzo non era difficile di fuorviare chi volesse seguirvi: bastava infilare un corridoio (ve n’erano di lunghissimi, stretti e tortuosi con finestrine grigliate che non si potevano percorrere senza angoscia), svoltare per un ballatoio, salire una scaletta complice, e i due ragazzi erano lontano, invisibili, soli come su un’isola deserta».

Il labirinto si fa, improvvisamente, teatro di giochi, non del tutto innocenti. In quel perdersi e ritrovarsi, lo scrittore costruisce un dramma amoroso, che ha un’origine barocca, in quanto trappola erotica per i due amanti. I due giovani corrono negli stretti corridoi, proprio per non essere ritrovati e stare da soli. Eppure, Giuseppe Tomasi di Lampedusa era anche un esperto conoscitore del Marchese De Sade, il quale aveva spesso usato nelle sue opere il labirinto, quale paradigma erotico. Vi è perfino qualcosa di spaventoso e misterico, vertiginoso, in questa corsa a perdifiato nel palazzo, che fa pensare a due romanzi di Edgar Allan Poe, di cui lo scrittore era un avido lettore: House of the Metzengerstein e, soprattutto, Le avventure di Gordon Pym, ove l’ammutinamento dell’equipaggio avevano messo a rischio la vita di Gordon, intrappolato in questa stiva labirintica. Così, Tomasi rappresenta la perdita di senno dei due innamorati, smarriti nel vortice della loro passione.

Il Gattopardo labirinto Castello di Donnafugata
Il labirinto del Castello di Donnafugata, come nel romanzo Il Gattopardo. Foto di Okkiproject, CC BY-SA 3.0

Eppure, non è l’ultimo dei riferimenti letterari di Tomasi, che difatti si ispira alla visita, nel Palazzo Ducale di Mantova, di Isabella Inghirami e Paolo Tarsis, nelle pagine iniziali di Forse che sì forse che no di Gabriele D’Annunzio. I due amanti esplorano l’antico palazzo, perdendosi nelle sue stanze, nei suoi corridoi, come fosse un labirinto. E, qui, smarrito il senno, il senso del tempo e dello spazio, il luogo abbandonato ed immenso ispira la passione della coppia, che si bacia violentemente durante la visita. Seppur meno esplicito, nel Palazzo di Donnafugata si celebra la nascita di una grande passione tra i due giovani amanti, simbolo a loro volta di una letteratura barocca squisitamente italiana, che trova il proprio coronamento nel luogo che meglio la rappresenta e contraddistingue.

Labirinto Il Gattopardo Palazzo di Donnafugata
Il labirinto nelle stanze del Castello di Donnafugata, come nel romanzo Il Gattopardo. Foto di LeZibou, CC BY-SA 3.0

Riferimenti bibliografici:

Battera F., Oceani di stanze: un labirinto nel Gattopardo, in «Lettere Italiane» 62, 4, 2010, pp. 598-624;

Kerényi K., Nel labirinto. Gli aspetti simbolici, letterari, mitici e rituali della più straordinaria metafora della riflessione e della ricerca, Bollati Boringhieri, Torino 1983;

Orvieto P., Labirinti Castelli Giardini. Luoghi letterari di orrore e smarrimento, Salerno Editrice, Roma 2004;

Reed Dobb P., The Idea of the Labirinth from Classical Antiquity through the Middle Ages, Cornell University Press, Ithaca and London 2019.


terza XI Rassegna Licodia

Terza giornata per la XI Edizione della Rassegna di Licodia Eubea

Terza giornata per la XI Edizione della Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea

https://www.classicult.it/etiopia-lontano-lungo-il-fiume/

È stato il film di Lucio Rosa, Etiopia. “Lontano” lungo il fiume ad aprire la terza giornata del Festival documentaristico di Licodia Eubea. Il film, presentato in prima regionale, racconta di un’Africa profonda, nel sud della valle dell’Omo, in cui il tempo resta sospeso e si cela nel lungo passato, dal quale emergono tracce ancora vivide.

terza XI Rassegna Licodia
Terza giornata per la XI Edizione della Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea. Alessandra Cilio (direttore artistico), Dionysia Kopana (regista) e Vincenzo Palmieri (traduttore)

https://www.classicult.it/the-trace-of-time/

Il pomeriggio di sabato 16 è continuato con la proiezione di The trace of time, della regista greca Dionysia Kopana, che ha presentato personalmente il film, proposto in prima nazionale e dedicato al tempo, alla memoria e alla nostalgia, in cui la bellezza dell’archeologia e dello scavo rivivono attraverso il ricordo postumo di Yannis Sakellarakis.

https://www.classicult.it/ecco-che-cominciamo-a-dipinger-con-la-pietra/

L’ultimo film della sessione pomeridiana di Cinema e archeologia è stato Ecco che cominciamo a dipinger con la pietra di Massimo D’Alessandro, prodotto dal Parco archeologico di Ostia, che racconta il complesso lavoro di restauro eseguito su un mosaico pavimentale delle terme di Portus, tra Roma e Ostia.

https://www.classicult.it/songs-of-the-water-spirits/

La sessione serale è stata, invece, dedicata a Cinema e antropologia, con la proiezione di Songs of the Water Spirits, di Nicolò Bongiorno, che ritorna a Licodia dopo aver vinto la IX edizione del Festival, con un racconto sulla regione indiana del Ladakh e sul percorso di rigenerazione culturale che il territorio sta affrontando, tra il richiamo di una tradizione arcana e quello di uno sviluppo rampante, che rischia di minacciare l’ambiente e di snaturare gli abitanti.

Nicolò Bongiorno (regista)

Durante il pomeriggio, si è svolta anche la prima delle performance dell’attrice Margherita Peluso e della scultrice Pamela Vindigni, in piazza Stefania Noce, che si lega al progetto Madre Terra, Natura-Naturans. Tra materia, immagine e corpo, di cui fa parte anche la mostra fotografica di Andrea Iran e Giuseppe La Rosa, esposta da giovedì presso i locali del Museo Etnoantropologico “P. Angelo Coniglione”. Il progetto si ispira alla concezione della Grande Madre, intesa come energia creatrice della natura e degli uomini, che ha assunto nomi diversi al cambiare delle culture e dei tempi. Le performance, previste anche per domenica mattina alle ore 10 al Castello Santapau, combinano materia e corpo in azione, mettendo a contatto l’uomo e la natura.

terza XI Rassegna Licodia
Margherita Peluso (attrice e performer), Pamela Vindigni (scultrice)

La Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica, con la direzione artistica di Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, ha il sostegno della Regione Siciliana, Assessorato Turismo, Sport e Spettacolo - Sicilia Film Commission, nell'ambito del Programma Sensi Contemporanei e del Comune di Licodia Eubea.

Testo e foto dall'Ufficio Stampa della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea.


seconda giornata XI Edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea

Seconda giornata della XI Edizione della Rassegna di Licodia Eubea

Seconda giornata della XI Edizione della Rassegna di Licodia Eubea

La seconda giornata della XI Edizione della Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica, si è aperta con la sezione Ragazzi e archeologia.

https://www.classicult.it/it-s-naxos/

Ospiti del Festival sono stati gli studenti della prima media dell’Istituto Comprensivo Statale “Giovanni Verga” di Licodia Eubea, che hanno assistito alla proiezione del video It’s Naxos, di Francesco Gabellone, che ricostruisce digitalmente la colonia greca omonima durante il regno di Ierone di Siracusa, intorno al V secolo a. C., e della docufiction Lagaria: tra Epeo e Kleombrotos storia e leggenda di una città della Magna Grecia, prima internazionale, firmata e prodotta da Paolo Gallo, che, prendendo spunto da alcuni reperti ritrovati a Francavilla, racconta la storia di Kala, fanciulla enotria, e le vicissitudini del suo popolo.

https://www.classicult.it/lagaria-tra-epeo-e-kleombrotos-storia-e-leggenda-di-una-citta-della-magna-grecia/

seconda giornata XI Edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea
La seconda giornata della XI Edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea. L'archeologa Concetta Caruso

La mattinata è stata conclusa con il laboratorio, coordinato dall’archeologa Concetta Caruso, dal titolo Greci e indigeni: incontro o scontro?, nel quale gli studenti, attraverso lo scavo simulato, hanno appreso come la coesistenza tra popoli diversi, possa passare anche attraverso un pacifico scambio di doni e di conoscenza. L’archeologa Stefania Berutti ha poi invitato gli studenti a immaginare degli archeo-racconti, prendendo spunto dalle immagini di alcuni vasi greci e indigeni.

L'archeologa Stefania Berutti

https://www.classicult.it/le-refuge-oublie/

In apertura della sessione pomeridiana, dedicata a Cinema e archeologia, è stato presentato il teaser del documentario Storia dalla sabbia. La Libia di Antonino Di Vita, prodotto dall’Università di Macerata, in collaborazione con Fine Art Produzioni. Sono stati, quindi, proposti al pubblico tre documentari. Il primo è stato il francese Le refuge oublié, di David Geoffroy, presentato in prima nazionale e dedicato allo studio di un’estesa cava sotterranea all’interno della periferia di Caen, in Francia.

https://www.classicult.it/the-antikythera-cosmos/

È seguito il film britannico The Antikythera Cosmos, di Martin Freeth, anch’esso in prima nazionale, nel quale un team di ricerca tenta di ricostruire il complesso meccanismo di Antikythera, tra elementi astronomici e matematici.

https://www.classicult.it/thalassa-il-racconto/

L’ultimo documentario del pomeriggio è stato Thalassa. Il racconto, di Antonio Longo, presentato per la prima volta ad un Festival alla presenza del coautore del film, l’archeologo Salvatore Agizza, che rappresenta in modo inedito la ricerca archeologica nei mari del Sud Italia.

L'archeologo Salvatore Agizza

Nel pomeriggio la storica Maria Stupia, all’interno dello spazio Incontri di archeologia, ha presentato il suo libro Clavdio. L’imperatore fra opposizione e consenso. Dinamiche di esclusione e di integrazione, dedicato alla figura dell’imperatore Claudio, spesso sottostimato dalla storiografia senatoria, che in realtà fu un raffinato politico, capace di comprendere a fondo le dinamiche di corte e di attuare un processo di integrazione e consenso tra le comunità provinciali romane.

seconda giornata XI Edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea
Alessandra Cilio con Maria Stupia

https://www.classicult.it/poggiodiana-sicilia-svelata/

La seconda giornata si è conclusa con la sessione serale, nella quale sono stati presentati il documentario di Gabriele Gismondi, Poggiodiana, appartenente alla serie “Sicilia Svelata” e dedicato alla scoperta del castello medievale nei pressi di Ribera (AG) e il film Antica Trasversale Sicula. Il cammino della Dea Madre, presentato, in prima internazionale, dal regista Francesco Bocchieri, che rappresenta il viaggio, attraverso la Sicilia, riscoprendo uno dei cammini più antichi d’Italia.

https://www.classicult.it/antica-trasversale-sicula-il-cammino-della-dea-madre/

Il regista Francesco Bocchieri

La Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica, con la direzione artistica di Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, ha il sostegno della Regione Siciliana, Assessorato Turismo, Sport e Spettacolo - Sicilia Film Commission, nell'ambito del Programma Sensi Contemporanei e del Comune di Licodia Eubea.

Testo e foto dall'Ufficio Stampa della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea.


XI Edizione Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea

È cominciata l’XI edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica

È cominciata l’XI edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica

cominciata XI Edizione Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea
Da sinistra, Lorenzo Daniele, Giacomo Caruso e Alessandra Cilio

Ha preso vita nella giornata di giovedì 14 ottobre la nuova edizione del festival documentaristico che ha trasformato, ormai da undici anni, la piccola cittadina di Licodia Eubea, nella capitale del cinema archeologico.

La cerimonia di apertura, introdotta dai direttori artistici Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, ha visto la partecipazione del sindaco di Licodia Eubea, Giovanni Verga, e del vicesindaco, Santo Cummaudo, con un intervento di Giacomo Caruso, presidente dell’Archeoclub cittadino.

Da sinistra, Lorenzo Daniele, Santo Cummaudo, Giovanni Verga, Alessandra Cilio

Sono, quindi, iniziate le proiezioni della sessione pomeridiana, con un video promozionale dedicato al decennale del ritorno in Italia della Dea di Morgantina, a cui è seguita l’apertura della sezione Cinema e archeologia.

https://www.classicult.it/sulle-tracce-del-patrimonio-le-ragioni-dellarcheologia/

Sono stati presentati due documentari italiani. Il primo, Sulle tracce del patrimonio. Le ragioni dell’Archeologia, di Eugenio Farioli Vecchioli, è stato prodotto da RAI Cultura, e guarda al rapporto tra archeologia, industria, agricoltura e lottizzazione edilizia, mentre il secondo, Cahuachi. Labirinti nella sabbia, è stato trasmesso in prima internazionale alla presenza della regista Petra Paola Lucini e rappresenta un viaggio nel tempo e tra i paesaggi peruviani, alla scoperta delle antiche civiltà del deserto di Cahuachi.

https://www.classicult.it/cahuachi-labirinti-nella-sabbia/

https://www.classicult.it/nos-vestiges-our-remains/

A concludere la sessione, il documentario francese Nos vestiges di Pierrick Chilloux, proposto in prima nazionale, che pone degli interrogativi sulle possibili e diverse destinazioni dei resti umani, frutto dei ritrovamenti archeologici.

https://www.classicult.it/inter-lapides/

Protagoniste della sezione serale dedicata a Cinema e antropologia, sono state le proiezioni di Inter lapides, documentario dedicato all’arte dei muri a secco, proiettato per la prima volta a un Festival, che porta la firma di Antonio Sarzo e di Renato Stedile, e di Il monte interiore di Michele Sammarco, dedicato al rapporto affettivo tra un anziano contadino e il suo asino malato, per il quale il protagonista intende chiedere l’intercessione di Sant’Antonio Abate.

https://www.classicult.it/il-monte-interiore/

Da sinistra Vincenzo Palmieri (traduttore e inteprete), Giovanni Jay Cavallaro e Alessandra Cilio

Si è tenuto anche il primo degli Incontri di Archeologia, con la presentazione della mostra Cà semu. La terra madre del fotografo e documentarista italoamericano Giovanni Jay Cavallaro, ospitata all’interno dell’ex chiesa di S. Benedetto e S. Chiara, nella quale avvengono anche le proiezioni del Festival.

La Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica, con la direzione artistica di Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, ha il sostegno della Regione Siciliana, Assessorato Turismo, Sport e Spettacolo - Sicilia Film Commission, nell'ambito del Programma Sensi Contemporanei e del Comune di Licodia Eubea.

cominciata XI Edizione Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea
È cominciata l’XI edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica. I direttori artistici della Rassegna, Lorenzo Daniele e Alessandra Cilio

Testo e foto dall'Ufficio Stampa della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea.


Halaesa Arconidea: intervista al Prof. Lorenzo Campagna

Con il ripristino delle attività di scavo anche l’Università di Messina ha ripreso le sue indagini a Tusa, nell’antico sito di Halaesa Arconidea, in collaborazione con il Parco archeologico di Tindari e con l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana.

Lorenzo Campagna , Professore Associato di Archeologia e storia dell’arte romana e delle province romane presso l’Università degli Studi di Messina, è il direttore dello scavo.

Secondo la sua ipotesi, la struttura riportata alla luce è legata alle funzioni rituali che si compivano con ogni probabilità in onore del dio Apollo.

Lo abbiamo intervistato per Classicult.

Halaesa Arconidea
Halaesa Arconidea. Immagine tratta durante i lavori di scavo del sito di Halaesa. Foto di Lorenzo Campagna

Professore, può illustrarci le novità emerse durante l’ultima campagna di scavo nel sito di Halaesa?

Lo scavo dell’ultima campagna 2021 è stato, per varie ragioni, di proporzioni più contenute rispetto a quello che ci eravamo ripromessi di fare in passato. Nonostante questo, ha dato dei risultati piuttosto interessanti, aprendo delle prospettive per l’indagine futura che non ci aspettavamo perché abbiamo avuto modo di esplorare una struttura che, in parte, era stata messa in luce già nella campagna del 2019, ma della quale allora non avevamo ben compreso la funzione.

Adesso abbiamo ampliato l’indagine, in modo da continuare a riportare in luce questa struttura ed è emerso che si tratta di una struttura dall’importanza rilevante per il culto che si svolgeva all’interno del santuario. La struttura ha una lunghezza di oltre 10 m; non è con ogni probabilità un altare, poiché non ci sono elementi riconoscibili che possano essere ricondotti a questo.

Per contro, abbiamo qualche indizio della presenza di acqua in relazione a questa struttura. Ci sono tanti elementi che lo scavo ha offerto rispetto a quella che era la nostra idea originaria, che cioè si trattasse di un semplice basamento per offerte, invece quest’anno abbiamo capito che si tratta di qualcosa di più importante e di molto rilevante all’interno delle pratiche cultuali che si svolgevano all’interno del santuario. È necessario tuttavia ampliare l’indagine, definirne completamente le dimensioni e speriamo anche di acquisire dati per comprenderne la reale funzione.

Gli scavi, dunque, proseguiranno anche il prossimo anno, Covid permettendo.

Quello che speriamo è di poter proseguire le indagini. Del resto, la campagna che abbiamo svolto quest’anno era la prima campagna del secondo triennio del nostro accordo con l’Assessorato dei Beni Archeologici. La nostra prospettiva è quella di andare avanti l’anno prossimo sempre nel quadro istituzionale che ha caratterizzato le nostre indagini, ovvero con il supporto e la collaborazione del Parco Archeologico di Tindari, a cui Halaesa fa riferimento, e in cooperazione naturalmente con i nostri partner che sono i colleghi dell’Università di Oxford.

Questi nuovi risultati che sono emersi a Tusa, sia per quanto riguarda il lavoro proficuo svolto dall’Università di Messina sia per quanto concerne le Università di Palermo e di Amiens, possono dare una svolta dal punto di vista turistico ad un sito che, fino a questo momento, forse non ha goduto della giusta risonanza?

L’obiettivo congiunto che le missioni che operano ad Halaesa si sono poste è quello di contribuire alla valorizzazione di questo sito che, per gli addetti ai lavori, ha un’importanza straordinaria. Tutti coloro che si occupano della Sicilia ellenistica e romana sanno benissimo quanto sia fondamentale.

C’è, però, anche un aspetto legato alla valorizzazione e al pubblico, che rientra pienamente negli intenti delle nostre missioni e anche della collaborazione con il Parco di Tindari. L’obiettivo finale di queste ricerche, da perseguire in un tempo ragionevole, è quello di collegare questi scavi in corso al percorso di visita attuale e, dunque, consentire ai visitatori di avere una visione globale più articolata di questo sito e di comprenderne l’importanza che è già conferita dalla sua monumentalità.

Halaesa indubbiamente ha una monumentalità che, allo stato attuale, è percepibile solo in minima parte rispetto alle sue potenzialità ma che sta emergendo in maniera sempre più evidente proprio in questi nuovi scavi.

Ci può dare qualche informazione a carattere storico del sito di Halaesa? Perché è stata una città così importante e determinante?

La Halaesa che noi vediamo oggi è la Halaesa della tarda età ellenistica e della prima età imperiale, cioè del momento che rappresenta probabilmente la massima fioritura della città dal punto di vista economico ma anche delle sue relazioni con Roma. In realtà, la sua storia nasce ben prima, perché la città viene fondata alla fine del V secolo a.C. come una sorta di proiezione sul mare di un centro non greco, si direbbe “indigeno” nella terminologia tecnica, dell’interno.

Di questa prima Halaesa noi conosciamo molto poco dal punto di vista archeologico, perché forse le tracce monumentali di questa fase sono state in gran parte cancellate in occasione degli imponenti lavori di monumentalizzazione della città, che sono quelli che hanno dato luogo a quello che noi oggi vediamo, con successive ristrutturazioni e trasformazioni.

Sostanzialmente l’impianto urbanistico e monumentale che oggi vediamo è quello che Halaesa si dà nel corso del II secolo, nel momento in cui, come dicevo prima, raggiunge l’apice della sua fortuna soprattutto in relazione al consolidato rapporto che aveva stabilito con Roma. Sappiamo dell’esistenza di una comunità di italici ad Halaesa in un’epoca molto precoce, precedente alla conquista di Roma. Ma la sua prosperità è dovuta anche alla sua posizione, alla sua prossimità con le rotte che dalla Sicilia andavano ai porti di Roma e della Campania.

Questa fortuna dura ancora nella prima età imperiale, come dimostrano tutta una serie di restauri e abbellimenti dell’apparato monumentale. Il suo declino inizia già dalla media età imperiale per poi concludere questa parabola nella prima età bizantina. Un indizio importante è che, nel foro della città, viene impiantata una necropoli bizantina e questo segna il definitivo tramonto della città antica.


Le refuge oublié

Le refuge oublié

“Le refuge oublié”, prodotto da Court-jus Productions e per la regia di David Geoffroy, aprirà le proiezioni di venerdì 15 ottobre alle ore 17:00, come prima nazionale alla “Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea”, per la sezione Cinema e Archeologia.

Le refuge oublié

Nazione: Francia

Regia: David Geoffroy

Consulenza scientifica: Cyril Marcigny, Laurent Dujardin

Durata: 52’

Anno: 2019

Produzione: France Télévisions, Court-jus Productions, INRAP (Institut national de recherches archéologiques préventives)

Prima Nazionale

Sinossi:

Nella periferia di Caen, un gruppo di archeologi sta studiando un’estesa cava sotterranea. Migliaia di oggetti disseminati a terra sono i resti dimenticati dalle persone che si sono rifugiate qui per proteggersi dai bombardamenti degli alleati, durante il giugno 1944. Allora Yvette Lethimonnier aveva 12 anni. Oggi, Yvette è tornata nel rifugio. Con gli archeologi, ridiscende a più di 20 m sotto terra, per fare pace con un passato doloroso. Per gli archeologi, la sua testimonianza è estremamente preziosa.

Le refuge oublié
Yvette Lethimonnier, nel film Le refuge oublié, prodotto da France Télévisions, Court-jus Productions, INRAP e per la regia di David Geoffroy

Trailer:

https://www.images-archeologie.fr/Accueil/Recherche/p-11-lg0-notice-VIDEO-Le-refuge-oublie-extrait-.htm?&notice_id=11853

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

France 3 Normandie (TV), 16 settembre 2021

Vincitore del Prix Special du Jury al XVII Festival International du Film d’Archéologie de Bordeaux

Informazioni regista:

Appassionato di storia, civiltà antiche e archeologia fin dall’infanzia, la vocazione di David come documentarista è stata molto precoce. Dopo la laurea in cinema e fotografia, ha studiato tecniche di produzione audiovisiva all’IRTIS. Dal 2006 ha scritto e diretto nove documentari dedicati all’archeologia, soprattutto per la televisione. Ha ricevuto molti riconoscimenti in numerosi festival internazionali. Il suo particolare punto di vista si riflette sulla sua scrittura: precisa, musicale e poetica.

Informazioni casa di produzione:

https://www.court-jus.com

Altro (articoli dedicati al film, curiosità, approfondimenti):

https://france3-regions.francetvinfo.fr/normandie/calvados/lieux-memoire-peuvent-ils-etre-conserves-grace-aux-archeologues-aux-temoignages-anciens-refugies-1722391.html

Scheda a cura di: Fabio Fancello

Le refuge oublié
La locandina del film Le refuge oublié, prodotto da France Télévisions, Court-jus Productions, INRAP e per la regia di David Geoffroy

Antica Trasversale Sicula. Il cammino della Dea Madre

“Antica Trasversale Sicula. Il cammino della Dea Madre”, prodotto da Eternal Joy Movies srls e per la regia di Francesco Bocchieri e Luana Dicunta, concluderà le proiezioni di venerdì 15 ottobre, come prima internazionale dopo le ore 21:00, alla “Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea”, per la sezione Cinema e Archeologia.

Antica Trasversale Sicula. Il cammino della Dea Madre

Nazione: Italia

Regia: Francesco Bocchieri e Luana Dicunta

Consulenza scientifica: Giuseppe Labisi

Durata: 80’

Anno: 2021

Produzione: Eternal Joy Movies srls

PRIMA INTERNAZIONALE

Sinossi:

Un viaggio attraverso la Sicilia, seguendo il percorso dell’Antica Trasversale Sicula, uno dei cammini più antichi d’Italia. Da Mozia a Camarina, 650 km di strade riscoperte da un gruppo di appassionati ispirati dalle ricerche dell’archeologo Biagio Pace, immerse nella natura, nel paesaggio e nella Storia. Un viaggio di luoghi, persone, incontri e di forti emozioni, un atto di amore per la propria terra.

Trailer:

https://youtu.be/Cs2_tP0du3M

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

25 settembre, Chiostro di Sant’Agostino, Corleone (PA) (Anteprima)

26 settembre, Rocca di Cerere Factory, Aidone (EN) (Anteprima)

2 ottobre, Mercato Piazza delle Erbe, Comiso (RG) (Anteprima)

Informazioni regista:

Francesco Bocchieri nasce a Ragusa il 4 ottobre 1986. Amante della natura, del suo territorio e degli argomenti archeologici, nel 2018 realizza, con la moglie Luana Dicunta, il documentario “Ragusa Terra Iblea”. Da allora si appassiona sempre più ai temi archeologici e decide di affrontare una sfida ancora più ardua, la realizzazione del documentario “Antica Trasversale Sicula - il cammino della dea madre”, sull’omonimo cammino archeologico di 650 km che attraversa l’intera isola.

Informazioni casa di produzione:

https://www.eternaljoymovies.com/

Altro (articoli dedicati al film, curiosità, approfondimenti):

https://livesicilia.it/2019/11/07/lantica-trasversale-sicula-nasce-un-docu-film-sul-cammino

Scheda a cura di: Fabio Fancello

Antica Trasversale Sicula
La locandina di “Antica Trasversale Sicula. Il cammino della Dea Madre”, prodotto da Eternal Joy Movies srls e per la regia di Francesco Bocchieri e Luana Dicunta

It's Naxos

It’s Naxos

“It's Naxos”, prodotto dal Parco Archeologico Naxos Taormina e per la regia di Francesco Gabellone, aprirà le proiezioni alla mattina di venerdì 15 ottobre alle ore 10:30, alla “Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea”, per la sezione Ragazzi e Archeologia.

It’s Naxos

Nazione: Italia

Regia: Francesco Gabellone

Consulenza scientifica: Maria Grazia Vanaria, Maria Costanza Lentini

Durata: 2’46”

Anno: 2019

Produzione: Parco Archeologico Naxos Taormina

Sinossi:

Il video ricostruisce in digitale la colonia greca di Naxos nella sua fase storica di V secolo a.C. sotto Ierone di Siracusa (474 a.C.), quando i cittadini di Naxos, insieme con quelli di Katane, furono espulsi e concentrati a Leontinoi. I Nassi poterono far ritorno nella città solo dopo la morte di Ierone nel 467/6 a.C. e la successiva caduta della tirannide.

It's Naxos

Trailer:

https://youtu.be/UIYuLvY5eUg

Informazioni regista:

Architetto e ricercatore all’Istituto di Nanotecnologia del CNR di Lecce. È fondatore e responsabile scientifico dell’Information Technologies lab dell’IBAM-CNR.

Svolge attività di ricerca finalizzata alla conoscenza, valorizzazione e fruizione dei Beni Culturali attraverso l’uso delle tecnologie informatiche, lo studio ricostruttivo 3D dei monumenti e dei paesaggi antichi, storytelling e comunicazione scientifica.

Informazioni casa di produzione:

https://www.parconaxostaormina.com

Scheda a cura di: Fabio Fancello


Lagaria Epeo Kleombrotos

Lagaria: tra Epeo e Kleombrotos storia e leggenda di una città della Magna Grecia

“Lagaria: tra Epeo e Kleombrotos storia e leggenda di una città della Magna Grecia”, prodotto da Itineraria Bruttii Onlus e per la regia di Paolo Gallo, proseguirà le proiezioni della mattina di venerdì 15 ottobre alle ore 10:30, come prima internazionale alla “Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea”, per la sezione Ragazzi e Archeologia.

Lagaria: tra Epeo e Kleombrotos storia e leggenda di una città della Magna Grecia

Nazione: Italia

Regia: Paolo Gallo

Consulenza scientifica: Paolo Gallo

Durata: 19’

Anno: 2021

Produzione: Itineraria Bruttii Onlus

Prima Internazionale

Sinossi:

Il docufilm ha come protagonista Kala, una fanciulla enotria il cui nome è stato rinvenuto su una coppa greca nella necropoli del sito che ci racconta la storia del suo popolo dall’arrivo di Epeo, costruttore del cavallo di Troia e fondatore di Lagaria, agli scontri con i Sibariti continuando con le feste, le danze e i riti in onore della dea Athena e dell’olimpionico Kleombrotos che si svolgevano sull’acropoli fino alla decadenza seguita alla caduta di Sybaris.

Lagaria Epeo Kleombrotos
Un fotogramma dal docufilm Lagaria: tra Epeo e Kleombrotos storia e leggenda di una città della Magna Grecia, , prodotto da Itineraria Bruttii Onlus e per la regia di Paolo Gallo

Trailer:

https://youtu.be/bRGL80Iaxfw

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

Parco Archeologico di Francavilla Marittima (CS), 12 giugno 2021(anteprima)

Informazioni regista:

Paolo Gallo è nato a Cosenza il 17/01/1966 dove vive e insegna Lettere.

Specializzato in Archeologia, dal 1990 si occupa di gestione e valorizzazione dei beni culturali con attività di living history, teatro, rievocazioni, docufilm e archeologia sperimentale.  Dal 2004 è direttore di Itineraria Bruttii onlus per la quale ha realizzato progetti di didattica dei beni culturali, di teatro classico antico, reading teatrali, una collana editoriale e alcuni docufilm a tema storico-archeologico.

Informazioni casa di produzione:

https://itinerariabruttii.it

Altro (articoli dedicati al film, curiosità, approfondimenti):

https://ecodellojonio.it/articoli/ecocult/2021/06/a-francavilla-marittima-il-docufilm-lagaria-da-epeo-a-kleombrotos-storia-e-leggenda

Scheda a cura di: Fabio Fancello


Nos vestiges - Our Remains

“Nos vestiges”, prodotto da Jacques Gerstenkorn e per la regia di Pierrick Chilloux, seguirà nelle proiezioni di giovedì 14 ottobre a partire dalle ore 17:30, come prima nazionale alla “Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea”, per la sezione Cinema e Archeologia.

 

Nos vestiges

Nazione: Francia

Regia: Pierrick Chilloux

Consulenza scientifica: Emma Bouvard-Mor

Durata: 24’

Anno: 2021

Produzione: Jacques Gerstenkorn

Prima Nazionale

Sinossi:

Emma Bouvard-Mor, archeo-antropologa del Servizio Archeologico di Lione, s’interroga sulle possibili e diverse destinazioni dei resti umani che porta alla luce, secondo prospettive sia scientifiche che etiche. “Nos Vestiges” esplora i diversi stadi del lavoro scientifico su antichi resti umani. Uno dei progetti del capo di Emma è quello di creare un ossuario archeologico in un cimitero di Lione. Durante il discorso di Emma, ci possiamo anche chiedere quale posto diamo ai defunti nelle nostre città.

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

30° Fête de la science, 2021

Informazioni regista:

Dopo la laurea in Arti performative specializzata in Cinema all’università di Poitiers, Pierrick continua i suoi studi con un Master in Cinema e Audiovisivi con un focus sulla produzione e la regia del Documentario Culturale all’università Lumière Lyon 2. Due anni al Conservatorio di Poitiers hanno contribuito a formare la sua predilezione per le tecniche miste. Inoltre, scrive e dirige spettacoli teatrali.

Informazioni casa di produzione:

https://ecoleanthropocene.universite-lyon.fr/jacques-gerstenkorn--196813.kjsp

Altro (articoli dedicati al film, curiosità, approfondimenti):

https://allevents.in/lyon/projection-rencontre-nos-vestiges/200021619176010

Scheda a cura di: Fabio Fancello

Nos vestiges
La locandina del film Nos vestiges, prodotto da Jacques Gerstenkorn e per la regia di Pierrick Chilloux