Milano: la mostra “Nudo armato” di Stefano Iannuso

01 Ottobre - 23 Dicembre 2020

Marset showroom, via dell’Annunciata, 29, Milano dal lunedì al venerdì h: 9 - 13 / 14.30 - 18.30

Vernissage:

01.10.2020 a partire dalle 17:00h

Nel rispetto delle norme anticovid, l’ingresso è consentito ad un massimo di 10 persone per volta.

Le visite si terranno con turni alle h: 17:00, 18:00, 19:00, 20:00.

Si prega di prenotare via whatsapp al numero 349-2664771 (Angelo De Grande) indicando il totale dei partecipanti e l’orario di visita.

Stefano Iannuso Nudo armatoDopo mesi di paure e incertezze, in attesa di riprendere il progetto Art in Light, Marset Italia e Sudestasi contemporanea continuano la loro collaborazione e presentano Stefano Iannuso - “Nudo armato”, personale fotografica dell’artista siciliano con base a Milano, a cura di Sarah Campisi nello showroom Marset in via dell’Annunciata, 29.

Più di ogni altra cosa, questo periodo ci ha fatto riflettere intensamente sul concetto di casa, l’importanza dello spazio che ci costruiamo intorno e sul ruolo che investe nella nostra vita e nella serenità della nostra esistenza.

Nudo armato” indaga e cerca di sviscerare queste sensazioni tramutate in convinzioni, mettendo in relazione due tipologie di fotografia apparentemente opposte, ma in realtà molto, forse troppo, simili.

Il minimalismo delle architetture, le geometrie asettiche delle facciate, la sinuosità dei corpi nudi, l’intimità delle curve, trovano il loro spazi all’interno dei saloni marset dove i contrasti del bianco e nero delle fotografie trovano piena armonia con il light design dell’azienda catalana.

 

Stefano Iannuso

Siracusano con base a Milano, inizia la sua ricerca fotografica nel 2013 da autodidatta. Con un linguaggio espressivo basato sull’uso del bianco e nero, dai contrasti forti e definiti, trova il suo spazio a Milano, dove vive e lavora, dopo 5 anni passati a Londra.

La sua produzione spazia dalla street photography, all’architettura, ai ritratti per arrivare ai nudi rigorosamente senza volto.

I dettagli di palazzi, corpi, volti, familiari all’immaginario collettivo, si decontestualizzano nel minimalismo della composizione e diventano specchio di quel sentimento di spaesamento alla perenne ricerca della bellezza in una società in profondo mutamento che riflette le nuove generazioni.

 

Si ringrazia l'organizzazione per locandina e comunicato stampa della mostra “Nudo armato” di Stefano Iannuso


Trio di Dacia Maraini

Trio di Dacia Maraini, un concerto a due voci

Dacia Maraini, durante il lockdown, è tornata a scrivere della sua amata Sicilia, creando un romanzo storico, collegato a doppio filo con il suo libro più celebre, La lunga vita di Marianna Ucrìa: il nuovo romanzo (breve), Trio è ambientato tra Messina e la campagna intorno alla città nel 1743, anno della pestilenza, che massacrò gran parte della popolazione urbana.

Trio, però, non è la narrazione di una terribile epidemia, ma è la storia di un triangolo di amicizia e di amore. La trama è apparentemente semplice: una donna, Agata, scopre che il marito ha una relazione con la di lei migliore amica, Annuzza. Le scelte narrative e stilistiche, però, sviluppano questa idea quasi banale in modo inaspettato, trasformandola in altro. Innanzitutto c'è da notare che, a dispetto del titolo, le voci narranti sono soltanto due, quelle di Agata e Annuzza. Le due donne, scambiandosi continue lettere, raccontano la loro storia ed emergono dalle pagine come donne indipendenti, colte e innamorate. Il legame fortissimo tra le due, che risale al tempo in cui entrambe hanno studiato nello stesso collegio di suore, è più importante della gelosia e del tradimento: per questo le loro scritture, nei momenti gioiosi dell'amore e in quelli cupi dell'abbandono, sono sempre sincere. Il loro rapporto è un inno alla vita, contro un mondo fuori che sta morendo.

A differenza di Marianna Ucrìa, Agata e Annuzza sono due donne nostre contemporanee, che sentiamo vicine e che ci appaiono fuori dal loro tempo, non solo per la loro ricchissima cultura, ma soprattutto per la loro capacità di autocoscienza e per il grado di consapevolezza. Ed è proprio questa una caratteristica del romanzo: i personaggi femminili, anche quelli muti, come Suor Mendola, l'istitutrice che ha insegnato alle protagoniste la storia attraverso il ricamo e che sarebbe voluta essere pittrice, sono tutti molto moderni. Al contrario i personaggi maschili, anche quando dipinti in modo simpatetico, come Girolamo, l'uomo bello e tormentato amato da entrambe le protagoniste, sono più legati al loro tempo, quasi fossero incapaci di uscirne. Anche il linguaggio e la sintassi delle due donne, così diretta e acuta, ci fanno pensare ai linguaggi di oggi e ci rendono le narratrici molto più vicine.  Sembra quasi che in questa novella l'autrice abbia voluto costruire una metafora delle dinamiche tra femminismo e patriarcato. E l'ha fatto senza che l'ideologia impedisca di vedere le contraddizioni e le mille sfumature dell'animo umano.

A riportarci, invece, alla Storia ci pensa il contesto, questa epidemia di peste vissuta tra impotenza, terrore e superstizione e che strizza l'occhio un po' a Manzoni e un po' a Vassalli. Ci pensa anche la scelta della forma epistolare, una scelta coraggiosa e che richiama volutamente le modalità dei grandi romanzi settecenteschi e illuministi, da Julie ou La nouvelle Héloïse a Pamela or the virtue rewarded.

Trio è un libro che si legge tutto d'un fiato, breve e intenso, dove domina soprattutto l'equilibrio: quello che per prime tentano, a volte con grande fatica, di mantenere le due protagoniste.

Maraini Dacia Trio copertina
La copertina del romanzo Trio di Dacia Maraini, pubblicato da Rizzoli (2020) nella collana Narrativa italiana

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


Scardanelli accordo

Scardanelli, l'estate del nostro scontento: "L'accordo. Era l'estate del 1979"

Il dolore ci costituisce in misura maggiore di ciò che pensiamo: è la spina dorsale della consapevolezza

A ventisette anni avverto un certo timore nel parlare di un libro scritto da un autore che ha la stessa età di mio padre. Non è solo la paura di confrontarsi con qualcuno che ha più di trent'anni di te, ma la reverenza di saggiare le parole di uno spirito che ha attraversato la storia (S minuscola, perché ci sono le storie intime, gli anni del crepuscolo ideologico, le storie dimenticate).

Paolo Scardanelli L'accordo. Era l'estate del 1979 (Carbonio Editore)
La copertina del romanzo di Paolo Scardanelli, L'accordo. Era l'estate del 1979pubblicato (2020) da Carbonio Editore nella collana Cielo stellato

Paolo Scardanelli è entrato a gamba tesa, sulla mia testa, in un pomeriggio di settembre, fallo tattico o irruenza agonistica non saprei dirlo, ma i segni dei suoi tacchetti semantici sono impressi, tant'è che sto scrivendo una delle rarissime recensioni a "caldo", ovvero immediatamente dopo aver concluso L'accordo. Era l'estate del 1979.

Il romanzo d'esordio di Scardanelli è un'ode dagli accordi volutamente cacofonici e melanconici:

le note dolcemente depensate, malinconiche, intensamente leggere che il grande pianista distillava riempivano l'aere, rimbalzavano su mobili e stucchi, su arredi e porte, su tappeti e divani, per finire a lambire la figura abbandonata di Andrea. (p. 187)

Un esempio della prosa ariosa e ambiziosa di Scardanelli, che evoca tempi passati e destrutturati, anzi masticati dalle fauci del crepuscolo ideologico della fine degli anni '70.  La trama riveste gli stilemi riconoscibili del romanzo d'amicizia, quello di impegno civile (chi scrive ne ha letti tanti, da Volponi a Trevisan), ma ci sono echi manganelliani dalla tetra potenza universale:

Pensa cosa sarebbe un orgiastico universo nel quale ogni atomo avesse trovato il suo battito di ciglia, il suo proprio compimento. L'apoteosi del contrario. Potrebbe davvero sostenerlo l'universo un tale impatto vitale? Non soccomberebbe  all'insensato flusso delle passioni? (p. 214, secondo me una piccola centuria di Manganelli)

Torniamo alla trama, ovvero la storia dell'amicizia tra Andrea e Paolo che viene contorta e contesa dalle potenze ctonie del tempo e del cambiamento, della sacra alterità che non si può addomesticare con nessun mezzo. Il destino di due ragazzi-uomini in continuo burn-out  ansiogeno per un futuro nebuloso, senza stelle o soli iridescenti. Eclissi totale di un'estate shakesperiana che ha il lezzo dello scontento di Riccardo III (ma salutiamo anche Steinbeck). Il De amicitia di Cicerone viene stravolto, o compreso in pieno, a voi il giudizio, di certo c'è l'esegesi modernista delle Lettere Morali a Lucilio. Ho visto tanto Seneca in questo romanzo, perché non ci sono rapporti amicali solo per fini utilitaristici (aristotelicamente parlando) ma perché l'uomo stringe legami a prescindere, c'è l'istinto verace che ottenebra i sensi fino a portare a quell'amicizia folle, tipicamente senecana, che si può chiamare amore.

https://it.wikipedia.org/wiki/Lucio_Anneo_Seneca#/media/File:Seneca-Cordoba.jpg
Statua di Seneca a Cordova, foto di Gunnar Bach Pedersen, in pubblico dominio

Scardanelli fa male, spesso ci sono fraseggi laceranti che fanno colare sangue e il pus delle infezioni dell'anima. Un romanzo che non avrebbe, secondo il mio modesto avviso, niente da invidiare ai finalisti Strega o ad altri premi. Vera letteratura del disincanto, morte precoce di qualsiasi fanciullo, imperiale decadenza delle strutture utopiche post anni '60: un mondo simile racconta Scardanelli con una prosa ampia, densa, a volte impenetrabile grazie a una linea Maginot di richiami, citazionismi e mitologemi letterari polifonici.

C'è l'Italia, patria o wasteland, terra del devasto e della fuga, culla di migrazioni omeriche e vaneggiamenti beat. Ho percepito così tanta cultura, merito di una ricchissima e bulimica prosa, che è impossibile fare una summa degli autori percepiti nel testo. In questo romanzo si passa da Bufalino a Thomas Mann, da Kerouac a Jünger, ma sempre saldamente ancorati alle "pendici dell'Etna", ultimo other world dal sapore utopico protetto dai custodi dei drammaturghi greci. Così Scardanelli, come un vero siciliota sulla piana d'Imera, difende un'identità di "sicilitudine" grazie a un mix-up platonico-pirandelliano.

https://it.wikipedia.org/wiki/Etna#/media/File:Etna_cima.JPG
La cima dell'Etna. La Sicilia è protagonista del romanzo di Paolo Scardanelli, L'accordo. Era l'estate del 1979. Foto di Andrea Fontanelli, CC BY-SA 3.0

Fa male pensare a questi anni lontani dalla mia generazione, chiamiamola era della morte delle illusioni, lampante dichiarazione di fallimenti politici e individuali, l'era antropologica dei senza qualità di Robert Musil. Riassumere Scardanelli in vacue opinioni lo trovo personalmente limitante, significa raggiungere la luna per recuperare la ragione di Orlando volando su una navicella di carta. Il respiro della prosa di Scardanelli è il punto di forza del romanzo, che potrebbe prendersi il lusso di siglare una non-storia, che invece è ieratica e impervia, pericolosa e affilata così sfrontata da allontanarsi dal panorama italiano.

La "Ricerca" è l'unico romanzo che s'approssima davvero all'esistenza, consciamente ne vive i tempi e l'assoluta precarietà, che pensa e vive la vita come un eterno crepuscolo nel quale è inscritto il nostro dovere conoscitivo che, unico, ci salverà dalla dannazione.

La storia di amicizie che collimano nella totale disillusione politica, questo e  molto altro ci aspetta nel romanzo di Paolo Scardanelli, L'accordo. Era l'estate del 1979, edito da quella frizzante realtà di Carbonio Editore.

Scardanelli accordo
Foto di Sasin Tipchai

Il libro recensito è stato cortesemente fornito dalla casa editrice.


Apulia Contemporary Art Prize 2020: oggi l'apertura

Sabato 5 settembre 2020 alle ore 18.30 presso la sede di Bibart Biennale, Chiesa di Santa Teresa dei Maschi, a Bari, si terrà l’apertura dell’Apulia Contemporary Art Prize 2020, mostra concorso organizzata dall’Associazione di Promozione Sociale FEDERICO II EVENTI, VALLISA Cultura, BIBART Biennale in collaborazione con ass. I bisbiglii dell’Anima e con i patrocini di Comune di Bari e Comune di Gioia del Colle.
All’evento saranno presenti l’Assessore alle politiche culturali e turistiche della città di Bari Ines Pierucci e il Prof. Paolo Ponzio coordinatore del piano strategico Cultura della Regione Puglia.

Miguel Gomez direttore del premio spiega le motivazioni dello stesso: in questo tempo incerto, che ne è del grande calderone di mezzi espressivi dell’arte? Domanda provocatoria, in cui non si ha la consapevolezza di poter dare risposte, per la complessità del tema, e un po’ perché le uniche risposte dovranno essere affidate agli stessi artisti, in sintesi, solo l’arte potrà dire cosa sarà dell’arte dopo la pandemia.

Ci troviamo ad osservare un mondo dove il caos comunicativo ha creato la non-estetica, e a un primo sguardo ci stiamo accorgendo che l’arte si è chiusa in un mondo esclusivo e che non include, un mondo indecifrabile dove il linguaggio alieno e incomprensibile è divenuto padrone. Tutto questo prima del covid era tollerato e accettato senza euforia ma con rassegnazione, oggi nel forse dopo covid questi linguaggi ci auguriamo di non accettarli più, siamo convinti che l’arte per continuare a essere tale deve necessariamente cambiare. Apulia contemporary art prize è una mostra concorso che ha per tema, “La bellezza ritrovata”. in questa fase di lenta ripresa dopo la tragedia del virus dobbiamo rivedere il mondo con occhi diversi, l’intento è quello di osservare queste opere con occhi rinnovati, uno sguardo indietro per proiettarci nel futuro.

In esposizione 54 artisti con opere provenienti da Puglia, Basilicata, Sicilia, Lazio, Valle d’Aosta, Lombardia, Abruzzo, Veneto.

Monica Abbondanzia, Lusa (Sergio Abbrescia), Milena Achille, Maria Bitetti, Damiano Bitritto, Francesca Brivio, Roberto Capriuolo, Antonio Caramia, Francesco Cardone, Cesare Cassone, Marco Ciccarese, Pasquale Conserva, Anna Cristino, Pasquale dalle Luche, Emanuela de Franceschi, Arcangela di Fede, Raffaella Fato, Canio Franculli, Germana Galdi, Nancy Gesario, Mara Giuliani, Roberta Guarna, Mina Larocca, Rosa Leone, Gabriele Liso, Antonella Lozito, Andrea Mangia, Cesare Maremonti, Nilde Mastrosimone de Troyli, Alessandro Matassa, Giuseppe Miglionico, Mimmo Milano, Toy Blaise (Biagio Monno), Giancarlo Montefusco, Domenico Morolla, Sante Muro, Pasquale Palese, Francesca Paltera, Alessandra Peloso, Angela Piazza, Gina Pignatelli, Biagio Pisauro, Marialuisa Sabato, Annalisa Schirinzi, Valentina Scrocco, Carmen Toscano, Giuseppe Toscano, Anna Troyli, Vito Valenzano, Dino Ventura, Tommaso Maurizio Vitale, Vittorio Vertone, Valentina Zingaro, Valeria Zito, Barbara Zuccarino.

Apulia Contemporary Art Prize 2020

Il premio prevede l’allestimento di un’importante esposizione itinerante composta da due mostre. La prima presso la Chiesa seicentesca di Santa Teresa dei Maschi di Bari dal 5 al 19 settembre e la seconda a Gioia del Colle dal 26 settembre al 4 ottobre nel chiostro di palazzo San Domenico.

Orari di apertura mostra di Bari dal martedi al sabato ore 10.30/13.00 – 16.00/19.00 Domenica e lunedi chiuso

Testo e foto sull'Apulia Contemporary Art Prize 2020 dall'Ufficio Stampa BIBART Biennale


Capo Mulini Ognina relitti

A Catania si ispezionano i fondali: due relitti di epoca romana a Capo Mulini e Ognina

A Catania è appena stata effettuata una campagna di controllo dello stato conservativo di diverse anfore e tegole, presenti in due differenti relitti inabissatisi in epoca romana, rispettivamente a Capo Mulini e Ognina. 

Il primo relitto - segnalato nel 2009 e completamente rilevato nel 2016 - si trova ad una profondità di circa 55 metri e presenta centinaia di anfore di 5 tipologie diverse, che contenevano probabilmente vino, databili tra la fine del II secolo a.C. e la metà del I secolo a.C. 

Il secondo, invece, è conosciuto fin dal 1986 e si trova ad una profondità di circa 40 metri, nei pressi di Ognina. Esso trasportava un carico di tegole rettangolari di grosso modulo (66 x 50 cm), con i bordi ad alette ripiegate e coppi semicircolari. 

Questo relitto non è stato mai studiato con metodicità scientifica, per cui è stata effettuata una valutazione dell’area di dispersione e delle condizioni di giacitura del carico, con le stesse modalità attuate per il primo. 

Foto dalla Regione Siciliana

La Soprintendenza del Mare, in collaborazione con il 3° Nucleo Subacqueo della Guardia Costiera di Messina, diretto dal comandante Giuseppe Simeone e supportato da mezzi nautici della Capitaneria di Porto di Catania e dell'Ufficio Circondariale Marittimo di Riposto, ha proceduto ad esplorare mediante ROV – un veicolo filoguidato dalla superficie in grado di immagazzinare immagini - i fondali di Capo Mulini e Ognina per monitorare e controllare il carico delle due navi. 

Le operazioni di indagine sono state coordinate dall'archeologo della Soprintendenza del Mare, Nicolò Bruno, supportato da Teresa Saitta, archeologa esterna e grande conoscitrice dei fondali catanesi, e da Alessandro Barcellona, esperto subacqueo locale. A controllare l’andamento dell’immersione è intervenuto direttamente il comandante del nucleo subacqueo della Guardia Costiera, che ha messo a disposizione il ROV per verificare in situ le condizioni dei due relitti.

Il patrimonio scoperto viene lasciato per la maggior parte sui fondali marini, come testimonianza della consistenza e tipologia dei giacimenti archeologici rinvenuti, e in linea con le direttive Unesco, che suggeriscono di non prelevare dal fondale reperti, qualora sia possibile la loro fruizione e la salvaguardia del bene stesso sul luogo. 

Anche per migliorare la qualità delle indagini e l'attività della SopMare è in programma il potenziamento di un sistema di telerilevamento che favorisca una migliore indagine dei relitti.

Commenta così l’archeologo Nicolò Bruno: “Poter operare a quelle profondità con un veicolo munito di telecamera subacquea e monitor ci ha consentito di valutare le condizioni del giacimento archeologico e di indirizzare l'operatore ROV su aree particolarmente importanti per una più approfondita comprensione del relitto. Particolarmente preziosa si è rivelata anche in questo caso la collaborazione con il Nucleo Subacqueo della Capitaneria di Porto grazie alla quale - dopo anni dalla scoperta del relitto – è stato possibile verificare che il carico di anfore si mantiene abbastanza integro, come anche tutti gli elementi in piombo delle ancore e la tubazione plumbea relativa alla pompa di sentina lunga ben 4 metri, che sono rimasti nella stessa posizione di giacitura del 2016”.

Commenta così la Soprintendente del Mare, con Valeria Li Vigni: “La scelta di effettuare una ricognizione sui due relitti è stata dettata anche dalla necessità di acquisire elementi utili a creare itinerari subacquei per un turismo particolare, considerato che nella zona vi sono diving che hanno tutte le caratteristiche per poter operare in profondità. L'attività della SopMare è costantemente orientata alla ricerca, tutela e manutenzione degli itinerari e dei siti individuati, che vengono protetti attraverso ordinanze di interdizione che provvediamo a richiedere alla Capitaneria di Porto. Il primo relitto, anche se posto a notevole profondità, è in condizione di essere visitato senza alcun intervento, poiché il carico anforario è visibile e ben conservato. Il relitto delle tegole, invece, come constatato dalla ricognizione e dalla documentazione prodotta, ha bisogno di una sostanziale pulitura che servirebbe a far emergere le numerose tegole che, anche se coperte da sabbia, appaiono essere impilate. In quest'ultimo caso non ci troviamo davanti a un vero e proprio scavo subacqueo, ma ad un intervento che, oltre a consentire una migliore fruizione, permetterebbe di studiare più approfonditamente il sito, ritrovando elementi utili per una più precisa datazione della nave e del suo carico”. 

L’archeologia subacquea si conferma un’attività particolarmente strategica e importante dell’azione culturale del Governo regionale, sulla quale ha operato dapprima Sebastiano Tusa, e sta continuando ad operare con crescente impegno l’assessore dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, Alberto Samonà, che, attraverso la Soprintendenza del Mare, sta cercando di operare la messa a rete e la valorizzazione degli itinerari che si trovano lungo la costa siciliana e che potrebbero rendere la nostra Isola una delle mete ambite del turismo subacqueo, grazie anche al considerevole numero di aree rilevate e censite. 

Capo Mulini Ognina relitti
Foto di Alessandro Pagano

 

Immagini sui relitti da Capo Mulini e Ognina dalla Regione Siciliana, dalla Soprintendenza del Mare e Alberto Samonà.


Bifest - Una notte con La ragazza con la pistola

Il Bifest (Bari International Film Festival) è riuscito a dare il via alla sua undicesima edizione, nonostante le mille difficoltà nate dall'emergenza Covid-19. Spostato da una cornice primaverile ad una cornice tardo estiva, il Bifest ha espugnato il capoluogo barese per inondarlo di cinema grazie ad un programma ricco di anteprime e incontri.

La prima giornata è iniziata con il saluto e ricordo di due maestri: Ennio Morricone, le cui musiche sono state riprodotte per tutta la giornata; Mario Monicelli, il regista deceduto dieci anni fa a cui è dedicata questa edizione del festival.

La giornata è iniziata alle 11.30 con la presentazione della mostra fotografica dedicata a Monicelli, visibile presso il Teatro Margherita. Le ore successive, invece, sono state governate dalle proiezioni di film quali: Semina il vento (Daniele Caputo); È arrivato il cavaliere (Mario Monicelli); Free country (Christian Alvart); Hammamet (Gianni Amelio). Grande conclusione della giornata è stata la proiezione in Piazza Prefettura del film La ragazza con la pistola di Mario Monicelli.

Bifest la ragazza con la pistola
Foto di Sabrina Monno

Ennio Morricone e Alberto Sordi

Prima dell'inizio della proiezione del film, Felice Laudadio (il direttore del festival) ha presentato una serie di tributi dedicati alle personalità del cinema che ci hanno lasciato. Il primo ricordo è stato dedicato ad Alberto Sordi, nato cento anni fa. Il regista Marco Cucumia ha realizzato un piccolo cortometraggio in onore dell'attore romano dal titolo Il silenzio di Alberto.

Il corto mostra alcune immagine prese dai vari set, in cui vediamo un Alberto Sordi pacato e silenzioso. Dopo queste mute immagini è arrivata la musica di Morricone. Il Bifest ha montato un cortometraggio per rendere omaggio al compositore scomparso. Sul grande schermo sono apparse le immagini della scorsa edizione del Bifest, in cui Ennio Morricone ottenne le chiavi della città di Bari.
La cerimonia iniziale, diretta da Laudadio e dalla regista tedesca Margarethe Von Trotta, ha dato ufficialmente inizio al Bifest.

Bifest la ragazza con la pistola
Locandina del film La "ragazza" con la pistola, per la regia di Mario Monicelli, protagonista delle prime ore di Bifest

La ragazza con la pistola - L'importanza del restauro al Bifest

Il film La ragazza con la pistola (1968) è stato il primo film che ha reso Monica Vitti un'attrice comica. La Vitti, precedentemente musa di Michelangelo Antonioni per la sua trilogia sull'incomunicabilità, viene scelta da Monicelli per un ruolo totalmente differente. La ragazza con la pistola è, infatti, un classico esempio di commedia all'italiana. Bisogna precisare che il concetto di commedia all'italiana negli anni successivi al boom economico, si identifica in un genere specifico che tende a fare dell'umorismo sui classici stereotipi italiani.

Assunta (Monica Vitti) è una giovane ragazza siciliana che viene sedotta da Vincenzo (Carlo Giuffré) per poi essere abbandonata. Essendo nata in una famiglia di sole donne, Assunta non ha un padre che possa vendicarla e restituirle l'onore perduto, così la madre e le sorelle le dicono di farsi giustizia da sola. Vincenzo fugge in Inghilterra per trovare fortuna e Assunta, munita di pistola nella borsetta, gli corre dietro.

Dalla Sicilia retrograda ci troviamo catapultati dell'Inghilterra del beat e della minigonna. Assunta, inizialmente, non comprende questo modo di vivere e si scontra più volte con le persone che la aiuteranno durante questo folle inseguimento. Assunta e Vincenzo si inseguono per tutta l'isola, fino al momento in cui Assunta si rende conto che concetti come "vendetta" e "onore" non fanno più parte di lei e deciderà, infine, di diventare parte della sfavillante Swinging London.

La versione proiettata in Piazza Prefettura è stata restaurata dalla Cineteca Nazionale
Il restauro ha reso possibile il recupero di colori nitidi e di un'audio decisamente migliore. Soprattutto, il restauro continuo di film ci permette di viaggiare nel tempo, permettendo anche alle generazioni future di poter godere di spettacoli del passato.

Bif&st Bari International Film Festival 2020
© Pino Settanni – Luce Cinecittà

A lu cielu chianau

A lu cielu chianau, per la regia di Daniele Greco e Mauro Maugeri, racconta della comunità di Randazzo, che ogni anno sfila per il 15 agosto, festa dell'Assunzione della Vergine Maria.

Ne parleremo a Piazza San Paolo di Palazzolo Acreide, domenica 23 agosto 2020, durante la manifestazione Riflessi: riti dal passato e immagini del presente, organizzata dall'associazione Meraki e Archeoclub d'Italia di Palazzolo Acreide.

A lu cielu chianau

Nazione: Italia

Regia: Daniele Greco, Mauro Maugeri

Durata: 11'

Anno: 2015

Produzione: Associazione culturale “Scarti”

A lu cielu chianau

SinossiRandazzo, borgo medievale ai piedi del Monte Etna. Venticinque bambini, vestiti da angeli e santi, sono sollevati su un palo di legno di 18 metri. Per centinaia di anni, l'intera comunità ogni anno sfila per il 15 agosto, festa dell'Assunzione della Vergine Maria.

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

    • Short Film Corner di Cannes, 2015
    • Apchat International Film Festival, ed. 2015
    • Festival Traces de Vies, ed. 2015
    • Festival del cinema di frontiera di Marzamemi (SR), ed. 2015
    • Corti di sabbia, Quercianella (LI), ed. 2015
    • Corto di sera, Itala (ME), ed. 2015
    • Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea (CT), ed. 2017

Premi e riconoscimenti:

    • Premio migliore regia a Corti di sabbia, Quercianella (LI), ed. 2015
    • Premio A.P.P.A.C.U.V.I. al Cerano Film Festival (CO), 2015
    • Menzione speciale della giuria al Festival del Cinema di Frontiera di Marzamemi (SR), 2015
    • Premio "Giovannello da Itala" a Corto di Sera, Itala (ME), ed. 2015
    • Menzione speciale al XXV Festival Traces de Vies, 2015
    • Menzione speciale premio “I love Gai”, Festival del cinema di Venezia, ed. 2016

I registi:

Daniele Greco è un videomaker e fotoreporter freelance. Nato nel 1980, ha sviluppato una speciale passione per il documentario pur continuando a lavorare nella realizzazione di video aziendali e industriali e nel campo della formazione ai linguaggi cine-televisivi. Dopo gli studi universitari si è dedicato inizialmente al giornalismo, lavorando come filmmaker a due edizioni del programma tv “Tetris”, andato in onda su La7. È impegnato da anni anche in ambito fotografico, con una ricerca sul rapporto tra l’estetica metropolitana e gli individui che la vivono. Ha collaborato anche con diverse agenzie fotografiche, pubblicando le sue foto su l'Espresso, Panorama, Tempi, La Stampa, Il Sole 24 ore, La Repubblica, Oggi, Il Giornale, Libero, Metro. Dal 2005 è il responsabile della comunicazione esterna del festival Magma - mostra di cinema breve.

Mauro Maugeri è nato a Catania nel 1981 ed è l’autore di diversi documentari brevi di carattere sociale e antropologico con i quali ha partecipato a festival nazionali e internazionali. Neis uoi lavori si occupa di tutti gli aspetti produttivi, in particolar modo della scrittura, della regia e della fotografia. Dal 2005 è socio dell’associazione culturale “Scarti”, promotrice di Magma – mostra di cinema breve, di cui è stato Direttore Tecnico dal 2006 al 2010. Si occupa anche di formazione al cinema e alla comunicazione, attraverso laboratori di produzione audiovisiva per adulti e ragazzi e la realizzazione di documentari partecipati. Ha collaborato con RAI, Mediaset, Sky, Fondazione Vodafone Italia, ENI-Snam, Centro Sperimentale di Cinematografia e Fondazione con il Sud. È il responsabile delle attività culturali del Comitato Territoriale dell’ARCI Catania e membro della Presidenza Nazionale di UCCA (Unione Circoli Cinematografici dell’ARCI).

Produzione:

www.associazionescarti.com

Scheda a cura di: Fabio Fancello


Il giorno del muro

Il giorno del muro, per la regia di Daniele Greco, racconta della festa del Santo un borgo di montagna nel cuore della Sicilia, occasione per offrire i frutti della terra e rivivere un rito dalle origini antiche.

Ne parleremo a Piazza San Paolo di Palazzolo Acreide, domenica 23 agosto 2020, durante la manifestazione Riflessi: riti dal passato e immagini del presente, organizzata dall'associazione Meraki e Archeoclub d'Italia di Palazzolo Acreide.

Il giorno del muro

Nazione: Italia

Regia: Daniele Greco

Durata: 14'

Anno: 2017

Produzione: Associazione culturale “Scarti”

Il giorno del muro

Sinossi: Tre cose sottili sono il maggior sostegno del mondo: il sottile rivolo di latte dalla mammella della mucca dentro il secchio; la foglia sottile del frumento ancora verde sulla terra; il filo sottile sulla mano di una donna industriosa”. The Triads of Ireland (IX secolo)

In un borgo di montagna nel cuore della Sicilia, la festa del Santo è l’occasione per offrire i frutti della terra e rivivere, nella ripetizione di gesti atavici, un rito dalle origini antiche, che mescola miti religiosi a costumi tribali.

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

    • Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea (CT), ed. 2017
    • Festival du Film Documentaire Traces de Vies, ed. 2017
    • Roma Cinema doc, ed. 2018
    • Festival Terra di Cinema, Tremblay En France, ed. 2018

Premi e riconoscimenti:

    • Prix de la Création al Festival du Film Documentaire Traces de Vies, ed. 2017
    • Premio miglior documentario italiano al Roma Cinema Doc, ed. 2018
    • Premio miglior cortometraggio al Festival Terra di Cinema, Tremblay En France, ed. 2018

Il regista: Daniele Greco è un videomaker e fotoreporter freelance. Nato nel 1980, ha sviluppato una speciale passione per il documentario pur continuando a lavorare nella realizzazione di video aziendali e industriali e nel campo della formazione ai linguaggi cine-televisivi. Dopo gli studi universitari si è dedicato inizialmente al giornalismo, lavorando come filmmaker a due edizioni del programma tv “Tetris”, andato in onda su La7. È impegnato da anni anche in ambito fotografico, con una ricerca sul rapporto tra l’estetica metropolitana e gli individui che la vivono. Ha collaborato anche con diverse agenzie fotografiche, pubblicando le sue foto su l'Espresso, Panorama, Tempi, La Stampa, Il Sole 24 ore, La Repubblica, Oggi, Il Giornale, Libero, Metro. Dal 2005 è il responsabile della comunicazione esterna del festival Magma - mostra di cinema breve.

Produzione:

www.associazionescarti.com

Scheda a cura di: Fabio Fancello


Riflessi: riti dal passato e immagini del presente

Sabato 22 e domenica 23 agosto, piazza San Paolo
RIFLESSI: RITI DAL PASSATO E IMMAGINI DEL PRESENTE
Una rassegna documentaristica per l’associazione Meraki

Riflessi riti dal passato e immagini del presente Palazzolo AcreideScenario di eccezione per quella che, inaspettatamente, si è trasformata in una manifestazione mensile per la giovane associazione Meraki di Palazzolo Acreide. Sarà, infatti, sul suggestivo sagrato della Basilica UNESCO di San Paolo che si realizzerà Riflessi: riti dal passato e immagini del presente; rassegna di documentari che, dopo molti anni, ritornano a Palazzolo.

Si comincia sabato prossimo, a partire dalle 21, con la proiezione di due documentari, "Di cu semu – Reportage su rituali e sopravvivenze popolari”, prodotto dall'associazione Aditus in rupe e dal Museo Etnografico "Nunzio Bruno", e “Τά ϒυναικεία – Cose di donne”, prodotto dalla Fine Art Produzioni. Saranno presenti anche i registi delle due opere, rispettivamente Salvatore Russo e Giuppi Uccello e Lorenzo Daniele. Quest’ultimo e l’archeologa Alessandra Cilio, anch’ella presente all’evento, sono anche i direttori artistici della Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea, giunta ormai alla decima edizione, tra i partner della manifestazione, insieme alla testata giornalistica ClassiCult.

La manifestazione, realizzata anche in collaborazione con la locale sede dell’Archeoclub d’Italia, continua domenica 23 agosto con un momento seminariale dal titolo “Terra, Mare, Vento, Cielo, Lava – Il Cinema di Vittorio De Seta” e curato da Alessandro De Filippo, docente di Tecnica della Rappresentazione Audiovisiva presso l’Università di Catania. A conclusione dell’intervento, saranno proiettate due delle opere del regista siculo-calabrese, “Parabola d’oro” e “Pasqua in Sicilia”. La serata continuerà con la proiezione del documentario di Daniele Greco e Mauro MaugeriA lu cielu chianau” e del documentario “Il giorno del muro” firmato ancora da Greco. Ospite della serata sarà il regista netino Francesco Di Martino.

Riflessi riti dal passato e immagini del presente Palazzolo AcreideL’evento, a partecipazione gratuita, si terrà nel rispetto delle linee guida anti-COVID-19, con posti a sedere distanziati e limitati e obbligo di indossare la mascherina.

Palazzolo Acreide, 19 agosto 2020

Testi e immagini (ove non indicato diversamente) dall'Associazione Meraki per la manifestazione Riflessi riti dal passato e immagini del presente Palazzolo Acreide

La Basilica San Paolo a Palazzolo Acreide, foto di Davide Mauro, CC BY-SA 4.0

Alessandro De Filippo, classe 1971, è docente di Tecnica della rappresentazione audiovisiva presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, e ha insegnato anche Storia e critica del cinema e Televisione e linguaggi multimediali presso lo stesso dipartimento. Collabora con l’Accademia di design e arti visive Abadir ed è docente di ruolo presso il CPIA Catania 1. Con la WebTV dell’ateneo catanese ha realizzato il MOOC (Massive Open Online Course) di Tecnica della rappresentazione audiovisiva, attualmente disponibile sul portale di Zammù Multimedia.

Ha alle sue spalle un dottorato di ricerca dal titolo “La Sicilia di Ugo Saitta. Il cinema documentario siciliano come fonte di analisi storica” e un assegno di ricerca dedicato allo “Studio sulla produzione documentaria in Sicilia dal secondo dopoguerra agli anni Settanta per la salvaguardia del patrimonio culturale”.

Ha in attivo diverse pubblicazioni, come “Idioteque. L’11 settembre nell’immaginario cinematografico Occidentale”, pubblicato da Bonanno Editore nel 2011, “Apocalypse When? Il minuto e fragile corpo dell’uomo. Tre casi studio sulle logiche dello Spettacolo”, pubblicato dalla Società di Storia Patria della Sicilia Orientale nel 2013, “Walkers and Biters. L’invasione del nemico disumano in The Walking Dead. Formule narrative e schemi interpretativi”, pubblicato da Euno Edizioni nel 2015 e “Per una speranza affamata. Il sogno industriale in Sicilia nei documentari dell’ENI”, pubblicato per Edizioni Kaplan nel 2016.

Francesco Di Martino è un fotografo freelance, nato a Noto (SR) nel 1982. Nel 2007 è stato l’ideatore e autore del progetto collettivo “Impressioni Siciliane (scomposte)”, mostra fotografica, di video-installazioni e poesie sulla Sicilia sud-orientale, per la quale ha realizzato un tour espositivo a carattere regionale, nazionale e internazionale che nel 2008 ha toccato le città di Roma, Bologna, Milano, Helsinki e Monaco di Baviera.

Nel febbraio 2008 ha intrapreso la lavorazione del suo primo lavoro personale, il film documentario “U Stisso Sangu – storie più a sud di Tunisi”, concepito per la produzione e distribuzione dal basso, ricoprendo il ruolo di autore, operatore e regista. Grazie a questo lavoro è stato ospite, nel 2009, al cineforum del GRIDAS di Scampia. L’incontro ha favorito la realizzazione del libro fotografico “Sulle tracce di Felice Pignataro”, tributo al muralista e fondatore del GRIDAS nel quartiere napoletano, prodotto attraverso la piattaforma produzionidalbasso.com, con oltre 220 co-produttori.

Nel maggio 2011 ha pubblicato, insieme a Rosario Cauchi, Massimiliano Perna, Giorgio Ruta e Giuseppe Portuesi, il libro “I volti del primo Marzo”, edito da Marotta&Cafiero editori.

Nel 2015 gira il film “Gleno. Dove finisce la valle”, dedicato alla Val di Scalve, colpita nel 1923 dal terribile disastro della diga del Gleno. È un lavoro che prende spunto dal solco lasciato da quel vortice di fango per raccontare la vita delle persone che abitano quei luoghi.

Nel 2017 realizza “Scampia Felix”, film che offre uno spaccato delle varie anime che abitano il quartiere di Scampia, attraverso la preparazione del corteo di carnevale del quartiere napoletano. Si tratta di un momento collettivo di lotta corale, con l’apporto di peculiarità individuali e la dimostrazione della fervida vitalità di Scampia.

È tra i fondatori del collettivo FrameOff, con cui ha sviluppato diversi progetti filmici a partire dal 2011.

Ha attualmente, in fase di pubblicazione, altre due opere documentaristiche, “All’aria stu gioia – L’uomo vivo” e “Prima che arrivi l’estate”.

Filmografia:

    • U Stisso Sangu – Storie piu a Sud di Tunisi (Italia 2009)
    • Fuori da Mineo (Italia 2011)
    • Risvegli (Italia, 2011)
    • Il tardo Barocco - Appunti sul val di Noto, ep. I (Italia 2011)
    • Quando Cantano i Cani – Is cassadoris de Biddaramosa (Italia 2012)
    • Caminante (Italia 2013)
    • Vindìcari – Appunti sul val di Noto ep. II (Italia 2013)
    • Le printemps en exil (Italia/Tunisia/Francia 2013)
    • Gleno dove finisce la Valle (Italia 2015)
    • Piedi Nudi (cortometraggio, Italia 2017)
    • Aspettiamo (Italia 2017)
    • Scampia Felix (Italia 2017)

Tà gynaikèia - Cose di donne

Τά ϒυναικεία / Tà gynaikéia. Cose di donne

Τά ϒυναικεία / Tà gynaikéia. Cose di donne è un documentario che parla di donne, frammenti di un’unica storia, che porta con sé un’eredità comune, quella della Sicilia.

Ne parleremo a Piazza San Paolo di Palazzolo Acreide, sabato 22 agosto 2020, durante la manifestazione Riflessi: riti dal passato e immagini del presente, organizzata dall'associazione Meraki e Archeoclub d'Italia di Palazzolo Acreide.

Τά ϒυναικεία / Tà gynaikéia. Cose di donne

Nazione: Italia

Regia: Lorenzo Daniele

Soggetto: Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele

Durata: 53'

Anno: 2015

Produzione: Fine Art Produzioni srl

Sinossi: Una fotografa palermitana, una vitivinicoltrice del ragusano, una anziana donna dell’entroterra ennese, una scrittrice di romanzi dell’agrigentino, una giovane archeologa gelese, una famosa attrice catanese. Cosa lega queste figure tra loro? Il fatto di essere donne. E quello di essere siciliane. I loro racconti sono frammenti di un’unica storia, che porta con sé un’eredità comune, quella della Sicilia, terra ‘femmina’ per eccellenza. Lo testimonia la grande varietà di miti, leggende e culti legati alle donne, che nel tempo si sono avvicendati e in parte sovrapposti, divenendo elemento di coesione per tutte quelle popolazioni che hanno occupato e continuano ad occupare quest’isola.

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

    • XXVI Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, Rovereto
    • V Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica, Licodia Eubea
    • X Agon Film Festival, Atene
    • In concorso ai Premi David di Donatello, sezione documentari, 2016
    • Festival internazionale del cinema di frontiera, Marzamemi ed. 2016
    • XIV Festival del Cinema Archeologico Valle dei Templi, Agrigento
    • Firenze Archeofilm, ed. 2018

Il film è stato distribuito in 8 cinema della regione Sicilia e sono state effettuate oltre 20 proiezioni pubbliche su tutto il territorio regionale e 5 proiezioni in Toscana, Lazio, Calabria e Puglia. Il film è stato inoltre distribuito attraverso il canale televisivo RTS Serbia.

Premi e riconoscimenti:

    • Premio “Archeoblogger” alla XXVI Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico, Rovereto
    • Premio “migliore sceneggiatura” al X Agon Film Festival, Atene

Il registaLorenzo Daniele ha frequentato la facoltà di Lettere Classiche presso l’Università degli studi di Catania, alimentando la sua passione per la storia antica e l'archeologia. Appassionato di fotografia dall'età di 15 anni, ha realizzato reportage di viaggio ambientati a Cipro, in Libia, nell'ex Jugoslavia, in Irlanda e nell'Europa centrale. Tra il 2004 e il 2006 ha partecipato a diversi stage all’interno di produzioni televisive RAI e Mediaset, specializzandosi nel settore della regia. È stato docente del Laboratorio di Cinema Archeologico presso la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dell'Università di Catania e dal 2011 è direttore artistico della Rassegna del documentario e della comunicazione archeologica di Licodia Eubea (CT).

Produzione:

www.fineartproduzioni.it

Scheda a cura di: Fabio Fancello