Il Museo archeologico Salinas apre nuovi spazi restaurati, con importanti scoperte

Dalle metope dei Templi di Selinunte – il più importante complesso scultoreo dell’arte greca d'Occidente – alla Pietra di Palermo, reperto egizio della metà del II millennio a.C. circa, dalle raccolte di vasi etruschi della collezione Bonci Casuccini all’Ariete inbronzo di Siracusa, il Museo Salinas di Palermo, con la sua storia lunga oltre due secoli, raccoglie una delle collezioni archeologiche più prestigiose in Italia e nel mondo. Ma è anche un Museo che deve fare i conti con un complesso restauro che attualmente non consente la visita nella sua interezza. In attesa del riallestimento definitivo, ha preso corpo un progetto che permetterà di restituire al pubblico alcuni spazi di questo luogo straordinario, che riapriranno del tutto solo al termine dei lavori, in via di completamento.

Una vera riappropriazione dello spazio: dal 28 novembre al Museo Archeologico Salinas la mostra in due capitoli Quando le statue sognano – curata da Caterina Greco, direttrice del Museo, e dal critico d’arte Helga Marsala - e si avvia una serie di prossimi eventi collaterali, racchiusi dal sottotitolo Frammenti di un museo in transito. Attraverso spazi dell’ex monastero dei Padri Filippini mai aperti prima, ambienti riportati alla luce, manufatti di epoca borbonica, opere finora conservate nei depositi. Un progetto del Dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, realizzato dal Salinas, con la collaborazione di CoopCulture.

Quando le statue sognano, Allestimento

“Il Salinas è uno dei musei più prestigiosi d’Italia – spiega il Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci -. Nasce per essere un museo archeologico, anche per volontà del suo fondatore, e invece adesso si apre anche ad altre espressioni artistiche. A giorni sarà aggiudicata la gara per l’allestimento di altri spazi, parliamo di un lavoro per oltre 1,6 milioni di euro e poi pensiamo anche ai Parchi archeologici. Ne ho costituiti dieci e spenderemo oltre 17 milioni di euro per l’accessibilità, la recinzione, il sistema di video sorveglianza, i servizi igienici, la segnaletica, insomma vogliamo rendere i Parchi archeologici assolutamente adeguati agli standard europei per diventare poli d’attrazione turistica. Siamo in continuo impegno, non ci fermiamo, andiamo avanti senza tregua perché Palermo e la Sicilia possano continuare a puntare e credere sul segmento del turismo culturale che già nell'ultimo periodo ha registrato tassi di presenza inimmaginabili fino a qualche anno fa”. Interviene anche il Dirigente generale dell’assessorato Sergio Alessandro, “che uno scrigno come il Museo Salinas valorizzi, con una chiara volontà di rilancio, nuovi spazi e antichi tesori - inclusi quelli in fase di allestimento e in deposito - è un fatto di passione, ma soprattutto di dovere”.

Tra i depositi, i corridoi disabitati e le sale vuote del museo – il più antico della Sicilia - i progetti per la mostra hanno preso forma: luoghi precipitati in un silenzio onirico, per l’occasione tramutati in set e serbatoi di suggestioni per produzioni contemporanee, in stretto dialogo con i reperti archeologici. “Un programma che si estenderà nel corso dei prossimi mesi, pensato per trasformare l’attesa in nuovo contenutoil tempo che separa dall’apertura degli ultimi due piani del Museo diventa occasione di scoperta, disvelamento, ricerca e comunicazione” spiegano il direttore del Salinas, Caterina Greco che firma la mostra con Helga Marsala. E a proposito di comunicazione, da costruire intorno a spazi e reperti riportati a galla, il Museo Salinas ha scelto di affidare a un grande artista come Mimmo Rubino (aka Rub Kandy), la campagna creativa di promozione della mostra.

Quando le statue sognano, Allestimento

Quando le statue sognano comincia, in questo primo appuntamento, con l’apertura straordinaria della sala ipostila (o Sala delle Colonne) e degli spazi vicini, restaurati per accogliere opere e manufatti provenienti da diverse donazioni, prevalentemente di epoca borbonica, parte della collezione museale. Il restauro ha riportato alla luce ambienti del secentesco monastero dei Padri Filippini – i lavori iniziarono nel primo quarto del ‘600 su progetto di Mariano Smiriglio - tra cui la sala dove è visibile uno straordinario soffitto in legno dipinto, scoperto durante i lavori: era un ambiente in cui i monaci si riunivano dopo il pasto consumato nel refettorio (attuale Sala delle Metope) a cui questo primo piano era collegato: ed è stata recuperata anche l’apertura a lunetta che si affaccia sulla sala sottostante. Oltre ad opere attualmente custodite in deposito, si restituisce dunque al pubblico un’area del museo mai vista prima.

Quando le statue sognano, Allestimento

Tra queste nuove sale del Salinas (un tempo adibite a uffici), che ancora non presentano il loro assetto definitivo, prende così vita un insolito racconto, in cui si intrecciano archeologia e arte contemporanea: tessuti evanescenti, ceramiche astratte, suoni elettronici, fotografie e immagini in dissolvenzaritratti marmorei, disegni, sculture bronzee, manufatti d’uso quotidiano o con funzione rituale, compongono una sorta di fantasmagoria, di cui le statue e i reperti sono parte attiva, memoria antica e sempre vitale nella costante evoluzione del Museo. Il racconto intessuto intorno a opere e spazi è frutto di una suggestione poetica: le statue antiche, immerse nel silenzio di corridoi, depositi, magazzini, sale sigillate, sprofondano in un sonno carico di sogni, memorie, allucinazioni e desideri, tra scampoli del loro passato e acrobazie visionarie. Le operecontemporanee, le apparizioni evanescenti, le stesse sale del museo, i simboli riemersi e i miti evocati, sembrano arrivare da quest’esercito di simulacri a riposo, in attesa di essere riscoperti e interrogati. Tra cortocircuiti temporali, contaminazioni e accostamenti, nella cornice lirica di un grande sogno collettivo, Quando le statue sognano riporta al presente alcuni archetipi inesauribili, tra i quali l’Uomo, la Natura, il Sacro, restituiti ed elaborati fra opere della collezione e opere contemporanee.

GLI ARTISTI E LE OPERE

Il percorso si apre con una preziosa serie di scatti di Ferdinando Scianna (Bagheria, Palermo, 1943), realizzati al Salinas nel 1984: ne è protagonista Jorge Luis Borges, anziano e già cieco – sarebbe scomparso due anni dopo -, mentre sfiora alcune statue della collezione, nel tentativo di “vederle” con le mani. Un dialogo intimo tra il grande poeta – che sulla dimensione del sogno e la condizione del buio scrisse pagine memorabili - e i corpi marmorei ospitati nelle sale del museo: una muta conversazione, un ideale “reciproco ascolto”, di cui Scianna colse le intensità e i movimenti, nel buio di un’invisibilità tramutata in visione interiore.

Lungo il percorso si alternano poi le opere contemporanee di Alessandro Roma  (Milano, 1977), 108/Guido Bisagni (Alessandria, 1978) e Fabio Sandri (Valdagno, Vi, 1964), in dialogo con alcuni reperti delle collezioni archeologiche: tutti materiali recuperati, riscoperti e individuati dai curatori, in accordo con gli stessi artisti. Una selezione che si concentra sull’antica Roma e sull’eredità della cultura greca, in un susseguirsi di corsi e ricorsi, temi, opere, mutamenti e assonanze, che riflettono il complesso processo di formazione del moderno Museo.In mostra sono inoltre già presenti due importanti anteprime del futuro allestimento: nella Stanza del Mosaico la straordinaria Menade Farnese, esposta in rare occasioni – inclusa una recente mostra al Museo Salinas -, valorizzata qui da una collocazione dal forte impatto visivo, mentre nel prolungamento della Sala Ipostila sarà visibile il maestoso Ariete bronzeo da Siracusa, donato al museo da re Vittorio Emanuele II. Felice debutto, invece, per le teste votive di Cales, da un’affascinante serie di ex voto in terracotta (IV-II secolo a.C): acquisite a metà Ottocento dal Museo della Regia Università di Palermo, non erano mai state esposte tra le sale del Museo.

Quando le statue sognano, Allestimento

Ed è proprio l’Ariete a ispirare due delle opere esposte da 108/Guido Bisagni, artista visivo e sonoro con un linguaggio nutrito di astrazioni, suggestioni noi se e dark, ispirazioni post-industrial e post-graffiti. Meccanica Intangibile (2019) è un dittico su carta dedicato al concetto di doppio e di tensione tra opposti, in cui la forma dell’animale, l’evocazione del suo gemello distrutto e la potenza della sua rappresentazione diventano esercizio di astrazione pura, tra smaterializzazioni e morfogenesi oscure. L’ariete (2019) è invece il suo primo libro d’artista in copia unica, interamente realizzato a mano, composto da 60 disegni a inchiostro: un processo creativo che si avvicina, secondo l’artista, a un moderno rituale misterico.

Completano il corpus quattro tracce sonore - Silvano serale, Raijin (I Signori della pioggia), Silvano notturno, Inno alla notte (2019) - che realizzano un sound scape (paesaggio sonoro) chiaroscurale, vespertino,intriso di riferimenti a Orfeo e alla natura. I suoni elettronici si mescolano qui a field recordings (registrazioni sul campo) realizzati in giro per il mondo: insetti e animali selvatici di un bosco del Minnewaska State Park,all’interno di una riserva indiana sulla Shawangunk Mountain (New York), il rumore della pioggia a Kyoto e la voce dei ruscelli sugli Appennini; infine sussurri e bisbigli, evocativi della lettura degli antichi Inni Orfici.In dialogo con diverse opere archeologiche è invece il lavoro di Alessandro Roma, che espone una serie di ceramiche variopinte ispirate a temi naturalistici, forme in transizione, corpi vegetali in mutazione: un’idea di archeologia fantastica, protagonista di sogni e memorie, che le stesse statue, nel silenzio, sembrano coltivare. Così è per la Menade, seguace di Dioniso, simulacro di un mondo antico intrecciato con narrazioni mitologiche e feroci rituali, di cui si rintraccia, nelle sculture informi dell’artista, un riflesso materiale e allucinato.

Quando le statue sognano, Allestimento

Una serie di opere su stoffa, Forms in transition (2018) e Drawing I, II, III (2018), mette quindi in scena una natura selvatica, frammentata, esasperata, in cui i riferimenti alla figurazione si offrono a una progressiva smaterializzazione, diventando il doppio onirico di statue e reperti (dal gruppo di Eracle e la Cerva all’alto candelabro marmoreo del II sec. d. C.).E sempre la Menade Farnese è fonte di ispirazione per il lavoro di Fabio Sandri, che in Menade (2019) realizza un ritratto della celebre scultura, assemblando quattro immagini storiche  corrispondenti alle quattro tappe del lungo viaggio che, tra il ‘500 e gli anni ‘50 del secolo scorso, ha condotto la monumentale statua fino a Palermo. Realizzata proiettando le immagini su carta fotosensibile, l’immagine ottenuta in negativo, scansionata e invertita digitalmente, ha generato una nuova immagine in positivo. Con la stessa tecnica l’artista realizza Trasporto (Polydeukion) (2019), proiettando su carta fotosensibile il video di un pregevole ritratto del II sec. d.C., tenuto fra le braccia di una figura senza volto. L’immagine risultante è un’impronta del film, una somma di tutti i fotogrammi in movimento, capace di restituire l’apparente immobilità delle cose e la loro infinita, inevitabile progressione.

Soffitto settecentesco

Incarnato (Satiro Versante), Incarnato (Pan), Incarnato (Cesare), Incarnato (Ritratto di Partinico) e Incarnato (Accumulo) (2019) sono dedicate ad alcune teste d’epoca romana, individuate tra opere del museo non ancora esposte: le immagini, realizzate su superfici in continua impressione e generate senza l’ausilio di una macchina fotografica, continueranno a mutare e sbiadire per effetto della luce ambientale, fino alla sparizione totale, trasformandosi via via in scarti o detriti. Fotografia come performance, ma anche come reperto e lenta accumulazione.

 PROJECT ROOM

Accompagna la mostra Interludi, un programma di appuntamenti che si svilupperà nel corso del 2020, in cui un’opera selezionata dai depositi del Museo, in attesa di approdare al nuovo allestimento, dialoga col progetto di un artista contemporaneo o con opere in prestito da altre prestigiose collezioni. Il ciclo si inaugura con la fotografa Roselena Ramistella (Gela, 1982) e la sua serie Ritratto di famiglia: un insieme di scatti ispirati ai lavoratori del Museo – dagli archeologi ai custodi, dai funzionari ai bibliotecari, da chi si occupa di comunicazione a chi ha in carico la sicurezza, gli archivi, le pulizie, i restauri dei reperti –, posta in dialogo con una raffinata testa romana di età adrianea (prima metà II sec. d. C.), un ritratto marmoreo del giovane Polydeukion, discepolo favorito di Erode Attico.


A Gela trovato un sarcofago con "obolo di Caronte"

È recente la scoperta a Gela di un sarcofago con all’interno uno scheletro con obolo di Caronte. Il ritrovamento è avvenuto durante lo scavo per la posa di cavi condotti dall’Enel sotto la sorveglianza dell’Assessorato regionale dei Beni Culturali. Il sarcofago, in terracotta con coperchio a spioventi, conteneva lo scheletro di un individuo presumibilmente di sesso maschile e dall’altezza di circa un metro e sessanta, al momento senza corredo funerario poiché lo scavo è ancora ad una fase iniziale.

Dopo la rimozione dell’individuo, le indagini proseguiranno con ulteriori documentazioni di rilievo per accertare la presenza di altre evidenze archeologiche. Interessante il ritrovamento del cosiddetto “obolo di Caronte”, consistente nel ritrovamento di una moneta che documenta il rituale funerario del pedaggio simbolico che il defunto avrebbe dovuto pagare al traghettatore infernale per il passaggio nell’Ade. La moneta, ancora da studiare, è stata rinvenuta all’interno del cranio, probabilmente in seguito al crollo del tetto del sarcofago trovato frantumato.

Foto: Regione Siciliana Assessorato dei Beni culturali e dell'Identita' siciliana

Unico elemento datante per la tomba, al momento, è una coppetta in ceramica a bande rosse trovata però all’esterno della sepoltura, riferibile grosso modo ad età ellenistica e che rappresenta l’unico elemento utile in questa fase preliminare per una datazione orientativa della tomba. Un riscontro per il IV secolo a.C. trova conferma anche nel rinvenimento di alcuni unguentari in terracotta ritrovati vicino al sarcofago e in connessione con altre sepolture appartenenti alla stessa necropoli e che saranno presto oggetto di scavi e ricerche approfondite. Già negli anni sessanta del secolo scorso, l’archeologo Piero Orlandini, aveva individuato in località Costa Zampogna poco lontana dal rinvenimento, una piccola necropoli ellenistica probabilmente connessa all’attuale sepoltura. La zona è stata sorvegliata giorno e notte dai Carabinieri della stazione di Gela che hanno assicurato la protezione del sito che presto racconterà nuovi aspetti dell’antica colonia greca di Gela.

Foto: Regione Siciliana Assessorato dei Beni culturali e dell'Identita' siciliana

«La città di Gela - dichiara il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci - continua a restituire preziose testimonianze della civiltà greca. Gela per il mio governo rappresenta un luogo privilegiato di investimenti nel campo dei beni culturali come modello di sviluppo alternativo e risarcitorio delle ferite che in questi anni il territorio ha subito. Voglio ringraziare il dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali Sergio Alessandro e la soprintendente di Caltanissetta Daniela Vullo e che si sono prontamente attivati per le immediate azioni di tutela del nuovo ritrovamento. Mi auguro che, insieme alla “Nave di Gela”, possa costituire una nuova tessera del progetto di valorizzazione della città e di grande rilevanza per l’intera regione. Sono in continuo contatto con loro - conclude Musumeci - per seguire gli sviluppi dello scavo e dei risultati definitivi che esso potrà fornire».


Conversazione in Sicilia

“Conversazione in Sicilia”, capolavoro di Elio Vittorini

“Conversazione in Sicilia” è un romanzo di Elio Vittorini ambientato nell’Italia fascista di fine anni ’30 e inizio anni ’40, in una Sicilia che l’autore stesso definisce tale «solo per avventura; perché il nome Sicilia suona meglio del nome Persia o Venezuela».

Il protagonista della storia è Silvestro Ferrauto, uomo ormai trentenne che, da Milano, decide di fare ritorno verso*(1) la sua terra d’origine, la Sicilia per l’appunto, in occasione del compleanno della madre.  Il viaggio di Silvestro ha come ultimo obiettivo quello di indagare a fondo le cause del suo malessere e di un’ira non del tutto identificabile, dovuta alla presa di coscienza della situazione di non ritorno in cui l’Italia è versata. Nonostante Vittorini non manifesti la causa del dolore che affligge Silvestro e l’intero genere umano, il riferimento ai regimi totalitari e alla sanguinosa guerra di regime spagnola è presente nell’intero romanzo, in maniera implicita per via dei rigidi controlli da parte della censura che costringono tutti gli scrittori e gli intellettuali dell’epoca a raccontare l’avversione al fascismo attraverso espressioni allusive e forme di linguaggio cifrate. Da qui deriva la necessità di costruire l’intero racconto tramite un susseguirsi di immagini allegoriche e riferimenti mitici, che fungono da schermo per importanti messaggi culturali e politici che esprimono la drammaticità del periodo storico a loro contemporaneo. “Conversazione in Sicilia” non ottenne, infatti, gli stessi risultati editoriali raggiunti dagli altri romanzi dell’autore, proprio per la difficoltà nell’interpretare quello che Vittorini stesso definisce “parlar figurato”. Per riuscire in questo intento, Vittorini recupera la forma magica-mitologica, che la rivoluzione scientifica ha in parte distrutto ma che riesce a sopravvivere attraverso le forme allegoriche. Tutto il romanzo è strutturato in questo modo: nulla di ciò che Silvestro vede durante il suo viaggio è realistico.

Elio Vittorini
Elio Vittorini, foto dalla copertina di Conversazione in Sicilia. Milano, BUR, 1986

 

La scelta del recupero di forme mitiche si accompagna al ripristino della dimensione fiabistica oltre che teatrale. In particolare, attingendo alla famosa fiaba del pifferaio magico che libera la città dai topi suonando lo strumento musicale, Vittorini allude ai giorni dell’infanzia di Silvestro che sono ormai diventati “scuri e informi” come topi, e il suono del piffero che avverte dentro di sé corrisponde metaforicamente al viaggio verso la regione natìa.

“un piffero suonava in me e smuoveva in me topi e topi che non erano precisamente ricordi. Non erano che topi, scuri, informi, trecentosessantacinque e trecentosessantacinque, topi scuri dei miei anni, ma solo dei miei anni in Sicilia, nelle montagne, e li sentivo smuoversi in me, topi e topi fino a quindici volte trecentosessantacinque, e il piffero suonava in me, e così mi venne una scura nostalgia come di riavere in me la mia infanzia”

L’intero romanzo è costruito attorno al tema del recupero di un’infanzia dimenticata e di un tempo perduto*(2):

“Poi aspettando vidi venire su dalla valle un aquilone, e lo seguii con gli occhi passare sopra a me nell’alta luce, mi chiesi perché, dopotutto, il mondo non fosse sempre, come a sette anni, Mille e una notte.

[...]

Uno, a sette anni, ha miracoli in tutte le cose, e dalla nudità loro, dalla donna, ha la certezza di esse, come suppongo che lei, costola nostra, l’ha con noi. La morte c’è, ma non toglie nulla alla certezza; non reca mai offesa, allora, al mondo Mille e una notte. Ragazzo, uno non chiede che carta e vento, ha solo bisogno di lanciare un aquilone.

[...]

Dopo, uno conosce le offese recate al mondo, l’empietà, e la servitù, l’ingiustizia tra gli uomini, e la profanazione della vita terrena contro il genere umano e contro il mondo. Che farebbe allora se avesse pur sempre certezza?”

Attraverso l’immagine dell’aquilone che si innalza al cielo, Vittorini concretizza la purezza di un’infanzia primigenia che non è ancora stata infettata dal mondo ingiusto e servile degli adulti – processo inevitabile di crescita e di scontro con la realtà che comporta lo svanire delle certezze infantili e una matura presa di coscienza da parte dell’individuo. L’unica via di salvezza consiste nel recupero della memoria, attraverso l’esperienza: per esprimere questo concetto Vittorini insiste sull’esistenza di una quarta dimensione, che non contempla l’idea del tempo né dello spazio, ma solo del “ricordo e l’in più di ora” – ovvero coincide con il recupero del passato e la vita che scorre nel presente.

“Era questo, mia madre; il ricordo di quella che era stata quindici anni prima, venti anni prima quando ci aspettava al salto del treno merci, giovane e terribile, col legno in mano; il ricordo, e l’età di tutta la lontananza, l’in più d’ora, insomma due volte reale.”

Silvestro scompone l’immagine della madre e la vede reale due volte, ovvero la donna che era nel passato sommata alla donna che è diventata nel presente.

La dimensione ideata da Vittorini rasenta un universo immaginario e mitico, che trascende il mondo reale e ne evoca uno fantastico, recuperando dalla sfera del passato simboli e significati che tornano a vivere in un nuovo presente. In questa nuova dimensione, ogni cosa si abbandona al fascino di una lontananza in cui tutto è enigmatico e atavico:

“”Ma guarda, sono da mia madre”, pensai di nuovo, e lo trovavo improvviso, esserci, come improvviso ci si ritrova in un punto della memoria, e altrettanto favoloso, e credevo di essere entrato a viaggiare in una quarta dimensione.”

Nel corso del viaggio di ritorno in Sicilia, Silvestro ascolta i consigli di Calogero, Ezechiele, Porfirio e Colombo, “personaggi-funzione” che attraverso la loro esperienza singola e concreta riflettono l’umano sentire.  Le voci dei quattro interlocutori confermano in Silvestro la consapevolezza del mondo offeso e lo aiutano a recuperare lo strumento garante di salvezza, al fine di stabilire una nuova sintonia con il luogo in cui tutto è iniziato.

Nonostante l’utilità degli insegnamenti impartiti e benché “la ruota del viaggio” fosse ripartita, a permettere la rigenerazione traumatica di Silvestro (“topi e topi che non erano precisamente ricordi”) è il fantasma del fratello Liborio, morto probabilmente durante la guerra in Spagna. L’incontro con l’ex soldato dà origine a un dialogo scandito da una sola interiezione e quasi impossibile da interpretare, da cui il protagonista comprende l’impossibilità di pronunciare certe parole in determinate situazioni e la necessità di sostituirle con i fatti.

All’assenza della parola si aggiunge poi la mancata logica spazio-temporale che distingue il passato dal presente, rendendo l’incontro col fratello una situazione surreale in cui le due sfere temporali sono paritetiche.

Il ricorso al parlar figurato, la messa in scena di una quarta dimensione, i rimandi a una sfera mitica e fiabesca, l’indagine cromatica che alterna luci e ombre, colori e buio, e che mette in scena una terra vivace ma allo stesso tempo fatta di cenere e devastazione: tutto ciò spiega la complessità ma anche la meraviglia del romanzo.

Conversazione in Sicilia
Copertina dell'edizione Bompiani del 1942. Il libro fu precedentemente pubblicato dalla rivista Letteratura nel 1938-39, e quindi da Parenti nel 1941 col titolo di Nome e Lagrime. Fair use

*(1) Il titolo “Conversazione in Sicilia” è scelto appositamente dall’autore.

*(2) Si noti che, negli stessi anni, Marcel Proust pubblicò il suo capolavoro maturando la stessa idea di un recupero di qualcosa che sembra essere perduta per sempre.

Fonti:

  1. "Conversazione in Sicilia", BUR

Le Vie dei Tesori Palazzo Biscari Catania

Le Vie dei Tesori, chiusura da record: 307 mila visitatori in cinque week-end

Le Vie dei Tesori, chiusura da record: 307 mila visitatori in cinque week-end

Questo fine settimana, in 57 mila hanno scelto Palermo e oltre 6 mila Catania. A Palermo, la chiesa e il monastero di Santa Caterina sono i luoghi più visitati, a Catania Palazzo Biscari e la chiesa di San Nicolò L’Arena. 

Le Vie dei Tesori Palazzo Biscari Catania
Catania Palazzo Biscari

LE VIE DEI TESORI chiude la sua tredicesima edizione e mette insieme numeri da record. I dati definitivi si avranno la prossima settimana, ma già adesso si può parlare di record. Con una corsa, un affettuoso “assalto” nelle ultime ore della manifestazione, soprattutto a Palermo dove si sono registrate lunghe code nei siti più amati. Palermo quindi “chiude” il suo ultimo fine settimana con 57 mila visitatori, Catania migliora le performance dell’ultimo weekend e aggiunge 6 mila visitatoriIn totale i cinque week-end di questa seconda tranche del festival hanno messo insieme il numero enorme di 307 mila a Palermo e Catania, aggiungendo anche Ragusa, Modica e Scicli, presenti nei primi tre fine settimana di ottobre. Ma vanno aggiunti i numeri della prima tranche del festival, a cui hanno partecipato altre dieci città siciliane.

Chiesa e Monastero di Santa Caterina a Palermo

“È il successo delle città. Delle istituzioni pubbliche, delle associazioni, delle cooperative, dei privati che mettono a disposizione i loro luoghi per quello che è prima di tutto un grande laboratorio collettivo di narrazione – dice Laura Anello, presidente dell’Associazione Le Vie dei Tesori onlus - È il successo dei 500 ragazzi impegnati nel progetto a Palermo e dei 150 a Catania:  collaboratori, tirocinanti e studenti universitari, studenti in alternanza scuola-lavoro sulle cui parole ha viaggiato il racconto della città. Il successo degli artisti che hanno teatralizzato e musicato le visite. Il successo dello straordinario staff del Festival che lavora ogni giorno dell’anno - già da domani per il 2020 - nella progettazione, nell’organizzazione, nella formazione, nella comunicazione,  della manifestazione con un impegno indefesso. Il successo dei cittadini, che diventano protagonisti nella propria città e parte di questa narrazione urbana. Il successo delle città del Sud, che sfidano quello che Tomasi di Lampedusa chiamava “il peccato di fare”.

Quello che si nota in questa edizione è che il pubblico è “spalmato” tra i diversi siti: non si sono viste le lunghe code dei primissimi festival, il pubblico è organizzato, si muove con mappe e smartphone, organizza il percorso di visita studiando prima i luoghi e le vie di accesso. I numeri sono cresciuti, ma anche la voglia di riappropriarsi di chiese, oratori e palazzi, alcuni del tutto inediti. E’ stata molto apprezzata la possibilità di visitare, senza l’assillo di orari e code, alcuni luoghi dove erano stati organizzati eventi particolari: piace l’idea dei siti su prenotazione, sono esaurite le esperienze, le visite teatralizzate nei palazzi e negli oratori, gli aperitivi sulle cupole e i concerti barocchi, tutti sold out.

Tra il pubblico palermitano, anche l’assessore regionale all’Istruzione Roberto Lagalla che ha assistito alla visita condotta al laboratorio e al teatro dell’Opra da Mimmo e Giacomo Cuticchio; e ha “scoperto” con interesse l’oratorio della Carità di San Pietro ai Crociferi con la splendida cappella affrescata dal Borremans. “Le Vie dei Tesori è una iniziativa straordinaria che è entrata di diritto tra i grandi eventi della Regione Siciliana – ha detto l’assessore Lagalla -. Ho il piacere di averla tenuta a battesimo anche negli anni in cui ero Rettore, confermando l'appoggio dell'Università. Il festival gode dell'appoggio del Fondo sociale europeo che serve ad avviare i giovani all'alternanza scuola lavoro e alla prospettiva dell'occupazione. Un banco di prova importante per mettere a frutto le competenze acquisite nei percorsi formativi e contribuire alla promozione della Sicilia e delle sue bellezze”.

Palermo è la regina incontrastata: 57 mila visitatori, tra palermitani e tantissimi turisti, un “esercito” accolto ovunque da volontari, guide, studenti. La chiesa e il convento di Santa Caterina sono (insieme) il luogo più visitato dell’intero festival: soltanto in questo fine settimana hanno messo insieme oltre cinquemila visitatori, un successo straordinario, con la gente “arrampicata” sulla scalinata d’accesso per ore, affascinata dalla chiesa immensa, dai marmi mischi, dallo splendore delle cappelle; e in tantissimi hanno scelto di proseguire verso il monastero, alla ricerche delle suore di clausura che fino a qualche decina di anni fa vivevano ancora tra queste mura silenziose.  – restano il complesso più amato di Palermo: con gli splendidi marmi mischi, e le celle dove ti par di vedere le tonache delle monache sfiorare il pavimento. Ma se chiesa e monastero hanno tenuto il podio per tutta la durata del festival, hanno comunque superato il migliaio di visitatori in un solo weekend, altri sette luoghi di Palermo: dal Loggiato San Bartolomeo, da pochi mesi restituito alla città, dove è stata molto apprezzata la terrazza, anche per una foto ricordo affacciati sul mare; al rifugio antiaereo, a cui si accede da una scaletta dalla guardiola di Palazzo delle Aquile, e dove è possibile ascoltare l’appassionato racconto della città bombardata; all’Oratorio di San Lorenzo, probabilmente trascinato dal cinquantenario dal furto della “Natività” del Caravaggio, di certo uno dei siti più amati dai turisti. E ancora, la cupola e la chiesa del Santissimo Salvatore: dalla cupola si può osservare l’intera città, da monte a mare, un gioco riconoscere tutte le chiese, i campanili, i palazzi; la chiesa è un bellissimo esempio barocco recuperato. Visitatissima la Cattedrale, dove Le Vie dei Tesori ha aperto la cripta con le tombe dei re antichi, e le teche con il tesoro prezioso di ostensori, pianete e calici; e amato (come sempre, non solo quest’anno) quel gioiello liberty leggero e delicato che è il Villino Florio. Questo è stato anche il fine settimana dei musei: frequentatissima la visita condotta dalla direttrice Caterina Greco alla scoperta dei reperti del Museo Salinas, lunghe code a Palazzo Mirto e un successo inaspettato per il percorso “fuori porta” all’area archeologica di Monte Iato,  anche qui condotto dalla direttrice Francesca Spatafora.

Molto apprezzate le visite teatralizzate: addirittura su richiesta di un folto gruppo di escursionisti in arrivo da Gangi, è stata replicata fuori programma, la performance di Stefania Blandeburgo che ha vestito i panni di una cortigiana seicentesca dentro la cripta delle Repentite. Gettonate anche le due mostre: “Look up!”, immagini “a naso in su” di Salvo Gravano, che hanno introdotto la visita a Palazzo Zingone Trabia, ai “Capolavori perduti”, la rimaterializzazione di tele disperse di Van Gogh, Monet o Tamara de Lempika, nel sottocoro di Palazzo Abatellis, che resterà aperta fino all’8 dicembre.

La Chiesa di San Nicolò L’Arena

CATANIA aumenta i numeri degli scorsi weekend e supera i seimila visitatori spalmati tra chiese e palazzi. Palazzo Biscari guadagna il podio in assoluto: sontuoso, elegante, con i saloni che sembrano uscire da un film. Qui la visita è stata condotta dal principe Ruggero Moncada, narratore più dei narratori. Il secondo sito più visitato a Catania resta San Nicolò l’Arena, la chiesa più grande dell’isola con la lunga scala a chiocciola di 141 gradini che conduce alla terrazza da dove lo sguardo arriva a Siracusa. E’ comunque tallonato da Palazzo Asmundo di Gisira, dimora nobiliare elegante oggi trasformato in un esempio di haute hotellerie: qui i visitatori hanno apprezzato la collezione di arte contemporanea e si sono affacciati dalla terrazza; segue da presso Castello Ursino che ha invece aperto i fossati dove era possibile passeggiare respirando la storia antica della città. Tra i siti “riscoperti” dagli stessi catanesi, Sant’Agata al Carcere, dove tradizione vuole che vi fu rinchiusa la Patrona durante il martirio; la cupola della Badia di Sant’Agata e la terrazza del monastero di San Giuliano, oltre alla passeggiata su Porta Uzeda da cui si ottiene una doppia visuale, da un lato la Pescheria e il mare, e dall’altro, si allunga la passeggiata di via Etnea.

Le Vie dei Tesori
Castello Ursino

www.leviedeitesori.com

[email protected]

 

Testo dall'Ufficio Stampa Le Vie dei Tesori. Le foto dei siti de Le Vie dei Tesori sono state realizzate da @Igor Petyx


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I Leoni di Lissa” si aggiudica il premio del pubblico

All’archeologo di frontiera Massimo Vidale il premio “Antonino Di Vita”

IX Edizione Licodia Eubea Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea
Massimo Vidale

L’ultima serata della nona edizione della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea, realizzata con il sostegno di Sicilia Film Commission e la collaborazione dell’Archeoclub d’Italia di Licodia Eubea diretta da Giacomo Caruso, si è conclusa con la cerimonia di premiazione, nel corso della quale sono stati assegnati tre premi. “I leoni di Lissa” documentario prodotto da “Allegria Film” e diretto dal regista Nicolò Bongiorno, si è aggiudicato il premio “Archeoclub d’Italia”, assegnato dal pubblico votante. Il regista, secondogenito del noto conduttore televisivo Mike Bongiorno, ha ricevuto il premio dalla mani di Enzo Piazzese (Archeoclub d’Italia di Ragusa).

IX Edizione Licodia Eubea Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea
da sx il regista Nicolò Bongiorno e Enzo Piazzese

Il premio “Archeovisiva”, assegnato da una giuria internazionale di qualità composta da Diego D’Innocenzo, Anthony Grieco, Lada Laura, Laura Maniscalco e Brian McConnell è stato assegnato alla produzione francese “À la rencontre de Néandertal”, di Rob Hope e Pascal Cuissot, prodotto dalla Fred Hilgemann Films, presentato in anteprima nazionale a Licodia Eubea. La giuria di qualità ha inoltre assegnato una menzione speciale al film “C’era una volta Iato”, prodotto dall’Istituto Comprensivo di San Giuseppe Jato.

Due dei cinque giurati del premio 'ArcheoVisiva', la dott. Laura Maniscalco e il prof. Brian McConnell

Infine, il premio “Antonio Di Vita”, attribuito dal comitato scientifico del festival, a chi spende la propria professione nella promozione della conoscenza del patrimonio storico-artistico e archeologico, è stato attribuito all’archeologo Massimo Vidale, che ha svolto negli ultimi quaranta anni ricerche archeologiche ed etnoarcheologiche in Italia, Iran, Kuwait, Iraq, Pakistan, Turkmenistan, India, Nepal, Indonesia, Tunisia ed Eritrea.

IX Edizione Licodia Eubea Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea
Maria Antonietta Rizzo Di Vita consegna il premio a Massimo Vidale

La premiazione è stata preceduta dalla consueta Finestra sul documentario siciliano, che quest’anno è stata dedicata alla Sicilia di Vittorio De Seta, padre del documentarismo moderno, raccontata da Alessandro De Filippo, critico cinematografico e docente di Tecnica della rappresentazione audiovisiva presso il DISUM di Catania.

Alessandro De Filippo nel corso della 'Finestra sul documentario siciliano'

Nel corso dei quattro giorni di festival, addetti ai lavori, registi, produttori, archeologi e centinaia di visitatori, si sono ritrovati a Licodia Eubea, da nove anni punto di riferimento, a livello internazionale, per il cinema archeologico.  I direttori artistici del festival, Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, soddisfatti dell’eccezionale riuscita di questa nona edizione e della grande affluenza di pubblico, complice il clima quasi estivo che ha caratterizzato i quattro giorni, hanno già fissato le date della decima edizione dell’evento, che sarà dal 16 al 19 ottobre 2020.

Licodia Eubea, 21/10/2019

Testo e foto dall'Ufficio Stampa della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica
di Licodia Eubea


Ragusa terra iblea

"Ragusa terra iblea" è l'opera prima del giovane Francesco Bocchieri. Il documentario, realizzato da Terra Iblea produzioni video, si snoda nel tempo e nei luoghi del piccolo capoluogo siciliano: un viaggio a tappe, dalle sue origini ai giorni nostri, dalla campagna allo spazio urbano.
La proiezione avrà luogo sabato 19 ottobre, alle ore 18:15, alla "Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea".

 

Ragusa terra iblea

Ragusa terra ibleaNazione: Italia

Regia: Francesco Bocchieri

Durata: 41’

Anno: 2019

Produzione: Francesco Bocchieri Luana Dicunta

Sinossi:

ll documentario di un viaggio nel territorio di Ragusa attraverso immagini intense e affascinanti.
Vivere la bellezza e la vivacità culturale del territorio ibleo e così apprezzare al meglio la permanenza in città, lasciandosi guidare per le vie di Ragusa, alla scoperta delle sue tante bellezze. Omaggio alla città di Ragusa, il documentario analizza le tappe storiche fondamentali che hanno portato Ragusa ad essere la città che vediamo oggi. Ci si introduce nel territorio e nelle tracce lasciate dall’uomo fino alla distruzione del terremoto e alla successiva rinascita barocca.

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

  • Militello Indipendent Film Fest 2019 – Militello in Val di Catania (Catania)

Informazioni casa di produzione: http://www.ragusaterraiblea.it/progetto/

Trailer: http://www.ragusaterraiblea.it/portfolio/trailer/

Altro (articoli dedicati al film, curiosità, approfondimenti):

https://www.ecodegliblei.it/IBLA-APRE-UN-aCINEMA-PER-TURISTIa-DALL-IDEA-DI-FRANCESCO-BOCCHIERI-E-LUANA-DICUNTA.htm

https://www.ragusaoggi.it/a-ibla-apre-un-cinema-per-turisti-lidea-di-autoimprenditorialita-di-due-giovani-e-un-film-documentario-ragusa-terra-iblea/

Scheda a cura di: Fabio Fancello


Licodia Eubea Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica

IX Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica

Licodia Eubea (CT), 12/10/2019

IX Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica, dal 17
al 20 ottobre l'Antico protagonista di documentari, docu-fiction e film
di animazione
Licodia Eubea Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica
Tutto pronto per la IX edizione della Rassegna del Documentario e della
Comunicazione Archeologica. Dal 17 al 20 ottobre l'ex chiesa di San
Benedetto e Santa Chiara di Licodia Eubea ospiterà uno dei più
importanti festival cinematografici italiani (l'unico nel Sud Italia)
dedicato alla DIVULGAZIONE DELL'ANTICO attraverso le arti visive.
L'evento, organizzato dall'Associazione ArcheoVisiva in collaborazione
con l'Archeoclub d'Italia di Licodia Eubea "M. Di Benedetto" e con il
sostegno della SICILIA FILM COMMISSION (programma Sensi Contemporanei),
offre anche quest'anno un calendario ricco di appuntamenti, tra
proiezioni di film in prima visione da tutto il mondo, incontri con
archeologi e registi, laboratori didattici, visite guidate e aperitivi
al museo, mostre fotografiche e workshop, che avranno come filo
conduttore il fascino dell'Antico e i suoi legami con il CONTEMPORANEO.
Licodia Eubea
Si comincia giovedì 17 ottobre alle ore 17 con i saluti del presidente
dell'Archeoclub d'Italia Giacomo Caruso, i direttori artistici del
festival Alessandra Cilio e Lorenzo Daniele, il sindaco Giovanni Verga,
la Soprintendente ai Beni Culturali di Catania Rosalba Panvini e il
direttore della Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici
dell'Università di Catania Dario Palermo. A seguire, la proiezione in
prima nazionale del film "À LA RENCONTRE DE NÉANDERTAL" (Francia,
2019) di Rob Hope e Pascal Cuissot che racconta, sulla base di recenti
scoperte, la vita dei nostri progenitori vissuti oltre 200 mila anni fa;
a seguire "PROGETTO ALBANUS: DENTRO L’ANTICO EMISSARIO& RDQUO;
(ITALIA, 2019) DI MASSIMO D’ALESSANDRO, CHE DOCUMENTA L’ESPLORAZIONE
DI UNA DELLE PIÙ ANTICHE TESTIMONIANZE ROMANE DI INGEGNERIA IDRAULICA;
“ANTIQUARIUM. MEMORIE DEL PASSATO" (Italia, 2018) di Giovanni
Giordano, un viaggio nella necropoli di Pedemonte (Gravellona Toce, in
Piemonte), rinvenuta negli anni Cinquanta del Novecento. Alle 21:00,
subito dopo l'"Aperitivo al Museo", si concluderà con la visione del
film fuori concorso "SICILIA GRAN TOUR 2.0" (Italia, 2019), prodotto da
Fine Art Produzioni srl, viaggio in chiave moderna sulle orme del
viaggiatore francese Jean Houel. Si tratterà, in questo caso, di una
prima regionale.
Licodia Eubea
La mattina di Venerdì 18 sarà dedicata alle scuole con un laboratorio
didattico condotto dall'archeologa Stefania Berutti e la proiezione dei
film "APUD CANNAS" (Italia, 2017) di Francesc o Gabellone, che
ricostruisce la battaglia di Canne in 3D, e "C’ERA UNA VOLTA IATO"
(Italia, 2017) di Donatella Taormina, dove le ombre cinesi narrano la
storia della città elimo-sicana sorta nei pressi di San Cipirrello
(Palermo). Il programma pomeridiano comprende, dalle ore 17, "THE BATTLE
OF JERASH" (Giordania, 2017) di Carlos Cabrera e "LA SIGNORA MATILDE.
GOSSIP DAL MEDIOEVO" (Italia, 2017) di Marco Melluso e Diego Schiavo,
dove finzione e storia si mescolano rievocando rispettivamente il
passato romano della Giordania e la vita di Matilde di Canossa. Seguirà
un'altra anteprima nazionale, "OS ENIGMAS DO CABEÇO DA MINA"
(Portogallo, 2019) di Ruy Pedro Lamy, sull'enigmatico sito, ricco di
rarissimi menhir antropomorfici. In serata verrà proiettato il
pluripremiato "VOCI DAL SILENZIO" (Italia, 2 01 9) di Joshua Wahlen e
Alessandro Seidita, un viaggio attraverso l'Italia alla scoperta degli
eremiti.
Sabato 19, alle ore 11, ancora un momento dedicato alle scuole con il
progetto "ArcheoMovies. L'Archeologia al Cinema", realizzato in
collaborazione con l'Istituto comprensivo "D. Costa" di Augusta,
nell'ambito del Piano Nazionale Cinema per la Scuola del MiBac-Miur. Il
cartellone pomeridiano, con inizio alle ore 17, prevede l'anteprima
nazionale "THE PREHISTORIC NIGHT OF MARS AND VENUS" (Croazia, 2018) di
Darko Puarich, sui Vucedol, popolo vissuto tra il 3000 e il 2500 a.C.
sulla sponda del Danubio, film segnalato dal Festival Internazionale di
Cinema Archeologico di Split, che da due anni ha attivato un
partenariato con il festival di Licodia Eubea. A seguire "PECUNIA NON
OLET. L’ODORE DEI SOLDI NELL’ANTICA POMPEI" (Italia/Francia, 2018)
di Doroth&e ac ute;e Neyme, un viaggio olfattivo nelle attività che
generavano ricchezza; "RAGUSA TERRA IBLEA" (Italia, 2019) di Francesco
Bocchieri, un omaggio al capoluogo ibleo e alla sua storia; "IL
‘RAGAZZO’ CON LA NIKON" (Italia, 2019) di Lucio Rosa, sulle oasi dei
berberi di Libia, luoghi abbandonati e prossimi alla scomparsa; "IL
CONTE MAGICO" (Italia, 2019) di Melluso e Schiavo, che racconta le
avventure di un Youtuber alle prese con un misterioso conte bolognese
dell'Ottocento.
Domenica 20, dalle ore 17, saranno proiettati "#INMINIMISMAXIMA"
(Francia, 2018) di Pierre Gaignard e Laura Haby, che invita a pensare
l'umanità di ieri con l'occhio rivolto a quella di oggi; "ADOLF
VALLAZZA, SCIAMANO DEL LEGNO ANTICO" (Italia, 2019) di Lucio Rosa, sul
celebre scultore ligneo gardenese; " I LEONI DI LISSA" (Italia /
Croazia, 2019) di Nicolò Bongiorno, figlio dell'amatissimo Mike, in cui
l'esplorazione subacquea fa rivivere la leggendaria battaglia navale
nell'Adriatico tra austriaci e italiani (1866). Gran finale, alle ore
20,30 con la cerimonia di premiazione. Due i premi in palio: "Archeoclub
d'Italia" al FILM PIÙ VOTATO DAL PUBBLICO (a consegnarlo sarà Enzo
Piazzese, presidente dell'Archeoclub Italia di Ragusa) e "ArcheoVisiva"
(consegnato da Laura Maniscalco, dirigente del Servizio Archeologico
della Soprintendenza BB.CC.AA. di Catania) al FILM SELEZIONATO DALLA
GIURIA internazionale di qualità (Diego D'Innocenzo, Anthony Grieco,
Lada Laura, Laura Maniscalco, Brian McConnell). Infine, il premio
"ANTONINO DI VITA", intitolato all'archeologo chiaramontano, la
scomparsa del quale, nel 2011, ha stimol at o la nascita del festival di
Licodia Eubea. Il premio, consegnato dalla moglie Maria Antonietta Rizzo
Di Vita, "madrina" dell'evento e docente presso l'Università di
Macerata, viene assegnato a chi, nel corso della propria attività
professionale, ha contribuito alla divulgazione dell'Antico. Il nome del
premiato verrà annunciato la stessa sera di domenica 20.
Tra gli eventi collaterali, si segnalano la MOSTRA FOTOGRAFICA "Vivere
l'Antico" a cura del gruppo fotografico "Obiettivo Grammichele"
(giovedì 17, ore 19,45); gli INCONTRI con Sandro Garrubbo, social media
strategist del Museo archeologico Salinas di Palermo, sui "Linguaggi
contemporaneamente archeologici" (venerdì, ore 18,45) e con Alessandro
De Filippo, docente di Tecnica della rappresentazione audiovisiva
all'università di Catania, sul documentarista Vittorio De Se ta
(domenica, ore 19,45); la mostra di COSTUMI TEATRALI "Abitare il
racconto" di Ariana Talio. Tutte le sere: visite guidate e APERITIVO AL
MUSEO etno-antropologico "P. Angelo Matteo Coniglione". Domenica
mattina, visita al centro storico di Licodia Eubea e ai suoi principali
LUOGHI DI INTERESSE.
Tanti saranno gli ospiti, tra registi, produttori, archeologi e addetti
ai lavori. Tra questi anche Dario Di Blasi, direttore artistico di
FIRENZE ARCHEOFILM, festival creato dalla rivista ArcheologiaViva
(Giunti editore), che da sempre collabora con Licodia Eubea in uno
spirito di positiva sinergia tra manifestazioni con lo stesso tema. Qui
il link [1] al programma completo. L'ingresso alla manifestazione è
gratuito.
Testo e foto dall'Ufficio Stampa della Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di
Licodia Eubea

Monte Iato

C'era una volta Iato

La mattinata di venerdì 18 ottobre è dedicata ai più giovani alla "Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea". "C'era una volta Iato" è uno dei film in programma: frutto di un interessante esperimento didattico dell'Istituto Comprensivo di San Giuseppe Iato condotto da Donatella Taormina, racconta oltre 2000 anni di storia del sito archeologico di Monte Iato, in modo originale e accattivante.

 

C’era una volta Iato

Monte IatoNazione: Italia

Regia: Donatella Taormina

Consulenza scientifica: Lucina Gandolfo, Antonino Alfano

Durata: 21’

Anno: 2017

Produzione: Istituto Comprensivo di San Giuseppe Jato

Sinossi:

Sullo sfondo di scenari e personaggi realizzati con ombre cinesi, dodici ragazzi narrano la storia della città di Iato, città elimo-sicana, divenuta l’ultima roccaforte musulmana in Sicilia nella lotta contro Federico II di Svevia. Si tratta di un corto realizzato in ambito scolastico, all’interno di un progetto dedicato alla storia di monte Jato.

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

  • Firenze Archeofilm Festival - 2019

  • I Festival Internazionale del Cinema Archeologico, Modica (RG) - 2019

Premi e riconoscimenti:

  • Menzione speciale al Firenze Archeofilm Festival – 2019

  • Premio al I Festival Internazionale del Cinema Archeologico di Modica per “l’elevato valore didattico nel presentare la storia di Iato da città elimo-sicana a ultima roccaforte musulmana in Sicilia”

Informazioni regista:

Donatella Taormina è un’insegnante presso la scuola media Riccobono di San Giuseppe Jato.

Informazioni casa di produzione: https://www.icsangiuseppejato.edu.it/

Altro (articoli dedicati al film, curiosità, approfondimenti): http://www.ftnews.it/articolo.asp?cod=1906

https://www.vallejatonews.it/cera-una-volta-iato-premiato-al-festival-del-cinema-archeologico-di-modica/

https://www.monrealenews.it/scuola/istruzione/23168-un-cortometraggio-per-raccontare-la-storia-del-territorio-ottimi-risultati-per-%E2%80%9Cc%E2%80%99era-una-volta-iato%E2%80%9D.html

Scheda a cura di: Fabio Fancello


Sicilia Grand Tour 2.0

Sicilia Grand Tour 2.0

La sera di giovedì 17 ottobre alla "Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea" verrà dedicata alla proiezione di Sicilia Grand Tour 2.0, docufilm prodotto da Fine Art Produzioni, per la regia di Giorgio Italia: un viaggio nella Sicilia di oggi sulle orme dell'eclettico Jean Houel, uno dei più interessanti viaggiatori del XVIII secolo, alla scoperta dei suoi monumenti, dei suoi miti, della sua gente.

 

Sicilia Grand Tour 2.0

Sicilia Grand Tour 2.0Nazione: Italia

Regia: Giorgio Italia

Consulenza scientifica: Alessandra Cilio

Durata: 90’

Anno: 2019

Produzione: Fine Art Produzioni srl

Sinossi:

Giorgio, giovane studente universitario, trova in biblioteca dei vecchi volumi: sono pieni di carte, schizzi e disegni. Sono pieni di storie. Il ragazzo è talmente affascinato dal racconto che Jean Houel, architetto francese del XVIII secolo, riesce a tessere della Siciia, che decide di esplorare quest'isola, facendo del “Voyage pittoresque des isles de Sicilie, de Malte et de Lipari” la sua guida. Scoprirà così che le parole di Houel, che definiva la Sicilia “il luogo più curioso dell'universo” sono ancora oggi veritiere. A rendere l'esperienza unica e contemporanea, l'incontro con la gente del luogo, che offre al ragazzo la possibilità di osservare posti e fenomeni da angolature differenti, cogliendone tutte le sfaccettature.

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

  • XXX Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto (TN)

Premi e riconoscimenti: Menzione “Cinema A.Mo.Re”, alla XXX Rassegna Internazionale del Cinema Archeologico di Rovereto.

Informazioni consulente scientifico/autore: Alessandra Cilio è un'archeologa siciliana specializzata nella comunicazione dell'Antico attraverso il medium cinematografico. Ha firmato la sceneggiatura di documentari prodotti da Fine Art Produzioni come “La casa dei dirigibili. L'hangar di Augusta tra passato e presente”, “Tà gynaikèia. Cose di donne” e “Storie dalla sabbia. La Libia di Antonino Di Vita”. Ha collaborato per diversi anni con il Dipartimento di Archeologia dell'Università degli studi di Catania, all'interno di progetti internazionali ed interdisciplinari, legati prevalentemente al rapporto tra Antico e Contemporaneo.

Informazioni casa di produzione: www.fineartproduzioni.it

Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=nIT87ZWY68U

Altro (articoli dedicati al film, curiosità, approfondimenti):

https://archeologiavocidalpassato.com/2019/10/05/alla-xxx-rassegna-internazionale-del-cinema-archeologico-di-rovereto-il-film-sicilia-grand-tour-2-0-viaggio-al-ritmo-dei-viaggiatori-del-settecento-alla-scoperta-della-sicilia/

www.siciliagrandtour.net

Scheda a cura di: Fabio Fancello


rencontre Néandertal

À la rencontre de Néandertal

La IX edizione della "Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea" aprirà con "À la rencontre de Néandertal", documentario prodotto da Fred Hilgemann Films per la regia di Rob Hope e Pascal Cuissot.
La proiezione, in anteprima nazionale, avrà luogo giovedì 17 ottobre alle 17.30 presso l'ex chiesa di S. Benedetto e S. Chiara, che da nove anni rappresenta il baricentro culturale del Comune di Licodia Eubea, grazie all'intervento di recupero dell'Archeoclub Licodia Eubea.

À la recontre de Néandertal

Incontrando i Neanderthal

rencontre Néandertal

Nazione: Francia

Regia: Rob Hope e Pascal Cuissot

Consulenza scientifica: Jean-Luc Locht, Ludovic Slimak

Durata: 52’

Anno: 2019

Produzione: Fred Hilgemann Films in coproduzione con Arte France, France Télévisions & Inrap

Sinossi:

I registi Rob Hope e Pascal Cuissot, specialisti della preistoria, ci portando indietro nel tempo, sulle tracce delle misteriose popolazioni nomadi dei Neanderthal, che vissero nell’Europa nord-occidentale per 300.000 anni, aggirandosi in Francia, Belgio, Paesi Bassi, Germania e Inghilterra meridionale.

Grazie ai ritrovamenti archeologici ed antropologici delle loro tracce, è possibile oggi comprendere la profonda connessione con l’ambiente del primo popolo europeo.

Partecipazioni ad altri film festival e/o proiezioni pubbliche:

  • Festival du film d'archéologie - Amiens - Gaumont, settembre 2019

Informazioni regista:

Rob Hope, originario dell’area di confine tra Scozia e Inghilterra, vive oggi in Francia, dove lavora come regista di film documentari, specializzati in scienze naturali e archeologia (soprattutto preistoria). Ha già realizzato una dozzina di documentari di 52 minuti e anche dei cortometraggi documentari. Alcune delle sue opere hanno ricevuto premi con menzioni speciali all’interno di alcuni festival. Scrive anche articoli per riviste anglosassoni sugli stessi temi.

Informazioni casa di produzione: http://fredhilgemann.frr/ - https://www.inrap.fr

Scheda a cura di: Fabio Fancello

 

La IX edizione della "Rassegna del Documentario e della Comunicazione Archeologica di Licodia Eubea" aprirà con "À la rencontre de Néandertal"